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	<title>Labouratorio &#187; PS</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Locatellate d&#039;Estate] Il CN del PS ovvero &#8220;Quello che non vi ho detto&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 22:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cronaca ufficiale del CN la trovate qui, il documento della segreteria approvato a maggioranza, seppure non larghissima, lo trovate qui, il documento bocciato (e non decaduto come dice la versione ufficiale) della minoranza di sinistra lo trovate qui. La registrazione su radioradicale (ma non ve la consiglio) è invece qui. Di seguito solo i pensieri… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/07/15/locatellate-destate-il-cn-del-ps-ovvero-quello-che-non-vi-ho-detto/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La cronaca ufficiale del CN <a href="http://www.partitosocialista.it/site/artId__2024/307/539-IL_CONSIGLIO_NAZIONALE-_AVANTI_CON_SINISTRA_E_LIBERTA_.aspx" target="_blank">la trovate qui</a>, il documento della segreteria approvato a maggioranza, seppure non larghissima,<a href="http://www.partitosocialista.it/Portals/PartitoSocialista/Documents/CN_2009_07_11.htm" target="_blank"> lo trovate qui</a>, il documento bocciato (e non decaduto come dice la versione ufficiale) della minoranza di sinistra <a href="http://www.perlarosanelpugno.it/cn-del-ps-avanti-con-sinistra-e-liberta-vp42554.html#p42554" target="_blank">lo trovate qui</a>. La registrazione su radioradicale (ma non ve la consiglio) <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/283375/consiglio-nazionale-del-partito-socialista" target="_blank">è invece qui</a>. <strong>Di seguito solo i pensieri di uno dei 12 contrari&#8230;</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1873" title="loc" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/07/loc.PNG" alt="loc" width="414" height="165" /></p>
<p>“Facciamo una verifica rapida rapida, chi preferisce anticipare il voto alle 16?”</p>
<p>E chi non preferirebbe anticiparlo sto benedetto voto? Caldo fà caldo, cose inutili ne sono state dette a tonnellate, nessuna o quasi pertinente al voto suddetto o anche solo parzialmente aderente alla realtà di qualcosa di più significativo di un simulacro di partito che non vive più nemmeno nei progetti dei suoi leaders o presunti tali. C’è pure lo sciopero dei treni e come dice il segretario: “Non possiamo affidare una votazione importante solo ai compagni di Roma e del Lazio!”. D’altronde qua “non siamo a una riunione della Garbatella” (cito a memoria dalle parole di Riccardo Nencini). E dunque pace se dei 50 iscritti a parlare non si arriverà al 40esimo, che poi sarei io, e pace se non avrò modo di dire a voce quello che mi accingo a scrivere in questo articolo. La presidente dell’assemblea, Pia Locatelli, ha fatto la sua domanda e ha avuto la sua risposta. Il voto si anticipa, il mio intervento salta.<span id="more-1831"></span>Siamo al Consiglio Nazionale del Partito Socialista, è sabato e sono le 15.05. Dentro la sala fa un caldo infernale, i vuoti in platea si fanno consistenti.</p>
<p>Sono arrivato a metà mattinata, curioso di vedere se un partito allo stremo delle forze e forse ormai senza speranza è ancora capace di un colpo d’ala, di uno scatto d’orgoglio, di un sussulto di dignità.</p>
<p>Mi basta la relazione del segretario per capire che cosi non sarà.</p>
<p>E siccome non voglio infierire passo direttamente a ciò che una Locatellata d’Estate mi ha impedito di pronunciare.</p>
<p>Volevo parlare del disastro socialista degli ultimi 20 anni, quella serie di eventi che ha portato una delle più feconde e vitali storie politiche del secolo appena trascorso a ridursi a una parodia macchiettistica, a un insieme di miserie umane e politiche che, fosse per l’importanza intrinseca di ciascuna di esse, sarebbero dimenticate in un batter di ciglia, ma riguardando invece un patrimonio politico e culturale da molti ritenuto fondamentale per le sorti della malandata sinistra italiana, finiscono per assumere una rilevanza ben più vasta.</p>
<p>Volevo parlare dei dibattiti surreali che si svolgono, dove il tema della discussione trascende ed esula la distanza siderale che passa tra quello che sarebbe da farsi, quello che si può ritenere fattibile, e quello che viene effettivamente fatto (con esiti spesso e volentieri esiziali). Dove si parla del nulla, ovvero delle possibilità di elezione di grigi politicanti in altrettanto grigie sedi istituzionali dove nella migliore delle ipotesi assurgerebbero a grigissimi ruoli di comprimari in giochi più grandi di loro (vedi l’accanirsi a discutere delle regionali). Dove la propria dimensione e’costantemente ignorata, quasi in un processo di rimozione collettivo, rinverdendo nei fasti di un passato lontanissimo la giustificazione della coazione a ripetere dell’oggi.</p>
<p>Non è allora davvero un caso se la Locatelli confonde Prampolini con Brodolini e Di Lello parla della sindrome da nobiltà decaduta. Ma non è nemmeno un caso se nessuno prova ad affrontare le ragioni di questo stato di cose. Troppo difficile, troppo lavoro, troppe poche forze. Eppure la strada è stretta, o si riprende in mano il filo rosso di una storia il cui disastro inizia alla fine degli anni ’80, con la degenerazione del partito più antico d’Italia in una lobby di giovani rampanti, una congrega di “nani e ballerine”, pronti a salire sul carro finché vinceva e lesti ad abbandonarlo nel momento della difficoltà, o si continuerà a procedere spediti verso l’inevitabile e per certi versi auspicabile eutanasia.</p>
<p>Se tutti in quella sala erano d’accordo sul fatto che il segretario Nencini in un anno ha sbagliato quasi tutto lo sbagliabile (e io sono tra quelli), pochi sono disposti ad ammettere che il segretario di quel che resta dei socialisti dopo 15 anni di sconfitte e uno 0,98% di elettori ancora in vita, in effetti poteva fare ben poco, che l’illusione da molti coltivata che la defenestrazione di Boselli fosse la chiave di volta della rinascita fosse appunto una illusione,  che le risorse morali, materiali, politiche, economiche, umane di questo partito sono assolutamente insufficienti per una esistenza autonoma.</p>
<p>Da qualche anno ci ripetiamo stancamente del profondo senso politico che i socialisti hanno nello scenario italiano, e conseguentemente degli ambiziosi obiettivi che ci si dovrebbe porre (un Partito Socialista su modello europeo, a vocazione maggioritaria).</p>
<p>E’ forse venuto il momento di interrogarsi sul perché, per realizzare quegli obiettivi, i socialisti italiani sono, se non dannosi, quantomeno inutili (ma sul dannosi tornerei volentieri). Il momento di chiedersi come recuperare la credibilità inevitabilmente perduta per la disillusione data dalla distanza tra realtà e proclami.</p>
