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	<title>Labouratorio &#187; elezioni</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Un Caffé per Labouratorio] Di cosa si libera Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alberto Grillo]]></category>
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		<description><![CDATA[E ritornano gli amici del Caffè, milanesi pisapianti, felici come pasque. Questi è il Grillo, e lo trovate pure qua. Ci tengo, all’indomani della vittoria di Pisapia, a lasciare anche io un commento. Non voglio parlare di quali saranno le grandi sfide che dovrà affrontare, di come cambierà Milano, o riflettere su quanto poi Milano, con… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/un-caffe-per-labouratorio-di-cosa-si-libera-milano/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>E ritornano gli amici del Caffè, milanesi pisapianti, felici come pasque. Questi è il Grillo, e lo trovate pure <a href="http://giornaleilcaffe.wordpress.com/2011/05/31/di-cosa-si-libera-milano/">qua</a>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/milanoliber.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4563" title="milanoliber" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/milanoliber.jpg" alt="" width="284" height="178" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci tengo, all’indomani della vittoria di Pisapia, a lasciare anche io un commento. Non voglio parlare di quali saranno le grandi sfide che dovrà affrontare, di come cambierà Milano, o riflettere su quanto poi Milano, con Pisapia, cambierà veramente. Di ciò ne parleremo fra almeno un paio d’anni. Nessuna brillante analisi tecnica dunque, la mia vuole essere solo una breve riflessione in risposta ad una domanda che alcuni si sono posti: cosa ci faceva tutta quella gente in piazza ad esultare come se fosse la fine di una dittatura?</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, io c’ero ed esultavo perché ha vinto chi ha speso una cifra quasi 20 volte inferiore a quella del suo avversario. Chi nei banchetti regalava palloncini arancioni e non vaschette di fragole e ciliegie. Chi non dice bugie sfruttando l’impossibilità dell’avversario a replicare. Chi non offre birra e focaccia alle persone che aspettano invano il concerto del loro cantante. Chi non arruola figuranti da mandare in metro a molestare i cittadini. Chi non promette di togliere l’ecopass “perché ormai il suo lavoro l’ha fatto, dato che il parco veicoli dei residenti del centro si è rinnovato” (ah già, non mi ricordavo di quando giravano tutti con la fiat Bravo, menomale che adesso hanno il suv). Chi non cerca di sollevare gli istinti più xenofobi della popolazione, salvo poi puntare sui rapporti con i paesi islamici per la buona riuscita dell’expo. Chi non costruisce le piste ciclabili il mese prima delle elezioni. Insomma, ha vinto Pisapia e non chi ti si avvicina dicendoti “Sai, io ti sto prendendo in giro e lo sto facendo con un bel sorriso stampato sulla faccia, come mi ha insegnato Lui, cosicché magari tu non te ne accorgi. Vuoi un altro pezzo di focaccia?”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/milanolibera.jpg"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/milanolibera.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4564" title="milanolibera" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/milanolibera-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì sera Piazza Duomo era stracolma di gente. E oltre ai vecchi signori con le vecchie bandiere c’erano i giovani con la birra in bottiglia e la voglia di ballare e le sciure che avevano abbandonato i loro salotti. C’era chi era arrivato direttamente dall’ufficio in giacca e cravatta e chi in piazza aveva portato i bambini piccoli. C’erano i non milanesi e sembrava come se dicessero: “Milano, tu che mi ospiti e ti maledico sempre, questa sera sei così bella, colorata ed ospitale che ho una gran voglia di viverti!”. Lunedì sera in piazza si respirava un clima diverso, intriso di rigenerata passione politica e voglia di partecipare. E la gente non esultava per la liberazione da un regime totalitario, ma per aver sconfitto un modo di far politica che nella sua propaganda così disonesta, ingannevole, demagogica e sotto sotto violentissima, ad una dittatura non ha niente da invidiare.</p>
<p><strong>Alberto Grillo_Milanese mica che no.</strong></p>
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		<title>[Politologia] Il centrodestra ha perso, ma quale centrosinistra ha vinto?</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò Cavalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che il centrodestra abbia perso questa tornata di elezioni amministrative è un fatto di tutta evidenza, come ammesso d’altro canto da tutti gli esponenti di maggioranza. Degli 86 enti (tra comuni e province) in cui si è votato, il centrosinistra ne ha guadagnati 66, con vittorie altamente simboliche come Napoli e Milano. Non si capisce precisamente,… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/politologia-il-centrodestra-ha-perso-ma-quale-centrosinistra-ha-vinto/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Che il centrodestra abbia perso questa tornata di elezioni amministrative è un fatto di tutta evidenza, come ammesso d’altro canto da tutti gli esponenti di maggioranza. Degli 86 enti (tra comuni e province) in cui si è votato, il centrosinistra ne ha guadagnati 66, con vittorie altamente simboliche come Napoli e Milano.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/bersani250-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4561" title="bersani250-2" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/bersani250-2.jpg" alt="" width="250" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non si capisce precisamente, però, quale centrosinistra abbia vinto. Il principale partito dello schieramento progressista, il PD, ha motivi per cantare vittoria (ad esempio il 28% di Milano, alla pari con il PDL nella posizione di primo partito cittadino), ma ha altrettante ragioni di preoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Delle quattro principali città contese (oltre alle due già citate, Cagliari e Trieste), solo una esprime un sindaco proveniente dalle fila del Partito Democratico: i candidati del PD sono stati infatti sconfitti nelle elezioni primarie da due outsider legati alla sinistra di Vendola – Pisapia a Milano e Zedda a Cagliari – mentre l’ex-prefetto napoletano, Morcone, sostenuto da PD e SEL, ha ottenuto un misero 19% al primo turno, facendosi superare da De Magistris e costringendo il PD a un gioco di rincorsa, tanto che, nel futuro Consiglio Comunale di Napoli, il partito di Bersani esprimerà solamente 4 consiglieri, contro i 15 dell’IDV.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle roccaforti emiliane e romagnole, la situazione è migliore ma non senza nubi: i candidati del PD vincono a Bologna per mezzo punto, vincono il ballottaggio riminese con una forbice limitata e, per la prima volta, perdono a Cesenatico. In ognuno di questi tre comuni, la continuità proposta dal PD è stata investita da un fortissimo voto di protesta che ha premiato il movimento a cinque stelle di Beppe Grillo (9,5% a Bologna, 11,76% a Rimini, 14,16% a Cesenatico).</p>
