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	<title>Labouratorio &#187; società</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Sociopatie] Le ronde? Una tribù che balla!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 13:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giacomo Scarpelli Primitivi, rozzi, trogloditi, incivili. Tutti termini che vengono affibbiati di frequente alle Ronde, alla Lega Nord e alle sue varie sparate. Appellativi non certo ingrati o avari. Anzi mai così azzeccati per dedurre una categoria euristica capace di interpretare il “rondismo” dei nostri tempi. La tribù appunto. Sul fenomeno innanzitutto c’è da chiedersi… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/10/13/sociopatie-le-ronde-una-tribu-che-balla/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Scarpelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2034" title="tribaldance" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/10/tribaldance.png" alt="tribaldance" width="452" height="204" /></p>
<p>Primitivi, rozzi, trogloditi, incivili. Tutti termini che vengono affibbiati di frequente alle Ronde, alla Lega Nord e alle sue varie sparate. Appellativi non certo ingrati o avari. Anzi mai così azzeccati per dedurre una categoria euristica capace di interpretare il “rondismo” dei nostri tempi. La tribù appunto.<br />
Sul fenomeno innanzitutto c’è da chiedersi come si spiega una domanda e una partecipazione popolare così sentita, specialmente in determinate zone del paese. Non c’è dubbio che la questione affondi le radici nelle trasformazioni della struttura economica e sociale. Ma vale la pena, in questa occasione, occuparci di ciò che viene a galla dalle profondità, dedicare infatti queste poche righe al <strong>neotribalismo delle ronde</strong>.<br />
<span id="more-2033"></span></p>
<p>Subito mi viene in mente la nozione come la espone Michel Maffesoli nei suoi cours alla Sorbona.<br />
Per tribù moderne, infatti si deve intendere un ordine di fusione che si contrappone all’ordine politico. Un’associazione tra individui che non trova nella razionalità moderna il suo spirito fondante ma al contrario si affida al sentimento, all’emozione, alla dimensione sensibile per organizzarsi.</p>
<p>Messa così sembrerebbero la riedizione delle comunità premoderne, della tradizione, della superstizione, delle credenze ecc&#8230;. Al contrario sono creazioni sociali dell’epoca moderna, poiché gli stessi componenti hanno ruoli sociali nella società in cui vivono. Biografie individualiste che costituiscono l’ambiente comunitario attraverso rapporti tattili, privi di un’appartenenza comune e discontinui, relazioni tra stranieri metropolitani che si raggruppano per un interesse immediato e non per realizzare una visione condivisa del bene comune.</p>
<p>Cosa sono le ronde se non uno spazio, uno fra i tanti, dove i singoli possono transitare rappresentando e reclamando le proprie esigenze e i propri bisogni? Un terreno, come loro stessi affermano, che supplisce alla mancanza di sicurezza dello stato e per questo ascrivibile ad un ordine altro da quello politico. Uno dei tanti punti di approdo su cui stanziare per breve tempo, una notte, per poi ripartire verso altre terre. Un nodo di accesso dove poter sviluppare una socialità in cui la persona recita un ruolo improvvisando su un canovaccio improntato sul rancore e l’egoismo individualistico, che esprime sia la solitudine dell’uomo contemporaneo sia la difesa della villetta coi nani da giardino.</p>
<p>Senza dubbio rappresentano un bisogno di comunità represso dalla modernità. Un pessimo bisogno che a ragione provoca riprovazione. Una modalità di interazione che cede tutto alla dimensione dell’irrazionale, dell’antimoderno per finire in un’agire sociale pericoloso e violento.</p>
<p>Allora, noi, variegato mondo del centrosinistra, della sinistra o del centro-sinistra, non dovremmo esimerci dal confrontarsi con tutte le nuove modalità di aggregazione che appaiono anche nella nostra società. Interrogarsi è necessario per elaborare una prospettiva che non si limiti alla condanna di tali manifestazioni, ma le affronti di petto; perché se la maggior parte delle volte l’associazione avviene in maniera ludica, altre volte può dar luogo a fenomeni violenti come le ronde e simili. D’altronde le tribù sono anche questo.<br />
