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	<title>Labouratorio &#187; Craxi</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Bye Bye Blair] Il socialismo europeo tra il Gambero Rosso e un futuro da scrivere</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 11:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Del Giudice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione...]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’uscita di scena di Zapatero, che ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni e passare la mano, segna probabilmente il tramonto della stagione “glamour” del socialismo europeo, ingentilitosi di pragmatismo liberal-labourista per sopravvivere all’era thatcheriana. Sono stati anni a fasi alterne, ora ricchi di vittorie e grandi illusioni, ora amari per le cocenti sconfitte ed i continui sforzi di far coincidere riformismo ed edonismo raeganiano. Non è un caso, infatti, se l’epilogo della parabola del premier spagnolo coincide con l’impennata di consensi che il nuovo leader laburista Milliband, partito a fari spenti fra lo scetticismo generale, ha saputo calamitare su di sé , ponendo l’accento sui problemi di una  recessione non ancora superata, ma soprattutto sul tema schiettamente “sinistrorso” delle troppe diseguaglianze sociali ancora da rimuovere.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/Bill+Clinton+Gerhard+Schroeder+President+Reagan+cKS5PaCI1xPl.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4145" title="Bill+Clinton+Gerhard+Schroeder+President+Reagan+cKS5PaCI1xPl" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/Bill+Clinton+Gerhard+Schroeder+President+Reagan+cKS5PaCI1xPl.jpg" alt="" width="416" height="295" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il segnale è politicamente interessante , soprattutto perché può segnare una svolta epocale e chiudere finalmente  il lungo periodo iniziato verso la fine degli anni 70, con le riforme del mercato del lavoro volute in Inghilterra dal governo Thatcher: fu allora, con l’Europa ancora  stordita fra le ansie della guerra fredda e dello shock petrolifero, che le democrazie occidentali decisero che era arrivato il momento di raccogliere la sfida e  liberalizzare, uscendo dalla logica di relazioni industriali che ingessavano i rapporti economici e frenavano la crescita del prodotto interno lordo; fu allora che le destre ad ovest e ad est dell’Atlantico decisero di cogliere il desiderio del ceto medio di uscire dal peso esistenziale di una coscienza collettiva troppo opprimente e di recuperare il tempo perduto a colpi di gioia di vivere ed affermazioni personali. La sociologia del tempo (Alberoni docet) si prodiga a spiegare questo nuovo bisogno di privato, mentre l’economia spiega efficacemente che l’uomo, per essere felice, ha bisogno di gratificazioni economiche e di carriera, ma anche di dare sfogo a quell’insostenibile leggerezza dell’essere  che, secondo Milan Kundera (il guru per eccellenza dei nuovi tempi) rappresenta il suo lato emotivo più rilevante. E’ la ricetta degli anni ’80, gli anni che qualcuno ha definito “stupidoni” ma che la storia, prima o poi, dovrà studiare attentamente, sia per la svolta liberista più che liberale inaugurata dalla Thatcher, sia per la forte impostazione mediatica che il grande comunicatore Ronald Raegan seppe dare alla sua politica decisionista, capace di bombardare di santa ragione un certo Gheddafi e di fare la pace in nome degli affari con l’orso sovietico dalle unghie ormai spuntate.</p>
<p style="text-align: justify;">Piaccia o non piaccia, gli anni ottanta sono gli anni in cui proprio Raegan cambia la politica e dimostra efficacemente come un ex attore hollywoodiano possa parlare a milioni di elettori guardando fisso una telecamera e riuscendo a catturare molti più consensi di un politico consumato: un uomo solo, con le idee chiare ed un modo incisivo di esprimerle, rappresenta un modello, un esempio di affermazione personale da seguire e possibilmente imitare magari non solo in politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tradotto in termini elettorali, tutto questo spiega l’avanzata generalizzata del centro destra in Europa ed in America, mentre la caduta del muro di Berlino non distrugge soltanto l’impalcatura del vecchio socialismo reale, ma innesca una forte involuzione in termini di consenso anche in quei partiti comunisti che, come in Italia, si erano decisi a tagliare il cordone ombelicale con Mosca per costruire qualcosa di nuovo. Ecco perché, alla fine, ho esordito scrivendo che  la vocazione  liberal-labourista del socialismo europeo è stata innanzi tutto una questione di sopravvivenza: se la spinta alla modernizzazione del Paese è il motore del programma del Psoe e del suo leader Gonzales, in Italia Bettino Craxi prende il timone di un partito uscito elettoralmente a pezzi da una politica subalterna al PCI di Berlinguer e fa propria la lezione di Pietro Nenni, che ritiene possibile la sopravvivenza del PSI solo in una condizione di assoluta autonomia sia dalla DC che dal PCI.</p>
