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Redazione - lunedì 26 gennaio 2009 - 94 views
articolo di Socialista Eretico
Roma (25/12/2068) – In occasione delle celebrazioni del Natale, il papa Omar II è tornato sul tema dell’ eugenetica per l’ omosessualità : “se Dio ha ispirato l’uomo nel trovare i mezzi per guarire da una malattia , l’ uomo ha il dovere di applicarli perchè sia compiuto il progetto divino”.
Marco Pannella, leader storico dei Radicali , dal Mare della Tranquillità dove sta seguendo il summit “ per le democrazie elitarie” che quest’anno ha in tema “no tasse? no rappresentanti” ha duramente replicato: “il Vaticano tenta una nuova ingerenza nell’ Italia della partitocrazia illiberale e sfascista. I Radicali da sempre schierati per la laicità, la libertà degli individui, contro l’ingerenza oscurantista e misantropa della Chiesa Cattolica denunceranno il Vaticano all’ ONU per violazione dei diritti dell’ individuo embrionale.”
La laicità ci permette di non essere succubi delle posizioni della chiesa ma non ci dice nulla sulla bontà o meno di tali posizioni. E’ insomma una posizione di metodo e non di merito.
Consideriamo la posizione sull’embrione ad esempio.
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Filippo Modica - mercoledì 19 novembre 2008 - 329 views
Nell’ultima settimana ho notato come uno dei pezzi più letti e commentati di Labouratorio sia stato Paroxetina Rosapugnante di Lorenzo Perferi, non un articolo degli ultimi numeri, ma addirittura risalente al 18 febbraio di quest’anno: ben nove mesi fa!
Gira e rigira siamo sempre là, ripiegati sui nostri dolori e le nostre nostalgie per quel che poteva essere e non è stato o, quantomeno, non è più…
In realtà, cos’è che non c’è più? L’amato simbolo sulla scheda elettorale? La possibilità di costruire un soggetto politico radical-socialista (o come direbbe Pannella: al 100% laico, socialista, liberale, radicale)? Un gruppo parlamentare unitario?
Tutto vero, ma ciò che ci manca di più è proprio quella speranza che nasceva nei mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006 per poi afflosciarsi, giorno dopo giorno, nei mesi successivi alle elezioni politiche.
Non sto qui a tediarvi sulle eventuali colpe delle dirigenze, radicali e/o socialiste, riguardo al fallimento di quello che poteva e doveva essere il soggetto nuovo della politica italiana.
Parliamo, invece, un po’ di noi… La disperazione che ci ha assalito nell’ultimo anno (e magari anche prima…) non è forse figlia di una generosa illusione di cui siamo stati in parte artefici?
Credetemi, non faccio il professorino col ditino puntato verso gli allievi ignoranti perché mi considero quasi il capofila degli illusi/delusi…
Dopo la sconfitta referendaria del 2005, la Rosa nel Pugno fu un corroborante necessario per tutti noi. Per me, in particolare, rappresentò il coronamento di un sogno che, dopo anni di solitudine politica, riuscivo finalmente a condividere con altri compagni.
Ma perché vi parlo di una generosa illusione?
Perché, purtroppo, non abbiamo considerato fino in fondo quali fossero le difficoltà oggettive insite nell’operazione: la storia, in questo senso, poteva soccorrerci rammentandoci, ad esempio, la breve esperienza del Partito d’Azione, il complicato rapporto fra PR e PSI negli anni della Prima Repubblica (grandi battaglie comuni, ma anche reciproche e sistematiche incomprensioni), il fallimento del polo laico PR-PRI-PLI alla fine degli anni Ottanta…
Tutta una serie di nodi, insomma, che si sono puntualmente ripresentati e non sono stati mai sciolti, forse si sono pure moltiplicati tenendo conto della vera e propria incomunicabilità intercorsa fra SDI e Radicali soprattutto quando si trattava di dare una forma definita al soggetto politico.
Ripeto, non sto qui a dire chi avesse ragione o chi avesse meno torti, fatto sta che in tutta questa vicenda noi giovani rosapugnanti non siamo stati affatto protagonisti (e non lo potevamo essere)…
Oggi, però, se vogliamo costruire qualcosa in ambito politico, dobbiamo, a mio parere, fare sempre più affidamento a noi stessi. Non possiamo più solo affidarci ai “detentori delle chiavi dei nostri sogni” di cui parla Lorenzo nel suo articolo.
La nostra paroxetina (che per esperienza personale conosco molto bene) potremo fabbricarcela solo
se avremo voglia di organizzarci, proporre, fare rete, aprirci dei varchi nel dibattito politico italiano.
In questo senso, la proposta di Tommaso di fare di Labouratorio una vera e propria associazione politica mi vede favorevole perché ci permetterebbe di uscire dalla fase depressiva in cui siamo piombati da ormai troppo tempo: sarebbe per noi una sfida di maturità fondamentale che ci consentirebbe di fare politica in maniera autonoma, senza in qualche modo delegare i “grandi”.
Di più, potrebbe essere, nel suo piccolo, un progetto molto solido e nient’affatto improvvisato come purtroppo si è dimostrata la bicicletta radical-socialista.
Se ieri con la Rosa nel Pugno tutto sembrava possibile, oggi in sua assenza tutto sembra impossibile: esaspero i concetti, forse, ma credo che soprattutto il nostro inconscio collettivo abbia subito questo up ad down fondato su percezioni che non aderivano e non aderiscono perfettamente alla realtà storicamente vissuta.
E proprio prendendo spunto da queste riflessioni, credo che per il futuro dovremo occuparci di più di psicologia, non solo di politica politicante, diritto, storia, economia e chi più ne ha più ne metta…
Solo così potremmo metterci davvero in sintonia con i cittadini e riuscire a partorire proposte che siano non solo valide ma anche convincenti tenendo conto soprattutto del fatto che troppo spesso sottovalutiamo quale sia il processo di formazione delle decisioni umane.
Gilberto Corbellini ci ricorda, infatti, che “quando scegliamo o giudichiamo in modo spontaneo non lo facciamo certo calcolando razionalmente per massimizzare i risultati che possiamo ottenere: per utilizzare delle strategie decisionali davvero razionali o per evitare di giudicare in modo intollerante dobbiamo mettere sotto controllo le nostre intuizioni psicologiche e morali innate”.
Cominciamo, quindi, questa seduta collettiva di psicanalisi e ricordiamoci che, sebbene non compaia più sulla scheda elettorale, malgrado non abbia più un gruppo parlamentare, la Rosa nel Pugno vive: siete voi, siamo noi…
SOMMARIO LAB 38
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Filippo Modica - mercoledì 19 novembre 2008 - 235 views
Giulia Innocenzi, 24 anni, coordinatrice degli Studenti Luca Coscioni e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, è candidata alle primarie del 21 novembre che eleggeranno il primo segretario dei Giovani Democratici.
Cura il blog www.giuliainnocenzi.com attraverso il quale è possibile conoscere il programma e le varie iniziative intraprese durante la campagna elettorale.
Il 14 novembre scorso abbiamo avuto modo di realizzare questa intervista che vi proponiamo di seguito.

