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	<title>Labouratorio &#187; social network</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jan 2012 12:41:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>[Labouranetwork] Start-up in Italy: il punto con Emil Abirascid</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 11:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Baruffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione...]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Francesco Baruffi è il creatore e animatore di Social Buzz Life, un blog sui social network, &#8220;sull’innovazione e sui temi legati allo start-up d’impresa hi-tech e alla finanza alternativa&#8221;. Consulente e advisor finanziario, Francesco ha accettato di collaborare con Labouratorio: tenete d&#8217;occhio la sua rubrica, ci regalerà articoli imperdibili! Alcuni giorni fa mentre con il team di Democenter-Sipe decidevamo… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/04/14/labouranetwork-start-up-in-italy-il-punto-con-emil-abirascid/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Baruffi è il creatore e animatore di <a href="http://socialbuzzlife.wordpress.com">Social Buzz Life</a>, un blog sui social network, &#8220;sull’innovazione e sui temi legati allo start-up d’impresa hi-tech e alla finanza alternativa&#8221;. Consulente e advisor finanziario, Francesco ha accettato di collaborare con Labouratorio: tenete d&#8217;occhio la sua rubrica, ci regalerà articoli imperdibili!</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/cropped-ruota1.jpg"></a><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/cropped-ruota11.jpg"></a><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/cropped-ruota12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4167" title="cropped-ruota1" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/cropped-ruota12.jpg" alt="" width="693" height="126" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni giorni fa mentre con il team di <a href="http://www.democentersipe.it/">Democenter-Sipe</a> decidevamo i contenuti del nuovo sito di <a href="http://innovaday.wordpress.com/">Innova Day</a> ci scambiavamo alcune battute sul numero di eventi e di iniziative dedicati alle start-up che ci sono oggi in giro per l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ da circa due anni e mezzo che mi occupo di creazione d’impresa hi-tech e la sensazione che ho avuto negli ultimi mesi è che il settore si stia evolvendo molto rapidamente. Tra una battuta e l’altra ho pensato che è venuto il momento di fare il punto della situazione. Contattate alcune delle persone che in Italia hanno più il polso della situazione sul mondo delle start-up e sull’ecosistema dell’innovazione e inviate loro alcune domande per capire meglio che cosa sta accadendo: questo è il resoconto.</p>
<p style="text-align: justify;">Così è nato il micro-progetto <strong><a href="http://socialbuzzlife.wordpress.com/?page_id=245&amp;preview=true">“Start-Up in Italy”</a>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prima persona che ho contattato è <a href="http://twitter.com/emilabirascid">Emil Abirascid</a>. Direttore della rivista<a href="http://www.lobbyinnovazione.it/">Innov’Azione</a>, giornalista che da anni si occupa di start-up e di innovazione pubblicando articoli su <a href="http://nova.ilsole24ore.com/">Nova del Sole 24 Ore</a>, <a href="http://www.wired.it/">Wired</a>, e che da pochi giorni ha lanciato la nuova versione della piattaforma <a href="http://it.startupbusiness.it/">Start-Up Business</a>. Emil si è dimostrato come sempre cortese e disponibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da pochi giorni è on-line la nuova piattaforma di <a href="http://it.startupbusiness.it/">Start-Up Business</a> uno dei più importanti social network per l’ecosistema dell’innovazione presenti in Italia. Da dove nasce l’idea?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’idea nasce nel 2005 quando feci la prima edizione di <a href="http://www.smau.it/milano10/mini_home/target/percorsi/">Percorsi dell’innovazione</a>, l’area delle startup in seno a <a href="http://www.smau.it/roma11/">Smau</a>. All’epoca in Italia l’ecosistema delle startup non esisteva ancora e l’intuito fu quello di puntare su un fenomeno che negli anni successivi sarebbe cresciuto con ritmi esponenziali. Affinché gli attori di tale fenomeno potessero avere un ‘luogo’ dove incontrarsi e poter condividere risorse, esperienze, opportunità, notizie, idee ho dato vita a Startupbusiness che è nato nel 2008 con il supporto della <a href="http://www.mi.camcom.it/">Camera di Commercio di Milano</a> e oggi è essa stessa una startup che offre anche servizi e collabora con una serie di altri attori che fanno cose per il mondo delle imprese innovative come per esempio <a href="http://www.startupinitiative.com/en/index.html">Intesa Sanpaolo Startup Initiative</a>. Lo scorso 1 marzo siamo andati online con la nuova piattaforma del tutto rinnovata nelle funzioni, nella grafica, nell’offerta. Per registrarsi è sufficiente andare su <a href="http://it.startupbusiness.it/">www.startupbusiness.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanti sono e chi sono i membri della community?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I membri di Startupbusiness sono oggi oltre 2100 e sono soprattutto startup, imprese, investitori in capitale di rischio come venture capital e business angel, sono istituzioni finanziarie, sono incubatori, parchi scientifici e tecnologici, università, studenti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa ne pensi dell’ecosistema dell’innovazione oggi in Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che stia vivendo un momento molto interessante perché dopo essere cresciuto esponenzialmente per circa 5-6 anni è oggi di fronte alle necessità di fare un salto di maturazione anche qualitativa. Siamo sulla strada giusta, deve forse passare ancora un po’ di tempo perché alcuni elementi si assestino, per esempio c’è una sorta di corsa a organizzare cose per le startup ma solo una parte di questa offerta è efficace e non mossa da esigenze di marketing, e serve anche che si pensi alle startup innovative considerando tutti i filoni tecnologici, in molti oggi pensano alle startup solo come a quelle che fanno progetti sul web, che va benissimo perché rappresentano una parte importantissima dell’ecosistema, ma se andiamo a vedere quali startup italiane nate negli ultimi anni hanno oggi successo si rileva che esse operano in diversi settori: energie, nuovi materiali, ict, biotech.