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	<title>Labouratorio &#187; geopolitica</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Labouratorio 59] La III Guerra Mondiale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Labouratorio e la Terza Guerra Mondiale Labouratorio ama, nonostante tutto, l’Italia e avrebbe volentieri celebrato il 150esimo anniversario della sua formazione con un numero patriottico e sentimentale. Lungi dall’avere esaurito i sentimenti, se il mondo continua a correre verso il futuro a questa velocità, rischiamo però presto di rimanere senza la patria. Per questo, abbiamo deciso… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/labouratorio-59-la-iii-guerra-mondiale/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/albero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3841" title="albero" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/albero.jpg" alt="" width="500" height="431" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Labouratorio e la Terza Guerra Mondiale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Labouratorio ama, nonostante tutto, l’Italia e avrebbe volentieri celebrato il 150esimo anniversario della sua formazione con un numero patriottico e sentimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungi dall’avere esaurito i sentimenti, se il mondo continua a correre verso il futuro a questa velocità, rischiamo però presto di rimanere senza la patria. Per questo, abbiamo deciso di spostare il focus dalle vicende nostrane a quelle mondiali, nella consapevolezza che se avrà ancora senso parlare di Italia tra altri 150 anni, sarà perchè saremo stati in grado di cogliere e affrontare le formidabili minacce alla pace e all’attuale configurazione del mondo che gli eventi recenti crediamo stiano mettendo pesantemente in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo numero cercheremo allora di spiegare perchè parlare di Terza Guerra Mondiale è decisamente meno allarmistico che paventare apocalissi nucleari in Giappone, di cui peraltro, parleremo presto.</p>
<p style="text-align: justify;">Su Labouratorio non abbiamo mancanto di raccontare gli incredibili accadimenti che hanno sconvolto il Nord Africa negli ultimi mesi mentre la quasi totalità delle diplomazie occidentali organizzava tornei di bridge nei ministeri degli esteri invasi dalle ragnatele. (<a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/29/labouratorio-55-gotta-cath%E2%80%99em-all/">Labouratorio 55</a> e <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/velleitaria-ma-accorata-risoluzione-notturna-della-redazione-di-labouratorio-sulla-crisi-libica/">Labouratorio 57</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre emerge con sempre maggiore chiarezza la portata dello sconvolgimento geopolitico in atto, è lecito chiedersi cosa abbia portato alla rottura degli equilibri nel Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">La miccia è stata la crisi economico finanziaria che ha investito l’Occidente nel biennio 2007-2008.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ha determinato tra le altre cose un progressivo disimpegno degli americani nell’area improvvisamente impegnati a fare i conti con la trionfale avanzata cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancanza dello sceriffo di Washington si è andata ad aggiungere alla definitiva crisi dell’idea di un’Europa unita sotto il profilo politico, affossata dagli egoismi nazionalistici generati dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ha provocato l’esplodere senza controllo delle contraddizioni economiche e politiche accumulatesi nell’area.</p>
<p style="text-align: justify;">Le possibili evoluzioni della crisi libica sono ovviamente moltissime, ma alcune conseguenze di portata generale è già possibile coglierle. La spaccatura del blocco occidentale e le differenti posizioni dei paesi europei minacciano in modo drammatico la costruzione della Patria Europea, come pensata e sognati dai padri fondatori più di 50 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">La spaccatura tra il Blocco Atlantico e quello del cosiddetto Bric (Brasile Russia India Cina) a cui si aggiunge la Germania per via della dipendenza della sua crescita da quella delle economie emergenti, rischia di determinare la linea di frattura di una nuova Guerra Fredda, più complessa e articolata di quella del secolo passato. Una Guerra Fredda Multipolare, combattuta a colpi di speculazioni e OPA ostili nelle borse e nei consigli di amministrazione dell’opulenta Europa, e a colpi di cannone e missili <em>Tomahawk </em>sulle inermi masse senza futuro del continente africano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una guerra per il controllo dei mercati e per il predominio sulle materie prime, in un mondo di 7 miliardi di persone che reclamano spazi, risorse, occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La novità di questi scenari accresce la confusione e alimenta dubbi e incertezze. Per questo non siamo affatto stupiti della quantità di giravolte e retromarce, delle inedite alleanze, della volatilità delle posizioni politiche e diplomatiche, tanto nello scenario internazionale quanto nel teatrino della politica italiana</p>
<p style="text-align: justify;">In questo bailamme noi siamo sempre più convinti di alcuni fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, è che mai come in tempo di crisi bisogna ripartire dai propri valori. E i nostri valori, ciò che più di ogni altra cosa è il contributo della civilta&#8217; occidentale all’Umanità, sono i valori di Libertà, Giustizia Sociale, Democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo pensiamo oggi più che mai che valga quanto scrivemmo <a href="../2011/01/29/labouratorio-55-gotta-cath%E2%80%99em-all/">nell’editoriale del numero 55, Gotta Catch&#8217;em All</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo riguarda il futuro dell&#8217;Europa. Gigantesche crepe si sono accumulate negli ultimi 5 anni nel progetto di costruzione di un Unione forte e libera, al punto da rendere concreto il pericolo di sostanziali passi indietro sulla strada dell&#8217;integrazione economica, politica e sociale. Noi crediamo pero&#8217; che le nostre possibilita&#8217; di sperare nel mantenimento degli stessi standard di liberta&#8217; e benessere e il raggiungimento di ulteriori traguardi di civilta&#8217; passi necessariamente dalla costruzione di una vera federazione di stati, con un governo e un parlamento eletti a suffragio universale da tutti i cittadini, una politica autonoma e un ruolo chiaro e rispettato nel mondo. Gli Stati Uniti d&#8217;Europa sono l&#8217;unica prospettiva strategica sensata che si pone di fronte ai popoli europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, abbia ritenuto utile pubblicare, a distanza di quasi 70 anni, l’unico manifesto strategico valido per l’Italia e per l’Europa tutta nel secolo presente: <a href="http://www.labouratorio.it/?p=3828&amp;preview=true">il Manifesto di Ventotene.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo punto riguarda invece solo noi. La rinascita di Labouratorio all’alba di un nuovo decennio è coincisa con una precisa scelta editoriale. Quella di un approccio tematico, un numero alla volta, sviscerando le questioni in profondità. Una scelta in controtendenza, nel momento in cui sempre più l’informazione diventava leggera e superficiale, a portata di link, di una scorsa veloce, nello svolazzare tra un click e l’altro. Approfondire in un mondo strutturalmente superficiale è però difficile. Pretendere concentrazione quando tutti soffrono sindromi da deficit di attenzione può sembrare perfino velleitario. Ma l’enorme mole di informazioni che ci investe quotidianamente richiede un nuovo approccio. Per questo Labouratorio evolve di nuovo. Più agile nella forma, più solido nei contenuti e sempre più convinto della <a href="../2011/03/13/labouratorio-58-la-necessita-di-fare-rete/">necessità di fare rete</a>. Restate collegati!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO N.59</strong></p>
<ul>
<li><a title="Per una nuova politica economica in Europa" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/per-una-nuova-politica-economica-in-europa/">Per una nuova politica economica in Europa</a></li>
