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	<title>Labouratorio &#187; PD</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Labouratorio &amp; MelogranoRosso] Intervista a Lanfranco Turci: &#8220;Da Milano parte il riscatto nazionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 00:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lanfranco Turci, già presidente dell’Emilia Romagna e della Lega delle cooperative è stato a lungo esponente della corrente migliorista del PCI prima di approdare, più recentemente su lidi socialisti. Di recente, ha promosso con altri compagni tra cui diversi labouranti, il Network per il Socialismo Europeo, un&#8217;associazione che si impegna per la riorganizzazione della sinistra italiana… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/05/16/labouratorio-melogranorosso-intervista-a-lanfranco-turci-da-milano-parte-il-riscatto-nazionale/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lanfranco Turci, già presidente dell’Emilia Romagna e della Lega delle cooperative è stato a lungo esponente della corrente migliorista del PCI prima di approdare, più recentemente su lidi socialisti. Di recente, ha promosso con altri compagni tra cui diversi labouranti, il Network per il Socialismo Europeo, un&#8217;associazione che si impegna per la riorganizzazione della sinistra italiana attorno a un forte partito popolare di sinistra collegato al Socialismo Europeo. L&#8217;associazione ha promosso il sito <a href="www.melogranorosso.eu">MelogranoRosso</a>, che pubblica congiuntamente a Labouratorio quest&#8217;intervista sull&#8217;esito del voto amministrativo.</em></p>
<p><strong>Lanfranco Turci, come commenti i risultati delle amministrative di ieri? Ha perso Berlusconi?</strong></p>
<p><strong></strong> Sì! Usando parole che non mi sono congeniali, si potrebbe dire che con Milano è cominciata la nostra autocritica nazionale per la vergogna che abbiamo condiviso o subito per vent’anni, per  un governo e un leader che ci hanno resi ridicoli di fronte a quello che con parole ancora razziste si definisce il mondo civile. La pulizia è appena cominciata, ma stavolta non credo possibile un recupero di Berlusconi.</p>
<p><strong>Un dato interessante è l’arretramento della Lega, tanto a Torino quanto a Milano. Quali pensi possano essere le opzioni per il partito di Bossi nell’immediato futuro?</strong></p>
<p>Credo che per la lega diventi sempre più difficile la doppia linea di partito di lotta e di governo,soprattutto di governo di coalizione con Berlusconi.L’elettorato leghista è populista e popolare,barricadiero e razzista. Non ama i salotti, i troppo ricchi, i frequentatoti dei palazzi e le dame di regime. D’altro lato il federalismo fiscale è solo un casino amministrativo,che la Lega fin che può agita come metafora di autogoverno e secessione.Ma alla lunga il gioco non tiene.Credo che la Lega più prima che poi lascerà il Berlusconi perdente e si ributterà nel radicalismo tipico delle altre destre razziste e scioviniste d’Europa. Bisogna parlare al suo elettorato popolare con una proposta di sinistra che sappia recuperare le ragioni dello scontro sociale e proporle come alternativa a quelle della contrapposizione razzista e localista.Tutt’altra cosa che le strizzatine d’occhio fatte ancora recentemente da Bersani.Per non parlare dell’equivoco della costola della sinistra,che scambiava il dato sociologico con le idee e i valori.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/turci.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4441" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/turci.jpg" alt="" width="384" height="288" /></a></p>
<p><strong>Qual’è il tuo giudizio sullo straordinario risultato di Giuliano Pisapia a Milano? Qual’è la lezione da trarre per la sinistra a livello nazionale?</strong></p>
<p>Quando per  primo Franco D’Alfonso mi chiese un’opinione se partecipare al nascente progetto di Pisapia candidato alle prlmarie, non ebbi alcun dubbio.Ho poi discusso con amici del PD convinti che Pisapia fosse troppo a sinistra. Con vecchi compagni del Pci ancora fermi allo schema che ci voleva un moderato tipo De Bortoli.Avevano torto.Ora c’è rimasto solo quel genio(?) politico di Cacciari a sostenere che si doveva candidare Albertini! Il PD milanese ne ha tratto un buon dato elettorale,anche se al di sotto delle politiche del 2008.Questo è positivo,come è positivo che il centro sinistra unito abbia rivinto a Torino.Ma Pisapia è una storia diversa,che insegna a non farsi prendere dal complesso dei ” moderati”,che dice che c’è una sinistra vincente che non deve per forza avere fatto il bagno nelle acque tiepide e insipide del PD. Non credo che Pisapia a Torino avrebbe preso la posizione di Chiamparino e Fassino sulla FIAT,eppure ha battuto lo stesso la Moratti. Mi auguro che il risultato di Pisapia dia un po’ di coraggio a Bersani a ridimensionare l’ala liberale e clericale del PD. Ma mi auguro prima ancora che Sel prenda da quel risultato, e da un dato nazionale complessivo che la conferma in gioco, la forza per darsi un più netto profilo culturale e organizzativo di un serio partito di sinistra socialista di tipo europeo. A quella ipotesi mi sentirei di dare una mano anche personalmente.</p>
<p><strong>Come giudichi il risultato del PD? Bersani in una dichiarazione prima del voto aveva dichiarato che in l’asticella della vittoria era fissata per la vittoria al primo turno a Torino e a Bologna, e per i ballottaggi a Milano e Napoli. Pensi che sia giustificato rivendicare la vittoria?</strong></p>
<p><strong></strong> Bersani può essere contento di Torino e Milano, deve avvertire lo stallo a Bologna e in tutte le regioni rosse, dove avanzano i grillini.E deve meditare sul disastro al sud, in Calabria dove è ridotto ai minimi termini un PD che sembra la copia della vecchi Dc meridionale e a Napoli dove paga ancora il prezzo del bassolinismo.</p>
<p><strong>Quale pensi che sarà il ruolo del terzo polo e come giudichi il suo risultato nelle sfide chiave?</strong></p>
<p>Il terzo polo si è dimostrato abbastanza inconsistente. Sarà opportuno cercare il suo consenso nei prossimi ballottaggi,anche se credo che lo distribuiranno con calcoli puramente di bottega. Ma chi ancora ieri l’altro puntava sulla prospettiva di un asse PD -terzo polo come alternativa a Berlusconi dovrà rifare i suoi conti.Se il PD facesse in futuro una scelta del genere potrebbe trovarsi alla sua sinistra un campo di forze per quanto composito di più del 20%.dell’elettorato. Continuo a pensare che la sinistra può vincere in futuro sulla base della costituzione di una grande partito popolare più nettamente di sinistra dell’attuale PD(anche se costituito con parti consistenti del PD),che riprenda il tema della giustizia sociale,che riparli ai lavoratori e ai ceti popolari,anche se molto trasformati  in confronto alla fisionomie sociali del passato.Un partito che non abbia paura a riusare la parola capitalismo per esprimere le ragioni della sua opposizione e che si colleghi alle forze nuove presenti nel socialismo europeo.Un partito del genere potrebbe fare esplicite alleanze politiche e elettorali con forze di centro senza snaturarsi e rinnegare se stesso.L’esatto opposto di quanto fatto con la costituzione del PD.</p>
<p><strong>La vicenda napoletana continua a mostrarsi complicata da decifrare, come leggi il risultato di De Magistris e il magro bottino dei candidati tanto del PD (e SEL) quanto del PDL? C’è qualche dinamica che reputi importante anche in chiave nazionale?</strong></p>
<p>La mia impressione tutta esterna è che Sel e molti nel PD non abbiano capito che De Magistris si presentava come il solo candidato in grado di rompere con una continuità ormai indifendibile.Io per ragioni di pelle non sopporto i demagoghi, i Di Pietro, i Grillo et similia. Non mi piacciono neppure i partiti delle procure.Ma ho l’impressione che sia un errore anche l’antigiustizialismo di principio,e che in questo caso abbia fatto  velo a capire il ribollimento che maturava nell’elettorato napoletano .Un ribollimento che fa onore a una città tanto martoriata.</p>
<p><strong>Come giudichi il risultato delle liste dei “grillini” su tutto il territorio della tua “Emilia Rossa”? Pensi anche tu, come molti labouranti, che qualche consigliere rompicoglioni non possa che fare bene alla sinistra e alle istituzioni in generale?</strong></p>
<p>Sì,a malincuore devo dire di sì. E’ certo però che il grillismo può essere capito solo come un atteggiamento di transizione, se no diventa una malattia più grave dei mali che vorrebbe curare.</p>