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se tu dovessi tracciare un profilo del business angel italiano come lo descriveresti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Così come tutti gli attori dell’ecosistema anche i business angel stanno maturando. Oggi in Italia ci sono gruppi di investitori, penso per esempio a <a href="http://www.italianangels.net/">Italian Angels for Growth</a>, che sono in grado di mettere insieme risorse finanziarie e competenze di altissimo livello come mai è avvenuto in passato, sotto certi punti di vista questo modello è anche più efficace di quello del venture capital tradizionale. Credo che, soprattutto in Italia, i business angel, o anche i cosiddetti <a href="http://www.fastcompany.com/magazine/152/rise-of-the-super-angels.html">‘superangel’</a>, stiano giocando e continueranno a giocare un ruolo importantissimo, e credo anche che possano dare un importante contributo anche alla diffusione della cultura dell’imprenditoria innovativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo periodo si sente molto parlare di Silicon Valley. Molti italiani in passato si sono trasferiti li. Oggi il fenomeno si è intensificato: molti start-upper – chi per lunghi periodi, chi per alcuni mesi – vanno in Silicon Valley per sviluppare i loro progetti d’impresa o per lanciarli sul mercato. <a href="http://mindthebridge.blogspot.com/">Mind the Bridge</a> è un evento che ha come obiettivo quello di portare li start-upper per svolgere training intensivi. <a href="http://www.bestprogram.it/">Fullbright Best</a> è un programma di borse di studio che porta in USA e in particolare in Silicon valley italiani con una idea d’impresa in testa con l’obiettivo di fare maturare il progetto per poi fare nascere una start-up in Italia. Qual’è la ragione di una così grande attenzione? Perché la Silicon Valley e non ad esempio Bangalore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Silicon Valley va benissimo ma non è replicabile, non solo in Italia ma in qualsiasi altra parte del mondo, anche all’interno degli Usa non ci sono altri posti così. È importante andare a fare un giro in Silicon Valley per chi vuole fare startup, ma è anche importante comprendere quali sono gli aspetti che possono essere più importanti come per esempio il networking o la cultura dell’innovazione che vede la nuova generazione di imprenditori essere innovativa non solo nelle cose che propone e che sviluppa ma anche nell’approccio: un rapporto di apertura verso i soci di capitale, una considerazione costruttiva del fallimento, una visione efficace della concorrenza e dell’internazionalizzazione. Quindi tutto il contrario dell’approccio che hanno gli imprenditori più tradizionali che vedono nei soci di capitale potenziali predatori dell’azienda, che credono che il fallimento sia macchia indelebile, che affrontano la concorrenza con il piglio dell’individualismo imprenditoriale e che pensano all’internazionalizzazione solo quando si accorgono che il mercato locale è saturo. Questo nuovo approccio al mercato e alle sue regole,che in Silicon Valley è naturale, deve diventare parte della cultura imprenditoriale anche da noi, e sta già avvenendo.<br />
Tu citi Bangalore, ma si possono citare altri posti, il fatto che il modello della Silion Valley sia difficilmente replicabile non significa che anche in altri luoghi del mondo non si possano creare condizioni di fertilità per la nascita di startup innovative, bisogna farlo tenendo presente specifiche caratteristiche e non emulando modelli che difficilmente attecchirebbero. Ma si può fare, anche in Italia basterebbero alcuni accorgimenti per dare slancio: per esempio defiscalizzare il costo del lavoro per le startup innovative per, diciamo, i primi tre anni, in tal modo si favorirebbe la creazione dei posti di lavoro di alto livello creando così anche in terreno fertile per attrarre cervelli stranieri o per favorire il rientro degli italiani all’estero, si favorirebbe la crescita dimensionale delle startup che devono essere viste come multinazionali che muovono i primi passi e si creerebbero posti di lavoro che trascorsi i primi tre anni diventerebbero fonte di entrare per l’erario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che idea ti sei fatto andando in Silicon Valley?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che è un luogo dove si può imparare molto, dove bisogna andare per mettersi alla prova spingendo il limite più avanti possibile, ottima palestra per chi vuole fare il mestiere dello start upper.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo Te che cosa è possibile esportare in Italia di quel modello?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come ho detto prima, la cultura dell’imprenditoria innovativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche in Italia soprattutto negli ultimi anni sono nati progetti di valorizzazione di idee e di creazione d’impresa interessanti. Quali sono secondo Te oggi le best practices nel Nostro Paese?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Senza mettermi qui a fare l’elenco dei buoni e dei meno buoni va detto che le startup devono imparare a selezionare gli eventi ai quali partecipare. In linea di massima conviene verificare il settore al quale i singoli eventi si rivolgono, verificare se in palio ci sono premi o se, preferibilmente, ci sono occasioni di incontro con la comunità dei finanziatori anche di tipo industriale. Per individuare gli eventi e le occasioni Startupbusiness è un buon punto di partenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Circa un anno fa hai lanciato un progetto in collaborazione con la rivista <a href="http://www.wired.it/">WIRED</a> – <a href="http://italianvalley.wired.it/">Italian Valley</a>- sulla quale tieni anche una rubrica settimanale dedicata alle start-up. Dove nasce l’idea e quali risultati ha avuto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’idea nasce proprio per dare una vetrina in più alle startup innovative italiane, in fondo il mio Dna è quello di giornalista e come tale dirigo la rivista Innov’azione il cui editore è il <a href="http://www.polotecnologico.it/">Polo tecnologico di Navacchio</a> dove ha anche sede l’<a href="http://www.apsti.it/">Associazione Italiana dei Parchi Scientifici e Tecnologici</a>. Italian Valley è nata originariamente come rubrica sulla rivista, poi ha avuto la sua prima evoluzione online in concomitanza con il progetto <a href="http://www.innovazionepa.gov.it/lazione-del-ministro/eventi-e-progetti/shanghai-2010/italia-degli-innovatori-la-selezione.aspx">Italia degli Innovatori</a> voluta