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	<title>Labouratorio &#187; Europa</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Europeismi] Un nuovo europeismo per la sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 00:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dall’ennesimo vertice europeo, annunciato come momento cruciale nel definitivo salvataggio dell’Euro, e tuttavia già fallimentare nei suoi effetti nel contrastare la crisi del debito, a fronte di una spaccatura drammatica tra il Regno Unito di Cameron strenuo difensore dell’avido capitalismo finanziario della City e il resto dell’Europa appeso alle decisioni miopi e ideologiche… <a href="http://www.labouratorio.it/2012/01/18/europeismi-un-nuovo-europeismo-per-la-sinistra/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A pochi giorni dall’ennesimo vertice europeo, annunciato come momento cruciale nel definitivo salvataggio dell’Euro, e tuttavia già fallimentare nei suoi effetti nel contrastare la crisi del debito, a fronte di una spaccatura drammatica tra il Regno Unito di Cameron strenuo difensore dell’avido capitalismo finanziario della City e il resto dell’Europa appeso alle decisioni miopi e ideologiche della Germania di Angela Merkel, noi militanti del circolo Radio Londra di SEL sentiamo fortemente la necessità di reagire, proponendo un’alternativa forte sia alla rassegnazione al crollo della moneta unica sia alla subalternità culturale all’Europa dei tagli e delle politiche di austerità.<br />
Ci rivolgiamo dunque a tutti gli iscritti, militanti e simpatizzanti di Sinistra Ecologia e Libertà con questo documento politico che ha uno scopo ben preciso: lanciare una mobilitazione forte sul piano politico e culturale per un nuovo europeismo di sinistra, che dia forza a un’idea di Europa diversa, fondata su principi democratici, attenta alle tutele sociali e tesa a ristabilire il primato della politica sull’economia e una più equa distribuzione della ricchezza.</em></p>
<p><strong>L’Europa a un passo dal baratro</strong><br />
La crisi economico-finanziaria iniziata negli USA nel 2007, ha raggiunto poco dopo l’Europa, colpendo dapprima le banche e l&#8217;economia reale, per poi tramutarsi negli ultimi due anni in una crisi del debito sovrano. Iniziata dai paesi più periferici dell’Unione la crisi è sbarcata la scorsa estate nel cuore dell’Eurozona, colpendo in modo particolare ma per niente esclusivo, il nostro paese. Ai crolli quotidiani delle borse si accompagnava l’esplosione dei tassi di interesse sui titoli di stato.<br />
Per mesi ci è stato ripetuto che la crisi dei debiti sovrani era un effetto diretto di una spesa pubblica sovradimensionata, principalmente dovuta ad un peso eccessivo del welfare, e che pertanto la ovvia e necessaria risposta politica alla crisi dovesse essere fatta di tagli e riduzione del ruolo dello stato nell’economia, in assoluta continuità con le ricette economiche rigoriste proprie del paradigma economico neoliberista.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/europe-map.gif"><img class=" wp-image-5142 alignright" title="europe-map" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/europe-map.gif" alt="" width="299" height="363" /></a><br />
Si è dunque reagito con una serie impressionante di vertici tra capi di stato, conferenze internazionali, trattative più o meno segrete, che hanno avuto come unica indicazione quella di implementare politiche di austerity volte a ridurre in tempi rapidi l’entità del debito pubblico dei paesi al centro della crisi.<br />
Queste politiche restrittive sono state a vari livelli annunciate e messe in pratica, spesso in modo improvvisato e sulla scorta di diktat e imposizioni provenienti dai vertici politici (asse franco-tedesco, o meglio il duo Sarkozy Merkel) e finanziari (BCE) dell’Europa, in nessun caso producendo un risultato apprezzabile nel fermare la corsa al rialzo dei tassi di interesse.<br />
Nel ripetersi del fallimento delle ricette economiche proposte dalle autorità politiche ed economiche dei paesi dell’Eurozona, è emersa con sempre maggiore forza una visione alternativa del processo economico in atto. Secondo questa interpretazione, la crisi del debito è la naturale conseguenza della crisi finanziaria del 2007 che ha messo in moto meccanismi speculativi inarrestabili (inarrestabili in quanto non sono stati poste in essere efficaci politiche di regolazione e controllo del sistema finanziario) che, facendo leva su difetti fondamentali nell’architettura monetaria e politica dell’Europa, si sono posti come obiettivo l’affossamento dell’Euro.<br />
Questo processo è ormai sempre più vicino al compimento. Le speranze reali di salvare la moneta unica sono ormai davvero ridotte al lumicino e le risposte di politica economica che potrebbero arrestare il processo di avvitamento della crisi non sembrano essere all’ordine del giorno.<br />
Nel momento in cui l’Europa si avvicina a passi da gigante verso la perdita della moneta unica, punta più avanzata in termini simbolici di un processo di integrazione durato 60 anni, non è più possibile ignorare le ragioni profonde di questo fallimento.<br />
Il percorso che ha portato alla nascita dell’unione monetaria è nato e si è sviluppato in un momento storico dominato da una concezione monolitica dell’economia, che poneva l’enfasi sulla riduzione del ruolo dello stato come agente economico e sulle capacità taumaturgiche di un mercato lasciato libero a sè stesso, il tutto in un contesto mondiale di globalizzazione che si traduceva in deregulation e nella definitiva liberazione del capitale dal vincolo nazionale. Il portato in termini di distribuzione della ricchezza è stato un trasferimento netto di risorse dai ceti medio bassi, tramite compressione dei salari e perdita progressiva di potere d’acquisto, al mondo del turbocapitalismo che vive di rendita finanziaria, vero responsabile della costruzione del castello di carta derivata iniziato a crollare nel 2007.<br />
Questi processi storici si sono riflessi in un processo di integrazione guidato, negli ultimi venti anni, quasi esclusivamente dagli interessi economici e finanziari, che vedevano in un mercato unico e in un’unica valuta un’imperdibile occasione di profitto, prima ancora che di sviluppo. Il trattato di Maastricht ha sugellato la nascita di un percorso fatto di vincoli di bilancio agli stati nazionali accompagnati da una dottrina monetaria europea di derivazione tedesca che vedeva nel controllo dell’inflazione l’unico obiettivo della politica economica europea, che si andava di fatto progressivamente a sostituire a quelle nazionali. Non è un caso che in queste condizioni tutti o quasi i paesi dell’Eurozona abbiano sensibilmente ridotto i proprio tassi di crescita perdendo posizioni relative rispetto al resto del mondo.<br />
Accanto a questo processo di integrazione economica è per di più mancato un altrettanto ambizioso percorso di integrazione politica. Il governo economico dell’Eurozona è, a un decennio di distanza dalla nascita dell’Euro, tuttora un miraggio, sostituito da poco comunitari vertici intergovernativi, perfino a due o tre paesi. In termini di istituzioni democratiche, siamo tuttora fermi al Parlamento Europeo, attore sostanzialmente inerte perfino in questo drammatico momento.<br />
La crisi attuale è figlia di questi errori storici e può avere conseguenze devastanti sul futuro della stessa Unione Europea. Di fronte al pericolo di frantumazione dell’Euro troverebbero gioco facile tutti i meccanismi della reazione conservatrice che, facendo leva sulla necessità di ragionare in termini di interessi nazionali, accompagnerebbero alla inevitabile recessione un contorno di guerriglia strisciante tra i paesi dell’Unione. Già si intravede il ritorno dei nazionalismi, dei fascismi, dei movimenti populisti xenofobi e perfino di una sinistra nazional statalista di risulta, che troveranno argomenti e fiato di fronte alla deflagrazione provocata dal crollo della moneta unica.<br />
<strong>Un&#8217;altra Europa è possibile</strong><br />
