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Lorenzo Passerini - mercoledì 15 luglio 2009 - 144 views

Con la dicotomia riformisti-conservatori viene spesso descritto il panorama politico. In tutta Europa nel primo campo vi sono le forze della sinistra socialista, mentre nel secondo quelle della destra moderata. In Italia invece, Paese nel quale la rivoluzione giustizialista ha radicalmente modificato i paradigmi, la distinzione non è cosi netta.
Un chiaro esempio viene fornito dalle posizioni sul mercato del lavoro, confermate dalle recenti reazioni al disegno riformatore di Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare del governo di centrodestra, dettagliato in “La vita buona nella società attiva”, il Libro Bianco sul futuro del modello sociale approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 maggio 2009.
La nostra società e il mondo del lavoro sono stati attraversati, negli ultimi decenni, da cambiamenti epocali, descritti precisamente nell’analisi di contesto del Libro Bianco: “Le grandi tendenze in atto hanno modificato radicalmente i processi produttivi e gli ambienti di lavoro contribuendo alla nascita di nuovi lavori e di nuove professioni. I modelli organizzativi d’impresa hanno conosciuto innovazioni radicali che segnano la definitiva transizione verso una economia dell’informazione e della conoscenza. Le tecnologie del calcolo e della comunicazione hanno determinato un superamento di sistemi organizzativi rigidamente verticali dove i lavoratori sono stabilmente chiamati a svolgere mansioni predeterminate per uno stesso datore di lavoro. La rivoluzione digitale ha indotto la possibilità che imprese diverse operino in rete favorendo la specializzazione produttiva, le esternalizzazioni e anche fenomeni di delocalizzazione. Aumenta l’autonomia del lavoratore nella realizzazione delle proprie mansioni e progressivamente si stemperano i rigidi vincoli di subordinazione gerarchica e funzionale. Quindi, il prototipo di lavoro subordinato standard non è più la fattispecie di riferimento, nella prassi operativa come nella legislazione sul lavoro.”
Oggi il sistema di ammortizzatori sociali italiano è tarato su un modello organizzativo fordistico, nel quale il profilo standard del lavoratore corrisponde a quello di un individuo di sesso maschile, impiegato nella grande industria e che nel corso della sua esperienza lavorativa rimane dipendente di una sola impresa. Il contesto attuale è radicalmente cambiato, i riformisti e coloro i quali operano per tutelare gli interessi collettivi e dei meno protetti devono necessariamente tenerne conto. Non ci si può permettere di conservare l’esistente. Cosi facendo si difendono i già protetti, gli insider del mercato escludendo gli outsider che non potranno mai avere un contratto a tempo indeterminato. Una forza di sinistra deve difendere i più deboli, non l’interesse esclusivo delle proprie corporazioni di riferimento (i lavoratori della grande industria, gli statali e i pensionati) e deve cercare soluzioni realizzabili ai problemi. Biagi ha infatti aperto la strada verso la moderna protezione del lavoratore piuttosto che del posto di lavoro integrando i sussidi con la formazione e con il sistema dei servizi per l’impiego. Si potrebbe introdurre maggiore flessibilità nel contratto a tempo indeterminato ed aumentare le tutele attive di chi perde il posto di lavoro.
La spesa per la protezione sociale in Italia è ripartita in modo del tutto svantaggioso per le nuove generazioni di lavoratori, garantendo prevalentemente il sistema pensionistico e sanitario.
In Italia soltanto il 18 per cento delle persone in cerca di occupazione riceve un sussidio, mentre negli altri paesi europei, dove la spesa sociale è distribuita in modo meno sproporzionato e non penalizzante, oltre il 70 per cento dei disoccupati riceve un benefit.
Se si riuscisse a garantire un sistema di welfare to work, ovvero un ammortizzatore sociale unico, generalizzato e universale limitato nel tempo e nell’entità del sussidio ed esteso a tutte le categorie di lavoratori (e non soltanto a certe categorie, privilegiate e sindacalizzate), avremmo davvero pari opportunità e copertura per tutti, certamente limitata a brevi periodi, ma finalizzata ad un rapido reinserimento nel mercato del lavoro.
