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	<title>Labouratorio &#187; popolo delle libertà</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Coppie di fatti] Quanto dura la luna di miele fra Silvio e gli italiani?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 11:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Nicola Carnovale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-683" title="lunadimiele" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/09/lunadimiele.png" alt="" width="364" height="204" /></p>
<p>Se l’esito delle elezioni dello scorso aprile, era dato per scontato dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori del mondo politico e di tutto ciò che in torno ad esso gravita, decisamente non si avevano certezze riguardo gli indici di gradimento di cui il nuovo governo avrebbe goduto nei mesi avvenire. La domanda che riecheggiava (e che riecheggia) &#8211; visti i trascorsi non certo idilliaci dei precedenti governi &#8211; è quanto duratura potesse essere “la luna di miele” tra Berlusconi ed il paese. Ma soprattutto, che tipo di reazioni si sarebbe manifestata innanzi ai primi provvedimenti di una stagione difficile che lo stesso premier, accortamente, annunciò essere contrassegnata da sacrifici.</p>
<p><span id="more-684"></span>L’esito elettorale univoco, conquistato dall’accoppiata Pdl – Lega (e marginalmente Mpa)  è maturato più in un clima di esasperazione e di delusione collettiva generato dal Governo Prodi, con il complice incremento di fobie – alimentate e gestite saggiamente dall’allora opposizione &#8211; ma decisamente meno sulla reale conoscenza e consapevolezza da parte degli elettori sulla natura delle riforme che quella maggioranza avrebbe portato avanti in caso di vittoria. Tale situazione rappresentava e rappresenta a tutt’oggi una grande incognita per il futuro. I dati dei sondaggi, quelli governativi e finanche quelli di opposizione, segnalano allo stato un forte e consistente gradimento dell’azione governativa. Ma quanto questa sia stabile e duratura non è dato saperlo. L’incognita sopraccitata né rappresenta una discriminante importante.</p>
<p>L’azione riformatrice del governo è pressoché in stand-by, bloccata ieri dalla questione rifiuti, oggi da quella Alitalia. Non è certo né ipotizzabile, né auspicabile, che questa situazione di stallo si protrai oltremodo. Delle riforme strutturali annunciate &#8211; che costituiranno il vero banco di prova per il gradimento dell’azione di governo – nessuna, ovviamente anche in virtù dei tempi necessari, è ancora andata in porto o ha spiegato in pieno i suoi effetti. La grande riforma istituzionale ancora è in fase di concepimento, pur potendo contare su accordi di massima con le opposizioni, riscontrati anche nella Commissione Riforme della scorsa legislatura. I provvedimenti in materia di riordino del sistema giudiziario (cosa diversa dallo Scudo Alfano) sono pressoché dei pour parler. L’innovativa manovra finanziaria su base triennale, non può essere ancora correttamente giudicata nel suo complesso e per i suoi effetti, impercettibili allo stato dai cittadini. Il giudizio positivo sull’operato del governo, sembra essere quindi dovuto più ad una importante e non banale capacità comunicativa dello stesso premier, ed alle numerose circolari ministeriali ad effetto &#8211; specie quelle del Ministro Brunetta &#8211;  piuttosto che ad una incisiva azione riformatrice.</p>
<p>Solo l’entrata a pieno regime dei primi reali provvedimenti, quali quello in materia d’istruzione del Ministro Gelmini &#8211; allo stato molto discusso – e l’approvazione definitiva della riforma fiscale, potranno segnalarci la vera ed effettiva sintonia tra l’azione del governo Berlusconi ed il paese. In particolare il provvedimento fiscale, una volta approvato definitivamente, dovrà convincere in profondità e fare i conti con un elettorato meridionale, che se bene si è pronunciato e sembra ancora orientarsi  in favore del centrodestra, non potrà certo accogliere benevolmente un provvedimento fortemente penalizzante nei suoi confronti. La mobilità elettorale presente nel Mezzogiorno, non è certo cosa da poco, se si pensa che è l’unica area geografica del paese che ha dimostrato nel corso dell’ultimo ventennio, di avere comportamenti marcatamente opposti di volta in volta. La durata della luna di miele dipende anche e soprattutto da questo. Ma se sarà realmente un matrimonio duraturo, solo l’arduo e necessario banco di prova delle riforme di struttura potrà darci risposte concrete.</p>
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		<title>[Ad un mese dal voto] Oltre le ideologie</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 19:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Nicola Carnovale E’ trascorso poco più di un mese dalle elezioni politiche che hanno dato al nostro paese un nuovo governo ed un nuovo leader espressione di un’ampia maggioranza, figlia di una moltitudine di speranze, attese, ma soprattutto paure, che vivono e crescono all’interno della nostra società. Forse, più di ogni altro partito e… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/27/ad-un-mese-dal-voto-oltre-le-ideologie/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>articolo di Nicola Carnovale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-522" style="border: 0pt none;" title="crossing the box" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/vote2.jpg" alt="" width="384" height="135" /></p>