<p>La risposta che mi davo tre giorni fa (e non è la stessa di oggi) è: un Congresso. Un congresso di autocritica, di cui si sarebbero dovuti far carico gli pseudo-dirigenti per poter davvero assumere il loro ruolo, in cui provare a spiegare almeno a noi stessi come si sia arrivati a tutto ciò.</p>
<p>Un congresso poi sul COME (e non sul se) partecipare alla fase costituente o federativa di Sinistra e Libertà. Perché se è pacifico, e io penso che lo sia, che la cosa che più si avvicina, seppure da molto molto lontano, a una prospettiva politica, passa inevitabilmente da lì, molto meno pacifico è come questa fase vada gestita, quali obiettivi porsi sui quali misurarsi, quali iniziative politiche promuovere e perché.</p>
<p>Spazzando subito via il campo da un argomento che sento più volte ripetere: “i contenitori si fanno sui contenuti”. A parte il fatto che di contenuti è difficile vedere traccia al di fuori di qualche eroica riunione di ridicoli radicali, a parte il fatto che anche i contenuti proposti e riproposti sembrano spesso vecchie litanie poco approfondite, ma poi bisognerà pur iniziare a riconoscere che nella politica dei partiti liquidi, di plastica, personali, oligarchici e autoreferenziali, il contenitore determina la politica più dei contenuti. Bisognerà pur dire che la Rosa nel Pugno aveva 31 punti di contenuti e si è arenata sul contenitore. Che il PD, che di contenuti non ha ancora avuto tempo di parlare, è nato per innovare il contenitore e morirà per non averlo davvero fatto.</p>
<p>Allora d’accordo sul punto di partenza che il PS è un contenitore fallimentare, nemmeno in grado di raccogliere le firme per quattro proposte di legge di iniziativa popolare o per presentare il proprio simbolo alle elezioni, passiamo a parlare della chanche di successo del contenitore Sinistra e Libertà. Sul suo cammino ci sono due macigni grossi come una casa:</p>
<p>La forma partito e la definizione di una cultura politica che ne determini l’identità.</p>
<p>E allora quel poco che si riesce a mettere in campo in termini di strumenti immediatamente operativi, siano coordinamenti territoriali e nazionali, lo si usi per accompagnare l’indirizzo politico alla discussione sopra questi due punti. Si convochi una conferenza programmatica, ci si scanni su flexsecurity e nucleare, giustizia e politica estera.</p>
<p>E contemporaneamente si definisca una strategia di respiro, si indichi che Sinistra e Libertà non può essere un punto d’arrivo ma una tappa intermedia di un percorso di riorganizzazione della sinistra italiana necessariamente più lungo. E quando si nomina Livorno e la scissione all’incontrario tra post-ex-sub-comunisti e socialisti, lo si faccia col senso delle proporzioni e la consapevolezza che un processo di tale tipo riguarda inevitabilmente grande parte del PD.</p>
<p>Per questo occorre ricordare che Sinistra e Libertà deve avere rispetto al PD iniziativa politica propria, tempi e scelte alternative e antagoniste, ma esiste e cosi si configura proprio per l’esistenza del Partito Democratico con tutto quello che ne consegue nel delineare lo scacchiere politico della sinistra italiana. E allora per noi socialisti SeL ha senso con una duplice funzione:</p>
<p>rivitalizzare e sdoganare a sinistra la nostra storia e cultura politica da un lato, alimentare lo scontro e la sfida al PD dall’altro. Il tutto coniugato con la necessità inderogabile di stringere un rapporto strategico coi radicali di tutta Sinistra e Libertà, tanto per iniziative politiche comuni quanto per valorizzare la funzione dei socialisti nell’alleanza.</p>
<p>Concludevo con il riferimento all’articolo 49, quello che parla dei partiti come il luogo dove i cittadini concorrono con metodo democratico a determinare la politica nazionale.</p>
<p>Ripensando alla Locatellata d’Estate, capisco forse meglio il senso di quel metodo democratico che i padri costituenti hanno beffardamente inserito nella Carta fondamentale.</p>
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		<title>[Sinistra, Libertà, varie ed eventuali] Perche&#8217; no! Manovre sinistre, verso una nuova Bolognina?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 22:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Maria Gennaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta&#8217;. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all&#8217;autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio&#8217; detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/03/20/sinistralibertavarie-ed-eventualiperche-nomanovre-sinistre-verso-una-nuova-bolognina/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta&#8217;. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all&#8217;autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio&#8217; detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo indirizzo per poterlo andare a menare sotto casa, tra l&#8217;altro, essendo conterraneo del sinistrorso Manfr, si puo&#8217; approfittarne per menarli entrambi&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Perchè no!</strong><em><br />
</em></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1562" title="lasinistra" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/03/lasinistra-210x300.jpg" alt="lasinistra" width="210" height="300" />Correva la primavera 2008,  allor quando i socialisti tentavano di rialzarsi a seguito della disarmante  debacle elettorale delle consultazioni politiche.<br />
Archiviata la fallimentare stagione Boselli, bollata dai continui giudizi negativi (“vasta depressione”) del Colonnello Albano nella rubrica meteo-politica di labouratorio, il PS si accingeva affannosamente a rimettere assieme i cocci di un  verdetto da prefisso telefonico. Stava vedendo la luce una nuova stagione  all’insegna dell’autonomia e del riformismo tout court. Infatti, il congresso fondativo, di luglio, sancì l’abbrivio di un entusiasmante  percorso coraggioso e dinamico, con la finalità di riportare il partito del neo-segretario Nencini al centro dell’agone politico.</p>
<p>Scelte “corsare”, piglio  “garibaldino”, propensione anti-bipolare e collocazione flessibilmente  intermedia, privilegiando la partnership (da sinistra) con i centristi di Casini, abbandonando pregiudizi e pregiudiziali circa la questione delle alleanze, delegando ai territori interessati tali scelte. La rinnovata  creatura non smentì il deliberato di Montecatini, durante la sua prima  uscita pubblica: convegno sul tema della giustizia promosso assieme all’Udc. Sin qui nulla quaestio.</p>
<p>Sarebbe stato inimmaginabile  prevedere che di lì a poco il sogno di un nuovo Midas politico e di una nuova Rimini programmatica si infrangessero sul perpetrarsi di una nuova Bolognina. La conclusione Gauchista e neo-frontista di una parabola involutiva discendente da un iter perlomeno discutibile.</p>