<p style="text-align: justify;">Per il centrosinistra, il risultato elettorale sembra dunque essere quello di un Partito Democratico che fatica ad esprimere candidati in grado di attrarre voto d’area e d’opinione, ma capace di capitalizzare il suo ruolo di principale partito della coalizione ottenendo risultati insperati (al netto degli errori strategici come quello napoletano) proprio grazie ai candidati forti “offertigli” dagli altri partiti di centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato milanese chiarifica questa tendenza e pone al centrodestra seri interrogativi sulla propria tenuta. Le elaborazioni sui flussi elettorali mostrano che Pisapia ha staccato la Moratti nella fascia di elettorato più giovane, gap che si riduce all’aumentare dell’età ma che si inverte solamente nella fascia più anziana di elettori. Il centrodestra è votato dagli elettori con licenza media ed elementare, mentre i laureati votano in massa centrosinistra (oltre 30 punti di differenza in questa fascia), così come quasi tutte le categorie professionali ad esclusione dei pensionati: il distacco a favore di Pisapia tra i lavoratori autonomi, il cosiddetto “popolo delle partite IVA”, storicamente di centrodestra, è stato di circa il 17% (15% tra i lavoratori dipendenti).</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il centrosinistra ha vinto e il centrodestra ha perso, non ci sono dubbi. Resta però da capire che cosa sia il centrosinistra: se quello à la Masaniello, targato De Magistris, o quello della “forza gentile” di Pisapia, se quello di Vendola o di Bersani, se quello – in difficoltà – dei sindaci emiliano-romagnoli o quello – in ascesa – dei “rottamatori” guidati da Matteo Renzi.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ proprio questa sovrabbondanza di modelli e personaggi che potrebbe rappresentare il maggiore ostacolo all’elaborazione di una proposta politica seria e in grado di affrontare la leadership, mai così appannata, ma sempre viva, di Silvio Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicolò Cavalli_ e i suoi soliti 23 anni, molti dei quali buttati. Sta proprio inguaiatissimo, poraccio.</strong></p>
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		<title>[Speciale Spagna] Gli indignados e altre spagnolerie</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La labouranetwork si allarga ancora, questa volta a un blog specializzato in fatti politici spagnoli. Lo gestisce Sara Pasquot, &#8220;giovanissima&#8221; e bravissima, compagna. Ve lo presentiamo con la doppietta video (in spagnolo, ma tanto si capisce), articolo. Alcune migliaia di giovani anti-crisi, ribattezzati dallastampa spagnola “gli indignados”. &#8221;Non ci rappresentano&#8221;, dice uno slogan sui cartelli del &#8220;Movimento degli indignati&#8221;… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/speciale-spagna-gli-indignados-e-altre-spagnolerie/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La labouranetwork si allarga ancora, questa volta a un blog specializzato in fatti politici spagnoli. Lo gestisce Sara Pasquot, &#8220;giovanissima&#8221; e bravissima, compagna. Ve lo presentiamo con la doppietta video (in spagnolo, ma tanto si capisce), articolo.</strong><br />
<center><br />
<iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/N7P2ExRF3GQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<div></div>
<div style="text-align: justify;">
<div><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/indignados.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4587" title="indignados" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/indignados.jpg" alt="" width="490" height="271" /></a></div>
<p>Alcune migliaia <em>di</em> giovani anti-crisi, ribattezzati dallastampa <em>spagnola</em> “gli indignados”. &#8221;Non ci rappresentano&#8221;, dice uno slogan sui cartelli del &#8220;Movimento degli indignati&#8221; che sono accampati da ieri alla Puerta del Sol di Madrid, e i manifestanti lo gridano in faccia ai politici, a pochi giorni dalle elezioni amministrative di domenica prossima 22 maggio. Sono in migliaia, non solo a Madrid ma in tutta la Spagna, e pretendono cambiamenti radicali in politica, si dichiarano &#8220;stufi&#8221;. E sono diventati i protagonisti della campagna elettorale.<br />
Principali obiettivi della protesta degli Indignati sono le due formazioni di governo e opposizione, il PSOE del primo ministro Josè Luis Rodriguez Zapatero, e il Partito popolare (PP) di Mariano Rajoy. Entrambi però non sembrano rendersene conto. Tanto che gli uni hanno tentato di avvicinarsi al movimento, mentre gli altri hanno approfittato della protesta per attaccare gli avversari.</div>
<div style="text-align: justify;">(Adnkronos/Dpa) &#8211; A pochi giorni dalle elezioni amministrative spagnole di domenica 22 maggio, circa 2mila partecipanti alla manifestazione del &#8216;Movimento degli indignati&#8217; di ieri sera hanno deciso di rimanere a presidiare la centralissima Puerta del Sol. Il movimento e&#8217; nato per chiedere il cambiamento del modello politico e sociale in Spagna e le proteste vanno avanti in tutto il paese da domenica scorsa, esigendo una &#8220;democrazia reale&#8221;, e migliori condizioni di vita, notevolmente peggiorate dalla crisi economica. Tra le rivendicazioni, anche lavoro e casa per tutti e una riforma della legge elettorale.</div>
<div style="text-align: justify;">In conferenza stampa durante un  un acto de campaña electoral nel quartiere de Los Pajaritos, a Sevilla, la segretaria di stato per l&#8217;uguaglianza Bibiana Aido (PSOE) ha affermato che si tratta di persone stanche di quei politici che vogliono sempre aver ragione, e noi dobbiamo ascoltarli, non si può voltare le spalle ai giovani nella piazze, dobbiamo comprendere la loro forte indignazione e ha ricordato che l&#8217;astensione non è una risposta, il messaggio concreto vero e reale passa solo dalla partecipazione alle elezioni.</div>
<h3 style="text-align: justify;">Indignati in Spagna: 10 bugie da smentire <a href="http://rottasudovest.typepad.com/rotta_a_sud_ovest/2011/05/indignati-in-spagna-finalmente-parla-zapatero.html">( DA ROTTA A SUD OVEST)</a></h3>
<div>
<div style="text-align: justify;">&#8220;Se avessi 25 anni sarei alla Puerta del Sol&#8221; ha detto José Luis Rodriguez Zapatero alla Cadena Ser, l&#8217;emittente radiofonica del Grupo Prisa. Il presidente è stato zitto per quattro giorni sulle manifestazioni in corso in Spagna per chiedere una rigenerazione della politica, ma adesso sembra non abbia più voglia di tacere. Sono le due anime che convivono nei socialisti di governo: da una parte la protesta contro le ingiustizie e la lotta per l&#8217;uguaglianza delle condizioni di partenza, dall&#8217;altra i doveri dello statista, compreso quello &#8220;di ascoltare e comprendere&#8221;.<br />
E con i media ormai piazzati fissi alla Puerta del Sol (ma anche a Barcellona, a Siviglia, a Valencia, a Saragozza…), con le voci interessate che si rincorrono nel web e nelle televisioni della destra becera, bisogna fare un po&#8217; di ordine. Ci pensa Ignacio Escolar (giornalista del quotidiano Publico ndr.), che <a href="http://www.escolar.net/MT/archives/2011/05/diez-mentiras-sobre-democracia-real-ya.html" target="_blank">nel suo blog offre un&#8217;efficace sintesi</a> sulle 10 bugie che girano su Democracia Real Ya! Eccole in italiano, con relative correzioni.</p>
