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	<title>Labouratorio &#187; marco pannella</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[It&#039;s not the end of...Marco Pannella] La fantasia come necessità</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 01:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generazioni che si incontrano]]></category>
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		<description><![CDATA[Di tempo ce n&#8217;è poco nella vita. Eppure se trovate 5 minuti liberi leggete questo testo, anche se l&#8217;autore nel frattempo è invecchiato e in questi giorni non va molto di moda. Dopo la disillusione e la violenza di sabato scorso a Roma, aiuta a trovare una direzione di resistenza, individuale e quotidiana, ai luoghi comuni,… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/its-not-the-end-of-marco-pannella-la-fantasia-come-necessita/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di tempo ce n&#8217;è poco nella vita. Eppure se trovate 5 minuti liberi leggete questo testo, anche se l&#8217;autore nel frattempo è invecchiato e in questi giorni non va molto di moda. Dopo la disillusione e la violenza di sabato scorso a Roma, aiuta a trovare una direzione di resistenza, individuale e quotidiana, ai luoghi comuni, alle risposte facili e reazionarie, al mondo che (ancora) non è come vorremmo che fosse. N.C.</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/diRsYy39XFg" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe><br />
<img class="alignright" src="http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/317163_147560552008311_100002631014028_213111_957868048_a.jpg" alt="" width="180" height="119" /></p>
<p>&#8220;Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”.</p>
<p>Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie.</p>
<p>Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici &#8211; e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti.</p>
<p>Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo. Non credo ai “viaggi” e sarà anche perché i “vecchi” ci assicurano sempre che “formano” (a loro immagine) i “giovani”, come l’esercito e la donna-scuola.</p>
<p>Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo/potremo fare anche con il “nemico” per pensare ad eliminarlo.</p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/marco_pannella.jpg"><img class="size-medium wp-image-4968 alignleft" title="marco_pannella" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/marco_pannella-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a> Brucare, o fumare erba non m’interessa per la semplice ragione che lo faccio da sempre. Ho un’autostrada di nicotina e di catrame dentro che lo prova, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige e ottiene.</p>
<p>Mi è facile, quindi, impegnarmi senza riserve per disarmare boia e carnefici di Stato, tenutari di quel casino che chiamano “l’Ordine”, i quali per vivere e sentirsi vivi hanno bisogno di comandare, proteggere, obbedire, torturare, arrestare, assolvere o ammazzare, e tentano l’impossibile operazione di trasferire i loro demoni interiori (di impotenti, di repressi, di frustrati) nel corpo di chi ritengono diverso da loro e che, qualche volta (per fortuna!), lo è davvero.</p>
<p>[...] Non  esistono dei “perversi”, ma dei “diversi”. Nelle famiglie, nelle scuole, nelle fabbriche o negli uffici perfino i torturatori sono anch’essi, in primo luogo, e generalmente delle vittime. Tranne che per certi psicanalisti, uccidere il padre non è la soluzione, non aiuta a superare l’istituzione, la famiglia; o non basta e non è comunque necessario.</p>
<p>Sosteniamo, insieme, che non esistono nelle carceri, negli ospedali, nei manicomi, nelle strade, sui marciapiedi, nei tuguri, nelle bidonville, dei “peggiori”, ma anche lì, dei “diversi” malgrado la miseria (che è terribile proprio perché degrada, muta, fa degenerare: e se no, perché la combatteremmo tanto?), malgrado il lavoro che aliena (che rende “pazzi”), malgrado che lo sfruttamento classista sia “secolare”, quindi incida sull’ereditarietà.</p>
<p>Sogniamo &#8211; e v’è rigore e responsabilità nei nostri sogni &#8211; una società senza violenza e aggressività o in cui, almeno, deperiscano anziché ingigantirsi e esservi prodotte. Sosteniamo che è morale quel che tale appare a ciascuno. Lottiamo contro una “giustizia” istituzionale (e “popolare”) che ovunque scambia diversità per perversione, dissenso per peccato.</p>
<p>[...] Perciò non m’interessa molto che la vostra violenza rivoluzionaria, il vostro fucile, siano probabilmente morali e naturali, mentre mi riguarda profondamente il fatto che siano armi suicide per chi speri ragionevolmente di poter edificare una società (un po’ più) libertaria, di prefigurarla rivoluzionando se stesso, i propri meccanismi, il proprio ambiente e senza usar mezzi, metodi idee che rafforzano le ragioni stesse dell’avversario, la validità delle sue proposte politiche, per il mero piacere di abbatterlo, distruggerlo o possederlo nella sua fisicità.</p>
<p>La violenza è il campo privilegiato sul quale ogni minoranza al potere tenta di spostare la lotta degli sfruttati e della gente; ed è l’unico campo in cui può ragionevolmente sperare d’essere a lungo vincente. Alla lunga ogni fucile è nero, come ogni esercito ed ogni altra istituzionalizzazione della violenza, contro chiunque la si eserciti, o si dichiari di volerla usare.</p>
<p>L’etica del sacrificio, della lotta eroica, della catarsi violenza mi ha semplicemente rotto le balle; come al “buon padre di famiglia”, al compagno chiedo una cosa prima d’ogni altra: di vivere e d’essere felice.</p>
<p>Penso, personalmente, che avendo un certo bagaglio di speranze, di idee e di chiarezza non solo questo sia possibile, ma che non vi sia altro modo per creare e vivere davvero felicità.</p>
<p>[...] Abbiamo dovuto, ogni giorno per anni quanto lunghi, inventare tutto, rifiutare ogni strumento esistente, ogni scorciatoia, ogni facilità, per poter avanzare almeno di un poco. I mezzi che ci si offrivano già pronti, che facevano la forza apparente di tanti altri, non erano omogenei, non prefiguravano quel che cerchiamo, e cerchiamo di costruire.</p>