Il cosiddetto schieramento di centrodestra ha avuto il merito di aprirsi, nella legislatura 2001-2006, alle idee e alle elaborazioni di Marco Biagi, proseguendole con l’impegno del Ministro Sacconi, nonostante che esse si ponessero esplicitamente in continuità con il precedente governo avverso, con il Pacchetto Treu. Sul terreno della politica del lavoro, oggi, la contrapposizione tradizionale fra destra e sinistra ha sempre meno senso, le linee di demarcazione tra i veri interessi in gioco sono profondamente cambiate rispetto agli schemi prevalenti del secolo scorso. Marco Biagi lo aveva capito: e questo è il “reato” per il quale sette anni fa i terroristi hanno eseguito la sentenza di condanna a morte.
Un capitolo importante del Libro Bianco di Sacconi è intitolato “Meriti e bisogni”: evidente il richiamo alle parole d’ordine della Conferenza programmatica di Rimini del Psi del 1982. La spinta riformista data da Craxi e Martelli, precursori del New Labour di Tony Blair, merita di essere considerata e presa come riferimento. Avevano infatti intuito il valore sociale della libertà: più l’individuo ha libertà, più è in grado di produrre ricchezza e civiltà. Avevano capito che con il “Welfare State” i lavoratori hanno conquistato la protezione dello Stato e tutte le libertà collettive e che vi era la necessità di innestare elementi di liberalismo sulle radici riformiste. Per questo sono stati oggetto della demonizzazione della sinistra comunista, anche in quell’occasione “in ritardo”.
Una sinistra riformatrice dovrebbe fare proprio un tale patrimonio di idee e di valori, anche oggi però gli eredi del Pci e gli allievi di Berlinguer si limitano alla difesa dello status quo. L’ex-ministro e attuale responsabile del Dipartimento Welfare del PD Cesare Damiano di fronte al progetto di riforma del Governo ha replicato con una logica puramente conservatrice “L’art.18 non si tocca né ora né in futuro”. Nicola Rossi, deputato del PD, ci fornisce, in un’intervista al Corriere della Sera del 20 marzo 2007, una spiegazione a tale rigida posizione: “Onestamente il fatto che la sinistra (postcomunista) non riconosca il lavoro innovativo di Marco Biagi non mi meraviglia per nulla. Non si può essere riformisti per forza. La strada riformista è stata presa dalla sinistra (postcomunista) sempre spinta dagli eventi ma non è nel suo Dna (…) Io ho sempre sostenuto che la Biagi non andava abrogata e mi ricordo benissimo le reazioni negative di tutto il vertice sindacale e diessino. La cultura della sinistra italiana è questa (…) Quella di Cofferati non fu una triste pagina, è semplicemente la storia della Cgil. Bisogna capire che questi non sono episodi ma le espressioni di una cultura molto radicata (…) La radice di questo comportamento sta negli anni in cui la sinistra è stata all’opposizione. E durante i quali sono stati commessi errori che pagheremo a lungo: anziché approfittare per aprire un confronto riformista dentro la sinistra sono stati gli anni della sua radicalizzazione.” Anche oggi, le parole di Damiano non delineano scenari confortanti per i valori del socialismo riformista.
Per operare una scelta di discontinuità che Veltroni ha sempre rivendicato sarebbe stato opportuno affidare la responsabilità del Dipartimento Welfare del partito a Pietro Ichino, oggi deputato del Pd. Egli scrisse infatti, sul Corriere della Sera del 19 marzo 2007 parole di sostengo per le analisi di Biagi e di feroce contestazione per la linea del Pci-Pds-Ds: “la sinistra, per paura di mettere in discussione la propria politica del lavoro dell’ultimo quarantennio, dà del visionario a Marco Biagi quando denuncia quello italiano come «il mercato del lavoro peggiore del mondo»: peggiore non per il tasso di lavoro precario, che è più o meno in linea con il resto d’Europa, ma per il maggior tasso di disoccupazione permanente, di lavoro nero, di esclusione dal lavoro di donne, giovani e anziani. (…) Va anche detto che su tutti questi temi la nostra destra non è più reattiva della sinistra. (…) Anche perché, a ben vedere, il suo schieramento è attraversato da una profonda crepa interna molto simile a quella che attraversa lo schieramento di sinistra, tra conservatori e riformatori. E quanto potesse sentire Marco Biagi come proprio uomo è dimostrato dal volgare insulto rivoltogli davanti alle telecamere, tre soli mesi dopo la sua morte, da un ministro degli Interni del governo Berlusconi”.
È quindi urgente per l’Italia la costruzione di una moderna forza riformista di tipo europeo pienamente integrata nell’Internazionale socialista, seguendo la via indicata da Craxi: la via del socialismo liberale.