dall’<a href="http://www.aginnovazione.gov.it/">Agenzia per la Diffusione delle Tecnologie e per l’Innovazione</a> che ha portato oltre 200 imprese innovative italiane all’<a href="http://en.expo2010.cn/">Expo di Shanghai</a> nel 2010. I risultati di Italian Valley sono ottimi perché è ottimo il lavoro fatto da Wired in questi due anni, da quando appunto esiste la versione italiana dell’omonima rivista Usa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono gli obiettivi futuri del progetto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Italian Valley è sia la rubrica che curo sulla rivista sia una delle cinque sezioni del sito Wired.it dove ogni giorno sono pubblicate notizie sulle imprese innovative del Paese e dove vi sono anche blog curati da altri protagonisti di questo ecosistema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da due anni sei ospite dell’evento <a href="http://www.innovaday.it/">Innova Day</a>. L’evento promosso da<a href="http://www.democentersipe.it/">DemoCenter-Sipe</a> per favorire l’incontro tra start-up hi-tech, innovatori e potenziali partner e finanziatori. Che cosa ne pensi dell’ecosistema dell’innovazione modenese?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che l’ecosistema dell’innovazione non debba avere recinti: settoriali, geografici, anagrafici o di altra natura. Quindi sono convinto che in Italia le imprese innovative oggi possano nascere e crescere ovunque, vedi per esempio i casi di due delle più splendide gemme dell’innovazione made in Italy come sono <a href="http://www.eurotech.com/it/">Eurotech</a> e<a href="http://www.dallara.it/">Dallara</a> che hanno sede in luoghi lontanissimi dai grandi centri urbani. Ovunque significa soprattutto in territori dove riescono a esprimersi grandi potenzialità e sinergie e Modena è oggi uno di questi insieme a, per esempio, Pisa, Trento,<a href="http://www.area.trieste.it/opencms/opencms/area/it/">Trieste</a>. Il lavoro che <a href="http://www.democentersipe.it/">DemoCenter-Sipe</a> ha fatto e che continua a fare è importante perché ha scelto una strada nuova che va oltre quella dei compiti tradizionali di un centro per il trasferimento tecnologico e questa strada sta dando ottimi risultati, ciò è frutto del fatto che la strategia punta alla concretezza con poco spazio per le chiacchiere ed è apprezzata sia dagli investitori, finanziari e industriali, sia dagli start upper.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se dovessi dare un consiglio a una start-up hi-tech che decide di nascere a Modena e in Emilia Romagna che cosa gli diresti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che è importante fin dal primo giorno considerare il mercato globale, e questo vale che si nasca a <a href="http://www.comune.modena.it/">Modena</a> o in qualsiasi altro luogo. E poi di conoscere molto bene il tessuto industriale della zona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cambiando completamente area geografica. Oltre ad essere un giornalista molto seguito in Italia sei un osservatore attento dell’ecosistema dell’innovazione e delle economie dei Paesi del <a href="http://lobbyinnovazione.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=332%3Amedio-oriente-culla-emergente-per-le-start-up-innovative&amp;catid=15%3Anumero-005&amp;Itemid=31&amp;lang=it">Medio Oriente</a>. Quali pensi che saranno le conseguenze dei rivolgimenti in atto sui sistemi economici di quei Paesi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I Paesi del mondo arabo contano complessivamente circa 300 milioni di persone che parlano tutte la medesima lingua e oltre il 60% di loro ha meno di 25 anni. Questi numeri da soli mettono in luce le grandi differenze che ci sono, da un punto di vista sociale e anagrafico, con l’Europa. Personalmente credo che ciò che sta avvenendo nella sponda sud del Mediterraneo sia mosso dalle giovani generazioni che hanno bisogno di guardare avanti, di tenere in mano il futuro e ciò non sarebbe stato possibile con i regimi che erano al potere. Sono persuaso del fatto che proprio perché sono i giovani a muoversi non vi saranno derive integraliste e non vi saranno nemmeno migrazioni di massa perché chi vuole cambiare le cose ora lo può fare direttamente in quei Paesi, andare via ora sarebbe un errore, significherebbe perdere le nascenti opportunità. L’area è indubbiamente infiammata e i costi di questa transazione sono altissimi in termini umani e sociali, ma quando la tempesta sarà passata avremo una ‘nazione araba’ più forte, consapevole e, auspico, democratica. Il Medio Oriente e il nord Africa potrebbero diventare l’epicentro del futuro boom economico, i nuovi Paesi emergenti, e li abbiamo qui a poche miglia nautiche dalle nostre coste, una grande opportunità anche per l’Italia e per il suo meridione soprattutto, un treno che, se passerà come mi auguro, non ci potremmo permettere di perdere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I cambiamenti in atto pensi che avranno conseguenze in termini di innovazione anche sul Nostro Paese? Se si quali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Già oggi nei Paesi delle sponde sud ed est Mediterraneo c’è grande fermento anche dal punto di vista dell’innovazione, come ho detto la popolazione giovane è in maggioranza. In alcuni Paesi, come per esempio il Libano, tutti parlano almeno tre lingue, in molti sono tornati dopo esperienze in Usa o in Europa, grandi gruppi industriali stanno investendo. Recentissima è la nascita del <a href="http://www.lobbyinnovazione.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=818%3Apalestinian-technology-venture-fund-mevcf-launches-operations&amp;catid=1%3Ablog&amp;Itemid=15&amp;lang=it">primo fondo per investimenti</a> in società tecnologiche Palestinesi, fondo da quasi 30 milioni di dollari in cui hanno investito anche <a href="http://www.cisco.com/en/US/hmpgs/index.html">Cisco</a> e <a href="http://www.google.com/corporate/">Google</a> e che è gestito da un palestinese e da un israeliano. Se non è un segnale questo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Negli ultimi tempi si respira un clima abbastanza acceso in Italia tra finanziatori – in particolare fondi di investimento – da un lato e start-upper dall’altro. I primi accusano spesso i secondi di non essere sufficientemente preparati quando presentano i loro progetti di business, i secondi accusano i primi di non finanziare progetti o di fare richieste troppo pesanti. Che cosa ne pensi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che come sempre chi più parla meno fa. In Italia ci sono investimenti attivi di