<p>E&#8217;vero, eravamo talmente piccoli,  da non poter incidere più di tanto negli eventi negativi che si sono susseguiti e ci hanno danneggiato. Ma in minima misura, la strada ce  la siamo tracciata da soli. Se avessimo insistito su una posizione liberalsocialista  riformista, senza occhiolini alla demagogia di Veltroni e ammiccamenti  alla filosofia di Vendola, oggi non saremmo in queste condizioni. Senza  contare l&#8217;ingresso organico in una coalizione perdente, magmatica e  giustizialista guidata da un seguace di Di Pietro, come avvenuto in Abruzzo. Dimenticavo: correva la questione morale nel Partito Democratico,  dalle proporzioni non indifferenti, che &#8220;naturalmente&#8221; non abbiamo cavalcato adeguatamente. Dopo il danno, anche la beffa, chapeau!</p>
<p><span id="more-1539"></span>Poi, l&#8217;inciucio liberticida:  i &#8220;ladri di Pisa&#8221; nuovamente in azione. Uolter, che non ne ha azzeccata una in 16 mesi di leadership, decise di abbandonare per  magia il suo anti-berlusconismo viscerale, privo di proposte ed infarcito di qualunquismo, per abbracciare il re di Arcore ed ecco lo sbarramento al 4%.<br />
L’editto coercitivo firmato CaW, dunque, ci costringeva ad effettuare  talune scelte, certamente non &#8220;senza colpo ferire&#8221;.</p>
<p>Fu breve il passo che condusse il Ps a promuovere il coacervo assolutamente dissonante &#8220;sinistra  e libertà&#8221;.</p>
<p>Inizialmente si era detto un  cartello elettorale sotto il Pse. Benissimo: avrebbe voluto dire avvicinamento a Fava e battaglia a 360°, nel segno dell’omogeneita’ dettata dall’appartenenza  degli scranni di Bruxelles. Significava lanciare un’opa ostile al Pd, per  esaltare le contraddizioni culturali del loft veltroniano. Sin qui più luci che ombre. Avrebbe avuto un senso. Riformisti, nel  PSE.</p>
<p>Da lì, tuttavia, iniziò l’attenzione  per l&#8217;area Bertinottiana (in attesa che apportasse uno strappo definitivo  da Rc) guidata dal filosofo Vendola e diretta verso una cesura col retaggio  del proprio passato; insomma, uno sdoganamento definitivo dalla storia comunista, verso il Socialismo Europeo…<br />
Invece, il governatore della Puglia (che nella sua stessa regione non è stato in grado strappare a Ferrero la maggioranza degli amministratori rifondaroli), in quei giorni, registrava un&#8217;intervista: &#8211; restiamo in  Europa nel gruppo &#8220;Gue&#8221;, orgogliosaente comunisti ed ambientalisti  -. Storia di qualche giorno fa, la sua visita in Germania, al leader della formazione comunista Linke.<br />
Poi, giunsero i signor No, guidati dalla continuità di Pecoraro Scanio, Grazia Francescato e i non proprio comunistissimi (ma comunistini/elli della Belillo, in dissenso nei riguardi di Diliberto).<br />
Infine, la conferenza stampa con Berlinguer e Occhetto nei panni di  profeta. Per fortuna che Ingrao non ha ancora sciolto le riserve.</p>
<p>Insomma, un PDS formato bonsai!  Povero pantheon!</p>
<p>Le urne dello scorso aprile  ci consegnavano un dato con poche prospettive, un partito fiaccato,  un morale a terra, ma un punto fermo da cui ripartire: le nostre idee.</p>
<p>Gli autogoals del Pd e la Di  Pietro-family story ci offrivano ampi spazi. Gli spot continui ed inconsistenti  del governo ci regalavano assist importanti. La crisi economica ci apriva  un’autostrada. Le condizioni vi erano tutte, pertanto, per far valere  la nostra cultura, affermando ciò che ci suggerirebbe il nostro dna.</p>
<p>Occorreva concentrarci su un  unico terreno, il più importante per il Paese ed il più consono al  popolo socialista: il riformismo economico.</p>
<p>Insomma, il dirigismo statalista (salvo eccezioni necessarie in casi estremi) è stato definitivamente superato con la caduta del muro di Berlino. Ed il recente crack globale, targato Usa, ha dimostrato sul campo che il liberismo selvaggio ha prodotto maggiormente abusi, prevaricazioni e disastri.</p>
<p>Solamente coniugando le nostre  ricette, nel solco della migliore tradizione lib-lab dai “meriti e  bisogni” a “governare il cambiamento”, aggiornandole al 2009,  avremmo, in un sol colpo, riscattato la nostra storia e guardato con deciso ottimismo al fatidico euro-sbarramento. Naturalmente, ora, invece,  diviene impensabile spiegare a Giordano che per uscire dalla crisi bisogna  in primis innescare la crescita e lo sviluppo. Assolutamente velleitario,  dimostrare a Mussi che questa fase delicata necessita di un pacchetto di riforme strutturali. Barzelletta vera e propria, convincere Paolo Cento, dell’urgenza di grandi opere ed interventi infrastrutturali  nel Paese.<br />
Essere riformisti, vuol dire  avere il coraggio e la lungimiranza di guardare al “giorno dopo”  con straordinaria “creatività pragmatica”. Per questo motivo, era  doveroso tutelare la nostra identità e riconoscibilità politica. E’troppo  tempo che ragioniamo col paradigma ”altro non c’era, che potevamo  fare?” I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ed ora, putroppo, non resta che aspettare l’implosione del Pd, augurando la fuga della  Margherita verso il Centro, per esplorare l’ingresso, da sinistra  in ciò che resta (ReD) nel partito nato per la “vocazione maggioritaria”. Semplificando, diventare, in vesti differenti, il correntone Ds. Botteghe appannate. Auguri!</p>
<p>Per dirla con un nostro caro&#8221;amico&#8221;&#8230;  ma che c&#8217;azzecca sto&#8217; minestrone??<br />
Se devo abdicare al mio riformismo, per sposare il massimalismo, barattare  la UIL con la CGIL, il garantismo col giustizialismo, il revisionismo  col dogmatismo, la modernizzazione con il conservatorismo, la laicità col laicismo, Marco Biagi con la Camusso e Cremaschi, il dinamismo con  la staticità, il merito con l’orizzontalità perenne, la flexisecurity  col reddito di cittadinanza, i Sì ed i ragioniamo assieme con i NO  scontati ed aprioristici…</p>
<p>Beh, anziché magnare sta’  minestra, personalmente, preferisco buttarmi dalla finestra.<br />
…standby…</p>
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		<title>[Roba che tocca]Moscate d&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel grande circo che e&#8217; il mondo si possono trovare i personaggi piu&#8217; insoliti, le vicende umane piu&#8217; tragiche, i fatti piu&#8217; incredibili. Diciamo subito che Francesco Mosca non e&#8217; cosi&#8217; insolito, la sua vicenda non e&#8217; affatto tragica, i fatti che gli sono accaduti non sono poi cosi&#8217; incredibili. Pur tuttavia ci sembrerebbe irriconoscente non… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/02/03/roba-che-toccamoscate-dinverno/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><img class="alignright size-full wp-image-1247" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="fmosca" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/02/fmosca.jpg" alt="fmosca" width="200" height="174" /></strong><strong>Nel grande circo che e&#8217; il mondo si possono trovare i personaggi piu&#8217; insoliti, le vicende umane piu&#8217; tragiche, i fatti piu&#8217; incredibili. Diciamo subito che Francesco Mosca non e&#8217; cosi&#8217; insolit</strong><strong>o, la sua vicenda non e&#8217; affatto tragica, i fatti che gli sono accaduti non sono poi cosi&#8217; incredibili. </strong></p>
