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carlo magnani - mercoledì 15 luglio 2009 - 306 views

Esistono diverse anomalie italiche rispetto all’Europa, e di elezioni europee si è da poco trattato, alcune risalenti altre invece più moderne. Sono dati fattuali che hanno sedimentato l’identità nazionale alcuni ritardi storici come la recente formazione dello stato unitario, per tacere poi della mancata riforma protestante le cui conseguenze sono ancora vive e brucianti.
Un altro capitolo importante, e qui ci avviamo alla sostanza più politica, riguarda la diversità italiana rispetto alla sinistra europea: la mancanza di una grande formazione socialista o socialdemocratica o liberalsocialista in grado di alternarsi al governo del paese rispetto ai partiti conservatori o popolari o liberaldemocratici. Da noi la sinistra è stata rappresentata da quel corpaccione grande e burocratico costituito dal Pci.
Infine un anomalia ulteriore, questa volta meno politica, rispetto ai nostri vicini francesi o spagnoli o tedeschi, l’assenza prolungata di un grande campione di tennis. Coincidenze? Ragioniamoci sopra.
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Redazione - lunedì 20 aprile 2009 - 519 views
articolo di Marco Palillo
Mercoledì 2 aprile,Casa Pound, associazione di estrema destra, ha tenuto un incontro sulla figura di Bettino Craxi con la partecipazione della figlia del grande statista, Stefania.
Una piccola delegazione di intrepidi e coraggiosi giovani socialisti ha deciso di partecipare all’evento per diverse motivazioni e per rivendicare una storia di cui siamo tanto orgogliosi quanto gelosi.
Confesso che siamo arrivati lì pieni di pregiudizi sia nei confronti di Casa Pound, sia nei confronti dell’attuale sottosegretario agli esteri.
Devo dire che nei confronti dei primi si sono dimostrati infondati, i neofascisti ci hanno accolto con cortesia e ci hanno persino concesso di intervenire nel dibattito libero che si è svolto dopo la proiezione del bel documentario ‘’La mia vita è stata una corsa’’. Purtroppo chi ci ha lasciati basiti e attoniti è stato proprio l’onorevole Craxi.
Non per i contenuti, peraltro condivisibili della sua ricostruzione di Tangentopoli e dell’ingrata fine di suo padre Bettino. Quanto per non aver difeso tutta la storia di Craxi che è inscindibile da quella del Partito socialista italiano. Pur lodando la sua attività di ricostruzione storica svolta con la fondazione Craxi e capendo bene anche i risvolti emozionali che scaturiscono dal suo essere figlia di un uomo offeso dalla sua patria a cui aveva dedicato la propria vita, Stefania sembra vedere soltanto quelle parti di verità che sono funzionali a giustificare la sua collocazione nel governo di Berlusconi, tralasciando molte pagine buie dell’anti-craxismo che riguardano tanto i post-comunisti quanto i suoi compagni di partito post-fascisti del Movimento Sociale Italiano e della Lega Nord di Umberto Bossi.
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Lorenzo Passerini - giovedì 2 aprile 2009 - 212 views

Penso sia opportuno proporre alcune riflessioni a seguito del trionfo di Berlusconi durante il Congresso fondativo del PdL. Per riuscire a comprendere l’attuale situazione e i motivi della crisi senza fine della sinistra è necessaria una breve analisi storica.
Dalla “scissione di Livorno” del 1921 nella quale nacque il PCd’I (poi PCI) incominciò un rapporto conflittuale tra comunisti e socialisti. Pur cambiando le persone e le idee nei decenni successivi l’attacco ai socialisti si è sviluppato senza interruzioni: basti pensare al periodo della segreteria di Berlinguer, segretario del PCI tuttora mai messo in discussione dai DS-PD, che definiva Craxi “un pericolo per la democrazia”. Anche il Veltroni dei giorni nostri ha preferito Di Pietro ai socialisti.
La caduta del regime sovietico decretò la sconfitta dei comunisti e il trionfo degli ideali socialisti, liberali, riformisti che avevano animato il PSI.
La stagione giustizialista (Veltroni, “il nuovo”, era direttore dell’Unità, quotidiano che ebbe un ruolo importante in quel golpe mediatico-giudiziario) deviò il corso della storia trasformando gli sconfitti in vincitori. Quando si cancella, non per via politica, ma per mano di una giustizia ad orologeria, più di metà della rappresentanza politica del Paese inevitabilmente si finisce nelle mani di avventurieri: è qui che si deve contestualizzare la nascita di Berlusconi politico e il grosso consenso di cui gode.
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Plex - venerdì 20 marzo 2009 - 489 views