<li><a title="[Eurotecnocratismi] La politica monetaria UE fatta a spese dei membri più deboli" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/eurotecnocratismi-la-politica-monetaria-ue-fatta-a-spese-dei-membri-piu-deboli/">[Eurotecnocratismi] La politica monetaria UE fatta a spese dei membri più deboli</a></li>
<li><a title="[Invadeteci] Lettera aperta al Segretario Generale delle Nazioni Unite." href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/invadeteci-lettera-aperta-al-segretario-generale-delle-nazioni-unite/">[Invadeteci] Lettera aperta al Segretario Generale delle Nazioni Unite.</a></li>
<li><a title="[Vasco docet] Non siamo mica gli americani…" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/vasco-docet-non-siamo-mica-gli-americani/">[Vasco docet] Non siamo mica gli americani…</a></li>
<li><a title="[150 anni e...sentirli tutti] Trasformerò il Parlamento in un bivacco per i miei…ippopotami" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/150-anni-e-sentirli-tutti-trasformero-il-parlamento-in-un-bivacco-per-i-miei-ippopotami/">[150 anni e...sentirli tutti] Trasformerò il Parlamento in un bivacco per i miei…ippopotami</a></li>
<li><a title="[150 e non sentirli!] Il mio diletto è bianco, (verde) e vermiglio" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/150-e-non-sentirli-il-mio-diletto-e-bianco-verde-e-vermiglio/">[150 e non sentirli!] Il mio diletto è bianco, (verde) e vermiglio</a></li>
<li><a title="[Intervista a Gianni Pittella] “In Libia emergenza umanitaria, occorreva essere in campo”" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/intervista-a-gianni-pittella-pd-in-libia-emergenza-umanitaria-occorreva-essere-in-campo/">[Intervista a Gianni Pittella] “In Libia emergenza umanitaria, occorreva essere in campo”</a></li>
<li><a title="[La Libia brucia] Il caso libico. Possibile salvare la faccia?" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/la-libia-brucia-il-caso-libico-possibile-salvare-la-faccia/">[La Libia brucia] Il caso libico. Possibile salvare la faccia?</a></li>
<li><a title="[La Libia brucia] Intervento in Libia, tardi e male" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/la-libia-brucia-intervento-in-libia-tardi-e-male/">[La Libia brucia] Intervento in Libia, tardi e male</a></li>
<li><a title="[A' Francesi...] Tenetevi Carlà ma non toccateci i gioielli!" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/a-francesi-tenetevi-carla-ma-non-toccateci-i-gioielli/">[A' Francesi...] Tenetevi Carlà ma non toccateci i gioielli!</a></li>
<li><a title="[Maggianate] Il bacio alla francese" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/maggianate-il-bacio-alla-francese/">[Maggianate] Il bacio alla francese</a></li>
<li><a title="[Nuclearismi] Italia – Giappone 0 -3 , ovvero “Siamo tutti terremotati”" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/nuclearismi-italia-%e2%80%93-giappone-0-3-ovvero-%e2%80%9csiamo-tutti-terremotati%e2%80%9d/">[Nuclearismi] Italia – Giappone 0 -3 , ovvero “Siamo tutti terremotati”</a></li>
<li><a title="[Labouratorio di futuro] Il Manifesto di Ventotene" href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/labouratorio-di-futuro-il-manifesto-di-ventotene/">[Labouratorio di futuro] Il Manifesto di Ventotene</a></li>
</ul>
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		<title>[Vasco docet] Non siamo mica gli americani&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Del Giudice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Blasco l’aveva capito da un pezzo: gli  americani sono un’altra cosa. Loro sono pratici di armi da fuoco e se prima potevano andare in giro e sparare agli indiani ,l’estinzione dei pellerossa è stata rapidamente ammortizzata dal gioioso riprodursi di coreani, vietnamiti ,iracheni ed afgani , perseguibili a colpi di mitra ,bombe al fosforo e missili… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/vasco-docet-non-siamo-mica-gli-americani/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/MwgqXyM3xP8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Il Blasco l’aveva capito da un pezzo: gli  americani sono un’altra cosa. Loro sono pratici di armi da fuoco e se prima potevano andare in giro e sparare agli indiani ,l’estinzione dei pellerossa è stata rapidamente ammortizzata dal gioioso riprodursi di coreani, vietnamiti ,iracheni ed afgani , perseguibili a colpi di mitra ,bombe al fosforo e missili intelligenti ( ma non abbastanza per Osama Bin Laden). Anche Gheddafi,che  certo non ascolta le canzoni di Vasco Rossi, deve averlo capito da tempo ,perché  gli bastò un bombardamento  di “ assaggio”  voluto da Ronald Raegan per indurlo ad abbandonare ogni appoggio al terrorismo internazionale…Insomma,che gli americani  sono un’altra cosa lo hanno capito tutti, tranne forse il ministro Frattini (<a href="http://www.labouratorio.it/2011/02/27/labouratorio-intervista-franco-frattini-anche-nel-centrodestra-c%E2%80%99e-gente-che-non-capisce-la-politica-internazionale/">il nostro caro, amato, mitico, ministro, da noi intervistato due numeri orsono</a>), che non sospetta minimanente quello che potrà essere il possibile sbocco della crisi libica: Gheddafi si salverà il culo fingendo di inveire contro la “no fly zone” ma riconoscendola di fatto e sostituendo i ricchi contratti petroliferi con l’Eni con altri un po’ meno remunerativi ma comunque rassicuranti con Shell,Exxon ,Total e British Petroleum ( magari anche con Gazprom ,se i russi saranno della partita ).E l’Eni? L’Eni  potrebbe essere la vera perdente di questa partita ,in cui Gheddafi può rimproverare al governo italiano di non averlo protetto diplomaticamente e l’Occidente può rimproverare a Berlusconi ( cioè sempre al governo italiano) di aver completamente fallito la sua missione di garante dell’indecente regime libico. Insomma,gira e rigira i soliti itialiani opportunisti e furboni saranno quelli che pagheranno il conto più salato,salvo naturalmente voler considerare i molti cittadini libici trucidati ed interrati nelle fosse comuni fatte di sabbia e cemento.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/2542084.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4008" title="2542084" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/2542084.jpg" alt="" width="280" height="281" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha letto i miei articoli ,naturalmente,si aspetterà  adesso una scontatissima e noiosa invettiva sulla palese incapacità della nostra politica estera,da sempre tallone d’Achille dei nostri governi di destra ,sinistra e centro: ebbene no !!! Vi dirò anzi che la vera colpa di Frattini è solo quella di non aver ascoltato Vasco Rossi ed in particolare i suoi primi dischi,quelli in cui per l’appunto  c’erano canzoni come “ Non siamo mica gli americani “ …già: non siamo mica gli americani !!! Sono sicuro che anche Frattini se ne sarebbe  convinto subito  ed avrebbe  capito in anticipo cosa si stava tramando…Tremonti,che è già un po’ più “moderno” ,ha infatti affidato all’ambasciatore francese un messaggio chiaro ed eloquente del tipo “ noi difenderemo le nostre aziende…”    ed ha fatto capire che almeno la Total è stata avvertita. Già,ma gli americani? A loro ,alla fine ,interessa solo sostituire il petrolio che l’Arabia Saudita, il fornitore storico, venderà in misura sempre minore. La soluzione doveva essere l’Iraq,ma quel megalomane di Saddam si è messo in mezzo ed ora , un po’ per colpa di Bin Laden ed un po’ per colpa dell’omino basso ed agitato ( sto parlando del presidente iraniano, sia chiaro !!! ) pompare petrolio in Mesopotamia è diventato troppo pericoloso. Certo,l’Africa è un continente ricchissimo di petrolio e materie prime in genere,ma nell’Africa nera ormai gli affari li fanno i cinesi,che se ne fregano dell’Aids e di Ebola,mentre in America latina i soliti fottutissimi italiani si fanno forti perché giocano praticamente in casa ( soprattutto in Venezuela) . Ecco perciò che la cavolata  galattica del trattato italo libico è un’opportunità troppo grossa per non approfittarne e gli americani,ormai in crisi irreversibile nel ruolo ormai logoro di super-potenza, possono almeno far finta di essere ancora i poliziotti del mondo civile ed instaurare il proprio controllo sulla regione,complice un dittatore istrione che, per salvare il proprio culo incallito di criminale ,sarebbe disposto anche a dire che Ruby è sua nipote ( non di Mubarak ) e che Berlusconi l’ha rapita quando era ancora nella culla per avviarla alla perdizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma,gli americani, che sia guerra o sia musical,hanno un’altra marcia .Mi chiedo cosa potrà dire il povero Scaroni ai suoi azionisti, ormai aggrappati ai tempi d’oro in cui il titolo del cane a sei zampe frantumava ogni  record in borsa e pagava lauti dividendi… mi chiedo cosa dirà Beppe Grillo,che è già pronto  a fare uno show sul tipo di quello già  fatto all’assemblea di azionisti Telecom ,ma soprattutto mi chiedo cosa dirà Berlusconi ,quando e se qualcuno avrà il coraggio di fargli notare che questo scenario sarebbe stato evitabile con un po’ di buon senso in più e molta guitteria in meno: a suo tempo , Raegan tirò un po’ di bombe sulla testa di Gheddafi,ma i contratti di estrazione del petrolio rimasero invariati e l’Italia beneficiò di tutta la situazione perché gli States e tutto l’Occidente si fidava di Andreotti e Craxi .Ora , però,le cose sono andate troppo avanti ed il tiranno deve essere colpito a fondo ed indebolito, ossia isolato dai suoi,o meglio, dal suo unico  alleato italiano. Frattini,naturalmente,sorride e ringrazia. Forse non ha capito.</p>
