[Onda Verde] Global action day: Ahmadinejad non e’ il presidente dell’Iran
| venerdì 24 luglio 2009 | Scritto da Redazione - 41 letture |

| venerdì 24 luglio 2009 | Scritto da Redazione - 41 letture |

| mercoledì 15 luglio 2009 | Scritto da Lorenzo Passerini - 152 letture |
Con la dicotomia riformisti-conservatori viene spesso descritto il panorama politico. In tutta Europa nel primo campo vi sono le forze della sinistra socialista, mentre nel secondo quelle della destra moderata. In Italia invece, Paese nel quale la rivoluzione giustizialista ha radicalmente modificato i paradigmi, la distinzione non è cosi netta.
Un chiaro esempio viene fornito dalle posizioni sul mercato del lavoro, confermate dalle recenti reazioni al disegno riformatore di Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare del governo di centrodestra, dettagliato in “La vita buona nella società attiva”, il Libro Bianco sul futuro del modello sociale approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 maggio 2009.
La nostra società e il mondo del lavoro sono stati attraversati, negli ultimi decenni, da cambiamenti epocali, descritti precisamente nell’analisi di contesto del Libro Bianco: “Le grandi tendenze in atto hanno modificato radicalmente i processi produttivi e gli ambienti di lavoro contribuendo alla nascita di nuovi lavori e di nuove professioni. I modelli organizzativi d’impresa hanno conosciuto innovazioni radicali che segnano la definitiva transizione verso una economia dell’informazione e della conoscenza. Le tecnologie del calcolo e della comunicazione hanno determinato un superamento di sistemi organizzativi rigidamente verticali dove i lavoratori sono stabilmente chiamati a svolgere mansioni predeterminate per uno stesso datore di lavoro. La rivoluzione digitale ha indotto la possibilità che imprese diverse operino in rete favorendo la specializzazione produttiva, le esternalizzazioni e anche fenomeni di delocalizzazione. Aumenta l’autonomia del lavoratore nella realizzazione delle proprie mansioni e progressivamente si stemperano i rigidi vincoli di subordinazione gerarchica e funzionale. Quindi, il prototipo di lavoro subordinato standard non è più la fattispecie di riferimento, nella prassi operativa come nella legislazione sul lavoro.”
Oggi il sistema di ammortizzatori sociali italiano è tarato su un modello organizzativo fordistico, nel quale il profilo standard del lavoratore corrisponde a quello di un individuo di sesso maschile, impiegato nella grande industria e che nel corso della sua esperienza lavorativa rimane dipendente di una sola impresa. Il contesto attuale è radicalmente cambiato, i riformisti e coloro i quali operano per tutelare gli interessi collettivi e dei meno protetti devono necessariamente tenerne conto. Non ci si può permettere di conservare l’esistente. Cosi facendo si difendono i già protetti, gli insider del mercato escludendo gli outsider che non potranno mai avere un contratto a tempo indeterminato. Una forza di sinistra deve difendere i più deboli, non l’interesse esclusivo delle proprie corporazioni di riferimento (i lavoratori della grande industria, gli statali e i pensionati) e deve cercare soluzioni realizzabili ai problemi. Biagi ha infatti aperto la strada verso la moderna protezione del lavoratore piuttosto che del posto di lavoro integrando i sussidi con la formazione e con il sistema dei servizi per l’impiego. Si potrebbe introdurre maggiore flessibilità nel contratto a tempo indeterminato ed aumentare le tutele attive di chi perde il posto di lavoro.
La spesa per la protezione sociale in Italia è ripartita in modo del tutto svantaggioso per le nuove generazioni di lavoratori, garantendo prevalentemente il sistema pensionistico e sanitario.
In Italia soltanto il 18 per cento delle persone in cerca di occupazione riceve un sussidio, mentre negli altri paesi europei, dove la spesa sociale è distribuita in modo meno sproporzionato e non penalizzante, oltre il 70 per cento dei disoccupati riceve un benefit.
Se si riuscisse a garantire un sistema di welfare to work, ovvero un ammortizzatore sociale unico, generalizzato e universale limitato nel tempo e nell’entità del sussidio ed esteso a tutte le categorie di lavoratori (e non soltanto a certe categorie, privilegiate e sindacalizzate), avremmo davvero pari opportunità e copertura per tutti, certamente limitata a brevi periodi, ma finalizzata ad un rapido reinserimento nel mercato del lavoro.
Il cosiddetto schieramento di centrodestra ha avuto il merito di aprirsi, nella legislatura 2001-2006, alle idee e alle elaborazioni di Marco Biagi, proseguendole con l’impegno del Ministro Sacconi, nonostante che esse si ponessero esplicitamente in continuità con il precedente governo avverso, con il Pacchetto Treu. Sul terreno della politica del lavoro, oggi, la contrapposizione tradizionale fra destra e sinistra ha sempre meno senso, le linee di demarcazione tra i veri interessi in gioco sono profondamente cambiate rispetto agli schemi prevalenti del secolo scorso. Marco Biagi lo aveva capito: e questo è il “reato” per il quale sette anni fa i terroristi hanno eseguito la sentenza di condanna a morte.