rilievo, ci sono gli investitori che investono e le start-up che promettono bene, ci sono perfino i primi casi di successo. Credo che sia una polemica del tutto superflua perché non vera. Certo non tutti trovano i soldi e non tutte le start-up sono promettenti, normale, ma ci sono anche quelle che promettono e che trovano i soldi, forse dipende solo da chi sono gli interlocutori. Ciò che bisognerebbe fare è eliminare i premi a fondo perduto e puntare invece sugli investimenti anche industriali, una grande azienda che in veste in una start-up perché le tecnologie di quella start-up l’aiutano a rinnovarsi servirebbe all’ecosistema cento volte di più che una manciata di premi perché dimostrerebbe come il processo di rinnovamento del tessuto industriale, economico e produttivo del Paese si è innescato e darebbe una visione in prospettiva molto più efficace. Inoltre scatenerebbe la corsa all’imitazione perché creerebbe valore industriale e non solo finanziario per l’impresa acquirente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un ultima domanda. Qual è secondo te una caratteristica che contraddistingue le start-up italiane rispetto alle altre e che può costituire un punto di forza sul quale puntare per avere successo – si tratta ovviamente di una generalizzazione e come tale sbagliata – ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si sente spesso dire che in Italia ci sono i talenti, c’è la creatività, c’è l’inventiva ed è verissimo, gli italiani per competenze e visione non hanno nulla da invidiare ad altri nel mondo. Ciò che però serve per tradurre innovazione in valore, quindi in imprese, in posti di lavoro, in nuove possibilità di sviluppo per l’economia, non è solo il talento e la creatività perché questi fattori devono essere accompagnati anche dalla capacità e dalla voglia di fare, di sudare, di sacrificarsi, di scommettere su se stessi, di rischiare al massimo. Torniamo alla cultura dell’innovazione che in molti anche in Italia dimostrano di avere e torniamo alla necessità di fare crescere l’ecosistema non solo in quantità ma anche in qualità e per quello che vedo io il processo è innescato, sono ottimista.</p>
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		<title>[Donne che parlano di Rivoluzioni] Alza il volume c&#8217;è la rivoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 05:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Prinze</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno stavo guardando alcuni accendini in una tabaccheria. Quelli decorati con i pupazzetti, o con la faccia del Che Guevara che guarda all&#8217;orizzonte, o con i segni zodiacali o ancora con le donnine nude anni 50. Quelli simpatici, che regali ai tuoi amici o al tuo fidanzato. Poi ne vedo altri. Accendini con le facce… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/02/16/donne-che-parlano-di-rivoluzioni-alza-il-volume-ce-la-rivoluzione/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro giorno stavo guardando alcuni accendini in una tabaccheria. Quelli decorati con i pupazzetti, o con la faccia del Che Guevara che guarda all&#8217;orizzonte, o con i segni zodiacali o ancora con le donnine nude anni 50. Quelli simpatici, che regali ai tuoi amici o al tuo fidanzato.<br />
Poi ne vedo altri. Accendini con le facce dei protagonisti di Romanzo criminale. Tutta la banda al completo. Tutti belli, fighissimi, come li abbiamo visti nella serie Tv e nel film. Ci manca solo Vallanzasca, ma tra un po’ arriva pure lui, c&#8217;è già uno scaffale libero.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/revolutionpri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3406" title="revolutionpri" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/revolutionpri.jpg" alt="" width="126" height="130" /></a></p>
<p>Allora, per una ragione che non saprei dire, collego tutto ciò all&#8217;Egitto. Che c&#8217;entrano gli accendini della banda della Magliana con le proteste in Egitto di questi giorni, per cui tutti si stanno infervorando?</p>
<p>C&#8217;entra. A parte riflessioni scontate (ma che in Italia tanto scontate non sembrano essere) sul cattivo gusto di proporre, non dico già le serie televisive e i film, ma il merchandising dedicato a mafiosi assassini, protagonisti di una delle fasi più buie della storia del nostro Paese, elevandoli ad icone pop e ad idoli degli under 20 di tutto il Paese.</p>
<p>Il fatto è che ci infervoriamo per la banda della Magliana e per le proteste in Egitto, per le manifestazioni in Myanmar e per la rivolta di Rosarno allo stesso identico modo, da spettatori. Ci mancano solo i pop corn. A me sinceramente fa sorridere questo supporting che vedo da giorni su internet e facebook. Io vorrei sapere quante persone si filavano la situazione in Egitto fino all&#8217;altro ieri. Ovviamente quando un popolo reclama con così forte convinzione il proprio diritto ad esprimere il suo dissenso non possiamo che esserne felici e dare il nostro supporto morale. D&#8217;altra parte la nostra civiltà si basa sul concetto di libertà d&#8217;espressione, individuale e collettiva. Ma quello che mi domando è: perchè andiamo a guardare l&#8217;Egitto? Perchè non guardiamo quello che succede qui, da noi. Forse perchè ci rendiamo conto che qui non possiamo essere spettatori, non possiamo sederci, mangiare i pop corn e vedere come va a finire. Qui siamo noi gli attori. Siamo attori che però hanno paura di entrare in scena, di dare vita alla nostra storia. Siamo talmente abituati a macinare reality e serials, alle condivisioni e ai “likes” facebookiani come massima forma di “impegno” partecipativo ad una causa, che ormai una ipotetica rivoluzione la riusciamo a concepire solo a livello mediatico. Lo stesso vale anche per chi vi partecipa “fisicamente”. Il Dicembre scorso hanno dato fuoco a un paio di cassonnetti e qualche camionetta, robetta paragonata a quello che viene fatto altrove nel mondo, ma quanto basta a fomentare il rivoluzionario quindicenne medio. Anche quel breve impatto &#8220;fisico&#8221;, strascico delle sessantottinate di altri tempi, non è stato altro che impasto mediatico; scene fotografate, rifotografate, filmate, rifilmate da tutte le angolazioni, commentate e ricommentate; tutti gli slogan, le immagini, i filmati e i volti delle persone passati nello stesso enorme tritacarne dell&#8217;informazione con cui poi ci siamo ingozzati fino alla nausea. Senza che nulla cambiasse. Ma la lotta non si ferma, per la gioia di giornalisti, conduttori di talk-show, studenti affetti da narcisismo politico e rivoluzionari da social network.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/galline.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3407" title="galline" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/galline.jpg" alt="" width="361" height="257" /></a></p>