<strong><br />
<em>Giacomo Scarpelli da Firenze, laureato in Scienze politiche, impenitente cosmopolita e antitaliano, da prima che glielo dicesse Berlusconi.</em></strong></p>
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		<title>Alitalia &#8211; Il vecchio e &#8230; l&#8217;antico</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 22:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peppo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho fatto un tratto di autostrada anche oggi. La stessa che faccio quasi tutti i giorni. La mitica A1 che una volta, prima dell&#8217;era monnezza, si chiamava romanticamente Autostrada del Sole. Non mi era mai capitato, finora, di imbattermi in un carro-attrezzi in panne. Era fermo nella corsia di emergenza e considerato il fumo che usciva… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/04/07/alitalia-il-vecchio-e-lantico/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-431" href="http://www.labouratorio.it/2008/04/07/alitalia-il-vecchio-e-lantico/snoopyalitalia/"><img class="alignnone size-full wp-image-431" style="border: 0;" title="Snoopy l\'Alitalia e il Barone Rosso" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/04/snoopyalitalia.gif" alt="" width="392" height="347" /></a></p>
<p>Ho fatto un tratto di autostrada anche oggi. La stessa che faccio quasi tutti i giorni. La mitica A1 che una volta, prima dell&#8217;era monnezza, si chiamava romanticamente Autostrada del Sole.</p>
<p>Non mi era mai capitato, finora, di imbattermi in un carro-attrezzi in panne. Era fermo nella corsia di emergenza e considerato il fumo che usciva dal motore ho dato poche speranze all&#8217;auto che, un paio di kilometri più avanti, era ferma anch&#8217;essa con i passeggeri in impaziente attesa di essere soccorsi.</p>
<p>La cosa, ma guarda un po, mi ha fatto venire in mente l&#8217;Alitalia. Una azienda scassata in impaziente attesa di essere soccorsa da governi e sindacati ancora più scassati che, lungi dal risolvere i problemi degli altri, non riescono nemmeno a risolvere i propri.</p>
<p><span id="more-430"></span>La vicenda Alitalia è ormai il simbolo di un&#8217;Italia insostenibilmente vecchia. Un paese con le istituzioni in panne, col motore fuso.</p>
<p>Il concetto di &#8216;vecchio&#8217; non va confuso con quello di &#8216;antico&#8217;. Una distinzione che mi è ben presente per personali ebanistiche passioni e che spero possa essere avvalorata dal lettore che ha fatto studi classici.</p>
<p>Una mobile vecchio è una cosa logora, consumata, che per sopravvenuti difetti o inadeguatezze è meglio dismettere. Una cosa, insomma, che non vale niente e per la quale non conviene, in genere, spendere quattrini per metterla a nuovo.</p>
<p>Discorso diverso per un mobile antico: non gli si chiede, in genere, di prestar servizio; gli si chiede di mostrarsi, di fare testimonianza di se e della storia che rappresenta, epoca storica in generale oppure un pezzo di vita di passate generazioni.</p>
<p>Quella di Alitalia è la storia del tentativo di far sopravvivere il &#8220;vecchio&#8221;; ci si ostina a non vedere i difetti, a sopportare inadeguatezze, a spendere soldi quando non ne vale la pena.</p>
<p>Il vecchio è la prassi clientelare che vedeva nel &#8220;parastato&#8221; il luogo dove &#8216;sistemare&#8217; gli amici e gli amici degli amici.</p>
<p>Il vecchio è la prassi clientelare che ha permesso a una classe di manager pubblici di essere pagati molto più di quelli privati senza essere obbligati, come questi ultimi, a rendere conto dei propri risultati.</p>
<p>Il vecchio è la prassi sindacale che mette la sopravvivenza del sindacato prima degli interessi dei lavoratori; che si ostina a difendere il &#8220;posto&#8221; di lavoro e non i lavoratori; che ancora non ha capito che, a differenza di ieri, le imprese possono anche morire perché i confini nazionali non proteggono più le corporazioni e i parassitismi.</p>
<p>Il vecchio è la prassi politica di chi mente sapendo di mentire, di chi recita un ruolo nel dramma senza preoccuparsi di come andrà a finire.</p>
<p>Il vecchio è la prassi politica dei liberali per sfuggire ai propri doveri e statalisti per difendere i propri interessi.</p>