Gli errori commessi nel percorso di costruzione europea hanno segnato storicamente un percorso altrimenti senza precedenti nella storia. 60 anni di pace, di progresso, di sviluppo economico e avanzamento sociale sono certamente sotto gli occhi di tutti ed in particolare di quelli dei militanti dei movimenti politici progressisti e socialisti. L’idea stessa di un economia sociale di mercato, prodotto più avanzato del “compromesso socialdemocratico” che accompagna alle libertà economiche un forte sistema di welfare a sostegno della classi svantaggiate, rappresenta la punta più avanzata di organizzazione sociale mai creata nella storia, e rischia ora di scomparire sotto l’attacco coordinato di un’offensiva speculativa al debito e una offensiva ideologica all’idea stessa di welfare, condannato come tutta la spesa pubblica vista a prescindere dal suo scopo sociale.<br />
<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/UE-bandiera.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5143" title="UE-bandiera" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/UE-bandiera.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tornare indietro nel processo di integrazione sarebbe contrario ai nostri interessi, desideri e perfino alla ovvia e necessaria direzione del mondo verso un’integrazione sempre maggiore di popoli e istituzioni. La dissoluzione dell’unità politica Europea costituirebbe l’inizio di un processo generale di instabilità politica ed economica che non potrà che avere ripercussioni sostanziali sulla stabilità degli equilibri mondiali, tuttora alla ricerca di un nuovo ordine dopo la fine del mondo unipolare dominato dalla superpotenza americana.<br />
Correggere la rotta è necessario, urgente, imprescindibile.<br />
E’ di fondamentale importanza aggredire prioritariamente quella che è La questione di fondo che inficia la legittimità di tutti i progetti politici in atto: la questione democratica.<br />
A fronte di un processo di globalizzazione che ha di fatto esautorato dalle decisioni che contano i vertici degli stati nazionali che soli sono frutto di una legittimazione democratica, è compito assolutamente ineludibile quello di dotare l’Europa di istituzioni democratiche in grado di operare scelte e politiche nell’interesse e per conto dei cittadini europei.<br />
Occorre procedere senza indugio verso un cammino di integrazione politica, a livello di stati, partiti, associazioni. Un percorso federalista rispettoso dell’individualità delle parti costituenti e attento agli equilibri culturali e politici, oltre che economici.<br />
Senza affrontare la questione democratica non è possibile correggere l’impostazione economicista che ha viziato fin qui il processo di integrazione europeo. Soltanto un governo europeo legittimato dal voto popolare può essere il naturale esecutore delle esigenze di progresso, non solo economico, che attengono al popolo europeo tutto.<br />
L’ampiezza della sfida è, di fronte alla portata degli eventi in atto, assolutamente proibitiva.<br />
E’ dunque prioritario lanciare un messaggio di speranza, di coraggio, di sfida. E’ necessario un segnale politico che dica ad alta voce che di fronte al fallimento dell’Europa delle banche, dei bilanci, del rigore, e delle politiche finanziarie come orizzonte politico, noi rilanciamo la necessità del sogno europeo, di un comune destino dei popoli dell’Unione.<br />
<strong>Appello per una mobilitazione immediata</strong><br />
Per questo auspichiamo che Sinistra Ecologia e Libertà si faccia urgentemente promotrice di una manifestazione per un nuovo europeismo, che riprenda il filo spezzato del progetto federalista proprio del patrimonio della cultura socialista e progressista. Una giornata di mobilitazione per ricostruire l’Europa attorno a dei pilastri politici e sociali all’altezza della sfida, a partire dai valori internazionalisti,di pace, libertà, giustizia sociale e democrazia.<br />
Una giornata in cui chiamare a raccolta le moltitudini di cittadini che, oggi come 60 anni fa, hanno trovato nell’Europa la risposta alle loro aspirazioni professionali, di studio, di libertà, cosi come dei giovani che si sono formati nei progetti Erasmus e hanno scoperto il mondo con un interrail, che trovano lavoro e si trasferiscono in altre città d’Europa sentendosi comunque a casa.<br />
Una manifestazione che ponga le basi per una campagna in cui riunire sotto la bandiera di un europeismo di alternativa radicale tutti i movimenti politici internazionalisti, siano essi partiti socialisti o socialdemocratici, verdi, o appartenenti al variegato mondo del fronte anticapitalista. <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/PSE.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5144" title="PSE" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/PSE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un’occasione concreta per creare le basi di una nuova unità dei movimenti politici della sinistra, nel segno di un nuovo corso di politica economica, e della centralità della questione democratica.<br />
Il sociologo polacco Zygmunt Bauman circa un anno fa, diceva:<br />
“Il potere (che è capacità di realizzare le cose) e la politica (che è capacità di decidere quali cose necessitano di essere fatte) ora sono separati. Il potere è stato globalizzato, la politica è rimasta localizzata. O legata a personaggi. Queste due entità devono essere riunite in un livello sovrastatale. Questa sfida probabilmente consumerà la parte migliore della presente generazione. Ma è un obiettivo a cui dobbiamo per forza mirare.” 1<br />
60 anni prima di lui, in una piccola isoletta al largo delle coste del Lazio, dove erano stati confinati dal fascismo, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, terminavano il loro Manifesto di Ventotene con queste parole, che sono la migliore conclusione del presente appello:<br />
“Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.<br />
La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.”<br />
Note:<br />
1 lectio magistralis tenuta all’Università la Sapienza tenuta a Roma, Dicembre 2010</p>
<p>2 &#8220;<a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/labouratorio-di-futuro-il-manifesto-di-ventotene/">Per un&#8217;Europa libera e unita. Progetto d&#8217;un manifesto</a>&#8220;, Agosto 1943<br />
<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/manifesto-ventotene.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5145" title="manifesto ventotene" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/manifesto-ventotene-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
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		<title>[La fine...dell&#039;editing] Grande Show Stile Europeo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 01:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il buon Francesco Calvano manda da tempo i suoi brillanti pezzi alla mail della Redazione Labouratorio. La nostra segretaria però, è da tempo fuggita con la cassa, e alle mail è rimasto solo l&#8217;antispam a rispondere. In parole povere, tanto l&#8217;abbiamo ignorato prima, a torto, che ora lo pubblichiamo a scatola chiusa, senza nemmeno leggerlo. Per… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-dellediting-grande-show-stile-europeo/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il buon Francesco Calvano manda da tempo i suoi brillanti pezzi alla mail della Redazione Labouratorio. La nostra segretaria però, è da tempo fuggita con la cassa, e alle mail è rimasto solo l&#8217;antispam a rispondere. In parole povere, tanto l&#8217;abbiamo ignorato prima, a torto, che ora lo pubblichiamo a scatola chiusa, senza nemmeno leggerlo. Per cui, se volete lamentarvi, andate sul suo interessante <a href="http://www.studiofrancescocalvano.com/blog/">blog </a>e diteglielo di persona&#8230;</strong></p>
<h1><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Gli ultimi avvenimenti messi in atto sul palcoscenico internazionale da Berlusconi con la compartecipazione dei leaders europei, se  non fossero altamente drammatici, fino al punto da diventare un’autentica tragedia per noi tutti italiani, nessuno escluso, sarebbe un momento  felice per ridere a crepapelle o, come si usa dire in modo piu’ volgare, ci sarebbe da pisciarsi sotto dalle risate.</span></h1>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/11/calvano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5036" title="calvano" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/11/calvano.jpg" alt="" width="600" height="118" /></a></p>