<p>La fantasia è stata una necessità, quasi una condanna, piuttosto che una scelta; sembrava condannarci ad esser soli. Così abbiamo parlato come abbiamo potuto e dovuto, con i piedi, nelle marce, con i sederi, nei seat-in, con gli happening continui, con erba o con digiuni, obiezioni che sembravano “individuali” e “azioni dirette” di pochi, in carcere o in tribunale, con musica o con comizi, ogni volta rischiando tutto, controcorrente sapendo che un solo momento di sosta ci avrebbe portato indietro di ore di nuoto difficile, troppo spesso considerati “diversi” dai compagni e colmi invece d’attenzioni continue, di provocazioni, di colpi da parte dei pula e non dei minori.</p>
<p>Abbiamo durato, rifiutando di sopravvivere, ricominciando sempre, facendo anche delle sconfitte materia buona per dar volto e corpo alle nostre testarde, ed alla fine semplici e antiche, speranze.&#8221;</p>
<p><strong> Marco Pannella, 1 Luglio 1973</strong></p>
<p>[<em>tratto dalla Prefazione al libro “Underground a pugno chiuso!” di Andrea Valcarenghi. Versione intera, con commento di P.P.Pasolini: http://www.radioradicale.it/exagora/la-fantasia-come-necessita</em>]</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Maggianate] Un uomo solo al comando</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 02:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Maggiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Presidente, chi le scrive non ha la lingua biforcuta e la mani umidicce di un Gad Lerner eccitato di fronte ai suoi baccanali, non prova morbosa curiosità nel sapere se questa novella Maria Goretti fosse minoranne o meno (ci pare fosse abbastanza scaltra&#8230;), non è turbato dalla sua amicizia con Mora e Fede, coppia discutibile… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/23/maggianate-un-uomo-solo-al-comando/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Caro Presidente,</p>
<p style="text-align: justify;">chi le scrive non ha la lingua biforcuta e la mani umidicce di un Gad Lerner eccitato di fronte ai suoi baccanali, non prova morbosa curiosità nel sapere se questa novella Maria Goretti fosse minoranne o meno (ci pare fosse abbastanza scaltra&#8230;), non è turbato dalla sua amicizia con Mora e Fede, coppia discutibile certo, ma della quale ha tutta la libertà di essere amico.<br />
Chi le scrive, caro Presidente, è consapevole che parlare di moralità in un paese in cui gia&#8217; 80 anni orsono si scrivevano lettere al Cav. Benito Mussolini offrendo le figlie minorenni e illibate, è operazione superflua e inutile. Questo magazine, il suo direttore e in particolare questo scriba sono notoriamente totalmente privi del moralismo cattolitico o comunista che in questi giorni la sta assalendo. Stia sereno dunque Presidente, siamo tra amici, sinceri e riconoscenti amici.</p>
<p style="text-align: justify;">Si, Presidente, le siamo profondamente riconoscenti per aver formato la cultura erotico-sessuale della generazione nata negli anni &#8217;80. A lei dobbiamo le coscie di Lory del Santo a Drive In, a lei dobbiamo lo sdoganamento televisivo del cinema trash erotico anni &#8217;70 in calde nottate estive della seconda serata di Rete 4, a lei caro Presidente dobbiamo Colpo Grosso, la trasmissione che attivò i nostri primordiali ormoni.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/silvioberlusconi_lagrandeavventura5.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2965" title="silvioberlusconi_lagrandeavventura5" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/silvioberlusconi_lagrandeavventura5.jpg" alt="" width="444" height="335" /></a><br />
La riconoscente amicizia presuppone però sincerità, sentimento che ci costringe a esprimere la nostra preoccupazione.<br />
Vede Presidente, Lei ci appare oramai come un uomo sempre più solo e privo di speranza, circondato da amici fasulli e da nemici immaginari, un uomo perso, senza piu coscienza di se&#8217;.<br />
Nei suoi monologhi televisivi Lei chiede continuamente amore, parla sempre e solo di amore, ci ricorda quanto dovremmo amarla per le migliaia di posti di lavoro creati con le sue attività, ci scongiura di amarla perchè Lei sarebbe il bene. L&#8217;amore appunto. Perchè ha questa disperata necessità di riconoscenza,di buoni sentimenti? Quanto è profonda la sua solitudine e il dispezzo di se stesso?<br />
Temiamo troppo.<br />
Un suo vecchio caro amico, Marco Pannella, parlando di Lei ha ricordato un detto popolare secondo il quale un uomo disperato e deluso non può che &#8221;andare a puttane&#8221;. Crediamo abbia ragione, crediamo lei stia sperimentando la totale impotenza dell&#8217;uomo apparentemente piu potente d&#8217;Italia.<br />
Ha 75 anni, lo striscione del traguardo si avvicina, potrebbe  decidere delle vita e della morte di persone,  ma non fa nulla, non può concretamente decidere nulla&#8230; Abbarbicato alla poltrona come un politicante qualunque, assediato dalle procure, senza più una moglie, senza un amico, odiato da  metà del paese e amato solo da molti  servi sciocchi, Lei sta sperimentando l&#8217;impotenza del potere.<br />
La sera allora va a puttane, 20, 30, 40 alla volta, non con la gioia libertina che splendeva nelle sue trasmissioni di un tempo, ma con l&#8217;assenza di speranza di un uomo senza amore, disperato e immerso in un profondo squallore.<br />
La morte aleggia su di Lei Presidente, aleggia su tutti noi, se ne faccia una ragione. Lei lo nega, Lei la esorcizza tirandosi le pelli e finanziando il San Raffaele affinchè scopra l&#8217;elisir dell&#8217;eterna giovinezza. Lei paga per vivere, Lei pensa davvero che sodomizzando giovini fanciulle nel rituale del Bunga Bunga una qualche energia giovanile risorga in Lei.<br />
Lei non può comprarsi l&#8217;eternità presidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dice che spesso  la morte si sconti vivendo, temiamo sia il suo caso. Non pretenda però che sia l&#8217;intera nazione a scontare le sue sofferenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La Storia, unica dispensatrice dell&#8217;eternità che va cercando, non glielo perdonerebbe.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Alessandro Maggiani,  buon uomo religioso ed onesto, è mantenuto dai suoi genitori per assenza di speranze. Campione di polemica ai giochi della gioventù del 1997, ha come unico hobby la contemplazione delle donne. Bombarolo mancato, ha sbagliato epoca in cui nascere.</strong></em></p>