<p><strong>Pur tuttavia ci sembrerebbe irriconoscente non dedicare su queste pagine un tributo a chi, con le sue scelte e le sua disavventure, ha animato queste pagine per tanti numeri. Del resto, Francesco Mosca incarna forse meglio di chiunque altro la parabola politica del socialismo italiano</strong><strong> degli ultimi 16 anni.<br />
</strong></p>
<p><strong>Ha iniziato la sua vicenda politica all&#8217;indomani di tangentopoli iscrivendosi al SI, ha vissuto da vicino la stagione della diaspora socialista seguendone tutte le evoluzioni e convulsioni fino all&#8217;entusiasmo per la Rosa nel Pugno, quando diventa segretario della Federazione dei Giovani Socialisti. Dalla nascita della Costituente Socialista, di cui aveva previsto il fallimento, prova, senza tropp</strong><strong>o entusiasmo, a lanciare una costituente a livello giovanile, con scarsi esiti, fatto del quale in molti lo hanno rimproverato.<br />
</strong></p>
<p><strong>Discusso per la sua presunta subalternita&#8217; all&#8217;innominabile Villetti,  ha dimostrato la sua coerenza politica nella pur discussa scelta di schierare l&#8217;organizzazione giovanile a sostegno di una delle mozioni del congresso del PS. </strong></p>
<p><strong>Non ha mai avuto una grande fama al di fuori della FGS che pure trovava al suo interno strenui difensori del proprio segretario. Francesco Mosca e&#8217; stato il segretario della FGS per due anni, sei mesi e 22 giorni. La sua vicenda umana e politica e&#8217; stata profondamente legata a questa organizzazione. Per questo ancora maggiore deve essere stata la sua amarezza nel vedersi sfiduciato dai propri fedelissimi all&#8217;indomani di una lettera aperta al segretario del PS Nencini in cui coraggiosamente manifesta il suo nascente distacco dalla linea del partito. Quel distacco che trova compimento nella lettera di dimissioni che pubblichiamo qui.</strong></p>
<p><strong>Non prima di tributare il nostro plauso al gesto romantico che Francesco Mosca ha fatto ieri, presentandosi non atteso, al congresso dell&#8217; &#8220;unica comunita&#8217; politica in cui ancora si riconosce&#8221;, per &#8220;porgere l&#8217;altra guancia&#8221; ai compagni che lo avevano sfiduciato. Ha riconosciuto i propri errori ribadendo le proprie idee, si e&#8217; dimesso da ogni carica. Chapeau.</strong></p></blockquote>
<p><span id="more-1246"></span><em>Alla Presidente del Consiglio Nazionale [del Partito Socialista ] Pia Locatelli; </em></p>
<p>Cara Pia,<br />
ti invio questa lettera per comunicarti le mie dimissioni da membro del Consiglio Nazionale e della Direzione Nazionale. Scelta conseguente alla mia rinuncia, qualche mese fa, di accettare un incarico di lavoro nel partito, che tu stessa mi avevi proposto e di cui colgo l’occasione per ringraziarti.<br />
La mia scelta è frutto di considerazioni politiche, ma non ti nascondo la profonda delusione nei confronti di un partito che non sento più mio. In fondo la mia esperienza dal lontano 1994 nella Federazione dei Giovani Socialisti e quindi prima nel Sì e poi nello SDI aveva come spirito fondamentale quello di ritrovarsi in una comunità. Una comunità sbandata dagli anni terribili di tangentopoli, ma che restava pur sempre una comunità politica, retta da una fortissima fratellanza tra compagne e compagni. Con questo spirito un giovane di diciassette anni era partito un pomeriggio, con la corriera del trasporto pubblico, da un paesino della provincia di Roma verso piazza San Lorenzo in Lucina, con una idea in testa: essere parte attiva della gloriosa storia del socialismo italiano.<br />
I fatti dell’anno trascorso hanno compromesso definitivamente tutti gli sforzi compiuti in questi ultimi quindici anni per la rinascita organizzativa di un grande Partito Socialista.</p>
<p>La vicenda congressuale, che ha investito in pieno, per responsabilità del sottoscritto, la mia FGS, ha dimostrato l’impossibilità di svolgere un’attività politica autonoma nel partito. Oggi se un’immagine mi viene in mente del PS è quella di una piccola setta che viaggia lentamente e a zig zag verso una fine annunciata.</p>
<p>Nel corso di questi mesi rare volte ho espresso la mia opinione sulla conduzione politica del partito e ogni volta sono stato delegittimato su un fronte che per me è il più importante della mia breve esperienza politica: la FGS. Non una telefonata ho ricevuto in questi mesi dal segretario nazionale o da chi, nel corso di questi anni, ha condiviso con me una militanza politica, che al di là della qualità sempre opinabile, certamente è stata di impegno costante e quotidiano nel partito.<br />
Non ho condiviso la scelta della dirigenza nazionale del partito di imporre in Abruzzo l’accordo con il candidato del “manettaro” Di Pietro e i fatti credo abbiamo dato ragione a chi aveva sostenuto la contrarietà a quell’accordo. Mentre è priva di ogni logica politica la scelta di correre in solitaria in Sardegna, dove Soru, nonostante le sue particolarità, rappresenta certamente una novità nello scenario politico nazionale a cui si deve guardare con interesse, non fosse altro perché rappresenta una discontinuità con la tradizione post comunista o cattolica democratica che dominano il PD.</p>
<p>Lo sgretolamento del PS in questi mesi è evidente a tutti, non soltanto a causa dei dirigenti “traditori” usciti dal partito, ma perché non si è riusciti a trovare una via d’uscita politica alta, possibile anche ad un partito dell’uno per cento.</p>
<p>L’inconsistenza di questo gruppo dirigente si è evidenziata in più passaggi politici, con delle vere e proprie ferite alla nostra recente storia politica.<br />
Sul tema della laicità si è proceduto ad uno stravolgimento della posizione storica dei socialisti italiani. Il segretario nazionale si è lanciato in una disquisizione filosofica, che di solito è montata ad arte dai settori più clericali della nostra società, distinguendo tra laicità e laicismo. Si è di fatto stravolta la posizione naturale dei socialisti, arrivando ad istituire una ridicola associazione dei cattolici socialisti.<br />
Sulla “linea” politica si è assistito a delle vere e proprie peripezie. Si è partiti con un unico punto di riferimento: Walter Veltroni. Dal congresso per tre mesi non passava giorno che ad ogni starnuto di un esponente del PD verso la storia socialista, non seguiva una dichiarazione di un esponente della segreteria del PS che sottolineava il carattere storico di quell’apertura.</p>