<p style="text-align: justify;">L’onda lunga del craxismo, arrivato alle soglie degli anni novanta, è sostenuta da una politica di espansione economica, ma anche da tappe di segno decisamente neo-thatcheriano quali <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/demichelis.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4146" title="demichelis" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/demichelis.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a>l’abolizione della scala mobile e l’ossessivo slogan “meno Stato, più mercato”. Dal punto di vista sociologico, poi, un’orda  di partite IVA con i vestiti griffati ed un desiderio inconfessato di discoteche alla moda e macchine fatte col “leasings” (immortale espressione del grande Jannacci)  ha rappresentato lo zoccolo duro di questo popolo “ di sinistra ma non troppo”, capace poi di superare la fine politica del craxismo approdando indifferentemente nel calderone berlusconiano o nelle periferie del soggetto sorto dalle ceneri del PCI, ondeggiante fra i sarcasmi dalemiani ed il buonismo glamour- veltronico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerà una bestemmia, ma la sinistra che ha scoperto il Gambero Rosso ed il trading in borsa, un po’ tecnocrate, un po’ radical chic, è figlia di Craxi esattamente come Tony Blair ed il suo New Labour sono stati il volto carismatico e ben educato con cui il socialismo inglese si è presentato per tenersi al passo con i tempi ed esistere politicamente, sforzandosi di mantenere un certo  appeal presso una società civile ormai permeata di individualismo, anche nelle sue implicazioni peggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre il social –pragmatico Zapatero conquista  la cattolica Spagna proponendo liberalizzazioni e matrimoni gay, l’unico dinosauro del socialismo di base sembra essere rimasto l’eroico Schultz ,abbarbicato ai banchi dell’Europarlamento per sfanculare  il magnate Berlusconi in conflitto d’interessi anche con se stesso: insomma, fra sconfitte elettorali  e messaggi politici deludenti,le sinistre possono dire di aver vissuto la conclamazione della propria crisi, dovendo persino sorbirsi i de profundis di pensatori in trasformazione del calibro di Rutelli e Massimo Cacciari  ,pronti ad intonare il requiem per l’idea stessa di socialdemocrazia e ad inneggiare ad una “nuova politica” talmente nuova da non recare neppure traccia di contenuti intelligibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può trascurare ,d’altra parte, che il taglio schiettamente individualista dell’età raeganiana ha portato fatalmente ad una alterazione del rapporto fra i partiti politici ed i propri leaders ,che sono divenuti spesso talmente opprimenti e totalizzanti da uccidere ogni tentativo di dibattito interno  .Questo fenomeno ha sicuramente privilegiato le formazioni di centro- destra ,per molte ragioni assai più portate ad accettare e sostenere il ruolo di personaggi capaci di calamitare consenso con l’immagine della propria affermazione. Il caso dell’Italia ,anzi,ha addirittura dimostrato come la destra abbia potuto sostituire i partiti tradizionali con le  formazioni create in provetta dall’edonista Berlusconi ,mentre questo percorso sia molto più sofferto e tribolato se intrapreso da una formazione di impostazione riformista come il PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ecco Milliband. Già,Milliband, il leader che non ti aspetti e che al di là delle formule e delle targhette ideologiche ,torna a parlare di storture del mercato e di disuguaglianze da rimuovere. Forse,ora che ci sono meno  soldi per fare la bella vita  e gli abiti griffati costano troppo anche per un direttore di banca,il lato serio del socialismo torna ad avere una attualità ed una prospettiva , magari incarnata nella promessa di un modello di sviluppo realmente sostenibile e più equilibrato, in cui il concetto di società solidale non è un condensato di banalità e di buonismo,ma è il concreto operare di un sistema complesso di distretti produttivi, di comunità desiderose di ritrovare dignità ed equilibrio, e di una società generalmente bisognosa di ridarsi un futuro e di ritrovare un’etica civile degna di questo nome. C’è insomma da tenere insieme PIL e valori etici, tenendo a mente che gli anni 80 hanno prodotto i libri di Alberoni ,ma anche l’efferato delitto di Pietro Maso e le bolle speculative della finanza trafficona .<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/edmili.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4147" title="edmili" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/04/edmili.jpg" alt="" width="460" height="276" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E’ chiaro comunque  che l’ideologia non può più essere interpretata secondo i vecchi modelli e che una nuova possibile primavera della socialdemocrazia europea deve passare necessariamente per una leale osmosi con le forze contigue ,che siano di ispirazione “liberal” o cattolica, ma certamente uscire dall’ambiguità di un “nuovo senza identità” può addirittura giovare ad un sano e costruttivo dibattito che abbia la forza di partire da un punto fermo: l’era del thatcherismo e del mito dell’affermazione personale sta finendo ,come sta finendo l’utopia dei grandi condottieri di partito e d’impresa ,degli “uomini soli al comando” arroganti e ben pagati a suon di stock option. C’è bisogno di un sistema che sappia creare valore, non solo economico, e distribuirlo nella società, cercando di restringere progressivamente le sacche di emarginazione ed esclusione con politiche mirate nel breve e nel lungo periodo. C’è bisogno di una nuova tutela sociale e di un nuovo codice etico da condividere per salvare l’ambiente in cui viviamo ed il nostro futuro,che torna a coincidere se considerato dal punto di vista del singolo o da quello della collettività. Chi non ci crede, pensi a Fukushima.</p>
