Labouratorio

[Labouratorio n.50] Tutti morimmo a stento

di Tommaso Ciuffoletti - venerdì 24 luglio 2009 - 317 views

Lab50.1A Malta i socialisti vanno alla grande. Alle Europee il Partit Laburista, guidato dal 35enne Josep Muscat, ha preso un bel 54,77%. Festa! Champagne! Ricchi premi e cotillons!
In attesa che da La Valletta parta la riscossa socialista in Europa e in Occidente, a qualcuno vien tuttavia il fondato dubbio che si sia giunti al capolinea. A lanciare nuovamente il sasso nello stagno è stato Bernard-Henri Lévy, che in una recente intervista sul Journal du Dimanche ha serenamente affermato che il partito socialista francese deve scomparire. Stavolta non si tratta di furberie retoriche o di un dibattito strumentale tipo quello a cui abbiamo assistito in Italia ai tempi in cui nasceva il Partito Democratico. Stavolta, pur conoscendo il radicalscicchismo di Bernard-Henri Levy, la provocazione arriva in un momento in cui l’imbarazzato silenzio seguito al disastro delle Europee rischiava di diventare la prova provata che sì, quel capolinea era ormai stato raggiunto. Non solo in Francia, ma, appunto, in tutta Europa.
Un capolinea che sta nelle parole d’ordine dei socialisti d’Europa, prima ancora che nelle urne.

Per lunga parte dello scorso secolo la socialdemocrazia ha rappresentato il compromesso più lungimirante realizzato tra la borghesia capitalista e la classe operaia*. Le conquiste di quel periodo hanno significato maggiori tutele, maggiori garanzie, maggiori diritti per larga parte delle società in cui quel compromesso è stato più o meno compiutamente realizzato.
Oggi però quelle società non esistono più. Quanto meno non sono più rappresentabili da quel compromesso. Non accettare questa evidenza è ciò che sta facendo scomparire i socialisti d’Europa, molto più che le asserzioni di Levy.
Il modello di stato sociale costruito in quegli anni, soprattutto nell’Europa settentrionale, ha garantito crescita e progresso, ma non calza più per una realtà mutata. Insistere nella sua difesa tout-court significa attestarsi, di fatto, sulla linea di conservazione di un’esistente che non può più resistere di fronte ai suoi costi, alla parzialità delle tutele che può garantire, così come manca di ricette per affrontare credibilmente le sfide della globalizzazione, dell’immigrazione e dei suoi effetti.
E per favore, non ci si illuda che le risposte stataliste alla crisi abbiano rilanciato le ragioni di un rinnovato “socialismo” de facto. Quello che abbiamo visto all’opera di recente è un atteggiamento prettamente emergenziale, si tratta di uno statalismo di salvataggio, che non ha nulla di programmatico a lunga scadenza, né di ideologico e che non può avere  né l’uno, né l’altro**.

Se oggi il socialismo ha da essere è bene che sia altro da quello che si nasconde dietro slogan inneggianti al socialismo europeo (quando poi di fatto non esiste, ma esistono piuttosto socialismi europei). Anche perché là dietro sta nascosto niente più che un cadavere.
Ma anche ai cadaveri c’è chi è affezionato e chi ancora s’affeziona, senza che ciò porti grande giovamento né a costoro, né al cadavere. Diverso è invece rimanere affezionati al ricordo di ciò che era prima di quel cadavere. Libertà e uguaglianza, meriti e bisogni, diritti e doveri. Per rinnovare quell’affetto, e se proprio vogliamo credere che esista un socialismo europeo, allora forse varrebbe la pena ripartire di lì e magari recuperando dall’oblio il Libro Bianco per l’occupazione e lo sviluppo proposto da Jacques Delors.
Altrimenti ci si accontenti di continuare a morire a stento. Del resto a noi socialisti d’Italia una simile sorte è stata ormai di fatto consegnata da una storia tanto infame quanto pietosa. Infame per come ha archiviato un assassinio politico e moralista, pietosa nel consentirci oggi, magra consolazione, di morire a stento, ma canticchiando in rima.

Prima che fosse finita/ ricordammo a chi vive ancora/ che il prezzo fu la vita/ per il male fatto in un’ora.
Poi scivolammo nel gelo/ di una morte senza abbandono/ recitando l’antico credo / di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta/ e l’estrema vergogna ed il modo/ soffocato da identica stretta/ impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull’ossa/ e riprese tranquillo il cammino/ giunga anch’egli stravolto alla fossa/ con la nebbia del primo mattino.

* Umberto Ranieri sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo
** Luciano Cafagna sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo

_ Tommaso Ciuffoletti – 29 anni – Socialista liberale fiorentino. Che vi piaccia o no

LABOURATORIO n. 50 – SOMMARIO

  • [Labouratorio n.50] Tutti morimmo a stento
  • [Fus e polemiche] Quando le critiche suonano inopportune
  • [Onda Verde] Intervista esclusiva con Alì Reza Soltani. Per capire davvero cosa sta succedendo
  • [Onda Verde] Iran, Seconda Repubblica, nuovi squilibri, vecchio Medio Oriente
  • [Onda Verde] Global action day: Ahmadinejad non e’ il presidente dell’Iran
  • [il ControEditoriale] Riformismi e PD

Tags: bernard-henry levy, elezioni europee, jacques delors, josep muscat, journal du dimanche, labouratorio, le nuove ragioni del socialismo, luciano cafagna, malta, Partito Democratico, partito socialista europeo, pes, PSE, socialdemocrazia, socialismi d'europa, socialismo europeo, Tommaso Ciuffoletti, tutti morimmo a stento, umberto ranieri

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[Mondoperaio] Labouratorio per il futuro – ROMA – Sabato 18 luglio ore 17.30

di Redazione - venerdì 17 luglio 2009 - 38 views

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Tags: andrea natalini. luigi covatta, andrea pisauro, futura umanità, futuro, labouratorio, mondoperaio

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[Labouratorio n.49] Ci fate cacare

di Tommaso Ciuffoletti - mercoledì 15 luglio 2009 - 322 views

Lab.49Perché il come lo si dice è importante quasi quanto ciò che si dice. E siccome noi ve l’abbiamo detto in tanti modi, ma senza mai dare la giusta sostanza verbale alle nostre ragioni, adesso ve lo diciamo nel modo più diretto che ci viene in mente.
Sia detto in amicizia ovviamente. E’ semplicemente il tentativo di farvi arrivare con poche parole il messaggio che con troppi sforzi di retorica abbiamo tentato di consegnarvi.