<p>E’ trascorso poco più di un mese dalle elezioni politiche che hanno dato al nostro paese un nuovo governo ed un nuovo leader espressione di un’ampia maggioranza, figlia di una moltitudine di speranze, attese, ma soprattutto paure, che vivono e crescono all’interno della nostra società. Forse, più di ogni altro partito e di ogni altra forza politica, i raggruppamenti che meglio hanno saputo carpire lo stato d’animo reale presente nel paese, sono stati la Lega Nord e L’Italia dei Valori.<br />
Il dato elettorale delle due forze, va ovviamente analizzato nel contesto formatosi del voto utile, che ha finito per incidere notevolmente, in maniera più che positiva, per quelle forze che godevano di un collegamento con il due grandi contenitori, Pd e Pdl. Ma dall’affermare il vantaggio di un collegamento a farlo diventare esclusiva discriminante  a cui ricondurre  il sorprendente risultato di entrambe le forze in questione &#8211; specie per quella dell’anti-bandolero per eccellenza Tonino – meno per la Lega &#8211; sarebbe non solo un errore politico per il futuro, ma dimostrerebbe una valutazione superficiale ed una incomprensione profonda, sui processi sociali in atto nel nostro paese.</p>
<p><span id="more-521"></span>In un recentissimo articolo a firma di Tito Boeri, lo stesso mette in evidenza, correlando una serie di cifre e numeri, di come non casualmente a riscuotere successo siano stati i due partiti che, pur da schieramenti opposti, si sono opposti all’indulto. Niente di più vero. Il problema legalità nel suo complesso, con la specifica questione della sicurezza, è stato il vero fattore discriminante tra una forza e l’altra in campagna elettorale, e sicuramente, su questo terreno, Lega e Idv erano &#8211; pur concentrando l’attenzione su tematiche inerenti ma differenti tra esse – quelle con il maggior numero di carte in regola. Ma anche questa riflessione non può essere considerata, per quanto specifica e correlata di contenuti forti, esaustiva. A mio avviso, vi è da riscontrare un nuovo atteggiamento dell’elettorato, anche tra quello più tradizionalmente politicizzato, indifferente non solo innanzi ad una proposta di tipo prettamente ideologico(comunista, missino, socialista, democratico cristiano…), ma innanzi allo schema destra e sinistra.</p>
<p>Queste due categorie, oggi più che mai, non sono più valide non solo se considerate dal punto di vista ideologico, ma esse risultano valicare schemi anche puramente identitari. La domanda da porsi che manderebbe in crisi molti, è se la Lega sia da considerarsi un partito di destra, oppure se Idv, si alla stregua è da considerarsi di sinistra. Se la logica protezionista di un mercato chiuso in se stesso a difesa ed a tutela del “nostrano” è tipico della cultura delle destre storiche che abbiamo conosciuto negli anni passati in Europa e non solo, beh, movimento più no global della Lega (e del Tremonti pensiero) non c’è. Ed altrettanto, non mi sembra che le proposte dipietriste rispecchino  canoni identitari vagamente di sinistra.</p>
<p>Da questa riflessione, non solo sorge la domanda di come sia possibile portare a semplificazione il sistema istituzionale e politico italiano(viste le vistose diversità anche tra alleati), riconducendo tutto a due forze politiche distinte e contrapposte, ma di come sempre più destra e sinistra si scambiano ruoli e posizioni, talvolta anche paradossalmente. Ciò non può né meravigliarci, né destare preoccupazione. In tutto il globo sono in atto processi similari. In Europa i casi sono molti, taluni anche risalenti a molti anni indietro. Un esempio non recente, ma che potremmo definire quasi accademico, può essere il labour bleriano, che spostatosi su un fronte marcatamente liberale ha finito per occupare quasi per intero il fronte avversario, fattore da cui deriva anche la lunga stagione di governo. Insomma, ridefinire destra e sinistra, dandogli una contestualizzazione non semplicemente nazionale non è allo stato affatto facile, anzi, appare una impresa.</p>
<p>Non solo non è un male, ma il tutto è frutto del nostro tempo. E’ frutto delle società postmoderne, la cui  dinamicità risulta essere di gran lunga maggiore rispetto alla capacità di esser compresa dalla staticità politica dei rappresentati e più propriamente dei governanti del momento. In questo contesto chi per primo comprende o percepisce anche in minima parte una dinamica in atto, ovviamente la fa propria. Insomma, il revisionismo politico e culturale, se di questo possiamo parlare, oggi parte dal basso, e non dai vecchi salotti pensanti di ottocentesca memoria. E’ forse una novità. Ma serve pur sempre, e questo in piena continuità, qualcuno una mano d’opera attenta.</p>
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		<title>[Ad un mese dal voto] Per le riforme condivise</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 19:05:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[articolo di Federico Cencini Dopo la scottante sconfitta elettorale che ha visto il Partito Socialista uscire dalle aule parlamentari bisogna domandarsi, in primo luogo, come si è arrivati a questa situazione e riflettere sui temi sociali (fra i quali, i più importanti, sono Giustizia, Lavoro, Sicurezza) che sono molto importanti per la vita dei cittadini. Sentirsi… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/27/ad-un-mese-dal-voto-per-le-riforme-condivise/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-522" style="border: 0pt none; margin: 5px; float: right;" title="crossing the box" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/vote2.jpg" alt="" width="250" height="87" /><strong>articolo di Federico Cencini</strong></p>
