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	<title>Labouratorio &#187; giuseppe lavalle</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Labouratorio n.37] Ora che la crisi non è più virtuale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 18:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Lavalle E alla fine la crisi da virtuale diventa reale. Sono cinquantanove le aziende nella provincia di Bologna che hanno mandato in cassa integrazione i propri lavoratori. Tante, purtroppo. Le aziende cominciano a fermarsi, le banche restringono il credito, produzioni e vendite sono quasi dimezzate. Nell’ultimo articolo parlavo di mito del denaro che da… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/labouratorio-n37-ora-che-la-crisi-non-e-piu-virtuale/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/lab37.png"><img class="alignright size-full wp-image-847" style="margin: 5px; border: 0px;" title="lab37" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/lab37.png" alt="" width="308" height="300" /></a>di <strong>Giuseppe Lavalle</strong></p>
<p>E alla fine la crisi da virtuale diventa reale.<br />
Sono cinquantanove le aziende nella provincia di Bologna che hanno mandato in cassa integrazione i propri lavoratori. Tante, purtroppo. Le aziende cominciano a fermarsi, le banche restringono il credito, produzioni e vendite sono quasi dimezzate.<br />
Nell’ultimo articolo parlavo di mito del denaro che da solo crea altro denaro e di centralità del lavoro. Coloro che hanno creato il mito abbiamo già visto che se la caveranno. Mi interessa invece, dal mio punto di vista, come si presentano i lavoratori davanti a questa crisi. <br />
Ho provato a stilare un elenco, completo ma non esaustivo, poiché si presta ad una marea di possibili combinazioni.</p>
<p><strong>1) Disoccupato.</strong> Paradossalmente per lui la situazione non cambia: semplicemente trovare lavoro sarà ancora più difficile.<br />
<strong>2) Precario.</strong> Lo dice la parola stessa: se prima era piegato adesso, se possibile, si piegherà ancora di più, nella speranza, prima o poi, di diventare flessibile.<br />
<strong>3) Lavoratore con mutuo.</strong> Ovviamente a tempo indeterminato, ha già passato un anno difficile. Con la crescita dell’Euribor, la sua rata mutuo è passata da 820 euro base a 1.084. Sono 264 euro di differenza al mese, che moltiplicati per 12 fanno 3.168 euro annui. In sostanza si è mangiato non solo la tredicesima ma anche la quattordicesima del suo stipendio discreto. Lui, la proposta di Draghi di agganciare i mutui non all’Euribor, non la lascerebbe cadere nel vuoto.<br />
<strong>4) Lavoratore con figli.</strong> Al nido paga una retta di circa 600 euro mensili. A scuola, con le 24 ore settimanali, oltre al caro libri dovrà pagare anche l’estensione del servizio realizzato da una cooperativa, o meglio ancora da una qualche istituzione cattolica. All’università il numero chiuso si può definire per censo.<br />
<strong>5) Lavoratore in cassa integrazione.</strong> A rischio perdita del posto di lavoro, percepisce uno stipendio (il primo probabilmente dopo tre mesi) che man mano diminuisce, e che è pagato dall’INPS, Istituto notoriamente non gravato da debiti. <br />
<strong>6) Lavoratore con contratto non ancora rinnovato.</strong> Alcuni attendono ancora il rinnovo di un contratto già scaduto e comunque si preparano allo sciopero generale.<br />
<strong>7) Lavoratore single.</strong> È quello che sembra stare meglio di tutti, e infatti se non lascia la casa paterna la crisi la può affrontare. Se decidesse, per puro caso, di sposarsi, comprare casa e magari avere pure dei figli, sarebbe la sua fine.</p>
<p>E qui, secondo la definizione classica di lavoratore, dovrei fermarmi. Però, di lavoratori ce ne sono altri, e quindi  inserisco un’altra categoria.<br />
<strong><br />
OTTO) Piccolo e medio imprenditore.</strong> È gente che lavora sodo, che spesso non conosce ferie. Sono anni che quando mette la chiave nella toppa alla mattina sa che deve dare il cinquanta per cento dei suoi ricavi al suo socio di maggioranza che non si presenta mai a lavorare.</p>
<p>Questo elenco ha un unico elemento comune: tutte queste persone non hanno avuto ancora nessun aiuto, tanto meno per affrontare la crisi che sentiamo arrivare sulla nostra pelle.<br />
Sono socialista, e più in generale di sinistra, perché queste persone sono la mia prima preoccupazione, non l’ultima. Ma queste sono pulsioni, che un foglio elettronico non potrà mai trasmettere, quindi meglio tornare al nostro ragionamento.<br />
Da anni sentiamo ripetere da tutte le forze politiche che bisogna aiutare le famiglie, specie le più numerose. Ultimamente, a queste si sono aggiunte anche le piccole e medie imprese.<br />
La proposta principe che viene avanzata è quella di detassare la tredicesima. Ma cosa vuol dire detassare la tredicesima? In alcuni casi serve solo a pagare i debiti. In altri, ad avere un paio di mesi di respiro, più o meno.<br />