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		<title>[L&#039;embrione clericale]Parte 1: il metodo laico</title>
		<link>http://www.labouratorio.it/2009/01/26/lembrione-clericaleparte-1-il-metodo-laico/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 00:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Socialista Eretico Roma (25/12/2068) – In occasione delle celebrazioni del Natale, il papa Omar II è tornato sul tema dell&#8217; eugenetica per l&#8217; omosessualità : “se Dio ha ispirato l&#8217;uomo nel trovare i mezzi per guarire da una malattia , l&#8217; uomo ha il dovere di applicarli perchè sia compiuto il progetto divino”. Marco… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/01/26/lembrione-clericaleparte-1-il-metodo-laico/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>articolo di <strong>Socialista Eretico</strong></p>
<blockquote><p><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="http://www.swissinfo.org/xobix_media/images/sri/2004/sriimg20040219_4731873_1.jpg" alt="http://www.swissinfo.org/xobix_media/images/sri/2004/sriimg20040219_4731873_1.jpg" width="230" height="165" /><em>Roma (25/12/2068) – In occasione delle celebrazioni del Natale, il papa Omar II è tornato sul tema dell&#8217; eugenetica per l&#8217; omosessualità : “se Dio ha ispirato l&#8217;uomo nel trovare i mezzi per guarire da una malattia , l&#8217; uomo ha il dovere di applicarli perchè sia compiuto il progetto divino”.</em></p>
<p><em>Marco Pannella, leader storico dei Radicali , dal Mare della Tranquillità dove sta seguendo il summit “ per le democrazie elitarie” che quest&#8217;anno ha in tema “no tasse? no rappresentanti” ha duramente replicato: “il Vaticano tenta una nuova ingerenza nell&#8217; Italia della partitocrazia illiberale e sfascista. I Radicali da sempre schierati per la laicità, la libertà degli individui, contro l&#8217;ingerenza oscurantista e misantropa della Chiesa Cattolica denunceranno il Vaticano all&#8217; ONU per violazione dei diritti dell&#8217; individuo embrionale.”</em></p></blockquote>
<p>La laicità ci permette di non essere succubi delle posizioni della chiesa ma non ci dice nulla sulla bontà o meno di tali posizioni. E&#8217; insomma una posizione di metodo e non di merito.</p>
<p>Consideriamo la posizione sull&#8217;embrione ad esempio.</p>
<p><span id="more-1169"></span>Chi sa dire per quale motivo sarebbe laica la posizione che assegna diritti dalla nascita, quella che assegna diritti dalla capacità del feto di essere indipendente dal corpo materno, quella che assegna diritti dal completamente del sistema nervoso</p>
<p>e non quella che assegna diritti dall&#8217; innesco di quel processo di crescita/invecchiamento/morte che in biologia(si badi bene, in biologia, non in teologia) caratterizza la comparsa di un nuovo individuo ?</p>
<p>Esiste infatti una profonda differenza tra le problematiche di fine vita e quelle di inizio vita: mentre per le prime vi è un individuo che può esprimere la sua volontà, le seconde riguardano “individui” che non possono esprimere la propria volontà.</p>
<p>Di più: riguardano lo stabilire quando comincia quello sviluppo che porterà (forse) alla capacità di avere una propria volontà .</p>
<p>Ed è proprio su questo punto che interviene la cultura della società .</p>
<p>Non è il neonato, feto, embrione a decidere della propria sorte, è la madre (in occidente) a decidere per esso e la società a stabilire da quando a quando ella può decidere.</p>
<p>Per tutte le definizioni, insomma, non vi è la volontà di un individuo ma una decisione ideologica della società : quando un corpo umano acquisisce il diritto inalienabile alla vita.</p>
<p>Nessuna differenza di metodo vi è tra la scelta di un paletto e l&#8217;altro da cui stabilire la comparsa di questo nuovo soggetto nello Stato diritto. E&#8217; sempre una decisione ETICA della comunità politica di riferimento.</p>
<p>Sfatato il mito dell&#8217; “embrione clericale” , si può discutere delle ripercussioni di una decisione o l&#8217;altra sulla società</p>
<p>- quale sarebbero i vantaggi teorici della difesa dell&#8217;embrione fin dal concepimento? quali ripercussioni si avrebbero in concreto sulla legislazione ed in particolare sulle leggi 40 e 194 ?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>[Labouratorio 38] Nuove Paroxetine Rosapugnanti &#8211; Autoreferenzialitudini</title>
		<link>http://www.labouratorio.it/2008/11/19/labouratorio-38-nuove-paroxetine-rosapugnanti-autoreferenzialitudini/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 12:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa! Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/19/labouratorio-38-nuove-paroxetine-rosapugnanti-autoreferenzialitudini/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/lab38.png"><img class="alignright size-full wp-image-911" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="lab38" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/lab38.png" alt="" width="280" height="300" /></a>Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato <a href="http://www.labouratorio.it/2008/02/18/deviando-paroxetina-rosapugnante/" target="_blank">Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa!</a><br />
Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che poteva essere e non è stato o, quantomeno, non è più…<br />
In realtà, cos’è che non c’è più? L’amato simbolo sulla scheda elettorale? La possibilità di costruire un soggetto politico radical-socialista (o come direbbe Pannella: al 100% laico, socialista, liberale, radicale)? Un gruppo parlamentare unitario?<br />
Tutto vero, ma ciò che ci manca di più è proprio quella speranza che nasceva nei mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006 per poi afflosciarsi, giorno dopo giorno, nei mesi successivi alle elezioni politiche.</p>