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		<title>[Maggianate] Perde Berlusca, ma chi vince?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 00:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Maggiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un  intervento sul noto social network facebook il nostro fondatore e direttore onorario( il nostro Eugenio Scalfari&#8230;) Tommaso Ciuffoletti esprime le proprie difficoltà nell&#8217;attribuire a una specifica forza politica la palma del vincitore in questo primo turno delle amministrative. La stessa questione è posta più o meno confusamente anche nelle edizioni odierne dei vari quotidiani,che… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/05/16/maggianate-ma-chi-cazzo-le-ha-vinte-stelezioni/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un  intervento sul noto social network facebook il nostro fondatore e direttore onorario( il nostro Eugenio Scalfari&#8230;) Tommaso Ciuffoletti esprime le proprie difficoltà nell&#8217;attribuire a una specifica forza politica la palma del vincitore in questo primo turno delle amministrative. La stessa questione è posta più o meno confusamente anche nelle edizioni odierne dei vari quotidiani,che con varie gradazioni di ambiguità designano gli uni o gli altri come quasi vincitori o quasi perdenti.<br />
Se la democrazia  è un gioco che richiede regole chiare e esiti elettorali chiari il problema di comprendere chi sia vinto o meno non può essere derubricato a questione marginale. Appare quindi   opportuno stabilire alcuni punti di metodo e di contesto per comprendere  i risultati e quindi quali conseguenze politiche dedurre. <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/chi-ha-vinto-l-open-2010-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4449" title="chi-ha-vinto-l-open-2010-2" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/chi-ha-vinto-l-open-2010-2.jpg" alt="" width="560" height="420" /></a></p>
<p>1 <strong>Non si sono svolte elezioni politiche</strong> <strong>ma amministrative</strong>. Lapalissiano? Non in Italia,non con Berlusconi, ma se il tentativo è quello di essere razionali e analitici  non possiamo che partire da questa considerazione e stabilire questo  punto di partenza:le elezioni ammnistrative sono vinte dalla coalizione che alla fine dei due turni avrà conquistato più presidenze o sindaci alla parte avversa.Pensare che il voto ammnistrativo si trasferirà nel voto politico è un errore di analisi da matita blu.</p>
<p>2 <strong>Berlusconi ha perso,vinto o pareggiato?</strong> Ha personalmente perduto pesantemente, lo dicono i numeri, non le analisi dei politologi a la carte che infestano le tv.Crollo delle preferenze personali a Milano con annesso fallimento di Lassini,sconfitto a Olbia dove per ragioni edilizie si era personalmente speso con tanto di comizio, ballottaggio a Crotone dove si recò settimana scorsa ( vedi comizio sulla puzza sinistra) vittoria solo a Latina dove ha rischiato lo svenimento pur di presenziare a un comizio pecoreccio. <strong>Una debacle epocale a livello personale.</strong></p>
<p>3 <strong>Ha quindi perduto il centro destra</strong>? Non è ancora detto,ma quasi.Partita è finita quando arbitro fischia tre volte diceva a ragione il vecchio Vujadin Boskov.Come da punto uno i conti si faranno tra due settimane con una banale differenza tra numero di amministrazioni perse e conquistate dagli schieramenti. <strong>Intanto stiamo 12 a 5 per il centro sinistra.</strong></p>
<p>Più complessa l&#8217;analisi sul fronte opposto dove le variabili da considerare aumentano.Due in particolare sono gli aspetti che rendono complessa la valutazione : l&#8217;assenza di un leader nazionale mediatico e la selezione dei candidati attraverso primarie.</p>
<p>1.2)  <strong>Bersani e il Pd hanno vinto perso o pareggiato?</strong> Difficile da dire fino al termine del ballottaggio ma alcune considerazioni sono gia possibili. <strong>Bersani ha personalmente vinto</strong> su alcuni punti politici. Toni bassi, pancia a terra, concretezza e organizzazione leninista del partito hanno fruttato molto. Se il Pd ad oggi a Milano è a un decimale dal PDL e nel nord torna a essere forza credibile lo si deve al lavoro da formica operaia del suo segretario</p>
<p>2.2) <strong>Il Pd non vince perchè i candidati del centro sinistra non sono di sua espressione?</strong> Falso e assurdo,una volta accettato il sistema delle primarie di coalizione chiunque le vinca diventa candidato anche del Pd. A Milano quindi si può dire che anche il Pd abbia vinto la prima partita,mentre a Napoli dove non ha accettato il sistema delle primarie ha pesantemente perso.Il Pd ha in definitiva gia vinto,come partito, a Milano,Torino e Bologna e pesantemente perso a Napoli. Il bilancio è di 3 a 1.</p>
<p>3.2)<strong> Sinistra e Libertà e l&#8217;Italia dei Valori hanno vinto? Falso, hanno vinto, momentaneamente, le persone di Pisapia e De Magistris</strong> candidati molto caratterizzati a livello personale,abbastanza da non essere percepiti dall&#8217;elettorato come estremista l&#8217;uno o mero giustizialista l&#8217;altro. I loro partiti di riferimento al contrario, non fanno una grande figura complessiva con Sel che si conferma incapace di sfondare a Nord e l&#8217;Idv impegnata in una guerra a chi la spara più grossa con Beppe Grillo</p>
<p>Se cinque anni fa l&#8217;analisi poteva cosi terminare ,visto che i candidati delle due maggiori coalizioni spesso ottenevano in totale il 99% dei voti, questa volta si è costretti ha considerare anche il &#8221;terzo polo&#8221; e le liste.</p>
<p>1.3) <strong>Casini e Fini hanno vinto o perso?</strong> <strong>Hanno perso al Nord ma a sud sono decisivi.</strong><br />
Hanno perso a Milano, per &#8221;colpa&#8221; della Moratti cosi bassa da far risultare non utile i voto del terzo polo al ballottaggio (la somma pdl lega udc fli non arriva a 50%), hanno perso molto pesantemente a Bologna, la città di Casini e Fini. Possono dire la loro solo a Napoli, facendo intravedere, come era previsto, la loro importanza al sud in eventuali elezioni politiche.</p>
<p>2.3)<strong> I grillini sono la novità politica del momento e &#8221;veri vincitori&#8221;? Falso,sono solo la cartina al tornasole delle difficoltà del Pd in qualche zona</strong>. Dove il PD,come in Emilia Romagna ,è percepito come partito di regime affaristico mediante cooperative alcune frange giovanilistiche protestatarie ambientaliste tendono ad organizzarsi autonomamente sotto le insegne del comico. Dove &#8221;sfondano&#8221; però non possono usare i loro voti,come a Bologna e Torino e a sud sono totalmente assenti. A Grillo poi va il premio per aver sparato la più grossa cazzata della campagna elettorale quando dichiarò che la Moratti avrebbe certamente vinto; una sparata che ogni esponente del centro sinistra dovrebbe continuamente ricordare.</p>
<p>Da qua, partendo da questo è a mio avviso  possibile portare avanti valutazioni,ipotesi e delineare prospettive, consapevoli che il sistema elettorale per le politiche ha caratteristiche molto diverse e  richiede coalizioni strutturate,amplie e dal forte leader.<br />
Senza queste considerazioni il centro sinistra in particolare rischia di fare la stessa fine del 1993 quando dopo aver vinto le comunali pensò che bastasse una &#8216;gioiosa macchina da guerra&#8221; per conquistare il paese.Non bastò e non basta. Guardare razionalmente la realtà senza affascinazioni per chicchesia è prima buona regola per evitare nuovi  1994.</p>
<p><strong>Alessandro Maggiani: non c&#8217;e&#8217; bisogno di aggiungere altro</strong></p>
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		<title>[Labouratorio intervista Lanfranco Turci] “Difendere la Fiom. Il PD? Irrilevante.”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:36:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Labouratorio si fa serio per trattare questioni serissime. Ci troviamo quasi in imbarazzo ad ospitare sul nostro sito tre interviste di tre esponenti politici di primo livello. Lanfranco Turci, già presidente dell&#8217;Emilia Romagna e della Lega delle cooperative è stato a lungo esponente della corrente migliorista del PCI prima di approdare, più recentemente su lidi socialisti.… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-intervista-lanfranco-turci-%e2%80%9cdifendere-la-fiom-il-pd-irrilevante-%e2%80%9d/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Labouratorio si fa serio per trattare questioni serissime. Ci troviamo quasi in imbarazzo ad ospitare sul nostro sito tre interviste di tre esponenti politici di primo livello.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lanfranco Turci, già presidente dell&#8217;Emilia Romagna e della Lega delle cooperative è stato a lungo esponente della corrente migliorista del PCI prima di approdare, più recentemente su lidi socialisti. Non c&#8217;è motivo di nascondere che molti labouranti devono tantissimo all&#8217;esperienza politica maturata nella sua Associazione PER la Rosa nel Pugno. E&#8217; pertanto con vero piacere che presentiamo  la sua intervista in esclusiva per Labouratorio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>1)</strong> <strong>Come giudica il valore dell’accordo di Mirafiori, e più in generale la gestione Marchionne, per la strategia di rilancio della Fiat e il suo futuro in un mercato difficile come quello dell’auto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono molto scettico sull’efficacia del piano Marchionne. A parte il fatto che nessuno ancora conosce i contenuti di questa fantomatica “fabbrica Italia” in nome della quale Marchionne ha imposto il suo diktat ai sindacati e pretenderebbe il titolo di salvatore della patria, la verità è che la Fiat è in una posizione molto fragile in un mercato dell’auto saturo e in via di profonda concentrazione. Paga il prezzo di una struttura industriale obsoleta e degli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo di tutti questi anni. Anche il successo dell’operazione con la Chrysler è tutt’altro che garantito, salvo che nei suoi effetti finanziari. Bisogna inoltre considerare che l’economia dei paesi avanzati sconterà ancora a lungo gli effetti di una crisi di cui i grandi gruppi finanziari sono i primi responsabili  e tuttora i principali registi.<br />
