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	<title>Labouratorio &#187; liberale</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[E poi c&#039;è ...] Il Colosso di Barberino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 10:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gionny</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-1739" title="3028_80445689472_665424472_1669668_5622763_n" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/04/3028_80445689472_665424472_1669668_5622763_n.jpg" alt="3028_80445689472_665424472_1669668_5622763_n" width="503" height="415" /></p>
<p>Fra le fertili ed ombrose selve del Mugello terra natale del compagno segretario una crew di giovini laici e laiche immersi in un’atmosfera bucolica e psichedelica, scossi da una febbrile voglia di fuga dal grigiore politico e materiale dell’Italietta dei mille divieti e delle mille truffe ha finalmente portato a termine quanto ogni labourante liberale e libertario sperava succedesse…</p>
<p>Dopo mesi di inutili e noiosi inviti da parte di tutti a concretizzare in qualcosa di politicamente rilevante l’esperienza di Laboratorio la scintilla dell’amor intellettuale che non conosce sesso è scattata nelle mente di questi giovini libertini situazionisti fiorentini. Lasciata ai politicanti la politica si sono immersi nell&#8217;estasi entrando in totale simbiosi intellettuale e spirituale l’un con l’altro l’un con l’altra. Dimostrando che l&#8217;affinità metapolitica è l&#8217;unico perno su cui poggiare relazioni umane veramente liberate da qualsiasi inibizione oltre il bene e il male principi per altro scardinati a priori dell&#8217;esperienza.</p>
<p>Sperando che la materiale scienza della politica non intacchi il legame sbocciato tra di loro i giovini certamente proveranno a portare queste esperienza nel campo politica perché tutte le persone possano liberarsi da inutili frustrazioni del quotidiano e cercare di essere il cambiamento che si vuole nel mondo,unica strada praticabile per il raggiungimento della felicità.</p>
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		<title>[n. 15] Labouratorio è cristiano</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 23:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ciuffoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diciamocela chiara, Labouratorio non ci tiene ad assegnare a Gesù Cristo la responsabilità d’esser stato il primo socialista. Pover’uomo, di croci ne ha già avute abbastanza, non mi pare il caso d’assegnargli anche questa. Piuttosto siamo noi ad essere cristiani e soprattutto fedeli. Siamo liberali e socialisti profondamente religiosi e ciecamente fedeli. Fedeli anche contro la… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/03/24/n-15-labouratorio-e-cristiano/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/03/lab15.jpg" alt="lab15.jpg" align="right" border="0" height="300" hspace="10" vspace="10" width="300" />Diciamocela chiara, Labouratorio non ci tiene ad assegnare a Gesù Cristo la responsabilità d’esser stato il primo socialista. Pover’uomo, di croci ne ha già avute abbastanza, non mi pare il caso d’assegnargli anche questa.<br />
Piuttosto siamo noi ad essere cristiani e soprattutto fedeli.<br />
<strong>Siamo liberali e socialisti profondamente religiosi e ciecamente fedeli. Fedeli anche contro la nostra stessa ragione, che anzi tradiamo ripetutamente.<br />
Liberale è infatti colui che compie l’atto fede più scellerato ed irrazionale che si possa conoscere</strong>: l’atto di fede verso il proprio prossimo.<br />
<strong>Il socialista (non il marxista) fa un atto di fede diverso, forse ancor meno ragionevole e ancor più azzardato</strong>: l’atto di fede verso un prossimo collettivo: i propri simili. Più il socialista è democratico più quei simili saranno prossimi alla semplice categoria di umanità. Meno il socialista è democratico, più quei simili saranno prossimi alla sua presunta classe, al suo partito, alla sua corrente, alla sua cricca e infine alla sua “famiglia”.<br />