<p>Dopo la scottante sconfitta elettorale che ha visto il Partito Socialista uscire dalle aule parlamentari bisogna domandarsi, in primo luogo, come si è arrivati a questa situazione e riflettere sui temi sociali (fra i quali, i più importanti, sono Giustizia, Lavoro, Sicurezza) che sono molto importanti per la vita dei cittadini.<br />
Sentirsi padroni a casa nostra è un diritto/dovere sancito dalla Costituzione e dalle leggi di questo stato. La sinistra italiana deve ritornare in mezzo alla gente e capire i malumori che sono presenti attualmente nella società italiana. In secondo luogo ha contribuito alla sconfitta elettorale lo scarso senso di responsabilità di una parte della maggioranza che sosteneva il governo Prodi.</p>
<p><span id="more-523"></span>Mi ricordo, con non molto entusiasmo, le manifestazioni di alcuni esponenti del governo contro il loro stesso governo. Una parte della sinistra italiana deve capire che deve abbandonare la concezione di essere di lotta e di governo. Quando siamo al governo, a mio modesto parere, bisogna pensare all&#8217;interesse generale del paese e non solo al proprio elettorato, infatti, a mio giudizio, è proprio questo che ha fatto franare il consenso di queste forze politiche. Credo molto onestamente che il progetto del Partito Democratico debba andare avanti perchè è grazie all&#8217;On. Walter Veltroni che si è arrivati alla semplificazione partitica che è molto importante al fine di prendere decisioni più rapide possibili perchè l&#8217;Italia ha bisogno urgentemente di riforme condivise (e non farsi la lotta tra i vincitori e i vinti che durava in Italia da troppo tempo).</p>
<p>Trovo lodevole e di buon auspicio l&#8217;incontro avvenuto la settimana scorsa tra il Premier Berlusconi e l&#8217;On. Walter Veltroni. Le riforme sono fondamentali per questo paese se vuole ritornare ad essere un soggetto in grado di contare nel mondo e l&#8217;Italia deve avere voce nel consesso internazionale. Inoltre è un segnale molto forte ai cittadini aver ritrovato quella serenità che mancava da anni in Italia. Quindi giudico positivamente l&#8217;operato dell&#8217;On. Walter Veltroni e non vedrei di buon occhio ritornare al vecchio centrosinistra perchè rifarebbe ricadere nel baratro il paese. Semmai il progetto che indico è quello di continuare su questo solco e di cercare alleanze con chi condivide il progetto.</p>
<p>Ma questo si vedrà nei prossimi mesi e anni se è stato un progetto giusto e se darà i buoni frutti che si augurano tutti i cittadini perchè il paese sente la necessità di vivere in un paese pacato dove ci sia il rispetto reciproco.</p>
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		<title>[n.23] Labouratorio e la ciccia socialista</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eppur si muove. Il dibattito pre-congressuale del Partito Socialista &#8211; pur nel permanere di clandestinità latenti &#8211; inizia a muoversi. Ma qua, as usual, si è all&#8217;avanguardia e mentre gli altri ancora si stiracchiano Labouratorio sculetta allegramente davanti al proprio barbecue di spunti di dibattito. E per non farvi mancare nulla son pure tornate le previsioni… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/23-labouratorio-e-la-ciccia-socialista/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Eppur si muove. Il dibattito pre-congressuale del Partito Socialista &#8211; pur nel permanere di clandestinità latenti &#8211; inizia a muoversi. Ma qua, as usual, si è all&#8217;avanguardia e mentre gli altri ancora si stiracchiano Labouratorio sculetta allegramente davanti al proprio barbecue di spunti di dibattito. E per non farvi mancare nulla son pure tornate le previsioni del colonnello Albano. Un numero per buongustai, buon appetito!<br />
T.C</em></p>
<p><strong>Editoriale di Carlo D&#8217;Ippoliti</strong></p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/23-labouratorio-e-la-ciccia-socialista/"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px; float: right;" src="http://inoz.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/10627/Lab23.PNG" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Il dibattito politico interno al PS ricorda la passata campagna elettorale: tutti a fare a chi ce l’ha più riformista. (il partito, o il leader)<br />
QUALI “riforme” fare, non molti si degnano di precisarlo. In realtà, se non quando veramente costretto, fuori delle aule parlamentari il dibattito politico italiano non parla di contenuti. Almeno dall’inizio della Seconda Repubblica.<br />
Da allora, Sartori si  sbraccia di dirci che la colpa, della degenerata politique politicienne, è nel numero eccessivo e nelle manie di protagonismo dei piccoli partiti. Peccato che, morti i “nanetti”, lui stesso non trovi niente di meglio da dirci, che riproporre la (errata) teoria della sovrappopolazione di Malthus. Tremonti d&#8217;altronde, ha definitivamente chiarito che il PdL è un partito conservatore, non liberale, e ci ha dato la sua visione della globalizzazione (visione, purtroppo o per fortuna, ignorata dal dibattito).<br />
