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	<title>Labouratorio &#187; mahmoud ahmadinejad</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[LabCampagna] ADOTTA UN OMOFOBO</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 16:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ADOTTA UN OMOFOBO _ Un omofobo ha bisogna d&#8217;amore. Non lasciarlo solo. Adottalo e prenditi cura di lui. P.S _Tutti i testimonials ci odiano . Campagna (trans)nazionale promossa da:  http://www.labouratorio.it PER NON PERDERTI NEMMENO UNO DEI CUCCIOLI DA ADOTTARE CLIKKA QUA <a href="http://www.labouratorio.it/2009/10/15/labcampagna-adotta-un-omofobo/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=2707945&amp;id=665424472" target="_blank"><img class="alignnone" title="ADOTTA UN OMOFOBO - LOrsacchiotto Fashion Model: Roberto Calderoli (Come qualcuno saprà Calderoli, oltre ad essere tenero come un orsacchiotto, tiene un esemplare di orso nel parco di casa sua).  Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it" src="http://photos-f.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs262.snc1/8928_163960924472_665424472_2707945_1709466_s.jpg" alt="" width="130" height="89" /></a> <a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=2709064&amp;id=665424472" target="_blank"><img class="alignnone" title="ADOTTA UN OMOFOBO - Sigarillo Brillo Fashion Model: Fidel Alejandro Castro Ruz  Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it" src="http://photos-f.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs262.snc1/8928_164142649472_665424472_2709064_7222311_s.jpg" alt="" width="130" height="88" /></a> <a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=2712697&amp;id=665424472" target="_blank"><img class="alignnone" title="ADOTTA UN OMOFOBO - Serpentello cattivello Fashion Model: Camillo Ruini  Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it" src="http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs262.snc1/8928_164651194472_665424472_2712697_1540318_s.jpg" alt="" width="130" height="89" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=2712696&amp;id=665424472" target="_blank"><img class="alignnone" title="ADOTTA UN OMOFOBO - Linceo Fashion Model: Maurizio Gasparri Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it" src="http://photos-f.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs262.snc1/8928_164651189472_665424472_2712696_192142_s.jpg" alt="" width="130" height="86" /></a> <a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=2708154&amp;id=665424472" target="_blank"><img class="alignnone" title="ADOTTA UN OMOFOBO - LInflessibile Sergente dellAmore Fashion Model: Anna Paola Binetti  Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it" src="http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs242.snc1/8928_163982739472_665424472_2708154_39204_s.jpg" alt="" width="130" height="86" /></a> <a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=2709016&amp;id=665424472" target="_blank"><img class="alignnone" title="ADOTTA UN OMOFOBO - la Sciimmietta Fashion Model: Mahmoud Ahmadinejad  Campagna (trans)nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it" src="http://photos-g.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs242.snc1/8928_164125984472_665424472_2709016_8070437_s.jpg" alt="" width="130" height="86" /></a></p>
<p><strong>ADOTTA UN OMOFOBO</strong> _ Un omofobo ha bisogna d&#8217;amore. Non lasciarlo solo. Adottalo e prenditi cura di lui.<br />
P.S _Tutti i testimonials ci odiano</p>
<p>. Campagna (trans)nazionale promossa da:  <strong><a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this), &quot;adaefa52e1831a69d803e46212aa7a5e&quot;, event)" rel="nofollow" href="../" target="_blank">http://www.labouratorio.it</a></strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=113308&amp;id=665424472&amp;l=ccb9323364" target="_blank">PER NON PERDERTI NEMMENO UNO DEI CUCCIOLI DA ADOTTARE CLIKKA QUA</a></strong></h2>
