[Socialismi] Il Socialismo nello scontro di civilta’
| martedì 13 ottobre 2009 | Scritto da Plex - 318 letture |
Il generale crollo elettorale dei partiti socialisti in giro per l’Europa ha alimentato un diluvio di analisi, studi, domande e risposte. Lungi da me il tentativo di addentrarsi nei meandri del dibattito. Più modestamente, si vuole qui introdurre un punto di vista parzialmente inedito che si può sintetizzare in una domanda: può il Movimento Socialista prescindere dal prendere una posizione, e quindi ri-definirsi, in relazione ai profondi sconvolgimenti che stanno rivoluzionando l’ordine geopolitico globale?

Si fa un gran parlare a sinistra e anche su labouratorio di riformismo, se ne riempiono la bocca quotidianamente Veltroni e anche Silvio che si ritiene un riformista DOC. Ma in realtà come spesso succede anche in politica la perdita di significato delle parole causa gravi incomprensioni, il termine riformista, ormai inflazionato, mai come oggi ha subito una storpiatura del significato impressionante. Occorre quindi rintracciare nel passato i valori e le idee riformiste per dargli nuova dignità politica. Innanzitutto va specificato che il riformismo nel’900 è sempre stato la bandiere delle socialdemocrazie infatti nell’agire politico della socialdemocrazia il riformismo è insito per definizione. Già dai primi del 900 ma già con Andrea Costa larghe aree del movimento operaio compresero che l’entrare nei parlamenti delle democrazie più o meno borghesi non avrebbe significato tradire le aspettative della classe operaia ma avrebbe bensì favorito una legiferazione di tutela verso le classi lavoratrici. Rispetto quindi a coloro che non ritenevano opportuno far parte di un sistema che andava abbattuto dalle fondamenta i riformisti si posero in un’ottica totalmente diversa ritenendo che l’avvento del socialismo sarebbe potuto avvenire attraverso la democrazia e non con la rivoluzione violenta. A guidare il movimento riformista erano all’ora non tanto il partito ma il sindacato che essendo quotidianamente a contatto con i soprusi subiti dagli operai comprese la necessità di migliorare nell’immediato e concretamente la condizione dei lavoratori senza aspettare la scintilla rivoluzionaria. Già da allora i riformisti furono considerati nemici di classe dai massimalisti poiché attenuavano il conflitto di classe migliorando le condizione dei lavoratori senza però mutare i rapporti di produzione; i massimalisti puntavano all’estensione del proletariato industriale per far scattare la scintilla rivoluzionaria il più violentemente possibile senza che fosse attenuata da possibilità di riforme o di compromesso con il padronato.

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