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	<title>Labouratorio &#187; libertà</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[It&#039;s not the end of...Marco Pannella] La fantasia come necessità</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 01:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generazioni che si incontrano]]></category>
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		<description><![CDATA[Di tempo ce n&#8217;è poco nella vita. Eppure se trovate 5 minuti liberi leggete questo testo, anche se l&#8217;autore nel frattempo è invecchiato e in questi giorni non va molto di moda. Dopo la disillusione e la violenza di sabato scorso a Roma, aiuta a trovare una direzione di resistenza, individuale e quotidiana, ai luoghi comuni,… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/its-not-the-end-of-marco-pannella-la-fantasia-come-necessita/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di tempo ce n&#8217;è poco nella vita. Eppure se trovate 5 minuti liberi leggete questo testo, anche se l&#8217;autore nel frattempo è invecchiato e in questi giorni non va molto di moda. Dopo la disillusione e la violenza di sabato scorso a Roma, aiuta a trovare una direzione di resistenza, individuale e quotidiana, ai luoghi comuni, alle risposte facili e reazionarie, al mondo che (ancora) non è come vorremmo che fosse. N.C.</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/diRsYy39XFg" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe><br />
<img class="alignright" src="http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/317163_147560552008311_100002631014028_213111_957868048_a.jpg" alt="" width="180" height="119" /></p>
<p>&#8220;Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”.</p>
<p>Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie.</p>
<p>Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici &#8211; e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti.</p>
<p>Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo. Non credo ai “viaggi” e sarà anche perché i “vecchi” ci assicurano sempre che “formano” (a loro immagine) i “giovani”, come l’esercito e la donna-scuola.</p>
<p>Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo/potremo fare anche con il “nemico” per pensare ad eliminarlo.</p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/marco_pannella.jpg"><img class="size-medium wp-image-4968 alignleft" title="marco_pannella" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/marco_pannella-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a> Brucare, o fumare erba non m’interessa per la semplice ragione che lo faccio da sempre. Ho un’autostrada di nicotina e di catrame dentro che lo prova, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige e ottiene.</p>
<p>Mi è facile, quindi, impegnarmi senza riserve per disarmare boia e carnefici di Stato, tenutari di quel casino che chiamano “l’Ordine”, i quali per vivere e sentirsi vivi hanno bisogno di comandare, proteggere, obbedire, torturare, arrestare, assolvere o ammazzare, e tentano l’impossibile operazione di trasferire i loro demoni interiori (di impotenti, di repressi, di frustrati) nel corpo di chi ritengono diverso da loro e che, qualche volta (per fortuna!), lo è davvero.</p>
<p>[...] Non  esistono dei “perversi”, ma dei “diversi”. Nelle famiglie, nelle scuole, nelle fabbriche o negli uffici perfino i torturatori sono anch’essi, in primo luogo, e generalmente delle vittime. Tranne che per certi psicanalisti, uccidere il padre non è la soluzione, non aiuta a superare l’istituzione, la famiglia; o non basta e non è comunque necessario.</p>
<p>Sosteniamo, insieme, che non esistono nelle carceri, negli ospedali, nei manicomi, nelle strade, sui marciapiedi, nei tuguri, nelle bidonville, dei “peggiori”, ma anche lì, dei “diversi” malgrado la miseria (che è terribile proprio perché degrada, muta, fa degenerare: e se no, perché la combatteremmo tanto?), malgrado il lavoro che aliena (che rende “pazzi”), malgrado che lo sfruttamento classista sia “secolare”, quindi incida sull’ereditarietà.</p>
<p>Sogniamo &#8211; e v’è rigore e responsabilità nei nostri sogni &#8211; una società senza violenza e aggressività o in cui, almeno, deperiscano anziché ingigantirsi e esservi prodotte. Sosteniamo che è morale quel che tale appare a ciascuno. Lottiamo contro una “giustizia” istituzionale (e “popolare”) che ovunque scambia diversità per perversione, dissenso per peccato.</p>
<p>[...] Perciò non m’interessa molto che la vostra violenza rivoluzionaria, il vostro fucile, siano probabilmente morali e naturali, mentre mi riguarda profondamente il fatto che siano armi suicide per chi speri ragionevolmente di poter edificare una società (un po’ più) libertaria, di prefigurarla rivoluzionando se stesso, i propri meccanismi, il proprio ambiente e senza usar mezzi, metodi idee che rafforzano le ragioni stesse dell’avversario, la validità delle sue proposte politiche, per il mero piacere di abbatterlo, distruggerlo o possederlo nella sua fisicità.</p>
<p>La violenza è il campo privilegiato sul quale ogni minoranza al potere tenta di spostare la lotta degli sfruttati e della gente; ed è l’unico campo in cui può ragionevolmente sperare d’essere a lungo vincente. Alla lunga ogni fucile è nero, come ogni esercito ed ogni altra istituzionalizzazione della violenza, contro chiunque la si eserciti, o si dichiari di volerla usare.</p>
<p>L’etica del sacrificio, della lotta eroica, della catarsi violenza mi ha semplicemente rotto le balle; come al “buon padre di famiglia”, al compagno chiedo una cosa prima d’ogni altra: di vivere e d’essere felice.</p>
<p>Penso, personalmente, che avendo un certo bagaglio di speranze, di idee e di chiarezza non solo questo sia possibile, ma che non vi sia altro modo per creare e vivere davvero felicità.</p>
<p>[...] Abbiamo dovuto, ogni giorno per anni quanto lunghi, inventare tutto, rifiutare ogni strumento esistente, ogni scorciatoia, ogni facilità, per poter avanzare almeno di un poco. I mezzi che ci si offrivano già pronti, che facevano la forza apparente di tanti altri, non erano omogenei, non prefiguravano quel che cerchiamo, e cerchiamo di costruire.</p>
<p>La fantasia è stata una necessità, quasi una condanna, piuttosto che una scelta; sembrava condannarci ad esser soli. Così abbiamo parlato come abbiamo potuto e dovuto, con i piedi, nelle marce, con i sederi, nei seat-in, con gli happening continui, con erba o con digiuni, obiezioni che sembravano “individuali” e “azioni dirette” di pochi, in carcere o in tribunale, con musica o con comizi, ogni volta rischiando tutto, controcorrente sapendo che un solo momento di sosta ci avrebbe portato indietro di ore di nuoto difficile, troppo spesso considerati “diversi” dai compagni e colmi invece d’attenzioni continue, di provocazioni, di colpi da parte dei pula e non dei minori.</p>
<p>Abbiamo durato, rifiutando di sopravvivere, ricominciando sempre, facendo anche delle sconfitte materia buona per dar volto e corpo alle nostre testarde, ed alla fine semplici e antiche, speranze.&#8221;</p>