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		<title>[Onda Verde] Intervista esclusiva con Alì Reza Soltani. Per capire davvero cosa sta succedendo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 21:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ciuffoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alì Reza Soltani, per gli amici è semplicemente Alessandro, gestore di uno dei locali più frequentati e piacevoli di Firenze, quel Caffè S.Ambrogio che s’affaccia proprio sulla piazza dedicata al patrono di Milano e che ogni sera si anima come poche altre zone della città. Oggi Alessandro è un uomo e un imprenditore di successo, ma… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/07/24/onda-verde-intervista-esclusiva-con-ali-reza-soltani-per-capire-davvero-cosa-sta-succedendo/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1940" title="neda iran" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/07/neda-iran.PNG" alt="neda iran" width="483" height="195" /></p>
<p><em>Alì Reza Soltani, per gli amici è semplicemente Alessandro, gestore di uno dei locali più frequentati e piacevoli di Firenze, quel Caffè S.Ambrogio che s’affaccia proprio sulla piazza dedicata al patrono di Milano e che ogni sera si anima come poche altre zone della città.<br />
Oggi Alessandro è un uomo e un imprenditore di successo, ma la prima volta che arrivò in Italia, lui nato nel nord-ovest dell’Iran poco lontano dal confine con quella che oggi è la Repubblica dell’Azerbaigian, era uno dei ragazzi dell’Associazione degli studenti iraniani contro lo Shah. Per questo quando esplose il movimento rivoluzionario contro il regime di Mohammad Reza Pahlavi tornò in Iran per unirsi alle proteste. Era la prima fase della rivoluzione, tra la fine del 1978 e i primi mesi del 1979, quella in cui ancora i tratti della rivolta non si erano esauriti nelle cupe rughe del volto di Ruhollah Khomeini. Quella in cui erano presenti aspirazioni laiche e secolari accanto a vagheggiamenti marxisti e fervori di nuove “eresie” islamiche.<br />
Alessandro torna in Italia all’inizio del 1979. Da quel momento costruirà la sua vita in Italia, senza mai smettere di tenere le fila di rapporti d’amore, d’attenzione, d’apprensione per il suo paese, dove intanto si costruiva quella cosa chiamata Repubblica Islamica.<br />
Oggi Alessandro è in contatto quotidiano con la gente del suo paese, attraverso la stampa, il satellite e soprattutto Internet. Discutere d’Iran con lui è l’occasione per conoscere meglio una realtà di cui tanti parlano e scrivono, ma che pochi conoscono in profondità.</em></p>
<p><strong>Non più gli yankees, oggi i “colonialisti” sono russi e cinesi</strong><br />
<em>. Il primo punto che Alessandro chiarisce, all’inizio della nostra conversazione iraniana, è il mutato quadro internazionale. Meglio ancora, chiarisce come è mutata la lettura che l’opinione pubblica iraniana  dà del quadro internazionale.</em></p>
<p><em></em><span id="more-1939"></span>“Oggi i “colonialisti” non sono più gli “yankees”, oggi per tanti iraniani i veri colonialisti sono Cina e Russia e questo è un punto molto forte nella critica al regime che viene portata avanti da tanta parte dell’opinione pubblica iraniana. Direi anzi che si tratta di uno dei punti decisivi. Perché da sempre il regime ha cercato di fondare la propria legittimazione interna solleticando il forte nazionalismo iraniano ed agitando lo spauracchio del nemico esterno, la cui massima espressione era il “Grande Satana” a stelle e strisce.<br />
Oggi però all’opinione pubblica non sfugge che sono ben altri gli attori che guidano da fuori la rotta del regime, tanto che, negli slogan degli oppositori, Khamenei e Ahmadinejad sono spesso presentati come fantocci nella mani dei russi e dei cinesi (dando oltretutto l’immagine di un asse degli “autocrati” che tanti ragazzi iraniani vedono come il fumo negli occhi).<br />