Quando vi dicevamo che il PD sarebbe stato un abbozzo informe di moderne illusioni e vecchi limiti culturali; e quando vi imploravamo di non buttare via la Rosa nel Pugno.
Quando vi ammonivamo che seguire Di Pietro sulla giustizia era fare il gioco di Berlusconi; e quando vi chiedevamo di ascoltare Ichino sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
Quando (seppur in pochi) vi suggerivamo di lasciar perdere lo scalone Maroni; e quando vi facevamo notare che serviva un po’ più welfare e un po’ meno pensioni.
Quando vi chiedevamo di non “combattere” i precari, ma di renderli più garantiti.
Quando valeva la pena essere in disaccordo col sindacato.
Quando vi siete inventati lo sbarramento alle Europee di concerto con il centrodestra; e quando avete detto di votare il referendum Guzzetta.
Quando avete invocato il voto utile; e quando poi c’avete chiesto quello disperato.
Quando, da altre parti, avete pensato che bastasse mettersi alla sinistra del PD; e quando non avete considerato che agli elettori del Kamasutra della politica non frega granchè.
Quando vi siete incagliati a parlare di socialismo europeo, ma senza rendervi conto di cosa succedeva in Italia.
Quando continuate a dire scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica; e quando non dite scuola pubblica efficiente e di qualità, scuola pubblica efficiente e di qualità, scuola pubblica efficiente e di qualità.
Quando vi abbiamo chiesto di dare un segnale nella vicenda Englaro; e quando vi abbiamo visto balbettare.
Quando abbiamo visto il governo di centrodestra promuovere una legge illiberale sul fine vita; e quando non vi abbiamo più visto.

E in tutti quei momenti, in ciascuno di quei momenti è stata colpa nostra. Colpa di non avervi detto quello che avremmo dovuto dire. Forse non sarebbe cambiato granché. Ma almeno noi ci saremmo sentiti un po’ più leggeri. E voi un po’ meglio informati.
Poco male. Rimediamo adesso. E così, a tutti voi dirigenti del centrosinistra italiano, presunti riformisti, sedicenti riformatori, progressisti, laici, socialisti, socialdemocratici, oltristi, antani, bestie di Satana o cos’altro. Insomma, a tutti voi, ci siamo intesi. A voi mandiamo una bella cartolina estiva con su scritto quello che avremmo dovuto dirvi chiaramente molto tempo fa: CI FATE CACARE.

LABOURATORIO n.49 – SOMMARIO

  • [Labouratorio n.49] Ci fate cacare
  • [Sinistra e sbrodolii] Per smettere di parlarci addosso
  • [Minima immoralia] Palazzo Grazioli: anticamera e clienti
  • [Quando il simbolismo diventa ingiustizia] I paradossi della sentenza Madoff (e non chiamatemi garantista)
  • [La racchetta nel pugno] ovvero: Di Adriano Panatta e della anomalia politica italiana
  • [Cineserie] I “cinesi Han” non esistono … e se vogliamo dirla tutta nemmeno la Cina esiste
  • [Cineserie] La via dello Xinjiang
  • [G8] No Promesse No Summit. Noi rimaniamo in attesa
  • [Locatellate d'Estate] Il CN del PS ovvero “Quello che non vi ho detto”
  • [il Controeditoriale] Riformisti e conservatori

Tags: Antonio Di Pietro, ci fate cacare, garantire i precari, giustizia, kamasutra politico, labouratorio, pensioni, Pietro Ichino, pubblica amministrazione, referendum guzzetta, riformismo, Rosa nel Pugno, scalone maroni, scuola pubblica, silvio berlusconi, sindacato, socialismo europeo, welfare

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[Labouratorio n.47] Prima di pregiudicare Sinistra e Libertà

di Tommaso Ciuffoletti - giovedì 2 aprile 2009 - 457 views

lab47. Premessa di metodo
Il dibattito su Sinistra e Libertà ha già preso piede sulle pagine di Labouratorio. Lo ha fatto qua e da poche altre parti. Abbiamo, in altre parole, il monopolio del dibattito ed è un monopolio di cui faremmo volentieri a meno, ma visto che ci tocca cerchiamo di svolgere al meglio il nostro compito.
Tra schifati ed esaltati di fronte alla nuova proposta elettorale, è fin troppo facile giocare il gioco delle parti, assai più difficile è tenere dritta la barra delle ragioni di ciascuno. Nelle poche righe che seguono useremo la ragion politica per difendere la ragion d’essere di Sinistra e Libertà, ma vi avvisiamo subito che nel prossimo editoriale saremo altrettanto rigorosi nel valutare se oltre alla ragion d’essere vi siano anche ragioni per dar fiducia (e voto) a Sinistra e Libertà.