<p>1 E&#8217; falso che portino solo proteste e non proposte. Sono <a href="http://www.democraciarealya.es/" target="_blank">nella loro pagina web</a> e sono più concrete di alcuni programmi elettorali.<br />
2 E&#8217; falso che siano contro i politici. Quello che chieedono sono politici responsabili, che non siano contro la società e che non utilizzino le istituzioni di tutti per i propri interessi personali.<br />
3 E&#8217; falso che rifiutino la democrazia. Quello che vogliono è più democrazia, e che la sovranità risieda nel popolo, non nei mercati né nei banchieri.<br />
4 E&#8217; falso che non credano nel voto. Per questo esigono una riforma elettorale per cui qualunque voto di qualunque cittadino valga nello stesso modo.<br />
5 E&#8217; falso che siano antisistema. Antisistema è la corruzione, l&#8217;ingiustizia o l&#8217;impunità. E&#8217; per caso questa democrazia, che loro rivendicano dalla prima parola, contraria all&#8217;attuale sistema?<br />
6 E&#8217; falso che siano violenti. Ci sono stati appena incidenti, nonostante la tantissima gente presente<br />
7 E&#8217; falso che siano apolitici. E&#8217; un movimento apartitico, che non è la stessa cosa.<br />
8 E&#8217; falso che siano solo giovani. Ci sono molti giovani in queste piazze: giovani che non si possono più definire ninis (né studiano né lavorano) o conformisti. Ma ci sono anche cittadini di ogni età<br />
9 E&#8217; falso che chiedano l&#8217;astensione. Quello che chiedono è il voto responsabile: un&#8217;audacia &#8220;contro la libertà&#8221; secondo lo strano criterio della Junta Electoral di Madrid<br />
10 E soprattutto è falso che tutto questo finirà domenica, dopo le elezioni. Perché la democrazia non consiste nel votare e tacere. Perché lunedì, quando queste elezioni saranno finite, il Maggio 2011 continuerà.</div>
</div>
<div></div>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>[Speciale Spagna] La crisi del PSOE e della democrazia in Spagna.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Demi Romeo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro inviato a Madrid ha mandato un dispaccio urgente all&#8217;indomani delle elezioni spagnole. Purtroppo, il dispaccio è stato usato per livellare il tavolo per giocare a poker, che pendeva un pochino. L&#8217;abbiamo recuperato giusto in tempo. O forse no. I. PREMESSA. “Gli Spagnoli hanno mostrato il loro malessere in queste elezioni. È una punizione che… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/speciale-spagna-la-crisi-del-psoe-e-della-democrazia-in-spagna/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il nostro inviato a Madrid ha mandato un dispaccio urgente all&#8217;indomani delle elezioni spagnole. Purtroppo, il dispaccio è stato usato per livellare il tavolo per giocare a poker, che pendeva un pochino. L&#8217;abbiamo recuperato giusto in tempo. O forse no.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/demiromeo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4583" title="demiromeo" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/demiromeo.jpg" alt="" width="384" height="371" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>I. PREMESSA.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Gli Spagnoli hanno mostrato il loro malessere in queste elezioni. È una punizione che comprendiamo. Il risultato ha una chiara relazione con la crisi economica, che ha avuto effetto sullo stato d’animo degli Spagnoli”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il Presidente socialista spagnolo, Josè Luis Zapatero ha commentato la sonora sconfitta alle ultime elezioni amministrative, con il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) che precipita al 27%, il minimo storico dai tempi della transizione democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile aspettarsi, d’altronde, diverse dichiarazioni. Le aspettative del PSOE si infrangono infatti davanti a innumerevoli difficoltà strutturali. Certamente esiste una situazione finanziaria internazionale in ragione della quale le politiche sociali degli Stati incontrano forti limiti pratici. Si tratta di ostacoli inediti, figli dell’integrazione europea e della globalizzazione dei mercati.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti osservare l’inadeguatezza del sistema economico e del mercato del lavoro; l’insolvenza del settore bancario nazionale nei confronti della finanza estera; la scarsa competitività dell’impianto industriale; o l’aumento della disoccupazione, problemi che mettono a dura prova i nervi degli elettori e che vanno a caratterizzare i limiti tangibili del “Socialismo dei cittadini” presupponendo un generale rinnovamento della linea politica del partito.</p>
<p><strong>II. I LIMITI DEL SOCIALISMO DEI CITTADINI.</strong></p>
<p>Risulterebbe semplicistico separare l&#8217;esito delle elezioni amministrative dal clima di grande tensione sociale, economica ed internazionale in cui esse si svolgono.</p>
<p>L’esplodere della mobilitazione giovanile di ‘Democracia Real Ya’; lo scandalo della corruzione nel caso Gurtel in cui sono coinvolti importanti esponenti del PP (fra i quali il rieletto Presidente della Comunità Valenziana, Francisco Camps); la crescita insostenibile della disoccupazione che tocca la vetta dei 5 milioni di “parados”, finiscono per segnare profondamente gli umori degli Spagnoli e la loro opinione nei confronti della politica e, in generale, della situazione economica e democratica in cui va a sprofondare l’intero Paese. È  nella complessità di questo scenario che si osserva l’esaurirsi del collante ideale fra la società civile e la politica, collante a cui Zapatero ha sempre tenuto particolarmente.</p>
<p>Evidenziamo due punti essenziali in questa riflessione:<br />
1. La politica non è stata in grado di riformarsi tramite la promozione della trasparenza e di forme di controllo della rappresentanza nelle istituzioni da parte dei cittadini.</p>
<p>Crescono senz’altro gli spazi di socialità e di denuncia civile,  spesso accolti per collaborare presso gli organismi del PSOE. Nonostante ciò, il recepimento delle istanze sociali non trasforma il PSOE nella emanazione politica del “Socialismo dei  cittadini”, ma piuttosto evidenzia tutti i suoi limiti nel complessivo scenario economico, sia nazionale che internazionale, che rimane governabile soltanto in parte e risulta soggetto alle dinamiche speculative della finanza mondiale, al di fuori da qualsiasi esame democratico.</p>
<p>2. Vi è stata un&#8217;incapacità di intervenire con politiche e  risorse idonee entro quelle tempistiche che richiedano il governo in più legislature. In questa circostanza si denotano le forti limitazioni dell&#8217;<em>ideale</em><em> </em>sulla <em>realtà sociale ed economica</em>. Bisognerebbe valutare la funzione del pragmatismo come essenziale per il Socialismo, specie laddove sia opportuno e conveniente delegare , invece, l&#8217;orientamento dei processi economici – specie quelli governabili dagli esecutivi –  ai negoziati fra le parti sociali, ai territori e alla cittadinanza attiva, inaugurando un modello di <em>coesione sociale e democratica</em> maggiormente decentrata e condivisa nella distribuzione delle responsabilità di governo. Peraltro una impostazione culturale già ideata dagli studi di Maurice Glasman e in fase di valutazione negli ambienti del ‘Blue Labour’ di Ed Miliband.</p>