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Nicolò Cavalli - lunedì 20 aprile 2009 - 287 views

Dopo il caffè, al mattino, le piace correre per una mezz’ora al tapis roulant, per tenersi in forma. 40 anni, single, appassionata di cani, vive con i genitori tra Bologna e Modena: insomma, un perfetto esempio di “bambocciona”… se non fosse che stiamo parlando del presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, associazione che raccoglie i giovani (figli di) industriali italiani.
Stiamo insomma parlando di Federica Guidi, figlia d’arte, Amministratore Delegato di Ducati Energia, laureata in Giurisprudenza dopo aver lasciato la Facoltà di Ingegneria in un secondo anno a cui “non ho resistito”, con un master in “Business Administration” in Profingest e una specializzazione in Rolo Finance.
E’ probabilmente in queste alte scuole che ha imparato ad usare l’inglese invece dell’italiano nelle sue forbite discussioni: vi parlerà di “far east” spiegandovi di come la sua azienda se ne va dall’Italia aprendo stabilimenti in India, Cina, Corea; vi nominerà la “pollution” indicando l’inquinamento dei suoi stabilimenti industriali e dei motori che lì vengono prodotti; esalterà l’ultima “joint venture” messa in piedi dalla sua impresa in giro per il mondo. Read the rest of this entry »
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GIONNY - giovedì 12 febbraio 2009 - 32 views
Le leggi in democrazia sono a tutela dei più deboli…questo, si sa è scontato e la sinistra come si sa sta con gli ultimi, con i più deboli. Nel fare cio’, nel fu regno D’Italia ma anche durante la Rrepubblica, i movimenti operai e di sinistra in generale, sono stati spesso messi sotto accusa e stroncati da vere e proprie persecuzioni giudiziarie. Non solo durante la lotte operaie degli anni dieci ma che nei tumultuosi anni’70 e talvolta, recentemente vi sono state persecuzioni giudiziarie ai danni di militanti delle sinistre, fondate sul sospetto e non su prove certe.
Vi è stato insomma un McChartismo latente: prima si incarcerava e poi si costruivano i famosi “teoremi”.
Si evince quindi che il garantismo positivo debba essere nel dna delle sinistre, eppure non è così, l’entrata nelle stanze dei bottini hanno deviato quella nobile qualità garantista e anticriminogena di tutte le sinistre che non si sono manifestate solo con tangentopoli anzi, un atteggiamento perbenista, moralista e bigotto si è subdolamente insinuato nella nostra classe politica anche democratica e progressista. La fobia delle devianze e il disinteresse per alcune questioni sociali è spesso diventata la norma anche nelle cosiddette giunte rosse. Si tende a criminalizzare ogni devianza quando poi basterebbe un minimo di lucidità per capire che il significato di devianza è esattamente opposto a quello normalmente represso; cos’è la devianza se non la condotta che si oppone ai bisogni fondamentali dell’uomo, il bisogno alla vita, ad un’esistenza dignitosa, ad un lavoro non umiliante o alla libertà di poter realizzare ed esprimersi come meglio si crede.
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Dario Alberto Caprio - lunedì 19 gennaio 2009 - 191 views

PRIMA PARTE
Premessa: Roma e Lazio caput rifiuti?
La situazione dei rifiuti a Roma e nel Lazio non è buona. Le discariche sono in via di riempimento, al punto che il Presidente della Regione Marrazzo ha ritenuto di lanciare l’allarme e di sottolineare che sarà “necessario prevedere un ampliamento di quelle esistenti o farne di nuove per consentire lo smaltimento di circa 5 milioni di tonnellate di immondizia”. Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, è di fatto abbondantemente esaurita. La raccolta differenziata, uno degli elementi decisivi per la soluzione del problema rifiuti, langue su percentuali da bassa classifica. Il commissariamento è finito da qualche mese, ma lo stato di crisi non sembra essere superato e i ritardi accumulati nel governo del sistema dei rifiuti sembrano enormi. Per non parlare della scarsità delle risorse, delle cattive abitudini, degli inquinamenti in atto ed anche degli intrecci tra politica e rifiuti, emersi di recente in modo eclatante quanto casereccio.
