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Redazione - giovedì 15 ottobre 2009 - 204 views


ADOTTA UN OMOFOBO _ Un omofobo ha bisogna d’amore. Non lasciarlo solo. Adottalo e prenditi cura di lui.
P.S _Tutti i testimonials ci odiano
. Campagna (trans)nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it
Tags: anna paola binetti, camillo ruini, campagna transnazionale, fidel castro, LGBT, luca volontè, mahmoud ahmadinejad, mario borghezio, Maurizio Gasparri, omofobia, omofobo ti amo, omosessualità, roberto calderoli
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Tommaso Ciuffoletti - venerdì 24 luglio 2009 - 105 views

Alì Reza Soltani, per gli amici è semplicemente Alessandro, gestore di uno dei locali più frequentati e piacevoli di Firenze, quel Caffè S.Ambrogio che s’affaccia proprio sulla piazza dedicata al patrono di Milano e che ogni sera si anima come poche altre zone della città.
Oggi Alessandro è un uomo e un imprenditore di successo, ma la prima volta che arrivò in Italia, lui nato nel nord-ovest dell’Iran poco lontano dal confine con quella che oggi è la Repubblica dell’Azerbaigian, era uno dei ragazzi dell’Associazione degli studenti iraniani contro lo Shah. Per questo quando esplose il movimento rivoluzionario contro il regime di Mohammad Reza Pahlavi tornò in Iran per unirsi alle proteste. Era la prima fase della rivoluzione, tra la fine del 1978 e i primi mesi del 1979, quella in cui ancora i tratti della rivolta non si erano esauriti nelle cupe rughe del volto di Ruhollah Khomeini. Quella in cui erano presenti aspirazioni laiche e secolari accanto a vagheggiamenti marxisti e fervori di nuove “eresie” islamiche.
Alessandro torna in Italia all’inizio del 1979. Da quel momento costruirà la sua vita in Italia, senza mai smettere di tenere le fila di rapporti d’amore, d’attenzione, d’apprensione per il suo paese, dove intanto si costruiva quella cosa chiamata Repubblica Islamica.
Oggi Alessandro è in contatto quotidiano con la gente del suo paese, attraverso la stampa, il satellite e soprattutto Internet. Discutere d’Iran con lui è l’occasione per conoscere meglio una realtà di cui tanti parlano e scrivono, ma che pochi conoscono in profondità.
Non più gli yankees, oggi i “colonialisti” sono russi e cinesi
. Il primo punto che Alessandro chiarisce, all’inizio della nostra conversazione iraniana, è il mutato quadro internazionale. Meglio ancora, chiarisce come è mutata la lettura che l’opinione pubblica iraniana dà del quadro internazionale.
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Tags: alì rafsanjani, intervista esclusiva, iran, khomeini, mahmoud ahmadinejad, mousavi, movimento, onda verde, opinione pubblica iraniana, repubblica islamica, riforma, Welayat-e fakih
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Riccardo Monaco - venerdì 24 luglio 2009 - 220 views