D – Una radicale che si candida alla segreteria di una federazione giovanile di partito potrebbe sembrare un paradosso… Per i radicali, che non hanno mai avuto tale organismo perché ritenuto fonte di ghettizzazione dei giovani, è cambiato qualcosa?
R – No, per la leadership radicale non è cambiato nulla. I radicali sono contro la ghettizzazione dei giovani all’interno di una determinata sezione come può essere un’organizzazione giovanile proprio perché preferiscono che essi abbiano lo stesso spazio garantito a tutti gli altri per fare politica, la politica vera. Quindi qualsiasi iscritto a Radicali Italiani può presentarsi come candidato segretario e, infatti, abbiamo una lunga storia di segretari a 19-20 anni… In realtà, le primarie dei Giovani Democratici permettono di affrontare un’altra questione: la non democraticità di alcuni partiti (il PD stesso, per esempio) nei quali è difficile dare spazio ai soggetti più emarginati come le donne piuttosto che i giovani. Queste stesse primarie rappresentano formalmente un’iniziativa lodevole in quanto l’art.1 del Regolamento prevede siano aperte. In realtà, però, non si sono verificate finora come erano previste nella lettera del Regolamento ed io ho continuato a denunciare tutte le irregolarità che ho riscontrato.
Per un Partito Democratico così macchinoso e burocratico, un’organizzazione giovanile potrebbe fungere da stimolo per una politica innovatrice, ma solo se sarà salvaguardata la sua autonomia.
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Filippo Modica - martedì 23 settembre 2008 - 280 views