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<p><strong>Stefano Del Giudice_nato a Montevarchi 45 anni fa, nonostante l’età e  studi classici conserva il gusto per il “politicamente scorretto” ed i punti di vista rigorosamente impopolari.</strong></p>
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		<title>[Nord-Africa in fiamme] Gheddafi: un pò Renato Zero un pò il Grande Dittatore.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 21:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Pugliese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marzo 1986. Il Colonnello Gheddafi governa la Libia con esercito e Libro verde da ormai 17 anni, l&#8217;acredine della Repubblica Araba Socialista di Libia verso l&#8217;Occidente è all&#8217;apice, la tensione tra le due sponde del Mediterraneo è altissima e nel golfo della Sirte si verifica uno scontro con la marina statunitense, muoiono 35 marinai libici. Gheddafi… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/02/28/il-nord-africa-in-fiamme-gheddafi-un-po-renato-zero-un-po-il-grande-dittatore/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Marzo 1986. Il Colonnello Gheddafi governa la Libia con esercito e Libro verde da ormai 17 anni, l&#8217;acredine della Repubblica Araba Socialista di Libia verso l&#8217;Occidente è all&#8217;apice, la tensione tra le due sponde del Mediterraneo è altissima e nel golfo della Sirte si verifica uno scontro con la marina statunitense, muoiono 35 marinai libici. Gheddafi inneggia ad attaccare gli americani per vendicarsi. Detto, fatto. Il 5 aprile esplode una bomba in una discoteca di Berlino Ovest, colma di soldati americani. La Stasi intercetterà dei fax dell&#8217;ambasciata libica che si congratula per l&#8217;ottimo lavoro svolto. Il presidente Reagan ordinerà il bombardamento di Tripoli e Bengasi per rappresaglia. Ed è qui che si innesta l&#8217;intervento italiano che ha probabilmente cambiato la storia. Craxi argina la prepotenza americana sventando l&#8217;attentato a Gheddafi e avvertendolo tempestivamente. Un episodio da ricordare non tanto per la scelta di Craxi, peraltro storicamente dedito al finanziamento e all&#8217;aiuto concreto di tutti i popoli in lotta per la democrazia e la libertà, anche nel mondo arabo, quanto piuttosto per la capacità dell&#8217;allora governo italiano di incidere nelle vicende politiche internazionali in un modo che oggi ci sogniamo. <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/gheddafi-zero.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3614" title="gheddafi zero" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/gheddafi-zero.jpg" alt="" width="433" height="272" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo a Gheddafi come personaggio. Quello che conosciamo oggi dai media è un feroce macellaio che mente alla tv di Stato negando qualsiasi responsabilità sulle migliaia di morti. Il patetico discorso che ha tenuto, infervorato, davanti alla casa bombardata da Reagan, da cui si salvò grazie all&#8217;Italia, ha tutte le caratteristiche dei deliri di un uomo ormai isolato, anche tra la sua gente. Ricorda da vicino un Hitler trincerato nel suo bunker che sposta divisioni che non ha più. E la crudeltà è quasi pari, avendo ordinato all&#8217;esercito di sparare sui dimostranti, a unità navali di recarsi davanti a Bengasi per bombardarla (due navi si sono ammutinate e hanno fatto rotta verso Malta, alcuni testimoni parlano di marinai che gettano in mare le armi), di Mirage con il compito di lanciare missili sulla folla (altri quattro piloti sono atterrati a La Valletta chiedendo asilo politico per essersi rifiutati). Ha dato incarico a suo figlio di assoldare mercenari dall&#8217;Africa subsahariana abituati a qualsiasi macelleria e temprati da guerre civili. Uomo solo perché oltre a tutta la Cirenaica ormai nelle mani del popolo in rivolta (che issa il tricolore del Regno di Libia con la mezzaluna), anche alti ufficiali dell&#8217;esercito stanno tramando.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia Gheddafi non è sempre apparso il mostro che oggi tutti conoscono. In un&#8217;intervista del 2004 il Colonnello si mostra con Gianni Minoli disponibile alla discussione, nonché fa sfoggio di una certa cultura e conoscenza della geopolitica internazionale. Insomma non un dittatore africano qualsiasi. Addirittura Gheddafi ha goduto di notevole popolarità nel suo paese, subito dopo la fine del Regno di Idris, con alcune riforme economiche e sociali, la confisca del petrolio e dei beni italiani, la nomina da parte di 200 capi tribù a &#8220;Re dei Re d&#8217;Africa&#8221;. Dimostra di conoscere i rischi e le peculiarità della situazione mediterranea ed una certa profondità di analisi sulla questione israelo-palestinese. Definisce la Turchia in Europa un rischio in quanto &#8220;cavallo di Troia&#8221; per l&#8217;Occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Gheddafi come simbolo, come feticcio di uno stile. Avanti con gli anni, come tutti i dittatori, la sua mente si è logorata, è divenuto sospettoso e ossessionato. Come dimostrano i cables pubblicati da Wikileaks si tratta di un ipocondriaco, circondato da una guardia personale molto speciale, le &#8220;Amazzoni&#8221;, soldatesse procaci con vistose divise. Per non parlare dell&#8217;infermiera ucraina, che il nostro premier definirebbe &#8220;una bella <em>tusa</em>&#8220;, anche lei lo sta per abbandonare.