Un capitolo importante del Libro Bianco di Sacconi è intitolato “Meriti e bisogni”: evidente il richiamo alle parole d’ordine della Conferenza programmatica di Rimini del Psi del 1982. La spinta riformista data da Craxi e Martelli, precursori del New Labour di Tony Blair, merita di essere considerata e presa come riferimento. Avevano infatti intuito il valore sociale della libertà: più l’individuo ha libertà, più è in grado di produrre ricchezza e civiltà. Avevano capito che con il “Welfare State” i lavoratori hanno conquistato la protezione dello Stato e tutte le libertà collettive e che vi era la necessità di innestare elementi di liberalismo sulle radici riformiste. Per questo sono stati oggetto della demonizzazione della sinistra comunista, anche in quell’occasione “in ritardo”.
Una sinistra riformatrice dovrebbe fare proprio un tale patrimonio di idee e di valori, anche oggi però gli eredi del Pci e gli allievi di Berlinguer si limitano alla difesa dello status quo. L’ex-ministro e attuale responsabile del Dipartimento Welfare del PD Cesare Damiano di fronte al progetto di riforma del Governo ha replicato con una logica puramente conservatrice “L’art.18 non si tocca né ora né in futuro”. Nicola Rossi, deputato del PD, ci fornisce, in un’intervista al Corriere della Sera del 20 marzo 2007, una spiegazione a tale rigida posizione: “Onestamente il fatto che la sinistra (postcomunista) non riconosca il lavoro innovativo di Marco Biagi non mi meraviglia per nulla. Non si può essere riformisti per forza. La strada riformista è stata presa dalla sinistra (postcomunista) sempre spinta dagli eventi ma non è nel suo Dna (…) Io ho sempre sostenuto che la Biagi non andava abrogata e mi ricordo benissimo le reazioni negative di tutto il vertice sindacale e diessino. La cultura della sinistra italiana è questa (…) Quella di Cofferati non fu una triste pagina, è semplicemente la storia della Cgil. Bisogna capire che questi non sono episodi ma le espressioni di una cultura molto radicata (…) La radice di questo comportamento sta negli anni in cui la sinistra è stata all’opposizione. E durante i quali sono stati commessi errori che pagheremo a lungo: anziché approfittare per aprire un confronto riformista dentro la sinistra sono stati gli anni della sua radicalizzazione.” Anche oggi, le parole di Damiano non delineano scenari confortanti per i valori del socialismo riformista.
Per operare una scelta di discontinuità che Veltroni ha sempre rivendicato sarebbe stato opportuno affidare la responsabilità del Dipartimento Welfare del partito a Pietro Ichino, oggi deputato del Pd. Egli scrisse infatti, sul Corriere della Sera del 19 marzo 2007 parole di sostengo per le analisi di Biagi e di feroce contestazione per la linea del Pci-Pds-Ds: “la sinistra, per paura di mettere in discussione la propria politica del lavoro dell’ultimo quarantennio, dà del visionario a Marco Biagi quando denuncia quello italiano come «il mercato del lavoro peggiore del mondo»: peggiore non per il tasso di lavoro precario, che è più o meno in linea con il resto d’Europa, ma per il maggior tasso di disoccupazione permanente, di lavoro nero, di esclusione dal lavoro di donne, giovani e anziani. (…) Va anche detto che su tutti questi temi la nostra destra non è più reattiva della sinistra. (…) Anche perché, a ben vedere, il suo schieramento è attraversato da una profonda crepa interna molto simile a quella che attraversa lo schieramento di sinistra, tra conservatori e riformatori. E quanto potesse sentire Marco Biagi come proprio uomo è dimostrato dal volgare insulto rivoltogli davanti alle telecamere, tre soli mesi dopo la sua morte, da un ministro degli Interni del governo Berlusconi”.
È quindi urgente per l’Italia la costruzione di una moderna forza riformista di tipo europeo pienamente integrata nell’Internazionale socialista, seguendo la via indicata da Craxi: la via del socialismo liberale.
| giovedì 2 aprile 2009 | Scritto da Danilo Di Matteo - 49 letture |

Alle scuole medie l’insegnante di Lettere – socialista – ci diceva che l’aggettivo “laico” si contrappone a “ideologico” (nel senso di dogmatico) e che gli attributi di fondo della laicità sono il rispetto dell’altro, la ricerca paziente, la capacità di valutare caso per caso. Oggi tendiamo sovente a dimenticare tutto ciò.
Eppure la lotta per i diritti civili e per la libertà di scelta non può trasformarsi, almeno nelle intenzioni, in una crociata speculare a quella di parte del mondo religioso. Né sarebbe giusto usarla per colmare una qualche lacuna identitaria. In Italia, per giunta, la dicotomia laici-cattolici finisce per rafforzare le gerarchie della chiesa di Roma, investita in un certo senso della rappresentanza di almeno metà della popolazione.