<p>Non sto qui a tediarvi sulle eventuali colpe delle dirigenze, radicali e/o socialiste, riguardo al fallimento di quello che poteva e doveva essere il soggetto nuovo della politica italiana.<br />
Parliamo, invece, un po’ di noi… La disperazione che ci ha assalito nell’ultimo anno (e magari anche prima…) non è forse figlia di una generosa illusione di cui siamo stati in parte artefici?<br />
Credetemi, non faccio il professorino col ditino puntato verso gli allievi ignoranti perché mi considero quasi il capofila degli illusi/delusi…<br />
Dopo la sconfitta referendaria del 2005, la Rosa nel Pugno fu un corroborante necessario per tutti noi. Per me, in particolare, rappresentò il coronamento di un sogno che, dopo anni di solitudine politica, riuscivo finalmente a condividere con altri compagni.<br />
Ma perché vi parlo di una generosa illusione?<br />
Perché, purtroppo, non abbiamo considerato fino in fondo quali fossero le difficoltà oggettive insite nell’operazione: la storia, in questo senso, poteva soccorrerci rammentandoci, ad esempio, la breve esperienza del Partito d’Azione, il complicato rapporto fra PR e PSI negli anni della Prima Repubblica (grandi battaglie comuni, ma anche reciproche e sistematiche incomprensioni), il fallimento del polo laico PR-PRI-PLI alla fine degli anni Ottanta…<br />
Tutta una serie di nodi, insomma, che si sono puntualmente ripresentati e non sono stati mai sciolti, forse si sono pure moltiplicati tenendo conto della vera e propria incomunicabilità intercorsa fra SDI e Radicali soprattutto quando si trattava di dare una forma definita al soggetto politico.</p>
<p>Ripeto, non sto qui a dire chi avesse ragione o chi avesse meno torti, fatto sta che in tutta questa vicenda noi giovani rosapugnanti non siamo stati affatto protagonisti (e non lo potevamo essere)…<br />
Oggi, però, se vogliamo costruire qualcosa in ambito politico, dobbiamo, a mio parere, fare sempre più affidamento a noi stessi. Non possiamo più solo affidarci ai “detentori delle chiavi dei nostri sogni” di cui parla Lorenzo nel suo articolo.<br />
La nostra paroxetina (che per esperienza personale conosco molto bene) potremo fabbricarcela solo<br />
se avremo voglia di organizzarci, proporre, fare rete, aprirci dei varchi nel dibattito politico italiano.</p>
<p>In questo senso, la proposta di Tommaso di fare di Labouratorio una vera e propria associazione politica mi vede favorevole perché ci permetterebbe di uscire dalla fase depressiva in cui siamo piombati da ormai troppo tempo: sarebbe per noi una sfida di maturità fondamentale che ci consentirebbe di fare politica in maniera autonoma, senza in qualche modo delegare i “grandi”.<br />
Di più, potrebbe essere, nel suo piccolo, un progetto molto solido e nient’affatto improvvisato come purtroppo si è dimostrata la bicicletta radical-socialista.</p>
<p>Se ieri con la Rosa nel Pugno tutto sembrava possibile, oggi in sua assenza tutto sembra impossibile: esaspero i concetti, forse, ma credo che soprattutto il nostro inconscio collettivo abbia subito questo up ad down fondato su percezioni che non aderivano e non aderiscono perfettamente alla realtà storicamente vissuta.<br />
E proprio prendendo spunto da queste riflessioni, credo che per il futuro dovremo occuparci di più di psicologia, non solo di politica politicante, diritto, storia, economia e chi più ne ha più ne metta…<br />
Solo così potremmo metterci davvero in sintonia con i cittadini e riuscire a partorire proposte che siano non solo valide ma anche convincenti tenendo conto soprattutto del fatto che troppo spesso sottovalutiamo quale sia il processo di formazione delle decisioni umane.<br />
Gilberto Corbellini ci ricorda, infatti, che “quando scegliamo o giudichiamo in modo spontaneo non lo facciamo certo calcolando razionalmente per massimizzare i risultati che possiamo ottenere: per utilizzare delle strategie decisionali davvero razionali o per evitare di giudicare in modo intollerante dobbiamo mettere sotto controllo le nostre intuizioni psicologiche e morali innate”.</p>
<p>Cominciamo, quindi, questa seduta collettiva di psicanalisi e ricordiamoci che, sebbene non compaia più sulla scheda elettorale, malgrado non abbia più un gruppo parlamentare,  la Rosa nel Pugno vive: siete voi, siamo noi…</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO LAB 38</strong></p>
<ul>
<li><a href="../2008/11/19/labouratorio-38-nuove-paroxetine-rosapugnanti-autoreferenzialitudini/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Labouratorio 38] Nuove Paroxetine Rosapugnanti &#8211; Autoreferenzialitudini </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/solo-provocazioni-per-una-chiusura-costituzionale-delle-universita/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Solo Provocazioni?] Per una chiusura costituzionale delle Università. </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/giovanili-primarie-democratiche-intervista-a-giulia-innocenzi/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Giovanili Primarie ... democratiche] Intervista a Giulia Innocenzi </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/coordinamento-cittadino-una-necessita-euna-occasione-del-movimento-di-protesta/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Labouratorio di Squola dibatte] Proposta &#8211; Coordinamento Cittadino: una necessità e un’occasione del movimento di protesta </a></li>
<li><a href="../2008/11/19/appello-in-rosa-niente-quote-solo-merito/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Appello in Rosa] Niente quote, “solo” merito </a></li>
</ul>
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		<title>[Giovanili Primarie ... democratiche] Intervista a Giulia Innocenzi</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 12:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Modica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
