Labouratorio

[Socialismi] Pisc-Analisi politica di un(a) socialista oggi

di Chiara Lucacchioni - martedì 13 ottobre 2009 - 328 views

Psi

Uno Nessuno Centomila. Leggere Pirandello non è mai stato il mio diletto preferito, ma quest’espressione racchiude in sé il mio stato d’animo. Non so più chi sono, politicamente parlando. O meglio, non vedo nel panorama politico italiano un partito che possa racchiudere la mia idea di socialismo.
Le vicende del fallimento del Partito Socialista sono sotto gli occhi di tutti.
Le roboanti promesse si sono rivelate bufale. Il Partito garibaldino e a giometria variabile che doveva prendere il volo nel dopo-Montecatini si è schiantato a terra ancor prima di decollare.

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Tags: chiara lucacchioni, Costituente Socialista, de benedetti, Grillini, Partito Democratico, partito garibaldino, precariato, riccardo nencini, scuola pubblica, socialismo

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[Labouratorio n.50] Tutti morimmo a stento

di Tommaso Ciuffoletti - venerdì 24 luglio 2009 - 317 views

Lab50.1A Malta i socialisti vanno alla grande. Alle Europee il Partit Laburista, guidato dal 35enne Josep Muscat, ha preso un bel 54,77%. Festa! Champagne! Ricchi premi e cotillons!
In attesa che da La Valletta parta la riscossa socialista in Europa e in Occidente, a qualcuno vien tuttavia il fondato dubbio che si sia giunti al capolinea. A lanciare nuovamente il sasso nello stagno è stato Bernard-Henri Lévy, che in una recente intervista sul Journal du Dimanche ha serenamente affermato che il partito socialista francese deve scomparire. Stavolta non si tratta di furberie retoriche o di un dibattito strumentale tipo quello a cui abbiamo assistito in Italia ai tempi in cui nasceva il Partito Democratico. Stavolta, pur conoscendo il radicalscicchismo di Bernard-Henri Levy, la provocazione arriva in un momento in cui l’imbarazzato silenzio seguito al disastro delle Europee rischiava di diventare la prova provata che sì, quel capolinea era ormai stato raggiunto. Non solo in Francia, ma, appunto, in tutta Europa.
Un capolinea che sta nelle parole d’ordine dei socialisti d’Europa, prima ancora che nelle urne.

Per lunga parte dello scorso secolo la socialdemocrazia ha rappresentato il compromesso più lungimirante realizzato tra la borghesia capitalista e la classe operaia*. Le conquiste di quel periodo hanno significato maggiori tutele, maggiori garanzie, maggiori diritti per larga parte delle società in cui quel compromesso è stato più o meno compiutamente realizzato.
Oggi però quelle società non esistono più. Quanto meno non sono più rappresentabili da quel compromesso. Non accettare questa evidenza è ciò che sta facendo scomparire i socialisti d’Europa, molto più che le asserzioni di Levy.
Il modello di stato sociale costruito in quegli anni, soprattutto nell’Europa settentrionale, ha garantito crescita e progresso, ma non calza più per una realtà mutata. Insistere nella sua difesa tout-court significa attestarsi, di fatto, sulla linea di conservazione di un’esistente che non può più resistere di fronte ai suoi costi, alla parzialità delle tutele che può garantire, così come manca di ricette per affrontare credibilmente le sfide della globalizzazione, dell’immigrazione e dei suoi effetti.
E per favore, non ci si illuda che le risposte stataliste alla crisi abbiano rilanciato le ragioni di un rinnovato “socialismo” de facto. Quello che abbiamo visto all’opera di recente è un atteggiamento prettamente emergenziale, si tratta di uno statalismo di salvataggio, che non ha nulla di programmatico a lunga scadenza, né di ideologico e che non può avere  né l’uno, né l’altro**.