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è di più, sconfinando nella leggenda. Secondo la 77enne Rachel Tammam, Gheddafi sarebbe figlio di sua zia, Razale Tammam: una ebrea di Bengasi che a 18 anni aveva sposato un musulmano scontrandosi contro la volontà del padre (il commerciante Tammam Tammam) e di fatto tagliando i ponti con i tre fratelli e col resto della famiglia. «Ricordo ancora che Razale abitava a Bengasi nella via Generale Briccola» ha aggiunto Rachel Tammam. Notizia tirata fuori dalla tv commerciale israeliana Canale 2. Il Colonnello un marrano nell&#8217;Islam?</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo da guida della Rivoluzione e dispensatore di democrazia diretta a feroce e malato sanguinario il passo è breve, prove ne sono le fosse comuni che in questi giorni si scavano in Libia per le centinaia di dimostranti assassinati e di corpi di soldati bruciati, probabilmente rifiutatisi di sparare sulla folla. Questo è il Colonnello Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, la Libia per quarant&#8217;anni.</p>
<p><strong>Matteo Pugliese_20 anni e un grande amore per la sintesi</strong></p>
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		<title>[Quella notte del 1987] Diciamocelo…Ben Alì salì al potere grazie all’Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 19:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Pugliese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[READ THE ENGLISH VERSION Ben Alì assunse il potere in Tunisia in un golpe incruento avvenuto 23 anni fa. Come andò quella notte tra il sei e il sette novembre 1987 a Tunisi ce lo racconta Matteo Pugliese. Fulvio Martini, ammiraglio della Marina, capo dei Servizi segreti militari (SISMI) per sette anni, pilastro dell’intelligence italiana sotto… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/29/quella-notte-del-1987-diciamocelo%e2%80%a6ben-ali-sali-al-potere-grazie-all%e2%80%99italia/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/?p=3298&amp;preview=true">READ THE ENGLISH VERSION</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ben Alì assunse il potere in Tunisia in un golpe incruento avvenuto 23 anni fa.<br />
Come andò quella notte tra il sei e il sette novembre 1987 a Tunisi ce lo racconta Matteo Pugliese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fulvio Martini, ammiraglio della Marina, capo dei Servizi segreti militari (SISMI) per sette anni, pilastro dell’intelligence italiana sotto governi di qualsiasi colore, stimato da colleghi Nato e sovietici, fama di gentiluomo, elettore PRI e artefice di Sigonella. Nel 1999 l’Ammiraglio depone in commissione Stragi del Parlamento Italiano ed in seduta segreta racconta per la prima volta cosa accadde in Tunisia. Purtroppo non scese nei particolari né lì né in seguito (l&#8217;ammiraglio morì 4 anni dopo), essendo Ben Alì ancora nel palazzo di Cartagine in cui Martini lo pose.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/craxi-andreotti-tunisia.png"><img class="alignright size-medium wp-image-3172" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/craxi-andreotti-tunisia-300x196.png" alt="" width="300" height="196" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che negli anni Ottanta già ardeva la crisi israelo &#8211; palestinese e le frange integraliste islamiche minacciavano le terre del Tramonto, <em>Maghreb</em> in arabo, Tunisia compresa. Le conseguenze di un’eventuale escalation islamista erano del tutto evidenti a chi, come l&#8217;allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, in quegli anni aveva fatto del Mediterraneo il perno della sua politica estera, di egemonia ed autonomia.</p>
<p style="text-align: justify;">Martini ricevette ordine, Craxi premier e Andreotti Ministro degli Esteri, di preparare la successione all’ottantaquattrenne presidente Bourguiba, patriota berbero che guidava la Tunisia da 30 anni con una politica più ba’thista prima, di stampo kemalista poi. Bourguiba, ormai demente ed isolato, voleva risolvere il problema del radicalismo islamico con qualche fucilazione sommaria. Il SISMI coordinato da Martini operò una prima fase di contatto coi pezzi grossi del regime, spianando i punti di contrasto, poi impose una successione pacifica di cui si vantò sempre per non aver sparso “una goccia di sangue”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’erede al trono designato dai Servizi (con la collaborazione di altri attori) era un uomo dalla folgorante carriera: militare professionista, capo e fondatore della Sicurezza nazionale tunisina, ambasciatore in Polonia, Ministro degli Interni e Primo ministro. Ben Alì, che convinse i medici di Bourguiba a dichiararlo incapace e assunse la Presidenza della Repubblica tunisina con il beneplacito di tutti. L’unica vittima – come tenne a sottolineare Martini – fu il suo omologo francese, che perse il posto perché anticipato dai piani italiani. Guarda caso, un mese dopo il golpe, il presidente dell’Eni, il socialista Franco Reviglio, si recò a Tunisi accompagnato da Bettino Craxi per concludere un accordo energetico. Anni dopo, proprio Craxi sarà protetto ad Hammamet da Ben Alì.