<p><strong>Stefano Del Giudice</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[La Libia brucia] Il caso libico. Possibile salvare la faccia?</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi Romeo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni la notizia che interessa le colonne di tutti i giornali, ore di programmazione televisiva ed innumerevoli post cliccati e commentati sulle reti sociali riguarda una questione che, ironia della storia, si ripropone con forza e controversia sia nel 150esimo anniversario dell’Unità, che a distanza esatta di un secolo dall’occupazione italiana. Il caso libico.… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/la-libia-brucia-il-caso-libico-possibile-salvare-la-faccia/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni la notizia che interessa le colonne di tutti i giornali, ore di programmazione televisiva ed innumerevoli post cliccati e commentati sulle reti sociali riguarda una questione che, ironia della storia, si ripropone con forza e controversia sia nel 150esimo anniversario dell’Unità, che a distanza esatta di un secolo dall’occupazione italiana. Il caso libico.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/berlusconi-gheddafi_bacio-495x3341.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3930" title="berlusconi-gheddafi_bacio-495x334" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/berlusconi-gheddafi_bacio-495x3341.jpg" alt="" width="495" height="334" /></a></p>
<p>Una questione gravosa che cento anni or sono divise – come accade oggi – la vita politica italiana. Prima, tra i sostenitori del colonialismo africano e le personalità contrarie, mentre – subito dopo – fra i neutralisti e gli interventisti avversi all’imperialismo manifestato dalle potenze di terra. Da allora il modello di sviluppo occidentale e le vicende della mezzaluna islamica conoscono una continuità, un legame simbiotico che emerge nelle più tipiche trasformazioni conosciute al mondo nel corso del Tardo-Novecento: la grande macchina industriale alimentata dagli idrocarburi, che incrementano la produzione di massa e la logica consumistica; e inoltre l’aumento delle nascite e della speranza di vita.</p>
<p>Da quando ha inizio, dunque, la escalation di rivolte popolari nel Magreb, si vede per la prima volta l’affermarsi di una sollevazione in gran parte generazionale, che è figlia di quella crescita demografica registrata negli anni dell’età petrolifera. I vari “petrol-regimi” sono abili nel trovare nicchie di mercato favorevoli nel caos della guerra fredda e, pertanto, la loro stabilità politica viene garantita a prezzo degli equilibri internazionali retti sul costo dell’energia. Per alcuni versi, è proprio il fattore energetico che lega alcuni regimi islamici all’Occidente ed affievolisce gli spazi del fondamentalismo, sebbene sia sempre l’energia a caratterizzare d’altronde le rivoluzioni e a divenire il pilastro portante del nesso fra indipendentismo ed islamismo nelle questioni che sollevano ora i nuovi rapporti problematici con il mondo occidentale, nelle sfere sia del conflitto religioso che della rilevanza geopolitica e commerciale assunta nel frattempo.</p>
<p>Questa inedita formula magrebina composita di regimi militari, terzomondismo ed indipendentismo islamico – già alla luce dello sviluppo capitalistico che li ha caratterizzati nei grandi mercati finanziari ed internazionali – oggi pare richiedere, nelle sue forme più disperate, una sponda interna che preveda l’avvio di un processo per le libertà politiche e a sostegno della coscienza civile informata, che serva finalmente da supporto alla pianificazione democratica dell’economia e alla fase costituente delle nuove istituzioni. Almeno per quanto si speri.</p>
<p>Tuttavia le aperture manifestate da Tunisia ed Egitto in direzione di una graduale transizione (ancora indefinita), soccombono dinnanzi all’aggravarsi delle vicende libiche che, in forma opposta alla destituzione pacifica dei vicini Presidenti, presentano invece le tragiche sembianze della crisi umanitaria nella quale è precipitata la rivolta proveniente dalla Cirenaica, oltre che il generale e conseguente eccidio della popolazione civile sotto gli attacchi delle truppe lealiste.</p>
<p>Pertanto è il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che, lo scorso giovedì, delibera una risoluzione di intervento coercitivo da parte della comunità internazionale (la  Risoluzione 1973) volta a promuovere il mantenimento della pace e la sicurezza internazionale mediante il raggiungimento del ‘cessate il fuoco’, l’applicazione del presidio aereo ad opera della Coalizione e il sostegno umanitario alle popolazione colpita, secondo quanto viene rinviato al Titolo VII della Carta ONU in caso di minaccia alla pace. Esclude invece qualsiasi intervento di terra e l’eventuale destituzione coattiva del Colonnello Gheddafi.</p>
<p>Ammetto un po&#8217; di sconforto. Dopo alcuni giorni dall’avvio delle operazioni, i risultati della sola ‘no-fly zone’ non sono incoraggianti. La  Coalizione pare naufragare sulla direzione generale delle manovre militari, in un contenzioso che ha visto (fino al martedì scorso) al centro della contesa la  Francia su posizioni di forte protagonismo, mentre la Farnesina ha richiesto di rimettere il comando delle operazioni in mano alla Nato. La   Lega Araba intanto mette in discussione le modalità applicative degli obiettivi previsti dalle direttive internazionali.</p>
<p>Oggigiorno, dunque, in opposizione alla recente decisione di rimandare alla Nato lo svolgimento delle manovre, urge semmai un coordinamento regionale delle operazioni di pace, che riguardino gli eventuali accordi stabiliti in materia di intervento umanitario fra i Paesi europei, l’Unione Africana e la   Lega Araba – tramite la comunicazione e sotto il controllo e l’autorizzazione del Palazzo di Vetro – che impegnino le organizzazioni internazionali interessate a rispettare prevalentemente il sostegno della popolazione civile dal pericolo rappresentato dai crimini contro l’umanità e, pertanto, dalla violazione dei diritti umani. In secondo luogo il coordinamento regionale, specie con il coinvolgimento di Ciad e Mauritania, può rilevarsi strategicamente positivo per isolare il Rais libico dal corridoio meridionale (tuttora aperto).</p>
<p>Qualunque iniziativa intrapresa in attuazione della risoluzione deve essere coerente con gli obiettivi. Occorre spegnere quindi l&#8217;incendio e non alimentarlo ulteriormente, bisogna proteggere i civili e non esporli a una nuova spirale della violenza e terrore. Gli stati che si sono assunti la responsabilità di intervenire militarmente non possono permettersi di perseguire obiettivi diversi e devono agire con mezzi e azioni coerenti sotto il &#8220;coordinamento decisionale&#8221; dell&#8217;Onu previsto dalla Risoluzione 1973.</p>
<p>D’altra parte, contromisure di tipo prevalentemente diplomatico al momento non sembrano praticabili vista la indisponibilità del regime libico. Per cui rimane l&#8217;applicazione coercitiva del diritto internazionale che continua ad essere la via più consona, stando a quanto rinvii la risoluzione al Titolo VII della Carta ONU. Se la ‘no-fly zone’ non risulti sufficiente a garantire la protezione dei civili dal ricorso alla minaccia e alla violenza – mentre continuano a non sussistere margini di negoziazione o di mediazione – l&#8217;azione coercitiva dovrebbe coinvolgere interamente gli organismi dell&#8217;ONU e avviare altre modalità d’intervento a favore del mantenimento della pace.</p>