I primi, i russi, conducono una battaglia strategica per una gestione pressoché monopolistica delle risorse di gas della zona eurasiatica e per questo loro obiettivo l’Iran è una pedina decisiva. Una pedina debole e manovrabile, perché nel suo progressivo isolamento internazionale il regime si è trovato ad avere un ruolo di subalternità nei confronti della Russia e dei suoi satelliti. Basti pensare che dopo il crollo dell’Urss il mar Caspio, zona chiave per la partita del gas, si è decisamente spostato in orbita filorussa, quando invece un tempo era controllato per circa la metà dall’Iran.<br />
Per altri versi anche la Cina appare come un attore animato da una forte volontà d’ingerenza nelle vicende iraniane. La fame di energia del colosso asiatico ed il suo potere economico hanno avuto gioco facile nell’ottenere contratti vantaggiosi per l’approvvigionamento di gas naturale da un paese, l’Iran, che versa in una situazione economica sempre più difficile.<br />
A questa nuova coscienza si è aggiunta una diversa immagine degli Usa legata in particolare alla figura di Obama. Dopo il periodo di Bush gli iraniani hanno avuto modo di vedere chiaramente cosa significano libere elezioni in un paese democratico: un profondo cambio di politica voluto da cittadini che hanno potuto scegliere davvero la propria guida. Per le strade i manifestanti giocano con il nome di Obama gridando “U ba mas” che in farsi significa “lui è con noi”.</p>
<p><strong>Sono in discussione le fondamenta stesse della Repubblica Islamica</strong><br />
<em>. La portata e la forza del movimento che sta animando le strade di Teheran e di altre città iraniane è tale da mettere in discussione il ruolo dell’Islam sciita e le fondamenta stesse della Repubblica Islamica. Alessandro presenta il quadro di un dibattito che non ha più timore di sfidare i totem e i tabù del Welayat-e fakih, il “governo del giureconsulto”. E s&#8217;interroga su Mousavi.</em></p>
<p>“La novità più rivoluzionaria del movimento sta nel fatto che per la prima volta nella Repubblica Islamica viene messo in seria discussione il ruolo dell&#8217;Islam sciita, così come il senso della repubblica islamica, di uno stato guidato da dei religiosi.<br />
In questo senso la debolezza religiosa di Khamenei è emersa come duro argomento di rinnovata polemica (<em>quando venne eletto Guida Suprema, Alì Khamenei non era in possesso dei requisiti religiosi necessari, essendo poco più che un esponente di medio rango del clero sciita &#8230; e il suo attuale nemico Rafsanjani lo sa bene, dato che allora fu proprio lui ad appoggiarne la candidatura! NdTommaso</em>), così come ampio è divenuto il dibattito sui caratteri di una repubblica islamica. Ci si chiede da dove provenga l&#8217;autorità. Ci si chiede se venga dall&#8217;alto, o dal basso. Da Dio? O dal popolo? Non sembri una banalità, perché si tratta di riflessioni dal potenziale rivoluzionario.<br />
Alla base c&#8217;è infatti la diffusa la volontà di vivere in una società finalmente secolarizzata. Anche se per adesso questa forte volontà di secolarizzazione non è quella che caratterizza il movimento. La figura di Mousavi, che ha caratterizzato con un forte afflato religioso la sua battaglia, e le urgenze del momento fanno sì che queste aspirazioni non vengano esplicitate fino in fondo, ma ci sono e non potranno essere accantonate.<br />
Lo stesso Mousavi, se uscirà vittorioso da questa fase, dovrà farci i conti. Anche perché la gente lo sta trascinando e lui, a sua volta, ha saputo farsi leader. Lancia slogan ultimativi: “La gente non ha più paura”, “Non si può più governare così”. E se prima lo paragonavano ad un Che Guevara islamico, adesso lo presentano come un Nelson Mandela. Mentre lui ha di recente fatto riferimento, in alcuni suoi discorsi, a Mossadeq (<em>celebre primo ministro iraniano dal 1951 al 1953, rimosso da un colpo di Stato con concorso dei chierici sciiti e, in secondo piano, dei servizi segreti inglesi e statunitensi. NdTommaso</em>) violando l&#8217;ennesimo tabù e facendo innervosire non poco i turbanti.<br />