<p><strong> Marco Pannella, 1 Luglio 1973</strong></p>
<p>[<em>tratto dalla Prefazione al libro “Underground a pugno chiuso!” di Andrea Valcarenghi. Versione intera, con commento di P.P.Pasolini: http://www.radioradicale.it/exagora/la-fantasia-come-necessita</em>]</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Labouratorio 59] La III Guerra Mondiale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Labouratorio e la Terza Guerra Mondiale Labouratorio ama, nonostante tutto, l’Italia e avrebbe volentieri celebrato il 150esimo anniversario della sua formazione con un numero patriottico e sentimentale. Lungi dall’avere esaurito i sentimenti, se il mondo continua a correre verso il futuro a questa velocità, rischiamo però presto di rimanere senza la patria. Per questo, abbiamo deciso… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/labouratorio-59-la-iii-guerra-mondiale/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/albero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3841" title="albero" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/albero.jpg" alt="" width="500" height="431" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Labouratorio e la Terza Guerra Mondiale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Labouratorio ama, nonostante tutto, l’Italia e avrebbe volentieri celebrato il 150esimo anniversario della sua formazione con un numero patriottico e sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungi dall’avere esaurito i sentimenti, se il mondo continua a correre verso il futuro a questa velocità, rischiamo però presto di rimanere senza la patria. Per questo, abbiamo deciso di spostare il focus dalle vicende nostrane a quelle mondiali, nella consapevolezza che se avrà ancora senso parlare di Italia tra altri 150 anni, sarà perchè saremo stati in grado di cogliere e affrontare le formidabili minacce alla pace e all’attuale configurazione del mondo che gli eventi recenti crediamo stiano mettendo pesantemente in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo numero cercheremo allora di spiegare perchè parlare di Terza Guerra Mondiale è decisamente meno allarmistico che paventare apocalissi nucleari in Giappone, di cui peraltro, parleremo presto.</p>
<p style="text-align: justify;">Su Labouratorio non abbiamo mancanto di raccontare gli incredibili accadimenti che hanno sconvolto il Nord Africa negli ultimi mesi mentre la quasi totalità delle diplomazie occidentali organizzava tornei di bridge nei ministeri degli esteri invasi dalle ragnatele. (<a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/29/labouratorio-55-gotta-cath%E2%80%99em-all/">Labouratorio 55</a> e <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/velleitaria-ma-accorata-risoluzione-notturna-della-redazione-di-labouratorio-sulla-crisi-libica/">Labouratorio 57</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre emerge con sempre maggiore chiarezza la portata dello sconvolgimento geopolitico in atto, è lecito chiedersi cosa abbia portato alla rottura degli equilibri nel Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">La miccia è stata la crisi economico finanziaria che ha investito l’Occidente nel biennio 2007-2008.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ha determinato tra le altre cose un progressivo disimpegno degli americani nell’area improvvisamente impegnati a fare i conti con la trionfale avanzata cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancanza dello sceriffo di Washington si è andata ad aggiungere alla definitiva crisi dell’idea di un’Europa unita sotto il profilo politico, affossata dagli egoismi nazionalistici generati dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ha provocato l’esplodere senza controllo delle contraddizioni economiche e politiche accumulatesi nell’area.</p>
<p style="text-align: justify;">Le possibili evoluzioni della crisi libica sono ovviamente moltissime, ma alcune conseguenze di portata generale è già possibile coglierle. La spaccatura del blocco occidentale e le differenti posizioni dei paesi europei minacciano in modo drammatico la costruzione della Patria Europea, come pensata e sognati dai padri fondatori più di 50 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">La spaccatura tra il Blocco Atlantico e quello del cosiddetto Bric (Brasile Russia India Cina) a cui si aggiunge la Germania per via della dipendenza della sua crescita da quella delle economie emergenti, rischia di determinare la linea di frattura di una nuova Guerra Fredda, più complessa e articolata di quella del secolo passato. Una Guerra Fredda Multipolare, combattuta a colpi di speculazioni e OPA ostili nelle borse e nei consigli di amministrazione dell’opulenta Europa, e a colpi di cannone e missili <em>Tomahawk </em>sulle inermi masse senza futuro del continente africano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una guerra per il controllo dei mercati e per il predominio sulle materie prime, in un mondo di 7 miliardi di persone che reclamano spazi, risorse, occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La novità di questi scenari accresce la confusione e alimenta dubbi e incertezze. Per questo non siamo affatto stupiti della quantità di giravolte e retromarce, delle inedite alleanze, della volatilità delle posizioni politiche e diplomatiche, tanto nello scenario internazionale quanto nel teatrino della politica italiana</p>
<p style="text-align: justify;">In questo bailamme noi siamo sempre più convinti di alcuni fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, è che mai come in tempo di crisi bisogna ripartire dai propri valori. E i nostri valori, ciò che più di ogni altra cosa è il contributo della civilta&#8217; occidentale all’Umanità, sono i valori di Libertà, Giustizia Sociale, Democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo pensiamo oggi più che mai che valga quanto scrivemmo <a href="../2011/01/29/labouratorio-55-gotta-cath%E2%80%99em-all/">nell’editoriale del numero 55, Gotta Catch&#8217;em All</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo riguarda il futuro dell&#8217;Europa. Gigantesche crepe si sono accumulate negli ultimi 5 anni nel progetto di costruzione di un Unione forte e libera, al punto da rendere concreto il pericolo di sostanziali passi indietro sulla strada dell&#8217;integrazione economica, politica e sociale. Noi crediamo pero&#8217; che le nostre possibilita&#8217; di sperare nel mantenimento degli stessi standard di liberta&#8217; e benessere e il raggiungimento di ulteriori traguardi di civilta&#8217; passi necessariamente dalla costruzione di una vera federazione di stati, con un governo e un parlamento eletti a suffragio universale da tutti i cittadini, una politica autonoma e un ruolo chiaro e rispettato nel mondo. Gli Stati Uniti d&#8217;Europa sono l&#8217;unica prospettiva strategica sensata che si pone di fronte ai popoli europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, abbia ritenuto utile pubblicare, a distanza di quasi 70 anni, l’unico manifesto strategico valido per l’Italia e per l’Europa tutta nel secolo presente: <a href="http://www.labouratorio.it/?p=3828&amp;preview=true">il Manifesto di Ventotene.