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		<description><![CDATA[Giulia Innocenzi, 24 anni, coordinatrice degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, è candidata alle primarie del 21 novembre che eleggeranno il primo segretario dei Giovani Democratici. Cura il blog www.giuliainnocenzi.com attraverso il quale è possibile conoscere il programma e le varie iniziative intraprese durante la campagna elettorale. Il 14 novembre… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/19/giovanili-primarie-democratiche-intervista-a-giulia-innocenzi/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Giulia Innocenzi, 24 anni,  coordinatrice degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, è candidata alle primarie del 21 novembre che eleggeranno il primo segretario dei Giovani Democratici.<br />
Cura il blog <a href="http://www.giuliainnocenzi.com" target="_blank">www.giuliainnocenzi.com</a> attraverso il quale è possibile conoscere il programma e le varie iniziative intraprese durante la campagna elettorale.<br />
Il 14 novembre scorso abbiamo avuto modo di realizzare questa intervista che vi proponiamo di seguito.</em><strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/innocenzilab.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-914" style="border: 0pt none;" title="innocenzilab" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/innocenzilab.png" alt="" width="508" height="183" /></a></p>
<p><strong>D &#8211; Una radicale che si candida alla segreteria di una federazione giovanile di partito potrebbe sembrare un paradosso&#8230; Per i radicali, che non hanno mai avuto tale organismo perché ritenuto fonte di ghettizzazione dei giovani, è cambiato qualcosa?</strong><br />
R &#8211; No, per la leadership radicale non è cambiato nulla. I radicali sono contro la ghettizzazione dei giovani all’interno di una determinata sezione come può essere un’organizzazione giovanile proprio perché preferiscono che essi abbiano lo stesso spazio garantito a tutti gli altri per fare politica, la politica vera. Quindi qualsiasi iscritto a Radicali Italiani può presentarsi come candidato segretario e, infatti, abbiamo una lunga storia di segretari a 19-20 anni… In realtà, le primarie dei Giovani Democratici permettono di affrontare un’altra questione: la non democraticità di alcuni partiti (il PD stesso, per esempio) nei quali è difficile dare spazio ai soggetti più emarginati come le donne piuttosto che i giovani. Queste stesse primarie rappresentano formalmente un’iniziativa lodevole in quanto l’art.1 del Regolamento prevede siano aperte. In realtà, però, non si sono verificate finora come erano previste nella lettera del Regolamento ed io ho continuato a denunciare tutte le irregolarità che ho riscontrato.<br />
Per un Partito Democratico così macchinoso e burocratico, un’organizzazione giovanile potrebbe fungere da stimolo per una politica innovatrice, ma solo se sarà salvaguardata la sua autonomia.</p>
<p><span id="more-913"></span><strong>D &#8211; A mio parere, la tua candidatura pone una questione politica fondamentale per il futuro dei radicali e del Partito Democratico: può esistere un Partito Democratico senza i radicali? E, al tempo stesso, che prospettive avrebbero i radicali se non dovesse mai venire alla luce quel Partito Democratico auspicato da Pannella da almeno vent&#8217;anni?</strong><br />
R &#8211; Il Partito Democratico senza i radicali non sarebbe il partito che si ispira al Partito Democratico americano e che aspira ad essere il partito di sinistra a vocazione maggioritaria. Tale partito dovrebbe portare avanti quelle battaglie di laicità, per i diritti civili, l’autodeterminazione e l’antiproibizionismo ad oggi fuori dall’agenda politica italiana.<br />
Sì, il Partito Democratico ha bisogno dei radicali, non a caso Marco Pannella all’ultimo Congresso di Radicali Italiani ha affermato chiaramente: “Non vi molliamo!”.<br />
Allo stesso tempo, il progetto di Pannella, che potremmo far risalire alla famosa lettera a Togliatti di fine anni Cinquanta, è attuale più che mai anche se questo Partito Democratico è più il risultato dell’addizione di vecchie correnti che un nuovo soggetto politico in grado di farsi portatore delle battaglie della Sinistra europea quali quelle di Zapatero piuttosto che di Tony Blair.<br />
Ambedue hanno bisogno l’uno dell’altro e quindi speriamo che anche grazie alla mia candidatura sia possibile una nuova dialettica fra i due soggetti per far venire alla luce il vero Partito Democratico italiano.</p>
<p><strong>D &#8211; Nell&#8217;intervista rilasciata a Libmagazine hai dichiarato: &#8220;La mia candidatura vuole anche proporre una riflessione sulla realtà teo-dem italiana: non esiste in altra parte d&#8217;Europa una componente cattolica della sinistra&#8221;. </strong><br />
<strong>Sono realtà completamente sovrapponibili i teo-dem e la componente cattolica del PD?<br />
Non esistono, forse, in Europa esponenti cattolici all&#8217;interno dei partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti?</strong><br />
R &#8211; Certamente. In realtà, in Italia ogni tanto non poniamo la necessaria attenzione sull’utilizzo di alcuni termini fondamentali. Ad esempio, si contrappongono i laici ai cattolici e ciò è assolutamente sbagliato.  Un cattolico può essere (e la maggioranza dei cattolici italiani lo è) laico.</p>
<p><strong>D &#8211; Non ti avrei fatto nemmeno la domanda se avessi parlato di una componente clericale piuttosto che cattolica… Della componente cattolica del PD fa parte, per esempio, anche Rosy Bindi, no?</strong><br />
R &#8211; Infatti, la Bindi è una delle poche che fa alcune battaglie di laicità… Invece, i teo-dem rappresentano più una frangia integralista che talvolta assume tratti razzisti. L’ultima dichiarazione della Binetti che equipara gli omosessuali ai pedofili sarebbe impensabile in altri Paesi, soprattutto da parte di esponenti di sinistra, è per questo che ho definito i teo-dem un’anomalia tutta italiana. In altre realtà europee non esistono e non hanno senso di esistere tali posizioni all’interno di una forza laica e riformista come dovrebbe essere il PD.</p>
<p><strong>D &#8211; Fin dall&#8217;inizio la tua è stata una battaglia per la legalità e la trasparenza di queste primarie. Dei risultati su questo fronte li hai anche ottenuti, ciononostante nemmeno il rinvio delle stesse è servito a farle uscire dalla clandestinità in cui versano, per non parlare della disorganizzazione e della mancanza di trasparenza&#8230; Dò un&#8217;occhiata al sito ufficiale dei Giovani Democratici (a 7 giorni dal voto!!!) e mi chiedo: ma dove si vota? (Ndr, proprio a partire dal 14 novembre è stato pubblicato sul sito un elenco parziale riguardante l’ubicazione dei seggi).</strong><br />