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Ben Alì ha ceduto alle proteste fuggendo all’estero, lo ha fatto essenzialmente per due motivi: il timore di essere rimosso da un colpo di Stato violento ed il mancato appoggio internazionale, unito a probabili azioni di intelligence di cui è prematuro parlare.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare che venerdì 14 gennaio, il presidente si sia allontanato da Tunisi su un aereo scortato da due caccia dalla dubbia nazionalità. Contemporaneamente, un portavoce del governo di Malta annunciava che “poco dopo le 19.00 l’aereo di Ben Alì ha sorvolato lo spazio aereo maltese in direzione nord”. Nel frattempo le autorità francesi passavano dal ‘prendere atto’ dell’arrivo di Ben Alì, al definire &#8220;indesiderata&#8221; la sua visita . C’è un vuoto di qualche ora in cui dell’aereo non si sa nulla. Tuttavia verso sera un Falcon tunisino chiede permesso di atterraggio a Cagliari per rifornimento; inizialmente l’equipaggio si rifiuta di far salire a bordo la polizia, infine avviene il controllo e sia Frattini che Maroni assicurano che a bordo non vi sia Ben Alì. Ma, dopo il decollo del Falcon dalla Sardegna, giunge la notizia che il presidente tunisino è diretto a Gedda in Arabia Saudita, il cui governo accetta di fornirgli asilo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rifiuto di Parigi è dovuto forse a due ragioni, il timore di ospitare un personaggio impopolare tra la folta comunità tunisina in Francia ed il rancore per un uomo che grazie all’Italia scavalcò i piani dei servizi francesi, tradizionalmente influenti nella politica maghrebina.</p>
<p style="text-align: justify;">Algeria, Libia ed Egitto versano nelle medesime condizioni della Tunisia, oppresse da regimi mascherati e tollerati dall’Europa come sicuro baluardo contro l’avanzata islamica. Ed il perno che regge tutto è proprio l&#8217;Egitto. Caduto quello, cade il Maghreb.</p>
<p><strong>Matteo Pugliese_20 anni e un&#8217;onorata carriera nel Sismi. A dirla tutta, è l&#8217;infiltrato di Labouratorio nei servizi. </strong></p>
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		<title>[La racchetta nel pugno] ovvero: Di Adriano Panatta e della anomalia politica italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 22:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo magnani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esistono diverse anomalie italiche rispetto all’Europa, e di elezioni europee si è da poco trattato, alcune risalenti altre invece più moderne. Sono dati fattuali che hanno sedimentato l’identità nazionale alcuni ritardi storici come la recente formazione dello stato unitario, per tacere poi della mancata riforma protestante le cui conseguenze sono ancora vive e brucianti. Un altro… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/07/15/la-racchetta-nel-pugno-ovvero-di-adriano-panatta-e-della-anomalia-politica-italiana/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1810 aligncenter" title="rosanelpugno2" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/04/rosanelpugno2.PNG" alt="rosanelpugno2" width="302" height="302" /></p>
<p>Esistono diverse anomalie italiche rispetto all’Europa, e di elezioni europee si è da poco trattato, alcune risalenti altre invece più moderne. Sono dati fattuali che hanno sedimentato l’identità nazionale alcuni ritardi storici come la recente formazione dello stato unitario, per tacere poi della mancata riforma protestante le cui conseguenze sono ancora vive e brucianti.<br />
Un altro capitolo importante, e qui ci avviamo alla sostanza più politica, riguarda la diversità italiana rispetto alla sinistra europea: la mancanza di una grande formazione socialista o socialdemocratica o liberalsocialista in grado di alternarsi al governo del paese rispetto ai partiti conservatori o popolari o liberaldemocratici. Da noi la sinistra è stata rappresentata da quel corpaccione grande e burocratico costituito dal Pci.<br />
Infine un anomalia ulteriore, questa volta meno politica, rispetto ai nostri vicini francesi o spagnoli o tedeschi, l’assenza prolungata di un grande campione di tennis. Coincidenze? Ragioniamoci sopra.</p>
<p><span id="more-1783"></span>Dal 1861 ai giorni nostri un solo capo di governo di sinistra, Craxi, due se contiamo D’Alema e Parri, finiti lì per scelte di palazzo più che di urne, e, rovinandoci, al massimo due e mezzo con l’Amato tecnico (la sinistra storica liberale e Bonomi ci permettiamo di escluderli dalla sinistra del movimento operaio).<br />
Con le racchette non andiamo meglio. Pietrangeli negli anni ’60 che onora il boom economico con metodicità di allenamento e forma fisica. Poi Panatta a metà dei ’70 a sancire il clima progressista nella società, sintesi tra l’esclusivo circolo tennis dei Parioli e il figlio talentuoso del custode che si fa largo a suon di rovesci liftati lungolinea. Panatta che nel 1976 vince a Parigi e va a giocare la finale di Coppa Davis in Cile, imponendo al fido Bertolucci la polo rossa nella partita di doppio, perché si doveva vincere anche per la libertà. Già, il 1976, la grande avanzata delle sinistre che però non sfondano al governo, poi il Midas.</p>