Di contenuti di rilievo -ciccia- c’è poco altro.<br />
Insomma, se la gente si disinteressa di politica, o cade nell’antipolitica, non me la sento di dire che è colpa sua. Vi interessereste voi di sapere chi prende la poltrona di Ministro per l’attuazione del programma? Se state leggendo questo editoriale forse sì, ma la colpa è vostra.<br />
Sarebbe interessante aprire un dibattito sul dibattito, ovvero sulle ragioni del suo inaridimento. Dalla comprensione di questo, potremmo identificare spazi politici (e forse editoriali) da cui ricominciare a fare una politica che sia un po’ più interessante dell’annosa questione se il PS debba stare a sinistra del PD ma a destra di SA, o a destra del PD e a sinistra del PdL. (scusate sono un povero ingenuo, ma è uno dei privilegi che preferisco, per noi accademici nelle torri d’avorio)</p>
<p>Provo allora a buttar giù qualche ipotesi (in ordine sparso) che, guarda caso, nasconde anche qualche implicita risposta alla domanda “di quali riforme parliamo?”.</p>
<p><strong>1.</strong> i partiti si sono lanciati alla conquista del favore di Confindustria, favore divenuto finalmente accessibile in regime di concorrenza tra più partiti, dopo l’abbandono da parte del P-DS dell’ideologia comunista.<br />
<strong> 2.</strong> i politici hanno creduto alla teoria dell’elettore mediano, ovvero che le elezioni si vincono al centro, convergendo obiettivamente nei programmi e nella prassi.<br />
<strong> 3.</strong> nel settore della stampa e dell’informazione non vige la minima concorrenza. I giornali più agguerriti e indipendenti al massimo “fanno commento”, ma certo non fanno informazione.<br />
<strong> 4.</strong> l’università è ormai frantumata in un pulviscolo di micro-sedi, che rende la vita impossibile ai professori, oberati di cattedre da spartirsi e senza più tempo per dedicarsi alla società.<br />
<strong> 5.</strong> gli intellettuali non hanno più un ruolo sociale. (scusa, chi?)<br />
<strong> 6.</strong> l’enorme ulteriore concentrazione di potere finanziario e industriale che si è avuta nel nostro Paese negli ultimi decenni ha eliminato un buon numero di conflitti di interesse, nella società e nella politica: non c’è più molto di cui discutere dal punto di vista dei “poteri forti”.<br />
<strong> 7.</strong> ci sono ancora in Italia troppe poche lobbies, e troppo piccole, opache e malamente organizzate.<br />
<strong> 8.</strong> l’economia sembra ormai l’unico argomento di cui valga la pena dibattere, ma a livello teorico e metodologico si tratta purtroppo della più semplicistica e ideologica delle scienze sociali.<br />
<strong> 9.</strong> il mondo è effettivamente cambiato troppo velocemente rispetto ai tempi in cui si è formata l’attuale classe dirigente italiana (uomini, ultrasessantenni, tendenzialmente ex-DC ex-PCI o ex-PSI), ed è oggi molto difficile da interpretare (soprattutto per loro).<br />
<strong> 10.</strong> le istituzioni sovranazionali e internazionali limitano effettivamente il potere decisionale (ovvero la scelta degli obiettivi) della politica nazionale, mentre le mutate condizioni politico-economiche ne limitano decisamente l’efficacia (ovvero la forza degli strumenti).<br />
<strong> 11.</strong> dal punto di vista culturale abbiamo ormai abbracciato il leaderismo in versione Berlusconi, cioè la selezione non del partito ma del leader, e sulla base delle vere o presunte qualità personali (ad esempio la possibilità di (sotto)mettere daccordo i notabili del partito) e non delle sue opinioni.</p>
<p>Come conseguenza, credo che la sterilità del dibattito crei “nicchie di mercato”, completamente trascurate dal Veltrusconi. In politichese, lo spazio c’è.<br />
Ma per ora mi piacerebbe si discutesse almeno un po’ del perché in Italia non si può (più) parlare di contenuti, in politica.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO DEL N.23</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/23-labouratorio-e-la-ciccia-socialista/">[#23] Labouratorio e la ciccia socialista</a><a href="../2008/05/19/23-labouratorio-e-la-ciccia-socialista/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9"> </a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-il-punto-dopo-gli-spunti/">[Carne al fuoco] Il punto dopo gli spunti</a><a href="../2008/05/19/carne-al-fuoco-il-punto-dopo-gli-spunti/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9"> </a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-chi-non-passa-alla-storia-passa-alla-geografia/">[Carne al fuoco] Chi non passa alla storia, passa alla geografia</a><a href="../2008/05/19/carne-al-fuoco-chi-non-passa-alla-storia-passa-alla-geografia/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9"> </a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-sulla-proposta-di-lanfranco-turci/">[Carne al fuoco] Sulla proposta di Lanfranco Turci</a><a href="../2008/05/19/carne-al-fuoco-sulla-proposta-di-lanfranco-turci/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9"> </a></li>
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		<title>[Laicamente] Ci voleva un nuovo governo Berlusconi per &#8230;</title>