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo punto riguarda invece solo noi. La rinascita di Labouratorio all’alba di un nuovo decennio è coincisa con una precisa scelta editoriale. Quella di un approccio tematico, un numero alla volta, sviscerando le questioni in profondità. Una scelta in controtendenza, nel momento in cui sempre più l’informazione diventava leggera e superficiale, a portata di link, di una scorsa veloce, nello svolazzare tra un click e l’altro. Approfondire in un mondo strutturalmente superficiale è però difficile. Pretendere concentrazione quando tutti soffrono sindromi da deficit di attenzione può sembrare perfino velleitario. Ma l’enorme mole di informazioni che ci investe quotidianamente richiede un nuovo approccio. Per questo Labouratorio evolve di nuovo. Più agile nella forma, più solido nei contenuti e sempre più convinto della <a href="../2011/03/13/labouratorio-58-la-necessita-di-fare-rete/">necessità di fare rete</a>. Restate collegati!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO N.59</strong></p>
<ul>
<li><a title="Per una nuova politica economica in Europa" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/per-una-nuova-politica-economica-in-europa/">Per una nuova politica economica in Europa</a></li>
<li><a title="[Eurotecnocratismi] La politica monetaria UE fatta a spese dei membri più deboli" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/eurotecnocratismi-la-politica-monetaria-ue-fatta-a-spese-dei-membri-piu-deboli/">[Eurotecnocratismi] La politica monetaria UE fatta a spese dei membri più deboli</a></li>
<li><a title="[Invadeteci] Lettera aperta al Segretario Generale delle Nazioni Unite." href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/invadeteci-lettera-aperta-al-segretario-generale-delle-nazioni-unite/">[Invadeteci] Lettera aperta al Segretario Generale delle Nazioni Unite.</a></li>
<li><a title="[Vasco docet] Non siamo mica gli americani…" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/vasco-docet-non-siamo-mica-gli-americani/">[Vasco docet] Non siamo mica gli americani…</a></li>
<li><a title="[150 anni e...sentirli tutti] Trasformerò il Parlamento in un bivacco per i miei…ippopotami" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/150-anni-e-sentirli-tutti-trasformero-il-parlamento-in-un-bivacco-per-i-miei-ippopotami/">[150 anni e...sentirli tutti] Trasformerò il Parlamento in un bivacco per i miei…ippopotami</a></li>
<li><a title="[150 e non sentirli!] Il mio diletto è bianco, (verde) e vermiglio" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/150-e-non-sentirli-il-mio-diletto-e-bianco-verde-e-vermiglio/">[150 e non sentirli!] Il mio diletto è bianco, (verde) e vermiglio</a></li>
<li><a title="[Intervista a Gianni Pittella] “In Libia emergenza umanitaria, occorreva essere in campo”" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/intervista-a-gianni-pittella-pd-in-libia-emergenza-umanitaria-occorreva-essere-in-campo/">[Intervista a Gianni Pittella] “In Libia emergenza umanitaria, occorreva essere in campo”</a></li>
<li><a title="[La Libia brucia] Il caso libico. Possibile salvare la faccia?" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/la-libia-brucia-il-caso-libico-possibile-salvare-la-faccia/">[La Libia brucia] Il caso libico. Possibile salvare la faccia?</a></li>
<li><a title="[La Libia brucia] Intervento in Libia, tardi e male" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/la-libia-brucia-intervento-in-libia-tardi-e-male/">[La Libia brucia] Intervento in Libia, tardi e male</a></li>
<li><a title="[A' Francesi...] Tenetevi Carlà ma non toccateci i gioielli!" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/a-francesi-tenetevi-carla-ma-non-toccateci-i-gioielli/">[A' Francesi...] Tenetevi Carlà ma non toccateci i gioielli!</a></li>
<li><a title="[Maggianate] Il bacio alla francese" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/maggianate-il-bacio-alla-francese/">[Maggianate] Il bacio alla francese</a></li>
<li><a title="[Nuclearismi] Italia – Giappone 0 -3 , ovvero “Siamo tutti terremotati”" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/nuclearismi-italia-%e2%80%93-giappone-0-3-ovvero-%e2%80%9csiamo-tutti-terremotati%e2%80%9d/">[Nuclearismi] Italia – Giappone 0 -3 , ovvero “Siamo tutti terremotati”</a></li>
<li><a title="[Labouratorio di futuro] Il Manifesto di Ventotene" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/labouratorio-di-futuro-il-manifesto-di-ventotene/">[Labouratorio di futuro] Il Manifesto di Ventotene</a></li>
</ul>
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		<title>[Maggianate] Il bacio alla francese</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Maggiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il voto all Onu sulla risoluzione che prevede la creazione di una No Fly Zone sullo spazio aereo libico può a buon diritto essere catalogato tra gli eventi epocali. Per la prima un paese appartenente alla NATO (la Germania) si astiene su una risoluzione che ricalca il modello tipico delle autorizzazioni legittimanti interventi atlantici e per… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/maggianate-il-bacio-alla-francese/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il voto all Onu sulla risoluzione che prevede la creazione di una No Fly Zone sullo spazio aereo libico può a buon diritto essere catalogato tra gli eventi epocali. Per la prima un paese appartenente alla NATO (la Germania) si astiene su una risoluzione che ricalca il modello tipico delle autorizzazioni legittimanti interventi atlantici e per la prima volta dalla crisi economica del 2008 si ha la plastica rapresentazione  della nuove alleanze geopolitiche: da un lato i paesi emergenti e la Germania che al treno di questi si è accodata rilanciando la sua economia, dall altro le storiche potenze (USA UK E FRA) ancora impantanate nella crisi economica.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/onu_800.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3846" title="onu_800" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/onu_800-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Viene cosi ufficializzato il fatto che l&#8217;Unione Europea sia MORTA,  si afferma che l&#8217;asse Berlino-Parigi è saltata e si formano le nuove squadre: Russia Cina Germania da un lato USA FRANCIA UK dall&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Torna fortissimo il ruolo degli stati nazionali, con Sarkozy che in puro stile gaullista si atteggia da novello Napoleone e legittimata come interlocututrice l&#8217;opposizione libica si pone in prima fila con la sua TOTAL per la gestione dei pozzi petroliferi della cirenaica &#8221;liberata&#8221;(?).</p>
