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	<title>Labouratorio &#187; partito d&#8217;azione</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Labouratorio 38] Nuove Paroxetine Rosapugnanti &#8211; Autoreferenzialitudini</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 12:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa! Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/19/labouratorio-38-nuove-paroxetine-rosapugnanti-autoreferenzialitudini/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/lab38.png"><img class="alignright size-full wp-image-911" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="lab38" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/lab38.png" alt="" width="280" height="300" /></a>Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato <a href="http://www.labouratorio.it/2008/02/18/deviando-paroxetina-rosapugnante/" target="_blank">Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa!</a><br />
Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che poteva essere e non è stato o, quantomeno, non è più…<br />
In realtà, cos’è che non c’è più? L’amato simbolo sulla scheda elettorale? La possibilità di costruire un soggetto politico radical-socialista (o come direbbe Pannella: al 100% laico, socialista, liberale, radicale)? Un gruppo parlamentare unitario?<br />
Tutto vero, ma ciò che ci manca di più è proprio quella speranza che nasceva nei mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006 per poi afflosciarsi, giorno dopo giorno, nei mesi successivi alle elezioni politiche.</p>
<p>Non sto qui a tediarvi sulle eventuali colpe delle dirigenze, radicali e/o socialiste, riguardo al fallimento di quello che poteva e doveva essere il soggetto nuovo della politica italiana.<br />
Parliamo, invece, un po’ di noi… La disperazione che ci ha assalito nell’ultimo anno (e magari anche prima…) non è forse figlia di una generosa illusione di cui siamo stati in parte artefici?<br />
Credetemi, non faccio il professorino col ditino puntato verso gli allievi ignoranti perché mi considero quasi il capofila degli illusi/delusi…<br />
Dopo la sconfitta referendaria del 2005, la Rosa nel Pugno fu un corroborante necessario per tutti noi. Per me, in particolare, rappresentò il coronamento di un sogno che, dopo anni di solitudine politica, riuscivo finalmente a condividere con altri compagni.<br />
Ma perché vi parlo di una generosa illusione?<br />
Perché, purtroppo, non abbiamo considerato fino in fondo quali fossero le difficoltà oggettive insite nell’operazione: la storia, in questo senso, poteva soccorrerci rammentandoci, ad esempio, la breve esperienza del Partito d’Azione, il complicato rapporto fra PR e PSI negli anni della Prima Repubblica (grandi battaglie comuni, ma anche reciproche e sistematiche incomprensioni), il fallimento del polo laico PR-PRI-PLI alla fine degli anni Ottanta…<br />
Tutta una serie di nodi, insomma, che si sono puntualmente ripresentati e non sono stati mai sciolti, forse si sono pure moltiplicati tenendo conto della vera e propria incomunicabilità intercorsa fra SDI e Radicali soprattutto quando si trattava di dare una forma definita al soggetto politico.</p>
<p>Ripeto, non sto qui a dire chi avesse ragione o chi avesse meno torti, fatto sta che in tutta questa vicenda noi giovani rosapugnanti non siamo stati affatto protagonisti (e non lo potevamo essere)…<br />
Oggi, però, se vogliamo costruire qualcosa in ambito politico, dobbiamo, a mio parere, fare sempre più affidamento a noi stessi. Non possiamo più solo affidarci ai “detentori delle chiavi dei nostri sogni” di cui parla Lorenzo nel suo articolo.<br />
La nostra paroxetina (che per esperienza personale conosco molto bene) potremo fabbricarcela solo<br />
se avremo voglia di organizzarci, proporre, fare rete, aprirci dei varchi nel dibattito politico italiano.</p>
<p>In questo senso, la proposta di Tommaso di fare di Labouratorio una vera e propria associazione politica mi vede favorevole perché ci permetterebbe di uscire dalla fase depressiva in cui siamo piombati da ormai troppo tempo: sarebbe per noi una sfida di maturità fondamentale che ci consentirebbe di fare politica in maniera autonoma, senza in qualche modo delegare i “grandi”.<br />
Di più, potrebbe essere, nel suo piccolo, un progetto molto solido e nient’affatto improvvisato come purtroppo si è dimostrata la bicicletta radical-socialista.</p>
