Labouratorio

[E poi c'è il mondo...] E se il G20…

di Redazione - lunedì 20 aprile 2009 - 81 views

articolo di Filippo Bovo

g20

Il tempo ci dirà se ciò che abbiamo visto a Londra sia stata l’ennesima ripetizione, allargata stavolta a 20 paesi in luogo dei precedenti sette o otto, dei vecchi e noiosi G8 in cui l’unica nota di colore era portata dalle proteste dei pacifisti e dei no-global. Erano quelli dei G7 e dei G8 frettolosi e superficiali, nei quali si pensava di risolvere i problemi del mondo nel giro di poche ore e soprattutto facendo i conti senza l’oste: parlare dei problemi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina senza neppure una rappresentanza formale o parziale di quest’ultimi è sintomatico di una mentalità da Congresso di Berlino del 1878 e difatti il clan dei paesi privilegiati, in questi suoi vertici contestatissimi, ha agito con ottica e finalità neocolonialiste piuttosto che di illuminato progressismo. Che ci piaccia o meno, di progresso se ne parlava molto di più, e con molta più volontà e maggiori risultati, ai vertici dei paesi non allineati di Bandung, o nei vari patti di Casablanca e di Monrovia che videro muoversi personalità di tutta eccezione come gli indimenticati ed indimenticabili Mitterand, Nkrumah, Nehru, Soekarno, e compagnia bella.

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Tags: banca centrale cinese, banca mondiale, Economia, economia internazionale, finanza, fondo monetario internazionale, g-20, indie, Russia, sistema finanziario, terzo mondo, USA

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[n.23] Labouratorio e la ciccia socialista

di Redazione - lunedì 19 maggio 2008 - 646 views

Eppur si muove. Il dibattito pre-congressuale del Partito Socialista – pur nel permanere di clandestinità latenti – inizia a muoversi. Ma qua, as usual, si è all’avanguardia e mentre gli altri ancora si stiracchiano Labouratorio sculetta allegramente davanti al proprio barbecue di spunti di dibattito. E per non farvi mancare nulla son pure tornate le previsioni del colonnello Albano. Un numero per buongustai, buon appetito!
T.C

Editoriale di Carlo D’Ippoliti

Il dibattito politico interno al PS ricorda la passata campagna elettorale: tutti a fare a chi ce l’ha più riformista. (il partito, o il leader)
QUALI “riforme” fare, non molti si degnano di precisarlo. In realtà, se non quando veramente costretto, fuori delle aule parlamentari il dibattito politico italiano non parla di contenuti. Almeno dall’inizio della Seconda Repubblica.
Da allora, Sartori si sbraccia di dirci che la colpa, della degenerata politique politicienne, è nel numero eccessivo e nelle manie di protagonismo dei piccoli partiti. Peccato che, morti i “nanetti”, lui stesso non trovi niente di meglio da dirci, che riproporre la (errata) teoria della sovrappopolazione di Malthus. Tremonti d’altronde, ha definitivamente chiarito che il PdL è un partito conservatore, non liberale, e ci ha dato la sua visione della globalizzazione (visione, purtroppo o per fortuna, ignorata dal dibattito).
Di contenuti di rilievo -ciccia- c’è poco altro.
Insomma, se la gente si disinteressa di politica, o cade nell’antipolitica, non me la sento di dire che è colpa sua. Vi interessereste voi di sapere chi prende la poltrona di Ministro per l’attuazione del programma? Se state leggendo questo editoriale forse sì, ma la colpa è vostra.
Sarebbe interessante aprire un dibattito sul dibattito, ovvero sulle ragioni del suo inaridimento. Dalla comprensione di questo, potremmo identificare spazi politici (e forse editoriali) da cui ricominciare a fare una politica che sia un po’ più interessante dell’annosa questione se il PS debba stare a sinistra del PD ma a destra di SA, o a destra del PD e a sinistra del PdL. (scusate sono un povero ingenuo, ma è uno dei privilegi che preferisco, per noi accademici nelle torri d’avorio)

Provo allora a buttar giù qualche ipotesi (in ordine sparso) che, guarda caso, nasconde anche qualche implicita risposta alla domanda “di quali riforme parliamo?”.