<p style="text-align: justify;">A lui si accodano gli inglesi  i quali, gia&#8217; con il regime, grazie alle mediazioni Blair, erano in procinto di impiantare a 90 chilometri dalla Sicilia una piattaforma marittima per l estrazione che in caso di incidente farebbe impallidire quanto avvenuto in lousiana in aperto oceano.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli USA pur impegnati altrove, in Asia e nel Pacifico sedi del loro scontro epocale con i cinesi non disdegnano l&#8217;intervento, visto che proprio a Tobruk gli uomini con gli occhi a mandorla stavano per costruire un fondamentale hub portuale che li avrebbe posti al centro del crocevia Europa-Asia-Africa</p>
<p style="text-align: justify;">E l&#8217;Italia? Tentenna, tituba, tenta doppi giochi. Arriviamo al bivio storico &#8221;calpesti e derisi&#8221; quantomai divisi. La Lega Nord, in un moto di sincerità ha calato la maschera e ha detto &#8221;noi stiamo con la Germania&#8221;,confermando indirettamente la diceria secondo la quale da sempre importanti gruppi  industriali ed economici bavaresi la finanzino(  ssieme agli indipendentisti fiamminghi) per creare il motore potente di un europa a due velocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il resto del quadro politico non sa cosa fare per il semplice motivo che l&#8217;economia che determina la politica è confusa come non mai. Può un calzolaio come Della Valle essere un punto di riferimento di fronte a multinazionali? No e nulla può nemmeno il capitalismo delle finanza fatto di scatole e scatolette cinesi con Geronzi e le sue Generali gran visir di un sistema bizantino e decandente.</p>
<p style="text-align: justify;">In due mesi i francesi si sono presi Bulgari creando il piu grande polo mondiale del lusso, ora attaccano Parmalat, non dimenticando le penetrazioni in Fondiaria Sai e il sogno malcelato di arrivare al leone di Trieste e in Mediobanca.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può andare avanti cosi? No,scelte nette devono essere compiute,bisogna decidere in quale squadra competere, tutelando le nostre aziende prima di tutto con una profonda riforma delle strutture societarie che porti a far decidere chi mette soldi, non chi ha pedigree o agganci in Vaticano..</p>
<p style="text-align: justify;">Si dovrebbero  fare tante cose che il titolare dell&#8217;unica multinazionale italiana,presidente del consiglio pro tempore,non può o non vuole fare&#8230;e la nostra barchetta affonda &#8221;calpesta e derisa..perchè non siam popolo perchè siam divisi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare dunque  in Libia? Quello che gli italiani hanno fatto sempre: stare con chi vince, quando è troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Buon pieno di benzina a tutti e buona fortuna..Saranno decenni pericolosi..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandro Maggiani,buon uomo religioso ed onesto, è mantenuto  dai suoi genitori per assenza di speranze. Campione di polemica ai  giochi della gioventù del 1997, ha come unico hobby la contemplazione  delle donne. Bombarolo mancato, ha sbagliato epoca in cui nascere.</strong></p>
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		<title>[Nord-Africa in fiamme] La contraddizione delle rivolte.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ la natura degli uomini e la fonte del rimpianto, di comprendere a pieno le cose solo dopo averle vissute. E pure esistono momenti in cui la sensazione di vivere qualcosa di straordinario e irripetibile ci afferra i polsi, stringendoli fino a destarci dal nostro sonno routinario, dalla nostra anestesia quotidiana. A volte, questi momenti non… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/nord-africa-in-fiamme-la-contraddizione-delle-rivolte/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ la natura degli uomini e la fonte del rimpianto, di comprendere a pieno le cose solo dopo averle vissute. E pure esistono momenti in cui la sensazione di vivere qualcosa di straordinario e irripetibile ci afferra i polsi, stringendoli fino a destarci dal nostro sonno routinario, dalla nostra anestesia quotidiana.</p>
<p>A volte, questi momenti non si esauriscono in piccole epifanie personali, ma valgono per tutti e per sempre e si chiamano Storia. Questa cosa veneranda e terribile, che scriviamo con la S maiuscola perché ad essa ognuno è sottomesso, prende oggi il nome di Tunisia, <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/china-africa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3563" title="china-africa" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/china-africa.jpg" alt="" width="480" height="272" /></a>Egitto, Libia, assume i volti dei manifestanti che protestano nelle piazze, si colora del sangue dei morti, si gonfia il petto con l’orgoglio dei vincitori.</p>
<p>Nuovi attori sono entrati nella scena globale, vecchi equilibri si sono rotti e nuovi sistemi di potere stanno definendosi. Tutto il Nord-Africa e parte del Medio Oriente si sono, nelle ultime settimane, sollevati contro pluri-decennali dittatori, alcuni dei quali avvinghiati al potere anche grazie al decisivo sostegno delle potenze occidentali, interessate, da una parte, ad arginare il pericolo islamico a due passi dall’Europa e Israele e, dall’altra, a mantenere l’equilibrio tra le superpotenze nel mondo ormai remoto dei due blocchi.</p>
<p>I regimi di Mubarak, Ben Ali, Gheddafi, non cadono ora per la senescenza degli uomini che li incarnano, ma perché sono decadute le ragioni storiche sulle quali gli stessi si sono fino ad oggi basati. La disgregazione di tali ragioni equivale alla definitiva cessazione dell’equilibrio di potere come, fino ad oggi, lo abbiamo conosciuto, un equilibrio di cui questi regimi rappresentavano gli anacronistici vestigi.</p>
<p>I tempi storici sono sempre lunghi, e i vecchi sistemi di potere crollano solo quando un nuovo equilibrio è pronto a sostituirli. In questo caso, il nuovo equilibrio è costretto a fare i conti con il peso della potenza cinese, che è penetrata nel continente africano con forza e oramai da qualche lustro.</p>
<p>Grazie alla sua enorme accumulazione di riserve in valuta estera e alla sua agilità istituzionale i cinesi forniscono ampissimi prestiti agli stati africani, in cambio dell’accesso prioritario allo sfruttamento delle risorse naturali che in Africa abbondano, e delle quali la Cina ha assoluto bisogno per mantenere l’ordine interno garantendo crescita economica. In cambio, i dollari provenienti dalla Cina permettono all’Africa di costruire infrastrutture, ponti, scuole, tanto che interi villaggi del continente sono stati creati ex novo, per ospitare operai provenienti dalla Via della Seta. Il “Piano Marshall” per il Nord-Africa, che da qualche settimane viene proposto, è già stato messo in atto, ma da Oriente. Non è un caso che i paesi africani siano costantemente allineati al voto cinese nell’Assemblea Generale dell’Onu.</p>
