[Controeditoriale] Mettersi a 90° oggi per prenderlo in quel posto domani
| giovedì 13 gennaio 2011 | Scritto da Plex - 181 letture |
| giovedì 13 gennaio 2011 | Scritto da Plex - 181 letture |
| mercoledì 15 luglio 2009 | Scritto da carlo magnani - 372 letture |
Esistono diverse anomalie italiche rispetto all’Europa, e di elezioni europee si è da poco trattato, alcune risalenti altre invece più moderne. Sono dati fattuali che hanno sedimentato l’identità nazionale alcuni ritardi storici come la recente formazione dello stato unitario, per tacere poi della mancata riforma protestante le cui conseguenze sono ancora vive e brucianti.
Un altro capitolo importante, e qui ci avviamo alla sostanza più politica, riguarda la diversità italiana rispetto alla sinistra europea: la mancanza di una grande formazione socialista o socialdemocratica o liberalsocialista in grado di alternarsi al governo del paese rispetto ai partiti conservatori o popolari o liberaldemocratici. Da noi la sinistra è stata rappresentata da quel corpaccione grande e burocratico costituito dal Pci.
Infine un anomalia ulteriore, questa volta meno politica, rispetto ai nostri vicini francesi o spagnoli o tedeschi, l’assenza prolungata di un grande campione di tennis. Coincidenze? Ragioniamoci sopra.
| giovedì 2 aprile 2009 | Scritto da Tommaso Ciuffoletti - 460 letture |
. Premessa di metodo
Il dibattito su Sinistra e Libertà ha già preso piede sulle pagine di Labouratorio. Lo ha fatto qua e da poche altre parti. Abbiamo, in altre parole, il monopolio del dibattito ed è un monopolio di cui faremmo volentieri a meno, ma visto che ci tocca cerchiamo di svolgere al meglio il nostro compito.
Tra schifati ed esaltati di fronte alla nuova proposta elettorale, è fin troppo facile giocare il gioco delle parti, assai più difficile è tenere dritta la barra delle ragioni di ciascuno. Nelle poche righe che seguono useremo la ragion politica per difendere la ragion d’essere di Sinistra e Libertà, ma vi avvisiamo subito che nel prossimo editoriale saremo altrettanto rigorosi nel valutare se oltre alla ragion d’essere vi siano anche ragioni per dar fiducia (e voto) a Sinistra e Libertà.
. Vivano i cartelli elettorali!
“E’ un cartello elettorale”, con questo assunto si tende a liquidare pregiudizialmente la stessa idea che Sinistra e Libertà possa esistere. Ebbene, mai pregiudizio fu più idiota e, si badi bene, trattasi di assunto idiota non perché SeL non sia un cartello elettorale, ma proprio perché E’ un cartello elettorale. Sinistra e Libertà è infatti il cartello elettorale messo in piedi in fretta e furia dopo che una modifica alla legge elettorale per le europee ha imposto una soglia di sbarramento del 4%. Il problema però non è la soglia, il problema, o meglio l’infamia, è la scorrettezza antidemocratica di quella modifica. Essa è stata infatti approvata il 18 febbraio 2009, a meno di 4 mesi dalla data delle elezioni, a poche settimane dalla presentazione delle liste e dall’inizio della campagna elettorale. L’Unione Europea aveva chiesto che non si apportassero modifiche alla legge elettorale a meno di 6 mesi dalle elezioni, per garantire a partiti e cittadini la conoscibilità effettiva della legge. E invece il Parlamento italiano con unanime calcolo partitocratico (ad eccezione delle astensioni Radicali) ha votato la modifica; dall’Italia dei Valori, all’Udc, passando per la Lega e il Partito Democratico. Di fronte a tale scorrettezza il cittadino può accompagnare quel calcolo di dubbia legalità e d’indubbia scorrettezza partitocratica con il proprio menefreghismo. Può ritenere che questi siano problemi che non lo interessano, che sian questioni che riguardano l’infame casta dei politici, solo e soltanto essa. Può farlo, sì, ma a patto d’aver presente che un paese che ritiene degno di menefreghismo il dato delle regole del gioco democratico è paese che si mette a disposizione di derive le più pericolose.
Se Sinistra e Libertà nasce prioritariamente per cercare una risposta di sopravvivenza a questa infamia, allora viva Sinistra e Libertà, vivano i cartelli elettorali, perché non sono loro a condannare il paese. A condannarlo è il menefreghismo che quello stesso paese mostra per le regole della sua vita democratica.
. LETTERA AI MIEI COMPAGNI – Mantenere la dignità, non “conservare la storia”
Alle considerazioni generali di cui sopra voglio far seguire delle brevi riflessioni dedicate ai compagni socialisti. Ai miei compagni socialisti; e per capire a chi mi stia rivolgendo vi segnalo semplicemente questo link, senza bisogno di aggiungere altro.