1. i partiti si sono lanciati alla conquista del favore di Confindustria, favore divenuto finalmente accessibile in regime di concorrenza tra più partiti, dopo l’abbandono da parte del P-DS dell’ideologia comunista.
2. i politici hanno creduto alla teoria dell’elettore mediano, ovvero che le elezioni si vincono al centro, convergendo obiettivamente nei programmi e nella prassi.
3. nel settore della stampa e dell’informazione non vige la minima concorrenza. I giornali più agguerriti e indipendenti al massimo “fanno commento”, ma certo non fanno informazione.
4. l’università è ormai frantumata in un pulviscolo di micro-sedi, che rende la vita impossibile ai professori, oberati di cattedre da spartirsi e senza più tempo per dedicarsi alla società.
5. gli intellettuali non hanno più un ruolo sociale. (scusa, chi?)
6. l’enorme ulteriore concentrazione di potere finanziario e industriale che si è avuta nel nostro Paese negli ultimi decenni ha eliminato un buon numero di conflitti di interesse, nella società e nella politica: non c’è più molto di cui discutere dal punto di vista dei “poteri forti”.
7. ci sono ancora in Italia troppe poche lobbies, e troppo piccole, opache e malamente organizzate.
8. l’economia sembra ormai l’unico argomento di cui valga la pena dibattere, ma a livello teorico e metodologico si tratta purtroppo della più semplicistica e ideologica delle scienze sociali.
9. il mondo è effettivamente cambiato troppo velocemente rispetto ai tempi in cui si è formata l’attuale classe dirigente italiana (uomini, ultrasessantenni, tendenzialmente ex-DC ex-PCI o ex-PSI), ed è oggi molto difficile da interpretare (soprattutto per loro).
10. le istituzioni sovranazionali e internazionali limitano effettivamente il potere decisionale (ovvero la scelta degli obiettivi) della politica nazionale, mentre le mutate condizioni politico-economiche ne limitano decisamente l’efficacia (ovvero la forza degli strumenti).
11. dal punto di vista culturale abbiamo ormai abbracciato il leaderismo in versione Berlusconi, cioè la selezione non del partito ma del leader, e sulla base delle vere o presunte qualità personali (ad esempio la possibilità di (sotto)mettere daccordo i notabili del partito) e non delle sue opinioni.

Come conseguenza, credo che la sterilità del dibattito crei “nicchie di mercato”, completamente trascurate dal Veltrusconi. In politichese, lo spazio c’è.
Ma per ora mi piacerebbe si discutesse almeno un po’ del perché in Italia non si può (più) parlare di contenuti, in politica.

SOMMARIO DEL N.23

  • [#23] Labouratorio e la ciccia socialista
  • [Carne al fuoco] Il punto dopo gli spunti
  • [Carne al fuoco] Chi non passa alla storia, passa alla geografia
  • [Carne al fuoco] Sulla proposta di Lanfranco Turci
  • [Carne al fuoco] Un partito non può vivere senza un’idea
  • [Il meteo del colonnello Albano] Il gran ritorno!
  • [What's going on] I primi vagiti del Veltrusconi
  • [What went on] 34 anni fa un’Italia un po’ più civile
  • [Partiture Riformiste] Fra etica e politica

Tags: carlo d'ippoliti, confindustria, Economia, giovanni sartori, giulio tremonti, istituzioni nazionali e sovranazionali, lobbies, nicchie di mercato, Partito Socialista, popolo delle libertà, poteri forti, seconda repubblica, stampa e informazione, thomas robert malthus, università

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Alitalia – Il vecchio e … l’antico

di Peppo - lunedì 7 aprile 2008 - 276 views

Ho fatto un tratto di autostrada anche oggi. La stessa che faccio quasi tutti i giorni. La mitica A1 che una volta, prima dell’era monnezza, si chiamava romanticamente Autostrada del Sole.

Non mi era mai capitato, finora, di imbattermi in un carro-attrezzi in panne. Era fermo nella corsia di emergenza e considerato il fumo che usciva dal motore ho dato poche speranze all’auto che, un paio di kilometri più avanti, era ferma anch’essa con i passeggeri in impaziente attesa di essere soccorsi.

La cosa, ma guarda un po, mi ha fatto venire in mente l’Alitalia. Una azienda scassata in impaziente attesa di essere soccorsa da governi e sindacati ancora più scassati che, lungi dal risolvere i problemi degli altri, non riescono nemmeno a risolvere i propri.