La Capitale e il Lazio, dopo Napoli e la Campania, rischiano seriamente una debacle sul fronte dei rifiuti. Ma, è l’Italia in generale a persistere in uno stato di perenne emergenza in tale settore e ad essere un caso nel confronto con gli altri paesi europei. Vale perciò la pena, accantonare un attimo gli stati d’eccezione, per dare uno sguardo complessivo sul pianeta rifiuti.
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Andrea Natalini - lunedì 19 gennaio 2009 - 92 views
L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori, ma in questo caso anche di creativi. L’ultima frontiera in fatto di made in Italy è la nuova opposizione interna creata dal sistema di ‘partito unico ingloba tutto’. Un modo di fare politica che è riuscito negli ultimi 17 anni a far stare assieme da una parte post-fascisti con liberali, liberal-socialisti e cattolici (oggi PDL), mentre dall’altra parte post-comunisti con liberali, cattolici-conservatori e laici-progressisti di aree diverse (oggi PD). La cosa strana è che ha messo d’accordo sia destra che sinistra! Un sistema che ha dato frutti non decifrabili dove tutti stanno con tutti, ma allo stesso tempo tutti non si sentono parte di un medesimo progetto. Insomma un homo homini lupus (tutti contro tutti) anche all’interno dello stesso partito. Ma cosa sono per questi dirigenti i partiti politici? Sono contenitori vuoti che servono per portare i voti nel momento delle elezioni. Sono partiti-coalizione dove l’importante è starci dentro senza ritegno, unico modo per essere eletti nuovamente senza uno speciale merito o una dote politica consolidata. Il vero merito? Da quello che si vede è probabilmente lo stare vicino al potente di turno per essere segnalati al leader politico del momento. Cosa ha portato questo sistema? Ha gettato al vento ideali e valori, che il popolo italiano richiede oggi con vigore, ma soprattutto la coerenza delle persone.
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Andrea Natalini - venerdì 26 dicembre 2008 - 67 views
Leggevo sui giornali che qualcosa sta accadendo nella Sinistra italiana. Che cosa? Ma non era tutto finito? Un magma ancora incandescente . Una lenta digestione(non si sa di cosa), che da tempo le sta lacerando le viscere. Sono morti gloriosi partiti, uno il PCI di vecchiaia e l’altro il PSI di morte violenta e precoce, ma lo shock post trauma ancora non è passato del tutto, anzi si è entrati in una lunga degenza curativa, avendo sperato che qualche buon medico la rianimasse dalla paralisi. Questo processo è durato da troppo tempo, quasi 15 anni! Ebbene la ripresa da questo malessere, non è ancora avvenuta, anzi credo proprio che molti medici vicino al suo capezzale non abbiano avuto la volontà di operare. Tutti i chirurghi sono stati accecati dall’illusione che qualche medicina governativa la aiutasse a superare l’impasse post-ideologico senza bisogno di un’operazione che la rimettesse in carreggiata. Le medicine, i paliativi e le stampelle non aiutano chi ha una malattia cronica, infatti non è risultata la migliore cura per ridestare il paziente. Di chi è la colpa? Io credo che sia una commistione di fattori, i quali agendo con il tempo hanno influenzato e aggravato la malattia. Un malessere, dicevamo, che – per quanto riguarda un primo fattore – è stato generato da due tipi di virus con un ceppo comune: il neomassimalismo alternativo di matrice comunista e il cattocomunismo riformista dell’Ulivo-PD . Read the rest of this entry »
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lucag - lunedì 14 luglio 2008 - 358 views
articolo di Luca Giangrande

Pare che la politica e il mondo dell’informazione si sia dimenticata che l’Italia è un paese in stagnazione economica, un paese in crescita zero !!!!, un paese con un alto tasso di debito pubblico, un paese con un alto tasso d’inflazione (almeno possiamo “consolarci” visto che tutt’europa sta nelle nostre stesse condizioni) un paese in cui nessuno (tranne i furbi) riesce ad arrivare alla fine del mese, un paese in cui il precariato rende la vita difficile a tanti giovani lavoratori, un paese in cui le pensioni sono da fame, un paese che riceve continuamente procedure d’infrazione dall’UE, un paese in cui ci sono pochi diritti civili, un paese insomma con tanti problemi.
E invece di cercare di risolvere questi problemi che colpiscono i cittadini, i politici, anzi solo una parte, pensano solo a manifestare usando toni oltraggiosi nei confronti delle istituzioni. L’opinione pubblica, dal canto suo, invece di cercare di ricordare ai politici le condizioni in cui versa attualmente l’Italia e nella fattispecie i cittadini, pensa a seguire e commentare mediaticamente quella o questa manifestazione, come ad esempio quella di Di Pietro e Grillo in Piazza Navona a Roma organizzata col solo scopo di “sfogare” in piazza tutta la vena disfacista e giustizialista che animano le loro battaglie.