R &#8211; Si vota il 21, non si sa ancora dove si vota e addirittura in alcune regioni non sono neanche stati nominati gli organi che decideranno l’ubicazione dei seggi. Quindi la situazione è in totale alto mare. Qui è evidente che il PD e i suoi dirigenti hanno deciso di non investire in queste primarie, di non finanziarle, di far sì che passino il più possibile nell’ombra e nel silenzio. Ciò dispiace: queste primarie potevano essere un’ottima occasione per avvicinare i giovani alla politica. Tramite primarie aperte, fatte dai ragazzi, con metodi di comunicazione nuovi come possono essere i blog e Facebook (cui mi sto dedicando), gli incontri nei circoli delle varie città…<br />
Il PD avrebbe potuto fare vanto di questo strumento innovativo e cercare di “esportarlo”, essere di esempio agli altri partiti…<br />
Non a caso io ho approfittato di queste primarie per promuovere un dibattito sulla democrazia interna dei partiti (che non c’è!): al momento attuale l’art. 49 della Costituzione non viene assolutamente considerato nella vita interna dei partiti. Tramite la mia doppia tessera PD-radicali sto cercando di far partire anche un dibattito sulla libertà di associazione (art. 18 della Costituzione) che negli statuti di tutti i partiti italiani (eccetto Radicali Italiani) viene negata.<br />
Non vedo perché non vi possa essere una legge che regoli la democraticità interna dei partiti (che percepiscono finanziamenti pubblici, rimborsi elettorali…), ad oggi assimilati a delle semplici associazioni: tale regolamentazione potrebbe aumentare la possibilità di rinnovare la classe dirigente.</p>
<p><strong>D &#8211; Ho notato anche una certa differenza di stile nell&#8217;elaborazione dei documenti programmatici dei vari candidati alla segreteria dei Giovani Democratici: il tuo è molto sintetico e ricco di proposte concrete al tempo stesso (dai diritti civili alla libera condivisione, dall’anagrafe pubblica degli eletti alla sicurezza partecipativa) . Con quale altro programma pensi ci siano maggiori punti di contatto?</strong><br />
R &#8211; Negli altri documenti è difficile individuare i punti programmatici proprio perché sono dichiarazioni che utilizzano un vecchio linguaggio politico, pagine e pagine in cui si riesce a non dire niente…<br />
Fra i tre quello a cui mi sento più vicina è quello di Salvatore Bruno (con cui potrei collaborare in futuro), perché propone l’abolizione degli ordini professionali, la liberalizzazione del mercato del lavoro, non ha chiusure su temi quali l’eutanasia e la libertà di ricerca scientifica pur facendo parte dell’area Bindi…</p>
<p><strong>D &#8211; Fra pochi giorni conosceremo il risultato di questa partita. Realisticamente, in queste condizioni, pensi di poter vincere? E, in caso di sconfitta, considereresti il 10% un risultato minimamente soddisfacente o un fallimento?</strong><br />
R &#8211; Ad oggi sappiamo che le primarie si svolgeranno soltanto all’interno dei circoli del PD: questa la reputo una sconfitta per le primarie stesse perché dovrebbero essere aperte agli studenti dei licei e delle università e ai giovani lavoratori. Ciò potrà avere una conseguenza sul mio risultato elettorale.<br />
Io mi sono proposta come “il nuovo”, come il possibile cambiamento rispetto ai linguaggi e alla proposte, ma, se questo rimane un processo chiuso, è chiaro che “il nuovo” verrà meno apprezzato.<br />
Non è possibile fare una previsione perché c’è la variabile della partecipazione, ma ti posso garantire che meno gente andrà a votare, più basso sarà il mio risultato elettorale&#8230;</p>
<p><strong>D &#8211; Non facciamo previsioni, allora… Ad ogni modo, io considero il possibile 10% un dato alto se facciamo riferimento ad una candidatura radicale che si presenta in queste condizioni… Basso se invece facciamo riferimento al valore della tua candidatura e al numero dei candidati: quattro…<br />
Ci sarà un plebiscito per il favorito?</strong><br />
R &#8211; Fausto Raciti era stato eletto segretario della Sinistra Giovanile con l’89% dei voti… Se queste sono le logiche, considerando che le persone non hanno avuto la conoscenza per deliberare, per scegliere fra le quattro candidature, è chiaro che senza conoscenza si voterà il candidato “uscente”.<br />
La logica degli accordi sarebbe da eliminare, è quella che porta a risultati con alte percentuali.<br />
I giovani dovrebbero andare oltre la vecchia politica, decidere quali nuovi modelli comunicativi adottare per coinvolgere il maggior numero di ragazzi piuttosto che continuare con la politica degli accordi di vertice e delle alleanze.</p>
<p><strong>D &#8211; Questi ultimi due mesi così intensi ti hanno consentito di diventare una protagonista della politica giovanile, ti hanno permesso di conoscere realtà nuove e militanti appassionati e di toccare con mano cosa significhino la disorganizzazione scientifica degli apparati, la mancanza di informazione, l&#8217;opacità del regime.<br />
Hai avuto modo di assaggiare il dolce e l&#8217;amaro della politica&#8230; Quanto è stato stressante?</strong><br />
R &#8211;  Finché c’è il divertimento lo stress è lasciato ai margini… E’ sicuramente un po’ faticoso: bisogna portare avanti iniziative su tutti i fronti. Nel frattempo mi sono occupata anche di scuola e università con proposte controcorrente: l’abolizione del valore legale del titolo di studio, l’abolizione dei concorsi universitari, il metodo della peer review per finanziare la ricerca. Conoscere i ragazzi in giro per l’Italia, andare agli incontri e ai confronti è stato sicuramente divertente e un po’ stancante: un’esperienza che a livello personale mi ha appagato tantissimo e che considero inarrivabile. Ho dato il massimo che potevo perché credo in questo progetto e quindi ho sfruttato la campagna elettorale per organizzare iniziative politiche: chi mi voterà saprà in che modo porterò avanti le istanze politiche qualora fossi eletta, cioè nello stesso modo in cui ho portato avanti la campagna elettorale: trasparente e diretto!</p>