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Tags: accordo, air france, Alitalia, antico, compagnia di bandiera, cordata fantasma, Economia, fallimento, flotta, peppo, politica, prassi culturale, sindacati, società, vecchio

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Una sola clausola: RESPONSABILITA’

di Andrea D'Uva - lunedì 24 marzo 2008 - 284 views

Responsabilità

Come in ogni campagna elettorale che si rispetti, anche stavolta i politicanti italici si sono lanciati al reciproco inseguimento sul piano della demagogia e della mistificazione della realtà. Primattori di questa patetica commedia sono Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, ovvero i leaders dei principali partiti che si sfidano per il governo dell’Italia. I due si stanno sperticando in mirabolanti promesse, a base di detassazioni, abolizioni d’imposte, miracolose ricette per il rilancio dell’economia con relativa creazione di posti di lavoro (sicuro e ben retribuito beninteso). Non mancano piani straordinari, degni del miglior Amintore Fanfani, per dare una casa ad ogni giovane coppia che desideri metter su famiglia (a patto che questa sia regolarmente sposata – meglio se con il rito di Santa Romana Chiesa).

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Tags: amintore fanfani, andrea d'uva, criminalità, debito pubblico, Economia, Italia, silvio berlusconi, spesa pubblica, Veltrusconi, Walter Veltroni

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[n.12] Labouratorio … non si fida

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 3 marzo 2008 - 416 views

lab12.jpgLabouratorio non si fida. Non si fida molto nemmeno di ciò che sta per scrivere, né dell’immagine scelta per aprire questo numero. Eppure deve farlo.
Deve fare ciò che Veltrusconi non fa: raccontare la verità.

Questo paese sta per andare incontro ad una brutta crisi. Qualsivoglia governo non potrà fare molto per evitarlo … di certo non potrà farlo se chi si candida oggi non pone come primo punto del proprio programma la verità.

La prima verità è che l’andamento dell’economia di un paese che fa parte del sistema economico e finanziario globale dipende solo in parte dalle scelte di un governo nazionale.

Labouratorio non si fida di chi fa finta di niente, perché prezzi delle materie prime continuano a salire: dal petrolio al grano. Salgono perché ci sono paesi, come la Cina, che non solo consumano di più rispetto al passato, ma perché (sembrerà banale, ma nessuno lo dice) possono permettersi di continuare ad acquistare anche se i prezzi salgono oltre soglie ritenute un tempo impensabili. Il petrolio sfonda il tetto dei 100 dollari a barile? Non importa, la Cina continua a comprare … e intanto si aggiungono anche le speculazioni.

Gli Stati Uniti, intanto, continuano a tagliare i tassi d’interesse e chissà che non si debba arrivare alla versione a stelle e strisce del modello nipponico dei tassi zero. Si continuerà a drogare un sistema che rimanda la crisi d’astinenza e intanto si brucerà ricchezza per centinaia (forse migliaia) di miliardi di dollari. Se qualcuno crede che l’Italia sia al riparo da questo fuoco grazie al rigido tetto Europeo forse vuol dire che si droga anche lui …

Labouratorio non si fida di chi fa finta di niente, perché l’Italia sta già male senza bisogno d’aiuti esterni. Debito pubblico superiore al 100% del PIL e che ogni anno fa spendere il 4,5% delle entrate solo per rimborsare gli interessi. Nel 2007 l’economia è cresciuta meno delle attese e la pressione fiscale ha toccato il livello record del 43,3%. In cambio riceviamo servizi pubblici inefficienti ed un welfare inadeguato ed ingiusto.
Oggi in Italia solo il 18% di chi perde un lavoro può contare su delle forme di ammortizzatori sociali. In Inghilterra invece il 60% e la media europea è del 56%.

Se avete meno di 30 anni abbiate inoltre la cortesia di non rompere i coglioni. Pagate la pensioni dei vostri padri e dei vostri nonni , ma non sperate di riceverne voi. Senza dimenticare che l’abolizione dello scalone Maroni è avvenuta senza che nessun giovine abbia avuto da ridire.
Zitti stiamo. Scendiamo in piazza solo per le manifestazioni indette da qualche partito. Gli stessi partiti che poi mandiamo affanculo, ma che non siamo in grado di cambiare.

Labouratorio si fida della relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia, ma a questo punto che fiducia può ancora avere?
Che fiducia può avere nell’Mtv Democratic Party o nel Gregge delle Libertà?

