[Sociopatie] Le ronde? Una tribù che balla!
| martedì 13 ottobre 2009 | Scritto da Redazione - 170 letture |
di Giacomo Scarpelli

Primitivi, rozzi, trogloditi, incivili. Tutti termini che vengono affibbiati di frequente alle Ronde, alla Lega Nord e alle sue varie sparate. Appellativi non certo ingrati o avari. Anzi mai così azzeccati per dedurre una categoria euristica capace di interpretare il “rondismo” dei nostri tempi. La tribù appunto.
Sul fenomeno innanzitutto c’è da chiedersi come si spiega una domanda e una partecipazione popolare così sentita, specialmente in determinate zone del paese. Non c’è dubbio che la questione affondi le radici nelle trasformazioni della struttura economica e sociale. Ma vale la pena, in questa occasione, occuparci di ciò che viene a galla dalle profondità, dedicare infatti queste poche righe al neotribalismo delle ronde.
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Dicono e scrivono i più autorevoli intellettuali di questo paese sulle colonne del più autorevole giornale italiano che il progetto del partito democratico è destinato ad un sonoro fallimento. Pur trovandola un’analisi assolutamente corretta, sono rimasto invero assai incuriosito dalle motivazioni di uno di loro: scrive Galli della Loggia sulle colonne del Corriere della Sera che l’incontro tra post-comunisti e cattolici è destinato a fallire sostanzialmente perché ”la «modernità» è divenuta, insieme alla sua sorella la «laicità», assai più della «giustizia» o della «solidarietà» il vero e massimo connotato ideologico dello schieramento progressista”. E perché la “posizione cattolica ha preso a identificarsi con una critica sempre più approfondita e combattiva verso la medesima «modernità»”.

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