<p>L’esperienza ereditata così dai conflitti civili degli anni Novanta ci mostra che il dispiego delle forze d’interposizione Onu – con il coinvolgimento dei caschi blu – riguarda un nuovo modo d’intervenire attivamente nei conflitti, in una situazione che vede distrutte le strutture giuridiche e politiche dello Stato interessato e la cui popolazione abbia patito gravi violazioni dei diritti umani. Pertanto le operazioni di supporto logistico e il persistere della comunità internazionale faciliterebbero il disarmo delle milizie; supervisionerebbero i processi elettorali di democratizzazione del Paese e promuoverebbero la ricostruzione dei servizi basilari dell’economia interna, includendo la ricostruzione delle infrastrutture attraverso aiuti e reinserendo il sistema-Paese nel circolo delle relazioni internazionali. Ma questa rimane una ipotesi.</p>
<p>I miei commenti non travalicano, allora, il contenuto e gli obiettivi previsti dalla risoluzione Onu, come peraltro sta criticando anche la   Lega Araba in merito alla sua attuale applicazione.</p>
<p>Sono d&#8217;accordo – già come fu in Libano – nel tener fuori il comando della Nato dalle operazioni in corso, al fine di stabilire un coordinamento europeo e gli accordi regionali che si incarichino di far osservare gli obiettivi posti in essere dal Consiglio di Sicurezza e sotto la sua sorveglianza, piuttosto che trasferire la gestione delle operazioni verso un’organizzazione con fini militari.</p>
<p>Certo è che se lo scenario si evolva in meglio, sarebbe possibile organizzare una interposizione volta ad accompagnare la Libia verso il processo di pace e infine il cessate il fuoco. Il problema tuttavia è sempre fermo:</p>
<p style="text-align: left;">Negoziare, ma con quali concessioni?</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;oggetto della negoziazione sarà di carattere politico o commerciale?</p>
<p style="text-align: left;">E quale dei due casi sarà quello più efficace per il mantenimento della pace e della coesione nazionale?</p>
<p>Oltre questi interrogativi non oso spingermi&#8230;</p>
<p>Va sottolineato che, comunque, in caso di interposizione, la risoluzione andrebbe modificata o si dovrebbe procedere ad una nuova seduta del Consiglio, poiché la 1973 esclude un intervento di questo tipo. Inalterati rimarrebbero gli obiettivi: il cessate il fuoco e il sostengo umanitario.</p>
<p>I parametri che ritengo leciti ed opportuni restano quelli della Convenzione di Ginevra. Qualsiasi abuso dell&#8217;intervento militare che comprenda la distruzione strategica di strutture civili o un mancato impegno umanitario, è da condannare nel modo più assoluto.</p>
<p>Durante l&#8217;ultima settimana la situazione è precipitata ulteriormente con l&#8217;arrivo delle truppe lealiste nella Cirenaica. E’ stato giusto e doveroso deliberare la Risoluzione 1973 proprio per evitare che la ribellione degli ultimi mesi venga soffocata a danno dei civili coinvolti, con il rischio che da qui partano operazioni di &#8220;pulizia politica&#8221;, un irreversibile inasprimento dei rapporti diplomatici ed energetici con l&#8217;Italia e una più generale caduta degli equilibri geopolitici nel Magreb.</p>
<p>Va fatta ora un’ulteriore precisazione. Dal punto di vista italiano l’interesse reale non deve rappresentare la centralità della questione petrolio/gas, bensì l&#8217;urgenza di rivedere le nostre politiche industriali e i settori in cui si è investito all&#8217;estero, perchè è su questo frangente che si scommette lo sviluppo economico dell&#8217;Italia di domani. Per spendere meno investimenti in Libia, sarebbe bastato investire di più sui rigassificatori italiani. E se ci lamentiamo del prezzo della benzina, non è certamente la risoluzione Onu a definire il costo delle accise per ogni litro di carburante. Idem sulla scarsità di trasporti su rotaia ecc&#8230;</p>
<p>La crisi libica è, anzitutto, la crisi della struttura economica e produttiva italiana perchè manifesta le storture e l&#8217;incapacità della politica di investire sulla trasformazione del nostro assetto produttivo e, di conseguenza, di rivedere l&#8217;organizzazione del lavoro.</p>
<p>Questa vicenda evidenzia la fragilità delle relazioni estere italiane e i pericoli a cui ci espone la nostra politica energetica. La precarietà del fabbisogno energetico è prima di tutto un problema strutturale dell&#8217;economia e del nostro modello produttivo. Viene confermato allora il nesso fra lo sviluppo economico e la garanzia delle libertà democratiche e della pace, in quanto la garanzia sui nostri affari è data dall&#8217;affidabilità dei vari partner commerciali.</p>
<p>Nel caso libico il problema è stato concludere affari con una dittatura che già commetteva crimini sui rifugiati politici, con lo scopo onorevole di metter fine alle tensioni diplomatiche (storiche) fra Italia e Libia. Quindi a priori si è dimostrata una manovra politica criticabile in quanto priva di strumenti di garanzia e a spese dei migranti. Mentre ancora non sappiamo come l&#8217;Italia salverà la faccia dopo tre anni di politica estera condotta in questo modo…</p>
<p><strong><em><strong>Demi Romeo_22 anni per adesso. Rompiballe dichiarato e cinico osservatore della società politica di regime, ormai è vittima delle incresciose fasi di mobilità internazionale che lo costringono all’asilo politico presso le sezioni socialiste d’oltralpe. Calabrese sofisticato, stranamente non va pazzo per la ‘nduja.</strong></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Maggianate] Il bacio alla francese</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Maggiani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il voto all Onu sulla risoluzione che prevede la creazione di una No Fly Zone sullo spazio aereo libico può a buon diritto essere catalogato tra gli eventi epocali. Per la prima un paese appartenente alla NATO (la Germania) si astiene su una risoluzione che ricalca il modello tipico delle autorizzazioni legittimanti interventi atlantici e per la prima volta dalla crisi economica del 2008 si ha la plastica rapresentazione  della nuove alleanze geopolitiche: da un lato i paesi emergenti e la Germania che al treno di questi si è accodata rilanciando la sua economia, dall altro le storiche potenze (USA UK E FRA) ancora impantanate nella crisi economica.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/onu_800.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3846" title="onu_800" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/onu_800-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Viene cosi ufficializzato il fatto che l&#8217;Unione Europea sia MORTA,  si afferma che l&#8217;asse Berlino-Parigi è saltata e si formano le nuove squadre: Russia Cina Germania da un lato USA FRANCIA UK dall&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Torna fortissimo il ruolo degli stati nazionali, con Sarkozy che in puro stile gaullista si atteggia da novello Napoleone e legittimata come interlocututrice l&#8217;opposizione libica si pone in prima fila con la sua TOTAL per la gestione dei pozzi petroliferi della cirenaica &#8221;liberata&#8221;(?).</p>
<p style="text-align: justify;">A lui si accodano gli inglesi  i quali, gia&#8217; con il regime, grazie alle mediazioni Blair, erano in procinto di impiantare a 90 chilometri dalla Sicilia una piattaforma marittima per l estrazione che in caso di incidente farebbe impallidire quanto avvenuto in lousiana in aperto oceano.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli USA pur impegnati altrove, in Asia e nel Pacifico sedi del loro scontro epocale con i cinesi non disdegnano l&#8217;intervento, visto che proprio a Tobruk gli uomini con gli occhi a mandorla stavano per costruire un fondamentale hub portuale che li avrebbe posti al centro del crocevia Europa-Asia-Africa</p>