Tuttavia tra la comunità iraniana che vive all&#8217;estero, e che segue con trepidazione le vicende di questi giorni, c&#8217;è una certa diffidenza verso Mousavi. Qualcuno dice esplicitamente che non si possono tacere i limiti di Mousavi e vanno anzi sottolineati.<br />
Quello che però nessuno mette in discussione e che Mousavi ha creato uno spazio d’opportunità. L’opportunità e la legittimità di parlare contro il regime e di farlo in maniera aperta, diretta, senza compromessi o giri di parole. E adesso anche il movimento si organizza, si struttura, si muove in maniera sempre più ordinata e consapevole.</p>
<p><strong>Non si può tornare indietro. Ma gli scenari possibili sono diversi e nient’affatto scontati. L’unica speranza è la riforma</strong><br />
<em>. Che il momento sia uno di quelli potenzialmente “epocali” lo abbiamo chiarito, ma adesso chiediamo ad Alessandro di chiarirci quali possono essere gli esiti possibili. Qual è il ruolo di Rafsanjani? E la corsa al nucleare?</em></p>
<p>Con la presa di posizione netta da parte di Rafsanjani (<a href="http://inoz.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=519560" target="_blank"><em>per un’analisi della figura de “lo Squalo” vi rimando ad un mio vecchio articolo di ben 4 anni fa, in cui analizzavo lo stato dell’Iran e facevo un’ampia parentesi sulla figura di Alì Akbar Hashemi Rafsanjani ndTommaso</em></a>) quello che si viene a configurare è di fatto uno scenario di scontro interno al regime, che si svolge su una scena sociale e politica convulsa, scossa dal forte movimento dell’opinione pubblica iraniana.<br />
E’ un quadro in cui agli attori protagonisti non sono concesse marce indietro. Il primo ad esserne consapevole è proprio Rafsanjani. Stavolta “lo Squalo” ha fatto una scelta di campo, a fianco del movimento, che non lascia spazio a ripensamenti. Se Rafsanjani cercasse di riconciliarsi con Khamenei e Ahmadinejad firmerebbe la propria condanna a morte. E quando dico “condanna a morte” non uso alcuna metafora.<br />
Questo braccio di ferro rischia però di aprire scenari cupi. Il peggiore è quello di una situazione di logoramento tale da creare lo spazio per l’emergere di una figura forte dell’esercito o della milizia, che giocando un ruolo di pacificatore violento e populista s’imponga come la chiave per sbloccare lo stallo. Insomma la via del colpo di stato militare potrebbe non essere un’opzione da escludere se lo stallo politico dovesse continuare a lungo.<br />
Oltretutto non va dimenticato che, in questo clima, la corsa al nucleare da parte del regime è stata accelerata. Khamenei preme infatti con forza perché il programma nucleare conduca velocemente ai primi test. La sua speranza è quella di blindare definitivamente il paese da ogni spinta esterna, per poi procedere ad un repulisti interno senza sconti per nessuno. La cosa che non deve sfuggire è che questo clima di tensione accentua i tratti aggressivi e repressivi del regime.<br />
L’unica speranza è che alla fine prevalga una linea riformatrice. La via da percorrere è quella di una riforma istituzionale, che si fondi sul superamento della Repubblica Islamica e del Welayat-e fakih. E’ difficile, ma è l’obiettivo a cui puntare. L’Occidente e Obama per primo devono esserne consapevoli. Bastone e carota devono essere usati adesso, con l’obiettivo di dare forza al sogno di riforma di un assetto istituzionale che non può e non deve sopravvivere, ma che non deve nemmeno trasformarsi nell’incubo di una sua degenerazione ancor più autoritaria e totalitaria.<em></em></p>
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		<title>[Onda Verde] Iran, Seconda Repubblica, nuovi squilibri, vecchio Medio Oriente</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 21:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Monaco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1937" title="iran.2" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/07/iran.2.PNG" alt="iran.2" width="494" height="175" /></p>