Ebbene, proprio a voi, compagni, voglio chiedere qual è il compito di un partito. Son certo che la gran parte di voi risponderà correttamente: fare politica, dare risposte a domande sociali di cambiamento, di giustizia, di libertà. E allora perché i socialisti organizzati in partito, qualsivoglia partito, dal 1992 in avanti tutto hanno fatto tranne che politica? Ve lo dico io perché. Perché erano impegnati a fare altro; erano impegnati a fare ciò che non è compito di un partito che si voglia chiamare socialista. La mission dei micro-partiti socialisti sopravvissuti dal 1992 in avanti è stata da un lato quella di conservare una storia e dall’altro quella di mantenere in vita una famiglia sempre più sterile e ridotta di ceto politico, arrivando al paradosso di con-fondere questi due obiettivi in uno solo e di giustificare la pochezza politica (per quanto legittima) del secondo, con la nobiltà morale del primo. Il mix di questo grandioso fraintendimento e del suo vuoto di politica è stata una marginalizzazione costante e progressiva. Un farsi etnia in via d’estinzione, mentre altrove socialisti senza più patria promuovevano politiche vincenti e riforme utili al paese (non ultimo il Brunetta di quella lotta ai fannulloni che con Lanfranco Turci, su ispirazione di Ichino, cercammo di promuovere ai tempi del primo governo Prodi).
A voi, miei compagni, a voi chiedo di smettere di pensare ad un partito come strumento per conservare una storia, per quanto nobile ed ingiustamente infangata. La storia la conservi ciascuno, anzi, la tramandi. Allo stesso compito si dedichino associazioni, riviste, fondazioni, convegni. Ma le cicatrici che ciascuno si porta appresso non possono essere la ragione del nostro fissarci su esse. Sarebbe la nostra più grande sconfitta, la più sciocca resa alla violenza stupida e pecorona dei lanciatori di monetine.
Torniamo a pensare ad un partito in termini politici, in termini di proposta politica. Con quella misuriamoci, tranquilli del fatto che la nostra dignità non ha bisogno di esserci riconosciuta da alcuno che non ne sia all’altezza. Cerchiamo però almeno d’essere noi all’altezza della dignità che richiede il dirsi ancora oggi socialisti (e liberali aggiungo io!).
Se questa Sinistra e Libertà è da bocciare lo si deve stabilire usando la bilancia della politica. Noi di Labouratorio ci stiamo provando e ci torneremo con puntualità anche nel prossimo editoriale … certo una cosa vi e ci concediamo: se lo sponsor di Sinistra e Libertà continuerà ad essere Achille Occhetto, allora la gioiosa micromachine da guerra avrà ben poco da difendere e ancor meno per cui essere difesa!
LABOURATORIO n.47
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Manfredi Mangano - 292 letture |
Un endorsment, e pure appassionato, della nuova lista da parte del mitico labourante Manfr, socialista e marchigiano. La cosa grave di tutta questa faccenda e’ che pare abbia detto che trovi attraente perfino il simbolo … Proprio per questo nell’articolo gliene mettiamo un altro, a screzio, che secondo noi sarebbe stato molto più bello …
Perché ci credo
Il simbolo l’hanno presentato ieri. Programma e candidature verranno resi noti tra una settimana, eppure S&L è già vittima di un fuoco di fila impressionante.
Dai sostenitori del PD che la dipingono come l’ennesimo branco di disperati, ai fratelli delusi dell’area comunista che paventano la svendita al PD stesso, ai benaltristi di tutte le case (dall’area DeMichelis socialista a quella nord-est dei Verdi) agli elettori delusi dalle “giravolte”;: tutti d’accordo nel dire che questo matrimonio non s’aveva da fare, e bene che vada sarà il 2%.
Io non sono mai stato entusiasta, in passato, di un cartello del genere (complice anche la mia nota simpatia per Ferrero, rispetto ai dubbiosi Vendola e Fava), ma mi mancavano due elementi, non propriamente piccini picciò, la cui comparsa mi ha fatto RADICALMENTE cambiare idea: una Depressione mondiale peggiore del 1929 e queste reazioni a metà tra lo snobismo e l’isteria. (continua…)
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Francesco Maria Gennaro - 394 letture |
Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta’. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all’autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio’ detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo indirizzo per poterlo andare a menare sotto casa, tra l’altro, essendo conterraneo del sinistrorso Manfr, si puo’ approfittarne per menarli entrambi…
Perchè no!
Correva la primavera 2008, allor quando i socialisti tentavano di rialzarsi a seguito della disarmante debacle elettorale delle consultazioni politiche.
Archiviata la fallimentare stagione Boselli, bollata dai continui giudizi negativi (“vasta depressione”) del Colonnello Albano nella rubrica meteo-politica di labouratorio, il PS si accingeva affannosamente a rimettere assieme i cocci di un verdetto da prefisso telefonico. Stava vedendo la luce una nuova stagione all’insegna dell’autonomia e del riformismo tout court. Infatti, il congresso fondativo, di luglio, sancì l’abbrivio di un entusiasmante percorso coraggioso e dinamico, con la finalità di riportare il partito del neo-segretario Nencini al centro dell’agone politico.