<p>Guardare che a poche ore da noi, dall&#8217;altra parte della costa, c&#8217;è una rivoluzione contro un dittatore (l&#8217;ultimo di una lunga serie, per chi conosce un po’ la storia del medio oriente, non è che stia accadendo nulla di particolarmente nuovo), una rivoluzione che in un modo o nell’altro sta dando i suoi frutti, ci fa sentire un po’ nel vivo dell&#8217;azione, un po’ come mettersi gli occhialini 3D e dire: &#8220;Uao! c&#8217;è la rivoluzione! Mi sembra di essere lì anch&#8217;io!&#8221;</p>
<p>Ma non siamo lì, siamo qui e le cose non le stiamo cambiando neanche un pò. Non parlo solo della politica, parlo delle persone. Vedo persone sempre più arrabbiate, sempre più oltranziste, sempre più sul chi vive, sempre più sul me ne vado e al diavolo tutti. Cosa aspettiamo? L&#8217;eroe finale? Quello che arriva al momento clou e con una battuta figa sconfigge il cattivo? Lo so che è una conclusione stantìa, ma bisogna cambiare. Cambiare modelli, punti di riferimento. Mi rendo conto che da un paese che iconizza la banda della Magliana e Vallanzasca la cosa potrebbe risultare difficile.</p>
<p>Ma forse si tratta solo di spegnere la tv, alzarsi dal divano e riappropriarsi della propria realtà, con responsabilità personale, non di un ipotetico &#8220;regista&#8221; (buono o cattivo che sia).<br />
Perchè i titoli di coda, alla fine, ce li mettiamo noi.</p>
<p><strong>Prinze. Donna, romana, classe 1985. Reclutata dalla redazione di Labouratorio in seguito ad un ormai mitologico commento lasciato su facebook, ama scrivere di cose di attualità smontando spietatamente le convinzioni collettive. Cane sciolto, priva di orientamenti ideologici particolari, è fermamente convinta che la realtà sia troppo complessa per scegliere in maniera definitiva una religione, una parte politica o un paio di scarpe. </strong></p>
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		<title>[Sinistra e sbrodolii] Per smettere di parlarci addosso</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 22:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi Romeo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trascorrono i giorni e i mesi. Assemblee, seminari, consigli nazionali e direttivi si susseguono ormai di consueto, quasi a voler precisare passo per passo la volontà da parte di un’intera comunità di costruire un percorso innovativo, plurale, di sintesi e di rilancio della proposta politica di Sinistra nel Belpaese. Quante volte in seno alla presentazione di… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/07/15/sinistra-e-sbrodolii-per-smettere-di-parlarci-addosso/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1829" title="all_work" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/07/all_work.PNG" alt="all_work" width="448" height="265" /></p>
<p>Trascorrono i giorni e i mesi.<br />
Assemblee, seminari, consigli nazionali e direttivi si susseguono ormai di consueto, quasi a voler precisare passo per passo la volontà da parte di un’intera comunità di costruire un percorso innovativo, plurale, di sintesi e di rilancio della proposta politica di Sinistra nel Belpaese. Quante volte in seno alla presentazione di ‘Sinistra E Libertà’ abbiamo udito frasi altisonanti ed incisive rivolte alle tante piazze affollate durante i vari momenti elettorali.</p>
<p><span id="more-1802"></span></p>
<p>La Sinistra del “partire” si è detto; la restituzione simbolica del principio di “Libertà” al patrimonio storico delle lotte sui posti di Lavoro e a tutela degli Emarginati sociali; “non mollare” &#8211; citazione di rosselliana memoria &#8211; affinché l’obiettivo della ‘nuova Sinistra italiana’ divenga realtà per i cittadini e non, in alcuni istanti persino con picchi di esasperazione della sua passata ed, eventualmente, futura funzione politica.<br />
I militanti si sbizzarriscono sui social-network, i dirigenti ritrovano il sano vigore perduto, “ce la faremo, vedrete!” – si dice – ai numerosi partecipanti accorsi lungo le piazze dalla Puglia alla Campania, dal Lazio a… lasciamo perdere.<br />
Circa un milione di voti accaparrati in tutta Italia, dei quali la stragrande parte provenienti dalle Regioni centro-meridionali, questo è l’epilogo della campagna elettorale.<br />
Niente male, si registra un trend positivo. La gente allora sente davvero la necessità di “Sinistra”, bisogna proseguire, o forse no?!<br />
Ecco, dietro il sipario della politica italiana si celano adesso i grandi dubbi esistenziali di questa Sinistra.<br />
Le singole componenti organizzano subito i propri organismi, con tanto di meticoloso rispetto dell’iter statutario, per discutere e deliberare. Ma di cosa?</p>
<p>Beh, è ovvio, la Sinistra discute di Diritti non ancora acquisiti, di Precarietà, di Green Economy (!), se non sbaglio anche di chi ce l’abbia più lungo… il pedigree per rappresentare al meglio la pluralità di esperienze coinvolte, mi sembra naturale.<br />
Per fortuna che un po’ internet, un po’ Radio Radicale, un po’ il vecchio scetticismo tipico del Socialista martoriato dagli innumerevoli cambi di simboli e diciture, mi riporta coi piedi per terra.<br />
Ma di cosa si discute dunque?</p>
<p>Da poco si è svolta l’ultima seduta del Consiglio Nazionale del Partito Socialista.<br />
Il Segretario Riccardo Nencini, come al suo solito, ci riserva dei colpi di scena, almeno per chi non avesse ancora letto il copione del proprio intervento a Chianciano o – vale lo stesso &#8211; a Roma.<br />
Inizia il suo lungo vagheggiare circa i risultati ottenuti da SL, ma pure da tutto il cucuzzaro partitocratico, se mi permettete il radicalismo.<br />
Non mancano le dovute riflessioni Regione per Regione, Comune per Comune, dei diversi esiti elettorali. Qualcuno dalla platea sbraita: “ma che fine hanno fatto i voti dell’anno scorso?!”, ma è come se il dialogo avvenisse di fatto fra sordomuti, quindi evito di soffermarmi in merito.<br />
Si continua a parlare delle più geniali strategie militar-politiche di apparentamento per le prossime elezioni poiché, ad un mese dall’ultima consultazione, il fuoco mai spento della politica arde nei cuori e nelle passioni della classe dirigente.</p>
<p>Un timido ed ingenuo pensatore come il Sottoscritto potrebbe allora chiedersi: “ma le tante parole spese per i precari, per gli invisibli, per i diritti di tutti, la voglia di Sinistra come il ‘partire’ di un rinnovamento radicale della società, perché non ne parlano?”.<br />