<p>Perchè le riforme del governo socialista facciano il loro effetto, dovrà passare del tempo, un tempo insostenibile per la stessa logica democratica, che rimette agli umori dei cittadini – ormai spesso scontenti, impoveriti e demotivati – la sovranità di decidere e di scegliere i propri referenti politici. Non è detto che tale scelta si dimostri efficace alla fine, ma anche in questo caso la politica e la cittadinanza finiscono per far i conti con il condizionamento morale e la nuova povertà, di conseguenza lasciando spazio libero al Populismo.</p>
<p>Da qui deve ripartire, insomma, una più generale e innovativa idea di “Socialismo dei cittadini”, che metta in primo piano l’impegno per contrastare la crisi della democrazia e la liquidazione della sovranità popolare, le quali oggi favoriscono la concentrazione del potere finanziario e animano i nazionalismi europei. Zapatero ci lascia questa difficile eredità. Una eredità tutta europea e generazionale, attraverso la quale apprendere a considerare la società civile e informata come una forza dinamica propulsiva e l’Europa sociale come una obbligatoria tappa per il Socialismo di domani.</p>
<p><strong>III. L’INDIGNATO, L’IMMIGRATO E IL SOCIALISTA. NUOVI SEGNALI DI APERTURA?</strong></p>
<p>Il segnale di scontento e il desiderio di rinnovamento che provengono dagli accampamenti degli Indignati, a dire il vero, non sono ignorati dal vertice del Governo ma anzi vengono giustificati nel contesto degli sforzi collettivi e della necessità di un cambiamento strutturale dell’economia spagnola in cui i cittadini siano tenuti a prendere parte attiva con consapevolezza, ottimismo e spirito di sacrificio.</p>
<p>Iniziando proprio dal diritto al voto, la cui rivendicazione ha contraddistinto le recenti rivoluzioni del Nord Africa, più o meno della stessa età dei manifestanti “indignados” situati presso la Puerta del Sol.</p>
<p>È proprio dal diritto al voto che bisogna iniziare la lettura dei risultati elettorali.</p>
<p>Nessuna agenzia ha preso in considerazione un dato fondamentale: per la prima volta, dopo due anni di trattative internazionali, è stato riconosciuto il diritto di voto agli extracomunitari residenti, nella situazione in cui i loro Paesi nativi (in gran parte latinoamericani) abbiano ratificato un trattato con la Spagna. Si tratta di un provvedimento che consente l’esercizio di questo fondamentale diritto democratico e favorisce il progressivo allargamento del suffragio verso nuove forme di universalità attraverso una semplice iscrizione nell’apposita anagrafe.</p>
<p>Un grande esempio di partecipazione e di convivenza civile che ha introdotto nelle liste dei partiti – e specialmente del PSOE – più di 500 candidati extracomunitari, i quali si raccolgono intorno a piattaforme politiche, dove si sviluppano iniziative a favore dell’uguaglianza e della tutela delle minoranze.</p>
<p>E i risultati di questo investimento in democrazia e partecipazione politica non sono mancati, come dimostra l&#8217;elezione, in quota PSOE, al Consiglio regionale di Madrid, di una storica attivista per i diritti umani. Si tratta di Julia Martinez-Torales, cittadina paraguaiana di 63 anni, già Presidente dell’Associazione Donne Progressiste per la Parità.</p>
<p>La condizione, la denuncia sociale e le scelte dei lavoratori stranieri rappresentano un ulteriore osservatorio dei processi sociali in tempo della crisi. Un modello, a  diffuso modo di vedere, che andrebbe imitato in tutti i Paesi europei, a partire dalle iniziative dei Partiti aderenti al PSE.</p>
<p><strong>IV. LE ELEZIONI. GLI INDIGNATI E I SOCIALISTI FANNO I CONTI CON LA CRISI POLITICA.</strong></p>
<p>L’esito evidente delle ultime elezioni amministrative manifesta due segnali in particolare.</p>
<p>In primis, la fine del ciclo Zapatero. La corsa alle urne evidenzia nettamente quello che è stato un voto chiaro e contrario nei confronti della politica del governo. In secondo luogo, si registra la conservazione del tradizionale modello elettorale e rappresentativo spagnolo.</p>
<p>A differenza delle pretese manifestate in queste settimane dalla piattaforma Democracia Real Ya – nata dall’incontro di diversi movimenti civili che denunciano la partitocrazia, la corruzione e il precariato, le conseguenze della crisi, l’esclusione sociale dei giovani – , i cittadini non hanno punito affatto il bipartitismo, né tanto meno si sono astenuti o hanno mantenuto un atteggiamento neutrale, né ancora preferendo votare i partiti minori diffusi su scala nazionale.</p>
<p>In barba alla pretesa di cambiare sistema elettorale, di fatto i partiti che escono fortemente avvantaggiati in questo tipo di elezione sono le forze regionaliste. I partiti minori nazionali, in particolare Izquierda Unida (IU) e Union Progreso y Democracia (UPyD), non raccolgono un consenso entusiasmante, sebbene condividano lo stesso bacino elettorale del PSOE, il quale esce dissanguato dal confronto elettorale.</p>
<p>Izquierda Unida, la tradizionale federazione fra il partito comunista spagnolo, gli ecologisti catalani e diversi movimenti repubblicani registra il 6% nazionale (+1% rispetto alle amministrative del 2007), che è quasi il doppio a confronto del risultato ottenuto alle politiche del 2008 (3,8%). UPyD, nata da una micro-scissione a destra del PSOE, inizia a radicarsi sempre più negli enti territoriali, come conferma l’ottimo risultato riscontrato a Madrid.  Tuttavia si attesta al 2% su scala nazionale – benché raddoppiando il suo risultato rispetto alle scorse politiche – mentre ancora è carente di un radicamento territoriale omogeneo, soprattutto nelle aree industrializzate, il che pregiudica la sua influenza attiva nella vita politica spagnola.</p>
<p>Tutt’altra storia per le formazioni locali regionaliste, che sono determinanti e – in alcune realtà – persino maggioritarie. Infatti riescono a spaccare il bipartitismo fino a giungere nei “governi autonomici”, evidentemente creando una distribuzione dell’offerta politica più articolata a livello locale rispetto a quella nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte la vittoria elettorale e il record storico del Partito Popolare a livello nazionale (37% alle amministrative), sono principalmente i nazionalisti catalani di centro-destra CiU, la nuova formazione della sinistra basca Bildu e il Foro Asturiano  (nato da una scissione locale del PP) a godere di maggiore successo.</p>
<p style="text-align: justify;">CiU conquista Barcellona dopo tre decenni in mano alla sinistra e conferma i risultati di ottobre (in cui arrivò al governo della Catalogna). Bildu, le cui liste sono state da poco tempo legalizzate, diventa la seconda forza politica nei Paesi Baschi (dopo il Partito Nazionale Basco, PNV) e consolida il peso del nazionalismo basco nelle istituzioni di Euskadi. Il Foro Asturiano sottrae al PSOE la guida della relativa Comunità autonoma.</p>
<p>I Popolari rimangono ancorati in tutte loro Regioni, o con maggioranza assoluta o tramite patti di governo con formazioni regionaliste. (patto PP-CC alle Canarie o prossimo accordo PP-FAC nelle Asturie). Pertanto, il PP si impone come primo partito, con un distacco ormai di dieci punti percentuali. Un abisso che, a molti commentatori spagnoli, appare pericoloso rispetto ad un regime bipartitico prima maggiormente equilibrato e meglio distribuito su scala territoriale.</p>