Se almeno qualcuno spiegasse la verità oggi, forse sarebbe più facile dargli fiducia ed essere persuasi domani che sparare non serve a niente.
Perché Labouratorio non si fida dei violenti, ma non è detto che altri saranno disposti a fare altrettanto tra qualche tempo.

Fidatevi almeno del numero 12 di Labouratorio

  • Il programma di Mago Veltrusconi (Peppo)
  • Politica e conflitto d’interessi (Lidano Lucidi)
  • Puzzle Laici Liberaldemocratici (e ci saranno pure le liste del PLI) (Luca Bagatin)
  • Perchè il PS dovrebbe candidare a Roma Franco Grillini (Andrea Natalini)
  • Grillini candidato sindaco a Roma … E Bologna? (Michelangelo Stanzani)
  • Lettera sull’aborto (Marzo Azzali)

    Labouratorio: Numero 12

Tags: debito pubblico, Economia, grano, greggio, inflazione, Italia, labouratorio, materie prima, pensioni, prezzi delle materie prime, scalone, Veltrusconi

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L’Italia e i suoi fardelli economici. Alcuni spunti programmatici

di Lidano Lucidi - lunedì 25 febbraio 2008 - 615 views

economique.jpg

Per gettare solide basi per una crescita economica seria e duratura è corretto soffermarci sul principio ispiratore dell’azione riformatrice.
L’Italia soffre di un’eccessiva pressione fiscale, di un debito pubblico enorme, di una spesa pubblica troppo spesso inefficiente e non in grado di tutelare le fasce più deboli della popolazione. La spesa pubblica deve essere sia tagliata nelle sue mutevoli e numerose inefficienze, ma anche reimpostata per essere veramente da supporto ai meno abbienti. La scuola, l’università, la sanità, la ricerca scientifica, la sicurezza sono temi fondamentali che abbisognano non solo di ingenti fondi ma anche di una più oculata gestione delle risorse finanziarie.

La migliore gestione della spesa pubblica è di vitale importanza anche per il fatto che sull’economia italiana grava come un macigno un enorme debito pubblico che tarpa le ali a qualsiasi spinta economica. Da ogni statistica che mette a confronto la crescita italiana con quella internazionale, in primis europea, risulta palese come i nostri tassi di crescita siano costantemente inferiori. L’ultimo dato ci vede come fanalino di coda della crescita europea. Secondo l’ultime stime della Commissione europea il Pil italiano nel 2008 crescerà soltanto dello 0,7%. Rispetto a quanto previsto in autunno si tratta di un taglio secco del 50%, ben più della discesa dell’area euro, anche perché nel quarto trimestre 2007 l’Italia dovrebbe segnare il passo con crescita pari allo zero o anche inferiore (-0,2%). L’inflazione aumenterà del 2,7% (stima precedente 2%). Meno crescita e più inflazione è questo il quadro italiano. Risultano quindi ridicole tutte queste promesse elettorali di tagli alle tasse e investimenti in opere pubbliche. Ma dove li prendiamo i soldi? Se non è chiaro l’Italia è ultima rispetto a tutti i grandi: (Germania: +1,6% il Pil e +2,3% l’inflazione: Francia +1,7% il Pil e +2,4% l’inflazione; Spagna +2,7% il Pil e +3,7% l’inflazione)
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Tags: Aumento delle detrazioni sui mutui per l’acquisto della, codice tributario, Compensazione crediti/debiti verso la pubblica amminist, debito pubblico, deficit, Economia, edilizia universitaria, inflazione, irap, Pil, razionalizzazione, Recupero del Fiscal Drag, ricerca, Riduzione dell’Iva sui prodotti dell’infanzia, spesa pubblica, università

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Per un Partito Socialista con cuore, cervello e palle!