<p>Il Soviet europeo aveva concesso tre, diconsi tre, giorni all’Italia per integrare le misure adottate in precedenza con integrazioni precise, concrete, temporalizzate non solo e non tanto in materia di tagli alle pensioni, che Bossi giustamente (una volta tanto capita anche questo) ha respinto al mittente, sdegnato, quanto soprattutto rivolte alla crescita, non per creare occupazione,ma allo scopo di riequilibrare i conti  del debito pubblico in modo da pagare e rimborsare i titoli di stato italiani giacenti nelle casseforti delle banche francesi e tedesche. Se l’Italia non migliora la voragine del debito pubblico, allora finirà che i governi d’oltralpe dovranno pensare a sostenere le loro Banche ad evitare che il  default dell’Italia trascini nella  rovinosa caduta l’intera Europa. Quindi, oltre ai tagli forsennati operati in tutte le direzioni e in tutti i settori, come gli Enti Locali e tutti gli altri enti deficitari che non disponendo piu’ di un €uro per comprare la benzina alle forze armate, avrebbero, a questo punto bisogno impellente di iniezioni di liquidità, anche per evitare che l’Unesco debba venire personalmente a fare manutenzione ordinaria agli scavi di Pompei.<br />
Comunque, il dato rilevante è il seguente: il Debito Pubblico creatosi nel secolo scorso, è rimasto sotto il 100% del Pil fino agli anni ’90. Dal 92 al 2011 sono state fatte una trentina di manovre di lacrime e sangue, il cui  risultato è : rapporto debito/Pil 120%. Quale mente malata può pensare che con ulteriori tagli (a chi e dove????) si possa risanare il Debito? Ma la crescita, con tale sistema di tagli insensati, come si potrà realizzare? Il Premier ha consegnato il suo pro-memoria di  fantasiose promesse, aggiornando il primo testamento fatto nel salotto di Vespa,mai attuato, e tra le tante chicche ha promesso anche che concederà libertà di licenziare i dipendenti. Ma se l’Italia somiglia sempre piu’ ad un cimitero di aziende che furono, dove ca..o saranno questi dipendenti da licenziare? E, ammesso che qualche sparuta minoranza superstite esista ancora, come si può creare sviluppo, crescita, progresso, facendo sparire l’elemento fondamentale, portante di quei processi?? Senza lavoro e distribuzione di salari, c’è solo morte e desolazione.<br />
Quanto sto per dire non coincide con le mie convinzioni, perché penso che è l’intero impianto del produrre in modo capitalistico che vada rovesciato, ma è indubbio che  la crisi è tragica e che la prima grande crisi della storia fu superata quando gli USA vararono il New Deal, finanziando a piene mani opere, aziende, lavoro etc etc., creando occupazione, misure nel welfare e redistribuzione della ricchezza. Poiché non esistono prove di processi contrari, dovrebbe valere quella legge, poichè in economia esistono solo processi empirici. In una crisi così drammatica, dove non ci sono piu’ i soldi per comprare il pane, al nostro Premier e al suo ciarpame non è mai venuta in mente l’idea di prelevare qualche briciola ai superricchi, probabilmente ha paura che il primo dei contribuenti sarebbe lui.<br />
E allora gioca a fare il comico sul proscenio europeo. L’Europa chiede crescita e lui promette tagli e licenziamenti. Ha ragione quel comico comparso qualche sera fa a Linea Notte , quando ha affermato : è la prima volta che un comico si incazza quando i suoi spettatori ridono!</p>
<p><strong>Francesco Calvano, un compagno che ne sa molte.</strong></p>
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		<title>[Labouratorio 64] Il grande Bluff</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 21:14:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma quali lacrime e sangue, ma quale cinghia da stringere, ma quali tagli orizzontali verticali o obliqui. Supercazzole in libertà, ecco di cosa si trattava. C&#8217;aveva già provato a Luglio Tremonti (sempre promosso all&#8217;orale, quanto perennemente bocciato allo scritto e perfettamente incorniciato in questo libro), a fare una finta manovra di rigore, con tutti i tagli… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/labouratorio-64-il-grande-bluff/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/tvemonti-copy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4932" title="tvemonti copy" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/tvemonti-copy.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>Ma quali lacrime e sangue, ma quale cinghia da stringere, ma quali tagli orizzontali verticali o obliqui. Supercazzole in libertà, ecco di cosa si trattava.</p>
<p>C&#8217;aveva già provato a Luglio Tremonti (sempre promosso all&#8217;orale, quanto perennemente bocciato allo scritto <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/grande-bluff-caso-tremonti-vita/libro/9788889533444">e perfettamente incorniciato in questo libro</a>), a fare una finta manovra di rigore, con tutti i tagli però rimandati a data da destinarsi, quando magari la tempesta finanziaria si sarebbe acquietata, e chissà, con nuove elezioni alle porte senza un governo da additare ad affamatore del popolo.</p>
<p>I mercati e la speculazione internazionale non hanno però l&#8217;anello al naso, e se hanno dimostrato a più riprese di ritenere del tutto insufficiente una politica di rigore non accompagnata da adeguati strumenti volti a fare ripartire la crescita, sicuramente ancor meno si possono fare convincere da una finta politica di rigore, sempre però rigorosamente priva di idee per fare ripartire l&#8217;economia.</p>
<p>Così ad agosto i grandi fondi finanziari americani e alcune scellerate banche tedesche hanno ripreso a soffiare sulla crisi del debito vendendo titoli di stato italiani, gonfiando a livelli record i rendimenti (e con essi l&#8217;interesse sul debito e il famigerato spread) e costringendo la BCE a un massiccio acquisto di titoli italiani e spagnoli per riportarli a livelli sostenibili.</p>
<p>La politica della BCE, di fatto nelle mani dell&#8217;asse di autodistruzione europea che viaggia sulla direttrice Parigi-Berlino, è però quella della bella stronza, <a href="http://ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/407051/">che te la fa annusare (comprando poco e per poco tempo i tuoi titoli di stato) senza dartela mai (decidendosi una volta per tutte a garantire tutto il debito emesso in Euro)</a>, chiedendoti però in cambio sacrifici sempre maggiori.</p>
<p>Ed è così che in sfregio a qualunque concetto di indipendenza e sovranità ci ha mandato la sua letterina con i compiti per casa, che erano sostanzialmente tagli alla spesa fino al raggiungimento del Santo Graal dell&#8217;Europa contemporanea, il mitico Pareggio di Bilanco. Sia ben chiaro, senza garantire alcun impegno di lungo termine in cambio dei compiti che vengono richiesti.</p>
<p>Il tutto ha costretto il governo a una repentina quanto ridicola marcia indietro nel bel mezzo della canicola agostana, per rimettere mano hic et nunc al disastrato bilancio del paese.  E dopo un diluvio di ipotesi, e una bozza di manovra uscita dal Consiglio dei Ministri già sconfessata dai coraggiosi partecipanti al prestigioso consesso, e che pure conteneva alcune norme di buonsenso, quali il contributo di solidarietà ai redditi medio alti, ecco che dopo un paio di settimane il diluvio di critiche ha sotterrato ogni parvenza di mannaia al provvedimento che presumibilmente il governo presenterà in parlamento. Nessun contributo di solidarietà, nessuna patrimoniale, nessun aumento dell&#8217;IVA, nessun taglio delle province (vengono tolte, se tutto va bene in 6 mesi circa, dalla Costituzione, non dalle voci di spesa), neppure una discutibile riforma delle pensioni degna di questo nome. Rimangono soltanto, seppur ridotti, i tagli agli enti locali, che sono la principale voce di taglio della manovra, a testimonianza del coraggio di chi la propone. Il poco che si gratta, oltre che dai comuni, viene ovviamente espropriato ai soliti noti, piccoli imprenditori e consumatori. Il grande Bluff di un governo imbelle ed incapace è servito alla speculazione.<a href="http://www.zerohedge.com/news/italy-trims-austerity-plans-removes-tax-hike-proposal-high-earners-pursue-tax-cheats-instead"> Che già si lecca le mani, ironizzando sulle due settimane di austerità all&#8217;italiana.</a> Non è chiaro quanto ci metteranno a scoprirlo ai piani alti dell&#8217;Europa che conta e quali saranno le loro reazioni.</p>
<p>Ma parlare del governo è sparare sulla croce rossa. La verità che Labouratorio ripete da mesi è che nessuno in Europa sembra avere le palle e la testa per affrontare la portata della crisi in atto. Che è una crisi in primo luogo politica, che nasce dall&#8217;assenza di governo delle istituzioni economiche e monetarie europee. E a cui occorre dare una risposta politica a partire da due architravi.</p>