Se oggi il socialismo ha da essere è bene che sia altro da quello che si nasconde dietro slogan inneggianti al socialismo europeo (quando poi di fatto non esiste, ma esistono piuttosto socialismi europei). Anche perché là dietro sta nascosto niente più che un cadavere.
Ma anche ai cadaveri c’è chi è affezionato e chi ancora s’affeziona, senza che ciò porti grande giovamento né a costoro, né al cadavere. Diverso è invece rimanere affezionati al ricordo di ciò che era prima di quel cadavere. Libertà e uguaglianza, meriti e bisogni, diritti e doveri. Per rinnovare quell’affetto, e se proprio vogliamo credere che esista un socialismo europeo, allora forse varrebbe la pena ripartire di lì e magari recuperando dall’oblio il Libro Bianco per l’occupazione e lo sviluppo proposto da Jacques Delors.
Altrimenti ci si accontenti di continuare a morire a stento. Del resto a noi socialisti d’Italia una simile sorte è stata ormai di fatto consegnata da una storia tanto infame quanto pietosa. Infame per come ha archiviato un assassinio politico e moralista, pietosa nel consentirci oggi, magra consolazione, di morire a stento, ma canticchiando in rima.

Prima che fosse finita/ ricordammo a chi vive ancora/ che il prezzo fu la vita/ per il male fatto in un’ora.
Poi scivolammo nel gelo/ di una morte senza abbandono/ recitando l’antico credo / di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta/ e l’estrema vergogna ed il modo/ soffocato da identica stretta/ impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull’ossa/ e riprese tranquillo il cammino/ giunga anch’egli stravolto alla fossa/ con la nebbia del primo mattino.

* Umberto Ranieri sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo
** Luciano Cafagna sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo

_ Tommaso Ciuffoletti – 29 anni – Socialista liberale fiorentino. Che vi piaccia o no

LABOURATORIO n. 50 – SOMMARIO

  • [Labouratorio n.50] Tutti morimmo a stento
  • [Fus e polemiche] Quando le critiche suonano inopportune
  • [Onda Verde] Intervista esclusiva con Alì Reza Soltani. Per capire davvero cosa sta succedendo
  • [Onda Verde] Iran, Seconda Repubblica, nuovi squilibri, vecchio Medio Oriente
  • [Onda Verde] Global action day: Ahmadinejad non e’ il presidente dell’Iran
  • [il ControEditoriale] Riformismi e PD

Tags: bernard-henry levy, elezioni europee, jacques delors, josep muscat, journal du dimanche, labouratorio, le nuove ragioni del socialismo, luciano cafagna, malta, Partito Democratico, partito socialista europeo, pes, PSE, socialdemocrazia, socialismi d'europa, socialismo europeo, Tommaso Ciuffoletti, tutti morimmo a stento, umberto ranieri

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[il ControEditoriale] Riformismi e PD

di tomasoboyer - venerdì 24 luglio 2009 - 53 views

pdprim.1

Negli ultimi giorni i toni, ma soprattutto gli argomenti, usati dai due principali candidati alla segreteria del Partito Democratico, si sono improvvisamente accesi, dando vita ad un batti e ribatti fatto di accuse, delegittimazioni e chiamate alle armi dei rispettivi colonnelli. I giornali hanno cominciato a pubblicare improbabili schemi, che rappresentano la “galassia democratica”, dove i nomi di politici, cantanti, artisti e giornalisti sono collocati più o meno vicino ad uno piuttosto che all’altro candidato.
Conseguentemente a questa escalation, la discussione si è spostata su un livello diverso, più televisivo e più duro. Il modo in cui i due candidati stanno impostando le rispettive campagne elettorali, somigliano molto a strategie già usate: da una parte l’attacco, usato per anni contro Berlusconi; dall’altra la creazione di un orizzonte ideale nuovo, che era stato punto di forza di Veltroni nel congresso del Lingotto.
Slogan ideali sui grandi temi e attacco frontale dell’avversario sono stati, negli ultimi anni, uno dei punti su cui Ds e Margherita hanno puntato maggiormente, fatta eccezione per il fertile e già bruciato periodo dei primi circoli per l’Ulivo.