Ad un mese di distanza dalle elezioni in Iran, la situazione del rimland mediorientale è lentamente uscita dall’agenda mediatica occidentale, lasciando, coi suoi strascichi sanguinosi, una diffusa quanto inevitabile distorsione analitica nell’opinione pubblica nostrana.
Nel transfert percettivo in atto, l’Iran viene variamente rappresentato come un Paese diviso a metà, schematizzabile nel duopolio costituito dal rigoroso conservatorismo teocratico al potere e dalle colombe riformiste dell’opposizione, falcidiate dalla ben nota repressione, sostanzialmente benedetta da Alì Khamenei.
Tuttavia, le ragioni – o le disfunzioni – dell’affermazione di Ahmadi-Nejad non sono inquadrabili, se non molto parzialmente, nell’ambito di tale dicotomia in salsa occidentale.
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Tommaso Ciuffoletti - giovedì 5 giugno 2008 - 2.276 views
“… Ahmadinejad è qui a Roma, disponibilissimo a discutere con noi senza pre-condizioni. La sua presenza è un dono inaspettato per chi vuol assumere il ruolo di “facilitatore”: lui ce lo facilita, ma noi rifiutiamo di incontrarlo per timore di dare un dispiacere agli Stati Uniti e a Israele …”
Giuseppe Cassini, Iran, l’Italia all’ombra di Bush, da l’Unità del 4-6-2008
Giuseppe Cassini è stato ambasciatore d’Italia a Beirut e la sua illustre carriera di diplomatico merita il nostro inchino. Pur proni, tuttavia, non riusciamo a trattenere un mezzo sorriso nel leggere le sue titolate parole che l’Unità non ha mancato di pubblicare con ampio risalto.
Quel burlone del Mahmoud (Ahmadinejad of course), era infatti così pieno di amore che prima di giungere a Roma si è fatto annunciare dal tormentone che lo ha reso celebre: Israele sarà cancellata dalle carte geografiche. Il tutto, ovviamente, condito dai soliti coretti sul potere satanico degli Stati Uniti d’America.
Ma se queste uscite servivano giusto a rispettare il bon ton, quel facilitatore del Mahmoud non ha mancato di far capire più esplicitamente che era pronto a discutere con noi senza pre-condizioni. Per questo ad Ahmad Rafat, vicedirettore di AKI International (AdnKronos), è stato ritirato l’accredito stampa dagli organizzatori del vertice Fao. Il giornalista di origine iraniana è stato ritenuto “persona non grata” e pertanto non ammesso ad entrare nel palazzo dove si svolgeva il summit. Credo che di questo si possa e si debba ringraziare l’accortezza del corretto Mahmoud. Pur senza prendersi apertamente il merito di questa iniziativa – per la quale va comunque segnalata la meritoria collaborazione dei responsabili della Fao, organismo delle Nazioni Unite – egli ci ha fatto capire che non voleva essere pre-condizionato da inutili disturbatori. Disturbatori che avrebbero magari avanzato sciocchi dubbi sul fatto che ai cittadini iraniani possa realmente fregare qualcosa delle invettive antisemite dello scoppiettante Mahmoud.
Chissà, magari, considerato che ci si trovava ad un summit dell’Agenzia Onu per l’Agricoltura e l’Alimentazione, i cittadini iraniani avrebbero voluto sapere dal proprio presidente come mai nella loro nazione l’agricoltura versa in uno stato tanto misero. E dire che di terra coltivabile non ne manca, così come non mancherebbero i fondi da investire. E invece, ad esempio, ogni anno quasi la metà dei raccolti del pregiato the iraniano vanno perduti perché mal conservati. Che dire poi del mercato nero di beni di prima necessità gestito per la gran parte da quei simpatici Pasdaran di cui proprio il cortese Mahmoud faceva parte?
Teniamoci queste curiosità e torniamo al punto da cui siamo partiti e all’articolo di Cassini pubblicato su l’Unità. Si tratta invero di un articolo molto lungo, nel quale, in nome di un preteso realismo, si vuole sostenere che l’aver usato maggiore cortesia nei confronti del placido Mahmoud avrebbe giovato al ruolo internazionale dell’Italia. Sfortunatamente, secondo Cassini, il nostro servilismo filoisraeliano e filoamerikano ci ha portati a non cogliere questa splendida occasione, a non capire quale “dono” essa rappresentasse per noi.
Purtroppo le contraddizioni della retorica di Cassini stanno proprio nel sostenere tesi apparentemente “realiste” misurando però col metro dell’ideologia le azioni di coloro che a tale presunto realismo non hanno obbedito.
Ebbene, vale la pena notare che non solo i rappresentanti del governo di centrodestra hanno disobbedito alle tesi del realismo cassiniano, ma vi ha disobbedito pure tanta parte della sinistra italiana che contro il criminogeno Mahmoud ha protestato accogliendo invece un altro invito, quello de Il Riformista. All’appello del quotidiano arancione mancavano invero tanti pezzi del fu Arcobaleno della sinistra. Loro certo non potranno essere tacciati di filosionismo o filoamerikanismo … rimane solo da chiedersi: perché chiamarli ancora sinistra?
SOMMARIO DEL N.25
Tags: ahmad rafat, fao, filoamerikanismo, filosionismo, food and agricultural organization, giuseppe cassini, il Riformista, iran, israele, l'unità, mahmoud ahmadinejad, stati uniti, summit fao
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