<p>I) Una politica economica che accompagni la lotta di tagli agli sprechi e all’evasione a un percorso di investimenti per la crescita, tanto a livello nazionale quanto soprattutto a livello europeo. Senza crescita nessun taglio servirà a fermare la speculazione!</p>
<p>II) Una dura lotta politica a livello comunitario per modificare sostanzialmente ruoli e compiti della Banca Centrale Europea, partendo dall&#8217;assunto che, così com&#8217;è, l’Unione è destinata a un rapido collasso.</p>
<p>Ora, soprattutto su questo secondo punto, non si sono sentite parole e idee chiare da parte dell&#8217;opposizione di sinistra. Il Pd, intento nel difficile compito di difendere e attaccare contemporaneamente il sacrosanto ma purtroppo inutile sciopero della CGIL, non si distingue certo per vocazione europeista e originalità di pensiero.</p>
<p>Così van le cose nel bel paese, nella bella Europa, nel bell&#8217;Occidente. Dove si gioca al gioco delle tre carte, dove si punta tutto sul Grande Bluff.</p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/ilgrandebluff.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4910" title="ilgrandebluff" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/ilgrandebluff.jpg" alt="" width="500" height="361" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO n.64</strong></p>
<ul>
<li><a title="[Labouratorio 64] Il grande Bluff" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/labouratorio-64-il-grande-bluff/">[Labouratorio 64] Il grande Bluff</a></li>
<li><a title="[Intervista a Luca Fantacci] “E se all’euro affiancassimo le monete locali?”" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/intervista-a-luca-fantacci-%e2%80%9ce-se-all%e2%80%99euro-affiancassimo-le-monete-locali%e2%80%9d/">[Intervista a Luca Fantacci] “E se all’euro affiancassimo le monete locali?”</a></li>
<li><a title="[Cose da non fare] Morire per il Debito" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/cose-da-non-fare-morire-per-il-debito/">[Cose da non fare] Morire per il Debito</a></li>
<li><a title="[Islam] La parte integrante dell’Europa" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/islam-la-parte-integrante-delleuropa/">[Islam] La parte integrante dell’Europa</a></li>
<li><a title="[Alienamenti] Di Breivik o delle colpe della nuova destra" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/alienamenti-di-breivik-o-delle-colpe-della-nuova-destra/">[Alienamenti] Di Breivik o delle colpe della nuova destra</a></li>
<li><a title="[Regole d'oro] Troppi crauti fanno male" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/regole-doro-troppi-crauti-fanno-male/">[Regole d'oro] Troppi crauti fanno male</a></li>
<li><a title="[Il Grande Bluff] Dacci oggi la nostra manovra quotidiana…" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/il-grande-bluff-dacci-oggi-la-nostra-manovra-quotidiana%e2%80%a6/">[Il Grande Bluff] Dacci oggi la nostra manovra quotidiana…</a></li>
<li><a title="[Labouratorio espanol] Quando “l’editto bulgaro” è Made in Spain." href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/labouratorio-espanol-quando-leditto-bulgaro-e-made-in-spain/">[Labouratorio espanol] Quando “l’editto bulgaro” è Made in Spain.</a></li>
<li><a title="[E poi c'è sempre il Colosseo] Non serve venderlo, basta metterlo a bilancio!" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/e-poi-ce-sempre-il-colosseo-non-serve-venderlo-basta-metterlo-a-bilancio/">[E poi c'è sempre il Colosseo] Non serve venderlo, basta metterlo a bilancio!</a></li>
<li><a title="[Mondoperaio in Labouratorio] “Turbanti, stellette e democrazia” Intervista a Gianni De Michelis" href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/mondoperaio-in-labouratorio-turbanti-stellette-e-democrazia-intervista-a-gianni-de-michelis/">[Mondoperaio in Labouratorio] “Turbanti, stellette e democrazia” Intervista a Gianni De Michelis</a></li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong><br />
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		<title>[Cose da non fare] Morire per il Debito</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 21:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione...]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[daniele scalea]]></category>
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		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
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		<description><![CDATA[I nostri osservatori alla ricerca di talenti sudamericani hanno pescato questo ottimo pezzo di Daniele Scalea, questo ragazzo di 26 anni a cui, più che augurare un radioso futuro,  viene voglia di celebrarne il glorioso passato. Voi leggetelo e se vi piace, fate Like qui. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il socialista francese Marcel Deat… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/cose-da-non-fare-morire-per-il-debito/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I nostri osservatori alla ricerca di talenti sudamericani hanno pescato questo ottimo pezzo di Daniele Scalea, questo ragazzo di 26 anni a cui, più che augurare un radioso futuro,  viene voglia di celebrarne il glorioso passato. Voi leggetelo e se vi piace, fate Like <a href="http://www.facebook.com/pages/Morire-per-il-debito/256340084396118">qui</a>.</strong></p>
<p><em>Alla  vigilia della Seconda Guerra Mondiale, il socialista francese Marcel  Deat si chiedeva se valesse la pena “morire per Danzica”. Parafrasando  le sue parole, oggi gl’Italiani dovrebbero domandarsi se valga la pena  “morire per il debito”. Perché la sorte che si profila per il nostro  paese è tutt’altro che rosea. A meno di prendere scelte coraggiose che  possono cambiare il corso della nostra storia…</em></p>
<p>Il  recente attacco speculativo allo Stato ed alle banche italiane ha  portato, per riprendere la formulazione ripetuta da molti commentatori,  ad un <em>commissariamento</em> del nostro paese da parte di potentati esteri. La Banca Centrale Europea (BCE), <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/08/06/news/bce_crisi_cavaliere-20092726/" target="_blank">d’accordo con USA, Francia e Germania</a>, ha cominciato ad acquistare titoli di debito pubblico italiano sul mercato, ma chiedendo in cambio pesanti contropartite.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/moriredebito.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4883" title="moriredebito" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/moriredebito.jpg" alt="" width="180" height="243" /></a></p>
<p>La  “politica di risanamento” che la BCE pretende dall’Italia nasconde dei  palesi secondi fini, e non potrebbe essere altrimenti vista la regia –  neppure tanto occulta – di potenze estere nella vicenda. L’ormai famosa <a href="http://www.corriere.it/economia/11_agosto_08/lettera-trichet_238bf868-c17e-11e0-9d6c-129de315fa51.shtml#.Tj-4r6detR4.facebook" target="_blank">lettera di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi</a> a Berlusconi è rivelatrice in tal senso. Il duo rappresentante della  BCE avrebbe infatti indicato come misura prioritaria la privatizzazione  del patrimonio pubblico italiano.</p>
<p>Ora,  non esiste un singolo esempio storico in cui le privatizzazioni abbiano  portato ad una significativa riduzione del debito d’uno Stato. Il caso  italiano dei primi anni ’90 è significativo. Allora lo Stato procedette,  tra le altre cose, alla dismissione di una mega-corporazione  industriale-finanziaria, l’IRI: la settima maggiore società al mondo per  fatturato, che a lungo era stata la più grande azienda al di fuori  degli USA. Ebbene, <a href="http://www.conflittiestrategie.it/2011/08/04/il-sacco-d%E2%80%99italia-%E2%80%93-giacomo-gabellini/" target="_blank">l’erario incassò in totale 198.000 miliardi di lire, pari ad appena l’8% del debito pubblico (2.500.000 miliardi di lire)</a>. Se sollievo vi fu, fu di breve durata, perché oggi il debito pubblico italiano è di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/13/Debito_pubblico_record_Sfonda_quota_co_8_110813031.shtml">oltre 1.900 miliardi di euro</a>, ossia quasi 3.700.000 miliardi di vecchie lire.</p>