La differenza che passa tra i due atti di fede, quello del liberale e quello del socialista democratico è sottile, ma decisiva.<br />
<strong>Il socialista liberale, infine, fonda l’atto di fede del socialista su quello del liberale</strong>, e compie il proprio verso ciascuno dei propri simili.<br />
In tutti i casi la matrice è comune: proprio coloro che di fede son meno degni, vengono invece omaggiati dal nostro amore così liberale, socialista e anche così cristiano.<br />
Ecco, non so se il povero Gesù fosse più liberale, più socialista o più socialista liberale. Dopo la sua morte ciascuno lo ha raccontato come meglio ha creduto.<br />
Certo noi ci sentiamo un po’ cristiani e se vero che il Cristo è sempre vicino agli esclusi e agli emarginati … beh … allora <strong>forse davvero anche Gesù, di questi tempi, è un po’ socialista pure lui.</strong></p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.labouratorio.it/?p=404">[Per far chiarezza] Cos’è la vittoria elettorale?</a></strong> &#8211; Carlo D&#8217;Ippoliti</li>
<li><strong><a href="http://www.labouratorio.it/?p=401">Una sola clausola: RESPONSABILITA’</a></strong> &#8211; Andrea D&#8217;Uva</li>
<li><strong><a href="http://www.labouratorio.it/?p=406">AdDio partiti laici </a></strong>- Luca Bagatin</li>
<li><strong><a href="http://www.labouratorio.it/?p=408">[Kosovo] Territori a “maggioranza sbagliata”</a></strong> &#8211; Elisa Benzoni</li>
<li><strong><a href="http://www.labouratorio.it/?p=400">Per un partito … Democratico</a></strong> &#8211; Federico Boem<br />
<h1 align="center"><a href="http://www.labouratorio.it/lab_pdf/Labouratorio_Num_Quindici.pdf" target="_blank">Labouratorio: Numero 15</a></h1>
</li>
</ul>
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		<title>Gobetti: fra equivoci e strumentalizzazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 23:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Modica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piero Gobetti, scrittore, editore, antifascista, vero e proprio organizzatore di cultura, è una delle figure che più mi ha colpito nel corso dell’adolescenza. Fin troppo facile risulterebbe per un liberale di sinistra farne un mito, ma qui occorre far posto ad un’analisi più fredda del suo pensiero per comprendere meglio il dibattito che si è scatenato… <a href="http://www.labouratorio.it/2007/12/24/gobetti-fra-equivoci-e-strumentalizzazioni/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/2/2f/PieroGobetti.jpg/200px-PieroGobetti.jpg" align="right" border="0" height="209" hspace="10" vspace="10" width="200" />Piero Gobetti, scrittore, editore, antifascista, vero e proprio organizzatore di cultura, è una delle figure che più mi ha colpito nel corso dell’adolescenza.<br />
Fin troppo facile risulterebbe per un liberale di sinistra farne un mito, ma qui occorre far posto ad un’analisi più fredda del suo pensiero per comprendere meglio il dibattito che si è scatenato intorno alla sua figura negli ultimi 15 anni.<br />
Uso non a caso la parola “scatenato” perché, proprio a pochi anni dalla caduta del muro di Berlino, Gobetti è stato ora esaltato ora accusato di essere un contraffattore del liberalismo.<br />
A chi scrive è sembrata più una partita fra intellettuali di professione, una gara a dimostrare chi è “l’autentico liberale” in Italia facendo un uso politico spericolato della storia.</p>
<p>Se da una parte il filone neoliberale (in primis Bedeschi e Galli della Loggia) ha visto in Gobetti un fraintenditore del liberalismo e un criptocomunista, dall’altra un settore della sinistra che fa riferimento alla rivista Micromega di Flores d’Arcais e che si autodefinisce continuatrice dell’eredità etico-politica dell’azionismo ha elogiato le analisi di Gobetti per la profonda attualità.<br />