<em><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/turci.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2690" title="turci" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/turci-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a><br />
</em></p>
<p>E fra gli effetti c’è un calo della domanda dovuto all’ impoverimento dei ceti popolari e di vaste aree di ceti medi che certo non traggono grandi benefici  dalle politiche di austerity ora in voga in Europa. Si domandava giustamente Mucchetti sul Corriere del 4 gennaio  se &#8220;la fiat in Italia si ridurrà a una fabbrica cacciavite o se conserverà la sua intelligenza spesso svenduta in passato&#8221;. La scelta di puntare sulla compressione del fattore lavoro mi fa propendere per la prima ipotesi e non è certo la miglior ricetta per la produttività.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Il Governo ha dato appoggio incondizionato alla dirigenza della Fiat, sostenendo l’accordo di Mirafiori cosi come aveva fatto con Pomigliano. L’azione del governo ha perseguito l’interesse del paese<br />
nel difendere esclusivamente le ragioni del Lingotto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il governo non ha avuto neanche la dignità di pretendere di vedere le carte della Fiat. Ha ingoiato senza fiatare la cancellazione di Termini Imerese e si è profuso in elogi e ringraziamenti per una impresa che, pur avendo tutti i diritti di andare dove più le conveniva, come ha tenuto a sottolineare preliminarmente il presidente Berlusconi, decideva di reinvestire in Italia. Sul piano sindacale il governo ha inoltre colto l’occasione offerta da Marchionne per proseguire nel suo piano di divisione dei sindacati e di isolamento della Fiom e della Cgil. Basta pensare al modo in cui la Merkel si è spesa nella vicenda Opel, o alla mano pesante di Sarkozy sulle imprese francesi dell’auto per farle rientrare da alcune delocalizzazioni per capire quale è l’inettitudine e  anche il livello di cottura di questo governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3)Molti commentatori anche a sinistra sottolineano come l’accordo sia di fatto inevitabile per restare competitivi nel mondo globalizzato. Tuttavia questa visione sembra implicitamente assumere un progetto di<br />
sviluppo del paese ancora incentrato sulla grande industria. Qual è la sua opinione in merito? E’ sensato puntare ancora sulla FIAT o e&#8217; possibile pensare a un piano di sviluppo credibile che prescinda dall’azienda torinese, anche in considerazione del valore produttivo della PMI nell&#8217;economia italiana?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io vengo dall’Emilia Romagna, regione di PMI e di distretti. Tuttavia un paese come il nostro ha bisogno anche di grandi imprese e sono troppe quelle che abbiamo  perduto negli anni passati, nella chimica, nella farmaceutica, nell’elettronica e in altri campi. Anche nell’economia mondo che sta cambiando la sua fisionomia storica sotto i nostri occhi dovremo essere un paese con una industria forte,auspicabilmente adeguata alla rivoluzione verde. Ma un obiettivo di questa portata non è conseguibile con le politiche liberiste e di privatizzazioni seguite in questi anni in Italia e a livello internazionale e che ancora vanno per la maggiore, nonostante siano alla base stessa di questa crisi. Occorre riprendere a riflettere e a impegnarsi su temi come la programmazione, l’intervento dello Stato, la politica industriale, il controllo dei capitali. Tutti temi che fanno tremare le vene nei polsi per la loro difficoltà obiettiva e che è facile demonizzare, soprattutto in Italia evocando le degenerazioni delle Partecipazioni statali dell&#8217;ultima fase o peggio l’ombra del socialismo sovietico. Sono temi che fanno gridare allo scandalo i corifei del liberismo e dei mercati autoregolati e sono indigesti anche per i delicati palati di una sinistra liberal, o per meglio dire “neoliberale”, più timorosa di spaventare i salotti buoni e di perdere il consenso dei ceti medi riflessivi, che vogliosa di recuperare i rapporti con i ceti popolari e i lavoratori. Eppure è per me di una evidenza drammatica l&#8217;esigenza che la sinistra si doti di un pensiero strutturato, critico verso il capitalismo, autonomo dai dogmi liberisti, o le cose non potranno che peggiorare per il paese e per la sinistra stessa, in particolare per il PD, la cui irrilevanza nella vicenda Fiat è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4)L’accordo di Mirafiori, così come in precedenza quello di Pomigliano, hanno rappresentato una cesura netta nell’ambito delle relazioni sindacali. Finito il tempo della concertazione, Marchionne ha imposto il suo diktat a sindacati in una posizione di estrema debolezza. Cosa implicano questi accordi per il futuro ruolo dei sindacati nella tutela dei lavoratori?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sconvolgimento delle relazioni sindacali è enorme ed è stato preparato da anni di discussioni e polemiche contro le rigidità e contro lo”strapotere “sindacale, poi  contro lo statuto dei lavoratori e infine contro i contratti nazionali. La risposta dei sindacati non ha saputo sempre liberarsi da posizioni corporative che li hanno indeboliti di fronte all’opinione pubblica e li hanno divisi nelle risposte. Poi i progressivi effetti della globalizzazione, con le delocalizzazioni, l’immigrazione, la concorrenza dei prodotti low cost e la completa libertà di movimento dei capitali, hanno avviato una profonda destrutturazione del mondo del lavoro in tutti i paesi capitalistici più avanzati. Bernanke ha coniato in proposito l’espressione “lavoratori traumatizzati”. Nel frattempo è passata in Italia, anche sul piano legislativo, la politica della precarizzazione di massa che ha colpito i settori più deboli del mondo del lavoro, in particolare i giovani, le donne, il mezzogiorno e gli immigrati. Ora siamo a un passaggio decisivo che se non sarà adeguatamente contrastato segnerà un salto di qualità drammatico nella civiltà del lavoro come l’abbiamo conosciuta finora nel nostro paese. Se è vero che c’è una difficoltà nella Cgil e nella Fiom a elaborare una risposta adeguata, anche sul tema della rappresentanza e dei poteri della contrattazione, è anche vero che c’è da parte di Cisl e Uil l’introiezione acritica della cultura e dell’impostazione della controparte, il che apre una faglia che richiederà tempi lunghi per essere sanata.  Il 9 gennaio  Peter Olney,segretario della Ilwu americana, ha detto a Repubblica: ”Marchionne recita in Italia un copione già scritto qui negli Stati Uniti. Alla Fiat è in atto un attacco ai sindacati che da anni è in atto nelle imprese americane. Guai a sottovalutarne la gravità: la rappresentanza dei lavoratori, l’organizzazione sindacale, sono l’ultimo baluardo contro l’imbarbarimento della società e l’impoverimento della democrazia. Anche i referendum in fabbrica sotto un clima di intimidazione, li conosciamo bene”. A chi è più vecchio vengono in mente gli anni cinquanta quando socialisti e comunisti combattevano per fare entrare la Costituzione nelle fabbriche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5)Di fronte alla difficoltà di coniugare la difesa di diritti e tutele per i lavoratori con il futuro degli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori e dei posti di lavoro, il PD non è stato in grado di esprimersi con una voce chiara. Come giudica le mosse dei partiti della sinistra rispetto alla questione Fiat?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho già accennato al PD. Al suo interno ci sono state voci discordi, ma la linea prevalente è di accettazione del diktat Marchionne,con alcune riserve fra una parte di provenienza DS circa l&#8217;esclusione della Fiom dalla rappresentanza aziendale, cui però non pochi aggiungono, con una certa compiacenza, che in fin dei conti la Fiom se l’è andata a cercare. Dubbi sulla validità del piano aziendale? Se ne sentono ben pochi. Preoccupazioni per l’ulteriore peggioramento dei rapporti di forza a danno dei lavoratori? Per la cultura media interclassista prevalente nel PD questo problema non sembra neppure formulabile. C’è stato su l’Unità del 7 gennaio un forte intervento critico di Stefano Fassina contro il piano Marchionne  e contro ”i cascami di una fallita cultura neoliberista”con evidente riferimento a una precedente intervista di Veltroni dai toni apologetici nei confronti di Marchionne. Ma l’articolo di Fassina chiude dicendo che non c’è al momento possibilità di scelte alternative perché  la sinistra non ha una analisi dei processi in atto, né una proposta all’altezza. Dunque si salvaguardi l’agibilità sindacale e si cominci a pensare al futuro per “riportare il lavoro a fondamento dell’ordine democratico in Italia e in Europa”. Quando cominciamo? E il PD è in grado di farlo? Chi ci sta? Queste sono le domande di verità per il PD, al di là dei politicismi correnti su governi di emergenza, di unità nazionale o di responsabilità repubblicana.</p>