		<link>http://www.labouratorio.it/2008/05/13/laicamente-ci-voleva-un-nuovo-governo-berlusconi-per/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 01:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Luca Bagatin Ci voleva un Governo di centrodestra per avere ben 3 ministri liberalsocialisti, un radicale e molti laici al punto che Luca Volontè dell&#8217;Udc, su &#8220;Libero&#8221; dell&#8217;8 maggio, polemizza denunciando la pressoché totale assenza dei cattolici impegnati in politica. Ci voleva un nuovo Governo Berlusconi per far strabuzzare gli occhi a tutti noi… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/13/laicamente-ci-voleva-un-nuovo-governo-berlusconi-per/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/" target="_blank"><strong>articolo di Luca Bagatin</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/13/laicamente-ci-voleva-un-nuovo-governo-berlusconi-per/"><img class="alignnone size-full wp-image-495" style="border: 0pt none;" title="menomalechesilvioce" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/menomalechesilvioce.jpg" alt="" width="472" height="142" /></a></p>
<p>Ci voleva un Governo di centrodestra per avere ben 3 ministri liberalsocialisti, un radicale e molti laici al punto che Luca Volontè  dell&#8217;Udc, su &#8220;Libero&#8221; dell&#8217;8 maggio, polemizza denunciando la pressoché totale assenza dei cattolici impegnati in politica.<br />
Ci voleva un nuovo Governo Berlusconi per far strabuzzare gli occhi a tutti noi laici, liberali, repubblicani che sino all&#8217;altro giorno lo vedevamo come il fumo negli occhi (ma mai tanto quanto la compagine &#8220;democrat-cattocom&#8221; prodiana) e che sospettavamo avrebbe aperto ad un Governo di inciuci con Veltroni &amp; Co. che spazzasse via tutte le nostre battaglie e la nostra storia autenticamente civile ed occidentale.<br />
Ed invece, con l&#8217;ottimo Maurizio Sacconi al Welfare ed alla Salute; con i liberalissimo e storicamente liberalsocialista Renato Brunetta all&#8217;Innovazione tecnologica (già consigliere economico del Governo Craxi negli anni &#8217;80); Franco Frattini agli Esteri (ma non ci sarebbe dispiaciuta nemmeno la pasionaria Margherita Boniver); il radicale Elio Vito ai Repporti con il Parlamento e la laicissima e impegnatissima Stefania Prestigiacomo all&#8217;Ambiente, ci riteniamo davvero rassicurati e, diciamolo pure, pressoché totalmente soddisfatti ed entusiasti.</p>
<p><span id="more-494"></span>E ci sentiamo ancor più rassicurati se pensiamo che la scalmanata e parolaia Lega Nord si è beccata i ministeri meno influenti con Bossi al Ministero del Federalismo e Calderoli a quello della Semplicifazione (costituiti &#8220;ad hoc&#8221; e praticamente inutili). L&#8217;unico leghista ad avere un Ministero di peso è il moderato Roberto Maroni (che pur fu &#8220;scalmanato&#8221; negli anni &#8217;70 quando militava in Democrazia Proletaria che purtuttavia era un movimento libertario) che fu tutto sommato un discreto Ministro del Welfare che si avvalse della collaborazione del compianto riformista e giuslavorista Marco Biagi, sempre con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio).<br />
Stendiamo invece un velo pietosissimo per la scelta di Tremonti alll&#8217;Economia e temiamo che con un anti-liberista e anti-mercatista come lui sarà assai difficile ridurre la spesa pubblica improduttiva e gli enti inutili (lo abbiamo già visto all&#8217;opera dal 2001 al 2006).<br />
All&#8217;Economia infatti avremmo preferito Renato Brunetta o Daniele Capezzone (quest&#8217;ultimo quantomeno come sottosegretario).</p>
<p>Altro velo pietoso per la scelta della soubrette Mara Carfagna nella compagine governativa. Riteniamo infatti che non abbia alcuna competenza politica e la sua bellezza fisica è pari alla sua inesperienza. Tanto più che si troverà a reggere il Ministero per le Pari Opportunità e ci chiediamo se le signore e le ragazze italiane si sentiranno effettivamente rappresentata da una donna che sino all&#8217;altro giorno si è occupata esclusivamente di Spettacolo (per quanto, diciamocelo, il Dicastero delle Pari Opportunità è assolutamente inutile).<br />
Per il resto, ottima la scelta dei ministri giovani ed appassionati (penso ad esempio a Giorgia Meloni, che pure ha idee pressoché totalmente opposte alle mie, ma non posso negarle passione e serietà) alcuni dei quali saranno delle vere e proprie scoperte in quanto sostanzialmente sconosciuti politicamente.<br />
Sulla bontà del programma della compagine governativa, poi, non ci sono dubbi: abolizione delle Province e degli enti inutili (antica battaglia repubblicana di Ugo La Malfa); detassazione degli straordinari e sostegno ai salari; completamento della Legge Biagi con l&#8217;introduzione degli ammortizzatori sociali; riduzione della spesa pubblica; abolizione dell&#8217;Ici sulla prima casa.</p>
<p>Sembra il programma di un governo di Nuovo CentroSinistra più che di uno di Centrodestra !<br />
E bene, dai, in una scala di valori da uno a dieci diamo un bel 7 a questo Governo Berluisconi quater che peraltro sta seguendo l&#8217;ottima strada intrapresa dai partiti liberaldemocratici e &#8220;conservatori&#8221; (anche se il termine mi appare assai improprio) occidentali già solcata prima di lui da Sarkozy, David Cameron e John McCain: ovvero rigettare i valori della destra tradizionale e aprirsi ai valori laici, liberali e libertari andando oltre la destra e la sinistra tradizionale.<br />