<p>Tutto condito da una strana idea sulla costituzione di una asse riformista tra il PS, il PD e l’UDC.</p>
<p>Poi si è ripresa la strada dell’autonomismo socialista stile liste del garofano, salvo poi alternarla con una confusa apertura verso la sinistra di Fava e Vendola. Ora si è alla fine con la riforma della legge elettorale per le Europee.</p>
<p>Tutto questo in un momento storico in cui ci sarebbe disperato bisogno di socialismo, in un’Italia intrappolata com&#8217;è tra la crisi dell&#8217;economia globale e le sue eterne anomalie.</p>
<p>Dinanzi a questa situazione che meriterebbe un’azione politica determinata si avverte una mancanza di una qualsiasi iniziativa politica, la scomparsa assoluta dal dibattito politico.</p>
<p>In questi casi invece di limitare il dibattito si dovrebbero coinvolgere i compagni, mentre l&#8217;unico confronto aperto nel partito è quello sull&#8217;ipotetico eletto nel futuro Parlamento Europeo. Senza considerare che oggi, con ben quattro eurodeputati, non si avverte l’importanza di questo traguardo politico se non quello relativo alla “sistemazione” dell’eventuale eletto.<br />
Con l’amore che ho per l’ideale socialista, mi dimetto dal Consiglio Nazionale e dalla Direzione Nazionale perché non condivido nulla delle scelte politiche fatte dal Partito. Resto un semplice iscritto. Orgoglioso della doppia tessera socialista e radicale. Convinto che soltanto da una profonda critica sullo stato comatoso del nostro sistema politico e dalla consonanza con le urgenze che vivono le nostre concittadine e i nostri concittadini possa svilupparsi una grande forza politica laica, socialista, radicale e liberale.</p>
<p style="text-align: right;">Fraterni Saluti</p>
<p style="text-align: right;">Francesco Mosca</p>
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		<title>[Sinistritudini]La malattia della Sinistra va curata con il Socialismo Europeo</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 12:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Nat</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-931" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="pse" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/12/pse.png" alt="" width="200" height="177" />Leggevo sui giornali che qualcosa sta accadendo nella Sinistra italiana. Che cosa? Ma non era tutto finito? Un magma ancora incandescente . Una lenta digestione(non si sa di cosa), che da tempo le sta lacerando le viscere. Sono morti gloriosi partiti, uno il PCI di vecchiaia e l&#8217;altro il PSI di morte violenta e precoce, ma lo shock post trauma ancora non è passato del tutto, anzi si è entrati in una lunga degenza curativa, avendo sperato che qualche buon medico la rianimasse dalla paralisi. Questo processo è durato da troppo tempo, quasi 15 anni! Ebbene la ripresa da questo malessere, non è ancora avvenuta, anzi credo proprio che molti medici vicino al suo capezzale non abbiano avuto la volontà di operare. Tutti i chirurghi sono stati accecati dall&#8217;illusione che qualche medicina governativa la aiutasse a superare l&#8217;impasse post-ideologico senza bisogno di un&#8217;operazione che la rimettesse in carreggiata. Le medicine, i paliativi e le stampelle non aiutano chi ha una malattia cronica, infatti non è risultata la migliore cura per ridestare il paziente. Di chi è la colpa? Io credo che sia una commistione di fattori, i quali agendo con il tempo hanno influenzato e aggravato la malattia. Un malessere, dicevamo, che &#8211; per quanto riguarda un primo fattore &#8211; è stato generato da due tipi di virus con un ceppo comune: il neomassimalismo alternativo di matrice comunista e il cattocomunismo riformista dell&#8217;Ulivo-PD . <span id="more-930"></span>Entrambi sono le evoluzioni del gene PCI, cioè un&#8217;anima con una forma strana e deviante della Sinistra. Una Sinistra che è chiamata tale deve essere il cambiamento, deve avere in sé la volontà di rinnovare il Paese e non essere l&#8217;ultimo baluardo delle rendite di posizione conquistate nel tempo. Nel contempo il solo rinnovamento non basta, ma servono delle certezze che il cambiamento da solo non ti da, per questo la tradizione può dare una mano. Far capire chiaramente chi sei a chi vuole insieme a te cambiare il mondo, anche facendoti dei nemici lungo la strada. Questo è il compito di una moderna Sinistra. Nel mondo la Sinistra è sinonimo di progresso e non di conservatorismo come in Italia. Perché questo? La ragione una risposta me l&#8217;ha data: si passa dalla fase propositiva, quindi attiva, ad una passiva e conservatrice, se non si ha un programma o manifesto per la società; insomma un vero e proprio progetto di vita da condividere con gli altri. Sarebbe ingiusto attribuire tutta la colpa ai virus sopracitati e alla natura conservatrice del PCI, anche perché il corpo ospite (la Sinistra italiana) li ha prodotti e mantenuti al suo interno per lungo tempo. Un secondo fattore è l&#8217;incapacità della classe dirigente italiana nel dirigere e controllare le svolte del Paese, siano queste politiche, economiche e sociali. Ciò deriva dagli ultimi anni di formazione avvenuta in più settori non per merito, ma per cooptazione, fiducia, conoscenza o addirittura per bieco servilismo. Tutti sappiamo però, che non si può condannare solo la classe politica di questo malessere, ma si può allargare lo sguardo critico al complesso marchingegno educativo &#8211; tradizioni, costumi, valori, forma mentis italiana etc&#8230; &#8211; che plagia dalla nascita o devia nel corso della vita, i comportamenti degli italiani. Detto questo la classe politica è solamente lo specchio della società nella quale vive e i politici in Parlamento sono solo i legittimi rappresentanti di questa comunità.<br />
Cosa fare? L&#8217;analisi del presente è negativa, ma il futuro diventerà convincente quando la Sinistra vorrà cambiare la società in meglio e lo farà con convinzione, quando avrà dei mezzi a sua disposizione adeguati. Quali sono? I valori, con i quali si sa bene da dove si è partiti in passato; le idee e i progetti per capire quale uso si vuole fare della politica, se personale o per il bene comune; una tradizione di solidarietà, giustizia sociale abbinata a moderne idee di libertà (economica e civile) e soprattutto una volontà di voler comunicare ed integrare le varie culture. Chi abbina tutto questo? In Europa esiste un gruppo che si chiama PSE, dove si mette a frutto il meglio del passato per capire con l&#8217;esperienza, quali sono le battaglie del futuro.<br />
&#8220;Eppur il vento soffia ancora&#8230;&#8221; come diceva Bertoli nella sua famosa canzone. Si ha voglia di nuovo, ma necessariamente il tutto viene rapportato ad un cuore antico e glorioso, il cuore socialista.</p>