<p>Mario  Draghi dovrebbe conoscere bene questo caso, dal momento che all’epoca  delle privatizzazioni degli anni ’90 era direttore generale del Tesoro e  partecipò alla tristemente nota riunione sul panfilo “Britannia” di Sua  Maestà la Regina d’Inghilterra. Dovrebbe ricordarsi anche di come le  privatizzazioni (che già erano cominciate negli anni ’80) abbiano  portato, alfine, al declino industriale dell’Italia. Infatti, cosa  rimane oggi di quell’Italia in cui la <em>Olivetti </em>produceva calcolatori elettronici (oggi noti come <em>computer</em>, proprio perché noi uscimmo anzitempo dal settore lasciandolo in mano agli anglosassoni) o in cui la <em>Montedison</em> era all’avanguardia nella sperimentazione degli organismi geneticamente  modificati? Queste amare considerazioni potrebbero spingerci a farne  d’ancora più aspre circa la scelta del governo Berlusconi di barattare  con Sarkozy la Libia e la <em>Parmalat</em> pur d’avere il via libera francese alla nomina di Draghi a prossimo presidente della BCE: <a href="http://www.eurasia-rivista.org/%C2%ABberlusconi-rientrato-nel-solco-della-tradizione-diplomatica-italiana%C2%BB-d-scalea-allirib/9284/">in tempi non sospetti notevamo che l’ex dirigente di </a><a href="http://www.eurasia-rivista.org/%C2%ABberlusconi-rientrato-nel-solco-della-tradizione-diplomatica-italiana%C2%BB-d-scalea-allirib/9284/"><em>Goldman Sachs</em></a><a href="http://www.eurasia-rivista.org/%C2%ABberlusconi-rientrato-nel-solco-della-tradizione-diplomatica-italiana%C2%BB-d-scalea-allirib/9284/"> appare più vicino alla finanza anglosassone che al sistema economico italiano</a>.</p>
<p>Ma  se le privatizzazioni sono inefficaci, perché Trichet e Draghi, ma  anche le cosiddette “parti sociali” italiane (Confindustria e  sindacati), pongono l’enfasi su di esse? Probabilmente perché rimangono  oggi alcuni bocconi ghiotti, aziende solide ed in attivo come ENI, <em>Finmeccanica</em> e <em>Poste Italiane</em>.  Aziende che sono però strategiche per lo Stato italiano, perché  operative, rispettivamente, in settori come l’approvvigionamento  energetico, la produzione d’armamenti, la banca e le comunicazioni.</p>
<p>Al di là della preoccupante prospettiva di perdere il controllo d’industrie strategiche, lasciando in futuro settori <em>vitali</em> dell’economia e della potenza italiana in mano altrui, la “politica di  risanamento” impone altri pesanti oneri e sacrifici alla società: la  finanziaria recentemente annunciata dal Governo ne è un chiaro esempio.</p>
<p>La  logica, ancora una volta, è quella di spostare la ricchezza dai  produttori agli speculatori, ossia dai cittadini lavoratori ed  imprenditori alle banche ed ai giocatori di borsa, dal profitto e dai  salari alla rendita. È la stessa logica insita nel <em>quantitative easing</em> perseguito negli USA, ma risponde ad una tendenza di più lungo periodo,  quella della finanziarizzazione dell’economia occidentale, in cui per  l’appunto la rendita e la speculazione hanno preso il sopravvento  sull’economia reale e produttiva. Il professore Steve Keen, economista  australiano, ha parlato del <a href="http://www.washingtonsblog.com/2011/07/big-banks-are-waging-warfare-against.html" target="_blank">«più grande trasferimento di ricchezza della storia»</a>. L’economista statunitense Dean Baker ha scritto di una <a href="http://www.washingtonsblog.com/2009/02/leading-economist-says-true-purpose-of.html" target="_blank">«</a><a href="http://www.washingtonsblog.com/2009/02/leading-economist-says-true-purpose-of.html" target="_blank">massiccia redistribuzione del reddito agli azionisti ed agli alti dirigenti delle banche</a><a href="http://www.washingtonsblog.com/2009/02/leading-economist-says-true-purpose-of.html" target="_blank">»</a>. Gli economisti Hossein Askari e Noureddine Krichene hanno affermato che <a href="http://books.google.com/books?id=YZXWUc0QP5YC&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it#v=onepage&amp;q&amp;f=false">«</a><a href="http://books.google.com/books?id=YZXWUc0QP5YC&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it#v=onepage&amp;q&amp;f=false">il potere d’acquisto è sottratto a lavoratori, pensionati e correntisti e donato a debitori e speculatori</a><a href="http://books.google.com/books?id=YZXWUc0QP5YC&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it#v=onepage&amp;q&amp;f=false">»</a>.</p>
<p>Non  si tratta solo d’un problema di equità o iniquità, ma anche di  efficienza e pragmatica. Gli stessi padri del liberismo, gli economisti  politici classici dell’Inghilterra sette-ottocentesca, sottolineavano il  ruolo negativo giocato dalla rendita nella crescita economica.  Politiche che favoriscono la rendita sul profitto e sul salario, la  speculazione sulle attività produttive, sono del resto cominciate ben  prima della crisi del 2008, in parallelo con la finanziarizzazione (e  deindustrializzazione) dell’economia occidentale.</p>
<p>Misure di “risanamento” che, per salvare speculatori e <em>rentier</em>,  colpiscono i produttori, finiscono col dilapidare il capitale umano  della nazione. Pensiamo ai tagli al sociale: un cittadino meno istruito e  meno sano apporta minore beneficio alla nazione. Inoltre, il pericoloso  sommarsi di riduzione dei servizi ed aumento della pressione fiscale  genera malcontento, ed i recenti esempi dei paesi arabi,  dell’Inghilterra e della Francia dovrebbero far suonare un campanello  d’allarme. L’inasprirsi del conflitto sociale e l’esplodere di tumulti  raramente è una buona notizia per un paese, quasi mai lo è per la sua  economia.</p>
<p>Inoltre,  la diminuzione della spesa pubblica può incidere negativamente, oltre  che sui servizi, anche sugl’investimenti produttivi, come la costruzione  di nuove infrastrutture. Non si vuol qui negare l’opportunità di  ridurre la spesa pubblica, ma si contesta che, lungi dal puntare agli  sprechi, si opti per tagli salomonici, e che le ristrettezze di bilancio  siano dettate e commisurate agl’interessi da pagare ai <em>rentier</em>.</p>
<p>Il  rischio è che, se tra qualche decennio l’Italia avrà interamente pagato  il suo debito, l’avrà però fatto a costo dell’immobilismo e della  stagnazione, ritrovandosi così retrocessa nel “secondo mondo”, o  addirittura più indietro.</p>
<p>Alternative possibili ci sono, benché se ne parli di rado. <a href="http://www.eurasia-rivista.org/e-se-non-pagassimo-il-debito/10644/" target="_blank">Salvatore Cannavò è uno dei pochi giornalisti ad averne proposta una</a>:  ricorrere alla tesi del “debito illegittimo” dell’economista francese  François Chesnais per disconoscere o rinegoziare una parte del debito,  come fatto dall’Ecuador nel 2007. Nel 2005 l’Argentina fece di più,  ristrutturando per intero il proprio debito: ossia rinegoziando  gl’importi e gl’interessi coi creditori, di fronte all’oggettiva  impossibilità di ripagarlo per intero. Si tratta di provvedimenti più  moderati del puro e semplice “<em>default</em> sovrano” (ossia la bancarotta e la cancellazione <em>tout court</em> del debito), ma non meno efficaci.</p>
<p>Ristrutturare  il debito non ha avuto che effetti benefici sui paesi che l’hanno  fatto. L’Ecuador nel 2008 fece segnare una crescita record del PIL per  il paese, pari al 6,5%, ed anche dopo il duro colpo della crisi mondiale  oggi cresce d’oltre il 3% l’anno. Dal 2006 ad oggi il PIL pro capite  del paese è cresciuto d’oltre il 70%, e la popolazione sotto la soglia  di povertà è diminuita di quasi il 15%. In Argentina la crescita del PIL  post-ristrutturazione si è assestata attorno al 9% e, dopo il  rallentamento in coincidenza con la crisi mondiale, è tornata al 7,5%.  Il reddito pro capite dal 2004 ad oggi è cresciuto di quasi un quinto.  Dal 2004 al 2010 la popolazione sotto la soglia di povertà è passata dal  44,3% al 13,9%.</p>
<p>A  titolo di raffronto, dal 2004 in Italia il reddito pro capite è  aumentato solo del 10%, il PIL è cresciuto, quando è cresciuto, di poco  più dell’1% all’anno. Nella Grecia catturata dalla spirale debitoria un  quinto della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il reddito pro  capite è in calo dal 2007, il PIL è sceso del 2% nel 2009 e del 4,5%  nel 2010.</p>
<p>Alla  luce di questi dati, non resta che da domandarsi: chi vuole imitare  l’Italia? La Grecia e le sue ferali prestazioni economiche, oppure  l’Argentina che, sgravatasi dal peso del debito pubblico, sta crescendo a  ritmi “cinesi”?</p>