Sarko in Francia ha vinto con un programma totalmente liberale in economia e nei diritti civili, occidentale nella politica estera e rigoroso in termini di sicurezza. Egli ha peraltro significativamente voluto nella sua squadra di governo il socialista Bernard Kouchner agli Esteri.<br />
Il &#8220;Conservative&#8221; David Cameron ha recentemente stravinto alle elezioni amministrative inglesi proponendo un programma radicalmente diverso rispetto al passato del suo partito ed avvicinandosi alla visione liberalsocialista di Tony Blair (assai diversa da quella del più socialburocratico Brown) prevedendo peraltro aperture nei confronti di gay e lesbiche, una politica ambientale più incisiva, il sostegno alla sanità pubblica e la possibilità di legalizzare la cannabis e i suoi derivati.</p>
<p>In Inghilterra, peraltro, avanzano anche i Liberaldemocratici che diventano il secondo partito superando i Laburisti la cui nuova virata statalista è stata rigettata in toto dall&#8217;elettorato.<br />
Per finire, siamo certi che anche il repubblicano statunitense John McCain stravincerà sui candidati democratici (o la Clinton o Obama) proprio per il suo programma liberale nei diritti civili e in economia e per una politica estera tutta improntata alla difesa dei valori umani di libertà e democrazia.<br />
La cosiddetta &#8220;sinistra tradizionale&#8221; arretra in tutta Europa e financo nella tradizionalmente socialBurocratica Svezia. Ovviamente tranne in Spagna vista e considerata infatti la gestione liberale del socialista Zapatero.<br />
La cosiddetta &#8220;sinistra tradizionale&#8221; (anche se è ormai del tutto improprio parlare di &#8220;destra&#8221; e di &#8220;sinistra&#8221;) è e sarà destinata alla sconfitta nei prossimi anni, in quanto arroccata su posizioni meramente conservatrici, stataliste e socialburocratiche che garantiscono solo chi è già garantito.<br />
Per questo, come nei gloriosi anni &#8217;80, vincerà e governerà seriamente solo chi sarà capace di mettere in piedi governi in grado di risollevare l&#8217;economia con dinamismo, capaci di ridurre le spese inutili e di garantire sicurezza ai cittadini senza entrare però nella loro vita privata e sotto le loro lenzuola, capace di garantire diritti civili nel pieno rispetto dei doveri.</p>
<p>La sfida, ormai, non è più fra &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221; ovvero fra &#8220;conservatori-popolari&#8221; e &#8220;progressisti-socialdemocratici&#8221;, bensì fra Liberali e Conservatori e noi, da anni dalla parte delle libertà e dell&#8217;individuo, ci schieriamo sempre e comunque  con i primi, consapevoli che il presente ed il futuro si giocano sulla creatività dei singoli piuttosto che sull&#8217;inefficienza degli Stati accentratori.</p>
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		<title>[Leftism] Sinistra ad assetto variabile</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 11:18:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le elezioni del 14 Aprile sembravano destinate a delineare il futuro assetto del sistema politico italiano. Le alternative erano fondamentalmente due: un bipartitismo pd- pdl e un sistema multipolare alla tedesca. Gli schieramenti in campo, SA, PS, PD+IDV, UDC, PDL+Lega, Destra, tracciavano uno scenario di competizioni infrapartitica che spingeva verso la seconda possibilità, la legge elettorale… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/07/leftism-sinistra-ad-assetto-variabile/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-487" href="http://www.labouratorio.it/2008/05/07/leftism-sinistra-ad-assetto-variabile/nolan-with-leftism-767857/"><img class="size-full wp-image-487 aligncenter" style="border: 0pt none;" title="nolan-with-leftism-767857" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/nolan-with-leftism-767857.png" alt="" width="424" height="136" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span>Le elezioni del 14 Aprile sembravano destinate a delineare il futuro assetto del sistema politico italiano. Le alternative erano fondamentalmente due: un bipartitismo pd- pdl e un sistema multipolare alla tedesca. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="-18pt;"><span>Gli schieramenti in campo, SA, PS, PD+IDV, UDC, PDL+Lega, Destra, tracciavano uno scenario di competizioni infrapartitica che spingeva verso la seconda possibilità, la legge elettorale col premio di maggioranza e i molteplici sbarramenti facilitava invece un’eliminazione delle forze minori per uno sbocco di tipo bipartitico.</span><span>I risultati elettorali, nella misura in cui PD e PDL avrebbero sovrastato gli altri partiti, avrebbero determinato l’esito della tenzone tra i due assetti possibili.<br />
Il risultato si presta a molteplici interpretazioni ma un fatto resta inequivocabile: il sistema non si è stabilizzato.</span></p>
<p><span id="more-481"></span><span>Ci sono almeno quattro elementi del risultato elettorale che impediscono di parlare di bipartitismo compiuto:<span><br />
1-<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span>L’enorme asimmetria tra le due microcoalizioni. Un bipartitismo può funzionare solo se ci sono concrete possibilità di alternanza fra le due parti, mentre al momento così non sembra.<span><br />