<p>Tuttavia, esiste una contraddizione fatale in questo movimento storico. Le masse che oggi lottano in Egitto, Libia, Tunisia, stanno lottando per un ideale universale, quello democratico di libertà ed eguaglianza, che però ha le proprie radici in un ben determinato ambito storico e politico, in una precisa idealità e in un modello di sviluppo che è quello dell’Occidente. E’ tuttavia proprio il superamento del sistema di potere centrato sull’Occidente che permette a questi popoli, oggi, di rovesciare i regimi che li opprimono: non è un caso che gli Stati Uniti siano oggi, come non era mai successo dal 1939 in avanti, costretti a rincorrere gli avvenimenti.</p>
<p>La perdita di questo riferimento politico può creare uno smarrimento insuperabile: la superpotenza cinese, infatti, non pretende dai propri partner il rispetto dei diritti umani, dei principi di garanzia nei confronti dei cittadini, delle procedure democratiche, della sovranità del popolo e della certezza della legge. La sua sfida ideale all’Occidente è quella di un mercato governato dai principi liberali ma da una sistema politico profondamente autoritario ed oppressivo. Se l’Occidente non giocherà la partita del Nord-Africa fino in fondo, il rischio sarà quello di consegnare quei popoli alle braccia di nuovi tiranni.</p>
<p>E non è detto che questo non sia il “secondo mostro” di quello che Huntington definiva lo “scontro delle civiltà” anche se, per definizione, le civiltà non possono scontrarsi: sono sempre e solo gli individui, mangiati dalle ambizioni, persi nella cupidigia, richiusi nei più bassi istinti, ad essere continuamente pronti a scontrare le loro reciproche ignoranze.</p>
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		<title>[Labouranti di antica data] Oriana Fallaci intervista Gheddafi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 21:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi se lo fosse perso, Labouratorio riporta la sintesi dell’intervista al colonnello Gheddafi realizzata da Oriana Fallaci uscita sul «Corriere della Sera» il 2 dicembre 1979 e recentemente riproposta dal Corriere stesso. Il testo è tratto dalla seconda parte della conversazione, in cui Gheddafi si soffermava sulla sua politica e rispondeva alle accuse di appoggio… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/02/27/labouranti-di-antica-data-oriana-fallaci-intervista-gheddafi/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<table width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Per chi se lo fosse perso, Labouratorio riporta la sintesi dell’intervista al colonnello Gheddafi realizzata da Oriana Fallaci uscita sul «Corriere della Sera» il 2 dicembre 1979 e recentemente riproposta dal Corriere stesso. Il testo è tratto dalla seconda parte della conversazione, in cui Gheddafi si soffermava sulla sua politica e rispondeva alle accuse di appoggio al terrorismo che gli venivano rivolte.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
Colonnello, ho l&#8217;impressione che il suo odio per l&#8217;America e per gli ebrei sia in realtà odio per l&#8217;Occidente. Proprio come nel caso di Khomeini. Si rende conto che di questo passo si torna indietro di mille anni, si ricomincia con Saladino e le Crociate?</strong><br />
«Sì e la colpa è vostra: degli americani, dell&#8217;Occidente. Anche allora fu vostra, dell&#8217;Occidente. Siete sempre voi che ci massacrate. Ieri come oggi».<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/oriana.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3654" title="oriana" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/oriana.jpg" alt="" width="703" height="547" /></a></p>
<p><strong>Ma chi vi massacra, oggi, dove?</strong><br />
«Fu la Libia a invadere l&#8217;Italia o fu l&#8217;Italia a invadere la Libia? Ci aggredite ora come allora. In altro modo, con altri sistemi e cioè sostenendo Israele, opponendovi all&#8217;unità araba e alle nostre rivoluzioni, guardando in cagnesco l&#8217;Islam, dandoci dei fanatici. Abbiamo avuto fin troppa pazienza con voi, abbiamo sopportato fin troppo a lungo le vostre provocazioni. Se non fossimo stati saggi, saremmo entrati mille volte in guerra con voi. Non l&#8217;abbiamo fatto perché pensiamo che l&#8217;uso della forza sia l&#8217;ultimo mezzo per sopravvivere e perché noi siamo sempre dalla parte della civiltà. Del resto, nel Medioevo, siamo stati noi a civilizzarvi. Eravate poveri barbari, creature primitive e selvagge&#8230;».</p>
<p><strong>&#8230;e piangevamo invocando la luce della sua civiltà.</strong><br />
«Sì, la luce della nostra civiltà. La scienza di cui ora gioite è quella che vi abbiamo insegnato noi, la medicina con cui vi curate è quella che vi abbiamo dato noi. E così l&#8217;astronomia che sapete, e la matematica, la letteratura, l&#8217;arte&#8230;».</p>
<p><strong>Davvero?!?</strong><br />
«Sì, perfino la vostra religione viene dall&#8217;Oriente. Cristo non era romano».</p>
<p><strong>Era ebreo. Questa è una gaffe. Colonnello, che ne pensa delle Brigate rosse?</strong><br />
«Penso&#8230; penso che questi fenomeni dell&#8217;Occidente siano il risultato della società capitalistica, movimenti che esprimono il rifiuto di una società da abbattere. Questo sia che si chiamino Brigate rosse sia che si chiamino hippies o Beatles o Figli di Dio. E sebbene sia contro i sequestri di persona come contro il dirottamento degli aerei, non voglio interferire con quello che fanno».</p>
<p><strong>Vedo. Ma non risponde all&#8217;accusa di aiutare le Brigate rosse.</strong><br />
«Si tratta di propaganda sionista, una propaganda che risale al periodo in cui il mondo non ci capiva ed eravamo ancora una repubblica. Ora siamo una Jamahiriya, cioè un congresso del popolo e&#8230;».</p>
<p><strong>Ma che c&#8217;entra la Jamahiriya! Riformulo la domanda: Colonnello, da dove arrivano le armi sovietiche che puntualmente vengono trovate in possesso dei brigatisti e dei loro associati? Non sarà che una parte delle armi da lei fornite ai palestinesi si spostano altrove?</strong><br />
(Cercando le parole) «Ciò&#8230; ciò&#8230; ciò che lei dice non mi farà esitare un attimo dall&#8217;aiutare i palestinesi».</p>
<p><strong>Colonnello, non cambi le carte in tavola per cortesia. E segua il mio ragionamento: supponiamo che lei, in buona fede, consegni le armi ai palestinesi i quali le forniscono di rimando alle Br&#8230;</strong><br />
«Non siamo responsabili dell&#8217;uso che può essere fatto delle armi che diamo ai palestinesi. Noi le diamo ai palestinesi perché crediamo nella loro causa e riteniamo doveroso aiutarli. Quel che succede dopo non mi riguarda. Se devo essere condannato indirettamente, preferisco le accuse dirette. Ma non ci sono prove».</p>
<p><strong>Forse ci sono indizi. Eccone uno. Pochi giorni prima dell&#8217;assassinio di Moro lei offrì il suo intervento per salvargli la vita. Se non ha, non aveva contatti con le Brigate rosse, come poteva dirsi in grado di salvargli la vita?</strong><br />
«Dissi alle autorità italiane che se avevano bisogno di una cooperazione da parte nostra, noi eravamo pronti. Se fossimo stati in contatto con le Brigate rosse gli avremmo salvato senz&#8217;altro la vita perché Moro era nostro amico, era sostenitore della causa araba».</p>