<p><strong>D &#8211; Questa esperienza ti ha dato nuovi stimoli per continuare con maggior vigore le tue battaglie a partire dal 23 novembre o senti il bisogno di &#8220;staccare la spina&#8221; per almeno due settimane?</strong><br />
R &#8211; Magari un fine settimana di libertà me lo concederò sicuramente… Ogni tanto qualche scoraggiamento c’è, dovuto a politiche nebulose che magari dai giovani ci si aspetterebbe un po’ di meno, però bisogna continuare a lavorare perché non si può pensare che in un mese si possa riuscire a rivoluzionare tutto.<br />
Abbiamo lanciato un modello incentrato su richiesta di regole certe, trasparenza e battaglie politiche che dobbiamo ancora portare avanti…</p>
<p><em><strong>Un sincero in bocca al lupo!</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>[Vestivamo alla zuava] Grazie Roma, che bel XX Settembre &#8230;</title>
		<link>http://www.labouratorio.it/2008/09/23/vestivamo-alla-zuava-grazie-roma-che-bel-xx-settembre/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 11:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il XX settembre in Italia è una ricorrenza per pochi illuminati, per élites di “nostalgici” del Risorgimento, per quei pochi liberali che, invece di perdere tempo a professarsi tali, cercano di conquistare tanto per sé quanto per gli altri quel minimo di libertà indispensabili all’individuo venendo continuamente derisi e bollati come “ottocenteschi”. Ma a pensarci bene,… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/09/23/vestivamo-alla-zuava-grazie-roma-che-bel-xx-settembre/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-688" title="zuavi" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/09/zuavi.png" alt="" width="423" height="161" /></p>
<p>Il XX settembre in Italia è una ricorrenza per pochi illuminati, per élites di “nostalgici” del Risorgimento, per quei pochi liberali che, invece di perdere tempo a professarsi tali, cercano di conquistare tanto per sé quanto per gli altri quel minimo di libertà indispensabili all’individuo venendo continuamente derisi e bollati come “ottocenteschi”.<br />
Ma a pensarci bene, da alcuni anni, è il giorno prediletto anche dai revanchisti, dalla Militia Christi, dal codazzo di reazionari più o meno devoti che urlano ferocemente contro “l’intolleranza anticristiana”, da tutti quei perbenisti di naso fino che respirando la “nuova” aria putrida di questi ultimi tempi farebbero a gara per mostrarsi più papisti del Papa.<br />
In fin dei conti, è roba per pochi, la stragrande maggioranza se ne fotte: sommando le fazioni in lotta e i loro supporters probabilmente non si arriverebbe nemmeno al 10% della popolazione italiana.<br />
E quindi immaginatevi l’attenzione che possono riscuotere le polemiche sulla celebrazione ufficiale del XX settembre…</p>
<p><span id="more-687"></span>Ma andiamo con ordine. Cos’è successo di nuovo quest’anno?<br />
Alla commemorazione ufficiale indetta dal Comune di Roma si è impedito ad alcuni esponenti laici di prendere la parola, il delegato del sindaco alla memoria, generale Antonino Torre, ha elencato uno per uno i soldati pontifici morti in quell’infausto giorno di 138 anni fa senza che nessun altro oratore presente avesse da eccepire e, per finire, il Presidente della Repubblica non ha nemmeno inviato la tradizionale corona di fiori…</p>
<p>Non è forse buona creanza rendere l’onore delle armi ai vinti?<br />
Certo, ma snocciolando uno per uno i morti di parte pontificia è inevitabile che l’attenzione slitti su questo particolare… Cosa si commemora? La fine del potere temporale dei Papi, Roma Capitale o il dolore del Papa e delle truppe pontificie?<br />
E poi, certo, perché farsi rovinare la festa da qualche voce di dissenso?</p>
<p>A questo punto arriva Pannella e rimprovera il sindaco Alemanno:<br />
&#8220;Il Comune di Roma, oggi, è responsabile di avere politicamente e istituzionalmente compiuto una serie di atti che a mio avviso non sono neppure legittimi: dal 20 settembre 1871 mai il Comune di Roma aveva celebrato la Breccia ricordando gli zuavi pontifici&#8221; e non i bersaglieri italiani, &#8220;mai&#8221;.<br />
A Gianni Alemanno ricordo che questo generale è presidente della sua lista. Si abbia un tantino di stile fascista: rivendichi, Alemanno, non faccia come Cutrufo. Prenda l&#8217;esempio da noi radicali, che facciamo le cose e ci assumiamo la responsabilita&#8217;. Questo è clerico-fascismo da epigoni&#8221;.</p>
<p>E proprio prendendo spunto dalle sue parole mi sentirei di rispondergli con Ernesto Rossi:<br />
“Noi non sentiamo oggi alcun bisogno di un riconoscimento ufficiale del 20 settembre. Anzi speriamo che il sindaco Cioccetti si sia dimenticato quest’anno di mandare la corona d’alloro a Porta Pia per il comune di Roma. Sarebbe un equivoco di meno. Il 20 settembre è un giorno nostro: non è il giorno dei clericali e dei fascisti. Il giorno loro è l’11 febbraio, quando l’uomo della Provvidenza che – secondo quanto disse Pio IX – “non aveva le preoccupazioni della scuola liberale”, firmò quel Concordato che lo stesso Pontefice riconobbe “sarebbe stato follia sperare” dai precedenti governi”.</p>
<p>In attesa che l’anno prossimo la commemorazione ufficiale sia “appaltata” da Alemanno direttamente alla Militia Christi rendiamo onore ai bersaglieri deceduti per la presa di Roma.</p>
<p>1.    PAGUARI GIACOMO<br />
2.    PALAZZOLI MICHELE<br />
3.    CASCARELLA EMANUELE<br />
4.    PARILLO GIACOMO<br />
5.    RIPA ALARICO<br />
6.    AGOSTINELLI PIETRO<br />
7.    CANAL LUIGI<br />
8.    GAMBINI ANGELO<br />
9.    BOSI CESARE<br />
10.    MATRICCIANI ACHILLE<br />
11.    MORRARA SERAFINO<br />
12.    ZOBOLI GAETANO<br />
13.    VALENZIANI AUGUSTO<br />
14.    SANTUNIONE TOMMASO<br />
15.    PERRETTO PIETRO<br />
16.    MARTINI DOMENICO<br />
17.    PAOLETTI CESARE<br />
18.    THEORISOD LUIGI DAVID<br />
19.    RISATO DOMENICO<br />
20.    MARABINI PIO<br />
21.    LEONI ANDREA<br />
22.    IACCARINO LUIGI<br />
23.    IZZI PAOLO<br />
24.    CARDILLO BENIAMINO<br />
25.    GIANNITI LUIGI<br />
26.    CORSI CARLO<br />
27.    RAMBALDI DOMENICO<br />
28.    GIOIA GUGLIELMO<br />
29.    BONEZZI TOMMASO<br />