di Lidano Lucidi - lunedì 14 gennaio 2008 - 728 views

I primi mesi del 2008 saranno cruciali per la politica italiana. Forse, e non credo di spararla grossa, i più importanti negli ultimi anni. Referendum, nuova legge elettorale, crisi economica nazionale e internazionale, crisi delle borse, perdita del potere d’acquisto delle famiglie, sono aspetti singolarmente importantissimi, una montagna nel complesso. Di fronte a un’ipotetica rivoluzione copernicana cosa dovrebbe fare il Partito Socialista?
Per dare una risposta alla domanda precedente, il PS dovrebbe rispondere ad un’altra domanda: quali sono le sue ambizioni? Delle due l’una: il far fruttare al meglio rendite di posizione presenti, passate e future, oppure costruire un partito anatomicamente composto da tre organi: cuore, cervello e palle.
Se il PS dovesse scegliere la prima risposta, essendo poco propenso alla tutela delle rendite in tutte le sfumature possibili, potrei suggerire non di fare qualcosa, bensì di non fare qualcosa. Il qualcosa da non fare assolutamente è costituirsi come Partito Socialista. Chiamatelo Partito rosso, giallo, blu o il colore che più vi aggrada, ma non chiamatelo socialista.
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Tags: 2008, Economia, Legge Elettorale, Partito Socialista, politica, referendum

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Intervista a Tommaso Nannicini – Il segreto della Spagna? La capacità di “selezionare”

di Danilo Di Matteo - lunedì 24 dicembre 2007 - 682 views

Tommaso NanniciniTommaso Nannicini è un economista e vive in Spagna da due anni, dove insegna e svolge attività di ricerca presso l’Università Carlos III di Madrid. I suoi interessi di studio abbracciano l’economia del lavoro, l’econometria applicata e l’analisi empirica dei processi politici. In passato, ha studiato o lavorato presso l’Università di Firenze, l’Università Bocconi, l’Istituto Universitario Europeo, il MIT di Boston e il Fondo Monetario Internazionale. Per un periodo, ha pensato di darsi non all’ippica ma alla politica (ricoprendo vari incarichi locali e nazionali prima nell’associazionismo della diaspora socialista, e poi nei Ds e in LibertàEGUALE). Ma la politica, a quanto pare, aveva altri piani. Read the rest of this entry »

Tags: Economia, Italia, libertàeguale, politica, socialismo, Spagna, Tommaso Nannicini, università, Zapatero

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Pena di morte ed analisi economica

di Redazione - lunedì 24 dicembre 2007 - 588 views

Articolo di Mario Gregori (Università di Udine)

Con il SI’ di 99 paesi, il NO di altri 52 e 33 astenuti, alle 17,35 del 15 novembre 2007, la terza commissione delle Nazioni Unite ha approvato a New York un documento a favore della moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo. Un tale voto è un civile gesto che intende stimolare la rimozione dalle legislazioni nazionali di un relitto barbarico, quale la pena di morte, o una masochistica rinuncia ad un poderoso strumento di dissuasione nei confronti di una criminalità sempre più aggressiva?

Apre il dibattito, nei giorni immediatamente successivi, il Wall Street Journal, che sposa apertamente la seconda tesi. Lo fa sulla scorta dei risultati di una ricerca di due studiosi della Pepperdine University (Malibu, CA), Roy Adler e Michel Summers. Essi hanno dimostrato come, in America, all’aumento delle condanne a morte eseguite si associa, negli anni ’90, una riduzione degli omicidi, mentre alla riduzione delle stesse, avviata a partire dal 2001, si accompagna un‘impennata dei crimini capitali.

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Dark clouds on 10 Downing Street

di Edoardo Ferrazzani - lunedì 17 dicembre 2007 - 596 views

Lo scorso cinque Dicembre, l’Independent londinese, con un’apertura di prima da fra rabbrividire già anche l’algido Gordon Brown, titolava ”Is Britain’s economy heading the perfect storm?”.

La crisi economica sembra avvicinarsi inesorabilmente nel Regno Unito, almeno da ciò che si evince da tutta una serie di esternazioni di autorevoli istituzioni di settore e autorità indipendenti britanniche tra cui la Financial Services Authority, che lo scorso quattro Dicembre ha, per bocca del suo capo retail Clive Briault, sostanzialmente invitato i fornitori di credito britannici ad allacciare bene le cinture di sicurezza, munendosi di alta liquidità, dato che secondo le stime della FSA, il prossimo anno si annuncia essere foriero di alti livelli di insolvenze, soprattutto nel settore retail.
Non ultimo il probabile taglio del costo del denaro da parte della Bank of England, previsto per il sei Dicembre, sembra rassegnarsi alla bontà della previsione recessionista per il 2008.
In questo quadro, le nubi continuano a addensarsi intorno al già debole premierato di Brown e al suo ‘cabinet’.

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Tags: Economia, Gordon Brown, Inghilterra, Labour, subprime, UK

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