<p><strong>E va bene, passiamo a un altro argomento. Colonnello, ma come fa a essere così comprensivo coi terroristi, giudicarli fenomeno di una società da abbattere e poi mantenere ottimi rapporti con gli esponenti più rappresentativi di quella società da abbattere? A parte gli affari che fa con gli americani, pensi a quelli che fa con Gianni Agnelli.</strong><br />
«Gianni chi?».</p>
<p><strong>Gianni Agnelli. Il presidente della Fiat.</strong><br />
«La Fiat? La mia azienda, my company!»</p>
<p><strong>Sì, la sua azienda, la sua company. La Fiat. Agnelli.</strong><br />
«Non lo conosco».</p>
<p><strong>Non conosce Agnelli, il suo socio?!?</strong><br />
«No, non è affar mio conoscerlo. È una faccenda che riguarda i miei funzionari, gli impiegati della mia banca. La Lybian Foreign Bank».</p>
<p><strong>Davvero lei non sa chi è Agnelli, il suo socio? </strong><br />
«No, non lo so».</p>
<p><strong>Mai visto la sua fotografia? Mai udito il suo nome?</strong><br />
«Mai. Non mi interessa, non mi riguarda. Ho altre cose da fare, io, che conoscere i nomi dei miei soci o della gente che appartiene al mondo delle banche».</p>
<p><strong>Ma, a parte finanziare il terrorismo mondiale, che ne fa di tutti quei soldi che guadagna col petrolio?</strong><br />
«Ho già detto&#8230;».</p>
<p><strong>Sì, ha già detto che l&#8217;accusa non è suffragata da prove. Quindi chiedo scusa e mi correggo: che ne fa di tutti quei soldi, a parte i miliardi che impiega alla Fiat e i terreni che compra e i regali a Malta?</strong><br />
«Noi non compriamo terreni, facciamo investimenti in certi Paesi attraverso la nostra banca estera. Investimenti commerciali. Quanto a Malta è un Paese amico perché è un Paese liberato e neutrale e quei soldi non li diamo al governo di Malta: li diamo al popolo di Malta affinché allarghi il campo della libertà e della neutralità. Del resto non siamo mica soltanto noi libici ad aiutare Malta. Tanti altri aiutano Malta».</p>
<p><strong>E va bene, parliamo della rivoluzione. Ma cosa intende per rivoluzione? Come non mi stancherò mai di ricordare, anche Papadopulos parlava di rivoluzione. Anche Pinochet. Anche Mussolini.</strong><br />
«La rivoluzione è quando le masse fanno la rivoluzione. La rivoluzione popolare. Ma anche se la rivoluzione la fanno gli altri a nome delle masse esprimendo ciò che vogliono le masse, può essere rivoluzione. Popolare perché ha l&#8217;appoggio delle masse e interpreta la volontà delle masse».</p>
<p><strong>Ma quello che avvenne in Libia nel settembre del 1969 non fu mica una rivoluzione: fu un colpo di Stato. Sì o no?</strong><br />
«Sì, però dopo divenne rivoluzione. Io ho fatto il colpo di Stato e i lavoratori hanno fatto la rivoluzione: occupando le fabbriche, diventando soci anziché salariati, eliminando l&#8217;amministrazione monarchica e formando i comitati popolari, insomma liberandosi da soli. E lo stesso hanno fatto gli studenti, sicché oggi in Libia conta il popolo e basta».</p>
<p><strong>Davvero? Allora perché ovunque posi gli occhi vedo soltanto il suo ritratto, la sua fotografia? </strong><br />
«Io che c&#8217;entro? È il popolo che vuole così. Io che posso fare per impedirglielo?».</p>
<p><strong>Beh, proibisce tante cose, non fa che proibire, figuriamoci se non può proibire questo culto della sua persona. Per esempio, questo inneggiarla ogni momento alla televisione.</strong><br />
«Io che posso farci?».</p>
<p><strong>Nulla. È che da bambina vedevo la stessa roba per Mussolini.</strong><br />
«Ha detto la medesima cosa a Khomeini».</p>
<p><strong>È vero. Ricorro sempre a quel paragone quando intervisto qualcuno che mi ricorda Mussolini.</strong><br />
«Gli ha detto che le masse sostenevano anche Mussolini e Hitler».</p>
<p><strong>È vero.</strong><br />
«Si tratta di un&#8217;accusa essenziale. E richiede una risposta essenziale. Questa: lei non capisce la differenza che c&#8217;è tra me e loro, tra Khomeini e loro. Hitler e Mussolini sfruttavano l&#8217;appoggio delle masse per governare il popolo, noi rivoluzionari invece beneficiamo dell&#8217;appoggio delle masse per aiutare il popolo a diventar capace di governarsi da solo.<br />
«Io in particolare non faccio che appellarmi alle masse perché si governino da sole. Dico al mio popolo: &#8220;Se mi amate, ascoltatemi. E governatevi da soli&#8221;. Per questo mi amano: perché, al contrario di Hitler che diceva farò-tutto-per-voi, io dico fate-le-cose-da voi».</p>
<p><strong>Colonnello, visto che non si considera un dittatore, nemmeno un presidente, nemmeno un ministro, mi spieghi: ma lei che incarico ha? Che cos&#8217;è?</strong><br />
«Sono il leader della rivoluzione. Ah, come si vede che non ha letto il mio Libro Verde!».</p>
<p><strong>Sì che l&#8217;ho letto, invece! Non ci vuole mica tanto. Un quarto d&#8217;ora al massimo: è così piccino. Il mio portacipria è più grande del suo libretto verde.</strong><br />
«Lei parla come Sadat. Lui dice che sta sul palmo di una mano».</p>
<p><strong>Ci sta. Dica: e quanto ci ha messo a scriverlo?</strong><br />
«Molti anni. Prima di trovare la soluzione definitiva ho dovuto meditare molto sulla storia dell&#8217;umanità, sui conflitti del passato e del presente».</p>
<p><strong>Davvero? E com&#8217;è giunto alla conclusione che la democrazia è un sistema dittatoriale, il Parlamento è un&#8217;impostura, le elezioni un imbroglio? Vi sono cose che non mi tornano in quel libriccino.</strong><br />
«Perché non lo ha studiato bene, non ha cercato di capire cos&#8217;è la Jamahiriya. Lei deve sistemarsi qui in Libia e studiare come funziona un Paese dove non c&#8217;è governo né Parlamento né rappresentanza né scioperi e tutto è Jamahiriya».</p>
<p><strong>Che vuol dire?</strong><br />
«Comando del popolo, congresso del popolo. Lei è proprio ignorante».</p>
<p><strong>E l&#8217;opposizione dov&#8217;è? </strong><br />
«Che opposizione? Che c&#8217;entra l&#8217;opposizione? Quando tutti fanno parte del congresso del popolo, che bisogno c&#8217;è dell&#8217;opposizione? Opposizione a cosa? L&#8217;opposizione si fa al governo! Se il governo scompare e il popolo si governa da solo, a chi deve opporsi: a quello che non c&#8217;è?».</p>
<p><strong>Oriana Fallaci_81 anni, scomparsa recentemente, giornalista di primissimo livello, e&#8217; la fondatrice ad honorem di Labouratorio. Il suo coraggio, la sua fierezza nello stare sempre e comunque dalla parte della liberta&#8217; e democrazia, ne fanno un esempio luminoso del Giornalismo Italiano e della storia nazionale. Non abbiamo alcun dubbio che cosi&#8217; come avvenne all&#8217;indomani del 11 Settembre, non avrebbe mancato di fare sentire la sua voce sugli incredibili eventi che stanno rivoluzionando il Nord Africa, sorprendendo per l&#8217;ennesima volta fan e detratttori.<br />
</strong></p>