Certo che raffigurare Gobetti come un fascista alla rovescia da un lato o parlare di Mani Pulite come la traduzione a livello giudiziario della rivoluzione liberale gobettiana sconcerta chi abbia letto con curiosità gli scritti di Gobetti cercando di storicizzarli.</p>
<p><span id="more-91"></span>Si può parlare di un Gobetti intollerante quanto i fascisti come fa Bedeschi senza distinguere fra vittime e carnefici? L’orgoglio con cui Gobetti descrisse la resistenza opposta agli aggressori a Bedeschi sembra fascismo alla rovescia, eppure quando Gobetti scrisse L’elogio della ghigliottina, egli chiedeva la ghigliottina per sé e per gli oppositori del regime sperando che solo portando alle estreme conseguenze la logica della dittatura la coscienza popolare si potesse risvegliare…</p>
<p>Si può forse dire che l’analisi gobettiana fosse subalterna al pensiero gramsciano e che non avesse nulla di tipicamente liberale?</p>
<p>Ciò che vide (anche con eccessivo ottimismo) Gobetti nel proletariato operaio torinese fu la nuova classe dirigente che avrebbe sostituito la borghesia, non per instaurare il socialismo reale, ma per salvare il capitalismo (il paradosso dei “becchini del capitalismo”).<br />
Diffidente del valore dell’uguaglianza, acerrimo nemico del protezionismo e dello statalismo, sostenitore del conflittualismo democratico, Gobetti si pone sulla scia di Einaudi e Salvemini: finanche le critiche al giolittismo e al riformismo turatiano sono dei riflessi della lezione salveminiana (e per la morte precoce non poté rivedere quei giudizi come fece invece il maestro).<br />
Qui allora è meglio chiarire i rapporti fra Gobetti e i comunisti per verificare la sostenibilità dell’accusa di criptocomunismo.</p>
<p>In una lettera a Giorgio Amendola Carlo Rosselli scrisse: “ Voi vi dichiarate scolaro di Gobetti. Ma ricordate il bilancio del marxismo che faceva Gobetti? Accettate ancora questo bilancio? Credete voi che Gobetti avrebbe accolto con altrettanta disinvoltura il metodo della dittatura, il mito della avanguardia del proletariato, la soppressione per decreto delle classi e tutto l’armamentario che distingue in Europa il comunismo ufficiale? No che non l’accettava. E difatti non entrò nel partito e, anzi, progressivamente se ne allontanò. Gramsci dice che Gobetti non sarebbe mai stato comunista. Perché non lo sarebbe mai stato? E perché, se non lo sarebbe mai stato, lo siete diventato voi; perché lo dovremmo diventare noi, che non abbiamo neppure, come Gobetti, gli attaches sentimentali per l’ambiente dell’Ordine Nuovo?”.<br />
Non se ne accorsero né Rosselli, né Croce, né Salvemini, né Gramsci dell’inesistenza del liberalismo gobettiano, se ne accorgono oggi Bedeschi e Galli della Loggia …</p>
<p>Ma se Sparta piange, Atene non ride &#8230;</p>
<p>Alquanto improbabile ci pare, infatti, fare una “lettura gobettiana” di Mani Pulite. Qui sì, viene facile imputare a Flores d’Arcais quel moralismo di cui viene incolpato Gobetti: ciò che interessava più all’intellettuale torinese era la formazione di una nuova classe dirigente e la presa di coscienza dei vizi storici italiani (che vanno ben al di là del codice penale).<br />
Il liberarsi di Craxi o di Berlusconi per un gobettiano non può avere alcun valore palingenetico e nemmeno la riproposizione schematica di un liberalismo rivoluzionario come coscienza critica del fu PCI riesce a cogliere la particolarità dell’opera gobettiana, un’opera innanzitutto culturale e nutrita di continuo confronto con la realtà del tempo, che non ha schemi e ideologie da riproporre sempre uguali a sé stesse, ma che può fungere da esempio a quanti oggi, soprattutto giovani, abbiano il coraggio di proporre qualcosa di nuovo in campo culturale e politico.</p>
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