<p>A questo punto nasce l’anomalia di un paese che non sa produrre più un solo campione, solo giocatori buoni o decenti, ma niente che sappia coinvolgere o costruire un clima significativo. Quei pochi che ci hanno preso sul serio se ne sono pentiti poi per tutta la vita. Prendete Santiago Carrillo, il vecchio segretario del Pce, costruì tutta la sua strategia sul modello berlingueriano di un grande partito comunista serio e moderato egemone a sinistra, con un ottimo rapporto con il centro (Carrillo fu un grande sostenitore di Suàrez). Alle prime elezioni del 1977 il Pce prende il 9% e il Psoe quasi il 30%, nel 1982 Gonzàlez va al governo con una maggioranza mai vista in Spagna successivamente.</p>
<p>Questa è la storia, noi siamo un paese in affanno che non produce né buon tennis e né buona politica, soprattutto, che è quello che qui  interessa, buona politica di sinistra. Non può reggere neppure l’analogia con la crisi della scuola svedese, prodiga di talenti nel dopo Borg, perchè il modello socialdemocratico di welfare in crisi, da noi, ulteriore specificità, nemmeno si è mai affacciato (Keynes era Fanfani, e Cirino Pomicino e Remo Gaspari i suoi profeti).<br />
Una infelice anomalia europea che continua e si perpetua, noi con Franceschini e Volandri, Berlusconi e Seppi, mentre altri hanno Zapatero e Nadal.<br />
Coincidenze? Non so, ragioniamoci sopra.</p>
<p>p.s. “E il tennis femminile?”. L’obiezione non sarà accolta, almeno per ora.</p>
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		<title>[E poi c&#039;è Craxi ...] Socialisti nel PDL, Fascisti su Marte e altre storie fantastiche&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 10:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Marco Palillo Mercoledì 2 aprile,Casa Pound, associazione di estrema destra, ha tenuto un incontro sulla figura di Bettino Craxi con la partecipazione della figlia del grande statista, Stefania. Una piccola delegazione di intrepidi e coraggiosi giovani socialisti ha deciso di partecipare all’evento per diverse motivazioni e per rivendicare una storia di cui siamo tanto… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/04/20/il-nodo-craxi-socialisti-nel-pdl-fascisti-su-marte-e-altre-storie-fantastiche/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>articolo di <strong>Marco Palillo</strong><em><br />
</em></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1708" title="craxi_low" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/04/craxi_low-214x300.jpg" alt="craxi_low" width="214" height="300" />Mercoledì 2 aprile,Casa Pound, associazione di estrema destra, ha tenuto un incontro sulla figura di Bettino Craxi con la partecipazione della figlia del grande statista, Stefania.</p>
<p>Una piccola delegazione di intrepidi e coraggiosi giovani socialisti ha deciso di partecipare all’evento per diverse motivazioni e per rivendicare una storia di cui siamo tanto orgogliosi quanto gelosi.<br />
Confesso che siamo arrivati lì pieni di pregiudizi sia nei confronti di Casa Pound, sia nei confronti dell’attuale sottosegretario agli esteri.<br />
Devo dire che nei confronti dei primi si sono dimostrati infondati, i neofascisti ci hanno accolto con cortesia e ci hanno persino concesso di intervenire nel dibattito libero che si è svolto dopo la proiezione del bel documentario ‘’La mia vita è stata una corsa’’. Purtroppo chi ci ha lasciati basiti e attoniti è stato proprio l’onorevole Craxi.</p>
<p>Non per i contenuti, peraltro condivisibili della sua ricostruzione di Tangentopoli e dell’ingrata fine di suo padre Bettino. Quanto per non aver difeso tutta la storia di Craxi che è inscindibile da quella del Partito socialista italiano. Pur lodando la sua attività di ricostruzione storica svolta con la fondazione Craxi e capendo bene anche i risvolti emozionali che scaturiscono dal suo essere figlia di un uomo offeso dalla sua patria a cui aveva dedicato la propria vita, Stefania sembra vedere soltanto quelle parti di verità che sono funzionali a giustificare la sua collocazione nel governo di Berlusconi, tralasciando molte pagine buie dell’anti-craxismo che riguardano tanto i post-comunisti quanto i suoi compagni di partito post-fascisti del Movimento Sociale Italiano e della Lega Nord di Umberto Bossi.</p>
<p><span id="more-1699"></span>Il punto cruciale è che Bettino Craxi se è vero che ha ‘’sdoganato’’ giustamente la destra sociale italiana rompendo il cosiddetto arco istituzionale, rappresenta senza alcun dubbio la migliore sinistra che il nostro paese abbia avuto, quella riformista, moderna e soprattutto liberale. Perciò fa impressione vedere il sottosegretario sorridere quando uno dei responsabili culturali di Casa Pound paragona Craxi a Mussolini, definendoli gli unici capi del governo socialisti della storia italiana. Mentre un brivido corre sulla mia schiena , ripenso a Sandro Pertini e a Pietro Nenni e sono sicuro che si stanno rivoltando nelle loro tombe. Penso anche che sono di fronte all’ennesima offesa alla memoria di un grande leader e di un grande partito. Un uomo che si è speso per la libertà dei popoli , contro i regimi di destra e di sinistra di mezzo mondo, che amava la democrazia più della sua stessa vita, che ha finanziato economicamente i movimenti di resistenza alle dittature del secondo dopoguerra,non può avere nulla a che fare con il regime di Mussolini e gli anni del ventennio.</p>
<p>L’anticomunismo e l’essere contro il regime sovietico non può essere confuso con ciò che non è , ma deve essere compreso nell’ottica di un socialismo delle libertà per cui sono morti tanti martiri della resistenza ,per cui è stato versato il sangue di Giacomo Matteotti e per cui è morto lo stesso Bettino, contro l’oppressione dei poteri forti in ogni forma e in ogni luogo essa si manifestasse. Facendo il contrario si fa un favore ai vari Dalema, Veltroni e alla possibilità di un vero riformismo a sinistra . Lasciamo ai vari ex PC uno spazio politico che è sempre stata la nostra casa e che oggi in Europa e nel mondo ha vinto su molti fronti.<br />