Veltroni aveva giustamente criticato l’idea che il PD potesse fondarsi sull’antiberlusconismo, rafforzando invece la componente ideale e passionale. Nel periodo in cui è stato segretario, il suo operato è stato per gran parte rivolto al tentativo di creare un orizzonte nuovo, una “frontiera” nuova per il riformismo italiano. Un rinnovamento innanzitutto stilistico e comunicativo, al quale si sarebbe dovuto accompagnare un rinnovamento politico, dirigenziale, strategico e programmatico, che purtroppo non c’è stato.
Le posizioni politiche del PD sono state spesso poco chiare e poco decise, ma soprattutto sono emerse solo ed esclusivamente in conseguenza di disegni di legge proposti dal PDL.
Al PD è rimasto l’orizzonte ideale, ma ha perso completamente la capacità di interpretare gli umori e i bisogni dei cittadini e di tradurli in una linea politica chiara e riconoscibile, lasciando suo malgrado emergere solo le due caratteristiche più negative della tradizione di sinistra: lo snobismo e l’arretratezza.
Io continuo a pensare che la risposta di rappresentanza che un partito deve dare ai propri elettori sia doppia: da una parte deve dare un’idea di paese, mentre dall’altra deve interpretare gli interessi e i bisogni individuali dei cittadini. Solo in questo modo può raggiungere quel consenso necessario nel cruciale momento elettorale.
Diventa quindi necessario per il PD, avviare una riforma interna dei propri processi di discussione politica, prima che dirigenziale. Quello che il PD deve promuovere, sono i processi di discussione e analisi dei problemi, i circoli, i blog e tutte le realtà dove i militanti e i simpatizzanti possono confrontarsi e proporsi.
Deve guardare con interesse e ammirazione ad altri partiti riformisti dove spesso tale processo è più fervido, accogliendo le loro idee e innovazioni, coinvolgendoli senza egemonizzarli, secondo la classica prassi della sinistra italiana.

L’idea di indire elezioni primarie per l’elezione di un segretario, senza che ci sia democraticità sulla definizione dei programmi, nè sulla scelta dei candidati, mi pare sia una strada fallimentare in partenza.
Se il PD non avvierà questi processi, temo che uscirà dal congresso sempre più indebolito, costringendosi all’opposizione e regalando voti e visibilità a Di Pietro.

_ Tomaso Boyer, 27 anni, Genova

Tags: antiberlusconismo, galassia democratica, lingotto, Partito Democratico, primarie partito democratico, rappresentanza, riforma interna, ulivo, Walter Veltroni

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[E poi c'è ... Labouratorio a carte 48] Penzieri sparzi

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 20 aprile 2009 - 502 views

lab48Cyrano vota Sinistra e Libertà
Venite pure avanti, voi con il naso storto socialisti puristi io più non vi sopporto
Sinistra e Libertà, non sarà una gran figata però un’alternativa nessuno l’ha trovata
Venite pure avanti compagni sospiranti, anche dopo 20 anni che pure sono tanti
Compagni che serbate un giusto e bel ricordo, andiamo adesso avanti e basta col rimorso
Non avremo successo, ma nemmeno paura, quindi non ci rendiamo la vita ancor più dura
Le cause ed i veleni, le rivendicazioni, sono cose che davvero a me han rotto i coglioni
Io son probabilmente una testa di cazzo, ma quelli che si lagnano mi fanno uscire pazzo
Fanculo Franceschini, fanculo anche Di Pietro, però io non ho voglia di prenderlo di dietro
Io non ho voglia di prenderlo di dietro

Terremoti, referendum e stronzate democratiche
Dunque, il profondo cordoglio per le vittime del terremoto non avrà cittadinanza in queste brevi righe, lo dico subito a scanso d’equivoci, dato che nell’Italia del benpensare il riferimento ai terremotati d’Abruzzo è diventato un’arma di ricatto morale. Arma che può essere tirata fuori in qualunque discussione ed usata nei contesti più assurdi e con i riferimenti più improbabili.
Caso lampante è quello del referendum per la modifica della legge elettorale.
Quell’anima bella di Franceschini, che da quando è segretario del PD non ne ha azzeccata una, ha creduto di aver avuto una bella pensata per mettere in difficoltà l’invincibile Cavaliere. Quel furbetto di un Franceschini gli ha detto all’invincibile Cavaliere: “Se non accorpi referendum con le europee spenderai un sacco di soldi che potrebbero andare ad aiutare i poveri abruzzesi”.
Lasciamo perdere che l’accorpamento sarebbe incostituzionale, lasciamo perdere che nel caso passasse il referendum riuscirebbe nell’impresa di peggiorare il Porcellum, lasciamo perdere che Guzzetta (e Ceccanti) avrebbero pure rotto i coglioni. Consideriamo solo una cosa: se il referendum passasse il PD avrebbe serie possibilità di andare al governo solo quando i lavori per riparare tutti i disastri del terremoto saranno stati completati. Questo è l’unico vero link che c’è tra il referendum e il terremoto d’Abruzzo.