2-<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span>L’ottimo risultato ottenuto dalle forze minori delle due microcoalizioni: IDV e Lega insieme raggiungno più del 12% dei consensi e non permettono di ridurre il tutto ad un dualismo PD – PDL.<span><br />
3-<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span>la non irrilevanza elettorale delle forze esterne alle coalizioni che sommate raggiungono il 15% dei consensi.<span><br />
4-<span style="normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span>L’ingresso in parlamento di una forza di centro organizzata, che ha di fatto ostacolato l’espansione elettorale del PD ed è un grosso impedimento ad una corretta dialettica bipartitica.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dunque non si è ancora esaurita la spinta verso un assetto multipolare che presumibilmente troverà nuova linfa dalle europee dell’anno prossimo, che tradizionalmente, per il tipo di legge elettorale vigente ( e dunque a meno di modifiche della stessa) privilegiano le forze minori.</span><span>Ovviamente il perdurare di una situazione di incertezza riguardo all’assetto rende estremamente difficile avviare il necessario processo riformatore per far ripartire il paese.<br />
In questo contesto estremamente confuso lo schieramento di sinistra versa in condizioni disastrose. Tutti e tre i competitors, PD, SA e PS, hanno miseramente fallito i rispettivi obiettivi elettorali e in tutti e tre i casi si preannunciano dure rese dei conti all’interno.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nel PD la linea Veltroni si è scontrata con la disfatta elettorale culminata con la sconfitta di Roma, ed inizia ad essere messa in aperta discussione.<br />
Se il progetto PD, che nasce dichiaratamente come gamba di sinistra di un sistema bipartitico, in sé appare irreversibile e nessuno del gruppo dirigente si azzarda ad attaccarlo, rimane aperta la questione della linea. Si scontrano qui una visione “idealista” di fare “come se” il sistema fosse già bipartitico e fare sponda con Berlusconi, ed è la linea veltroniana fin qui sconfitta; e una visione “realista” che prendendo atto della peculiarità della situazione italiana, punta prima all’eliminazione dell’anomalia berlusconiana, facendo dunque sponda con l’udc, stante la rinuncia all’alleanza con la sinistra radicale. Questa è la strada che i dalemiani propongono di imboccare. Tertium non datur.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La Sinistra</span><span> Arcobaleno</span><span>, in quanto mero cartello elettorale, si è già scomposta nelle quattro componenti che avevano portato alla sua formazione.</span><span>Il PDCI sembra puntare a un contenitore identitario di “comunisti duri e puri”, i verdi sono allo sbando e potrebbero essere risucchiati dal PD. Rifondazione è sempre combattuta tra una prospettiva massimalista e di opposizione “di pancia” (l’identità rifondarola), e lo spostarsi su posizioni riformiste e di governo, seppure da una piattaforma di forte contestazione e critica sociale.</span><span>SD ha invece storia diversa, essendo nata rifiutando l’abbandono di posizioni “socialiste” della sinistra riformista che aderiva al PD. Si è poi scissa tra quelli che hanno sposato subito la causa socialista del PS, e quelli che si sono rifuggiati nella SA, pensando questa avesse le chiavi dell’accesso in parlamento (che tragico errore). Si suppone che l’unica strada possibile per questi ultimi sia la costruzione di un partito socialista dichiaratamente riformista e di governo.<br />
Il PS, piccolo e brutto, pur non avendo spazio a sufficienza per due linee politiche diverse, potrebbe permettersene perfino tre: la linea autonomista, quella frontista (l’alleanza più o meno organica con Rifondazione e SD) e quella Piddina, di alleanza qualora la posizione democrats in tema di alleanze si ammorbidisca, di confluenza qualora rimanesse la chiusura totale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come andrà a finire la battaglia a sinistra, determinerà in buona misura anche l’esito della battaglia per l’assetto politico del paese. Il campo di battaglia saranno le europee, ma le armi si iniziano ad affilare fin da adesso, come dimostra l’introduzione della soglia di sbarramento paventata da Franceschini.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Si potrebbe dire, se si parlasse di notizie liete, che se ne vedranno delle belle, ma la verità è che c’è solo da mettersi le mani nei capelli…</span></p>
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		<title>[n.20] Labouratorio e i Compagni di Scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 03:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ciuffoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per i compagni di scuola le lezioni sono concluse. Dopo la full-immersion del corso primaverile 2008 crediamo sia giunta l’ora di raccogliere i panierini ed intraprendere la via della vita … quella privata. I compagni di scuola, riprendendo la formula brillante coniata da Andrea Romano, sono quegli uomini e donne che hanno formato la principale classe… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/04/30/n20-labouratorio-e-i-compagni-di-scuola/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-468" href="http://www.labouratorio.it/2008/04/30/n20-labouratorio-e-i-compagni-di-scuola/lab20/"><img class="alignright size-full wp-image-468" style="border: 0pt none; margin: 5px; float: right;" title="lab20" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/04/lab20.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Per i <em>compagni di scuola</em> le lezioni sono concluse. Dopo la full-immersion del corso primaverile 2008 crediamo sia giunta l’ora di raccogliere i panierini ed intraprendere la via della vita … quella privata.<br />