<p>Negli ultimi quindici anni, infatti, il modello bipartitico non aveva registrato tale sovrapposizione tra il radicamento territoriale e la possibilità di conquistare la maggioranza assoluta alle prossime elezioni politiche. Pertanto, la perdita del governo da parte dei Socialisti risulterebbe aggravata dalla pressoché totale perdita delle amministrazioni regionali e dei maggiori comuni. È un ceffone dato alla storica tradizione municipalista del PSOE, che eppure ha investito molto nell’autonomia dei territori e nella loro promozione socio-culturale e linguistica. Una crisi politica senza precedenti, che mette in discussione la forza del municipalismo socialista di fronte all’avanzata dei nazionalismi locali (di diverso colore) e che segna il punto di decadenza del bipartitismo spagnolo verso forme di maggiore protagonismo popolare, con le relative conseguenze sulle prestazioni sociali.</p>
<p>A parità di astensione, rispetto al 2007, l’elettorato scontento e demotivato ha punito il PSOE, preferendogli il PP o le forze regionaliste.Le mobilitazioni degli Indignati sono state, quindi, irrilevanti negli esiti elettorali, sancendone l&#8217;irrilevanza “politica”, almeno per il momento.</p>
<p>Va molto male il PSOE nella Comunità di Madrid Tomas Gomez, 43 anni e Segretario del Partito Socialista madrileno. Il giovane candidato, eletto grazie alle primarie e inviso ai vertici del PSOE  non riesce a strappare la Regione a Esperanza Aguirre, numero due del PP, anima neoliberista del partito ed eletta per la terza volta con la maggioranza assoluta. Gomez attirò le simpatie dei sindacati e di alcune anime socialiste già critiche nei confronti della gestione Zapatero della crisi, specie nel momento in cui venne apprezzata la sua partecipazione allo sciopero generale indetto dalle maggiori organizzazioni sindacali del Paese. Svanisce così pure il sogno di riscatto del ‘barone’ rosso e disobbediente del PSOE.</p>
<p>Pertanto, il risultato finale è nettamente mortificante per l’attuale partito che presiede il Governo spagnolo, il quale rimane aggrappato o viene tirato dalla giacchetta da IU o dalle forze regionaliste. In totale, nelle elezioni autonomiche, il PSOE perde quasi tutto: nel complesso sono rimaste 2 (ma forse saliranno a 3-4) Comunità autonome su 17.</p>
<p>Nelle elezioni municipali lo scenario è analogo. Dopo una trentina d’anni di amministrazione socialista, Barcellona passa alla destra catalana di CiU. Nella stessa città entrano per la prima volta in Consiglio gli ultraconservatori e il Partito Pirata. Quest’ultimo forte della sua battaglia contro la Legge  Sinde, che impone gravi sanzioni nell’uso del file sharing e di qualsiasi abuso della proprietà intellettuale su internet.</p>
<p>Perfino nella rossa Andalusia, si colorano di azzurro Siviglia (per la prima volta al PP), Granada e Jaén, mentre  Cordova perde la “alcaldia” presieduta da IU (in coalizione con il PSOE) per passare al PP. Solo nei comuni di provincia, il PSOE conserva maggiore consenso. Nel totale di tutti i capoluoghi di provincia soggetti al voto, solo cinque città vanno al PSOE.</p>
<p><strong>V DOPO IL 22 MAGGIO?  LA  NECESSARIA RIFORMA DEL PROGETTO SOCIALISTA.</strong></p>
<p>Il necessario rinnovamento interno del PSOE – ormai in agenda fino al prossimo autunno – dovrà giocoforza tener conto di alcune richieste di Democracia Real Ya.</p>
<p>Nonostante il Movimento degli Indignados non abbia influenzato gli esiti elettorali, ciò non toglie la necessità avvertita dai cittadini di dare una svolta profonda al modo di controllare le risorse dei partiti e di gestire la cosa pubblica. Il PSOE, allora, dovrà essere in grado di interpretare il significato della mobilitazione giovanile in modo costruttivo e secondo gli schemi innovativi della partecipazione politica al tempo dei social-network.</p>
<p>Dovrà decidere, inoltre, di accogliere alcune proposte che consentano maggiore trasparenza e partecipazione dal basso. Ad esempio: l’eliminazione delle liste chiuse; il frequente ricorso alle primarie e allo strumento referendario; la riduzione dei privilegi politici; l’abrogazione della Legge Sinde.</p>
<p>Nel caso spagnolo, infatti, abbiamo di fronte un &#8220;cortocircuito democratico&#8221;, perché se da una parte sono stati ampliati gli spazi della cittadinanza e della socialità, dall&#8217;altra l&#8217;agenda sociale del governo è rimasta ostaggio del modello economico. In questo scenario è proprio il PSOE che può fare da mediatore fra i parametri del patto di stabilità e la grande domanda di bisogni sociali che emerge in questi giorni.</p>
<p><strong>VII. RUBALCABA SFIDA RAJOY!</strong></p>
<p>Carme Chacon, 40 anni e ministra della Difesa, si ritira dalla corsa alle primarie. L’altra pre-candidatura è quella del ‘felipista’ storico Alfredo Rubalcaba, sessantenne ministro dell’Interno e Vicepresidente del Governo, così incaricato in seguito al rimpasto dello scorso ottobre.</p>
<p>Il partito riunito intorno ai baroni – ossia i massimi rappresentanti socialisti delle Comunità autonome – su proposta del Presidente basco Patxi Lopez, ha scelto di celebrare fin da subito il 38° Congresso federale, in modo da evitare l’avvio di scontri interni per la  corsa alla successione, preferendo in alternativa indicare all’unanimità un candidato unico alla guida del partito e alla candidatura per la  Presidenza del Governo. I baroni confermano – così come da diversi mesi – il loro sostegno a Rubalcaba, personalità politica piuttosto popolare e apprezzata nei sondaggi, la quale gode di maggiore simpatia rispetto alla figura di Mariano Rajoy, trascorso leader aznarista del PP.</p>
<p>Molto probabilmente si sta solo cercando di portare sull’altare l’agnello sacrificale. Una mera candidatura di facciata che, benché goda di popolarità e sia garanzia di riconosciuta esperienza e competenza tecnica (fu lui a mediare la trattativa con l’ETA per raggiungere la tregua e, più di recente, a gestire lo sciopero selvaggio indetto dai controllori di volo), non apporta alcun rinnovamento reale, né tanto meno il ripensamento democratico della linea politica e del progetto socialista.</p>
<p>È una sorta di commissariamento stabilito dai baroni. Si prende tempo, quindi, per portar a termine la legislatura e pensionare definitivamente Zapatero. L’iter parlamentare ci suggerisce l’approvazione della Legge sulla Parità di trattamento e Non discriminazione, e la Legge sul Fine-vita, che legalizzerà l’eutanasia passiva, curiosi delle reazioni da parte dell’Opus Dei.</p>
<p>Mentre a Rubalcaba verrà riservata fra dieci mesi “l’eutanasia di partito”, per costituire una nuova classe dirigente durante la prossima legislatura.</p>