. Vivano i cartelli elettorali!
“E’ un cartello elettorale”, con questo assunto si tende a liquidare pregiudizialmente la stessa idea che Sinistra e Libertà possa esistere. Ebbene, mai pregiudizio fu più idiota e, si badi bene, trattasi di assunto idiota non perché SeL non sia un cartello elettorale, ma proprio perché E’ un cartello elettorale. Sinistra e Libertà è infatti il cartello elettorale messo in piedi in fretta e furia dopo che una modifica alla legge elettorale per le europee ha imposto una soglia di sbarramento del 4%. Il problema però non è la soglia, il problema, o meglio l’infamia, è la scorrettezza antidemocratica di quella modifica. Essa è stata infatti approvata il 18 febbraio 2009, a meno di 4 mesi dalla data delle elezioni, a poche settimane dalla presentazione delle liste e dall’inizio della campagna elettorale. L’Unione Europea aveva chiesto che non si apportassero modifiche alla legge elettorale a meno di 6 mesi dalle elezioni, per garantire a partiti e cittadini la conoscibilità effettiva della legge. E invece il Parlamento italiano con unanime calcolo partitocratico (ad eccezione delle astensioni Radicali) ha votato la modifica; dall’Italia dei Valori, all’Udc, passando per la Lega e il Partito Democratico. Di fronte a tale scorrettezza il cittadino può accompagnare quel calcolo di dubbia legalità e d’indubbia scorrettezza partitocratica con il proprio menefreghismo. Può ritenere che questi siano problemi che non lo interessano, che sian questioni che riguardano l’infame casta dei politici, solo e soltanto essa. Può farlo, sì, ma a patto d’aver presente che un paese che ritiene degno di menefreghismo il dato delle regole del gioco democratico è paese che si mette a disposizione di derive le più pericolose.
Se Sinistra e Libertà nasce prioritariamente per cercare una risposta di sopravvivenza a questa infamia, allora viva Sinistra e Libertà, vivano i cartelli elettorali, perché non sono loro a condannare il paese. A condannarlo è il menefreghismo che quello stesso paese mostra per le regole della sua vita democratica.

. LETTERA AI MIEI COMPAGNI – Mantenere la dignità, non “conservare la storia”
Alle considerazioni generali di cui sopra voglio far seguire delle brevi riflessioni dedicate ai compagni socialisti. Ai miei compagni socialisti; e per capire a chi mi stia rivolgendo vi segnalo semplicemente questo link, senza bisogno di aggiungere altro.
Ebbene, proprio a voi, compagni,  voglio chiedere qual è il compito di un partito. Son certo che la gran parte di voi risponderà correttamente:  fare politica, dare risposte a domande sociali di cambiamento, di giustizia, di libertà. E allora perché i socialisti organizzati in partito, qualsivoglia partito, dal 1992 in avanti tutto hanno fatto tranne che politica? Ve lo dico io perché. Perché erano impegnati a fare altro; erano impegnati a fare ciò che non è compito di un partito che si voglia chiamare socialista. La mission dei micro-partiti socialisti sopravvissuti dal 1992 in avanti è stata da un lato quella di conservare una storia e dall’altro quella di mantenere in vita una famiglia sempre più sterile e ridotta di ceto politico, arrivando al paradosso di con-fondere questi due obiettivi in uno solo e di giustificare la pochezza politica (per quanto legittima) del secondo, con la nobiltà morale del primo. Il mix di questo grandioso fraintendimento e del suo vuoto di politica è stata una marginalizzazione costante e progressiva. Un farsi etnia in via d’estinzione, mentre altrove socialisti senza più patria promuovevano politiche vincenti e riforme utili al paese (non ultimo il Brunetta di quella lotta ai fannulloni che con Lanfranco Turci, su ispirazione di Ichino, cercammo di promuovere ai tempi del primo governo Prodi).
A voi, miei compagni, a voi chiedo di smettere di pensare ad un partito come strumento per conservare una storia, per quanto nobile ed ingiustamente infangata. La storia la conservi ciascuno, anzi, la tramandi. Allo stesso compito si dedichino associazioni, riviste, fondazioni, convegni.  Ma le cicatrici che ciascuno si porta appresso non possono essere la ragione del nostro fissarci su esse. Sarebbe la nostra più grande sconfitta, la più sciocca resa alla violenza stupida e pecorona dei lanciatori di monetine.
Torniamo a pensare ad un partito in termini politici, in termini di proposta politica. Con quella misuriamoci, tranquilli del fatto che la nostra dignità non ha bisogno di esserci riconosciuta da alcuno che non ne sia all’altezza. Cerchiamo però almeno d’essere noi all’altezza della dignità che richiede il dirsi ancora oggi socialisti (e liberali aggiungo io!).

Se questa Sinistra e Libertà è da bocciare lo si deve stabilire usando la bilancia della politica. Noi di Labouratorio ci stiamo provando e ci torneremo con puntualità anche nel prossimo editoriale … certo una cosa vi e ci concediamo: se lo sponsor di Sinistra e Libertà continuerà ad essere Achille Occhetto, allora la gioiosa micromachine da guerra avrà ben poco da difendere e ancor meno per cui essere difesa!

LABOURATORIO n.47

  • [Labouratorio n.47] Prima di pregiudicare Sinistra e Libertà
  • [A Sinistra ... senza farsi illusioni] Il nuovo ordine può essere peggio del vecchio … guardate la Formula1!
  • [In Italia ... senza libertà] Lo strano caso degli obiettori del pelo
  • [A Sinistra ... in libertà] Gli apprendisti stregoni dell’anti-partitocrazia
  • [La storia della Sinistra ... in libertà] Ai vecchi comunisti, per chiarirvi qualche dubbio
  • [A Sinistra ... in manette] Meno male che Tonino c’è
  • [A Sinistra ... con laicità] Un metodo da riscoprire

Tags: achille occhetto, cartello elettorale, dibattito, elezioni europee, labouratorio, lanfranco turci, Partito Socialista, Pietro Ichino, PSI, renato brunetta, sinistra, Sinistra e Libertà, soglia di sbarramento, storia, Tommaso Ciuffoletti

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[Labouratorio n.46] La Sinistra, la Libertà e il paradosso dell’Ornitorinco

di Tommaso Ciuffoletti - venerdì 20 marzo 2009 - 523 views

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Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.

Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.

Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.

Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.

SOMMARIO N°45

  • [Labouratorio n.46] La Sinistra, la Liberta’ e il paradosso dell’Ornitorinco
  • [Sinistra,Libertà, varie ed eventuali]Perchè si!Ci credo perchè è una grande occasione
  • [Sinistra,Liberta',varie ed eventuali]Perche’ no!Manovre sinistre, verso una nuova Bolognina?
  • [Sinistra,Libertà, varie ed eventuali]Scacco alla Sinistra del ‘900
  • [Sinistra,Libertà, varie ed eventuali]C’era una volta la politica?No, tranquilli, è più viva che mai. Purtroppo…
  • [Sinistra,Libertà, varie ed eventuali]Un ornitorinco di nome Craxìnguer

Tags: claudio fava, convinzione, crisi economica, editoriale, grazia francescato, labouratorio, libertà, nichi vendola, ornitorinco, paradosso, Partito Socialista, piacere, riccardo nencini, rifondazione per la sinistra, Sinistra Democratica, Sinistra e Libertà, socialismo, Tommaso Ciuffoletti, verdi italiani

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[Sinistra,Libertà, varie ed eventuali] Un ornitorinco di nome Craxìnguer

di Plex - venerdì 20 marzo 2009 - 489 views

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Come brillantemente ha esplicato il nostro brillante editoriale, anche questa banda di labouranti sfessati e’ della difficile partita di Sinistra e Libertà.

A modo nostro, chi piu’, chi meno, chi per niente, ma non vogliamo certo far mancare il nostro provocatorio contributo al cartello sinistrorso e sinistronzo.

Abbiamo letto l’editoriale del nostro capo ritrovato e l’abbiamo trovato un pò tautologico. In effetti ci è piaciuto, pur non convincendoci del tutto, con quella sua retorica suggestiva dell’incontro-scontro, e ci ha invece putroppo convinto, smettendo seduta stante di piacerci, nel momento in cui tratteggiava la difficoltà di illudersi nuovamente dietro a chi ci ha da poco deluso.
Abbiamo visto il simbolo e non c’ha fatto proprio impazzire, con quella sua veste anonima. E siccome pensiamo per rendere appetibile a un elettorato ormai inappetente anche questo nuovo progetto, occorra renderlo tutt’altro che anonimo, tutt’altro che clandestino, ma anzi provocatorio, ossimorico, e quindi onesto nel riconoscersi eterogeneo ma necessario, abbiamo pensato di proporre una mascotte.
La mascotte in questione tra l’altro, permette di risolvere brillantemente anche l’annosa questione del pantheon della lista, dei padri spirituali e consimili amenita’, cui proprio non si puo’ mai rinunciare.
Cosi’ prima di scoprire che stiamo per votare il cartello di una sinistra che, essendo curiosa, si riconosce nella figura di Piero Angela, ed essendo anche un po’ antifascista e sinceramente democratica (non come il PD), non può esimersi dal riferirsi a Sabrina Ferilli, abbiamo pensato potesse essere utile guardarsi in faccia e riconoscerci per quello che siamo (stati).
L’umile proposta di Labouratorio e’ dunque che la mascotte ufficiale della lista Sinistra e Liberta’ sia un ornitorinco, per le ragioni sopra elencate, e precisamente l’Ornitorinco di nome Craxìnguer.

Del resto, una lista che nasce dall’incontro di storie un tempo ferocemente antagoniste, non ha migliore rappresentazione dell’incredibile connubio tra due eterni duellanti.

Non sappiamo se il pugnace Bettino e l’integerrimo Enrico sapranno trovare una sintesi felice post-mortem, ma se questa lista mostrasse di avere la meta’ del rigore morale dell’eurocomunista Berlinguer, e un quarto dell’amore per la liberta’ del socialista europeo Bettino, beh allora non ci sarebbe sbarramento che tenga.

Tags: andrea pisauro, Berlinguer, Craxi, Craxinguer, labouratorio, ornitorinco

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[Labouratorio n.44]Siamo tutti Ciuffoletti!

di Redazione - domenica 15 febbraio 2009 - 358 views

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Non e’ per scelta, e’ per necessita’. Non e’ per caso, e’ per volonta’ divina, la nostra. Non e’ per spirito di servizio, e’ per spirito di conquista. Non e’ per convinzione, e’ per entusiasmo. Non e’ per determinazione, e’ per insubordinazione. Non e’ la nostra prima volta, ne’  la nostra ultima occasione, pero’ e’ qualcosa di nostro e guai a chi ce lo tocca.

Non e’ per Tommaso Ciuffoletti, e’ per tutti noi. Non e’ facile, ne’ difficile, ne’ utile, ne’ inutile, e’ quello che siamo. In un paese dove nessuno sa chi e’ ne’ se lo vuole essere noi, abbiamo le idee chiare.

Siamo tutti Ciuffoletti e andiamo lontano!

 

 

SOMMARIO N°44

  • [InfoLab]Dove, come, quando e soprattutto perche’! (Alessandro Maggiani)
  • [LabEndorsment]Con Tommaso, senza “se” e senza “ma”! (Antonello Cresti)
  • [Election day]Mentre la sinistra scompare anche in Sardegna, a Firenze esce 4 volte 4 sulla ruota di 44 comuni. Solo su Labouratorio n.44…  (Redazione)
  • [Amarcord]Quando Labouratorio scendeva in campo per Ciuffoletti presidente (Andrea Pisauro)

Tags: chi siamo, Ciuffoletti, labouratorio, labouratorio 44

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[LabEndorsment]Con Tommaso, senza “se” e senza “ma”!

di Redazione - domenica 15 febbraio 2009 - 19 views

di Antonello Cresti

Coltivo la passione della politica, ennesima perversione personale, da tanti anni.