Pisciate fuori dal vaso e libertà d’espressione
Tutto quello che volete, ma non mi rompete i coglioni con la stronzata che difendere Vauro significa difendere la libertà d’espressione. Vauro continua infatti ad esprimersi serenamente e dietro compenso. Semplicemente quel compenso non gli verrà più corrisposto con il denaro pubblico della Rai (ma con il denaro pubblico dei finanziamenti all’editoria!).
Difendere Vauro significa dunque difendere la libertà di pisciare fuori dal vaso a spese dei contribuenti. A ciascuno decidere se ne valga la pena.
A metterla così, forse, Vauro posso difenderlo anche io …

LABOURATORIO n.48 – PENZIERI SPARZI

  • [Labouratorio a carte 48] Penzieri sparzi
  • [E poi c'è l'Europa...] S&L e la politica europea del lavoro
  • [E poi c'è il mondo...] E se il G20…
  • [Il nodo Craxi] Socialisti nel PDL, Fascisti su Marte e altre storie fantastiche…
  • [Giovanilità] L’Italia del merito (ovvero la crisi non è uguale per tutti)
  • [E poi c'è ...] Il Colosso di Barberino

Tags: abruzzo, annozero, censura, cyrano, dario franceschini, l'invincibile cavaliere, libertà d'espressione, Partito Democratico, referendum, santoro, silvio berlusconi, Sinistra e Libertà, socialismo, terremoto, Tommaso Ciuffoletti, vauro

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[ComeNeveAlSole]Veltroni?il meno peggio del peggio…

di Redazione - sabato 7 marzo 2009 - 58 views

veltroni-face3articolo di Giaime Marzo

Nella casa Bianca si respira un’aria tetra. Obama non ha più appetito. Il suo staff è disperato perché il presidente si è chiuso in un mutismo e una tristezza per lui insolita. Obama è triste perché il suo più grande amico Walter Veltroni si è dimesso da capo del Partito Democratico (italiano).
Walter l’uomo del cambiamento consociativista e della legittimazione elettorale di Di Pietro è caduto. Si direbbe “Nunc est bibendum”, il demagogo che ha distrutto la sinistra italiana in preda a smanie american papiste è andato via, se non fosse che ci lascia la cricca di piccoli guitti oligarchi alla guida del loft.
Mi associo al dolore di Obama. Si, si poteva fare . . . Quest’ uomo è riuscito a cacciare dal parlamento i socialisti, i comunisti e gli altri cespugli in meno di un anno; a Mussolini ce ne vollero almeno 3 e l’omicidio Matteotti. Non contento, ha fatto due tre favori a Berlusconi e grazie a questo ha messo lo sbarramento alle Europee, così oltre a Iva Zanicchi potranno mandare a Bruxelles anche Gatto Panceri, Malgioglio e Mastella.
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Tags: dimissioni, Franceschini, Giaime Marzo, Partito Democratico, PD, Walter Veltroni

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[Giovanili Primarie ... democratiche] Intervista a Giulia Innocenzi

di Filippo Modica - mercoledì 19 novembre 2008 - 235 views

Giulia Innocenzi, 24 anni, coordinatrice degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, è candidata alle primarie del 21 novembre che eleggeranno il primo segretario dei Giovani Democratici.
Cura il blog www.giuliainnocenzi.com attraverso il quale è possibile conoscere il programma e le varie iniziative intraprese durante la campagna elettorale.
Il 14 novembre scorso abbiamo avuto modo di realizzare questa intervista che vi proponiamo di seguito.

D – Una radicale che si candida alla segreteria di una federazione giovanile di partito potrebbe sembrare un paradosso… Per i radicali, che non hanno mai avuto tale organismo perché ritenuto fonte di ghettizzazione dei giovani, è cambiato qualcosa?
R – No, per la leadership radicale non è cambiato nulla. I radicali sono contro la ghettizzazione dei giovani all’interno di una determinata sezione come può essere un’organizzazione giovanile proprio perché preferiscono che essi abbiano lo stesso spazio garantito a tutti gli altri per fare politica, la politica vera. Quindi qualsiasi iscritto a Radicali Italiani può presentarsi come candidato segretario e, infatti, abbiamo una lunga storia di segretari a 19-20 anni… In realtà, le primarie dei Giovani Democratici permettono di affrontare un’altra questione: la non democraticità di alcuni partiti (il PD stesso, per esempio) nei quali è difficile dare spazio ai soggetti più emarginati come le donne piuttosto che i giovani. Queste stesse primarie rappresentano formalmente un’iniziativa lodevole in quanto l’art.1 del Regolamento prevede siano aperte. In realtà, però, non si sono verificate finora come erano previste nella lettera del Regolamento ed io ho continuato a denunciare tutte le irregolarità che ho riscontrato.
Per un Partito Democratico così macchinoso e burocratico, un’organizzazione giovanile potrebbe fungere da stimolo per una politica innovatrice, ma solo se sarà salvaguardata la sua autonomia.