<p style="text-align: justify;">E l&#8217;Italia? Tentenna, tituba, tenta doppi giochi. Arriviamo al bivio storico &#8221;calpesti e derisi&#8221; quantomai divisi. La Lega Nord, in un moto di sincerità ha calato la maschera e ha detto &#8221;noi stiamo con la Germania&#8221;,confermando indirettamente la diceria secondo la quale da sempre importanti gruppi  industriali ed economici bavaresi la finanzino(  ssieme agli indipendentisti fiamminghi) per creare il motore potente di un europa a due velocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il resto del quadro politico non sa cosa fare per il semplice motivo che l&#8217;economia che determina la politica è confusa come non mai. Può un calzolaio come Della Valle essere un punto di riferimento di fronte a multinazionali? No e nulla può nemmeno il capitalismo delle finanza fatto di scatole e scatolette cinesi con Geronzi e le sue Generali gran visir di un sistema bizantino e decandente.</p>
<p style="text-align: justify;">In due mesi i francesi si sono presi Bulgari creando il piu grande polo mondiale del lusso, ora attaccano Parmalat, non dimenticando le penetrazioni in Fondiaria Sai e il sogno malcelato di arrivare al leone di Trieste e in Mediobanca.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può andare avanti cosi? No,scelte nette devono essere compiute,bisogna decidere in quale squadra competere, tutelando le nostre aziende prima di tutto con una profonda riforma delle strutture societarie che porti a far decidere chi mette soldi, non chi ha pedigree o agganci in Vaticano..</p>
<p style="text-align: justify;">Si dovrebbero  fare tante cose che il titolare dell&#8217;unica multinazionale italiana,presidente del consiglio pro tempore,non può o non vuole fare&#8230;e la nostra barchetta affonda &#8221;calpesta e derisa..perchè non siam popolo perchè siam divisi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare dunque  in Libia? Quello che gli italiani hanno fatto sempre: stare con chi vince, quando è troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Buon pieno di benzina a tutti e buona fortuna..Saranno decenni pericolosi..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandro Maggiani,buon uomo religioso ed onesto, è mantenuto  dai suoi genitori per assenza di speranze. Campione di polemica ai  giochi della gioventù del 1997, ha come unico hobby la contemplazione  delle donne. Bombarolo mancato, ha sbagliato epoca in cui nascere.</strong></p>
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		<title>[Labouratorio intervista Marco Perduca] &#8220;Da oltre 40 anni la nostra politica estera è letteralmente dettata dall&#8217;ENI&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 18:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nik Calabro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Labouratorio torna a intervistare Marco Perduca sulla crisi libica dopo la precedente intervista sulla Tunisia. Lo fa per due motivi. Il primo e&#8217; che i Radicali sono stati l&#8217;unica forza politica presente in parlamento ad avversare l&#8217;approvazione del Trattato di Amicizia italo-libico. La seconda ragione e&#8217; che abbiamo ritenuto utile chiedere l&#8217;opinione di rappresentanti di vari… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/labouratorio-intervista-marco-perduca-da-oltre-40-anni-la-nostra-politica-estera-e-letteralmente-dettata-dalleni/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/perduca.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3156" title="perduca" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/perduca.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><strong>Labouratorio torna a intervistare Marco Perduca sulla crisi libica dopo <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/29/labouratorio-interviews-marco-perduca-%E2%80%9Cthe-desperation-of-the-young-students-lighted-the-fire%E2%80%9D/">la precedente intervista sulla Tunisia</a>. Lo fa per due motivi. Il primo e&#8217; che i Radicali sono stati l&#8217;unica forza politica presente in parlamento ad avversare l&#8217;approvazione del Trattato di Amicizia italo-libico. La seconda ragione e&#8217; che abbiamo ritenuto utile chiedere l&#8217;opinione di rappresentanti di vari partiti dell&#8217;opposizione per capire le loro idee su una questione tanto rilevante per gli interessi nazionali.</strong></p>
<p><strong>Marco Perduca e&#8217; un senatore di <a href="http://http//radicali.it/">Radicali Italiani</a>. Beh, in verita&#8217; e&#8217; molto piu&#8217; che questo. Dall&#8217;estate del 1996 rappresenta il <a href="http://www.radicalparty.org/en">Nonviolent Radical Party</a> all&#8217;Onu ed ha partecipato alla campagna <a href="http://www.npwj.org/">No Peace Without Justice</a> (NPWJ) per la creazione della Corte penale internazionale oltre che a alle iniziative ancora in corso di Nessuno Tocchi Caino (<a rel="nofollow" href="http://www.nessunotocchicaino.it/" target="_blank">www.nessunotocchicaino.it</a>).<br />
</strong></p>
<p><strong>0) Labouratorio ha prodotto una serie di proposte sulla <a href="//www.labouratorio.it/2011/02/24/velleitaria-ma-accorata-risoluzione-notturna-della-redazione-di-labouratorio-sulla-crisi-libica)" target="_blank">risoluzione della crisi libica</a> ,  puo&#8217; darci un suo parere in merito?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Fosse stata una risoluzione parlamentare l&#8217;avrei sottoscritta e votata, anche perché è quello che anche Emma Bonino chiede da giorni. Non mi pare per niente velleitaria, anzi!</p>
<p><strong>1)Tunisia, Egitto e adesso Libia&#8230;Torniamo a intervistarla per la seconda volta in poco più di un mese, sull&#8217;infuocata situazione del Nord Africa. Fin dove puo&#8217; arrivare questa ondata rivoluzionaria? Quanto era prevedibile quello che e&#8217; accaduto?</strong></p>
<p>Allora io non credo che si tratti di rivoluzione, per come la si intende in termini politici, e magari pure tecnici, ma di rivolte. Anni di restrizioni, angherie, soprusi, ruberie IMPUNITE alla fine passano il limite anche per gli inerti che decidono di non esser più inermi. E&#8217; in questo quadro che quindi forse andrebbe letto ciò che avviene dal Marocco alla Corea del nord, dove pare che a metà febbraio vi siano state delle manifestazioni di piazza. Più che un vero e proprio effetto domino stiamo vivendo un effetto emulazione dove il coraggio di scendere in piazza è dato dal fatto che la televisione satelittare e internet faranno arrivare pressoché immediatamente il messaggio a tutte le capitali del mondo. Dopo anni che si predicava e magnificava il potere della Rete come strumento di mobilitazione forse ci siamo arrivati&#8230;</p>
<p><strong>2)Anche in Libia si tratta di una rivolta consapevole per la liberta&#8217; e la democrazia o siamo di fronte ad una terribile e cruenta resa di conti fra Clan rivali?<br />
</strong><br />
Ripeto i motivi son vari e magari non squisitamente politici, di certo è che al momento tutto ciò che si rivolta contro il despota viene qualificato come promozione della libertà e della democrazia da coloro i quali sono in piazza. Fino a ieri erano i think tank transatlantici che se ne riempivano la bocca e intasavano la blogsfera, oggi sono le piazze a riempirsi. Un bel salto in avanti.</p>
<p><strong>3) Le sembra che nel corso delle rivolte le democrazie occidentali abbiano avuto una posizione attendista? Quanto bisognera&#8217; attendere per una politica mediterranea chiara e strategica dell&#8217;Unione Europea?<br />
</strong><br />
Attendista? Hanno mantenuto la solita linea della non ingerenza e solo perché i regimi contro i quali son scesi a manifestare milioni di persone nelle scorse settimane son da sempre stati eletti a partner ideali per il mantenimento della stabilità nel mediterraneo. Francia e Italia in primis, ma anche Regno unito e magari pure la Spagna, anche se lo volessero, non mi pare che lo abbiano voluto, non sarebbero state nella posizione di poter scagliare la prima pietra contro Ben Ali, Mubarak, Gheddafi e tutti gli altri che prima o poi dovranno subire le manifestazioni di piazza. Per devolvere alla burocrazia anti-politica l&#8217;Unione europea aveva addirittura creato l&#8217;Unione per il Mediterraneo a Barcellona, chi l&#8217;ha vista?</p>
<p><strong>4)Quanto è reale il pericolo del Fondamentalismo Islamico in Libia e piu&#8217; in generale nelle varie rivoluzioni in atto?<br />
</strong><br />