Il XX settembre in Italia è una ricorrenza per pochi illuminati, per élites di “nostalgici” del Risorgimento, per quei pochi liberali che, invece di perdere tempo a professarsi tali, cercano di conquistare tanto per sé quanto per gli altri quel minimo di libertà indispensabili all’individuo venendo continuamente derisi e bollati come “ottocenteschi”.
Ma a pensarci bene, da alcuni anni, è il giorno prediletto anche dai revanchisti, dalla Militia Christi, dal codazzo di reazionari più o meno devoti che urlano ferocemente contro “l’intolleranza anticristiana”, da tutti quei perbenisti di naso fino che respirando la “nuova” aria putrida di questi ultimi tempi farebbero a gara per mostrarsi più papisti del Papa.
In fin dei conti, è roba per pochi, la stragrande maggioranza se ne fotte: sommando le fazioni in lotta e i loro supporters probabilmente non si arriverebbe nemmeno al 10% della popolazione italiana.
E quindi immaginatevi l’attenzione che possono riscuotere le polemiche sulla celebrazione ufficiale del XX settembre…
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Redazione - lunedì 19 maggio 2008 - 374 views
articolo di Luca Bagatin
Quel 13 maggio rimarrà sempre nella nostra memoria.
Sono passati ben 34 anni da quanto l’Italia divenne un Paese un po’ più civile.
Un po’ più civile pur in un clima di oscurantismo clericale e ciò, ironia della sorte, proprio grazie a quel clerical-democristiano referendum contro la legge sul divorzio sostenuto dalla DC e – pur indirettamente – dal Vaticano, e che fu battuto sul campo dalla maggioranza degli elettori italiani che confermarono così la legge del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini e che ancor oggi consente, appunto, lo scioglimento dei matrimoni.
Fu sicuramente una vittoria liberale e socialista, radicale e repubblicana, con un timidissimo apporto dei comunisti di Enrico Berlinguer che pure – da conservatore qual’era – era contrario così come molti esponenti dell’allora PCI.
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Redazione - martedì 13 maggio 2008 - 358 views

Riportiamo alcuni documenti a nostro parere utili ad avviare quel dibattito precongressuale che è rimasto finora relegato ad ambiti più o meno clandestini. Alleghiamo e linkiamo di seguito: il “Contributo all’avvio del dibattito congressuale del Partito Socialista” di Lanfranco Turci e la “Lettera ai socialisti dopo Chianciano” di Mauro Del Bue.
Ma soprattutto alleghiamo quella che potrebbe diventare una mozione che sarà portata al congresso del Partito Socialista. Non solo, ma potrebbe (Uias escludendo) essere l’unica mozione congressuale presentata in virtù della raccolta di 500 firme a suo sostegno. Se non vi basta ancora possiamo aggiungere che potrebbe essere l’unica mozione a sostenere esplicitamente la candidatura a segretario nazionale di un ragazzo con meno di 35 anni. Ci pare che ne sia abbastanza per essere incuriositi ed invogliati alla lettura della “Bozza di mozione: Rinnovarsi o perire”, che sarà presentata al congresso dai ragazzi e dalle ragazze della Federazione Giovanile Socialista e dal suo segretario Francesco Mosca.
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Redazione - mercoledì 7 maggio 2008 - 519 views