Insomma: non è percorribile alcuna via… bioetica al socialismo, per così dire. Dobbiamo restare indifferenti, dunque, dinanzi al fenomeno spagnolo? Assolutamente no! Come non possiamo che sentirci parte di quell’importante processo teorico ed empirico di revisione rappresentato dalla Terza via di Tony Blair e Tony Giddens. Consapevoli, però, che il nostro Paese non è la Spagna e nemmeno il Regno Unito. E guardando con attenzione agli Usa, dove, rispetto ai temi etici, le linee di frattura percorrono le chiese al loro interno, dividendo liberal e destra religiosa. La spiritualità di Barack Obama, la sua sensibilità religiosa, la sua “devozione” sono almeno pari a quelle del suo predecessore; eppure uno dei primi atti della nuova amministrazione è la liberalizzazione della ricerca con cellule staminali embrionali.
Tutto ciò suggerisce di abbandonare sterili disquisizioni sulle differenze fra un atteggiamento laico e uno laicista, e via discorrendo. No; laicità è innanzitutto un modo di approcciarsi alle cose, rispettoso della propria e dell’altrui libertà: di quella delle chiese, di quella dello Stato e, soprattutto, di quella di ciascuno di noi.
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Tommaso Ciuffoletti - 541 letture |

Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.
Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.
A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.
Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.
Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.
Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.
SOMMARIO N°45
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Manfredi Mangano - 292 letture |
Un endorsment, e pure appassionato, della nuova lista da parte del mitico labourante Manfr, socialista e marchigiano. La cosa grave di tutta questa faccenda e’ che pare abbia detto che trovi attraente perfino il simbolo … Proprio per questo nell’articolo gliene mettiamo un altro, a screzio, che secondo noi sarebbe stato molto più bello …
Perché ci credo
Il simbolo l’hanno presentato ieri. Programma e candidature verranno resi noti tra una settimana, eppure S&L è già vittima di un fuoco di fila impressionante.
Dai sostenitori del PD che la dipingono come l’ennesimo branco di disperati, ai fratelli delusi dell’area comunista che paventano la svendita al PD stesso, ai benaltristi di tutte le case (dall’area DeMichelis socialista a quella nord-est dei Verdi) agli elettori delusi dalle “giravolte”;: tutti d’accordo nel dire che questo matrimonio non s’aveva da fare, e bene che vada sarà il 2%.
Io non sono mai stato entusiasta, in passato, di un cartello del genere (complice anche la mia nota simpatia per Ferrero, rispetto ai dubbiosi Vendola e Fava), ma mi mancavano due elementi, non propriamente piccini picciò, la cui comparsa mi ha fatto RADICALMENTE cambiare idea: una Depressione mondiale peggiore del 1929 e queste reazioni a metà tra lo snobismo e l’isteria. (continua…)
| giovedì 12 febbraio 2009 | Scritto da Lidano Lucidi - 55 letture |
Sezze, 7 febbraio 2009
Se dovessi ridurmi come un vegetale, se dovesse la mia vita essere legata ad un sondino, se così malauguratamente fosse uccidetemi. Non abbiate scrupoli, non abbiate pietà, fatelo. Credo che la vita sia mia, che l’unico padrone delle mie decisioni sia io non altri. Voglio essere libero di decidere anche quando morire. Se qualche organo ancora funziona datelo a chi ne ha bisogno, a chi ha ancora speranza di vivere, non lasciatemelo dentro ad invecchiare con me.
Se dovesse essere tutto ciò fatelo in silenzio, e soprattutto voi che ritenete che la mia vita non appartiene a me ma al Signore, lasciate che sia il Signore a decidere se ho fatto peccato.
Credo che in Italia non avremo mai una legge sul testamento biologico, così pubblicamente esprimo la mia volontà. Queste poche righe rappresentano il mio testamento biologico, e lo faccio pubblicamente, così che tutti sapranno quali sono i miei desideri in vita.
Lidano Lucidi
| lunedì 19 gennaio 2009 | Scritto da Fabio Cruciani - 221 letture |
Qualche sera fa sera avevo finito di fare un video con delle vecchie immagini, e uno spezzone di ripresa con la fotocamera digitale, di un temporale che c’è stato a Roma nell’Ottobre del 2003…roba datata ma sempre di un certo effetto!
Insomma…mi metto sul Movie Maker, perdendo le mia oretta e mezza abbondante a sistemare immagini e audio. Ovviamente scelgo anche una musica di sottofondo, e la scelta cade su Sunburn dei Muse, tratta dall’album Showbiz del 1999.
Tutto sincronizzato più o meno alla perfezione, mi compiaccio del bel lavoretto che ne è venuto fuori, vado su YouTube e carico il video.
A caricamento terminato però noto che il sistema ci mette più del solito a farmi visualizzare il video.
Inizio a preoccuparmi. E’ davvero tutto molto strano…
Passano su per giù una ventina di minuti, penso a chissà quale problema di server, chiudo il Tubo ed apro la posta elettronica. E qui ci trovo la sorpresa!
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