<p style="text-align: justify;">Del Psi non dico nulla, perchè al di là di singole posizioni autenticamente di sinistra di antica matrice lombardiana, è poco più di una parafrasi della posizione Uil, con il solito seguito di contumelie contro il minoritarismo e il radicalismo della Fiom. Sport cui peraltro non si sottraggono molti a sinistra che pure sono contro le posizioni Fiat, ma che non rinunciano neppure in questa occasione a rispolverare antiche polemiche, ben memori del principio della guerra sui due fronti.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c’è Vendola e Sel che hanno assunto ovviamente senza fatica, ma giustamente, la difesa della Fiom e che chiedono al PD di elaborare una piattaforma di opposizione, utile anche per le prossime eventuali elezioni, che interpreti le esigenze dei movimenti di lotta in corso (studenti, precari, operai) per farne il perno dell’alternativa a Berlusconi e di eventuali successive alleanze col centro. Posizione che io ritengo giusta, tanto più se mettesse la sordina alla agitazione strumentale sulle primarie come scorciatoia del confronto politico e si concentrasse di più sui contenuti sui quali sfidare il PD e il sempre più sterile giustizialismo di Di Pietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6) Ampliando un pò la prospettiva, la vicenda della Fiat inquadrata nel contesto generale della crisi economica e della globalizzazione economica sembra indicatrice di un cambio di paradigma anche nei rapporti tra Capitale e Lavoro. Il XX secolo sembra essersi portato via tanto il compromesso socialdemocratico quanto l’ultimo trentennio di entusiasmo neoliberista. In quali forme pensi che possa evolversi il conflitto tra capitale e lavoro nel nuovo scenario globale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il cambio di paradigma nei rapporti fra capitale e lavoro era già intervenuto negli ultimi trent’anni del XX secolo. Le forze della sinistra non hanno capito per tempo la portata del cambiamento. Anzi le correnti”neoliberali” della socialdemocrazia lo hanno in qualche modo accompagnato e appoggiato, convinte che dalla crescita senza limiti promessa dalla globalizzazione sarebbero derivate ricadute ampiamente compensative anche per i lavoratori e i ceti più poveri. Le cose non sono andate così, come dimostra l’allargamento della forbice delle differenze sociali e la riduzione dell’area del welfare anche in Europa. L’esplosione della crisi del 2007 sta aggravando tutti questi fenomeni, per di più dimostrando la inconsistenza delle teorie che hanno giustificato gli sviluppi di questi anni: la capacità di autoregolazione dei mercati, gli effetti di crescita e di prosperità della finanziarizzazione dell’economia, le magnifiche sorti e progressive del liberismo. Eppure a tre anni dallo scoppio della crisi, con tutti gli indici di disoccupazione in crescita, con il passaggio della crisi dalla finanza all’economia reale e ora ai debiti degli stati,il pensiero economico mainstream è ancora sugli spalti. Mi sembra troppo ottimista considerare tramontato l’entusiasmo neoliberista. In realtà la gestione della crisi a livello europeo è ancora ispirata a quei paradigmi su cui si è basata la costruzione della moneta unica, escludendo al contempo la unificazione della politica fiscale, e anzi sostenendo la concorrenza sulla tassazione dei capitali e sui diritti del lavoro fra i vari stati europei. Ora il progetto europeo è a rischio di saltare per gli squilibri commerciali e di finanza pubblica che non ha saputo evitare, ma la terapia applicata è ancora quella delle privatizzazioni e dei tagli allo stato sociale e alle condizioni dei lavoratori, anche quando l’aumento del debito pubblico deriva palesemente dal trasferimento dei debiti delle banche ai bilanci pubblici. Purtroppo, nonostante a livello intellettuale ci sia una letteratura interessantissima, sia italiana che internazionale, critica del mainstream, ancora queste analisi e le proposte che ne discendono non riescono a incrinare il muro di protezione che circonda quello che negli anni passati veniva chiamato il “Washington consensus”. Basti vedere le difficoltà e gli arretramenti di una politica peraltro non particolarmente coraggiosa,come quella di Obama. In Europa qualcosa si nuove nel dibattito interno alle forze socialiste, molto meno in Italia per la peculiarità del PD. Sta di fatto che, come dimostra anche il caso Fiat, siamo drammaticamente al  di sotto delle esigenze. La riprova la si può vedere nella vicenda della <a href="http://www.letteradeglieconomisti.it">lettera degli economisti</a>. Nel giugno scorso più di 200 professori e ricercatori, che potremmo definire in senso lato di orientamento marxista o keynesiano di sinistra, hanno pubblicato un importante documento contenente una serie di proposte politiche per una risposta alla crisi  a partire dal livello europeo. La sintesi del documento la si può leggere nel suo sottotitolo: ”La politica restrittiva aggrava la crisi, alimenta la speculazione e può condurre alla deflagrazione della zona euro. Serve una svolta di politica economica per scongiurare una caduta ulteriore dei redditi e dell’occupazione”. Ritengo quel documento ancora il contributo più organico, fra quanti mi è capitato di leggere, per una nuova politica della sinistra in Italia e in Europa. Eppure la sua eco è stata finora molto debole, col rischio che esso finisca per alimentare solo il dibattito accademico. L’impegno della sinistra, anche di quella cosiddetta “radicale”, sul merito di questi problemi mi pare ancora troppo vago. E’ vero che ,come ha detto Keynes, ”le idee degli economisti e dei filosofi politici, giuste o sbagliate che siano, sono più potenti di quanto si creda. Gli uomini pratici che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto”. Tuttavia la gravità dei problemi che sono di fronte a noi dovrebbe indurre una accelerazione nel ripensamento critico della sinistra, anche perché, tornando a Keynes,”nel lungo periodo siamo tutti morti”!</p>
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		<title>[Labouratorio intervista Michele De Lucia] “Un buon accordo. Se venderanno le auto.”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
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		<description><![CDATA[Labouratorio si fa serio per trattare questioni serissime. Ci troviamo quasi in imbarazzo ad ospitare sul nostro sito tre interviste di tre esponenti politici di primo livello. Michele De Lucia, tesoriere e militante di radicali italiani, e&#8217; un radicale a 24 carati. Gia&#8217; nel 2002 scrive il volume &#8221;Fiat quanto ci costi?&#8221;. E&#8217; autore di molte… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-intervista-michele-de-lucia-un-buon-accordo-ma-le-macchine-non-le-venderanno/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
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<p><em>Labouratorio si fa serio per trattare questioni serissime. Ci troviamo quasi in imbarazzo ad ospitare sul nostro sito tre interviste di tre esponenti politici di primo livello.</em></p>
<p><em>Michele De Lucia, tesoriere e militante di radicali italiani, e&#8217; un radicale a 24 carati. Gia&#8217; nel 2002 scrive il volume &#8221;Fiat quanto ci costi?&#8221;. E&#8217; autore di molte delle più importanti proposte di legge depositate dai radicali nelle materie economico-sociali. <em>E&#8217; stato anche autore del best-seller &#8220;Il baratto. Il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi tra il comunista Veltroni e l&#8217;affarista Berlusconi negli anni Ottanta&#8221;. Labouratorio e&#8217; fiero di avere il suo punto di vista.</em></em></p>
<p><strong>1) Come giudica il valore dell’accordo di Mirafiori, e più in generale la gestione Marchionne, per la strategia di rilancio della Fiat e il suo futuro in un mercato difficile come quello dell’auto?</strong></p>