<p>Ad un mese di distanza dalle elezioni in Iran, la situazione del rimland mediorientale è lentamente uscita dall’agenda mediatica occidentale, lasciando, coi suoi strascichi sanguinosi, una diffusa quanto inevitabile distorsione analitica nell’opinione pubblica nostrana.<br />
Nel transfert percettivo in atto, l’Iran viene variamente rappresentato come un Paese diviso a metà, schematizzabile nel duopolio costituito dal rigoroso conservatorismo teocratico al potere e dalle colombe riformiste dell’opposizione, falcidiate dalla ben nota repressione, sostanzialmente benedetta da Alì Khamenei.<br />
Tuttavia, le ragioni – o le disfunzioni – dell’affermazione di Ahmadi-Nejad non sono inquadrabili, se non molto parzialmente, nell’ambito di tale dicotomia in salsa occidentale.</p>
<p><span id="more-1863"></span>Innanzitutto, il comportamento dell’elettorato attivo iraniano si caratterizza per l’elevata fluidità rispetto alle monolitiche esperienze delle altre realtà statuali d’area; e, nel contempo, è scarsamente ancorato tanto al radicalismo ideologico – non essendo maturato all’ombra del partitismo di massa, al contrario delle popolazioni della Vecchia Europa – quanto a quello religioso, datosi che persino una parte consistente del mondo persiano comunemente definibile come “conservatore” ha tendenze separatiste in materia di politica ecclesiastica, contrariamente a quanto si potrebbe intuire dal punto d’osservazione occidentale.</p>
<p>Le ragioni del voto, in Iran, sono guidate dalla domanda di una popolazione dal un tasso di urbanizzazione elevato (67%, contro un 69% dell’Unione Europea), ma di recente tendenza. Consapevole della fragilità su cui si sedimenta tale evoluzione demografica, più che alle tematiche relative ai diritti umani, economico-sociali o ambientali, la mid-class iraniana guarda ai problemi concernenti la redistribuzione del reddito, la crescita economica e le relazioni internazionali a corto raggio, in chiave di prestigio regionale e conservazione delle ragioni di scambio nei confronti dei partner d’area.</p>
<p>L’elettorato universitario, poi, è disincantato, attento alle mancate promesse dei candidati, ed istintivamente diffidente nei confronti dell’eterogeneo schieramento riformista, memore della grottesca repressione ai danni delle manifestazioni studentesche del 1998, operata dall’allora governo Khatami. Nella consapevolezza del consenso intorno ad Ahmadi-Nejad, in grado di tenere in piedi lo schieramento conservatore, nonostante le divergenze crescenti tra le tre anime che lo compongono (radicale, pragmatica e fondamentalista), l’elemento di shock è racchiuso nel comportamento della Guida Suprema. Come trent’anni prima, la caduta dello Scià fu un evento percepito come improvviso dalla popolazione, oggi la sferzata post-elettorale di Khamenei ha costituito un fattore sorpresa per gli iraniani. Da un lato, le forme di dissenso scatenatesi sono qualificabili e quantificabili sul terreno dei valori della Rivoluzione del 1979, più che sullo stato di salute delle libertà democratiche; e, dall’altro lato, la repressione messa in atto, è la rappresentazione di un nuovo corso istituzionale, oltre che un’aperta sfida nei confronti di nemici vicini e lontani.</p>
<p>Così, mentre in Libano, Ḥizbullāh ha quasi auto-ridimensionato il proprio risultato elettorale, indirizzandosi verso un’apparente sconfitta, che permette, però, al Partito di Dio di mantenere il proprio duplice ruolo di “movimento di lotta e di governo” e di giocare la partita sui due tavoli; il sistema-Iran, nei confronti dei Costruttori dell’Iran Islamico ha scelto una strategia di segno opposto.<br />