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[Lumìe di Sicilia] Considerazioni sulle sortite del compagno Mosca

di ezio iacono - lunedì 10 novembre 2008 - 213 views

Dalla periferia le vicende che riguardano il P.S. appaiono un po’ sbiadite, dal momento che una cosa è apprendere dai siti d’area, altro è avere contezza delle vicende quotidiane in modo diretto. A causa della distanza, infatti, le vicende appaiono e sono lontane, ma questo non vuol dire che la vita del Partito sia opaca e/o asfittica. Una certa vitalità del movimento socialista organizzato, pur dopo la batosta elettorale, è visibile ed apprezzabile e non mi riferisco esclusivamente alle 4 proposte di legge di iniziativa popolare, ma anche ad uno speranzoso ed apprezzabile dinamismo del nuovo gruppo dirigente. Nel partecipare al congresso regionale di Acireale, ho avuto modo di apprezzare la quantità e soprattutto la qualità degli interventi pronunciati in clima costruttivo e distensivo, il solo degno per un Partito che necessariamente e caparbiamente tenta di risalire la china.

Fatta questa necessaria premessa, desidererei commentare il pensiero manifestato dal Segretario della F.G.S., il compagno Francesco Mosca, intitolato “F.G.S. e Partito Socialista”. Ho avuto notevoli difficoltà a comprendere fino in fondo il pensiero di Francesco- ci siamo visti una sola volta a Montecatini nel luglio del 2007, ma tra compagni, ancor di più se pressoché coetanei, darsi del tu è quasi un obbligo – e spero che queste mie considerazioni possano tornare utili per un confronto costruttivo e non ampolloso.

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Tags: 4 proposte di legge di iniziativa popolare, Alitalia, cgil, cisl, elezioni europee, ezio iacono, Fgs, francesco mosca, garantismo, giovanile socialista, labouratorio, mannino, organizzazione politica, Partito Democratico, Partito Socialista, sicilia, sindacato, totò cuffaro, UDC, uil

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[P.S Le europee] Tra soglie e preferenze cosa faranno i socialisti?

di Redazione - martedì 4 novembre 2008 - 285 views

di Luigi Iorio

Da lungo tempo, nell’agenda politica del governo, è iscritta la modifica della legge elettorale per le elezioni europee. La scorsa settimana dalla commissione “Affari Costituzionali”, la maggioranza ci ha fatto un altro cadeau, in vista del santo natale. Il regalo in questione è la proposta di riforma del sistema elettorale europeo, sostanziata dallo sbarramento al 5% e dall’eliminazione delle preferenze. Il “deus ex machina Silvio”, ha intenzione di proseguire a gambe levate nel camino verso un forzato bipartitismo e, nel contempo, fagocitare in un sol boccone Pier, Tonino “che ci azzecca” e compagnia cantante.
Inoltre, il vecchio è contrario alle preferenze, per meglio poter continuare ad eleggere i suoi cortigiani, fisioterapisti ed accompagnatori vari,tenendo anche a bada gli alleantini più agguerriti e più scaltri nel raccogliere preferenze, anche in vista di rapporti di forza del costituendo PDL.

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[Labouratorio di squola dibatte] 1977 x 2008 Innovando la protesta

di GIONNY - martedì 4 novembre 2008 - 83 views

Da un paio di settimane Tg e giornali stanno dando un incredibile risalto a quanto sta accadendo nelle università e nelle scuole di mezza Italia. Bhè il motivo per cui un fronte piuttosto ampio di studenti e anche di numerosi professori scende in piazza o occupa i propri Istituti è ben noto e non mi interessa entrare nel merito dei decreti Gelmini né analizzare troppo nelle specifico la protesta che più o meno intensamente sto vivendo in prima persona, infatti come tutti i movimenti studenteschi ha la sua massiccia carica di autoreferenzialità e populismo ma sta anche dimostrando nuove dialettiche e forme di lotta moderne rispetta alle solite mobilitazioni precedenti troppo legate alle esperienze della pantera post 77’.