<p>È un buon accordo, che poteva essere ancora migliore se tutte le parti in causa avessero avuto maggiore disponibilità reciproca, e se la Fiom avesse badato agli interessi dei lavoratori più che alle proprie rendite di posizione. Mi spiego meglio: la Fiom è infuriata perché teme di perdere la rendita di posizione che le ha consentito di non sottoscrivere gli accordi e tuttavia di beneficiare ugualmente dei risultati di quegli accordi. Oggi il sindacato minoritario ha di fatto un potere di veto rispetto all’accordo firmato dalla coalizione sindacale maggioritaria, perché in ogni momento potrebbe proclamare lo sciopero contro il contratto stesso. Inoltre, è la legge in vigore a prevedere che il sindacato che non firma possa essere negato il diritto alla rappresentanza in azienda. Non mi pare giusto, ma così è. È una norma che i sindacati hanno voluto quindici anni fa, pensa un po’. Vedi, alla fine… i fatti si vendicano, e diventano misfatti. Al posto della Fiom, invece di parlare di “diritti costituzionali violati”, mi sarei concentrato e mi concentrerei sin d’ora sul pretendere da Marchionne, ogni giorno, il rispetto degli accordi presi. Faccio un esempio: che lo stabilimento Fiat di Termini Imerese fosse spacciato, noi radicali lo dicevamo dieci anni fa. Lo dicemmo durante un incontro con Mastrosimone, leader Fiom di Termini, e gli operai. La Fiom ha insistito per dieci anni, accontentandosi della cassa integrazione, sulla tutela dei posti di lavoro in astratto, non dei lavoratori in concreto (che possono essere riqualificati e occupati in altri settori non saturi come è invece quello dell’auto). I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Speriamo che ora Marchionne riesca a vendere le auto che pensa di vendere, ma ne dubito molto.</p>
<p><strong>2) Il Governo ha dato appoggio incondizionato alla dirigenza della Fiat, sostenendo l’accordo di Mirafiori cosi come aveva fatto con Pomigliano. L’azione del governo ha perseguito l’interesse del paese nel difendere esclusivamente le ragioni del Lingotto?</strong></p>
<p>Più che dare un “appoggio incondizionato”, il governo mi pare del tutto latitante rispetto al pur minimo simulacro di politica economica e di visione complessiva del Paese. “Non pervenuto”, insomma. Guardate le dichiarazioni di Berlusconi rilasciate ieri: nel merito possono essere anche condivisibili, solo che qualcuno dovrebbe avvisare Berlusconi che Berlusconi è il Presidente del Consiglio (e lo è stato per ben otto anni negli ultimi dieci). È lui che può e deve, attraverso l’azione di governo, affrontare e risolvere i problemi. È lui che deve adottare, fin quando è capo del governo, le misure necessarie a far crescere il Paese per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Ma mi rendo conto che qui si entra nel campo dell’esoterismo, o della fantascienza…<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/de-lucia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2891" title="de lucia" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/de-lucia.jpg" alt="" width="256" height="324" /></a></p>
<p><strong>3)Molti commentatori anche a sinistra sottolineano come l’accordo sia di fatto inevitabile per restare competitivi nel mondo globalizzato. Tuttavia questa visione sembra implicitamente assumere un progetto di sviluppo del paese ancora incentrato sulla grande industria. Qual è la sua opinione in merito? E’ sensato puntare ancora sulla FIAT o e&#8217; possibile pensare a un piano di sviluppo credibile che prescinda dall’azienda torinese, anche in considerazione del valore produttivo della PMI nell&#8217;economia italiana?</strong></p>
<p>Come dicevo prima, magari ci fosse un “progetto di sviluppo” del Paese da valutare, da condividere o criticare. Tu lo conosci? A me pare di non vederlo da nessuna parte. Il problema oggi non è costituito dalla Fiat in sé, che è stata per decenni campione di “privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite”. E sono stati tutti d’accordo: partiti, Confindustria, sindacati, con solo noi radicali contro. Per tornare alla tua domanda, c’è un dato su cui riflettere: l’Italia è il penultimo Paese tra quelli dell’UE quanto a capacità di attrarre investimenti stranieri. Questo perché abbiamo un sistema di relazioni industriali e una giustizia che mettono in fuga… non solo gli stranieri, ma anche, sempre di più, gli italiani. Quanto alle PMI, sono d’accordo con te. Sono da sempre sacrificate agli interessi delle grandi, al punto che vengono usate dalle grandi come veri e im-propri sportelli bancari: commissionano i lavori, non le pagano o le pagano con centinaia di giorni di ritardo, e quelle – che costituiscono la parte più sana del nostro sistema produttivo – spesso falliscono. Per rimediare a questa situazione scandalosa abbiamo presentato una proposta di legge, il deputato radicale Marco Beltrandi e il tesoriere del PD Antonio Misiani. Solo che nessuno lo sa, nemmeno gli elettori del PD, perché di queste cose in tv non dobbiamo poter parlare. Occhio, però, al “piccolo è bello”: è necessario che vi sia una crescita dimensionale delle imprese, e che le piccole si mettano assieme. Altrimenti non ci sono i soldi per investimenti in ricerca, innovazione e sviluppo, che sono indispensabili per rimanere competitivi.</p>
<p><strong>4)L’accordo di Mirafiori, così come in precedenza quello di Pomigliano, hanno rappresentato una cesura netta nell’ambito delle relazioni sindacali. Finito il tempo della concertazione, Marchionne ha imposto il suo diktat a sindacati in una posizione di estrema debolezza. Cosa implicano questi accordi per il futuro ruolo dei sindacati nella tutela dei lavoratori?</strong></p>
<p>Se il sindacato è debole, la responsabilità è soprattutto sua. Per sessant’anni è stato la perfetta interfaccia della Confindustria, ha giocato un ruolo spesso da <em>veto player</em> e da corporazione, ha usato lo strumento (importantissimo e sacrosanto) dello sciopero in modo improprio, comportandosi come un partito politico invece che come un sindacato. Senza dimenticare che non ha mai voluto l’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione. E poi oggi parlano di diritti costituzionali violati? Se il sindacato tornerà a fare il sindacato, se rinuncerà al sistema delle trattenute automatiche in busta paga (passaggio fondamentale per restituire agli iscritti il controllo sulle proprie organizzazioni), se sceglierà la strada della democrazia sindacale e delle riforme, avremo un sindacato nuovo, capace di fare il suo mestiere, e con un grande futuro davanti a sé. Sarebbe un bene per tutto il Paese.</p>
<p><strong>5)Di fronte alla difficoltà di coniugare la difesa di diritti e tutele per i lavoratori con il futuro degli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori e dei posti di lavoro, il PD non è stato in grado di esprimersi con una voce chiara. Come giudica le mosse dei partiti della sinistra rispetto alla questione Fiat?</strong></p>
<p>Se è vero che il PD è in confusione, e che fa un grave errore nel non valorizzare e sostenere al massimo le proposte del professore (e parlamentare PD) Pietro Ichino, che anche noi radicali, con Emma Bonino, abbiamo sottoscritto al Senato, va anche detto che IDV e SEL hanno fatto anche peggio. Prendete Vendola, ad esempio: sembra il portavoce della Fiom! E pensa di candidarsi alla guida del centrosinistra sostenendo quelle posizioni? Fossi Berlusconi, stapperei un intero camion di bottiglie di spumante: una candidatura Vendola rappresenterebbe una vera e propria assicurazione sulla vita politica del premier. Per inciso: ieri Vendola è andato davanti ai cancelli di Mirafiori, ma alla domanda “lei voterebbe sì o no al referendum?” alla fine mica ha risposto!</p>
<p><strong>6) Ampliando un pò la prospettiva, la vicenda della Fiat inquadrata nel contesto generale della crisi economica e della globalizzazione economica sembra indicatrice di un cambio di paradigma anche nei rapporti tra Capitale e Lavoro. Il XX secolo sembra essersi portato via tanto il compromesso socialdemocratico quanto l’ultimo trentennio di entusiasmo neoliberista. In quali forme pensi che possa evolversi il conflitto tra capitale e lavoro nel nuovo scenario globale?</strong></p>
<p><strong></strong>Il problema è che in Italia ha sempre prevalso il metodo (malsano) della combinazione tra capitale e lavoro mediata dallo Stato, nel contesto di un sistema corporativo e concertativo. L’Italia non ha un problema di “socialdemocrazia” o di “neoliberismo”, che come evocazioni ideologiche lasciano il tempo che trovano. L’Italia ha un problema di riforme: delle rappresentanze sindacali, delle relazioni industriali, della contrattazione. Il “contesto generale” da noi sconta l’aggravante delle riforme mancate degli ultimi trent’anni, almeno. E ora quelle riforme mancate presentano un conto salato: se non si fa niente, si finisce di andare a fondo. Se invece saremo capaci, con coraggio e visione, di incardinare le riforme, di dare all’Italia regole finalmente in linea con quelle dei Paesi UE più avanzati, ci sarà ancora speranza. Ma per poter fare questo dovremmo, come radicali, avere accesso a quei Porta a Porta, AnnoZero, Ballarò, etc. rispetto ai quali continuiamo ad essere dei <em>desaparecidos</em>.</p>