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		<title>[Labouratorio &amp; MelogranoRosso] Intervista a Lanfranco Turci: &#8220;Da Milano parte il riscatto nazionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 00:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lanfranco Turci, già presidente dell’Emilia Romagna e della Lega delle cooperative è stato a lungo esponente della corrente migliorista del PCI prima di approdare, più recentemente su lidi socialisti. Di recente, ha promosso con altri compagni tra cui diversi labouranti, il Network per il Socialismo Europeo, un&#8217;associazione che si impegna per la riorganizzazione della sinistra italiana… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/05/16/labouratorio-melogranorosso-intervista-a-lanfranco-turci-da-milano-parte-il-riscatto-nazionale/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lanfranco Turci, già presidente dell’Emilia Romagna e della Lega delle cooperative è stato a lungo esponente della corrente migliorista del PCI prima di approdare, più recentemente su lidi socialisti. Di recente, ha promosso con altri compagni tra cui diversi labouranti, il Network per il Socialismo Europeo, un&#8217;associazione che si impegna per la riorganizzazione della sinistra italiana attorno a un forte partito popolare di sinistra collegato al Socialismo Europeo. L&#8217;associazione ha promosso il sito <a href="www.melogranorosso.eu">MelogranoRosso</a>, che pubblica congiuntamente a Labouratorio quest&#8217;intervista sull&#8217;esito del voto amministrativo.</em></p>
<p><strong>Lanfranco Turci, come commenti i risultati delle amministrative di ieri? Ha perso Berlusconi?</strong></p>
<p><strong></strong> Sì! Usando parole che non mi sono congeniali, si potrebbe dire che con Milano è cominciata la nostra autocritica nazionale per la vergogna che abbiamo condiviso o subito per vent’anni, per  un governo e un leader che ci hanno resi ridicoli di fronte a quello che con parole ancora razziste si definisce il mondo civile. La pulizia è appena cominciata, ma stavolta non credo possibile un recupero di Berlusconi.</p>
<p><strong>Un dato interessante è l’arretramento della Lega, tanto a Torino quanto a Milano. Quali pensi possano essere le opzioni per il partito di Bossi nell’immediato futuro?</strong></p>
<p>Credo che per la lega diventi sempre più difficile la doppia linea di partito di lotta e di governo,soprattutto di governo di coalizione con Berlusconi.L’elettorato leghista è populista e popolare,barricadiero e razzista. Non ama i salotti, i troppo ricchi, i frequentatoti dei palazzi e le dame di regime. D’altro lato il federalismo fiscale è solo un casino amministrativo,che la Lega fin che può agita come metafora di autogoverno e secessione.Ma alla lunga il gioco non tiene.Credo che la Lega più prima che poi lascerà il Berlusconi perdente e si ributterà nel radicalismo tipico delle altre destre razziste e scioviniste d’Europa. Bisogna parlare al suo elettorato popolare con una proposta di sinistra che sappia recuperare le ragioni dello scontro sociale e proporle come alternativa a quelle della contrapposizione razzista e localista.Tutt’altra cosa che le strizzatine d’occhio fatte ancora recentemente da Bersani.Per non parlare dell’equivoco della costola della sinistra,che scambiava il dato sociologico con le idee e i valori.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/turci.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4441" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/turci.jpg" alt="" width="384" height="288" /></a></p>
<p><strong>Qual’è il tuo giudizio sullo straordinario risultato di Giuliano Pisapia a Milano? Qual’è la lezione da trarre per la sinistra a livello nazionale?</strong></p>
<p>Quando per  primo Franco D’Alfonso mi chiese un’opinione se partecipare al nascente progetto di Pisapia candidato alle prlmarie, non ebbi alcun dubbio.Ho poi discusso con amici del PD convinti che Pisapia fosse troppo a sinistra. Con vecchi compagni del Pci ancora fermi allo schema che ci voleva un moderato tipo De Bortoli.Avevano torto.Ora c’è rimasto solo quel genio(?) politico di Cacciari a sostenere che si doveva candidare Albertini! Il PD milanese ne ha tratto un buon dato elettorale,anche se al di sotto delle politiche del 2008.Questo è positivo,come è positivo che il centro sinistra unito abbia rivinto a Torino.Ma Pisapia è una storia diversa,che insegna a non farsi prendere dal complesso dei ” moderati”,che dice che c’è una sinistra vincente che non deve per forza avere fatto il bagno nelle acque tiepide e insipide del PD. Non credo che Pisapia a Torino avrebbe preso la posizione di Chiamparino e Fassino sulla FIAT,eppure ha battuto lo stesso la Moratti. Mi auguro che il risultato di Pisapia dia un po’ di coraggio a Bersani a ridimensionare l’ala liberale e clericale del PD. Ma mi auguro prima ancora che Sel prenda da quel risultato, e da un dato nazionale complessivo che la conferma in gioco, la forza per darsi un più netto profilo culturale e organizzativo di un serio partito di sinistra socialista di tipo europeo. A quella ipotesi mi sentirei di dare una mano anche personalmente.</p>
<p><strong>Come giudichi il risultato del PD? Bersani in una dichiarazione prima del voto aveva dichiarato che in l’asticella della vittoria era fissata per la vittoria al primo turno a Torino e a Bologna, e per i ballottaggi a Milano e Napoli. Pensi che sia giustificato rivendicare la vittoria?</strong></p>
<p><strong></strong> Bersani può essere contento di Torino e Milano, deve avvertire lo stallo a Bologna e in tutte le regioni rosse, dove avanzano i grillini.E deve meditare sul disastro al sud, in Calabria dove è ridotto ai minimi termini un PD che sembra la copia della vecchi Dc meridionale e a Napoli dove paga ancora il prezzo del bassolinismo.</p>
<p><strong>Quale pensi che sarà il ruolo del terzo polo e come giudichi il suo risultato nelle sfide chiave?</strong></p>
<p>Il terzo polo si è dimostrato abbastanza inconsistente. Sarà opportuno cercare il suo consenso nei prossimi ballottaggi,anche se credo che lo distribuiranno con calcoli puramente di bottega. Ma chi ancora ieri l’altro puntava sulla prospettiva di un asse PD -terzo polo come alternativa a Berlusconi dovrà rifare i suoi conti.Se il PD facesse in futuro una scelta del genere potrebbe trovarsi alla sua sinistra un campo di forze per quanto composito di più del 20%.dell’elettorato. Continuo a pensare che la sinistra può vincere in futuro sulla base della costituzione di una grande partito popolare più nettamente di sinistra dell’attuale PD(anche se costituito con parti consistenti del PD),che riprenda il tema della giustizia sociale,che riparli ai lavoratori e ai ceti popolari,anche se molto trasformati  in confronto alla fisionomie sociali del passato.Un partito che non abbia paura a riusare la parola capitalismo per esprimere le ragioni della sua opposizione e che si colleghi alle forze nuove presenti nel socialismo europeo.Un partito del genere potrebbe fare esplicite alleanze politiche e elettorali con forze di centro senza snaturarsi e rinnegare se stesso.L’esatto opposto di quanto fatto con la costituzione del PD.</p>
<p><strong>La vicenda napoletana continua a mostrarsi complicata da decifrare, come leggi il risultato di De Magistris e il magro bottino dei candidati tanto del PD (e SEL) quanto del PDL? C’è qualche dinamica che reputi importante anche in chiave nazionale?</strong></p>