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[Nuove generazioni riformiste] Eppur qualcosa si muove …

di Tommaso Ciuffoletti - mercoledì 3 settembre 2008 - 180 views

Domenica, Firenze, festa del PD. Platea non troppo numerosa, causa concomitanza con Fiorentina-Juventus. Va in onda dibattito sul futuro della sinistra, intervengono Giorgio Tonini, Riccardo Nencini e Claudio Fava. Di Nencini non dico, ché sono militante del Partito Socialista, ma sul resto mi siano permesse alcune osservazioni generali. Stimo Tonini come riformista lucido e onesto, ma domenica mi è parso l’emblema del coraggio smarrito del PD, perso tra reiterate citazioni obamiane in inglese (“eit iars is inàf”), che in sala avranno colto in 15, e notazioni un po’ capziose sulla laicità giusta (e vorrei vedere che si sostenesse la laicità sbagliata!). Uno smarrimento nel quale le argomentazioni di Claudio Fava vecchie e polverose, ma conosciute al pubblico della ex-Festa dell’Unità, affondavano con una facilità disarmante.

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[Piazza Navona] La Sinistra ha nostalgia di sè

di GIONNY - lunedì 14 luglio 2008 - 379 views

Io rimango allibito! Allibito perché che Di Pietro, Travaglio, Grillo, Flores D’Arcais, Pancho Pardi etc etc fossero quel che sono, cioè parassiti del sistema politico e delle sue magagne fisiologiche, lo sapevo e tutti ci saremmo immaginati che prima o poi avrebbero organizzata una bella reunion girotondinesca in onore dei vecchi tempi. Ma ciò che mi allibisce è la presenza insieme a loro di una larga fetta non solo della sinistra italiana extraparlamentare ma anche di tantissimi intellettuali dichiaratamente di sinistra messi in riga in Piazza Navona dagli schiamazzi dipietrino-grilleschi.

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[Incazzose disillusioni] Che il PD si decida e sconfigga i suoi demoni

di GIONNY - giovedì 3 luglio 2008 - 241 views

Ebbene dopo un mese circa dall’insediamento del nuovo governo ogni vana speranza che personalmente avevo che stavolta il Cavaliere ci avrebbe sorpresi prendendo di petto i problemi del paese è sparita velocemente. Che ci devo fare? Mi ero illuso, speravo…vedendo i nomi di alcuni ministri,invece sembra proprio che peggio di così non poteva andare. In pochissimo tempo il governo ha iniziato a picconare e militarizzare la nostra già debole democrazia poiché confido nell’ intelligenza del Cavaliere ma anche nella sua assoluta mancanza di buona fede le sue decisioni sono volutamente deleterie per l’Italia.

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[Labouratorio n.27] Tra due Cul-de-Sac la via dei socialisti

di Tommaso Ciuffoletti - mercoledì 18 giugno 2008 - 1.412 views

Quella dell’impiego dei militari in funzioni di ordine pubblico è un provvedimento spot.
Il giro di vite sulle intercettazioni si fonda su ragioni concrete, ma non coglie i punti cruciali della questione più generale di una giustizia responsabilmente amministrata (che per noi rimangono quelli dell’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale e della responsabilità civile dei magistrati, si veda l’editoriale del n.26 di Labouratorio) ed oltretutto non è pienamente condivisibile nella parte che vieta la pubblicazione di notizie sui procedimenti penali fino al termine dell’udienza preliminare.
L’assegnare delle priorità sui reati penali da perseguire non ha niente di scandaloso, anzi, in un paese dove abbiamo dovuto assistere a scene come le ripetute sfilate di Vallettopoli alla Procura di Potenza, ci pare opportuno, mentre meno opportuna ci pare la sospensione obbligatoria di tutti i procedimenti aperti prima del 30 giugno 2002.

Questo, in sintesi, il nostro giudizio sui punti più scottanti del pacchetto sicurezza del governo. Ma noi siamo la sinistra che non c’è. Quella che c’è, invece, lascia che a guidare la propria mano tremante sia la rinnovata tentazione del girotondo. Ci auguriamo fortemente che vi si possa rinunciare, perché l’idea di riveder saltellare i vecchi Panchos e il populismo dipietrista che detta la linea dell’opposizione ci dà i brividi.