Tesserato n. XXXXX _ senti caro al congresso del Ps ci andrai te, io preferisco una partita alla Playstation
Tesserato n. YYYYY _ non fare il nichilista!
Tesserato n. XXXXX _ guarda, già la situazione è incasinata in tutta la sinistra, noi contiamo come il 2 di picche e l’unico che ci caga di striscio è Schifani … non so se ci siamo intesi
Tesserato n. YYYYY _ d’accordo, ma proprio perché gli altri non stanno meglio non abbiamo troppo da lagnarci se noi stiamo male
Tesserato n. XXXXX _ e va bene, su questo posso anche darti ragione, ma ti dico subito che: o usciamo da ‘sto congresso con un ricambio totale dei dirigenti, oppure mando vaffanculo tutti a partire da te
Tesserato n. YYYYY _ grazie per la precedenza. In ogni caso mi sembra ovvio che il gruppo dirigente romano debba cedere la mano, in un modo o nell’altro
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Tommaso Ciuffoletti - mercoledì 30 aprile 2008 - 844 views

“Sono dolosamente un figlio di puttana” e giù una pioggia d’applausi, tanto intensa da suonare quasi sconveniente. Almeno così sarebbe suonata se non ci si fosse trovati ad un comitato nazionale di Radicali Italiani e se quelle parole non fossero state profferite da Marcone Pannella.
Io voglio bene a Marco e credo che anche in quell’occasione lui l’abbia detta giusta, anche se non imputerei alcuna responsabilità di ciò alla signora Andrea Estechon, ché non sarebbe né giusto, né cortese.
Marco Pannella è più semplicemente uno stronzo ed io voglio bene ad uno stronzo. Uno stronzo che adesso, ovviamente, non può che organizzare una stronzata come quella dell’Assemblea dei Mille a Chianciano che in un colpo solo dovrebbe: far rinascere la Rosa nel Pugno, rispolverare l’utopia prodiana, combattere il regime sfascista e credo anche salvare i destini del mondo fra una pausa e l’altra. Ambizioso e contraddittorio, in una parola: pannelliano.
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Danilo Di Matteo - mercoledì 30 aprile 2008 - 230 views

Il mondo radicale e liberalsocialista è tanto spesso relegato ai margini da non percepire l’attenzione e le aspettative che suscita.
In fondo i “mille” che si riuniranno a Chianciano dal 2 al 4 maggio appaiono intenzionati a “provarci” per rilanciare le sfide di uno sviluppo sostenibile, di un approccio non più proibizionista ai problemi, della globalizzazione dei diritti, di un’Italia più europea, di una grande riforma in grado di risollevare il Paese. Solo che un eventuale fallimento o mezzo fallimento sarebbero vissuti da molti come fonte di grave smarrimento e frustrazione. L’iniziativa ha il pregio di essere vera, aperta; non vi sono copioni e conclusioni già scritte. Proprio in ciò, però, è l’insidia: che tanti autorevoli personaggi vomitino milioni di parole senza avvertire la responsabilità che portano.
Per alcuni urge dare voce e anima a un’area liberalsocialista all’interno del Partito democratico; per altri occorre una robusta presenza autonoma: in ogni caso siamo in molti, ormai, a sentire, fin nelle viscere, il bisogno di tale filone nella politica italiana. E non più in posizione subalterna o minoritaria.
Come leggere la discrepanza fra i risultati elettorali e tale esigenza? Il fatto è che ormai i cittadini vogliono trovarsi dinanzi percorsi credibili e praticabili, non chimere. È giusto e vincente evocare sogni, ma senza smarrire un solido rapporto con la realtà e con l’aritmetica.
Ecco: Chianciano dovrà rappresentare la grande occasione del liberalsocialismo possibile.
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Tommaso Ciuffoletti - lunedì 7 aprile 2008 - 681 views