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		<title>[Marchionneide] L’hanno creato e non lo sanno più fermare!</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manfredi Mangano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ok, non c&#8217;è molto da scherzare. E però è vero che certe suggestioni di una certa &#8220;sinistra&#8221;, riviste a distanza di anni, fanno riflettere. Eterogenesi dei fini, o più semplicemente totale assenza di visione strategica, fattostà che dell&#8217;esercito dei Marchionnisti fanno parte anche consistenti spezzoni del PD. Per fortuna, Manfr vigila&#8230; Questo articolo, lo dichiaramo fin… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/marchionneide-l%e2%80%99hanno-creato-e-non-lo-sanno-piu-fermare/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ok, non c&#8217;è molto da scherzare. E però è vero che certe suggestioni di una certa &#8220;sinistra&#8221;, riviste a distanza di anni, fanno riflettere. Eterogenesi dei fini, o più semplicemente totale assenza di visione strategica, fattostà che dell&#8217;esercito dei Marchionnisti fanno parte anche consistenti spezzoni del PD. Per fortuna, Manfr vigila&#8230;</strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><a style="font-style: italic;" href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/marchionneide.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2669" title="marchionneide" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/marchionneide-300x178.png" alt="" width="300" height="178" /></a><br />
Questo articolo, lo dichiaramo fin dalla prima riga, non piacerà a chi è estimatore di Sergio Marchionne. Ma neanche a chi ripone le proprie salvifiche speranze di riforma nel Terzo Polo. O, se per questo, nemmeno a chi si lamenta del manager italo-svizzero-canadese perchè sarebbe un manager preistorico, un cattivo padrone del vapore, e attende l&#8217;arrivo messianico di un &#8220;imprenditore buono&#8221;. Magari &#8220;socialdemocratico&#8221;, come lo definiva Fausto Bertinotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, non considero affatto Marchionne un antiquato ignorante che non sa cosa voglia dire produttività e tutto il resto. Non si arriva dove è lui ora se si viene sfornati da certi consessi universitari, imprenditoriali o misto dei due all&#8217;italiana. Marchionne sa benissimo che la produttività dipende solo in minima parte dall&#8217;intensità del lavoro, e infatti le fabbriche polacche e brasiliane sono all&#8217;avanguardia in termini di dotazioni tecnologiche. Marchionne sa che gli stipendi degli operai rappresentano solo il 7% del costo di una automobile e infatti non ha chiesto agli operai di ridursi lo stipendio a parità di ore, come fatto dalla Volkswagen, ma nelle tasche dei dipendenti entreranno gli stessi soldi di prima, più una maggiorazione per lo straordinario. Marchionne sa benissimo che la FIAT non riesce a vendere le sue macchine, e che quindi saturare gli stabilimenti serve fino a un certo punto: non è un caso nemmeno che porti il modello FIAT più popolare nello stabilimento Chrysler, o nei mercati dell&#8217;Est Europa e dell&#8217;America Latina dove le FIAT sono ancora competitive, mentre in Italia infuria la cassa integrazione e saranno prodotti SUV. Il nostro mercato è saturo, e Marchionne non ritiene che lo si possa conquistare: quindi punta sulle nicchie, con macchine &#8220;Chic&#8221;, come i restyling di Panda e 500, o i ricchi che amano la macchinona.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di questo, per capire cosa sia Marchionne, dobbiamo ricordare il tarlo fisso della sinistra della Seconda Repubblica, in campo di politica industriale: ci mancano dei campioni industriali, delle grandi multinazionali che possano competere in innovazione tecnologica e nella conquista dei nuovi mercati, in cui la forza lavoro sia sufficientemente ampia da poter essere stabile e e sindacalizzabile. Riflesso di questa idea, la &#8220;merchant bank&#8221; di Palazzo Chigi ai tempi di D&#8217;Alema, con le privatizzazioni sfruttate per creare (perlopiù sfortunati) colossi privati, unendo omaggio alla cultura neoliberale della ritirata statale dal mercato senza per questo rinunciare all&#8217;idea di costruire &#8220;egemonia&#8221; sulla nuova Italia tramite l&#8217;occupazione delle &#8220;casematte del potere&#8221;.<br />
Marchionne è figlio anche di questa infatuazione: il suo scopo è fare di FIAT una grande multinazionale, per cui contano i profitti e non le tradizioni locali, e lo sta facendo egregiamente. Ecco il perchè di uno scontro così duro: di fronte alla perdita di competitività di stabilimenti che comunque non converrebbe chiudere, è necessario ristrutturare le relazioni industriali in modo da poter superare, con uno &#8220;schock&#8221;, le inefficienze del sistema. L&#8217;idea sacrosanta di un contratto dell&#8217;automobile era stata avanzata dalla Confapi, la confederazione delle piccole imprese, come alternativa a una contrattazione aziendale che le avrebbe esposte allo scontro sociale (vedasi proprio l&#8217;indotto FIAT, piccole fabbriche in cui la FIOM è egemone). Marchionne l&#8217;ha invece ripresa per imporre lui le regole di rappresentanza, uscendo da Confindustria e dribblando così le regole formali dell&#8217;organizzazione; mettere in questo modo all&#8217;angolo i sindacati, costringendoli a trasformarsi in organizzatori di manodopera; bloccare l&#8217;eventuale insubordinazione degli indottisti, rassicurandoli sull&#8217;infattibilità di una ritorsione sindacale e riportandoli sotto la gerarchia del LIngotto. Marchionne, quindi, non è affatto antimoderno, anzi, è modernissimo: dovremmo abituarci a pensare però che forse Calearo e Nerozzi, il primo oggi con Berlusconi e il secondo con la FIOM, non avessero proprio tutte le ragioni del mondo, quando si stringevano la mano, benedicente Veltroni, sostenendo la fine del conflitto sociale.<br />
Gli interessi di imprenditori e dipendenti sono convergenti se si tratta di salvare l&#8217;azienda e farla funzionare, ma è inutile far finta di non vedere che sono del tutto stridenti quando si parla di &#8220;dividersi la torta&#8221;: paradossalmente, la Crisi ci ha mostrato come le piccole aziende, dipinte a lungo come luoghi di barbaro sfruttamento desindacalizzato e paternalista, siano molto meno propense a rinunciare ai propri dipendenti, vuoi per la dimensione più umana dei rapporti, vuoi per i problemi a trovare quella manodopera qualificata che sola oggi garantisce alle nostre PMI di poter competere sull&#8217;alto valore aggiunto, e non su piastrelle e canottiere.<br />
Non stupiamoci di Marchionne: lui fa solo il suo mestiere. Sta al sindacato e alla sinistra, o alla politica in senso lato, fare il proprio e rispondere alla sua sfida, risolvendo un vulnus rispetto al nostro modello sociale come le clausole di responsabilità di Pomigliano e quelle di rappresentanza di Mirafiori. Del resto, gli appelli della CISL a Marchionne perchè coinvolga i lavoratori &#8220;Informandoli&#8221; lasciano il tempo che trovano quando il manager si avvia a escludere i lavoratori Chrysler dal controllo dell&#8217;azienda datogli da Obama rastrellando azioni.<br />
In tutto questo, Marchionne non si muove da solo: è l&#8217;attore protagonista di questo scontro, ma a suo supporto c&#8217;è uno schieramento che include PDL, UDC, Confindustria, parte del PD. I sostenitori politici di Marchionne rappresentano interessi diversi: il PDL populista e corporativo vede l&#8217;occasione di costruirsi una cinghia di trasmissione sindacale e di distruggere uno degli ultimi luoghi di insediamento sociale della sinistra, l&#8217;UDC e la Confindustria fanno coerentemente ma &#8220;con juicio&#8221; gli interessi di quel capitalismo italiano che pur temendo uno scontro aperto punta a dare la spallata al sindacato. E poi c&#8217;è una parte del PD, che è passata direttamente dalla &#8220;impossibilità della rivoluzione senza capitalismo&#8221; alla subalternità al &#8220;trickle down&#8221;, all&#8217;idea che i profitti si redistribuiscano da soli se l&#8217;impresa cresce: cosa vera ma solo fino a un certo punto, se non esistono soggetti in grado di sfidare quel controllo dell&#8217;offerta di lavoro che le grandi imprese possono sfruttare nelle zone in cui tutto il tessuto economico è cresciuto attorno a loro.<br />