È la classica misura tampone, l’ennesima. Eh sì, perché noi siamo abituati bene, a noi piace correre e tappare le falle quando diventano crepe.<br />
Occorre invece, per avere un impatto significativo, una diminuzione strutturale delle tasse sul lavoro, che permetta di rilanciare i consumi e di conseguenza la produzione.<br />
Per fare questo, a detta degli economisti che hanno sottovalutato la crisi, occorrono risorse che in Italia sono risicate. E se non bastasse, ci sono anche dei rischi: la spirale inflazionistica, l’aumento del debito pubblico e lo sfondamento del tetto del 3%.</p>
<p>C’è una litania che sento ripetere da anni e che recita più o meno così: “occorre ribadire il primato della politica”. Bene, dico io, vediamo. Siamo capaci? Allora non c’è momento migliore.<br />
Scenderei in piazza per questi motivi, e lo farei, insieme agli studenti.<br />
<a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/04/labouratorio-di-squola-dibatte-perche-abbiamo-bisogno-del-movimento-studentesco/" target="_blank">Nell’ultimo numero di Labouratorio ho letto con molto piacere l’articolo di Antonello sul movimento  studentesco, specie quando parlava di “saldatura”.</a><br />
La saldatura tra il movimento studentesco e quello dei lavoratori può avvenire perché sono dalla stessa parte della barricata. Se anche l’operaio vuole il figlio dottore, credo che il figlio dottore voglia che il padre operaio non resti davanti alla pressa per quattordici ore, e in tali difficoltà economiche.<br />
L’unica cosa che non vedo ancora, per rafforzare movimenti e saldatura, sono i partiti, in special modo quelli di sinistra.</p>
<p>Se infatti la contestazione post decreto va bene per la società civile e per i sindacati, non va bene invece per i partiti, o anche solo per coloro che vogliono provare ad essere classe dirigente.<br />
I partiti di sinistra, quelli che io vorrei vedere, hanno un’idea di insieme che salda le ragioni degli uni e degli altri e le fa diventare aspirazioni.<br />
I partiti di sinistra che vorrei vedere, anticipano le questioni, non inseguono i media per ribadire la loro posizione, che sarà pure corretta e avanzata, ma rimane solo sulla carta, e sinceramente non so che farmene.<br />
Ma questa è, come sempre, un’altra storia, e io ho finito le parole che avevo a disposizione.<br />
In compenso sono tornato a fare 16 litri di benzina con 20 €, e l’Euribor finalmente scende, anche se molto lentamente.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO DEL N.37</strong></p>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/labouratorio-n37-ora-che-la-crisi-non-e-piu-virtuale/"><span style="color: #666666;">[Labouratorio n.37] Ora che la crisi non è più virtuale </span></a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/labouratorio-di-squola-dibatte-a-gelmini-e-omale-o-almeno-una-faccia-del-problema/"><span style="color: #666666;">[Labouratorio di squola dibatte] A’ Gelmini è o’male .. o almeno una faccia del problema </span></a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/non-mi-piace-come-scrive-saviano-e-non-sono-un-camorrista/"><span style="color: #666666;">[Non sono un camorrista] Eppur non mi piace (come scrive) Saviano </span></a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/lumie-di-sicilia-considerazioni-sulle-sortite-del-compagno-mosca/"><span style="color: #666666;">[Lumìe di Sicilia] Considerazioni sulle sortite del compagno Mosca </span></a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/alla-ricerca-delluniversita-tra-concorsi-e-valutazioni-chiediamoci-dove-si-vuole-andare/"><span style="color: #666666;">[Alla ricerca dell'Università] Tra concorsi e valutazioni chiediamoci dove si vuole andare </span></a></li>
<li><a href="http://www.labouratorio.it/2008/11/10/labouracoultura-intervista-a-vittorio-marinelli/"><span style="color: #666666;">[LABOURACOULTURA] Intervista a Vittorio Marinelli </span></a></li>
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		<title>[Semplici domande] Tra FRODE e FINANZA</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 19:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Lavalle</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/were_only_in_it-1a.png"><img class="size-full wp-image-813 aligncenter" style="border: 0pt none;" title="were_only_in_it-1a" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/11/were_only_in_it-1a.png" alt="" width="488" height="252" /></a></p>
<p><strong></strong>Ora che il grande clamore è passato finalmente si può ragionare.<br />
Era un pò che ci rimuginavo sopra, ma poi, leggendo i giornali e guardando i vari tg, mi convincevo: parlano di CRISI, finanziaria per giunta, salvataggi di banche, iniezioni di liquidità, sedute di borse altalenanti.<br />
Ed “è la domanda il nostro chiodo fisso”. Allora io, tanto per non sbagliare, me ne sono fatte un paio: ma alla fine i costi di questa CRISI chi li paga? E la domanda successiva è: ma sarà poi corretto usare il termine “crisi” o forse è meglio chiamarla “FRODE”?</p>