I compagni di scuola, riprendendo la formula brillante coniata da Andrea Romano, sono quegli <em>uomini e donne</em> che hanno formato la principale classe dirigente della sinistra italiana degli ultimi disastrosi 20 anni. Una generazione di dirigenti che son passati attraverso gli ultimi sussulti del Pci, hanno assecondato il delirio politico di Mani Pulite senza capire che lì veniva violentata la sinistra italiana, son sopravvissuti al disastro della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, han tolto una P per diventare Ds, fino a tentare il salto mortale del Partito Democratico. Il tutto senza mai riuscire ad essere altro che ex-comunisti e vivendo la gran parte della propria parabola politica in un paese che a tutte le elezioni politiche (anche quelle che han portato Prodi al governo nel ’96 e nel 2006) ha preferito votare a destra che a sinistra. Oggi, quella parabola si avvia alla conclusione.</p>
<p>Massimo D’Alema, Livia Turco, Fabio Mussi, Antonio Bassolino, Claudio Petruccioli e Piero Fassino, entrati nella segretaria nazionale del Pci nel 1987, hanno, attraverso percorsi diversi ed in modi diversi, <em>preso la via dell&#8217;uscio</em>, come si dice a Firenze. Adesso pare che la campanella sia suonata anche per Walter Veltroni.<br />
Chi scrive non se ne dispiacerà troppo. <em>“Raramente quella generazione ha accettato di non avere nulla da dire, dopo lo stravolgimento delle coordinate che ne avevano accompagnato la formazione e l’ascesa. Così come non ha mai accettato di passare la mano dopo le sconfitte, di misurarsi con l’elaborazione profonda delle ragioni soggettive e politiche di quei rovesci, scegliendo invece la strada più sbrigativa delle molte abiure e delle nuove verginità”</em>. Mai ripensata in termini collettivi e politici la propria storia e quella dell’esperienza politica del Pci, mai affrontato realmente il nodo del confronto con l’eredità di Craxi e dell’ultima esperienza innovativa della sinistra italiana, mai avuto l’ardire di rischiare fino in fondo (e chissà che non sia stato forse Occhetto il più temerario).</p>
<p>Non potevano più dirsi comunisti, ancor meno potevano e volevano essere socialisti in Italia. Hanno così camminato per anni sul filo del <em>non essere</em> politico. Troppo impegnati a mantenersi in equilibrio per capire che era necessario saltare anche a costo di farsi male; perché sotto di loro, intanto, crollava il pavimento dell’Italia berlusconiana. Ogni passo fatto su quel maledetto filo del <em>non essere</em> è stata un’occasione persa per provare a rimettere i piedi a terra. Il salto mortale del PD è arrivato tardi ed è stato fatto pure male. Ma poco cambia, perché intanto il paese si è mosso sotto di loro ed oggi ci consegna un centrodestra mai così vicino a cristallizzare un blocco di consenso vincente per lunghi anni (leggere l’ultimo libro di Tremonti per approfondire).</p>
<p>Qualcuno potrà vederla come una vendetta della storia, ma la storia non è giusta, è solo spietata. E la più grande spietatezza sarebbe se oggi, qualcuno di quei <em>compagni</em>, avesse intenzione di non lasciare definitivamente la scuola, attardandosi ancora tra i corridoi della sconfitta. Siamo sinceri, non avrebbe senso riprovare. Non ci sono più esami di settembre.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Sommario del n. 20</strong></h3>
<ul>
<li><a href="../2008/04/30/n20-labouratorio-e-i-compagni-di-scuola/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[n.20] Labouratorio e i Compagni di Scuola </a></li>
<li><a href="../2008/04/30/ps-problemi-scottanti-foglie-di-fico-cavriago-lenin-e-il-pianeta-papalla/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[PS] Problemi scottanti (foglie di fico, Cavriago, Lenin e il pianeta Papalla) </a></li>
<li><a href="../2008/04/30/ps-tutti-a-congresso-ma-per-fare-che/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[PS] Tutti a Congresso, ma per fare che? </a></li>
<li><a href="../2008/04/30/chianciano-pannelliano-marco-e-uno-stronzo-e-chianciano-e-una-stronzata-ma-io-ci-vado/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Chianciano Pannelliano] Marco è uno stronzo e Chianciano è una stronzata … ma io ci vado </a></li>
<li><a href="../2008/04/30/chianciano-pannelliano-non-ci-vado-ma-faccio-il-tifo/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Chianciano Pannelliano] Non ci vado ma faccio il tifo </a></li>
<li><a href="../2008/04/30/uniti-nella-sconfitta-e-a-sinistra-giovanilmente-vorrei/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Uniti nella sconfitta] E a Sinistra giovanilmente vorrei …</a><br />
<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/lab_pdf/Labouratorio_Num_Venti.pdf" target="_blank">Labouratorio: Numero 20</a></h1>
<p><a href="../2008/04/30/uniti-nella-sconfitta-e-a-sinistra-giovanilmente-vorrei/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9"> </a></li>
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