<p><strong>a Daniele Scalea avevamo chiesto una &#8220;piccola presentazione&#8221;. Questa è la sintesi di quello che ci ha mandato <img src='http://www.labouratorio.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p><strong>sono nato a Cannobio (sul Lago Maggiore, nella &#8220;abolenda&#8221; provincia di  Verbania) il 7 marzo 1985. Mi sono laureato in Scienze storiche  all&#8217;Università degli Studi di Milano. Sono nella redazione della rivista  di studi geopolitici &#8220;Eurasia&#8221; fin dalla sua nascita, ossia  dall&#8217;autunno 2004. Nel 2010 dall&#8217;esperienza di &#8220;Eurasia&#8221; è  nato l&#8217;Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie  (IsAG), il cui scopo è diffondere lo studio della geopolitica, delle  relazioni internazionali e delle scienze strategiche, e sensibilizzare  l&#8217;opinione pubblica ed i dirigenti nazionali ai risultati di tale  studio. L&#8217;IsAG ha &#8220;Eurasia&#8221; come sua rivista ufficiale, cura altre  pubblicazioni cartacee, amministra un programma di stage per giovani  laureandi o neolaureati, organizza conferenze e seminari ad accesso  libero e gratuito in giro per l&#8217;Italia. Io servo nell&#8217;IsAG, di cui sono  uno dei soci fondatori, come segretario scientifico. Sono autore di:  &#8221;La sfida totale. Equilibri e strategie nel  grande gioco delle potenze mondiale&#8221; (Fuoco, Roma 2010), un quadro  generale dell&#8217;attuale situazione geopolitica, e &#8211; assieme a Pietro Longo  &#8211; &#8220;Capire le rivolte arabe. Alle origini del fenomeno rivoluzionario&#8221;  (Avatar/IsAG, Dublin-Roma 2011). </strong></p>
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		<title>[Alienamenti] Di Breivik o delle colpe della nuova destra</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 21:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla periferia dell'Impero]]></category>
		<category><![CDATA[Liberatorio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
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		<category><![CDATA[Enrico Peroni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Enrico Peroni, new entry su Labouratorio, riprende il tema dell&#8217;eccidio norvegese inaugurato la scorsa settimana da questo bellissimo pezzo di Tommaso Gazzolo. Sarà mica il caso di leggerli entrambi? Chi diffonde paure inesistenti è colpevole: di procurato allarme, di rischi per la società e per i singoli individui. Se chi diffonde queste paure lo fa per… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/alienamenti-di-breivik-o-delle-colpe-della-nuova-destra/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Enrico Peroni, new entry su Labouratorio, riprende il tema dell&#8217;eccidio norvegese inaugurato la scorsa settimana da <a href="http://www.labouratorio.it/2011/07/28/alienamenti-di-breivik-o-della-prospettiva-dallalto/">questo bellissimo pezzo di Tommaso Gazzolo</a>. Sarà mica il caso di leggerli entrambi?</strong></em></p>
<p>Chi diffonde paure inesistenti è colpevole: di procurato allarme, di  rischi per la società e per i singoli individui. Se chi diffonde queste  paure lo fa per ottenerne un vantaggio elettorale, inoltre, è due volte  colpevole. Perché dicendo le bugie e prendendo voti si compie un furto.<br />
La  nuova destra populista radicale, capace di raggiungere brillanti  risultati elettorali accarezzando pregiudizi e stereotipi contro  immigrati e/o minoranze etniche, era quindi, fino al 22 di Luglio del  2011, colpevole di procurato allarme, di istigazione all’odio e di  furto. Da quel giorno è colpevole anche di essere stata la base  ideologica di un attentato terroristico che ha avuto come vittime la  classe dirigente giovane di uno dei partiti socialdemocratici e  riformisti migliori del mondo.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/Giornale-islam-300x182.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4857" title="Giornale-islam-300x182" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/Giornale-islam-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p>Vittime giovani. Giovani impegnati in  politica. Per una politica migliore. Migliore perché aperta al mondo,  capace di accogliere i principi e i valori dell’eguaglianza, della  giustizia, della solidarietà, dell’accoglienza del diverso.<br />
La nuova  destra radicale europea si è forgiata sui principi opposti. Odio e paura  sono le parole chiave della nuova destra. Odio contro il diverso per il  solo fatto di essere diverso. Odio contro chi vuole una società aperta.  Odio nei confronti del principio comune alle tradizioni socialista  riformista, liberale democratica e cattolica per il quale la persona ha  una propria intrinseca dignità e che l’individua abbia per sé una serie  di diritti civili, politici e sociali. E paura. Principalmente due  paure. Una concreta, dei ceti medio-bassi, di perdere alcuni diritti  sociali a favore di qualcuno che non si ritiene degno di averli perché  non è nato in un determinato luogo o non ha il colore della pelle, la  religione, gli usi o i costumi uguali a quelli locali. E una simbolica,  tipica di ogni ceto sociale, di perdere la propria identità. Etnica,  nazionale. Inventata o reale. La propria identità che, per assurdo, in  molti casi, è stata già persa quando nascono questi movimenti  identitari. Ne sono un esempio le Fiandre: quando il cattolicesimo che  teneva unita la società è stato indebolito dallo sviluppo economico e  soprattutto dalla secolarizzazione della società, si sono rafforzati i  movimenti indipendentisti. Spesso razzisti anche con gli immigrati  (Vlaams Belang), o per lo meno intolleranti con i valloni (quasi tutti  gli altri partiti delle “ricche” Fiandre).<br />
In breve le paure e i  pregiudizi sono stati usati per rafforzare l’ideologia dell’odio, che  sente l’Europa “invasa” dagli immigrati, indebolita nel suo vigore  etnico dalle politiche delle forze progressiste e di sinistra, umiliata  per via della perdita della propria purezza. A questo proposito valgono  due riflessioni ulteriori di carattere storico, una valida per  l’antichità, una per la storia contemporanea.<br />
La prima, necessaria, è  quella relativa alla purezza e all’etnia (o alle etnie) europea  (europee). L’Europa è stata e sempre sarà un crogiuolo di popoli:  linguisticamente si vede, dal punto di vista biologico non ne parliamo.  Le pianure russe ad est sono una porta d’accesso all’Europa così  semplice da rendere impossibile nella Storia la creazione di uno spazio  etnico chiuso nel nostro continente.. Inoltre, la grandissima facilità  di spostamento per via dei climi temperati, ha prodotto sempre  migrazioni e commerci intraeuropei impossibili in continenti disposti  nord-sud come America e Africa. Riassumendo, la forza dell’Europa antica  e la sua superiorità tecnologica si devono alla mescolanza etnica e  alla disposizione geografica del continente. Di purezza, nessuna.<br />
La  seconda è quella relativa alla situazione degli Stati europei  all’indomani delle due guerre mondiali. Nel 1946 una eredità il Nazismo  l’aveva lasciata. Gli Stati europei erano tutti – ripeto, tutti –  diventati omogenei dal punto di vista linguistico-culturale. Le  costruzioni nazionali dell’800 avevano creato nazionalismi che nel 900  hanno portato a Stati monoculturali. L’Italia, la Francia, la Spagna,  l’Austria, la Polonia (ecc) nel 1946 erano stati senza minoranze  etniche. Le migrazioni intraeuropee per portare ad una teorica  omogeneità culturale hanno prodotto un fatto assurdo. Nel 1946 essere  nazionalisti nella maggior parte dell’Europa significava avere le armi  spuntate: non c’erano piú minoranze etniche da usare. L’idea della  guerra era mal vista dopo che due generazioni erano state bruciate nei  campi di battaglia. Infine, il terzo motore possibile del razzismo, la  povertà, venne derubricato rapidamente grazie alle politiche del Piano  Marshall da un lato e al fallimentare ma stabilizzante sistema comunista  dall’altro.<br />
Queste due riflessioni sono utili per comprendere da una  parte il limite dell’ideologia neofascista, che non parla più di una  superiorità razziale ma che sostiene la superiorità dell’Europa su basi  economiche o sociali che non hanno senso alla luce della considerazioni  fatte. Dall’altra parte si può capire lo shock di vasti strati sociali  della popolazione europea cresciuti in un contesto di omogeneità  culturale profonda, quasi eccessiva. Fino al 1970-75 la gran parte della  Francia non conosceva la multiculturalità (fa eccezione Parigi), fino  al 1995 Spagna e Italia avevano tassi d’immigrazione risibili. Ad Est la  storia è un po’ diversa: si puó dire che la cappa comunista aveva  azzerato i problemi interetnici con la polizia militare.. Finito il  comunismo molti postcomunisti hanno riscoperto vecchi attriti  (Jugoslavia, Slovacchia-Ungheria) e soprattutto miti di grandi stati,  inventandosi umiliazioni storiche (La Grande Ungheria, la  Grande-Romania, la Grande Moravia).</p>