Il mio percorso all’interno ed all’esterno degli angusti recinti della politichetta italica è noto ed è disponibile al giudizio ed all’attenzione di tutti…ciuf
Se cambiati sono i simboli e le storie che mi hanno visto partecipe, dai tempi del movimento studentesco in poi, condivido la battuta di Fabrizio De Andrè che sosteneva di avere “poche idee, ma fisse”.
Cultura della complessità, superiorità della metapolitica, superamento dei miti fondanti ed incapacitanti della sinistra italiana, un cambio anche formale nei linguaggi del fare politica, etc…
Qualche mese fa mi sono imbattuto, non per caso direi, in Tommaso Ciuffoletti, giovane e dinamico militante del (meno giovane e meno dinamico…) Partito Socialista: sin da subito si è mostrata in tutta la sua evidenza una profonda affinità culturale e metapolitica, ancora maggiormente apprezzabile per il fatto che io e Tommaso concordiamo soprattutto quando divergiamo.
La candidatura di Tommaso alle primarie per la presidenza della Provincia di Firenze, sia pur simbolica, è un segnale che da troppo tempo aspettavo: ossia l’occasione di sostenere una persona che non sia l’ennesimo rifiuto burocratico o l’ennesimo carrierista senza intelletto…
Tommaso spicca nel panorama politico per la sua ostentata differenza; non ci riferiamo qui ad una persona che desidera stupire a colpi di estremismo o disdegno della dialettica, ma a qualcuno che è in effetti alieno da un mondo che spesso e volentieri è la quintessenza della mediocrità.
Creativo più che sgobbone, intellettuale disorganico più che pedina intercambiabile delle gerarchie di un partito (e complimenti a Riccardo Nencini che l’ha coraggiosamente nominato segretario provinciale del Partito Socialista), Ciuffoletti avvia con la sua coraggiosa, solitaria presenza un rinnovamento effettivo dei modi della politica.
Chi mi conosce sa perfettamente che non ho alcun interesse a affermare discorsi prettamente generazionali, ma la giovane età di Tommaso, che una volta tanto non è un mero dato anagrafico, è un fatto sostanziale che potrebbe smuovere gli artritici equilibri della politica della nostra città.
Sia pure sostenuto da un “brand” non troppo appetibile per gli amici e gli artisti che mi conoscono, Tommaso ha il mio totale sostegno e spero anche quello di molti altri che una volta tanto sapranno andare oltre le categorie.
Tommaso dovrebbe distinguersi non tanto per quello che dice, ma per le sfumature.
Come operatore culturale so di poter contare sugli interessi, sulle sensibilità di Tommaso ed è per questo che
offro pubblicamente la mia disponibilità ad adoperarmi ad ogni livello per supportare la sua candidatura.

Auguri Tommaso, auguri a tutti noi!!!

Antonello Cresti

Tags: antonello cresti, candidato, firenze, labouratorio, primarie, primarie per elezioni provinciali, provinciali, Tommaso Ciuffoletti

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[Amarcord]Quando Labouratorio scendeva in campo per Ciuffoletti presidente

di Plex - domenica 15 febbraio 2009 - 49 views

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Era il Febbraio del 2008 a due mesi dalle elezioni politiche piu’ disastrose nella storia della sinistra italiana. Labouratorio pubblicava questo articolo. L’originale lo trovate qui. La lettera di Tommaso al riformista qui.

Di tutti gli errori e le castronerie che noi socialisti abbiamo fatto e stiamo tutt’ora facendo ce ne è uno che proprio non possiamo permetterci: morire prima di (ri)nascere. Siamo alla vigilia di elezioni che per molti versi decideranno il futuro assetto politico del paese e il ruolo che i Socialisti italiani rivestiranno. Dalle scelte che compiamo ora, dipendono in modo cruciale il nostro destino e la nostra sopravvivenza politica autonoma.Una prima importante scelta, purtroppo non liberamente determinata, è stata quella di correre da soli senza apparentamenti di nessun tipo.

Ancora non è invece stata formalizzata la seconda fondamentale scelta: il candidato premier del PS. E’ questa una decisione estremamente importante che definirà i termini dell’offerta politica che porteremo agli italiani, sarà il nostro biglietto da visita, il volto con cui rappresentare le nostre battaglie, quello col quale con un colpo d’occhio, 58 milioni di italiani identificheranno il nostro progetto politico. Read the rest of this entry »

Tags: amracord, andrea pisauro, candidatura, elezioni politiche, labouratorio, Tommaso Ciuffoletti

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[Labouratorio n.41] Labouratorio e la notte dei morti viventi

di Plex - lunedì 26 gennaio 2009 - 138 views

lab41

Lo diciamo subito, Labouratorio è vivo e contento di esserlo. Non è roba da poco. Non è cosa che tutti possano permettersi di affermare a cuor leggero.

A dirla tutta in verità, l’intero campo della sinistra politica sembra popolato di cadaveri. Leader usurati, cacicchi sputtanati, consorterie esauste, segreterie di partito in preda a crisi di nervi e di isteria, giornali in calo di vendite se non in crisi finanziaria, quella che poteva essere (moooolto ottimisticamente) la primavera della sinistra italiana sospinta dal vento della crisi globale che incalza un governo che inizia a mostare le prime crepe, sembra piuttosto diventare una passerella di vecchiume in attesa di essere travolto.