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		<title>[Lab.52] Labouratorio è felicità</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 14:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si scrive 52 ma si legge 1-1-11. Perchè una lunga e gloriosa storia oggi conosce un nuovo inizio. Dove porterà, lo scoprirete continuando a leggerci. Noi abbiamo ovviamente aggiornato il nostro piano, ma siamo già ubriachi fradici, e non siamo in grado di esprimerlo a parole. Ci possiamo però provare con un&#8217;immagine. Tanti auguri da Labouratorio!… <a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/lab-52-labouratorio-e-felicita/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Si scrive 52 ma si legge 1-1-11. Perchè una lunga e gloriosa<a href="http://www.labouratorio.it/labouratorio/"> storia</a> oggi conosce un nuovo inizio. Dove porterà, lo scoprirete continuando a leggerci. Noi abbiamo ovviamente aggiornato <a href="http://www.labouratorio.it/2009/10/13/lab-51-abbiamo-un-piano-ora-non-potete-piu-fermarci/">il nostro piano</a>, ma siamo già ubriachi fradici, e non siamo in grado di esprimerlo a parole. Ci possiamo però provare con un&#8217;immagine. Tanti auguri da Labouratorio!</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2010/12/lab52.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2429" title="lab52" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2010/12/lab52.jpg" alt="" width="450" height="450" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Forse è vero che c’è un tempo per tutte le cose. Che oggi ci si ama, domani si odia e ogni cosa sotto il sole deve attendere il suo turno, con le mani umili e conserte, aggrappate al cappello.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse è vero che l’infinita varietà dell’esistenza è scandita secondo un ritmo, che ne governa il flusso, e altro non si può fare, se non lasciarsi trascinare placidamente da quest’onda. Sopravvivendo, ognuno come può.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse è vero, ma noi non ci crediamo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ardente pazienza non porta alla felicità, ma alla fine di tutte le passioni, allo spegnersi inavvertito del fuoco che brucia dentro, lasciando una desolazione di cenere e sogni smarriti.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità deriva dalla responsabilità, è il più genuino prodotto di quell’intimo lavorio che consiste nel tentare di adattare ciò che siamo alle persone che vorremmo essere. Un compito che inchioda alla coerenza e non permette doppie morali. Ad esso ci si arriva con il sudore e la consapevolezza del fatto che il tempo di ogni cosa lo creiamo noi, con le nostra braccia e le nostre menti e l’etica testona di chi ha deciso di percorrere il proprio cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Felicità è andare nel mondo e fare e sbagliarsi e cambiare, è rompere gli argini, è convincersi che di argini non ce ne sono. E vedere che le idee possono scendere dal loro lontano iperuranio e prendere ad abitare la realtà terrigna e materiale di questa nostra quotidiana fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è altro significato dietro al nome Labouratorio, dove quella u, messa lì in mezzo, sta ad aggiungere che la felicità non ha alcun senso se è una goccia nel deserto.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché non è vero quello che ci hanno insegnato, vale a dire che la libertà, l’agire e il poter agire, ossia l’anticamera della felicità, si ferma una volta incontrata la sfera di una libertà diversa, quella di qualcun altro. Come fossimo particelle a sé stanti, impegnate a respingersi reciprocamente.</p>
<p style="text-align: justify;">No. Noi crediamo che la libertà inizi dove e nel momento in cui inizia la libertà degli altri, perché non si può essere davvero liberi e felici se al nostro fianco languono i derisi, i calpestati, gli oppressi, gli sconfitti ancora prima di avere combattuto. &#8220;<em>Perché non c’è amore possibile in un mondo infelice</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che equivale a rovesciare le lenti del cannocchiale retroverso attraverso cui guardiamo alle cose della vita. Siamo una generazione stanca, con il ventre gonfio e il cuore a forma di salvadanaio: ripiegati sui nostri bisogni più immediati e disattenti a molto di ciò che esiste al di là di questi, siamo fagocitati dall’impero di un ego talmente piccolo da apparire grottesco, e abbiamo ormai smesso di contare il numero delle volte in cui abbiamo abbassato gli occhi sulla play-station.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è troppo da perdere, per accorgerci che stiamo perdendo tutto quello che abbiamo, e preferiamo fare finta di niente, rimirando allo specchio la certezza fasulla che non abbiamo niente da dire o da fare al riguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa catastrofe, che è ogni giorno in cui non accade nulla, Labouratorio vorrebbe servire a mettere in ordine alcune priorità, raccontare storie e unire persone, porsi domande e cercare risposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché non c’è nulla di più entusiasmante del trovarsi, allungare le dita fino a toccarsi, prendersi per mano, incrociare i propri occhi e sentirci membri di una comunità di destino che attende solo l’occasione e il luogo giusto per rendersi conto della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo faremo senza mezzi, senza chiese, senza mode, senza sette o partiti da servire o fazioni da compiacere, senza sistemi, senza verità alla luce delle quali filtrare e misurare le parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Non staremo tra i mestieranti della politica ed il loro cencioso attivismo dove tutto ciò che conta è il cieco movimento, né con i profeti immacolati, acclamati dal popolo perché al soldo di qualche potente e di tutti i potenti insieme, la cui grandezza è misurata dalla proporzione degli applausi ricevuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci troverete nemmeno tra le fila degli <em>“avventurieri della disubbidienza facile, i cultori del fanatismo sanguinoso, i cialtroni per cui la parola rivoluzione è un chewing-gum da tenere in bocca, un pretesto per combattere la noia</em>”, sempre pronti a salire sulle barricate per scenderne durante le feste comandate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci troverete qua, semplicemente. Anzi: ci troveremo qua, insieme. Perché se c’è una cosa che ha significato fare, quella cosa è sostituire il noi ai tanti io che compongono gli stonati cori di questa mediocre post-modernità</p>
<p><strong> SOMMARIO n.52</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/maggianateil-movimento-studentesco-e-una-cagata-pazzesca/">[Maggianate] Fenomenologia della reazione generazionalista</a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/in-piazza-con-lab-il-movimento-studentesco-spacca/">[In piazza con Lab] Il movimento studentesco…Spacca!</a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/futuro-e-lab-sopra-la-panca-scilipoti-campa-sotto-la-panca-litalia-crepa/">[Futuro e Lab] Sopra la panca Scilipoti campa, sotto la panca l’Italia crepa</a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/lab-riforme-luniversita-fa-schifo-viva-luniversita/">[Lab Riforme] L’Università fa schifo. Viva l’Università!</a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/lab-con-quelli-della-rosa-sulla-riforma-e-sugli-scontri-di-piazza/">[Lab con Quelli della Rosa] Sulla Riforma e sugli scontri di piazza</a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/labouranetwork-mordere-il-mondo/">[Labouranetwork] Mordere il Mondo</a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2010/12/31/e-poi-ce-so-i-cattivi-sulle-orme-dei-nuovi-conservatori-deuropa/">[E poi ce so' i cattivi] Sulle orme dei nuovi conservatori d’Europa</a></li>