<p>Se ieri con la Rosa nel Pugno tutto sembrava possibile, oggi in sua assenza tutto sembra impossibile: esaspero i concetti, forse, ma credo che soprattutto il nostro inconscio collettivo abbia subito questo up ad down fondato su percezioni che non aderivano e non aderiscono perfettamente alla realtà storicamente vissuta.<br />
E proprio prendendo spunto da queste riflessioni, credo che per il futuro dovremo occuparci di più di psicologia, non solo di politica politicante, diritto, storia, economia e chi più ne ha più ne metta…<br />
Solo così potremmo metterci davvero in sintonia con i cittadini e riuscire a partorire proposte che siano non solo valide ma anche convincenti tenendo conto soprattutto del fatto che troppo spesso sottovalutiamo quale sia il processo di formazione delle decisioni umane.<br />
Gilberto Corbellini ci ricorda, infatti, che “quando scegliamo o giudichiamo in modo spontaneo non lo facciamo certo calcolando razionalmente per massimizzare i risultati che possiamo ottenere: per utilizzare delle strategie decisionali davvero razionali o per evitare di giudicare in modo intollerante dobbiamo mettere sotto controllo le nostre intuizioni psicologiche e morali innate”.</p>
<p>Cominciamo, quindi, questa seduta collettiva di psicanalisi e ricordiamoci che, sebbene non compaia più sulla scheda elettorale, malgrado non abbia più un gruppo parlamentare,  la Rosa nel Pugno vive: siete voi, siamo noi…</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO LAB 38</strong></p>
<ul>
<li><a href="../2008/11/19/labouratorio-38-nuove-paroxetine-rosapugnanti-autoreferenzialitudini/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Labouratorio 38] Nuove Paroxetine Rosapugnanti &#8211; Autoreferenzialitudini </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/solo-provocazioni-per-una-chiusura-costituzionale-delle-universita/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Solo Provocazioni?] Per una chiusura costituzionale delle Università. </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/giovanili-primarie-democratiche-intervista-a-giulia-innocenzi/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Giovanili Primarie ... democratiche] Intervista a Giulia Innocenzi </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/coordinamento-cittadino-una-necessita-euna-occasione-del-movimento-di-protesta/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Labouratorio di Squola dibatte] Proposta &#8211; Coordinamento Cittadino: una necessità e un’occasione del movimento di protesta </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/appello-in-rosa-niente-quote-solo-merito/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Appello in Rosa] Niente quote, “solo” merito </a></li>
</ul>
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		<title>[Noartrismo] Revisionismi ad uso e consumo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 12:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Nat</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://www.perlarosanelpugno.it/album_picm.php?pic_id=63&amp;sort_method=pic_time&amp;sort_order=DESC&amp;user_id=3" alt="" width="403" height="123" /></p>
<p>La politica nostrana è ricca di avvenimenti, nei cui riguardi sento il bisogno di far mio il detto “laisser faire, laisser passer”, visto a volte il basso profilo di alcune tematiche. Quando però siamo di fronte a posizioni campanilistiche che cercano di cancellare la memoria storica di questo paese, non si può e non si deve lasciar correre. E’ come se un qualcosa interiormente si smuovesse dal cuore e raggiungesse direttamente il cervello per far scaturisce involontariamente un moto di protesta e di sdegno. Non per fare il solito fazioso che si barrica dietro a delle gaffe mostruose di altri per far propaganda alla propria parte politica, ma il ricordo dell’8 Settembre emerso da alcuni esponenti politici di destra è a dir poco singolare e creativo. Il punto della diatriba è questo: per alcuni italiani “democratici” &#8211; facenti parte della Repubblica italiana sancita tramite una Costituzione &#8211;  coloro che hanno partecipato alla Repubblica di Salò dovrebbero essere ricordati alla stessa stregua di coloro che per sono morti per aver liberato l’Italia dalle truppe naziste. Il pretesto per aver detto questo è stato la celebrazione dell’8 Settembre, cioè il giorno dell’armistizio italiano nella Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p><span id="more-657"></span>Quale sarebbe il sottile gioco che si cela dietro parole probabilmente così poco avvedute nella manifestazione dell’8 Settembre a Roma? Quale sarebbe