Il risultato è uno schizofrenico Chiamparino che, abbandonato il giovanilismo meritocratico del PD, scende in campo per i lavoratori di Mirafiori, mediamente 48enni con qualifiche mediobasse, contro quelli di Pomigliano, in larga parte giovani ben qualificati, nel nome del localismo, salvo poi schierarsi anche a Torino con l&#8217;azienda, e negando il confronto tra politica e operai a cui invece non si sottrae una Lega Nord che in Piemonte ha fatto sua una proposta anti-delocalizzazioni del PRC e che, in un recente sondaggio è il secondo partito nel voto operaio, col 20%, dopo il PDL al 26,5, con un PD relegato al 19%. Del resto, l&#8217;interlocutore privilegiato di quella parte del PD è Montezemolo, che sta creando un partito con i soci in affari e ha come stella polare combattere &#8220;neostatalismo municipale&#8221; e la tendenza a &#8220;usare l&#8217;industria di Stato per controllare l&#8217;economia del Paese&#8221;.<br />
A questo punto, non ci stupiremo più di nulla se tra 10 anni, la &#8220;sinistra&#8221; in questa Italia sarà rappresentata da Tremonti e da Maroni col loro localismo protezionista: dopo aver identificato la parola &#8220;sinistra&#8221; col No a tutti i costi e aver rinunciato a proporre una loro via d&#8217;uscita da questo scontro, di fronte agli &#8220;imperativi&#8221; della globalizzazione, i nostri leader progressisti probabilmente saranno troppo impegnati a finanziare scuole private per accorgersi che la risposta alla globalizzazione che stanno costruendo è quella di un rifiuto xenofobo del nuovo mondo che verrà.</p>
<p style="font-style: italic; text-align: justify;"><strong>Manfredi Mangano _ 23 anni, studente in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna. Tra i suoi 6 “interessi e attività” su Facebook, uno è Fernand Braudel. Nel resto del tempo, fa talmente tante cose che Labouratorio ha perso il conto.</strong></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>[Futuro e Lab] Sopra la panca Scilipoti campa, sotto la panca l&#8217;Italia crepa</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 14:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manfredi Mangano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gli Scilipoti zompavano, il governo si preparava ad approvare la versione definitiva della famosa, o famigerata, riforma dell&#8217;Università. Il primo fattore da tenere presente è che alla fine possiamo parlare di un vero tentativo di cambiare qualcosa secondo uno schema, e non con un taglio qui e uno lì. Chiariamoci, nonostante la toppa finale imposta… <a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/futuro-e-lab-sopra-la-panca-scilipoti-campa-sotto-la-panca-litalia-crepa/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2010/12/PicForPhil.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2275" title="PicForPhil" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2010/12/PicForPhil-225x300.jpg" alt="" width="325" height="400" /></a>Mentre gli Scilipoti zompavano, il governo si preparava ad approvare la versione definitiva della famosa, o famigerata, riforma dell&#8217;Università.</p>
<p style="text-align: left;">Il primo fattore da tenere presente è che alla fine possiamo parlare di un vero tentativo di cambiare qualcosa secondo uno schema, e non con un taglio qui e uno lì. Chiariamoci, nonostante la toppa finale imposta da FLI il taglio rimane, e resta pesante: Bruxelles chiama, Tremonti risponde, Gelmini prende nota. Ma, rispetto al guazzabuglio del dl 133, ora c&#8217;è un progetto e ci sono persino note condivisibili, come l&#8217;ANVUR.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Università immaginata dal Governo ha una platea più ristretta di quella del dopo-&#8217;68: figlia di un Paese in declino, che non può permettersi di pagare le rette a tutti, risponde dando il Fondo Nazionale per il Merito soltanto a chi &#8220;ce la può fare&#8221;. Alla stessa logica risponde la decisione di inserire nei consigli di amministrazione rappresentanti esterni, scelti dalle imprese: a un tradizionale orientamento verso le scienze umanistiche, si vorrebbero sostituire centri di eccellenza, individuati dalla selezione naturale post-tagli, che si orientino verso il mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">La ratio l&#8217;ha spiegata bene Sacconi un mesetto fa: i giovani devono tornare ad essere di &#8220;bocca buona&#8221; nella ricerca del lavoro. Ora, dire queste cose in un Paese col 27% di disoccupazione giovanile può sembrare tragico: tuttavia il nostro Paese ha finora trascurato pesantemente la ricerca e l&#8217;innovazione, mentre il settore cultura si è nel tempo ridotto a un circolo vizioso di dipendenza totale da fondi pubblici sempre più ridotti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quindi ovvio come, per un laureato in Lettere o se per questo anche in Matematica, collocarsi secondo il suo titolo di studio sia oramai un compito improbo. In questo scenario, l&#8217;ascesa di PDL+Lega ha sancito la nascita di un blocco sociale che potremmo definire di &#8220;reazione populista&#8221;. Ne fanno parte piccole imprese in difficoltà, alcuni operai settentrionali in concorrenza con gli immigrati, aziende di stato sopravvissute alle privatizzazioni, importanti settori vaticani e di quel Sud che vive di intermediazione statale.</p>
<p style="text-align: justify;">La loro risposta alla crisi è stata quella di arroccarsi ancora più: è naturale che questi settori non siano interessati a rilanciare la formazione di massa, semplicemente non saprebbero che farsene. Si accorcia l&#8217;obbligo scolastico e si segue Marchionne, perchè, che Silvio ne sia cosciente o meno, uno schema di uscita dalla crisi c&#8217;è: agganciare il nostro manifatturiero alla locomotiva tedesca, seppure in posizione periferica, sfornando lavoratori inquadrati in sindacati collaborativi. La concorrenza degli immigrati nei settori a basso valore aggiunto si può combattere chiudendo le frontiere e spostandola nei settori più marginali e specializzati, poco importa che così aumenti la pressione sui cervelli in uscita proprio dall&#8217;università.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; la strategia di un Paese rassegnato al suo conservatorismo, e che dietro la retorica giovanilista vede i due partiti principali, PD e PDL, votati da pensionati, con le giovani generazioni largamente depoliticizzate (si potrebbe persino dire per fortuna, dato che le sue prime scelte sono Di Pietro e Lega Nord).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma niente dà l&#8217;idea della drammaticità di questo scontro di interessi come gli eventi che abbiamo citato in partenza: Roma messa a ferro e fuoco mentre la classe politica si occupava di transumanze. Gli studenti erano già scesi in piazza e l&#8217;Onda, pur spentasi, era riuscita a modificare le proposte del governo. Ora i ragazzi tornano a manifestare, terrorizzati da vaghe parole e inviti al merito, che preannunciano lavori precari e a bassa qualificazione, e la fine di quel poco di diritto allo studio che abbiamo conosciuto finora. E lo fanno spinti da una disperazione sempre più palpabile, che li accomuna ad altre categorie professionali in pieno declassamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo sia un caso se, in un panorama politico tutto proteso a celebrare l&#8217;accordo di Mirafiori come nuova pagina di collaborazione (meglio sarebbe dire di collusione) tra sindacati e imprenditori, nessuno sia riuscito a interpretare gli scontri di piazza al di là della trita dicotomia infiltrati delle forze dell&#8217;ordine deviate / teppisti fannulloni figli di papà.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;erano ragazzi e lavoratori che vedevano gli scontri e, anche se non si spingevano fino a partecipare, col cuore avrebbero volentieri preso una spranga per unirsi alla battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una parte di Italia che ha fatto, con questa riforma, una scelta chiara sul futuro. Ma c&#8217;è anche un&#8217;altra parte d&#8217;Italia che, dall&#8217;oggi al domani, ha capito di non essere considerata indispensabile nel Paese che verrà. Per il bene di tutti, è bene che la prima Italia ascolti la seconda, oramai priva di propri rappresentanti istituzionali. O, presto, anzichè gli slogan irriverenti dei manifestanti, potrebbe ascoltare l&#8217;unica voce di quel nichilismo pesante: quella della violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">P.S.: E in tutto ciò, l&#8217;opposizione? Non pervenuta. Ma, di sicuro, se ce ne fosse una capace di delineare un progetto di sviluppo del Paese anzichè attendere spasmodicamente l&#8217;abbraccio liberatorio e legittimante di Marchionne, Emma Marcegaglia e della famiglia Caltagirone, qualcosa da fare per impedire questo tragico epilogo lo potrebbe fare. Quanto vogliamo scommettere sulla sua lungimiranza?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Manfredi Mangano _ 23 anni, studente in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l&#8217;Università di Bologna. Tra i suoi 6 &#8220;interessi e attività&#8221; su Facebook, uno è Fernand Braudel. Nel resto del tempo, fa talmente tante cose che Labouratorio ha perso il conto.</em></strong></p>