Il rischio maggiore che vedo è quello di continuare a sventolare lo spauracchio del fondamentalismo per giustificare la cautela colla quale si stanno prendendo posizioni contro regimi sanguinari come quelli di Gheddafi &#8211; il quale giovedì 24 febbraio ha colto la palla al balzo per imputare a Bin Laden l&#8217;organizzazione delle sommosse. Indubbiamente infiltrazioni estremistiche ci sono dappertutto, ma non le chiamerei islamiche, si tratta di decine di gruppi che vanno dai predoni del deserto alle narco-mafie a rimasugli di gruppi mercenari a chi capisce che in un momento di mancanza di controllo si possono comunque fare soldi, magari pochi e maledetti, ma sicuramente subito.</p>
<p><strong>5)Trattato di Amicizia Italia-Libia. In occasione della sua ratifica, i parlamentari radicali hanno fatto, in perfetta solitudine, un ammirevole ostruzionismo in parlamento. In quella stessa votazione molti membri del Pd, che oggi condannano Gheddafi, hanno invece votato a favore. Troppa Realpolitik da parte del principale partito di opposizione? Puo&#8217; l&#8217;Italia prescindere da un forte rapporto economico col vicino libico?<br />
</strong><br />
Terrei separato il PD in quanto tale da Massimo D&#8217;Alema, il vero e proprio artefice della posizione acriticamente favorevole del suo partito al Trattato. Se è vero che l&#8217;architetto dell&#8217;accordo è Lamberto Dini, è altrettanto vero che D&#8217;Alema fu il primo ad accorrere sotto la tenda a Tripoli per recuperare le relazioni con quel regime. D&#8217;Alema in questi giorni minimizza dicendo che voleva recuperare i rapporti colla Libia, ma non credo occorre ricordare che in una dittatura il popolo e i suoi interessi non esistono, mentre invece la fa da padrone assoluto il capo dei capi. Da oltre 40 anni la politica estera è dettata, letteralmente, dall&#8217;ENI. In ordine alfabetico Algeria, Iran, Kazakistan, Libia e Russia sono diventati fondamentali per gli approvigionamenti energetici di petrolio e gas. Si dirà che l&#8217;Italia non ha il nucleare e che quindi da qualche parte l&#8217;energia dovrà essere prodotta, possibile però che in virtù di tale necessità (che sicuramente nel suo volume generale potrebbe essere di molto contenuta se nel frattempo avessimo rinnovato la nostra rete di distribuzione energetica oltre che promosso campagne di conservazione o risparmio) ci si sia andati a mettere in una situazione per la quale si dipenda da questi tipi di regime? Secondo me il rapporto nei confronti della Libia è stato imposto ritenendo che se non fossimo arrivati per primi &#8211; e chi primo arriva meglio alloggia &#8211; presto altri ci avrebbero spodestato anche da quella parte del mondo (che per giunta era nostra ex-colonia). Non si sono fatti però i conti con Gheddafi che ha sfruttato fino all&#8217;ultimo secondo possibile questo avvicinamento per rientrare a pieno titolo nella comunità internazionale e umiliare chi lo corteggiava in modo del tutto anti-politico come hanno fatto tutti i governi italiani dal 1996 a questa parte.</p>
<p><strong>6) Cosa pensa dell&#8217;improvvisa e misteriosa chiusura della Borsa la mattina dopo il precipitare della situazione a Tripoli?<br />
</strong><br />
Che il giorno in cui si potrà sapere cosa avviene nelle borse altro che sommosse popolari accadranno! Lungi da me fare della dietrologia credo che il timore di svalutazioni di titoli dove la Liba è fortemente presente e che sono titoli di multinazionali italiane molto vicine anche alle oligarchie politiche nostrane e quindi oltre alla beffa del vilipendio gheddafiano che ci accusava di aver armato le milizie ci sarebbe stato anche una caduta a picco dei titoli degli amici degli amici&#8230;</p>
<p><strong>7)L&#8217;Italia ha strettissimi rapporti economici, specie sul piano energetico, anche con la Russia. Quello che sta accadendo può spingere l&#8217;Italia a rivedere le sue posizioni con paesi non propriamente democratici?<br />
</strong><br />
Dovrebbe, ma ne dubito fortemente. Allo stesso tempo c&#8217;è da sperare che presto anche la Federazione russa &#8220;imploda&#8221;, speriamo che possa avvenire dal punto di vista politico e non &#8220;militare&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>8)Oggi si parla, anche su Labouratorio, di un intervento militare umanitario in Libia. Può rappresentare una soluzione efficace? Con quali criteri dovrebbe essere formata e chi dovrebbe guidare questa forza di pace?<br />
</strong><br />
La prima cosa da fare è togliere qualsiasi tipo di legittimità alla Libia, sospenderla dalle Nazioni unite &#8211; tra l&#8217;altro proprio l&#8217;anno scorso Tripoli era stata eletta al Consiglio dei diritti umani &#8211; dopodiché occorre sorvolarla con una forza multinazionale della NATO per evitare che dal cielo si bombardino i rivoltosi, e infine si ammassino truppe ai confini. Tenendo presente che anche nei paesi limitrofi Tunisia, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto ci sono grossi problemi di governabilità il tutto va fatto coinvolgendo Unione africana e Lega araba sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu.</p>
<p><strong>9) Il problema dei profughi provenienti dalla Libia rischia di peggiorare. L&#8217;UE è assente come dice spesso Maroni? Di quali strumenti puo&#8217; disporre l&#8217;Italia per impegnare l&#8217;Unione a una gestione comunitaria del problema dei rifugiati e piu&#8217; in generale del paventato rischio di un&#8217;invasione di immigrati dalle coste nordafricane?<br />
</strong><br />
L&#8217;Ue non ha competenza condivise in materia, l&#8217;eventuale redistribuzione dei migranti avviene solo se gli stati membri offrono di ospitarli (l&#8217;Italia non offrì alcun aiuto alla Germania ai tempi della guerra nella ex Jugoslavia oltre 500mila persone furono accolte da un paese che stava adottando anche decine di milioni di nuovi connazionali&#8230;). L&#8217;Ue ha attivato il Civil Protection Mechanism grazie all&#8217;intervendo dell&#8217;agenzia ECHO che può quindi aiutare gli stati membri nelle emergenze, certo non può dare soldi ai 27, ma forse il meccanismo potrebbe essere rivisto ad horas a seguito dell&#8217;evoluzione di questi giorni. L&#8217;Italia però, prima di lamentarsi della mancanza di attenzione e sostegno economico dell&#8217;Ue deve ricordarsi di avere diverse strutture militari in disuso sparse per tutto il territorio che possono essere velocemente convertite, non deve dimenticare che uno dei quattro scopi dell&#8217;8xmille è l&#8217;aiuto ai rifugiati e che nel recente decreto di proroga del finanziamento delle missioni internazionali ci sono almeno 22 milioni di euro che possono esser stornati da iniziative come la fallita Unione mediterranea e l&#8217;impossibile collaborazione colla guardia di finanza libica, che possono essere stornati domani.</p>
<p><strong>Nicolò Calabro &#8211; 22 anni, Padano.<br />
Finge di essere politicamente  impegnato per avere fascino, ma non si è ancora accorto che con le donne  non funziona. Non ha molto da dire quindi fa interviste.</strong></p>
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		<title>[Nord-Africa in fiamme] Nè con Gheddafi nè con il Caos, e fanculo pure gli americani</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“… O è capace di ristabilire il controllo per mezzo di una straordinaria repressione sanguinaria, o… se ne va ritornando a prima del 1963 con un paese diviso in tre parti, il sud verso l’Africa sub-sahariana, la Cirenaica verso l’Egitto e l’altra parte verso l’Occidente”. In questo significativo estratto di un’intervista rilasciata dal Segretario della… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/nord-africa-in-fiamme-ne-con-gheddafi-ne-con-il-caos-e-fanculo-pure-gli-americani/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“… O è capace di ristabilire il controllo per mezzo di una straordinaria repressione sanguinaria, o [...] se ne va ritornando a prima del 1963 con un paese diviso in tre parti, il sud verso l’Africa sub-sahariana, la Cirenaica verso l’Egitto e l’altra parte verso l’Occidente”. In questo significativo estratto di un’intervista rilasciata dal Segretario della difesa statunitense Robert Gates il 22 febbraio, egli elenca le possibili conclusioni della guerra civile in Libia e getta nella mischia alcuni alleati europei: “ … non so cosa gli inglesi abbiano nell’area, ma i francesi e gli italiani potenzialmente, io credo, potrebbero disporre di risorse che potrebbero mobilitare in fretta nell’area &#8230; ”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo americano ammette la propria scarsità di risorse militari nell’area: essendo impegnati prevalentemente in Afghanistan e Iraq, e preoccupati dalla politica estera iraniana, delegano agli alleati mediterranei questo oneroso compito. Ma si tratta solo di logistica o c’è qualcosa di più sotto?<br />