Già profondamente minati nella credibilità dall’azione di governo, la batosta elettorale sembra aver sferrato un colpo mortale alla capacità di iniziativa politica di tutti i partiti che più o meno dichiaratamente militano nel campo della sinistra. Nessun orizzonte strategico, nessuna prospettiva di crescita, neanche lo straccio di una tattica a medio termine per incalzare la maggioranza.

Si ha come la sensazione che dal PD a quel che resta di Rifondazione ci si sia rassegnati ad andare incontro ad un’ennesima batosta, tanto alle europee quanto alle amministrative e che l’unico obiettivo sia imitare i danni.

Il centro di tutto è, com’è evidente, la crisi del PD e della sua pretesa autosufficienza bipartitizzante che si è scontrata con la dura realtà dei fatti. Nessuno al suo interno sembra avere la capacità e la possibilità di lanciare adesso un progetto alternativo alla fallimentare linea veltroniana. L’unico che ne avrebbe, se non le capacità, forse l’ambizione, il sempiterno D’Alema, preferisce aspettare il responso delle urne, che si presagisce drammatico.

E mentre il segretario scatena il massimo della propria capacità politica per una riforma elettorale che introduca uno sbarramento di consistenza tale da permettergli di far fuoi i piccoli e perdere uno o due punti percentuali in meno, i partititini di sinistra non riescono ad andare oltre lo sterile richiamo all’ “attacco alla democrazia” che nasconde la cronica mancanza di un qualsivoglia progetto per il bene del paese.

Nessuno sa che pesci pigliare nè tantomeno come serrare le fila dei voti e dei militanti in libera uscita, nessuna campagna d’opinione, battaglia politica, niente di niente. Tutti aspettano Godot, ovvero la fine del PD. Tutti tranne uno ovviamente, l’ineffabile Di Pietro, che però è di destra e di cui non abbiamo nessunissima intenzione di scrivere nemmeno un rigo (per quanto ci dicono che disponga tra le sue fila di militanti/e quantomai avvenenti).

Nel paese reale nel frattempo non succede nulla di che, il Pil diminuirà del 2%, la produzione industriale crolla, i consumi diminuiscono di un quarto.

Noi in tutto ciò abbiamo esaurito l’ottimismo della volontà, quello del dovere e perfino quello della possibilità. Però siamo vivi, usciamo una volta a settimana, dibattiamo di Craxi, di embrioni, di rifiuti, di ebrei e di filosofia. Scusate se è poco.

SOMMARIO N°41

  • [CraxiLab]Un nulla fatto di vuoti (Bianca La Rocca)
  • [CraxiLab]per Craxi e la sinistra che non abbiamo (Lorenzo Passerini)
  • [L'embrione clericale]Parte 1: il metodo laico (Socialista Eretico)
  • [Er Monnezzaro]I rifiuti delle 3 Italie – Seconda parte (Dario Alberto Caprio)
  • [Labouracultura]Ebrei e pregiudizi: fanatici integralisti e ricchi usurai. Ecco perché non è vero. (Andreas)
  • [L'Anticristo]Quell’anticlericale di Nietzsche… (Fabio Cruciani)

Tags: andrea pisauro, cadaveri, D'Alema, labouratorio, morti viventi, sinistra, Veltroni

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[Labouratorio 40]Ricordando Craxi, a modo nostro

di Redazione - lunedì 19 gennaio 2009 - 296 views

di Isidoro Niola

lab40“Per noi socialisti l’idea di una comune patria europea non potrà essere mai un simbolo puramente retorico. Essa si sposa con tutte le buone cause di pace, di democrazia, di progresso e di maggiore eguaglianza nelle quali siamo impegnati e si unisce alla consapevolezza di tutto ciò che comporta per i diritti e i doveri di tutti, i diritti e i doveri dei cittadini, e i diritti e i doveri delle nazioni”. Non sono parole pronunciate da Josè Zapatero, Gordon Brown o da Martin Schulz, alfieri del socialismo europeo agli albori del Terzo Millenio. Sono le parole con cui si chiude “Quattro anni di governo”, l’opera nella quale Bettino Craxi, primo ed unico presidente del Consiglio socialista che l’Italia abbia avuto in sessant’anni di Repubblica, riepiloga la sua attività politica a Palazzo Chigi.

Perchè questa citazione d’apertura? Perchè sia che si voglia ricordare, commemorare, valutare o rivalutare la figura di Craxi, forse più delle mille parole spese in questi anni per infangarne o esaltarne la memoria, sarebbe il caso di far parlare lui, alfiere italiano di un socialismo moderno e veramente riformista per spiegarne l’attualità ma anche le contraddizioni che avvolgono la sua figura.

Bettino Craxi, uno degli uomini politici più autorevoli e controversi della cosiddetta Prima Repubblica, morto nove anni fa lontano dal Paese che egli aveva amato e governato. Subito il primo interrogativo: morto esule o morto latitante? L’approdo in Tunisia: anelito alla libertà o volgare fuga  per sfuggire alle patrie galere? Bettino Craxi: vittima di un complotto mediatico-giudiziario o vittima di se stesso, della sua smisurata ambizione per il potere? Domande. Interrogativi senza risposte o forse con fin troppe risposte, tutte diverse, tutte contrastanti. E l’opinione pubblica si divide. I detrattori non mancano. Del resto, il personaggio è di quelli che hanno lasciato il segno, così che in tanti (in troppi?) non resistono alla tentazione di aggiungere parole a parole.

Ma i più giovani, a nove anni dalla scomparsa del socialista italiano più famoso dell’ultimo trentennio, che idea hanno di Craxi? E i giovani socialisti, quelli che all’epoca del declino politico di Craxi erano ancora bambini, come si rapportano all’idolo dei loro padri?