Scelte “corsare”, piglio “garibaldino”, propensione anti-bipolare e collocazione flessibilmente intermedia, privilegiando la partnership (da sinistra) con i centristi di Casini, abbandonando pregiudizi e pregiudiziali circa la questione delle alleanze, delegando ai territori interessati tali scelte. La rinnovata creatura non smentì il deliberato di Montecatini, durante la sua prima uscita pubblica: convegno sul tema della giustizia promosso assieme all’Udc. Sin qui nulla quaestio.
Sarebbe stato inimmaginabile prevedere che di lì a poco il sogno di un nuovo Midas politico e di una nuova Rimini programmatica si infrangessero sul perpetrarsi di una nuova Bolognina. La conclusione Gauchista e neo-frontista di una parabola involutiva discendente da un iter perlomeno discutibile.
E’vero, eravamo talmente piccoli, da non poter incidere più di tanto negli eventi negativi che si sono susseguiti e ci hanno danneggiato. Ma in minima misura, la strada ce la siamo tracciata da soli. Se avessimo insistito su una posizione liberalsocialista riformista, senza occhiolini alla demagogia di Veltroni e ammiccamenti alla filosofia di Vendola, oggi non saremmo in queste condizioni. Senza contare l’ingresso organico in una coalizione perdente, magmatica e giustizialista guidata da un seguace di Di Pietro, come avvenuto in Abruzzo. Dimenticavo: correva la questione morale nel Partito Democratico, dalle proporzioni non indifferenti, che “naturalmente” non abbiamo cavalcato adeguatamente. Dopo il danno, anche la beffa, chapeau!
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Redazione - 416 letture |
articolo di Socialista Eretico

Per riflettere su una Sinistra moderna , credo sia necessario prende atto di due cose:
a) il 900 ha visto in Italia la resistenza vittoriosa della società tradizionale italiana (familistica,patriarcale,semi-feudale, quiestista) sulle moderne concezioni socio-politiche (liberali,socialdemocratici): il biennio rosso, il fascismo, la repubblica dominata dal duo DC-PSI con una discreta presenza missina , infine il governo Berlusconi con un Parlamento privo di reale presenza liberale e socialista.
b) Una Sinistra moderna deve uscire dal 900 : non si deve cioè scegliere tra l’essere filo-palestinesi o filo-israeliani, filo-Stato o filo-liberomercato , si deve negare che abbiano ancora senso i paradigmi stessi del 900.
Mentre le Sinistre hanno ripetuto e continuano a ripetere le proprie litanie che sanno sempre più di vuoto latinorum, il duo Lega-Berlusconi sente il polso reale del Paese o meglio: sente la sua pancia, le sue pulsioni più nascoste ed attribuisce ad essi una legittimità politica. Le destre hanno avuto la capacità di accettare , come questioni politiche, le problematiche che la popolazione sentiva importanti d’istinto. La Sinistra le ha sostanzialmente ignorate.
| giovedì 12 febbraio 2009 | Scritto da Gionny - 32 letture |
Le leggi in democrazia sono a tutela dei più deboli…questo, si sa è scontato e la sinistra come si sa sta con gli ultimi, con i più deboli. Nel fare cio’, nel fu regno D’Italia ma anche durante la Rrepubblica, i movimenti operai e di sinistra in generale, sono stati spesso messi sotto accusa e stroncati da vere e proprie persecuzioni giudiziarie. Non solo durante la lotte operaie degli anni dieci ma che nei tumultuosi anni’70 e talvolta, recentemente vi sono state persecuzioni giudiziarie ai danni di militanti delle sinistre, fondate sul sospetto e non su prove certe.
Vi è stato insomma un McChartismo latente: prima si incarcerava e poi si costruivano i famosi “teoremi”.
Si evince quindi che il garantismo positivo debba essere nel dna delle sinistre, eppure non è così, l’entrata nelle stanze dei bottini hanno deviato quella nobile qualità garantista e anticriminogena di tutte le sinistre che non si sono manifestate solo con tangentopoli anzi, un atteggiamento perbenista, moralista e bigotto si è subdolamente insinuato nella nostra classe politica anche democratica e progressista. La fobia delle devianze e il disinteresse per alcune questioni sociali è spesso diventata la norma anche nelle cosiddette giunte rosse. Si tende a criminalizzare ogni devianza quando poi basterebbe un minimo di lucidità per capire che il significato di devianza è esattamente opposto a quello normalmente represso; cos’è la devianza se non la condotta che si oppone ai bisogni fondamentali dell’uomo, il bisogno alla vita, ad un’esistenza dignitosa, ad un lavoro non umiliante o alla libertà di poter realizzare ed esprimersi come meglio si crede.
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