Infatti questo è il punto.<br />
Fra tatticismi, evocazioni di strutture partitiche, rivendicazioni identitarie, a volte – si fa per dire – ci si dimentica che quel che più importa per la costruzione della Sinistra è l’intervento politico alle molteplici domande di disperazione e di speranza che pervengono da quei semplici voti.<br />
Piuttosto che conteggiarli e attribuirli ad una massa conforme ed omogenea di “elettori”, dovremmo forse sforzarci a considerare questo ammasso di cartine crociate come l’espressione di bisogni e di esigenze che riguardino i singoli cittadini: dall’impiegato al precario, dalla ragazza-madre all’invalido (quando ha le capacità di votare!), dallo studente al pensionato.<br />
Ribadire ad alta voce cifre, percentuali, aspettative di voto, ma dove si va?<br />
Che senso ha dare questa interpretazione al voto?<br />
Forse molte volte si parla a vanvera, credo sia questa la situazione.<br />
E’ questione di linguaggio e di comunicazione, di offerta politica certamente.</p>
<p>Siamo cosi sicuri di rappresentare l’innovazione della Sinistra definendola appunto “nuova”, ma ci perdiamo nella retorica, nella caricatura di ciò che vorremmo essere, nella concreta mancanza di qualsivoglia progetto di alternativa sociale e civile.<br />
Però sbandieriamo slogan, urliamo numeri e &#8211; come sempre &#8211; pensiamo “primum vivere” alla baracca, guai a riflettere invece della ‘nuova Politica’, dei nuovi bisogni, della nuova condizione extra-istituzionale nella quale siamo stati catapultati violentemente.<br />
E’ qui che nasciamo già vecchi, in fin di vita, privi di qualsiasi reale aspettativa di riuscita politica e sociale.<br />
E’ qui che l’obiettivo primario fallisce nella più misera prassi di partito.<br />
E’ qui che la Sinistra perde la bussola e inizia a brancolare nel buio dei sui dubbi esistenziali.<br />
Bisogna rinnovare il linguaggio.<br />
Sbagliamo perciò ad esprimerci e nel tanto parlare, nei tanti ghirigori lessicali, ci si dimentica delle cose concrete, degli interventi tangibili, di ciò che più dovrebbe interessare, ossia la Politica.<br />
Dobbiamo riappropriarci della Politica nel nostro linguaggio consueto.</p>
<p>La Politica fatta di riflessioni, della amministrazione responsabile delle risorse, delle innovazioni nel risolvere le diverse problematiche, della lettura critica e della guida dei processi sociali.<br />
E non si dica che si possa fare rammentando massime di principio, manifesti di valori e quant’altro.<br />
Riflettiamo. Sembra davvero un termine fantascientifico la ‘Green Economy’ in quei territori in cui si muore ormai di Ecomafia per via delle sempre più frequenti incidenze tumorali, purtroppo registrando tassi di ospedalizzazione tra i più bassi in Italia; oppure nelle medesime aree dove il provvigionamento idrico per i fabbisogni essenziali delle famiglie e delle colture è un grave handicap strutturale che riguardi in primis le responsabilità dell’amministrazione pubblica, dunque la Politica, a danno di quella lunga elencazione di Diritti dei quali ci facciamo direttamente carico da Sinistra.</p>
<p>Si dovrebbe inoltre discutere delle grandi conquiste che la tecnologia ci offre in campo lavorativo, sanitario, educativo e comunicativo in virtù dell’effettivo godimento dei diritti del cittadino nell’età contemporanea.<br />
Mentre in Europa scoppia il caso delle libertà digitali, l’arresto di quattro “pirati” fa della condivisione libera di materiale virtuale, di questo atto di disobbedienza civile e nonviolenta, la Forza di un movimento sociale emerso contro intere logiche corporativistiche.<br />
Semplice voto d’opinione? No. Voto di civiltà! Quanto basta per scavalcare gli apparati di centenari partiti sedimentati nel substrato istituzionale.</p>
<p>In che modo reagisce e sta reagendo la ‘nuova Sinistra italiana’?<br />
Accorpa le sezioni di partito e convoca una imprecisa Assemblea Nazionale ancora una volta per discutere dei fatti propri.<br />
Dopodiché daje con una nuova campagna elettorale. Insomma il solito circolo vizioso.<br />
Dovremmo ritenere dunque che questi siano i presupposti per comprendere e guidare i processi sociali verso il ‘Cambiamento’.<br />
Ognuno è libero di credere ciò che vuole e non è scopo di questo articolo giudicare valutazioni di diverso tipo.<br />
D’altronde e insistentemente ribadisco che sarebbe l’ora invece di valutare meglio i tempi e il linguaggio che ci siamo dati per intraprendere finalmente il dialogo con la società civile, quella depoliticizzata, posta al di fuori da sezioni e circoli accorpati per l’occasione, ma consapevole drammaticamente dei bisogni e delle proprie esigenze.</p>
<p>Impariamo a capirci.<br />
Impariamo ad ascoltare.<br />
impariamo a decidere e ad intervenire…<br />
Le risposte ora stanno fuori dai partiti.</p>
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		<title>[Uebduepuntozero]Facebook: ovvero la crisi dei rapporti sociali ed umani</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 23:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Luca Bagatin Dopo i forum di discussione e i blog, ecco arrivato Facebook: la moda del momento. Facebook si presenta come un “social network”, ovvero come un mezzo di comunicazione ove è possibile inserire i propri dati personali, le proprie foto, i propri video e condividerli in rete con utenti di tutto il mondo diventando… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/01/19/uebduepuntozerofacebook-ovvero-la-crisi-dei-rapporti-sociali-ed-umani/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none; margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" src="http://blog.esl.it/wp-content/uploads/it/2008/03/facebook1.jpg" alt="http://blog.esl.it/wp-content/uploads/it/2008/03/facebook1.jpg" width="450" height="337" /></p>
<p><em><strong>di Luca Bagatin</strong></em></p>
<p>Dopo i forum di discussione e i blog, ecco arrivato Facebook: la moda del momento.<br />
Facebook si presenta come un “social network”, ovvero come un mezzo di comunicazione ove è possibile inserire i propri dati personali, le proprie foto, i propri video e condividerli in rete con utenti di tutto il mondo diventando loro “amici virtuali”.<br />
Nulla di nuovo, nei fatti.<br />
Facebook è una sorta di versione rivisitata del graficamente più lento (ma decisamente più accattivante) MySpace, utilizzatissimo specie dai gruppi musicali per farsi conoscere. Purtuttavia è un medium ampliato con la possibilità di condividere immagini e finanche opinioni per mezzo di appositi forum di discussione.<br />