<p>Il vecchio è la prassi culturale di rincorrere l&#8217;italianità proprio nell&#8217;azienda che guadagna di più se riesce a stare fuori dall&#8217;Italia.</p>
<p>Il vecchio è la prassi antieconomica di negare l&#8217;evidenza costringendo a restare sola un&#8217;azienda che soffre di solitudine.</p>
<p>Il vecchio è la prassi culturale di votare per fede e non per ragione accettando lune troppe volte invano promesse.</p>
<p>L&#8217;antico è invece quel condensato di logica e buon senso di cui sono da secoli impastati uomini e donne che ancora riescono a tirare avanti per se e la propria famiglia. Uomini e donne che non comprano ciò che nessuno vuole, che non portano a casa aggeggi complicati che non sanno gestire, che non vanno dal bottegaio troppo caro, che mai pagherebbero 180 piloti per una flotta di 5 aerei cargo.</p>
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		<title>Welcome in the Virtual Society Era</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 23:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dicono e scrivono i più autorevoli intellettuali di questo paese sulle colonne del più autorevole giornale italiano che il progetto del partito democratico è destinato ad un sonoro fallimento. Pur trovandola un’analisi assolutamente corretta, sono rimasto invero assai incuriosito dalle motivazioni di uno di loro: scrive Galli della Loggia sulle colonne del Corriere della Sera che… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/01/14/welcome-in-the-virtual-society-era/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mediazone.info/site/_images/attualita/rvinconscio.jpg" align="right" border="0" height="324" hspace="10" vspace="10" width="225" />Dicono e scrivono i più autorevoli intellettuali di questo paese sulle colonne del più autorevole giornale italiano che il progetto del partito democratico è destinato ad un sonoro fallimento. Pur trovandola un’analisi assolutamente corretta, sono rimasto invero assai incuriosito dalle motivazioni di uno di loro: scrive Galli della Loggia sulle colonne del Corriere della Sera che l’incontro tra post-comunisti e cattolici è destinato a fallire sostanzialmente perché ”la «modernità» è divenuta, insieme alla sua sorella la «laicità», assai più della «giustizia» o della «solidarietà» il vero e massimo connotato ideologico dello schieramento progressista”. E perché la “posizione cattolica ha preso a identificarsi con una critica sempre più approfondita e combattiva verso la medesima «modernità»”.</p>
<p>In realtà credo che Galli della Loggia abbia sostanzialmente ragione, la mia curiosità nasce però dal fatto che sia dato per scontato che le critiche alla modernità possano venire solo dai cattolici; ecco perché, facendo seguito a un articolo sulle coppie omosessuali pubblicato a dicembre su questo magazine (e riprendendo un filone iniziato già nel primo numero (cfr “sulla modernità” Baroncelli), ho deciso di  portare avanti la mia critica di sinistra alla modernità.</p>
<p><span id="more-144"></span>Il mio attacco lo voglio portare contro quello che secondo me è uno dei capisaldi della modernità: la “società virtuale”. Siccome la definizione è mia mi tocca spiegarla: per metterla semplice, trascorriamo sempre meno tempo ad interagire con altri esseri umani e sempre più tempo ad interagire con le macchine.</p>
<p>Televisione, computer, cellulare è la triade della socialità virtuale moderna, Talk Show di bassa lega per indagare le forme dei rapporti sociali, Messenger e Sms per intrattenerli. E se la compagna televisione ci ha introdotti alla solitudine in compagnia, il compagno lettore mp3 ci garantisce la compagnia in solitudine.</p>
<p>I più ganzi sono in grado di soddisfare più o meno qualunque bisogno tramite internet, senza alzarsi dal pc: l’informazione e la conoscenza sono garantite da Wikipedia, gli interessi personali si possono condividere virtualmente sui vari forum tematici, i servizi online sono realtà ormai perfino in Italia.</p>
<p>La tendenza alla virtualità è palese e verificabile concretamente nell’esistenza di ciascuno di noi, restano da capire le cause di questo fenomeno e la sua possibile deriva.</p>