<p>Tutto questo fino ad oggi  aveva prodotto disastri nelle coscienze, nelle urne e nell’umiliazione  di diritti di minoranze ed immigrati. Il 22 di Luglio ha prodotto 2  attacchi terroristici. E’ forse ora che tutti in Europa cominciamo a  fare un muro contro questa nuova destra, uscendo dall’errore enorme di  considerarlo un attore con cui si puó dialogare. L’FPO di Strache o il  VB nelle Fiandre, il Front National in Francia e alcuni personaggi della  Lega Nord in Italia (e si puó ovviamente continuare) sono da  considerare come soggetti minanti la nostra società, il nostro modello  sociale, la nostra cultura, la nostra libertà, i nostri diritti. Non  solo per le politiche razziste che pongono in essere. Ma anche perché  con le loro parole di odio e paura aizzano gli squilibrati.<br />
E’ ora  che tutti, la sinistra riformista ma soprattutto la destra moderata  mettano una linea. Un argine. Una trincea. Chi non lo farà sarà  colpevole. Di procurato allarme, di istigazione all’odio, di furto di  voti. E di contribuire a costruire il clima da cui la violenza razzista  trae alimento.</p>
<p><strong>Enrico Peroni, scambiato per serbo in Serbia, per  tedesco in Germania, per svizzero in Spagna e per inglese a Roma, è  veneto da diverse generazioni e sogna l&#8217;Europa Unita fin dalla  fanciullezza. Fondatore di un&#8217;associazione ghei a 19 anni in una città  piccolo borghese del nordest, innamorato della Spagna e dei suoi  abitanti di sesso maschile, ad oggi Segretario di Partito della stessa  città di cui sopra.</strong></p>
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		<title>[Regole d&#039;oro] Troppi crauti fanno male</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 21:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Pugliese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se per George Bernard Shaw l&#8217;unica regola d&#8217;oro è che non esistono regole d&#8217;oro, Nicolas Sarkozy non è dello stesso avviso. La &#8216;regola d&#8217;oro&#8217; proposta è quella che la Germania ha già introdotto a livello costituzionale ed impegna al pareggio di bilancio il governo federale, ma non è ancora operativa. Sembra che la Francia voglia seguire… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/regole-doro-troppi-crauti-fanno-male/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se per George Bernard Shaw l&#8217;unica regola d&#8217;oro è che non esistono regole d&#8217;oro, Nicolas Sarkozy non è dello stesso avviso. La &#8216;regola d&#8217;oro&#8217; proposta è quella che la Germania ha già introdotto a livello costituzionale ed impegna al pareggio di bilancio il governo federale, ma non è ancora operativa. Sembra che la Francia voglia seguire l&#8217;esempio tedesco e non solo su questo punto.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/merkel-sarkozy.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4861" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/merkel-sarkozy.jpg" alt="" width="602" height="431" /></a><br />
L&#8217;urgenza ed il precipitare degli eventi hanno costretto, come sempre accade, le due più forti economie europee a serrare le fila in quell&#8217;asse franco-tedesco, già sperimentato per altre finalità politiche e talvolta esteso alla Polonia nel Triangolo Weimar, sogno erotico del ministro Westerwelle.<br />
Le ultime settimane hanno dimostrato che neppure il colosso tedesco è al sicuro dalla speculazione finanziaria. Per correre ai ripari Angela Merkel ha praticato una svolta europeista ma germanocentrica, commissariando la politica italiana e imponendo la sua linea all&#8217;Eliseo.<br />
La conferenza stampa con cui i due leaders hanno tentato di frenare la rovinosa caduta delle borse nazionali era costellata di proposte innovative ma tardive e interessate. Ciò che più colpisce è senz&#8217;altro la proposta di un governo economico dell&#8217;Eurozona, presieduto dal gettonatissimo Van Rompuy, per la sua attitudine all&#8217;asservimento. Ma proprio questa proposta pone il primo problema, grande quanto il debito pubblico italiano: per descriverlo si può usare una citazione dall&#8217;editoriale di Thomas Klau per East: &#8220;Eppure la verità è che basta un esame obbiettivo dei precedenti della Ue per ricevere un messaggio estremamente chiaro: le politiche europee sono state efficaci laddove sono state organizzate secondo un modello di integrazione, un modello che dispone un reale trasferimento di sovranità al livello europeo di policy-making. Le politiche sono state invece invariabilmente deboli laddove hanno poggiato su un sistema di cooperazione e di coordinamento, persino nei casi in cui il sistema prevedeva sanzioni.&#8221; Perciò la proposta Sarkozy-Merkel è destinata al fallimento nella prassi. Governi che devono allo stesso tempo fare gli interessi nazionali e comunitari? Quegli interessi quasi mai coincidono. Da qui si arriva a bomba al secondo problema, centrale in questa riflessione: come conciliare la necessità di maggiore potere per le istituzioni comunitarie senza rinunciare ad una parte della sovranità nazionale?<br />
La Corte costituzionale tedesca ha stabilito, dopo aver esaminato il Trattato di Lisbona, che il limite massimo di trasferimento di poteri dal livello nazionale a quello comunitario è stato raggiunto e oltre non si può andare. Questo problema si pone prepotentemente in altri stati a costituzione rigida e laddove c&#8217;è stata una revisione in senso nazionalista come l&#8217;Ungheria di Orban.<br />
La domanda che, anche noi europeisti, dobbiamo ora porci è: quale Europa politica vogliamo costruire? Daniele Capezzone qualche anno fa scrisse &#8216;Un fantasma si aggira per l&#8217;Europa: l&#8217;Europa&#8217;. Ma di fantasmi, a ben vedere dagli ultimi eventi, ne compaiono più d&#8217;uno.<br />
Quando Rossi, Spinelli e Colorni elaborarono il Manifesto a Ventotene, che idea di Europa unita avevano in mente? La questione del nazionalismo ci arresta come un macigno, perché per compiere il passo più lungo, l&#8217;unità politica del Vecchio Continente, bisogna rinunciare definitivamente e dolorosamente ad una porzione di sovranità.<br />
Dal punto di vista costituzionale, questa scelta è quasi impraticabile, giacché prevedrebbe una revisione costituzionale di tutti i paesi membri. Un processo lungo e quasi impossibile data la vasta influenza parlamentare dei partiti (ultra)nazionalisti. Senza contare che un&#8217;ipotetica federazione, con un forte governo centrale e ampi poteri in politica economica ed estera (un miraggio), contrasterebbe con il principio arcaico che vede il monarca al vertice dei poteri.<br />
Una fetta rilevante dei paesi membri sono monarchie, anche se ridotte a funzioni poco più che simboliche.<br />
Fatte queste premesse, si giunge a due diversi sbocchi del problema. Il primo, più semplice ma meno incisivo, è tentare la costruzione di un modello costituzionale di Europa politica &#8216;soft&#8217;, mantenendo il carattere sovranazionale della federazione nonostante la delega sostanziosa in alcuni settori. Il secondo, più efficace ma più lungo e faticoso, è un iter di modifica costituzionale, stato per stato, ove è possibile anche con la rimozione delle monarchie grazie alle forze progressiste e repubblicane. Questa soluzione si può anche operare in seguito ad eventi traumatici, sul modello della liberazione del proletariato nella Prima guerra mondiale con l&#8217;intervento bellico o nella Seconda a seguito della Resistenza col tentativo di instaurazione di un regime da parte del PCI prima di Yalta. Fantapolitica? Forse, ma nessuno 60 anni fa avrebbe creduto agli eventi che oggi leggiamo sui giornali.<br />
In merito all&#8217;ultimo ragionamento, sarebbe opportuno che il Partito del Socialismo Europeo, opposizione al conservatorismo, spingesse con vigore nella direzione dell&#8217;integrazione comunitaria ed avesse il coraggio di proporre scelte drastiche. Una prospettiva piuttosto lontana. Sarebbe anche giusto chiudere un capitolo imbarazzante per il movimento socialista in Europa, con l&#8217;affermazione che socialismo democratico e monarchia sono princìpi inconciliabili.<br />
E&#8217; paradossale che nel 2011 il repubblicanesimo sia ancora rifiutato da parte del PSE.<br />