E’ interessante rilevare come, secondo i centri d’intelligence mediorientali, Mossad in testa, il grado di manipolazione dei risultati elettorali pro-Ahmadi-Nejad sarebbe da considerarsi, di fatto, abbastanza limitato, paragonabile a quello che si manifesta nelle più solide democrazie occidentali. Vista in tale ottica, l’affermazione del Presidente uscente ha un significato ben preciso: la destrutturazione della Repubblica Islamica, attuata dall’interno, e nella contingenza in cui, con ogni evidenza, il regime consolidatosi al potere godeva già di un consistente riconoscimento popolare. Un rafforzamento autocratico in grado di far saltare il banco, scongiurando quel pericolo – tutto teorico – di una “grande alleanza sunnita”, con Israele a completare la morsa intorno al cuore persiano, e sparigliando le carte in mano ai grandi Attori esterni al quadrante.</p>
<p>Ora, il bilanciamento di forze del Grande Medio Oriente si gioca quasi esclusivamente sulla triangolazione tra Teheran, Washington e Gerusalemme. Con l’Unione Europea incapace di offrire una voce unica, data la divergenza di interessi geoeconomici in Iran tra Italia, Francia e Germania da un lato e Regno Unito dall’altra; l’inconsistenza della NATO e i timidi impacci delle Nazioni Unite, la patata bollente resta nelle mani di Obama. Il Presidente americano aveva giocato una precisa mossa diplomatica, alla vigilia delle elezioni, coniugando l’appoggio (più o meno segreto) a Khatami prima e a Moussavi poi, con l’escalation di aperture al regime vigente, culminata col discorso del Cairo del 4 giugno scorso. Ora, di fronte al “Grande Satana” c’è una dirigenza di governo delegittimata agli occhi dell’intera comunità mondiale che, con la sua nuova dimensione apertamente e provocatoriamente autoritaria, innalza il già elevato livello di allerta di Israele, fino a indurre Netanyahu a considerare seriamente l’ipotesi di un attacco preventivo. Ogni mossa di Obama, che sarà guidato dallo stato di necessità ancor prima che dalla Ragion di Stato, nell’approccio con Ahmadi-Nejad produrrà, inevitabilmente, un contraccolpo nelle relazioni con Gerusalemme e, in varia misura, la disapprovazione dell’opinione pubblica occidentale.</p>
<p>Dal canto suo, la nascente Seconda Repubblica Iraniana esordisce spostando il tiro dagli Stati Uniti all’Inghilterra, con lo scopo di iniziare a rimodellare la gerarchia di nemici pubblici, preparando il terreno ad Ahmadi-Nejad, oramai pronto al ruolo di interlocutore di Obama, nonostante la ventennale diffidenza di Khamenei nei confronti della superpotenza americana, dettata, però, più da convinzioni ideologico-morali che da calcoli strategico-militari.</p>
<p>Ad oggi, infatti, Washington e Teheran, condividono più di un interesse strategico e geopolitico. Innanzitutto la stabilità dell’Afghanistan, con lo Stato persiano deciso a respingere l’anarchia del narcotraffico di confine e a favorire il rimpatrio dei quasi due milioni di rifugiati afghani in Iran. In seconda battuta, il consolidamento dell’equilibrio della Repubblica Irachena: per la prima volta dal 1932, infatti, il potere a Baghdad, è nelle mani sciite, e Teheran aspira all’instaurazione di un clima di influenza e sinergia anti-fronte sunnita, nella prospettiva di scoraggiare anche velleità israeliane ed eventualmente degli stessi Stati Uniti. In ultima istanza, Obama e Ahamdi-Nejad condividono la preoccupazione per la parabola di Islamabad: se il Pakistan fallisce, le conseguenze nefaste investirebbero inesorabilmente gli altri due Stati instabili appena citati, per poi estendersi in un effetto domino di eventi catastrofici di portata pressoché mondiale.</p>
<p>Il primo nodo, alla base di ogni futura trattativa, riguarderà la questione nucleare su cui, differentemente da quanto viene lasciato intendere solitamente dai media occidentali, la postura di Teheran è più difensiva che offensiva: l’obiettivo cui guarda l’Iran, essenzialmente, è la cosiddetta “soluzione giapponese”. Ovvero, il possesso di tutto il materiale per produrre la bomba, ad eccezione della bomba stessa. Se si dotasse di un vero e proprio arsenale, infatti, l’Iran, oltre ad innescare una controproducente corsa agli armamenti dell’intera Regione, eserciterebbe un’opzione a dir poco suicida, data per certa la “deterrenza da secondo colpo” di cui sembrerebbe disporre Israele, per mezzo di installazioni sui propri sottomarini nel Mediterraneo.</p>