allora lo scopo di sottolineare la similitudine tra un resistente e uno di Salò? Sanno bene i nostri governanti che a Roma esattamente in quel punto a Piazzale Ostiense, dove hanno fatto la cerimonia, molti nostri cittadini si sono battuti contro l’avanzata dei carri tedeschi? Sanno allora che molti di Salò hanno volontariamente voluto combattere affianco dei tedeschi per difendere un’ideologia sbagliata e far rimanere nel suolo italiano l’invasore? Questo percorso teorico è stato rimarcato, a mio avviso in maniera sbagliata, anche negli ultimi libri da un noto scrittore: con la sua teoria della Guerra Civile. La volontà di voler affossare i propositi della Resistenza, relegandola a fenomeno comunista, qui mi pare abbiano raggiunto livelli mostruosi; come se si volesse, insomma, dire che la lotta in Italia fosse un regolamento di conti tra fascisti e comunisti. Lasciando a fuori dal gioco, i gruppi cattolici, i repubblicani, gli azionisti (Partito d’Azione) e i tanti socialisti delle Brigate Matteotti. La Liberazione è una festa nazionale di tutti gli italiani, soprattutto perché non è stato un fenomeno solo di sinistra ma della società italiana dopo la guerra nel suo complesso, con la ferma volontà di liberarsi dall’oppressione di una volontà schiacciante e di un pensiero unico deleterio.</p>
<p>Credo che esistono, quindi, fatti nella mente collettiva che non possono essere cancellati con una dichiarazione, una frase fuori posto o una teoria fatta ad hoc. Non si può ricordare un vecchio regime (ovvero un sistema istituzionale precedente a quello attuale) dal quale i nostri Padri Costituenti hanno preso le distanze, senza ricevere un’ondata di protesta. Soprattutto non si può riscrivere la storia con i propri giudizi di valore, indipendentemente dalla propaganda e quindi da ciò che è sinistra e ciò che è destra.<br />
Il problema del sistema italiano è che a molti ricercatori e studiosi in generale non è data la possibilità di competere, nel gioco della comunicazione, con i politici e con i giornalisti. Tutti possono essere all’occorrenza filosofi, scienziati nucleari, medici e in questo caso storici, recando un danno enorme a coloro che ricevono una tale notizia, come fosse un proiettile sparato da una pistola molto potente. In questo esempio siamo di fronte a una enorme disinformazione culturale, vista poi la complessità del messaggio, che cerca una strana equivalenza tra coloro che sono morti per la libertà e coloro che in un precedente regime l’ha negata. Vorrei ricordare, qualora ce ne fosse bisogno, che la libertà non ha colore o bandiera politica per essere usata e sventolata da qualcuno come suppellettile utile solo nel periodo elettorale.</p>
<p>Se si è quindi libertari e democratici nella quotidianità, indipendentemente da sfaccettature politiche di ogni genere. Cercare di cambiare momenti di storia con una rivalutazione soggettiva, nell’evento cardine della Seconda Guerra Mondiale italiana, solo per legittimare e consolidare una vittoria culturale che vede la destra in questo momento vincente nel panorama politico italiano, mi sembra francamente un episodio poco consono a figure istituzionali che hanno giurato sulla Costituzione nostrana. Norma fondamentale poi, che è nata proprio per allontanare la furia violenta e nefasta di un vecchio regime improntato su un collettivo armonico, standardizzato e unito che stritolava ogni forma di differenziazione ad esso, con la naturale soppressione dei diritti personali. Allora la domanda vera sarebbe: come si può governare cercando di abbinare una politica che vede nell’Italia istituzionale l’affiliazione alle culture liberali, facendo propaganda nelle sezioni la si cerca alla cultura fascista, mentre in Europa alle culture cattoliche (PPE) ? Mi sembra che qui di politico non ci sia molto, ma non si può ridurre solo alla destra questo problema di confusione nel sistema dei valori, perché tale confusione è da ascrivere anche alla sinistra che in Italia fa la cattolica, nelle sezioni fa la comunista con l’esaltazione al vecchio PCI e in Europa fa la mezza socialista (PSE) e la mezza liberal-democratica (ALDE) e una parte scalpita per entrare in quella cattolica (PPE). Il revisionismo nostrano credo che sia la sola cosa che accomuna veramente questa destra e questa sinistra: serve per legittimare il posto che occupano i nostri gruppi dirigenti, rispettivamente al governo e all’opposizione, avendone la storia decretato la fine delle ideologie.</p>
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