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Fabio Cruciani - mercoledì 16 aprile 2008 - 545 views
CAMERA
355.581 voti – 0,975 %
SENATO
284.428 voti – 0,867 %
Una disfatta, una vera e propria disfatta.
In primis come PS: mai si sarebbe immaginato un risultato così misero. Si sperava ottimisticamente di poter
raccogliere quel 2,6% della RnP, ma così non è successo. Inoltre c’è anche la beffa dello 0,98%, ad una manciata di voti dal rimborso elettorale che poteva significare la sopravvivenza…
In generale è stata una vera e propria disfatta di tutta la sinistra: SA che non entra in parlamento, e vede abbattutte le sue roccaforti, ha del clamoroso.
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Andrea D'Uva - lunedì 24 marzo 2008 - 284 views

Come in ogni campagna elettorale che si rispetti, anche stavolta i politicanti italici si sono lanciati al reciproco inseguimento sul piano della demagogia e della mistificazione della realtà. Primattori di questa patetica commedia sono Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, ovvero i leaders dei principali partiti che si sfidano per il governo dell’Italia. I due si stanno sperticando in mirabolanti promesse, a base di detassazioni, abolizioni d’imposte, miracolose ricette per il rilancio dell’economia con relativa creazione di posti di lavoro (sicuro e ben retribuito beninteso). Non mancano piani straordinari, degni del miglior Amintore Fanfani, per dare una casa ad ogni giovane coppia che desideri metter su famiglia (a patto che questa sia regolarmente sposata – meglio se con il rito di Santa Romana Chiesa).
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Federico Boem - lunedì 24 marzo 2008 - 381 views

“Non pretendo di essere un gran leader, preferisco essere un gran democratico”
José Luis Rodríguez Zapatero
Il 9 Marzo 2008 José Luis Rodríguez Zapatero ha vinto le elezioni politiche in Spagna e ha visto riconfermato il suo mandato alla presidenza del governo.
Il suo successo dovrebbe far riflettere perché si è concretizzato alla luce di numerose battaglie sia in ambito sociale che in quello dei diritti civili.
Il socialismo di Zapatero è risultato vincente perché si è dimostrato nuovo e moderno senza perdere di vista i principi fondamentali di un partito di tradizione riformista e popolare.
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Elio Capriati - lunedì 17 marzo 2008 - 284 views
Come ha scritto qualcuno, il 15 aprile ci sarà il decesso (che spero comunque non avvenga) del socialismo italiano che avrà però, mandanti e sicari ben precisi individuabili nel Pd, come hanno ben commentato Massimo Franco, Enrico Rusconi ed Ernesto Galli della Loggia.
In effetti, anche se – all’indomani del 15 aprile – con la possibile scomparsa del Partito socialista sembrerà estinta la questione socialista in Italia, questa si riproporrà nella sua intatta drammaticità anche dopo quella data: l’intrinseca debolezza e la persistente frammentazione di un’area socialista che non riesce a trovare e costruire il soggetto politico che la possa rappresentare nella sua totalità sociale ed elettorale.
Sul Corriere della Sera del 14 marzo nel bell’articolo di Massimo Franco – L’Europa di fronte all’anomalia parallela del sistema italiano – si legge: “…la polemica mette in ombra che a livello europeo viene attribuita all’Italia una doppia anomalia. Una riguarda il Pdl berlusconiano; l’altra il Partito democratico di Walter Veltroni, seppure per motivi molto diversi. Il Pd rischia di trovarsi ad affrontare problemi di identità non irrilevanti, in prospettiva. E non per la questione del fascismo o del comunismo, ma per il suo profilo continentale tuttora indefinito. Se si dovesse eleggere adesso il Parlamento di Strasburgo, il Pd avrebbe parlamentari iscritti a gruppi separati: in uno, quello dell’Alde (Alleanza liberali e democratici europei), gli ex della Margherita; nel Pse, gli ex diessini.
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Tommaso Ciuffoletti - lunedì 3 marzo 2008 - 416 views
Labouratorio non si fida. Non si fida molto nemmeno di ciò che sta per scrivere, né dell’immagine scelta per aprire questo numero. Eppure deve farlo.