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		<title>[Dall&#039;Europa col furgone]Sono &#8220;socialismo&#8221;, mica socialista, neh?!</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 12:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Cruciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste settimane impazzano le discussioni e le polemiche relative alla collocazione europea del PD: PSE o non PSE?Uolter fa il solito balletto linguistico, piroettando su uno spettacolare &#8220;dialogheremo col PSE ma non saremo nel PSE&#8221;. Roba da far fregare le mani agli addetti ai lavori, e a chi mastica un pò di politica, e che… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/12/26/dalleuropa-col-furgonesono-socialismo-mica-socialista-neh/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.disinformati.org/wp-content/uploads/vaffanculo_dito.jpg" alt="http://www.disinformati.org/wp-content/uploads/vaffanculo_dito.jpg" width="200" height="216" />In queste settimane impazzano le discussioni e le polemiche relative alla collocazione europea del PD: PSE o non PSE?Uolter fa il solito balletto linguistico, piroettando su uno spettacolare &#8220;dialogheremo col PSE ma non saremo nel PSE&#8221;. Roba da far fregare le mani agli addetti ai lavori, e a chi mastica un pò di politica, e che non sopporta il maanchismo da prete di campagna del segretario del PD, mentre al cittadino &#8220;normale&#8221; la cosa scivolerà nell&#8217;indifferenza più totale.<br />
L&#8217;Italia è un paese anomalo: a chiacchiere sono tutti di sinistra, ma nei fatti la maggioranza ce l&#8217;ha la destra.Motivo?E&#8217; che ogni elettore di sinistra ha la propria personale idea di sinistra, come se fosse il proprio orticello di casa&#8230;<br />
Un paese normale dovrebbe avere un grande partito ancorato al Socialismo Europeo e al massimo due sparute rappresentanze della Sinistra Europea e dei Liberali.<br />
Un paese anormale invece ha il più grande partito di opposizione che si spacca tra PSE e ALDE, e che non sa dove andare in Europa (&#8220;a quel paese&#8221;, mi verrebbe da dire&#8230;), un partito di destra illiberale che invece sta a sinistra e addirittura aderisce all&#8217;ALDE (!), 2 partiti comunisti, un partito socialista, uno pseudo socialista e i Verdi.Roba da mettersi le mani nei capelli.<br />
<span id="more-934"></span>Il discorso del Socialismo Europeo è molto sentito (sempre dagli addetti ai lavori, non dal cittadino, eh&#8230;), ed è motivo di grande fermento nella base. Ci sono iniziative ambiziose, appelli con documenti scintillanti e riempiti dei migliori propositi, quasi da lustrarsi gli occhi dalla gioia. Ma poi fai la conta: 1,2,3,5&#8230;10&#8230;n (tendente a + infinito!) documenti/appelli/ecc., tutto condivisibili, per carità, ma sono sempre tante, troppe iniziative in ballo (alle quali partecipano, ahinoi, sempre i soliti 4 gatti). Ma la cosa peggiore è che tutte queste iniziative, o quello che sono, vanno tutte indipendenti l&#8217;una dall&#8217;altra, per la devastante logica sinistrorsa del &#8220;più intelligente&#8221;<strong>*</strong>.<br />
Nel dibattito sul PSE si aggiunge una particolarità tutta nostrana: c&#8217;è una certa classe politica e una buona parte della base che si riconosce nei valori del Socialismo Europeo, li richiama e li esalta come fossero la panacea di tutti i mali&#8230;e poi?In Italia si fanno chiamare in mille modi diversi, ma guai a definirli SOCIALISTI!AAAARGH!PAROLA PROIBITA! Il top di questa categoria è rappresentato da Sinistra Democratica, che è &#8220;per il Socialismo Europeo&#8221; ma non ha alcun riferimento diretto al socialismo nel nome che poi passa nell&#8217;opinione pubblica.Senti tutti gli esponenti che si fanno piena bocca di &#8220;socialismo&#8221; e tentennano nel definirsi &#8220;socialisti&#8221;. Piroette linguistiche, quasi alla pari di Uolter!<br />
Poi c&#8217;è un&#8217;altra razza, ancor peggiore della precedente, ed è quella che sta all&#8217;interno del guazzabuglio Piddino, razzaccia di quelle che si incollano alla poltrona europea stando in un partito italiano che non potrebbe neanche ambire a quella poltrona, e di quelle che firmano a nome di un partito italiano defunto&#8230;a pensarci ho i conati di vomito!<br />
Di questo passo alle prossime elezioni avremo un risultato inquietante: il PSE, la più importante sinistra a livello europeo, in Italia potrebbe non essere più rappresentata, a meno che il PS raggiunga un risultato strabiliante, e ne dubito fortemente, viste le &#8220;stitichezze&#8221; politiche che stanno caratterizzando l&#8217;azione &#8220;a tutto campo&#8221; di questo partito.<br />
Mentre agli altri compagneros, signori &#8220;Socialismo, non Socialisti&#8221;, dico francamente: se volete essere nel PSE imparate prima a definirvi SOCIALISTI anche in Italia, altrimenti consiglio anche a voi la stessa identica scelta del PD per la collocazione europea, tanto &#8220;sapessi quanta gente che ce sta&#8221; (Alberto Sordi docet)!<br />
____________________</p>
<p><strong>*</strong><em>Logica del più intelligente: io propongo X, poi arriva Pincopallo che dissente e propone Y; io e Pincopallo dibattiamo, non arriviamo ad un accordo e si crea la &#8220;corrente&#8221; X e quella Y; se arriva anche Tizio e propone Z a me e a Pincopallo, poi si giunge allo stesso epilogo di prima e le &#8220;correnti&#8221; diventano 3&#8230;e così via, all&#8217;infinito.</em></p>
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		<title>[Carne al fuoco] Chi non passa alla storia, passa alla geografia</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consapevoli di non poter passare alla storia, forse succubi di una sindrome di minorità, tipica di chi è erede di chi la storia l’ha fatta, i leaders della costituente stanno utilizzando gli ultimi giorni prima della presentazione delle mozioni in un’accanita discussione di geografia. Geografia politica per la precisione, dividendosi in agguerrite fazioni che discettano se… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-chi-non-passa-alla-storia-passa-alla-geografia/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-chi-non-passa-alla-storia-passa-alla-geografia/"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 5px; float: right;" src="http://inoz.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/10627/carne_al_fuoco.PNG" alt="" width="301" height="77" /></a>Consapevoli di non poter passare alla storia, forse succubi di una sindrome di minorità, tipica di chi è erede di chi la storia l’ha fatta, i leaders della costituente stanno utilizzando gli ultimi giorni prima della presentazione delle mozioni in un’accanita discussione di geografia.<br />