<p>La mia impressione tutta esterna è che Sel e molti nel PD non abbiano capito che De Magistris si presentava come il solo candidato in grado di rompere con una continuità ormai indifendibile.Io per ragioni di pelle non sopporto i demagoghi, i Di Pietro, i Grillo et similia. Non mi piacciono neppure i partiti delle procure.Ma ho l’impressione che sia un errore anche l’antigiustizialismo di principio,e che in questo caso abbia fatto  velo a capire il ribollimento che maturava nell’elettorato napoletano .Un ribollimento che fa onore a una città tanto martoriata.</p>
<p><strong>Come giudichi il risultato delle liste dei “grillini” su tutto il territorio della tua “Emilia Rossa”? Pensi anche tu, come molti labouranti, che qualche consigliere rompicoglioni non possa che fare bene alla sinistra e alle istituzioni in generale?</strong></p>
<p>Sì,a malincuore devo dire di sì. E’ certo però che il grillismo può essere capito solo come un atteggiamento di transizione, se no diventa una malattia più grave dei mali che vorrebbe curare.</p>
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		<title>[Maggianate] Perde Berlusca, ma chi vince?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 00:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Maggiani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
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		<description><![CDATA[In un  intervento sul noto social network facebook il nostro fondatore e direttore onorario( il nostro Eugenio Scalfari&#8230;) Tommaso Ciuffoletti esprime le proprie difficoltà nell&#8217;attribuire a una specifica forza politica la palma del vincitore in questo primo turno delle amministrative. La stessa questione è posta più o meno confusamente anche nelle edizioni odierne dei vari quotidiani,che… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/05/16/maggianate-ma-chi-cazzo-le-ha-vinte-stelezioni/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un  intervento sul noto social network facebook il nostro fondatore e direttore onorario( il nostro Eugenio Scalfari&#8230;) Tommaso Ciuffoletti esprime le proprie difficoltà nell&#8217;attribuire a una specifica forza politica la palma del vincitore in questo primo turno delle amministrative. La stessa questione è posta più o meno confusamente anche nelle edizioni odierne dei vari quotidiani,che con varie gradazioni di ambiguità designano gli uni o gli altri come quasi vincitori o quasi perdenti.<br />
Se la democrazia  è un gioco che richiede regole chiare e esiti elettorali chiari il problema di comprendere chi sia vinto o meno non può essere derubricato a questione marginale. Appare quindi   opportuno stabilire alcuni punti di metodo e di contesto per comprendere  i risultati e quindi quali conseguenze politiche dedurre. <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/chi-ha-vinto-l-open-2010-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4449" title="chi-ha-vinto-l-open-2010-2" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/chi-ha-vinto-l-open-2010-2.jpg" alt="" width="560" height="420" /></a></p>
<p>1 <strong>Non si sono svolte elezioni politiche</strong> <strong>ma amministrative</strong>. Lapalissiano? Non in Italia,non con Berlusconi, ma se il tentativo è quello di essere razionali e analitici  non possiamo che partire da questa considerazione e stabilire questo  punto di partenza:le elezioni ammnistrative sono vinte dalla coalizione che alla fine dei due turni avrà conquistato più presidenze o sindaci alla parte avversa.Pensare che il voto ammnistrativo si trasferirà nel voto politico è un errore di analisi da matita blu.</p>
<p>2 <strong>Berlusconi ha perso,vinto o pareggiato?</strong> Ha personalmente perduto pesantemente, lo dicono i numeri, non le analisi dei politologi a la carte che infestano le tv.Crollo delle preferenze personali a Milano con annesso fallimento di Lassini,sconfitto a Olbia dove per ragioni edilizie si era personalmente speso con tanto di comizio, ballottaggio a Crotone dove si recò settimana scorsa ( vedi comizio sulla puzza sinistra) vittoria solo a Latina dove ha rischiato lo svenimento pur di presenziare a un comizio pecoreccio. <strong>Una debacle epocale a livello personale.</strong></p>
<p>3 <strong>Ha quindi perduto il centro destra</strong>? Non è ancora detto,ma quasi.Partita è finita quando arbitro fischia tre volte diceva a ragione il vecchio Vujadin Boskov.Come da punto uno i conti si faranno tra due settimane con una banale differenza tra numero di amministrazioni perse e conquistate dagli schieramenti. <strong>Intanto stiamo 12 a 5 per il centro sinistra.</strong></p>
<p>Più complessa l&#8217;analisi sul fronte opposto dove le variabili da considerare aumentano.Due in particolare sono gli aspetti che rendono complessa la valutazione : l&#8217;assenza di un leader nazionale mediatico e la selezione dei candidati attraverso primarie.</p>
<p>1.2)  <strong>Bersani e il Pd hanno vinto perso o pareggiato?</strong> Difficile da dire fino al termine del ballottaggio ma alcune considerazioni sono gia possibili. <strong>Bersani ha personalmente vinto</strong> su alcuni punti politici. Toni bassi, pancia a terra, concretezza e organizzazione leninista del partito hanno fruttato molto. Se il Pd ad oggi a Milano è a un decimale dal PDL e nel nord torna a essere forza credibile lo si deve al lavoro da formica operaia del suo segretario</p>
<p>2.2) <strong>Il Pd non vince perchè i candidati del centro sinistra non sono di sua espressione?</strong> Falso e assurdo,una volta accettato il sistema delle primarie di coalizione chiunque le vinca diventa candidato anche del Pd. A Milano quindi si può dire che anche il Pd abbia vinto la prima partita,mentre a Napoli dove non ha accettato il sistema delle primarie ha pesantemente perso.Il Pd ha in definitiva gia vinto,come partito, a Milano,Torino e Bologna e pesantemente perso a Napoli. Il bilancio è di 3 a 1.</p>
<p>3.2)<strong> Sinistra e Libertà e l&#8217;Italia dei Valori hanno vinto? Falso, hanno vinto, momentaneamente, le persone di Pisapia e De Magistris</strong> candidati molto caratterizzati a livello personale,abbastanza da non essere percepiti dall&#8217;elettorato come estremista l&#8217;uno o mero giustizialista l&#8217;altro. I loro partiti di riferimento al contrario, non fanno una grande figura complessiva con Sel che si conferma incapace di sfondare a Nord e l&#8217;Idv impegnata in una guerra a chi la spara più grossa con Beppe Grillo</p>
<p>Se cinque anni fa l&#8217;analisi poteva cosi terminare ,visto che i candidati delle due maggiori coalizioni spesso ottenevano in totale il 99% dei voti, questa volta si è costretti ha considerare anche il &#8221;terzo polo&#8221; e le liste.</p>
<p>1.3) <strong>Casini e Fini hanno vinto o perso?</strong> <strong>Hanno perso al Nord ma a sud sono decisivi.</strong><br />
Hanno perso a Milano, per &#8221;colpa&#8221; della Moratti cosi bassa da far risultare non utile i voto del terzo polo al ballottaggio (la somma pdl lega udc fli non arriva a 50%), hanno perso molto pesantemente a Bologna, la città di Casini e Fini. Possono dire la loro solo a Napoli, facendo intravedere, come era previsto, la loro importanza al sud in eventuali elezioni politiche.</p>