Volendo partire dalle immagini, quella che di certo riecheggia di più nelle nostre memorie è quella  di Bettino che esce dall’Hotel Raphael di Roma insultato e ricoperto di monete da una folla inviperita ed esasperata dai resoconti giudiziari che in quei giorni vedono indagati un numero sempre più elevato di autorevoli esponenti socialisti. Ma  le grida spagnolesche di piazza Navona non rendono giustizia al personaggio. Craxi non è quello. Per lo meno non è solo quello. Ma poiché fa più rumore un albero che cade, piuttosto che una foresta che cresce è allora il caso di ricordare quella florida foresta che è cresciuta attorno a lui. Grazie a lui. Non per mero spirito di rivisitazione ma perchè la storia insegna e prima di tutti ad imparare dovrebbero essere quelli che oggi a Craxi pretendono di ricollegarsi.

Stiamo parlando dell’uomo che ha ridato dignità al più antico e glorioso partito della sinistra italiana, proprio nel momento in cui quel partito era ai minimi storici e vedeva all’orizzonte la prospettiva di essere fagocitato nel Partito Comunista. Insomma, saranno i corsi e ricorsi storici o semplici coincidenze. Ma oggi non può sfuggire lo stato comatoso in cui le forze socialiste versano e la prospettiva (se possibile oggi ancora più terrificante di trent’anni fa!) di essere inglobati in forze che si definiscono politiche e che, invece, non sono né carne né pesce. Trenta anni fa Craxi disse no. Rilanciò il progetto socialista. Diede a quel progetto nuova linfa. Gli diede quello slancio innovatore e riformista che avrebbe giovato all’intero Paese, portandolo tra i primi otto Paesi più industrializzati del pianeta. Non ebbe paura di correre da solo. In questi giorni ci hanno ricordato che la sua vita è stata una corsa. In tanti l’hanno rincorso. Nessuno l’ha mai raggiunto. O quasi.

L’aver avuto il coraggio di non ammainare la bandiera socialista ha regalato all’Italia l’unico Presidente della Repubblica socialista, il quale si rivelerà poi, di gran lunga, il più amato di sempre nella storia repubblicana. E poi l’esperienza di governo. Quattro anni di cambiamenti. L’unico grande governo riformista che il Paese abbia avuto. E i risultati si sono visti. Inutile ricordarli qui.

La sua vita è stata una corsa. Ma si sa che anche le galoppate più avvincenti ed esaltanti rischiano di interrompersi bruscamente dinanzi ad ostacoli imprevisti. L’ostacolo che si frappose tra Bettino e il compimento del suo progetto socialista si chiamò questione morale. A questo punto, l’analisi non può che farsi complessa e delicata. I fatti sono ancora in parte oscuri e forse troppo vicini a noi perché i loro protagonisti possano essere giudicati con la dovuta serenità. Eppure con l’irriverenza e – forse – l’ingenuità che nei più giovani non possono mancare, una chiave di lettura provo a darla. Ho sempre diffidato di chi mi voleva convincere che Craxi sia stato vittima di un complotto teso da forze comuniste, che si sarebbero servite di pm forcaioli per inchiodarlo e frenarne una volta e per tutte una corsa che ormai stava diventando pericolosa perchè in grado di esaltare sempre più spettatori. Ho sempre pensato che un personaggio di tale statura non potesse  essere distrutto da un manipolo di magistrati che stavano scoprendo l’acqua calda. Eppure la corsa si è arrestata. Possibile che bastasse la “gioiosa macchina da guerra”, guidata da post-comunisti e giudici? Evidentemente no. A fermare Craxi ci ha pensato l’unico che potesse farlo. Craxi stesso. Come scriveva già diversi anni un maestro del giornalismo, Emanuele Macaluso, la  questione morale esplode ad inizio anni Novanta proprio nel momento in cui si pone una questione politica enorme: il crollo del Muro di Berlino, simbolo del mondo che cambia. Ma il sistema politico italiano non cambia. Craxi, grande ed indiscusso vincitore del duello col Pci, “anziché sfidare il Pci-Pds sul terreno dell’unità della sinistra nel socialismo democratico, cerca con tutti i mezzi di tornare a Palazzo Chigi con la Dc”. Nel perseguimento di quel progetto Craxi non può occuparsi della questione morale, che avrebbe significato rinunciare a quei (tanti) finanziamenti illegali (definiti da Macaluso stesso “avventuristici”) che porteranno il Partito Socialista ad un allargamento smodato fino a ricomprendere i celeberrimi “nani e ballerine”. E allora si lasciò totalmente la questione morale alla magistratura, che l’affrontò con inevitabili approssimazioni.

E allora torna in mente il discorso di Craxi in Parlamento del 3 luglio 1992, altra immagine che nelle menti di noi giovani resta indelebile. Anche in quel caso Bettino non smentì se stesso. Assunzione di responsabilità piena ed incondizionata. E quel tuono finale… Per la serie “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Forse era troppo tardi. Sicuramente per salvare se stesso e quella classe politica che aveva trainato per quindici anni. Ma, come precisato, quest’articolo si propone di gettare luce sulla figura di Craxi perchè illumini chi oggi è dinanzi a questioni ancora irrisolte e a nodi non sciolti. Quel discorso sarà stato tardivo per salvare Craxi e la classe politica del suo tempo ma oggi può essere la via d’uscita per chi saprà ascoltare. Oggi la classe politica non può tapparsi ancora le orecchie ed evitare ancora di affrontare  “con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche” una questione morale che la sta dilaniando per allontanarla sempre più dagli italiani. Eppure, diciassette anni dopo quel discorso, non possono venirci a dire solo che c’aveva ragione Berlinguer con l’accento posto sulla questione morale e l’invocata diversità comunista. Proprio in questi giorni che le vicende giudiziarie ci dimostrano che la diversità comunista era poco più che una chimera, il vero riferimento del passato cui attingere non può che chiamarsi Bettino Craxi, il cui appello non possiamo ancora far cadere nel vuoto. La politica eviti di affidare di nuovo la propria questione morale al potere giudiziario. Ne uscirà ancora distrutta. Se saprà farlo, Bettino potrà davvero considerarsi riabilitato (ammesso che ne abbia davvero bisogno). Lui, la cui vita è stata una corsa. Solitaria. Da solo ha corso. Da solo si è distrutto. Da solo si riabiliterà.