Non basta celebrare la figura di Craxi, occorre rendere onore alle sue idee, mettere in pratica il cosiddetto ‘’vangelo socialista’’ per ridare giustizia alla sua memoria. Mi chiedo quanto i vari ex compagni socialisti oggi nel Popolo delle libertà stiano facendo questo?</p>
<p>È pur vero che ciò che rimane della sinistra italiana non ha ancora fatto i conti con il passato e con l’animale politico Craxi ; cosi bisogna aspettare che Casa Pound organizzi un evento del genere per analizzare e celebrare una parte importante della storia di italiana. Ma è anche vero che bisogna arrivare ad una pacificazione nazionale che riconsegni alla storia i meriti del riformismo socialista in Italia di cui Craxi è il più grande,ma non l’unico esponente . Ciò che deve essere chiaro che le colpe della fine del Psi ricadono su tutta quella classe dirigente che per motivi diversi diede vita alla diaspora socialista e consegnò l’Italia tanto agli ex comunisti quanto ai poteri dell’alta finanza e della grande industria,lasciando che Berlusconi ne traesse il maggior vantaggio. Mentre noi litigavamo sull’eredità di Bettino e ci sputavamo gli uni con gli altri.Qualcuno ne approfittava per dare il colpo di grazia alle nostre idee e al nostro pensiero. Chi ci ha rimesso sono quelle generazioni di giovani socialisti che non sono alimentate da vecchi rancori fratricidi e che si sono ritrovati senza una casa e senza punti di riferimento.</p>
<p>Non si può mettere Bettino nel panteon di un partito che si riconosce nei valori del PPE, come ha fatto Berlusconi al congresso fondativo del PDL.Non si può negare il suo pensiero laico,autonomo e socialista .Sarebbe un grave errore. Chi è giovane e non è rimasto intrappolato nelle logiche tragiche dell’epilogo di un partito, non è alimentato dagli stessi odi e dagli stessi rancori. Chi guarda con purezza a quel patrimonio di valori ,non può avere dubbi sulla collocazione da tenere in un sistema sfortunatamente bipolare.Gli uomini muoiono ingiustamente,questa è un’amara verità, anche i più grandi. Ciò che rimane sono le loro idee. È a queste che noi dovremmo rendere giustizia. Le idee di Bettino, il socialista.</p>
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		<title>[A Sinistra ... in libertà] Gli apprendisti stregoni dell&#8217;anti-partitocrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 11:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Passerini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Penso sia opportuno proporre alcune riflessioni a seguito del trionfo di Berlusconi durante il Congresso fondativo del PdL. Per riuscire a comprendere l’attuale situazione e i motivi della crisi senza fine della sinistra è necessaria una breve analisi storica. Dalla “scissione di Livorno” del 1921 nella quale nacque il PCd’I (poi PCI) incominciò un rapporto conflittuale… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/04/02/a-sinistra-in-liberta-gli-apprendisti-stregoni-dellanti-partitocrazia/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-1679" title="ebbracadbra" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/04/ebbracadbra.png" alt="ebbracadbra" width="435" height="214" /></p>
<p>Penso sia opportuno proporre alcune riflessioni a seguito del trionfo di Berlusconi durante il Congresso fondativo del PdL. Per riuscire a comprendere l’attuale situazione e i motivi della crisi senza fine della sinistra è necessaria una breve analisi storica.<br />
Dalla “scissione di Livorno” del 1921 nella quale nacque il PCd’I (poi PCI) incominciò un rapporto conflittuale tra comunisti e socialisti. Pur cambiando le persone e le idee nei decenni successivi l’attacco ai socialisti si è sviluppato senza interruzioni: basti pensare al periodo della segreteria di Berlinguer, segretario del PCI tuttora mai messo in discussione dai DS-PD, che definiva Craxi “un pericolo per la democrazia”. Anche il Veltroni dei giorni nostri ha preferito Di Pietro ai socialisti.<br />
La caduta del regime sovietico decretò la sconfitta dei comunisti e il trionfo degli ideali socialisti, liberali, riformisti che avevano animato il PSI.<br />
La stagione giustizialista (Veltroni, “il nuovo”, era direttore dell’Unità, quotidiano che ebbe un ruolo importante in quel golpe mediatico-giudiziario) deviò il corso della storia trasformando gli sconfitti in vincitori. Quando si cancella, non per via politica, ma per mano di una giustizia ad orologeria, più di metà della rappresentanza politica del Paese inevitabilmente si finisce nelle mani di avventurieri: è qui che si deve contestualizzare la nascita di Berlusconi politico e il grosso consenso di cui gode.</p>
<p><span id="more-1642"></span>Il PCI (poi Pds, Ds e ora PD) ha vinto distruggendo il PSI, liquidando i suoi dirigente e accettando la criminalizzazione della sua storia. In tal modo però ha condannato la sinistra al disastro elettorale, perché non può vincere senza le culture socialiste, socialdemocratiche, repubblicane e liberali, senza quel 25% di voti che è confluito, per mantenere intatta la propria identità, verso Forza Italia.<br />