<p>Per quanto le scale di priorità siano differenti, e per quanto la distanza Iran\Israele resti incolmabile, almeno sull’esclusione di tale soluzione, tutti e tre i vertici sembrano concordare.</p>
<p>Di certa c’è anche la promessa di una deadline, che Netanyahu ha strappato ad Obama: se entro il prossimo autunno le aperture iraniane non si fossero manifestate, si virerebbe verso la linea dura, con l’inasprimento ulteriore delle sanzioni ai danni di Teheran. Il rischio, per la nostra fragile Europa in primis, sarebbe quello di un Iran totalmente isolato, consapevole di non avere nulla da perdere, e disposto ad utilizzare senza alcuna remora ogni mezzo bellico di cui è dotato. O di cui potrebbe subitaneamente dotarsi.</p>
<p><strong>VEDI ANCHE _</strong> <a href="http://www.labouratorio.it/2008/06/05/n25-mahmoud-un-uomo-da-amare/">Labouratorio n.25 &#8211; Mahmoud &#8230; un uomo da amare</a></p>
<p><strong>Riccardo Monaco _ 27 anni, romano, liberalsocialista</strong></p>
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		<title>[Onda Verde] Global action day: Ahmadinejad non e&#8217; il presidente dell&#8217;Iran</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 21:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1905 alignnone" title="25luglio" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/07/25luglio.jpg" alt="25luglio" width="490" height="693" /></p>
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		<title>[n.25] Mahmoud &#8230; un uomo da amare</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 01:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ciuffoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;&#8230; Ahmadinejad è qui a Roma, disponibilissimo a discutere con noi senza pre-condizioni. La sua presenza è un dono inaspettato per chi vuol assumere il ruolo di &#8220;facilitatore&#8221;: lui ce lo facilita, ma noi rifiutiamo di incontrarlo per timore di dare un dispiacere agli Stati Uniti e a Israele &#8230;&#8221; Giuseppe Cassini, Iran, l&#8217;Italia all&#8217;ombra di… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/06/05/n25-mahmoud-un-uomo-da-amare/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 5px; float: right;" src="http://inoz.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/10627/Lab25.PNG" alt="" width="300" height="300" /><em>&#8220;&#8230; Ahmadinejad è qui a Roma, disponibilissimo a discutere con noi senza pre-condizioni. La sua presenza è un dono inaspettato per chi vuol assumere il ruolo di &#8220;facilitatore&#8221;: lui ce lo facilita, ma noi rifiutiamo di incontrarlo per timore di dare un dispiacere agli Stati Uniti e a Israele &#8230;&#8221;</em></p>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=IAXNC">Giuseppe Cassini, <em>Iran, l&#8217;Italia all&#8217;ombra di Bush</em>, da l&#8217;Unità del 4-6-2008</a></p>
<p>Giuseppe Cassini è stato ambasciatore d’Italia a Beirut e la sua illustre carriera di diplomatico merita il nostro inchino. Pur proni, tuttavia, non riusciamo a trattenere un mezzo sorriso nel leggere le sue titolate parole che l’Unità non ha mancato di pubblicare con ampio risalto.<br />
Quel burlone del Mahmoud (Ahmadinejad of course), era infatti così pieno di amore che prima di giungere a Roma si è fatto annunciare dal tormentone che lo ha reso celebre: Israele sarà cancellata dalle carte geografiche. Il tutto, ovviamente, condito dai soliti coretti sul potere satanico degli Stati Uniti d’America.</p>