Un impegno indiretto gestito da noi e dai francesi gioverebbe alle relazioni con i russi, i quali in Libia con l’accordo Eni-Gazprom concorrono allo sfruttamento delle risorse petrolifere, non gradirebbero un aumento della presenza americana a ridosso del Mar Nero e coltivano ottimi rapporti economici con noi e i francesi; inoltre sortirebbe un effetto benefico con i cinesi, che considerano il nord-Africa quale naturale piattaforma logistica portuale per il transito delle loro merci verso l’Europa e sfogo per la loro industria bellica.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondariamente, si offre agli Stati Uniti l’opportunità di creare una forte frizione tra alleati europei con positive ricadute sulla guerra fredda economica combattuta con Pechino: le esternazioni del cancelliere Merkel e del governo inglese, giunto financo alla convocazione dell’ambasciatore libico presso il Regno Unito, erano antitetiche all’understatement francese e all’estrema prudenza italiana dettata dal voluminoso interscambio economico e dal rispetto del Trattato d’amicizia sottoscritto nel 2008.<img class="alignright" src="http://4.bp.blogspot.com/-A_1137l5yHY/TWZNFJ5T1CI/AAAAAAAAE1c/8YAJZFCf8Yc/s1600/1298547654083_3b5168c7cae37eb020ddfcb4458bbb8f.jpg" alt="" width="400" height="282" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dal nostro punto di vista tuttavia, implementare unilateralmente una no fly zone in un contesto tanto confuso, potrebbe inibire la nostra possibilità di porci come mediatori se gli scontri tra il regime e i ribelli dovessero stabilizzarsi, oltre ovviamente a renderci come il primo obiettivo di una rappresaglia militare da parte dell&#8217;aeronautica e della contraerea libiche. Un intervento NATO sarebbe invece ancora più pericoloso, per gli echi neocoloniali sull&#8217;immaginario arabo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, per quanto non sia nè moralmente giustificabile nè politicamente sostenibile premere per una sopravvivenza del regime di Gheddafi, non si può dimenticare che il Colonnello non si appoggia su un partito, che si possa disciogliere sradicandone le clientele: al di là dei 10.000 membri dei Consigli Rivoluzionari, peraltro spesso critici del &#8220;Termidoro&#8221; della Rivoluzione Verde, il suo vero potere si fonda sulla lealtà delle tribù del Fezzan e della Sirte.<br />
Schierarsi con gli insorti dimenticando ciò e sottovalutando il fatto che, al di là della borghesia di Bengasi, la base del loro consenso sono tribù come gli Al Warfara, deluse dal loro grado nell&#8217;esercito del Regime, sarebbe il peggior disservizio possibile per la causa della pace. Il rischio di una deriva jugoslava, con il passaggio da uno scontro tra Gheddafi e insorti di varia provenienza, a uno tra tribù contrapposte, è vivissimo: nonostante la massiccia defezione di quadri politici, il regime pare avere ancora l&#8217;appoggio di varie tribù e all&#8217;interno del fronte degli insorti si scontrano diverse opzioni oltre a quella federale e democratica, con una forte presenza di indipendentismi di varia natura, dalla repubblica alla monarchia sotto i tradizionali Senussiti fino all&#8217;opzione fondamentalista in alcuni piccoli centri costieri.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; chiaro che, se le tribù dell&#8217;Occidente vedranno come imminente la fine del benessere diffuso garantito dalla redistribuzione delle rendite petrolifere a vantaggio della sola Cirenaica, in cui si concentra una parte molto considerevole dell&#8217;immenso tesoretto energetico di Gheddafi, non ci sarebbero motivazioni democratiche di sorta da offrirgli per convincerle a deporre le armi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto confuse sembrano le reazioni delle potenze occidentali: l&#8217;UE, accanto alla Russia, si dice pronta a un intervento umanitario e economico di ampio spettro, anche se alcuni fonti non escludono l&#8217;istituzione di una no fly zone. Nulla di concreto pare emerso dai colloqui di Obama con Cameron, Berlusconi e Sarkozy, e finora le opzioni più sicure sembrano una serie di sanzioni economiche, votate dal Consiglio di Sicurezza ONU. La risposta militare sembra finora limitata a una serie di missioni della NATO per evacuare i civili occidentali in loco e eventualmente prestare un primo soccorso umanitario. Temporeggiare pare quindi l&#8217;idea dominante, sinora, di fronte all&#8217;estrema caoticità della situazione: la fulminante avanzata verso e dentro Tripoli dei ribelli sembra in realtà molto più lenta del previsto, e la stessa entità della repressione non è chiara, dato che i report che parlano di genocidio e fosse comuni sembrano in buona parte frutto di voci incontrollabili. Che fare quindi ? Il nostro Paese è stato già vittima di una serie di interessate palate di fango per i suoi rapporti con il regime, e si trova in una posizione molto delicata, sia dal punto di vista energetico (accordi ENI) che da quello strategico (flussi di profughi, destabilizzazione geopolitica).<br />
Sia per queste venali motivazioni che per il concreto motivo di fermare una violenta balcanizzazione dell&#8217;area, con il suo portato di massacri e discriminazioni (non dimentichiamo che attualmente sono segnalate violenze contro quel milione e passa di immigrati asiatici e africani presenti nel Paese e identificati dalla rabbia popolare con i mercenari del regime) il Governo dovrebbe assumere una iniziativa politica paragonabile a quello con cui il Governo Prodi affrontò l&#8217;operazione israeliana in Libano &#8220;Piombo Fuso&#8221;: una missione internazionale di interposizione, guidata dall&#8217;Europa e con un forte ruolo dell&#8217;asse mediterraneo Italia-Francia-Spagna, che possa mediare un cessate il fuoco e una transizione ordinata, impedendo la nascita nel migliore dei casi di una petrorepubblica in mano agli interessi tribali, nel peggiore di una dissoluzione del Paese.<br />
A questa iniziativa più spiccatamente politica e militare, dovrà necessariamente seguirne una economica e sociale: fino ad oggi, il complesso di politiche mediterranee della UE è stato assolutamente deludente. E&#8217; tempo di un vero piano di sviluppo dell&#8217;area, a partire da iniziative come il progetto Desertec, una revisione dei criteri della PAC e la fine delle pretese di apertura indiscriminata dei mercati locali, che hanno sin qui perpetuato una spirale di dipendenza anzichè innescare uno sviluppo virtuoso. L&#8217;inserimento della sponda Sud nel mercato globale deve essere temperato, e in questo approccio vanno anche riconsiderate le politiche migratorie, aprendo all&#8217;immigrazione circolare, in collaborazione con i paesi mediterranei e le loro centrali sindacali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un compito che fa tremare le mani, e che richiede un forte Paese promotore: sappiamo che il nostro governo non ne sarà in grado, ma siamo sicuri che non ci potrà mai essere democrazia senza sviluppo e indipendenza.<br />
Facciamoci sentire, prima che sia troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Manfredi Mangano &amp; Gabriele Bardini_mezzo secolo in due. Dismessi  i panni poetici e riflessivi, Manfredi e Gabriele si  dedicano al cinismo internazionalista. Attualmente svolgono uno stage  presso i Servizi Segreti Deviati, dopo un Master in Destabilizzazione.</strong></p>
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		<title>[Labouratorio di geopolitica] A Tunisi il Faraone non c’è più</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 20:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manfredi Mangano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[READ THE ENGLISH VERSION La Cina del Mediterraneo: questa descrizione del Sole 24 Ore rende molto bene l’idea di come l&#8217;ex presidente Ben Alì nei suoi 25 anni al potere si sia mosso: rigorosa laicità dello Stato, forti investimenti in istruzione e università, privatizzazione di parte dell’ingente patrimonio statale, incentivi fiscali e liberalizzazioni per attirare le… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/29/labouratorio-di-geopolitica-a-tunisi-il-faraone-non-c%e2%80%99e-piu/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/?p=3287&amp;preview=true">READ THE ENGLISH VERSION</a></p>