Abbiamo buone ragioni però, per ritenere che il PD non abbia interesse a riproporre questa versione perdente del, pur non facile, ruolo di opposizione ad un governo Berlusconi. Veltroni sta già sperimentando quanto infelice si stata la scelta di puntare sull’Italia dei Valori come (unico) alleato del suo PD. Speriamo che i primi mesi di lezione siano serviti a far intendere quanto diabolico sarebbe perseverare su tale linea, anche se le scarse attitudini liberali di Walter non ci confortano su questa convinzione. D’Alema, invece, sarebbe semplicemente un aspirante suicida se intendesse cavalcare una tigre dei cui artigli ancora porta addosso i segni.
Rimane da capire quale via possa ragionevolmente percorrere un PD che continua ad incassare sconfitte senza mostrare alcuna reazione degna delle sue aspirazioni riformiste e innovatrici, che pure in campagna elettorale erano state dichiarate con coraggio.

Purtroppo la verità è che non è facile far uscire Berlusconi dalla gabbia dell’assediato. Oltretutto l’ansia di prepararsi alla candidatura come futuro Presidente della Repubblica accentua l’aggressività schizofrenica del premier. Questi, mentre cerca il dialogo con l’opposizione, non può ragionevolmente pretendere di portare avanti in contemporanea la propria difesa a mezzo decreto legge dal rischio di una condanna in primo grado nel processo che lo vede coinvolto insieme a David Mills. L’unica soluzione reale sarebbe quella di rimettere mano alle regole sulle immunità delle più alte cariche dello Stato. Una chiave di volta auspicabile, ma forse troppo delicata per essere attivata in tempi ragionevoli.
Da un lato abbiamo quindi il cul de sac del PD – sia in versione Veltroni, che in ipotesi D’Alema – dall’altra il cul de sac di Silvio Berlusconi. In mezzo un sistema giudiziario che continua a dettare i tempi e i modi della politica nazionale; basti pensare di recente alla caduta del governo Prodi, agli interventi della procura di Napoli che hanno fatto saltare il piano rifiuti, fino ad arrivare al “possibile” deragliamento del “possibile” dialogo sulle riforme.

L’ottimo, per il paese, sarebbe un accordo per una riforma complessiva del sistema giudiziario, ma purtroppo questa appare ipotesi irrealistica. Più affascinante, per alcuni, potrebbe invece apparire il tentativo di allargare il fronte antiberlusconiano a Casini e, soprattutto, alla Lega. Si tratterebbe dell’opzione “crolli Sansone con tutti i Filistei” e la sua attuabilità dipende dal tasso di aspirazione suicida dell’intero sistema politico italiano, che pure in passato ha dato prova di essere sufficientemente elevato. A conti fatti l’ipotesi più probabile è tuttavia quella di rivivere, almeno nel medio periodo, un clima simile a quello che si viveva ai tempi del governo Berlusconi del 2001.

Se così fosse ai socialisti spetterebbe il compito di smarcarsi dalle logiche del frontismo antiberlusconiano, e costruire – anche se fuori dalle istituzioni – le basi per una proposta realmente alternativa, riformista e di governo, e in altre parole raccogliere la sfida, a quel punto persa, del PD.

SOMMARIO DEL N.27

  • [n.27] Tra due Cul-de-Sac la via dei socialisti
  • [Spunti Congressuali] Da Latina per un congresso rispettoso dei socialisti italiani
  • [Endorsement originale] Con il lievito e non con i corsari
  • [Oltre l'Arcobaleno] Verso quale sinistra stiamo andando?
  • [We do it better] Class-action all’italiana
  • [LABOURACOULTURA] Esoterismi devianti e rockeggianti – Intervista a Luca Leonello Rimbotti

Tags: Antonio Di Pietro, crolli sansone con tutti i filistei, david mills, decreto sicurezza, governo berlusconi 2001, intercettazioni telefoniche, italia dei valori, lega nord, Massimo D'Alema, obbligatorietà dell'azione penale, pacchetto sicurezza, Partito Democratico, Pierferdinando Casini, procura di potenza, provvedimento spot, responsabilità civile dei magistrati, silvio berlusconi, vallettopoli, Walter Veltroni

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