I comunisti hanno cavalcato la delegittimazione moralista della politica e la retorica qualunquista care al “dipietrismo”, tecniche solitamente impiegate per portare al potere la destra. Hanno cavalcato la polemica “antipartitocratica” dimenticando come ovunque i partiti più “pesanti” siano quelli di sinistra, i quali traggono dall’organizzazione parte della propria forza.<br />
Distrutti i partiti, la forza del denaro si è sostituita nelle campagne elettorali alla forza dei militanti, e il denaro, per definizione, sta dalla parte della destra.<br />
Si è cavalcata in questo contesto, contro i partiti tradizionali, anche la personificazione, ma si è dimenticato che il leaderismo favorisce il populismo contro lo spirito critico, la demagogia contro il ragionamento politico, armi impiegate con maestria da Berlusconi.</p>
<p>Scrive Peppino Caldarola, ex deputato DS, sul Riformista del 16 dicembre 2008: “il voto socialista si è disperso, in gran parte è finito a destra, molti leader socialisti sono a destra, qualcuno minaccia di andarci ora, (…) l’adesione del Pd al socialismo europeo provocherebbe una scissione degli ex democristiani. Stiamo parlando di cose vive, non di fatti e sentimenti di un secolo fa. Per molti ex socialisti il nodo da sciogliere è il giudizio su Craxi. L’anatema contro la sinistra socialista è l’ingombro maggiore tra la famiglia socialista dispersa e il resto della sinistra”<br />
La strada resta quindi quella che sciaguratamente si mancò di imboccare nei primi anni Novanta: il superamento della scissione del ’21 costruendo anche in Italia una moderna forza di tipo europeo pienamente integrata nell’Internazionale socialista, seguendo la via indicata da Craxi: la via del socialismo liberale.</p>
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		<title>[Sinistra,Libertà, varie ed eventuali] Un ornitorinco di nome Craxìnguer</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 22:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come brillantemente ha esplicato il nostro brillante editoriale, anche questa banda di labouranti sfessati e&#8217; della difficile partita di Sinistra e Libertà. A modo nostro, chi piu&#8217;, chi meno, chi per niente, ma non vogliamo certo far mancare il nostro provocatorio contributo al cartello sinistrorso e sinistronzo. Abbiamo letto l&#8217;editoriale del nostro capo ritrovato e l&#8217;abbiamo… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/03/20/sinistraliberta-varie-ed-eventualiun-ornitorinco-di-nome-craxinguer/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-1612" title="craxinguer-237x3001" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/03/craxinguer-237x3001.jpg" alt="craxinguer-237x3001" width="492" height="300" /></p>
<p><span>Come brillantemente ha esplicato il nostro brillante editoriale, anche questa banda di labouranti sfessati e&#8217; della difficile partita di Sinistra e Libertà.</span></p>
<p><span>A modo nostro, chi piu&#8217;, chi meno, chi per niente, ma non vogliamo certo far mancare il nostro provocatorio contributo al cartello sinistrorso e sinistronzo.</span></p>
<p><span>Abbiamo letto l&#8217;editoriale del nostro capo ritrovato e l&#8217;abbiamo trovato un pò tautologico. In effetti ci è piaciuto, pur non convincendoci del tutto, con quella sua retorica suggestiva dell&#8217;incontro-scontro, e ci ha invece putroppo convinto, smettendo seduta stante di piacerci, nel momento in cui tratteggiava la difficoltà di illudersi nuovamente dietro a chi ci ha da poco deluso.<br />
Abbiamo visto il simbolo e non c&#8217;ha fatto proprio impazzire, con quella sua veste anonima. E siccome pensiamo per rendere appetibile a un elettorato ormai inappetente anche questo nuovo progetto, occorra renderlo tutt&#8217;altro che anonimo, tutt&#8217;altro che clandestino, ma anzi provocatorio, ossimorico, e quindi onesto nel riconoscersi eterogeneo ma necessario, abbiamo pensato di proporre una mascotte.<br />
La mascotte in questione tra l&#8217;altro, permette di risolvere brillantemente anche l&#8217;annosa questione del pantheon della lista, dei padri spirituali e consimili amenita&#8217;, cui proprio non si puo&#8217; mai rinunciare.<br />
Cosi&#8217; prima di scoprire che stiamo per votare il cartello di una sinistra che, essendo curiosa, si riconosce nella figura di Piero Angela, ed essendo anche un po&#8217; antifascista e sinceramente democratica (non come il PD), non può esimersi dal riferirsi a Sabrina Ferilli, abbiamo pensato potesse essere utile guardarsi in faccia e riconoscerci per quello che siamo (stati).<br />
L&#8217;umile proposta di Labouratorio e&#8217; dunque che la mascotte ufficiale della lista Sinistra e Liberta&#8217; sia un ornitorinco, per le ragioni sopra elencate, e precisamente l&#8217;Ornitorinco di nome Craxìnguer. </span><span> </span></p>
<p>Del resto, una lista che nasce dall&#8217;incontro di storie un tempo ferocemente antagoniste, non ha migliore rappresentazione dell&#8217;incredibile connubio tra due eterni duellanti.</p>
<p>Non sappiamo se il pugnace Bettino e l&#8217;integerrimo Enrico sapranno trovare una sintesi felice post-mortem<span>, ma se questa lista mostrasse di avere la meta&#8217; del rigore morale dell&#8217;eurocomunista Berlinguer, e un quarto dell&#8217;amore per la liberta&#8217; del socialista europeo Bettino, beh allora non ci sarebbe sbarramento che tenga.</span></p>
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