Geografia politica per la precisione, dividendosi in agguerrite fazioni che discettano se collocarsi a destra o a sinistra del PD.<br />
Per carità, meglio del vuoto pneumatico che fin qui ha contraddistinto il dibattito precongressuale, ma ciononostante una discussione sterile.<br />
Le possibili collocazioni emerse dal dibattito sono all’incirca due (e mezzo): la prima, in ordine cronologico, è quella proposta e riproposta da più parti di dare luogo a una nuova Epinay, dal nome della cittadina francese dove ebbe luogo il congresso con cui Francois Mitterand tenne a battesimo il PS francese, dando luogo ad un più vasto rassemblement socialista collocato a sinistra del PD. E’ questa anche la posizione della candidata Locatelli, che però non si sbilancia riguardo a come ci si dovrebbe porre rispetto al PD.<br />
Ed in effetti è proprio in relazione ai partecipanti alla Epinay di cui sopra (SD?Rifondazione?Parti del PD?Vaste ma generiche forze della sinistra?) che le possibilità si moltiplicano e la chiarezza si perde dietro all’angoscioso dubbio: unire chi, dentro cosa? L’unica certezza di questa posizione, che vale come una posizione e mezzo, è che dobbiamo stare a sinistra del PD.<br />
La seconda possibilità è stata esplicitata da Gianni De Michelis nella manifestazione fiorentina in cui dichiarava il suo possibile endorsment per la candidatura Nencini (a proposito, Nencini facci un fischio e dicci cosa pensi!): il PS deve diventare una zattera che galleggi tra PD e PDL.</p>
<p><span id="more-502"></span>I fautori e sostenitori della prima opzione dovrebbero a mio parere riflettere su alcuni punti:<br />
- il PS ha partecipato alle elezioni con una collocazione dichiaratamente intermedia tra SA e PD, con gli esiti che tutti abbiamo avuto modo di apprezzare.<br />
- La cultura politica e la storia socialista hanno molto più a che spartire con le posizioni espresse dal PD (quando e se si degnano di esplicitarle) che con il massimalismo delle anime belle che popolano la sua sinistra. E pensare di rifondare la sinistra senza coinvolgere il PD è come vincere una partita a scacchi senza usare 9/10 dei propri pezzi…</p>
<p>A Gianni De Michelis risponderei invece che pensare di fare l’ago della bilancia con lo 0,9% nell’Italia veltrusconiana è allo stesso tempo velleitario e offensivo; velleitario perché  siamo quattro gatti in mezzo a un mare di cani, offensivo perchè il nome che portiamo ci impone di pensarci e di pensare in grande, a meno di non credere che quando Andrea Costa e Filippo Turati fondarono nel 1892 il Partito dei Lavoratori, l’abbiano fatto per essere “l’ago della bilancia”.</p>
<p>Ma ciò che è più importante capire, stavolta per tutti, è un altro aspetto del problema: che lo si voglia o no il blocco PD – PDL ha cannibalizzato il grosso dello spettro destra-sinistra dello scenario politico italiano, mentre le presenze ingombranti di UDC e Rifondazione si premurano di tappare le falle residue, come la metti la metti il risultato non cambia: NUN C’E’ TRIPPA PER GATTI, NE’ A DESTRA NE’ A SINISTRA DEL PD!<br />
E’ l’idea stessa di circoscrivere in un rigido perimetro di geometria politica l’azione di un partito che si pensa e si vuole socialista, riformista e a vocazione maggioritaria ad essere erronea; bisogna accettare il fatto che l’elettore tende sempre più ad anteporre la tutela dei propri legittimi interessi alla propria connotazione ideologica.<br />
Quello della collocazione è pertanto un finto problema dettato dai riflessi politicisti di chi finge di non sapere che un partito può rappresentare un pezzo di società se e solo se è dotato di radici forti che a quella società lo legano, radici che, disgraziatamente, noi abbiamo perso da diverso tempo.</p>
<p>Non possiamo nemmeno fare finta di non vedere che il tentativo di stabilizzare un assetto bipartitico ha una potenza inerziale in grado di farci sparire in un battibaleno se non disponiamo di ragioni forti e valide che dimostrino la necessità della nostra esistenza. Fin qui ci siamo affidati solo a un’osservazione, pure se di buon senso: “se i socialisti sono presenti in tutta Europa, perché dovrebbero sparire qui in Italia?”. Non è bastato, non può bastare.<br />
E allora forse, invece che dividerci sulla microfrazione di elettorato che dovremmo vanamente andare a contenderci prima della definitiva vittoria del bipartitismo con annessa nostra sparizione, sarebbe cosa buona e giusta unirci su quelle che sono storicamente e fattivamente le ragioni della fine della diaspora e della nascita del PS. Io ne individuo due, una legata al passato e una legata al futuro:</p>
<p>-    tenere viva la Questione Socialista, ovvero quel complesso di questioni che per le più varie ragioni ha sempre costituito il centro dell’anomalia del sistema politico italiano e per ciò stesso costituisce la vera chiave di lettura del tentativo di affermare il bipartitismo in questo paese.</p>
<p>-    utilizzare la preziosissima cultura politica di cui disponiamo, quella del socialismo liberale, per elaborare un’offerta di società questa sì alternativa, da destra e da sinistra, al guazzabuglio cattocomunista piddino.</p>
<p>In concreto questo vuol dire due cose:<br />
-    linea politica autonomista e corsara, che espliciti nei limiti del possibile la Questione Socialista medesima puntando ad esacerbare le contraddizioni del PD (vi dice niente la questione Giustizia?) e alimentando l’iniziativa per una forza MAGGIORITARIA che si richiami al socialismo. E’ ovvio che una forza di questo tipo non può nascere contro e a sinistra del PD ma solo da una disarticolazione del PD stesso.<br />
-    Ideazione di una forma partito capace di creare quegli strumenti di elaborazione necessari a formulare una credibile offerta di società, chiaramente alternativa a quelle attualmente esistenti.</p>
<p>La domanda, molto retorica in verità, è: c’è nel gruppo dirigente socialista, qualcuno che ha il coraggio e le capacità di esplicitare e portare avanti un simile progetto? Ai candidati alla segreteria l’ardua sentenza…</p>
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		<title>[Congresso Socialista] Lettera aperta e politicamente scorretta a Riccardo Nencini</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 11:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Onorevole Nencini, Le scrivo questa mia lettera aperta perché sento un bisogno profondo di mandarLa solennemente a quel paese spiegandoLe dettagliatamente il motivo. Vede, da quando da diverse parti mi è giunta voce che Lei si sta dando da fare alacremente per perorare la causa della sua candidatura a segretario del mio partito, ho iniziato, come… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/07/congresso-socialista-lettera-aperta-e-politicamente-scorretta-a-riccardo-nencini/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/07/congresso-socialista-lettera-aperta-e-politicamente-scorretta-a-riccardo-nencini/" target="_self"><img class="alignright size-full wp-image-484" style="border: 0pt none; margin: 10px; float: right;" title="scorrettamente-a-congresso" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/scorrettamente-a-congresso.gif" alt="congresso del partito socialista" width="250" height="72" /></a><span>Onorevole Nencini,</span></p>