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		<title>[Sinistra, Libertà, varie ed eventuali] Perche&#8217; no! Manovre sinistre, verso una nuova Bolognina?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 22:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Maria Gennaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta&#8217;. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all&#8217;autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio&#8217; detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/03/20/sinistralibertavarie-ed-eventualiperche-nomanovre-sinistre-verso-una-nuova-bolognina/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta&#8217;. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all&#8217;autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio&#8217; detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo indirizzo per poterlo andare a menare sotto casa, tra l&#8217;altro, essendo conterraneo del sinistrorso Manfr, si puo&#8217; approfittarne per menarli entrambi&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Perchè no!</strong><em><br />
</em></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1562" title="lasinistra" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/03/lasinistra-210x300.jpg" alt="lasinistra" width="210" height="300" />Correva la primavera 2008,  allor quando i socialisti tentavano di rialzarsi a seguito della disarmante  debacle elettorale delle consultazioni politiche.<br />
Archiviata la fallimentare stagione Boselli, bollata dai continui giudizi negativi (“vasta depressione”) del Colonnello Albano nella rubrica meteo-politica di labouratorio, il PS si accingeva affannosamente a rimettere assieme i cocci di un  verdetto da prefisso telefonico. Stava vedendo la luce una nuova stagione  all’insegna dell’autonomia e del riformismo tout court. Infatti, il congresso fondativo, di luglio, sancì l’abbrivio di un entusiasmante  percorso coraggioso e dinamico, con la finalità di riportare il partito del neo-segretario Nencini al centro dell’agone politico.</p>
<p>Scelte “corsare”, piglio  “garibaldino”, propensione anti-bipolare e collocazione flessibilmente  intermedia, privilegiando la partnership (da sinistra) con i centristi di Casini, abbandonando pregiudizi e pregiudiziali circa la questione delle alleanze, delegando ai territori interessati tali scelte. La rinnovata  creatura non smentì il deliberato di Montecatini, durante la sua prima  uscita pubblica: convegno sul tema della giustizia promosso assieme all’Udc. Sin qui nulla quaestio.</p>
<p>Sarebbe stato inimmaginabile  prevedere che di lì a poco il sogno di un nuovo Midas politico e di una nuova Rimini programmatica si infrangessero sul perpetrarsi di una nuova Bolognina. La conclusione Gauchista e neo-frontista di una parabola involutiva discendente da un iter perlomeno discutibile.</p>
<p>E&#8217;vero, eravamo talmente piccoli,  da non poter incidere più di tanto negli eventi negativi che si sono susseguiti e ci hanno danneggiato. Ma in minima misura, la strada ce  la siamo tracciata da soli. Se avessimo insistito su una posizione liberalsocialista  riformista, senza occhiolini alla demagogia di Veltroni e ammiccamenti  alla filosofia di Vendola, oggi non saremmo in queste condizioni. Senza  contare l&#8217;ingresso organico in una coalizione perdente, magmatica e  giustizialista guidata da un seguace di Di Pietro, come avvenuto in Abruzzo. Dimenticavo: correva la questione morale nel Partito Democratico,  dalle proporzioni non indifferenti, che &#8220;naturalmente&#8221; non abbiamo cavalcato adeguatamente. Dopo il danno, anche la beffa, chapeau!</p>
<p><span id="more-1539"></span>Poi, l&#8217;inciucio liberticida:  i &#8220;ladri di Pisa&#8221; nuovamente in azione. Uolter, che non ne ha azzeccata una in 16 mesi di leadership, decise di abbandonare per  magia il suo anti-berlusconismo viscerale, privo di proposte ed infarcito di qualunquismo, per abbracciare il re di Arcore ed ecco lo sbarramento al 4%.<br />
L’editto coercitivo firmato CaW, dunque, ci costringeva ad effettuare  talune scelte, certamente non &#8220;senza colpo ferire&#8221;.</p>
<p>Fu breve il passo che condusse il Ps a promuovere il coacervo assolutamente dissonante &#8220;sinistra  e libertà&#8221;.</p>
<p>Inizialmente si era detto un  cartello elettorale sotto il Pse. Benissimo: avrebbe voluto dire avvicinamento a Fava e battaglia a 360°, nel segno dell’omogeneita’ dettata dall’appartenenza  degli scranni di Bruxelles. Significava lanciare un’opa ostile al Pd, per  esaltare le contraddizioni culturali del loft veltroniano. Sin qui più luci che ombre. Avrebbe avuto un senso. Riformisti, nel  PSE.</p>
<p>Da lì, tuttavia, iniziò l’attenzione  per l&#8217;area Bertinottiana (in attesa che apportasse uno strappo definitivo  da Rc) guidata dal filosofo Vendola e diretta verso una cesura col retaggio  del proprio passato; insomma, uno sdoganamento definitivo dalla storia comunista, verso il Socialismo Europeo…<br />
Invece, il governatore della Puglia (che nella sua stessa regione non è stato in grado strappare a Ferrero la maggioranza degli amministratori rifondaroli), in quei giorni, registrava un&#8217;intervista: &#8211; restiamo in  Europa nel gruppo &#8220;Gue&#8221;, orgogliosaente comunisti ed ambientalisti  -. Storia di qualche giorno fa, la sua visita in Germania, al leader della formazione comunista Linke.<br />
Poi, giunsero i signor No, guidati dalla continuità di Pecoraro Scanio, Grazia Francescato e i non proprio comunistissimi (ma comunistini/elli della Belillo, in dissenso nei riguardi di Diliberto).<br />
Infine, la conferenza stampa con Berlinguer e Occhetto nei panni di  profeta. Per fortuna che Ingrao non ha ancora sciolto le riserve.</p>
<p>Insomma, un PDS formato bonsai!  Povero pantheon!</p>
<p>Le urne dello scorso aprile  ci consegnavano un dato con poche prospettive, un partito fiaccato,  un morale a terra, ma un punto fermo da cui ripartire: le nostre idee.</p>
<p>Gli autogoals del Pd e la Di  Pietro-family story ci offrivano ampi spazi. Gli spot continui ed inconsistenti  del governo ci regalavano assist importanti. La crisi economica ci apriva  un’autostrada. Le condizioni vi erano tutte, pertanto, per far valere  la nostra cultura, affermando ciò che ci suggerirebbe il nostro dna.</p>
<p>Occorreva concentrarci su un  unico terreno, il più importante per il Paese ed il più consono al  popolo socialista: il riformismo economico.</p>
<p>Insomma, il dirigismo statalista (salvo eccezioni necessarie in casi estremi) è stato definitivamente superato con la caduta del muro di Berlino. Ed il recente crack globale, targato Usa, ha dimostrato sul campo che il liberismo selvaggio ha prodotto maggiormente abusi, prevaricazioni e disastri.</p>
<p>Solamente coniugando le nostre  ricette, nel solco della migliore tradizione lib-lab dai “meriti e  bisogni” a “governare il cambiamento”, aggiornandole al 2009,  avremmo, in un sol colpo, riscattato la nostra storia e guardato con deciso ottimismo al fatidico euro-sbarramento. Naturalmente, ora, invece,  diviene impensabile spiegare a Giordano che per uscire dalla crisi bisogna  in primis innescare la crescita e lo sviluppo. Assolutamente velleitario,  dimostrare a Mussi che questa fase delicata necessita di un pacchetto di riforme strutturali. Barzelletta vera e propria, convincere Paolo Cento, dell’urgenza di grandi opere ed interventi infrastrutturali  nel Paese.<br />
Essere riformisti, vuol dire  avere il coraggio e la lungimiranza di guardare al “giorno dopo”  con straordinaria “creatività pragmatica”. Per questo motivo, era  doveroso tutelare la nostra identità e riconoscibilità politica. E’troppo  tempo che ragioniamo col paradigma ”altro non c’era, che potevamo  fare?” I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ed ora, putroppo, non resta che aspettare l’implosione del Pd, augurando la fuga della  Margherita verso il Centro, per esplorare l’ingresso, da sinistra  in ciò che resta (ReD) nel partito nato per la “vocazione maggioritaria”. Semplificando, diventare, in vesti differenti, il correntone Ds. Botteghe appannate. Auguri!</p>
<p>Per dirla con un nostro caro&#8221;amico&#8221;&#8230;  ma che c&#8217;azzecca sto&#8217; minestrone??<br />
Se devo abdicare al mio riformismo, per sposare il massimalismo, barattare  la UIL con la CGIL, il garantismo col giustizialismo, il revisionismo  col dogmatismo, la modernizzazione con il conservatorismo, la laicità col laicismo, Marco Biagi con la Camusso e Cremaschi, il dinamismo con  la staticità, il merito con l’orizzontalità perenne, la flexisecurity  col reddito di cittadinanza, i Sì ed i ragioniamo assieme con i NO  scontati ed aprioristici…</p>
<p>Beh, anziché magnare sta’  minestra, personalmente, preferisco buttarmi dalla finestra.<br />
…standby…</p>
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