<p style="text-align: justify;">La Cina del Mediterraneo: questa descrizione del Sole 24 Ore rende molto bene l’idea di come l&#8217;ex presidente Ben Alì nei suoi 25 anni al potere si sia mosso: rigorosa laicità dello Stato, forti investimenti in istruzione e università, privatizzazione di parte dell’ingente patrimonio statale, incentivi fiscali e liberalizzazioni per attirare le aziende occidentali, ma mantenendo il complesso e generoso sistema delle “provviste di pane”, che garantiscono un minimo di pane e zucchero a tutti i cittadini, a un prezzo sussidiato. La dipendenza dall&#8217;estero cresce, ma nessuno se ne preoccupa: Francia e Italia sono i due principali partners del Paese, con una presenza qualificata di industrie anche strategiche.<br />
La Tunisia diviene meta di ricchi investimenti e di forti flussi turistici, grazie alla stabilità garantita dal regime: dopo il 2004, la repressione si intensifica, colpendo equanimemente islamisti e le ONG locali e occidentali.<br />
Lo sviluppo però tarda ad arrivare nel Sud e nell’interno del paese mentre il rallentare dell’economia esaurisce le opzioni a disposizione dei giovani, troppo qualificati per gli unici settori che ancora resistano, il tessile e il turistico: mentre nelle città più lontane dai palazzi del potere e dalla valuta forte del turismo iniziano a scoppiare i primi scioperi, i giovani si trovano privi della valvola di sfogo migratoria, per la stretta attuata dai paesi europei. Il Governo deve tagliare i sussidi alimentari proprio mentre si avvicina una impennata dei prezzi alimentari, che stavolta viene avvertita forte anche nei centri urbani più sviluppati. Quando due giovani studenti disoccupati, circa un mese fa, al culmine dell’ondata di proteste per i rincari, si suicidano nelle piazze la rabbia dei ceti medi traditi esplode con violenza e si salda con quella delle campagne e delle città industriali.<br />
Ben Alì non si aspetta una rivolta di tale vigore: il Presidente, oramai 75enne, pensa alle prossime elezioni del 2014, convinto che non vi sia comunque alternativa a lui (e in gran parte ha ragione, data la vacuità dei suoi oppositori, il carattere incolore dei suoi tecnocrati e l’odio che ispirano i suoi familiari), e reagisce duramente.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/ben-ali-gold.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3207" title="ben ali gold" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/ben-ali-gold-176x300.jpg" alt="" width="176" height="300" /></a> La polizia spara sulla folla, e iniziano a contarsi i primi morti, mentre vengono chiuse le Università per disperderne i giovani occupanti. Ben Alì cerca di agitare lo spettro del fondamentalismo islamico e stringe la censura di Internet, ma non abbastanza: i giovani manifestanti si coordinano quotidianamente via sms, o tramite server esteri. Gli scontri non accennano a calmarsi, e la comunità internazionale chiede moderazione a Ben Alì, con USA e Gran Bretagna in prima fila nel denunciare la repressione, e la popolazione sempre più infuriata per pallottole che vanno giocoforza a uccidere sopratutto vecchi operai e agricoltori, e giovani di neanche vent’anni che chiedono un lavoro.<br />
Emergono le prime, gravi fratture, anche all’interno del regime: Ben Alì prova a imporre il coprifuoco, ma il Capo di Stato Maggiore Rashid Ammar preferisce dimettersi piuttosto che autorizzare il fuoco sui dimostranti, e ben presto interi reparti dell’Esercito, inviati nel Sud in rivolta, solidarizzano con la popolazione e impediscono alle forze di polizia lealiste di intervenire, arrivando vicini allo scontro a fuoco. Di fronte all’aperto rischio di un golpe militare, il Presidente capisce di essersi spinto troppo oltre: alla polizia viene revocata l’autorizzazione a sparare, e prima il Ministro degli Interni Rafik Belhaj Kacem , considerato un “falco” della repressione, poi l’intero governo, vengono costretti alle dimiissioni da Ben Alì, che poi compare in TV per annunciare che non si ricandiderà alle prossime elezioni, che sarà fermata la censura e che verranno imposti dei calmieri su generi alimentari: la popolazione risponde saccheggiando i supermercati sotto lo sguardo benevolo dei soldati che dovrebbero presidiare le piazze. Al primo ministro in carica, il rispettato tecnocrate moderato Mohammad Ghannouch spetterebbe il compito di formare un nuovo Esecutivo e traghettare il Paese verso nuove elezioni legislative.<br />
<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/game-over-ben-ali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3208" title="Tunisia's fans hold banner &quot;Game over Ben Ali&quot; ahead of group A match between Tunisia and Egypt at the Men's Handball World Championship in Kristianstad" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/game-over-ben-ali-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>Ma il tentativo del Presidente di gestire la transizione fallisce: i tumulti non si placano e i dimostranti tornano a scontrarsi con forze di polizia che, forse conscie di essere vicine al momento della resa dei conti, sembrano sparare di propria iniziativa, quasi in un remake di Romania 1989. Una organizzazione di esuli attiva con un proprio sito internet da Londra e con suoi gruppi di militanti sul posto, Takriz, tra le più attive nell’uso dei nuovi media durante la rivolta ma su cui pesano sospetti non chiari di “deviazione dall’esterno”, adesso soffia apertamente sul fuoco, invitando i dimostranti a assalire e saccheggiare i ministeri.<br />
Non è ancora ben chiaro cosa abbia spinto Ben Alì a ritirarsi solo il giorno dopo l’annuncio del reincarico a Ghannouch: le dichiarazioni ufficiali dei mass media occidentali e tunisini parlano di una fuga improvvisa. Ma altre fonti, tra cui PeaceReporter e, per la penna di Giuliana Sgrena, il Manifesto, parlano apertamente di un colpo di Stato militare, con il presidente posto di fronte all’alternativa tra arresto immediato o fuga in buon ordine. Sia come sia, Ghannouch assume la Presidenza ad interim della Repubblica, senza che questo plachi gli scontri: per l’ala dura della protesta Ghannouch, che nel suo discorso di insediamento si è presentato al Parlamento con un vistosa cravatta viola, il colore simbolo del RCD, è solo un burattino nelle mani dell’ex Presidente.<br />
Ma Ghannouch non si ferma, e da onesto e laborioso tecnico si mette al lavoro: affida la Presidenza della Repubblica, sempre seguendo scrupolosamente la Costituzione, al Presidente della Camera Fouad el-Mabzaa, che gode anche lui di buona fama. Ghannouch, ovviamente reincaricato alla premiership, conferma le aperture fatte da Ben Alì e apre il futuro governo a tutte le opposizioni legali (quindi, non ai partiti sciolti dal governo con l’accusa di fiancheggiare il fondamentalismo islamico), mentre il neoPresidente della Repubblica annuncia nuove elezioni generali entro 6 mesi.<br />
Non è ancora chiaro se questo basterà a stabilizzare il Paese, e a incamminarlo sulla via di una stabile democrazia parlamentare: tuttora, gli scontri di piazza continuano, e ora l&#8217;Esercito sembra impegnarsi direttamente nella repressione. La peculiare situazione della Tunisia, piccolo paese laico, dalla vivace società civile, aperto e con una collaudata tradizione politica e di Stato sociale, potrebbe risultare forte abbastanza da lasciar pensare che il miracolo tunisino sopravviverà a questa transizione improvvisa senza cadere vittima degli oramai molto deboli fondamentalisti islamici. Ma è certo chiaro che, dopo il Termidoro della rielezione plebiscitaria di Mubarak, qualcosa di grosso è in movimento nell’Africa del Nord e nel Vicino Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo articolo è un estratto/riassunto di un pezzo più lungo che il nostro labourante Manfr ha scritto per Eurasia. Il pezzo intero, intitolato &#8220;Domino Nord Africa, cade la tessera Tunisi&#8221;, lo trovate <a href="http://www.eurasia-rivista.org/7802/domino-nord-africa-cade-la-tessera-tunisi">qui</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Manfredi Mangano _ 23 anni, studente in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna. Tra i suoi 6 “interessi e attività” su Facebook, uno è Fernand Braudel. Nel resto del tempo, fa talmente tante cose che Labouratorio ha perso il conto</strong></p>
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