<p>Nel mondo libero i prodotti tecnologici vanno naturalmente a coprire bisogni e necessità dei cittadini, così il telefono cellulare risponde al bisogno di comunicare facilmente, l’automobile al piacere della libertà di movimento ed il forno a microonde alla comodità di cucinare in fretta. Ho citato questi tre totem della modernità come esempi positivi: lo sviluppo tecnologico ci libera da necessità e bisogni, ci semplifica la vita alleviando anche le più banali insofferenze di tutti i giorni. Anche per la virtualizzazione della società il motore primo è la libera realizzazione di bisogni potenti: il dato essenziale è che l’interazione con una macchina è per sua natura più facile che quella con un altro essere umano; la macchina è “user-friendly”, un rapporto umano è quanto di più meravigliosamente complicato possa esistere.</p>
<p>Il problema, e così arrivo a tratteggiare il mio bel futuro catastrofico, è che essendo l’uomo un animale sociale, farlo vivere in una società virtuale significa fondamentalmente cambiare un tratto essenziale della sua natura, è letteralmente una cosa disumana.</p>
<p>La possibile deriva è dunque quella di una crescente incapacità relazionale, di una società di Nerd rinchiusi nei loro santuari di tecnologia.</p>
<p>Va aggiunto un dato rilevantissimo: la società virtuale demonizza tutto ciò che virtuale non è! La fisicità delle cose è connotata vieppiù negativamente a partire dalle forme e dallo stile (tutto deve essere piccolo, leggero, morbido, delicato, perfino le macchine e i grattacieli),  il contatto fisico col mondo delle cose è intrinsecamente malvisto (l’ossessione della pulizia e dell’igiene), quello col mondo degli uomini diventa sempre più problematico (la freddezza sempre più diffusa), perfino le forme più deteriori di fisicità, la morte e la violenza, sembrano subire una rimozione culturale e sociale che non esito a definire paranoica.</p>
<p>Il grandissimo scrittore di fantascienza Isaac Asimov, politicamente progressista e di formazione scientifica, ha tratteggiato nel suo “Il sole nudo” (1957) una società estremamente virtuale che costituisce a mio avviso una profezia sinistra. Su un piccolo pianeta chiamato Solaria, coloni terrestri costituiscono l’embrione di una società “perfetta”: pochi milioni di esseri umani si spartiscono un territorio vastissimo in cui poter vivere crogiolati nelle comodità, serviti e riveriti dagli onnipresenti robot (tema dominante della letteratura Asimoviana e splendida rappresentazione del crescente ruolo che le macchine esercitano nella nostra vita). I rapporti umani sono garantiti da teleconferenze 3d e tanto basta, il mondo è completamente asettico ed ogni cosa è pulita e in ordine, il corpo stesso di questi uomini “spaziali” ha subito trasformazioni evidenti (sono più alti, magri e delicati). La sessualità è vista con sospetto e malcelata insofferenza: un dovere da ottemperare unicamente per la perpetuazione della specie; e qui si vede come appena mezzo secolo fa, il grandissimo scrittore americano non potesse prevedere gli sviluppi della tecnologia genetica che permetterà in un futuro non tanto lontano di svincolare definitivamente la riproduzione dalla sessualità.</p>
<p>E dunque se questi sono i possibili esiti, non posso non schierarmi un po’ ideologicamente contro la società virtuale e le sue varie manifestazioni, non posso non schierarmi con tutte le occasioni di partecipazione, contatto, contaminazione, condivisione. Dalla parte dei concerti rock e non di Mtv, delle manifestazioni politiche e non delle campagne mediatiche, delle partite viste allo stadio e non in pay-tv, delle partite a calcetto e non al computer,  dei comizi in piazza e non a porta a porta,  e siccome sono un estremista, perfino dalla parte dei Figth Club del film omonimo che buttano a mare con leggerezza il luogo comune un po’ stantio che la violenza vada estirpata dalla società.</p>
<p>Il mio appello accorato è dunque perché non si lasci alla cultura cattolica il compito di criticare questo come altri aspetti del mondo moderno, perché in nome degli ideali di giustizia e solidarietà la sinistra e il socialismo hanno ancora tanto da dire dopo aver detto tanto, in termini di critica alla modernità.</p>
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