<p>2.3)<strong> I grillini sono la novità politica del momento e &#8221;veri vincitori&#8221;? Falso,sono solo la cartina al tornasole delle difficoltà del Pd in qualche zona</strong>. Dove il PD,come in Emilia Romagna ,è percepito come partito di regime affaristico mediante cooperative alcune frange giovanilistiche protestatarie ambientaliste tendono ad organizzarsi autonomamente sotto le insegne del comico. Dove &#8221;sfondano&#8221; però non possono usare i loro voti,come a Bologna e Torino e a sud sono totalmente assenti. A Grillo poi va il premio per aver sparato la più grossa cazzata della campagna elettorale quando dichiarò che la Moratti avrebbe certamente vinto; una sparata che ogni esponente del centro sinistra dovrebbe continuamente ricordare.</p>
<p>Da qua, partendo da questo è a mio avviso  possibile portare avanti valutazioni,ipotesi e delineare prospettive, consapevoli che il sistema elettorale per le politiche ha caratteristiche molto diverse e  richiede coalizioni strutturate,amplie e dal forte leader.<br />
Senza queste considerazioni il centro sinistra in particolare rischia di fare la stessa fine del 1993 quando dopo aver vinto le comunali pensò che bastasse una &#8216;gioiosa macchina da guerra&#8221; per conquistare il paese.Non bastò e non basta. Guardare razionalmente la realtà senza affascinazioni per chicchesia è prima buona regola per evitare nuovi  1994.</p>
<p><strong>Alessandro Maggiani: non c&#8217;e&#8217; bisogno di aggiungere altro</strong></p>
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		<title>[Labouratorio n.42]Labouratorio alla ricerca della democrazia perduta</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 02:07:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutta la redazione di Labouratorio si stringe attorno al &#8220;colonnello&#8221; Antonio Albano nel momento della scomparsa del suo papa&#8217; Dov&#8217;è la democrazia?Cos&#8217;è la democrazia?Come di tutti i concetti dei quali tutti discutono e di tutte le parole che vengono ripetute troppo spesso (do you remember Riformismo?) il significato sembra divenire man mano sempre più evanescente. I… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/02/03/labouratorio-n42labouratorio-alla-ricerca-della-democrazia-perduta/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>Tutta la redazione di Labouratorio si stringe attorno al &#8220;colonnello&#8221; Antonio Albano nel momento della scomparsa del suo papa&#8217;</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1271 aligncenter" title="lab42" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/02/lab42.jpg" alt="lab42" width="417" height="417" /></p>
<p>Dov&#8217;è la democrazia?Cos&#8217;è la democrazia?Come di tutti i concetti dei quali tutti discutono e di tutte le parole che vengono ripetute troppo spesso (do you remember Riformismo?) il significato sembra divenire man mano sempre più evanescente.</p>
<p>I nostri dotti etimologi ci suggeriscono che significhi potere al popolo. Poi subentra la nostra equipe di liberal democratici a ribadirci come l&#8217;unica forma possibile plausibile e accettabile sia quella rappresentativa. Ed ecco che le cose si complicano, fai presto a dire rappresentanza. Di idee? Dei territori?Etnica, razziale, sessuale, generazionale?Le quooooooteeee direbbe qualche compagna combattiva!</p>
<p>Ma veniamo alla realizzazione pratica di questa benedetta democrazia. Bisogna scegliere la legge elettorale?Porcellum o europorcellum?E gli sbarramenti?Leciti o illeciti?Criminali atti di oltraggio al democratico senso del pudore?Giusti tentativi di uccidere nella culla gli insopportabili poteri di veto dei micropartitini?</p>
<p>E quali sono le condizioni perchè la democrazia sia davvero garantita?Pari diritti e pari opportunità tra i concorrent?E i soldi?Convincere costa miei cari, e se volete essere rappresentativi avete bisogno di molti sghei. E chi li deve mettere questi soldi?Come è lecito procurarseli?</p>
<p>A queste domande  proviamo a rispondere in questo numero in cui Labouratorio va alla ricerca della democrazia perduta. Tenendo ben fermi due punti. Il primo è che l&#8217;aggettivo democratico ci inquieta un pò. E non solo perchè l&#8217;ha scelto quel beota di Walter per denominare il suo partito, ma perchè è appunto vago e indefinito, non qualifica in nessun modo l&#8217;offerta politica di chi ci si professa. Per questo a noi chi è partito democratico non ci riesce proprio a rappresentare. Anzi addirittura cerca di impedirci di trovare una rappresentanza.</p>
<p>Ma siccome noi siamo ganzi il problema non ci tange. Ci togliete la rappresentanza?noi ci autorappresentiamo.  Come, chiederete?Ma è ovvio: candidiamo il nostro creatore! Il nostro rappresentante si chiama Tommaso Ciuffoletti, e ci ha creati.  Ha lavorato sodo per farci e ora continua a lavorare sodo da un&#8217;altra parte. Fa il segretario del Partito Socialista di Firenze, povero lui. Si è candidato alle primarie per le elezioni provinciali della sua città. Si è fatto un mazzo tanto e ha fatto un programma che a leggerlo ci ha fatti diventare strenui difensori dell&#8217;esistenza delle provincie. Lo trovate <a href="http://www.primariefirenze.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=13&amp;Itemid=16" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Per cui chiamate i vostri nonni fiorentini, le vostre amanti di San Frediano, i vostri commissari tecnici di Coverciano, e votatelo, votateci, votatevi.  Aiutatelo, aiutateci, aiutatevi. Siamo la sua/nostra/vostra unica speranza.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SOMMARIO N°42</strong></p>
<ul>
<li><strong><a title="Permanent Link: [It's democracy baby?]L’Europorcellum tra analisi giuste e contromisure folli" rel="bookmark" href="../?p=1258&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[It's democracy baby?]L’Europorcellum tra analisi giuste e contromisure folli</a></strong> <em>(Isidoro Niola)</em></li>
<li><strong><a title="Permanent Link: [It's democracy, baby]Consenso e Rappresentanza" rel="bookmark" href="../?p=1250&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[It's democracy, baby]Consenso e Rappresentanza</a></strong> <em>(tomasoboyer)</em></li>
<li><strong><a title="Permanent Link: [It was democracy, baby]Il pomo della discordia" rel="bookmark" href="../?p=1260&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[It was democracy, baby]Il pomo della discordia</a></strong> <em>(Nicola Carnovale)</em></li>
<li><strong><a title="Permanent Link: [Roba che tocca]Moscate d’inverno" rel="bookmark" href="../?p=1246&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Roba che tocca]Moscate d’inverno</a></strong></li>
<li><strong><a title="Permanent Link: [Congresso FGS]Aridatece Manfr in segreteria rel=" href="../?p=1274&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9" target="_self">[Congresso FGS]Da Salerno ripartono i giovani socialisti?</a></strong><em> (Andrea Natalini)</em></li>
<li><strong><a title="Permanent Link: [Scomunicazioni]Una tragedia e una sconfitta per la chiesa" rel="bookmark" href="../?p=1241&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[Scomunicazioni]Una tragedia e una sconfitta per la chiesa</a></strong> <em>(Salvatore Gentile)</em></li>
<li><strong><a title="Permanent Link: [L'embrione clericale]Parte 2: il capitalismo eugenetico" rel="bookmark" href="../?p=1172&#038;phpMyAdmin=mtTBzXRBGDmeXdp2%2CJBGHI8KeM9">[L'embrione clericale]Parte 2: il capitalismo eugenetico</a></strong> <em>(Socialista Eretico)</em></li>
</ul>
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