<p>Già, perché, se le parole per molti hanno un senso, per me, in questo caso, hanno anche un bel peso… L’altro giorno ero in banca, una grande banca, di quelle che danno fiducia per intenderci, e prima di infilarmi nell’ufficio dove ero atteso, mi accorgo che subito, lì, ci sono almeno una ventina di giovani anzianotti, in fila, che parlottano tra di loro, e di fianco ad ognuno di loro ci sono altre persone, probabilmente i figli, scuri in volto, quasi da quiete, prima della tempesta però.<br />
Ne ho aspettati un paio di fuori. Uno si era fumato 20.000 euro, l’altro ben 65.000, e i rispettivi figli che inveivano contro di loro. Ad uno di questi la banca aveva proposto un fondo vincolato fino al 2013, in cui non era rimasto più nulla. Oh, badate che il giovane aveva 83 anni, e nel 2013 ne avrebbe avuti 88.</p>
<p><span id="more-802"></span>All’altro invece qualcosina era rimasto, quindi aveva pensato: mi son fidato della mia banca una volta, perché non farlo di nuovo?<br />
Peccato che la banca non avesse risposte, “i soldi sono suoi, signore” gli hanno risposto, decida lei dove metterli. E bravo stronzo! Però quando c’era della ciccia e ti beccavi un bel premio, i soldi sapevi bene dove farglieli mettere.<br />
Tornando in ufficio ripensavo a quello che mi avevano raccontato, e intanto un cartellone della CGIL richiamava la mia attenzione. “Tutto aumenta, tranne la pensione” recitava. Cazzo, ma allora è proprio vero che in CGIL comandano i pensionati!?</p>
<p>Poi, chissà perché, ho pensato alla mia di pensione, e mi sono ricordato di aver partecipato ad uno di quegli incontri che vennero fatti ai tempi della scelta di destinazione del TFR. Tra gli investitori che selezionavano azioni e obbligazioni per il mio fondo chiuso c’erano Morgan Stanley e Lehman Brothers, oltre a molti altri ovviamente. Vuoi vedere che qualcosa dei subprime è finito pure là dentro? Non saprei rispondere e magari potrei dire solo sciocchezze, però il dubbio resta, e per curiosità mi sono andato a vedere cosa significasse esattamente “cartolarizzare un mutuo”.<br />
Ed in effetti era quello che mi immaginavo, anche se ha un percorso chiaramente molto complicato, con nomi e sigle per me incomprensibili.<br />
In sostanza, significa impacchettare i mutui in fondi di investimento e venderli agli investitori, illudendosi &#8211; a questo punto possiamo dirlo &#8211; che i rischi si sarebbero spalmati. Invece è accaduto il contrario: i rischi non solo non si sono spalmati, ma si sono addirittura moltiplicati, infettando tutto il sistema finanziario.</p>
<p>Negli Stati Uniti, dopo la messa in onda del programma della CNN, ormai li chiamano “The ten most wanted”.  Sono i dieci maggiori responsabili della crisi finanziaria. Tra questi c’è Richard Fuld, guida di Lehman Brothers, che davanti al Parlamento statunitense si difende sostenendo che “la colpa è un concetto relativo” (la testimonianza integrale, molto interessante, la si può leggere sull’inserto del sole 24 ore dedicato alla crisi finanziaria).<br />
E allora torniamo alla domanda iniziale: ma se coloro che erano alla guida delle istituzioni non sono colpevoli, i costi di questa crisi finanziaria chi li paga?<br />
Visti gli interventi dei governi a sostegno della finanza, la risposta mi sembra ovvia: li paghiamo noi, tutti, sia quelli che hanno investito, sia quelli che non hanno un euro in tasca.<br />
Ma è la domanda seguente che mi inquieta di più: parliamo di crisi o di frode?<br />
Io parlo di frode, mi piace di più, e quando sento Draghi pronunciare, a proposito della crisi finanziaria, le parole “ed anche illegalità”, allora vuol dire che davvero c’era qualcosa di illegale in quel sistema artificioso.</p>
<p>Ora, se i costi li pago io che sono vittima e che ho solo le mie tasse da investire a copertura, e Draghi parla di illegalità, mi domando e dico: ma i colpevoli pagano?<br />
A quanto pare, molti governi hanno norme salva manager, compreso quello italiano. L’unico a sostenere con forza che i responsabili devono pagare è stato Sarkozy.<br />
È la conferma del paradosso di Vieste: la destra usa i temi cari alla sinistra e vince. Come premessa la condivido, se è una premessa, ovviamente, perché, se invece è una semplice constatazione, vuol dire che manca la voglia di riscatto della sinistra, intesa in senso lato.<br />
Già, perché in questo momento si può ricostruire con efficacia e con argomentazioni chiare una immagine della sinistra e della sua idea di mondo. Una sinistra che, rafforzata dal crollo del mito del denaro che da solo crea altro denaro, non solo può regolare ciò che è stato deregolato ma può anche riaffermare la centralità del lavoro.</p>
<p>Ma questa è un’altra storia, e se il buon Tommaso avrà ancora voglia, magari mi farò un altro paio di domande. Intanto leggo Rasmussen.</p>
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