</ul>
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		<title>[Regimi] Contro la tirannia della maggioranza</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 13:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alessandro della Casa Nel dibattito politico attuale, soprattutto nel nostro Paese, due sono i termini maggiormente in voga – democrazia e libertà – al punto che i due maggiori partiti italiani ne contengono nel nome i riferimenti. In realtà, soprattutto dopo la svolta dell’Ottantanove sono ben pochi i soggetti che intendono rinunciare a qualificarsi come… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/10/13/regimi-contro-la-tirannia-della-maggioranza/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2007" style="margin: 5px;" title="regime1" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/10/regime1-150x150.png" alt="regime1" width="100" height="100" />di Alessandro della Casa</strong></p>
<p>Nel dibattito politico attuale, soprattutto nel nostro Paese, due sono i termini maggiormente in voga – democrazia e libertà – al punto che i due maggiori partiti italiani ne contengono nel nome i riferimenti.<br />
In realtà, soprattutto dopo la svolta dell’Ottantanove sono ben pochi i soggetti che intendono rinunciare a qualificarsi come “liberali” o “democratici” e, come è noto, quando un aggettivo diventa onnicomprensivo si trasforma in un vuoto simulacro da ‘idolatrare’, come ha affermato Zagrebelsky.<br />
<span id="more-2016"></span>A conferma dello stato di salute malfermo della nostra democrazia e dei suoi fondamenti liberali vi sono le vicende occorse in Italia negli ultimi anni. Si è assistito ad uno svuotamento della rappresentanza, con l’abolizione delle preferenze e liste bloccate scelte dalla nomenklatura delle formazioni politiche, mentre si è tentato di riservare alle maggioranze parlamentari, supporto dei governi, la decisione su temi riguardanti esclusivamente la sfera strettamente privata dell’individuo.<br />
Soprattutto in questo secondo ambito, quello dei cosiddetti “temi sensibili”, la contrapposizione è stata inficiata da accuse particolarmente infamanti rivolte, in nome di una ‘vera etica’ (cioè quella dettata dalla Chiesa cattolica), nei confronti di coloro che sostenevano tesi “liberali”, tacciati di “immoralità” e “nichilismo” nel migliore dei casi, di intenti “eugenetici” – e quindi riconducibili al nazismo – nel peggiore.<br />
Chi ha realmente a cuore i principi liberali, però, sa bene che quando l’istituzione statale avoca a sé il diritto di detenere la Verità o di scegliere la condotta di vita privata dei propri cittadini, la libertà individuale è messa seriamente in pericolo. Si fanno strada il paternalismo e lo ‘Stato etico’, la società è sottoposta ad un appiattimento generale che lambisce l’omologazione.</p>
<p>Anche le accuse governative che vengono rivolte alla stampa critica nei confronti dell’esecutivo, nonché l’accentramento del controllo dei media, del “quarto potere”, che si registra in Italia minano quelli che sono tra i presupposti fondamentali della democrazia: l’antagonismo, la libera dialettica delle idee, l’eguale partecipazione alle scelte.</p>
<p>In un saggio che ho scritto e che è recentemente uscito – Contro la tirannia della maggioranza. La democrazia secondo John Stuart Mill (ed. il Prato, Saonara, 2009) – ho analizzato come, sin dagli albori della democrazia moderna, i filosofi non pregiudizialmente avversi al modello politico-sociale che sorgeva in America, né suoi acritici sostenitori, paventassero il rischio che, lasciato a se stesso, il sistema liberaldemocratico potesse trasformarsi in una “mediocrazia”, un dominio incontrastato di una massa dalle impostazioni e dai gusti uniformati – spesso ‘verso il basso’, se non propriamente retrivi – che avrebbe potuto aprire la strada al governo senza controllo “d’un seul”, di un demagogo o un “meneur de foules” abile nello sfruttare il passivo individualismo radicato in una società borghese, composta di cittadini interessati solo al “money getting”.</p>
<p>La “tirannia della maggioranza” da cui dapprima Tocqueville, poi Mill, mettevano in guardia sarebbe stata caratterizzata proprio da un’opinione pubblica omologata e legata alle consuetudini, guardinga nei confronti di ciò che reputa essere estraneo e nuovo, quindi incapace di mettere in dubbio le verità consolidate e di sottoporle alla critica di intellettuali di minoranza. Il destino di questi pensatori solitari – i “matti” che mandano avanti il carro del progresso della civiltà, come scriveva Ernesto Rossi – d’altra parte, sarebbe stato quello di scegliere tra l’esclusione dalla società e l’assimilazione al pensiero dominante.<br />
Mentre il filosofo francese auspica, per evitare questo rischio, la permanenza di un ruolo di contrasto per gli aristocratici –  dimostrando in tal modo una, mai rinnegata, posizione conservatrice –, l’allievo di Bentham propone dei rimedi, basati sulla diade education e participation, che risulterebbero utili anche ai giorni nostri: il potenziamento della formazione scolastica e culturale per creare una società che abbia una maggiore conoscenza e ampiezza di vedute, una stampa libera e un sistema politico proporzionale che permetta l’elezione anche ai candidati non legati ai diktat dei partiti. Tutto ciò, però, innestato in un sistema che lasci ampio spazio alle libertà individuali e agli ‘eretici’, visti non come eversori dell’ordine, ma portatori di un senso “non comune” e quindi di punti di vista inusuali e, magari, di porzioni di verità nascoste agli occhi dei più e indispensabili per il progresso sociale e civile.</p>
<p>Molto probabilmente diverse delle evoluzioni nefaste previste da Mill si sono avverate, nel nostro Paese come nelle altre democrazie. Ciò non significa che la liberaldemocrazia sia un modello corrotto alla base, ma di certo che è stato profondamente tarlato dalla generale disattenzione e dalla preferenza per gli interessi di parte. Continuare a mantenere aperto il dibattito su questi temi e proporsi sempre come irriducibili critici delle consuetudini e delle verità ufficiali sarebbe già un primo indispensabile passo per rivitalizzare e far progredire la nostra società.</p>
<p><em><strong>Alessandro Della Casa _ Viterbese classe ’83, “eterno studente” di lettere moderne, ha speso un sacco di soldi per libri, donne e sigari toscani&#8230;il resto l&#8217;ha sperperato.</strong></em></p>
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