P.S. Per chi ancora oggi crede di riproporre il socialismo riformista craxiano lontano dal suo habitat naturale, cioè quella della sinistra, si ricordi quanto Bettino disse il 9 agosto 1983, quando chiese la fiducia alla Camera dei Deputati, “Il governo non sarà e non potrà essere un governo conservatore”. Avere nemici comuni a sinistra o non riconoscersi in certa sinistra non ha mai portato (e mai avrebbe potuto portare) Craxi a definirsi conservatore o a fare un partito unico con i conservatori. Figuriamoci, poi, con certe forze reazionarie e populiste. Intelligenti pauca…

SOMMARIO LAB 40

  • [Er Monnezzaro]I rifiuti delle 3 Italie – Prima parte (Dario Alberto Caprio)
  • [Partiti all'italiana]L’anomalia dell’opposizione interna (Andrea Natalini)
  • [It's democracy, baby!]La transizione democratica del dopoguerra (Angelo Giubileo)
  • [Giovani Socialisti]Più siamo meglio stiamo: facciamo la giovanile del socialismo!
  • [Riformismi]Mi si nota di più se sono riformista o se non sono un c…? (GIONNY)
  • [Pronto Bontempi...]Il Magnotta della Sinistra (Francesco Berni)
  • [Abbasso la (il)libertà!]Youtube e i legacci del Copyright. (Fabio Cruciani)
  • [Uebduepuntozero]Facebook: ovvero la crisi dei rapporti sociali ed umani (Luca Bagatin)
  • [Labouracultura]Che cosa è l’Islam?discutiamone con Enrico Galoppini (Antonello Cresti)

Tags: bettino craxi, Craxi, isidoro niola, labouratorio

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[Er Monnezzaro]I rifiuti delle 3 Italie – Prima parte

di Dario Alberto Caprio - lunedì 19 gennaio 2009 - 191 views

un_mare_di_rifiuti
PRIMA PARTE

Premessa: Roma e Lazio caput rifiuti?

La situazione dei rifiuti a Roma e nel Lazio non è buona. Le discariche sono in via di riempimento, al punto che il Presidente della Regione Marrazzo ha ritenuto di lanciare l’allarme e di sottolineare che sarà “necessario prevedere un ampliamento di quelle esistenti o farne di nuove per consentire lo smaltimento di circa 5 milioni di tonnellate di immondizia”. Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, è di fatto abbondantemente esaurita. La raccolta differenziata, uno degli elementi decisivi per la soluzione del problema rifiuti, langue su percentuali da bassa classifica. Il commissariamento è finito da qualche mese, ma lo stato di crisi non sembra essere superato e i ritardi accumulati nel governo del sistema dei rifiuti sembrano enormi. Per non parlare della scarsità delle risorse, delle cattive abitudini, degli inquinamenti in atto ed anche degli intrecci tra politica e rifiuti, emersi di recente in modo eclatante quanto casereccio1.

La Capitale e il Lazio, dopo Napoli e la Campania, rischiano seriamente una debacle sul fronte dei rifiuti. Ma, è l’Italia in generale a persistere in uno stato di perenne emergenza in tale settore e ad essere un caso nel confronto con gli altri paesi europei. Vale perciò la pena, accantonare un attimo gli stati d’eccezione, per dare uno sguardo complessivo sul pianeta rifiuti.

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Tags: Centro, dario caprio, discariche, inceneritori, Italia, labouratorio, Lazio, Nord, politica, problema rifiuti, rifiuti, Roma, Sud

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[Pronto Bontempi...]Il Magnotta della Sinistra

di Francesco Berni - lunedì 19 gennaio 2009 - 145 views

magnotta_ripLa situazione attuale della sinistra italiana , ricorda il mitico scherzo della lavatrice del Magnotta (r.i.p.).
Il Magnotta della sinistra è un semplice cittadino che vorrebbe un partito decente da votare, non si aspetta il sol dell’avvenire.
Si aspetta un partito di buone proporzione, con la stessa funzione nazionale del Psoe, del Ps, del Labour Party , della Spd.
Ma si trova davanti a delle improponibili proposte politiche, che come la famosa lavatrice, egli respinge, dapprima con calma , poi inondando l’etere di enormi bestemmie, dovute alla pazienza finita.
Queste famose proposte politiche si chiamano Partito Democratico all’amatriciana , ossia essere costretti a votare Don Sturzo dopo essere stati rivoluzionari di professione con Bordiga, la Sinistra diffusa ( dove e da chi??? oppure molto poco ), l’unità dei comunisti ( falce e martello come panacea contro tutti i mali), o la solita litania Berlusconi brutto , Berlusconi cattivo, Craxi cugino di Jack lo Squartatore, socialisti ladri antropologicamente di travaglian-dipietrista scuola.

Perché mi volete appioppiare sta roba, direbbe il Magnotta della sinistra.

La batosta di aprile è servita a rompere questi vecchi schemi? No.

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Tags: Alde, bontempi, centrosinistra, Craxi, labouratorio, magnotta, PD, PSE, sinistra, socialisti

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