Deve fare ciò che Veltrusconi non fa: raccontare la verità.
Questo paese sta per andare incontro ad una brutta crisi. Qualsivoglia governo non potrà fare molto per evitarlo … di certo non potrà farlo se chi si candida oggi non pone come primo punto del proprio programma la verità.
La prima verità è che l’andamento dell’economia di un paese che fa parte del sistema economico e finanziario globale dipende solo in parte dalle scelte di un governo nazionale.
Labouratorio non si fida di chi fa finta di niente, perché prezzi delle materie prime continuano a salire: dal petrolio al grano. Salgono perché ci sono paesi, come la Cina, che non solo consumano di più rispetto al passato, ma perché (sembrerà banale, ma nessuno lo dice) possono permettersi di continuare ad acquistare anche se i prezzi salgono oltre soglie ritenute un tempo impensabili. Il petrolio sfonda il tetto dei 100 dollari a barile? Non importa, la Cina continua a comprare … e intanto si aggiungono anche le speculazioni.
Gli Stati Uniti, intanto, continuano a tagliare i tassi d’interesse e chissà che non si debba arrivare alla versione a stelle e strisce del modello nipponico dei tassi zero. Si continuerà a drogare un sistema che rimanda la crisi d’astinenza e intanto si brucerà ricchezza per centinaia (forse migliaia) di miliardi di dollari. Se qualcuno crede che l’Italia sia al riparo da questo fuoco grazie al rigido tetto Europeo forse vuol dire che si droga anche lui …
Labouratorio non si fida di chi fa finta di niente, perché l’Italia sta già male senza bisogno d’aiuti esterni. Debito pubblico superiore al 100% del PIL e che ogni anno fa spendere il 4,5% delle entrate solo per rimborsare gli interessi. Nel 2007 l’economia è cresciuta meno delle attese e la pressione fiscale ha toccato il livello record del 43,3%. In cambio riceviamo servizi pubblici inefficienti ed un welfare inadeguato ed ingiusto.
Oggi in Italia solo il 18% di chi perde un lavoro può contare su delle forme di ammortizzatori sociali. In Inghilterra invece il 60% e la media europea è del 56%.
Se avete meno di 30 anni abbiate inoltre la cortesia di non rompere i coglioni. Pagate la pensioni dei vostri padri e dei vostri nonni , ma non sperate di riceverne voi. Senza dimenticare che l’abolizione dello scalone Maroni è avvenuta senza che nessun giovine abbia avuto da ridire.
Zitti stiamo. Scendiamo in piazza solo per le manifestazioni indette da qualche partito. Gli stessi partiti che poi mandiamo affanculo, ma che non siamo in grado di cambiare.
Labouratorio si fida della relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia, ma a questo punto che fiducia può ancora avere?
Che fiducia può avere nell’Mtv Democratic Party o nel Gregge delle Libertà?
Se almeno qualcuno spiegasse la verità oggi, forse sarebbe più facile dargli fiducia ed essere persuasi domani che sparare non serve a niente.
Perché Labouratorio non si fida dei violenti, ma non è detto che altri saranno disposti a fare altrettanto tra qualche tempo.
Fidatevi almeno del numero 12 di Labouratorio
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Lidano Lucidi - lunedì 11 febbraio 2008 - 611 views
Questa estate mi ha colpito molto un articolo di Giuliano da Empoli: “I moderati messi in fuga non da Caruso, ma dalle tasse”. Ho trovato l’articolo egregio nella sintesi dei dilemmi dei riformisti, in quanto veniva messo in risalto il fattore paura come elemento aggregativo per inerzia.
Condivido l’idea che il fattore paura è la discriminante decisiva per vincere l’elezioni in Italia. Alla base di questo concetto c’è l’assunto secondo il quale si prendono voti non in base alle proprie idee, ma perché il mio oppositore farà molti più danni di me una volta al Governo. Data la società italiana è la migliore strategia cui ricorrere, visto anche il bassissimo tasso di partecipazione dentro i partiti. In una società che ha una percezione della politica non proprio lusinghiera, è molto facile che una politica concentrata contro l’avversario risulti alla fine quella vincente. Bastano due o tre slogan ad effetto ed il gioco è fatto. Perché perdere tempo ad elaborare progetti, basta accusare l’avversario di ogni male che per inerzia aumentano le mie quotazioni. Ma l’Italia ha bisogno di questo?
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