Gli esempi nel mondo non mancano, cerchiamo e adattiamo la migliore forma federativa che possa rendere efficaci le politiche europee e che non creino un&#8217;abissale ingiustizia sociale tra l&#8217;idraulico polacco e il manager de La Defénse.<br />
Un altro fantasma che aleggia è la questione degli Eurobond, causa di un acceso dibattito tra i leaders e gli economisti. Sarkò ha affermato che, nonostante il principio sia corretto, è necessario aspettare il completamento dell&#8217;adesione all&#8217;Unione prima di parlarne. George Soros ha spiegato dalle colonne del Sole perché è favorevole ai titoli di debito UE, presentando motivazioni abbastanza condivisibili. Il leader dei socialdemocratici tedeschi, Sigmar Gabriel, giudica gli Eurobond &#8220;una necessità urgente&#8221;, contraddicendo le dichiarazioni di altri membri del PSE. La realtà è che nella disperata situazione in cui l&#8217;Europa naviga, non troviamo soluzione migliore che perpetrare il nefasto uroboro della speculazione finanziaria, questa volta a livello comunitario. A questo appuntamento con la Storia, l&#8217;Europa si è presentata in ritardo e sarà difficile recuperare il tempo perduto.</p>
<p><strong>Matteo Pugliese 20 anni, nel 1946 non ha votato per la monarchia.</strong></p>
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		<title>[Il Grande Bluff] Dacci oggi la nostra manovra quotidiana…</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 21:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Del Giudice</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo poche settimane or sono, sorridente e provato come una popolana dopo il parto, il buon Tremonti annunciava il gran lavoro fatto dal governo per confezionare una normativa anti-crisi che mettesse in sicurezza i conti dello Stato e togliesse spazio ai dubbi ed alle perplessità dei maestri dell’Eurozona. Lacrime e sangue,ma senza fare troppo chiasso e… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/il-grande-bluff-dacci-oggi-la-nostra-manovra-quotidiana%e2%80%a6/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo poche settimane or sono, sorridente e provato come una popolana dopo il parto, il buon Tremonti annunciava il gran lavoro fatto dal governo per confezionare una normativa anti-crisi che mettesse in sicurezza i conti dello Stato e togliesse spazio ai dubbi ed alle perplessità dei maestri dell’Eurozona. Lacrime e sangue,ma senza fare troppo chiasso e permettendosi ,soprattutto, di andare avanti come prima, col premier già pronto a partire per Villa Certosa e tutti i boiardi del regime armati di paletta e secchiello per correre al mare a mostrar le chiappe chiare.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/trichet-jean-claude.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4885" title="trichet-jean-claude" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/trichet-jean-claude.jpg" alt="" width="500" height="382" /></a><br />
Ma ecco, nel bel mezzo della demilanesizzazione del Tremonti, sempre più indigesto a vecchi e nuovi alleati, che il governo riceve una lettera, un po’ come il ragazzo di Morandi che amava i Beatles ed i Rolling Stones: tutto sbagliato, tutto da rifare, ma il problema è che la bocciatura della politica economica del governo italiano non viene dalla buon’anima di un Bartali polemico ma genuino, bensì dal combinato giudizio, espresso con i congiuntivi a posto e l’inchiostro avvelenato, di un consesso non ben precisato di politici e tecnici delle altissime istituzioni europee ed avvalorato dalle firme illibate e prestigiose di Trichet e Draghi. Insomma, la manovra appena sfornata ha lacrime di coccodrillo e sangue anemico, perché se l’Italia ha i conti a posto per il presente e l’immediato domani, il suo debito pubblico resta allarmante: soprattutto, nessuno riesce a varare le riforme strutturali promesse da almeno venti anni a questa parte e nulla sembra in grado di porre un freno alla straripante produzione di debito pubblico.<br />
In condizioni normali,ossia prima del varo dell’Unione Europea e della moneta unica, un governo democristiano doc della Prima Repubblica avrebbe sfanculato senza ritegno i censori d’oltralpe e sarebbe andato serenamente al mare , salvo eventualmente cadere al rientro su una qualsiasi leggina per depenalizzare il furto con destrezza delle galline padovane. Ma ora non si può più : no,ora c’è il trattato di Maastricht,c’è quel cavolo di euro che ti impedisce di diluire il debito svalutando la lira, ma soprattutto c’è quella porcata di mercato finanziario globale che ti ricatta con la pistola della speculazione piantata sulla tempia. Uffff….ma non potevano giocare con i titoli del debito pubblico americano, che tanto Obama ha le spalle larghe ed è pure “ abbronzato” ? Neanche per idea ed ecco allora che al Cavaliere spompettato ed ai suoi “ministri per caso” tocca far finta di mostrarsi duri e cazzuti di fronte al Paese che non va in ferie per insufficienza di pecunia : meglio mostrare a tutti con quale alacrità il governo si rimette al lavoro in pieno agosto e glissare sul fatto che la manovra sfornata appena poco tempo prima è stata sostanzialmente un buco nell’acqua.<br />
Il guaio,però,è che la nuova manovra , intrisa di ancor più lacrime ed ancor più sangue, ha gli stessi difetti della vecchia,nel senso che raschia il barile per raggranellare il più possibile, ma in compenso parla genericamente di privatizzazioni e liberalizzazioni senza indicarne con precisione una , quasi che tutto il problema consista nel riuscire a vendere la Fontana di Trevi un po’ meglio di quello che facevano Totò e Peppino in una vecchia pellicola. E i costi della politica? E i costi della macchina statale farraginosa e sprecona? Semplice, si tagliano le province, anzi no, si tagliano se ce le fanno tagliare, se Bossi è d’accordo e Casini ci mette una buona parola con Formigoni mentre Alemanno tiene buona la Polverini. Del resto,non si sono spostati tre ministeri in Lombardia lasciandoli a Roma a seconda dei casi ? Dove sta il problema? Intanto decretare un’abolizione non costa nulla ,poi vedremo il da farsi,anche perché nel frattempo il popolo bue concentra l’attenzione sui prezzi del ristorante del Senato…<br />
Intanto,però, la finanza locale è allo stremo ed i servizi pubblici,molti dei quali dovranno essere privatizzati ,verranno inesorabilmente meno nel prossimo futuro, anche perché il governo ha soppresso l’unica tassa veramente federalista del nostro ordinamento,quella vecchia ICI che assicurava ai comuni un gettito costante nel tempo e permetteva di pianificare la copertura delle spese correnti .Ma siccome il codice civile ed il buon senso dicono che una municipalizzata va venduta così com’è,ossia debiti compresi, siamo sicuri che basti un decreto per garantire che ci sarà qualcuno che vorrà investire i propri soldi in aziende municipalizzate col personale in esubero e commercialmente decotte ? Poco male: si rimedia con una patrimoniale ? No,gli industriali e Berlusconi non vogliono,meglio inventarsi una tassazione sui redditi da novantamila euro in su,anche perché l’Italia è pur sempre fondata sul lavoro e del resto non c’è contribuente migliore di chi già paga : l’importante è non colpire patrimoni di quei babbei che non hanno ancora portato i milioni ereditati e non tassati in Svizzera e non hanno intestato gli immobili a qualche società con sede a San Marino o nelle isole Cayman.<br />
Tutto, insomma,resta come prima, alla faccia di Draghi, del trattato di Maastricht e dell’Europa,ma soprattutto alla faccia degli italiani,cui abbiamo impedito di andare in pensione a 65 anni come tedeschi e danesi , per la gioia dei sindacati, ma cui sostanzialmente impediremo di avere una pensione, a differenza di tedeschi e danesi, per la gioia di un sistema previdenziale che somiglia sempre di più ad un gratta e vinci. Ma queste sono quisquilie, pinzillacchere: il Cavaliere spompettato riparte sorridente per Villa Certosa, i ministri ed i deputati corrono al mare e Tremonti se ne torna a Sondrio per riflettere e capire se sarà più opportuno dimettersi a fine mese o dopo il dibattito parlamentare che dovrà decidere in merito all’arresto di Milanese. Intanto, però, dai quartieri alti delle istituzioni europee hanno espresso un formale gradimento per la manovra balneare, ma lasciando pur sempre intendere che non si fidano e ci tengono d’occhio. Forse, anche stavolta, Totò e Peppino avrebbero fatto una figura migliore: loro, almeno, facevano ridere&#8230;</p>
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