Era stato Mauro Del Bue a fare il nome Camillo Prampolini (vedi sotto), con grande precisione storiografica, nei giorni delle polemiche sullo spot del Partito Socialista che vedeva Gesù Cristo nelle vesti di “primo socialista” della storia. Del resto proprio Del Bue, parlamentare socialista oggi candidato alla Camera per il PS come capolista in Abruzzo, si era occupato dell’attività di Prampolini anche in qualità di studioso.
“Perché – aveva dichiarato Del Bue in una nota d’agenzia dello scorso 25 marzo – menar scandalo se si dice ‘Cristo è stato il primo socialista’? Cari Gasparri e Baccini, dimostrate di non conoscere la storia. E in particolare la storia del primo socialismo. Più in particolare ancora la figura di Camillo Prampolini, deputato e laeder socialista riformista, che nel 1897 scrisse ‘La predica di Natale’ osservando proprio che Cristo è stato socialista, mentre la Chiesa del suo tempo non era cristiana. Prampolini stesso era definito il ‘Cristo socialista’ e usava simbologie e parabole di stampo cristiano per convincere i contadini del suo tempo a diventare socialisti. Cosa che gli riuscì perché nella provincia di Reggio Emilia, dove seminava la sua predicazione, i socialisti divennero maggioranza già agli inizi del secolo scorso“.
Ma la rinnovata notorietà di Prampolini era destinata a vivere un ulteriore fiammata d’attualità nel corso dei giorni scorsi. Il (de)merito va assegnato alla decisione di far celebrare l’insediamento del Comitato nazionale per le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Camillo Prampolini da un parterre interamente composto da esponenti del Partito Democratico, escludendo categoricamente ogni presenza riconducibile ad un partito che si chiama oggi come quello che Prampolini contribuì a fondare oltre 100 anni fa. Un atteggiamento che la dice lunga su quanto la storia si faccia politica e quanto la politica pretenda di riscrivere la storia. Un atteggiamento duramente contestato da tanti socialisti reggiani (e non solo), tra cui proprio Mauro Del Bue.
Per parlare di questo, ma non solo, abbiamo dunque approfittato della cortesia proprio del compagno Mauro Del Bue.
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Tommaso Ciuffoletti - lunedì 25 febbraio 2008 - 405 views

Tommaso Ciuffoletti Premier, la campagna è partita anche sul Riformista. E’ la prova che viviamo strani giorni.
Sono giorni in cui partecipo al Comitato di Radicali Italiani e trovo una classe dirigente che non sa bene come dirigere se non c’è Marco che indica una via.
Giorni in cui mi alzo in piedi per applaudire Sergio D’Elia; non mi era mai capitato e non avrei mai creduto che mi sarebbe capitato così.
Giorni in cui un Comitato di Radicali Italiani non viene interamente trasmesso in diretta da Radio Radicale …
… giorni in cui è meglio così, perchè prima dell’intervento di D’Elia, e poi di Marco (il secondo e il terzo intervento di Marco), il clima era spettrale.
Giorni in cui una Voce dice “Questa è la fine di una storia“.
Giorni in cui Marco è tenuto ad indicare una via, “ma anche” a far intendere che lui è per seguirla come dice lui e non come hanno fatto altri.
Giorni in cui Emma Bonino, durante il suo intervento al succitato Comitato, sente il bisogno di sottolineare, per ben due volte, che lei è felice della candidatura di Ichino col PD, “anche se non condivide proprio tutte le proposte di Ichino” …
Giorni in cui quest’accordo è tutto da capire.
Giorni in cui il Partito Socialista forse si muove.
Giorni in cui chiedo di essere candidato premier … e sono serissimo.
Giorni in cui Labouratorio non smette di essere Liberatorio.
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Redazione - lunedì 18 febbraio 2008 - 777 views
Articolo di Lorenzo Perferi

Una “sorta” di nostalgia, una “certa” mancanza, un vuoto allo stomaco…. Un vuoto politico.
Un sentimento strano ha avvolto il limbo politico dei socialisti liberali in Italia dopo la scomparsa della Rosa nel Pugno.
Una rabbia inconsueta, una mancanza inspiegabile, un senso di necessità primaria.
Ed è così per circa un anno una schiera di “malinconici” ha cominciato ad allontanarsi dalla politica, sulla forza della sua spinta centripeta, convinta che non avrebbe mai più messo piede all’interno di un seggio elettorale.
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Tommaso Ciuffoletti - lunedì 4 febbraio 2008 - 587 views

Stefano Menichini (Roma, 15 ottobre 1960) è un giornalista e scrittore italiano. Comincia a lavorare a il manifesto a 19 anni. Trascorrerà nella redazione del giornale comunista diciotto anni, iniziando come diffusore militante per passare a cronista politico, caposervizio, caporedattore centrale, editorialista. Read the rest of this entry »
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