<p>Le scrivo questa mia lettera aperta perché sento un bisogno profondo di mandarLa solennemente a quel paese spiegandoLe dettagliatamente il motivo.</p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Vede, da quando da diverse parti mi è giunta voce che Lei si sta dando da fare alacremente per perorare la causa della sua candidatura a segretario del mio partito, ho iniziato, come molti altri compagni, a scervellarmi giorno e notte per capire le sue intenzioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Mi sono lungamente interrogato su quali fossero le sue posizioni in merito alla linea politica che il nostro partito dovrebbe tenere (per intenderci, io la voglio autonomista!), ho trascorso le mie sere a cercare di indovinare il modo in cui lo avrebbe gestito questo benedetto partito (in caso cerchi di ricordarsi: apertura linearità e trasparenza!), e, pensi un po’, sono arrivato a pensare a lei anche prima di addormentarmi la sera, immaginando quali sarebbero state le battaglie su cui ci avrebbe tutti impegnati qualora investito dell’ambito (!?) ruolo (essere alternativo al PD e non entrarci dentro, tanto per essere chiari).</span></p>
<p><span id="more-480"></span><span>Non che fosse l’unico oggetto delle mie fantasie, se così le si può chiamare senza timore di venire di lì a poco ricoverati, dal momento che di voci su papabili segretari ne circolano più che pettegolezzi su Ronaldo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Di lei però mi sono (pre)occupato particolarmente, per motivi che saranno chiari tra poche settimane. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>A tal punto è giunta la mia curiosità in merito alle sue intenzioni, che mi sono addirittura comprato il libretto che lei ha scritto di recente, in merito alla giornata passata con la sua amica e grande scrittrice e giornalista Oriana Fallaci poco prima che l&#8217;alieno la portasse via. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Ho così scoperto molte cose su di lei, quasi cinquantenne, giovane deputato ai tempi di tangentopoli, europarlamentare una prima volta, fregato da Martelli al turno successivo, approdato poi via listino bloccato al consiglio regionale toscano di cui è presidente dal 2000. Scrive bene e mostra una cultura invidiabile e pur non avendola mai sentita parlare, dalla faccia che appare nel retro di copertina, mi sentirei di definirla una persona perbene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>E però. E però mi sentirei di fare un torto ai miei 23 anni, alla mia voglia di cambiare il mio paese in meglio, al mio desiderio possente di spiattellare ai quattro venti le mie, le nostre, idee, le mie, le nostre, ragioni, se non le dicessi che c’è qualcosa che proprio non mi torna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Non mi torna l&#8217;affannarsi per la massima carica di un partito che non arriva all’1% dei consensi, perché a giocare al piccolo politico siamo buoni tutti, magari con una bella partita a monopoli con gli amici…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>E amici, noi 75000 tesserati (si lo so che il tesseramento è gonfiato ma lasciatemi essere fesso!) non so se ci possiamo proprio definire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Siamo compagni però, e vogliamo discutere di politica in un partito politico! E io da un mese a questa parte, di politica sento parlare pochino nel mio adorato partito. Da qui nasce la mia frustrazione che le riverso addosso. Vorrei che lei e gli altri come lei urlassero si sbracciassero e corressero a destra e a manca a spiegare, spiegarmi e spiegarsi a che cavolo può servire, come cavolo deve essere, chi cavolo deve rappresentare un Partito Socialista in Italia nel 2008. Perché io in materia ho le mie idee e il sospetto che siano solo mie (e di pochi altri giovincelli idealisti), che mi stia illudendo inseguendo una chimera, un progetto politico fasullo che servirà solo a qualche furbacchione per avvantaggiarsi dei privilegi residui riservati all’appendice più sfigata della famigerata casta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Io credo le convenga di rendersi conto che qua di trippa per gatti ce ne è pochissima per tutti, che un partito dell’1% si deve giocare il tutto per tutto per diventare grande o è giusto che muoia, che ci si deve rimboccare le maniche, trovare una mission adeguata su cui guidare noi spauriti militonti e mettersi a lavorare duramente il giorno e la notte. E’ proprio sicuro di volerlo fare? O più probabilmente pensa da segretario del PS di amministrare l’esistente (poco) mirando a risultati modesti (molto).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Vede Presidente Nencini, per me la politica è ancora passione, e visto che alla mia giovane età non ho niente da perdere e tutto da guadagnare mi sento in dovere di dirle che nella seconda più probabile prospettiva, la mia tessera del Partito Socialista, la prima, sarà anche l’ultima. E il mio Vaffa sarà ampiamente giustificato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Non le nascondo che spero con tutto il cuore di sbagliarmi. Spero che la mozione che le darà eventualmente i delegati per assumere il ruolo cui punta, susciti in me l’entusiasmo necessario ad andare, per la prima volta in vita mia, armato di tessera e documento di identità, a votare per costruire un progetto politico in cui possa riconoscermi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span>Dunque la mando a quel paese convinto che non si offenderà. Lo faccio in nome di un politicamente scorretto che sperò sarà la cifra del suo agire nel caso dovesse diventare segretario. Se permette le do anche un consiglio non richiesto, masentito: prenda in prestito un po’ di quel coraggio che la sua amica Oriana ha trovato per denunciare al mondo la stoltezza di quei mentecatti dei fondamentalisti islamici, getti il cuore oltre l’ostacolo e faccia tutto quanto è nelle sue capacità per rendere un servizio a sé stesso, al suo partito e al paese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify;"><em><span>E’ assolutamente evidente che tutte le argomentazioni sopra esposte si applicano in eguale misura nei confronti di tutti gli altri eventuali candidati segretari.</span></em><span> </span></p>
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