Sicuramente Facebook è il contrario di un blog. Non è, infatti, né un diario on-line, né tantomeno un “luogo virtuale” ove è possibile postare (e quindi condividere) riflessioni, articoli, immagini e video a completamento del testo stesso, racconti ecc&#8230; e quindi tutto ciò che presuppone la scrittura e l&#8217;immagine nel senso più ampio del termine. Ovvero tutto ciò che presuppone una lettura più approfondita del medium stesso.<br />
Facebook da questo punto di vista è limitatissimo. Riassumendo potremmo dire che è cazzeggio puro.<br />
<span id="more-1078"></span>Così puro da darti la possibilità di “diventare virtualmente” fan del tal personaggio famoso (sia esso storico o contemporaneo), semplicemente clikkando “diventa fan” sotto la fotografia dello stesso.<br />
A che pro ? Non è dato di sapere.<br />
Chi scrive è iscritto a Facebook da un mese o giù di lì e non riesce a vederne grandi potenzialità oltre a quanto testè riferito.<br />
Facebook può essere un buon “veicolo” per promuovere il proprio sito, il proprio blog, le proprie iniziative culturali o politiche, ma, per la maggior parte, esso evidenzia solamente un grande vuoto di comunicazione fra gli individui.<br />
Individui sempre più virtuali e sempre più alla ricerca di una propria identità: vera o presunta che sia.<br />
Se l&#8217;identità che virtualmente si assume è ad ogni modo veritiera, si tende comunque a presentarsi al meglio sia nelle foto sia nel proprio profilo e lo si fa quindi per autopromuoversi. Nulla di male, per carità. Purché il “reale” – ovvero ciò che si è – non rischi di essere oscurato dal “virtuale” (ovvero ciò che si vorrebbe idealisticamente essere).<br />
Molti sono entusiasti di Facebook perché lo considerano un mezzo che permette loro di vedere (ovviamente virtualmente) e ri-sentire persone i cui contatti si sono perduti da anni.<br />
Già di per sé il fatto che tu non le veda e non le senta da anni forse significa che un motivo o più d&#8217;uno c&#8217;è&#8230;non credi ? Quando poi finisce che su Facebook li “aggiungi agli amici”, ovvero lo clikki suggerendo loro di accettarti come loro amico (virtuale, sottolineiamo ancora), loro magari lo fanno anche: ti danno una bella stretta di mano via web, ti chiedono come stai e buona notte al secchio.<br />
La tua goduria rimane tale solo fin tanto che vai a vedere le loro foto virtuali nel loro profilo-Facebook e nello scoprire come sono “invecchiati” o comunque cambiati.<br />
Un po&#8217; triste e limitato, no ?<br />
Un tempo per vedere o sentire un amico bastava una telefonata, che so, un biglietto di auguri, magari (ma qui forse chiediamo troppo&#8230;) anche andarlo a trovare direttamente a casa !<br />
Oggi pare non sia più consuetudine: tutti quanti a casetta propria davanti al proprio computerino a con-chattare su Facebook.<br />
Eh sì, perché su Facebook puoi anche chattare direttamente con i tuoi amici-Facebook on-line !<br />
Un paio di scambi di battute (ciao, come stai ? Io bene e tu ?) e sei felice e contento di rimanere in contatto con cotanta popolazione di internauti webbizzati.<br />
A parer mio tutto ciò è il modo migliore per perdere il proprio tempo e soprattutto per negare le grandi potenzialità che ha un mezzo civile e democratico come internet.<br />
Un mezzo ove tu puoi realmente condividere. Ma per alla fine andare oltre il virtuale.<br />
Per costruire una rete di scambi (di idee, opinioni, riflessioni, immagini creative, progetti creativi) che permetta di crescere tanto dentro quanto fuori ciascuno di noi. Realizzando concretamente, magari, quei progetti prima solamente virtuali !<br />
E&#8217; così deprimente vedere quanto i rapporti umani in questi ultimi decenni si siano davvero deteriorati se non incancreniti.<br />
Facciamo davvero così fatica a dialogare con gli altri realmente ? Se esistono medium come Facebook, evidentemente è così.<br />
Ci si frequenta sempre meno fra consimili e si tende sempre di più a costruire e a costruirci attorno un mondo virtuale.<br />
La causa non è né internet né il progresso (come taluni facilmente tenderebbero pensare), statene pur certi. La causa è unicamente il nostro cervello.<br />
Il nostro cervello che, seguendo pressoché inconsapevoli processi di massa indotti anche da un certo tipo di “modelli imposti” dai media (a scopo pubblicitario o comunque di Controllo dei consumatori/cittadini), finisce per rimanerne del tutto “drogato”, per così dire.<br />
E così la società intera è preda di una vera e propria mutazione antropologica.<br />
Mutazione antropologica che rischia sempre più di inaridirci come esseri umani e che ci allontana sempre più dalle potenzialità liberatorie del web.<br />
Potenzialità che portebbero davvero renderci piloti (cyber = pilota) della nostra esistenza reale !<br />
Ma se e solo se riusciremo ad andare oltre gli artifizi modaioli e impareremo ad utilizzare la rete con una consapevlezza creativa tale da permetterci di entrare veramente in comunicazione gli uni con gli altri.<br />
Possibilmente passando dal virtuale al reale. E non viceversa !</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>*tratto da <a href="http://www.terzarepubblica.it/articolo.php?codice=2271" target="_blank">www.terzarepubblica.it</a> e <a href="http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it/" target="_blank">lucabagatin.ilcannocchiale.it</a></strong></em></p>
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		<title>[Ricognizioni virtuali] Laici, socialisti, radicali e liberali &#8230; su Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 10:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Nat</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/10/facebookps.jpg"><img class="size-full wp-image-728 aligncenter" style="border: 0pt none;" title="facebookps" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/10/facebookps.jpg" alt="" width="465" height="123" /></a></p>
<p>Una barca errante che non trova l’approdo, colpa forse dei vari timonieri un po’ ubriachi.<br />