30.    SANGIORGI PAOLO<br />
31.    CALCATERRA ANTONIO<br />
32.    TURINA CARLO<br />
33.    ROMAGNOLI GIUSEPPE<br />
34.    MATTESINI FERDINAND<br />
35.    BERTUCCIO DOMENICO<br />
36.    ZANARDI PIETRO<br />
37.    COMPAGNOLO DOMENICO<br />
38.    BOSCO ANTONIO<br />
39.    MAZZOCCHI DOMENICO<br />
40.    CAVALLO LORENZO<br />
41.    TUMINO GIUSEPPE<br />
42.    MADDALENA DOMENICO<br />
43.    ALOISIO VALENTINO<br />
44.    BIANCHETTI MARTINO<br />
45.    DE FRANCISI FRANCESCO<br />
46.    SPAGNOLO GIUSEPPE<br />
47.    FRANCISI FRANCESCO SPAGNOLO<br />
48.    GIUSEPPE XHARRA LUIGI<br />
49.    RENZI ANTONIO</p>
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		<item>
		<title>[What went on] 34 anni fa un&#8217;Italia un po&#8217; più civile</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Luca Bagatin Quel 13 maggio rimarrà sempre nella nostra memoria. Sono passati ben 34 anni da quanto l&#8217;Italia divenne un Paese un po&#8217; più civile. Un po&#8217; più civile pur in un clima di oscurantismo clericale e ciò, ironia della sorte, proprio grazie a quel clerical-democristiano referendum contro la legge sul divorzio sostenuto dalla… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/what-went-on-34-anni-fa-unitalia-un-po-piu-civile/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/what-went-on-34-anni-fa-unitalia-un-po-piu-civile/"><img class="alignright size-full wp-image-508" style="border: 0pt none; margin: 5px; float: right;" title="wgo" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/wgo.jpg" alt="" width="301" height="141" /></a><strong>articolo di Luca Bagatin</strong></p>
<p>Quel 13 maggio rimarrà sempre nella nostra memoria.<br />
Sono passati ben 34 anni da quanto l&#8217;Italia divenne un Paese un po&#8217; più civile.<br />
Un po&#8217; più civile pur in un clima di oscurantismo clericale e ciò, ironia della sorte, proprio grazie a quel clerical-democristiano referendum contro la legge sul divorzio sostenuto dalla DC e  &#8211; pur indirettamente &#8211; dal Vaticano, e che fu battuto sul campo dalla maggioranza degli elettori italiani che confermarono così la legge del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini e che ancor oggi consente, appunto, lo scioglimento dei matrimoni.<br />
Fu sicuramente una vittoria liberale e socialista, radicale e repubblicana, con un timidissimo apporto dei comunisti di Enrico Berlinguer che pure &#8211; da conservatore qual&#8217;era &#8211; era contrario così come molti esponenti dell&#8217;allora PCI.</p>
<p><span id="more-509"></span>Oggi che l&#8217;Italia è profondamente mutata nel costume e soprattutto nel panorama politico e parlamentare, continuiamo a soffrire di forti carenze nell&#8217;ambito dei diritti individuali e civili.<br />
In campagna elettorale ed in Parlamento sono sempre tutti pronti a dichiararsi per &#8220;le libertà&#8221; e per &#8220;la democrazia&#8221;, sì. Ma quella di sé stessi, non certo &#8220;degli altri&#8221;.<br />
E sono proprio questi &#8220;altri&#8221; che, laicamente, sentono la necessità di ricorrere alla ricerca scientifica per curarsi con l&#8217;utilizzo delle cellule staminali embrionali, di ricorrere alla ricerca per poter procreare con amore &#8211; certo &#8211; ma magari attraverso la fecondazione assistita in quanto non hanno altra naturale possibilità per avere un figlio.</p>
<p>Sono questi &#8220;altri&#8221; che non vogliono accettare di &#8220;statalizzare&#8221; o &#8220;clericalizzare&#8221; &#8211; mediante l&#8217;istituto del matrimonio  &#8211; il loro amore, ma di vivere come una famiglia. Perché lo sono. Di fatto. E poco importa il loro orientamento sessuale: sono unicamente affari loro.<br />
Sono questi &#8220;altri&#8221; che vogliono fumarsi le canne in santa pace e senza disturbare nessuno, in appositi locali, senza il continuo doversi rivolgere alla criminalità organizzata ed alle narcomafie.<br />
Sono questi &#8220;altri&#8221; che non hanno altra fede se non la responsabilità individuale e quindi collettiva e che sono consapevoli che ogni diritto corrisponde sempre e comunque ad un dovere.<br />
Primariamente verso sé stessi e quindi verso la collettività.</p>
<p>E si lasci fuori &#8220;Dio&#8221; nominandolo invano. E così le elucubrazioni religiose che francamente nel mondo &#8220;profano&#8221; lasciano il tempo che trovano, al punto che il Papa ha influenza unicamente nel Parlamento italiano alla faccia della libertà, della democrazia e della sovranità dello Stato italiano sancita sin dal Risorgimento.<br />
L&#8217;attuale Presidente del Consiglio apra gli occhi, taciti i Giovanardi di turno, e non ci deluda così come non ci ha deluso attraverso la presentazione della sua compagine ministeriale costituita in prevalenza da laici e liberalsocialisti.<br />
Apra gli occhi alla libertà nella responsabilità, ovvero alla laicità dello Stato che sempre più sta priemiando la Liberaldemocrazia europea a scapito della sinistra tradizionale e socialburocratica.<br />
I fatti, peraltro, hanno dimostrato che anche in Italia l&#8217;elettorato cattolico militante è minoritario (vedasi i magri esiti dell&#8217;UDC) e che la società nel suo complesso è capace di ragionare possibilmente con la sua testa.</p>
<p>La sfida, insomma, caro Silvio Berlusconi, è, come diciamo da tempo, fra Liberali e Conservatori.<br />
Liberali nei diritti ovvero rigorosi nei doveri in quanto, come amava ricordare incessantemente il nostro Giuseppe Mazzini, questi ultimi sono alla base della convivenza civile.<br />
Semplicemente Liberali contro i bigotti, i maniaci dei dogmi, i neo-medievali, i conservatori dell&#8217;economia protetta con dazi e misure antiliberali, i protettori ad oltranza di chi un lavoro già ce l&#8217;ha, i difensori del posto fisso statale a vita anche se questo non rende nulla.<br />
Non dimentichiamoci, quindi, della battaglia sul divorzio che è in sé l&#8217;emblema del rinnovamento sociale e liberale di un Paese che per troppo tempo ha oscurato la cultura del Secolo dei Lumi, ma il cui elettorato ha, spesso, alla fine, dato ragione al buonsenso della libertà individuale.<br />
Ovvero collettiva.</p>
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