<p>Ma se queste uscite servivano giusto a rispettare il bon ton, quel facilitatore del Mahmoud non ha mancato di far capire più esplicitamente che era pronto a discutere con noi senza pre-condizioni. Per questo ad Ahmad Rafat, vicedirettore di AKI International (AdnKronos), è stato ritirato l’accredito stampa dagli organizzatori del vertice Fao. Il giornalista di origine iraniana è stato ritenuto “persona non grata” e pertanto non ammesso ad entrare nel palazzo dove si svolgeva il summit. Credo che di questo si possa e si debba ringraziare l’accortezza del corretto Mahmoud. Pur senza prendersi apertamente il merito di questa iniziativa  &#8211; per la quale va comunque segnalata la meritoria collaborazione dei responsabili della Fao, organismo delle Nazioni Unite – egli ci ha fatto capire che non voleva essere pre-condizionato da inutili disturbatori. Disturbatori che avrebbero magari avanzato sciocchi dubbi sul fatto che ai cittadini iraniani possa realmente fregare qualcosa delle invettive antisemite dello scoppiettante Mahmoud.</p>
<p>Chissà, magari, considerato che ci si trovava ad un summit dell’Agenzia Onu per l’Agricoltura e l’Alimentazione, i cittadini iraniani avrebbero voluto sapere dal proprio presidente come mai nella loro nazione l’agricoltura versa in uno stato tanto misero. E dire che di terra coltivabile non ne manca, così come non mancherebbero i fondi da investire. E invece, ad esempio, ogni anno quasi la metà dei raccolti del pregiato the iraniano vanno perduti perché mal conservati. Che dire poi del mercato nero di beni di prima necessità gestito per la gran parte da quei simpatici Pasdaran di cui proprio il cortese Mahmoud faceva parte?</p>
<p>Teniamoci queste curiosità e torniamo al punto da cui siamo partiti e all’articolo di Cassini pubblicato su l’Unità. Si tratta invero di un articolo molto lungo, nel quale, in nome di un preteso realismo, si vuole sostenere che l’aver usato maggiore cortesia nei confronti del placido Mahmoud avrebbe giovato al ruolo internazionale dell’Italia. Sfortunatamente, secondo Cassini, il nostro servilismo filoisraeliano e filoamerikano ci ha portati a non cogliere questa splendida occasione, a non capire quale &#8220;dono&#8221; essa rappresentasse per noi.</p>
<p>Purtroppo le contraddizioni della retorica di Cassini stanno proprio nel sostenere tesi apparentemente “realiste” misurando però col metro dell’ideologia le azioni di coloro che a tale presunto realismo non hanno obbedito.</p>
<p>Ebbene, vale la pena notare che non solo i rappresentanti del governo di centrodestra hanno disobbedito alle tesi del realismo cassiniano, ma vi ha disobbedito pure tanta parte della sinistra italiana che contro il criminogeno Mahmoud ha protestato accogliendo invece un altro invito, quello de Il Riformista. All’appello del quotidiano arancione mancavano invero tanti pezzi del fu Arcobaleno della sinistra. Loro certo non potranno essere tacciati di filosionismo o filoamerikanismo … rimane solo da chiedersi: perché chiamarli ancora sinistra?</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO DEL N.25</strong></p>
<ul>
<li><a href="../2008/06/05/n25-mahmoud-un-uomo-da-amare/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[n.25] Mahmoud … un uomo da amare </a></li>
<li><a href="../2008/06/05/il-mio-endorsement-per-riccardo-nencini/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Il mio endorsement] per Riccardo Nencini </a></li>
<li><a href="../2008/06/05/il-mio-endorsement-per-pia-locatelli/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Il mio endorsement] per Pia Locatelli </a></li>
<li><a href="../2008/06/05/il-meteo-del-colonnello-albano-previsioni-dinizio-giugno/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Il meteo del colonnello Albano] Previsioni d’inizio Giugno </a></li>
<li><a href="../2008/06/05/all-together-now-lettera-ai-giovani-socialisti-italiani/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[All together NOW!] Lettera ai giovani socialisti italiani </a></li>
<li><a href="../2008/06/05/all-together-now-oltre-i-giovanili-scazzi/?phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[All together NOW!] Oltre i giovanili scazzi </a></li>
</ul>
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