Che cosa è oggi il Socialismo? Sicuramente un universo in espansione sul web cui citare sui vari blog, magazine e associazioni filantropiche, mentre un solo piccolo partito si richiama ad esso. Ultima frontiera per l’area socialista? I social network. Facebook è il più famoso social network del mondo. Per farci capire bene dall’uomo della strada che non sa nulla, Facebook è quella forza metafisica del web che ti lascia perennemente in contatto con persone che non vorresti vedere e che poi ti fa organizzare delle cene con i tuoi ex-compagni di scuola a tua insaputa. In poche parole entrandoci non si sa ancora dove ci si è cacciati: in un altro mondo o un grosso guaio. Oltre alle innumerevoli personalità – mi pare si aver visto anche Berlusconi e Vespa &#8211; che lo ‘tempestano’ con una propria pagina personale, esiste un modo per creare gruppi e organizzazioni sul web, infatti scorazzando qua e là per Facebook ho avuto l’idea di digitare la parola Socialismo nel suo motore di ricerca. Una sfilza di nomi e gruppi sconosciuti che andavano dalle Ande alla Siberia, dal Socialismo di Chavez al Nazional Socialismo tedesco, tutti con un comune denominatore: il socialismo. La cosa da ridere è che mi sono imbattuto anche i neo gruppi di fanatici (passatemi il termine ironico) che inneggiavano ad un connubio tra destra e sinistra per un nuovo Nazional Socialismo come il gruppo “Falange socialista boliviana” oppure quel fantastico gruppo spagnolo del “Socialismo Psicodélico” per la liberazione dell’acido e per l’unione di tutti i socialisti psiconautici. Dal divertente “Gracias a Dios, en mi familia no votamos socialista” al gruppo che mette una divisione netta su cosa sia socialista e co sa non lo sia, come nel gruppo “Jesús no es socialista”.</p>
<p><span id="more-727"></span>Restando però in casa nostra, cioè in Italia, ci sono molti gruppi che fanno del socialismo un vanto, ma non essendo pignolo non riuscirei quindi ad essere completo nell’elencarli tutti:</p>
<p>Partito Socialista: il gruppo su Facebook che vuole schierarsi con il Partito Socialista è stato fondato da Dario Caprio (per i cybernauti Dario Ca) un simpatico ragazzo &#8211; avendolo conosciuto di persona &#8211; di Mondragone  che studia a Roma ma è del Parma anche se non ho capito come. Misteri della fede! Il gruppo è un mix di bella gente, non perché ci sia anche il sottoscritto, ma perché tutti quelli che vi partecipano sembrano animati da una sorta di vocazione ideale: di rigenerare l’Italia con la costituzione di un fronte socialista europeo e laico e poi in seconda battuta di darsi un tono che non guasta mai. Come si può comprendere sarà più probabile la prima mission che non la seconda.<br />
Il leader ad honorem di questo gruppo, con una foto degna da perfetto professore ordinario di lettere in qualsiasi università italiana, è il segretario del PS, eletto a luglio 2008 al Primo Congresso,  Riccardo Nencini (per gli amici Nencio).<br />
Si sono poi aggiunti in ordine sparso moltissimi conoscitori di questo partito che con le loro foto sono ad un passo per entrare nella storia con Andy Warhol: Andrea Rolfi che forse pensa di pescare un po’ di voti, in successione Elisabetta Palumbo, Davide Belleri, Daniele Belforte e Ivan Perotto che pensano di stare ad un raduno alcolico o ad un corso di sommelier oppure gli autori di opere misteriose come Ale Maggiani, Valentina Morelli, per non parlare poi di molte persone tra cui il sottoscritto che pensano di stare ad un servizio fotografico, che cosa non si farebbe per  un pò di notorietà.</p>
<p>Labouratorio: il gruppo più fashion e in, che sbarca per la prima volta in un social network non pentendosene assolutamente. In questo gruppo ci sono un manipolo di strampalati eretici della sinistra italiana che vorrebbero un mondo più laico e più libertario.<br />
Il fondatore di questo spazio surreale su facebook è un post-intellettuale anni ’70 &#8211; e pure della Fiorentina  &#8211; di nome Tommaso Ciuffoletti (per gli amici Inoz).<br />
I redattori di questo angolo di web alla ricerca del pezzo giornalistico che li faccia ‘svoltare’ nella vita, sono in ordine alfabetico:<br />
Luca Bagatin un libero liberale che fa sempre discutere con i suoi articoli, Federico Boem che con la sua foto vuole far capire cosa vorrebbe fare alle ingerenze vaticane, Fabio Cruciani (per gli amici Crucio) anche webmaster del sito, che deve ancora farsi un account ma è impegnato in questo momento, Carmine D’Angelis che nella sua foto manda un messaggio di fede nella Gazzetta dello Sport, Giovanni D’Anna (per gli amici detto Gionny) proto bombarolo e anarchico non convinto del tutto che nella sua foto psichedelica intende rompere gli schemi, Filippo Modica guru del “chi non laboura non mangia”, Andrea Natalini (che sarei io) anche lui post qualcosa (non ha capito cosa però), Andrea Pisauro l’irreprensibile (come direbbero Aldo Giovanni e Giacomo) con la sua foto che compie il bicentenario dalla sua messa su Facebook, Mattia Panazzolo un libertario sui generis che con la sua foto vuole imitare Disco Stu dei Simpson,Giuseppe Potenza (per gli amici Peppe) colui che si è inventato l’incazzatura degli studenti sui manifesti (un genio!) e molti altri…</p>
<p>Socialisti: un gruppo che vuole riunire senza partiti e senza sigle tutti quelli che pensano socialista in Facebook, un’impresa ardua visti i risultati partitici in Italia, vinceranno i nostri eroi nel progetto che si sono prefissati? Lo vedremo prossimamente. Il fondatore è Mariano Nuzzo che con la sua foto intende essere il nuovo ‘Zio Sam’ del Socialismo italiano. Tra le new entry c’è il sindaco di Tolfa e deputato al parlamento europeo Alessandro Battilocchio che proprio un eurofobico ed euroscettico non è, anzi è totalmente il contrario.</p>
<p>Tavolo di Consultazione Permanente della Sinistra per il Socialismo Europeo: avete presente i sognatori più sognatori del mondo? Utopisti mi sembra troppo lusinghiero per loro, ma visto il progetto che vogliono realizzare dico che “Immagine” di John Lennon al confronto è qualcosa di attuabile. I due deus ex machina sono Mario Francese, un intellettuale di Aversa che predica nel deserto e Umberto Moroni (per gli amici Bebo) un giornalista molto pragmatico. I due non si sono incontrati per caso ma vista l’assenza di progettualità della Sinistra italiana, vorrebbero creare un mega-tavolone dove tutti quelli che si ispirano al socialismo europeo si possano riunire per discutere sul futuro. L’autore di questo libro non è More!</p>
<p>Laici, Socialisti, Liberali, Radicali: vi ricordate della Rosa nel Pugno alle elezioni del 2006? Si quel bel progetto politico che crebbe come movimento e non si realizzò mai come partito? Io lo ricordo e anche questi nostalgici ‘rosapugnisti’ lo conoscono bene. Ci sono state molte imitazioni come la Mischia nel Pugno di Radio 105, ma la grande RnP non si batteva anche per l’incazzatura laica. Il fondatore di questo gruppo è un ragazzo che credo sappia andare bene sulla bicicletta senza le mani vista la sua foto: e bravo Andrea Tornese!</p>
<p>Non si vuole con questa lista dire chi siano i più bravi e i più cattivi a parlare di socialismo, ma creare un attenzione al fenomeno mi pare ovvio e scontato.</p>
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