Come brillantemente ha esplicato il nostro brillante editoriale, anche questa banda di labouranti sfessati e’ della difficile partita di Sinistra e Libertà.
A modo nostro, chi piu’, chi meno, chi per niente, ma non vogliamo certo far mancare il nostro provocatorio contributo al cartello sinistrorso e sinistronzo.
Abbiamo letto l’editoriale del nostro capo ritrovato e l’abbiamo trovato un pò tautologico. In effetti ci è piaciuto, pur non convincendoci del tutto, con quella sua retorica suggestiva dell’incontro-scontro, e ci ha invece putroppo convinto, smettendo seduta stante di piacerci, nel momento in cui tratteggiava la difficoltà di illudersi nuovamente dietro a chi ci ha da poco deluso.
Abbiamo visto il simbolo e non c’ha fatto proprio impazzire, con quella sua veste anonima. E siccome pensiamo per rendere appetibile a un elettorato ormai inappetente anche questo nuovo progetto, occorra renderlo tutt’altro che anonimo, tutt’altro che clandestino, ma anzi provocatorio, ossimorico, e quindi onesto nel riconoscersi eterogeneo ma necessario, abbiamo pensato di proporre una mascotte.
La mascotte in questione tra l’altro, permette di risolvere brillantemente anche l’annosa questione del pantheon della lista, dei padri spirituali e consimili amenita’, cui proprio non si puo’ mai rinunciare.
Cosi’ prima di scoprire che stiamo per votare il cartello di una sinistra che, essendo curiosa, si riconosce nella figura di Piero Angela, ed essendo anche un po’ antifascista e sinceramente democratica (non come il PD), non può esimersi dal riferirsi a Sabrina Ferilli, abbiamo pensato potesse essere utile guardarsi in faccia e riconoscerci per quello che siamo (stati).
L’umile proposta di Labouratorio e’ dunque che la mascotte ufficiale della lista Sinistra e Liberta’ sia un ornitorinco, per le ragioni sopra elencate, e precisamente l’Ornitorinco di nome Craxìnguer.
Del resto, una lista che nasce dall’incontro di storie un tempo ferocemente antagoniste, non ha migliore rappresentazione dell’incredibile connubio tra due eterni duellanti.
Non sappiamo se il pugnace Bettino e l’integerrimo Enrico sapranno trovare una sintesi felice post-mortem, ma se questa lista mostrasse di avere la meta’ del rigore morale dell’eurocomunista Berlinguer, e un quarto dell’amore per la liberta’ del socialista europeo Bettino, beh allora non ci sarebbe sbarramento che tenga.
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Redazione - lunedì 26 gennaio 2009 - 87 views
articolo di Bianca La Rocca
Già nello scorso numero abbiamo voluto ricordare la figura di Bettino Craxi, a 9 anni dalla morte e a quasi 15 dalla scomparsa del PSI. Lungi dal voler riproporre rivisitazioni agiografiche della vicenda craxiana, crediamo che solo riannodando quei fili spezzati durante i giorni della fine del PSI e della lunga corsa del leader socialista potrà vedere luce in Italia una sinistra moderna, liberale e socialista. E vincente.
Nella speranza di ulteriori contributi anche di segno opposto, vi lasciamo alla lettura di questo bel pezzo di Bianca La Rocca, già pubblicato sulle “Ragioni Socialiste”
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Lorenzo Passerini - lunedì 26 gennaio 2009 - 239 views
C’è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche
(B.Craxi, Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000)

Nell’attuale dibattito politico ed in particolare nell’analisi dello stato della sinistra raramente si propone una lettura approfondita del passato recente, vuoi per ignoranza, vuoi per ragioni di opportunità. Penso invece sia fondamentale conoscere e meditare la storia per comprendere il presente ed evitare la ripetizione di errori già commessi.
Althusser, filosofo francese vissuto nel secolo scorso, scriveva: “Le cause di un errore durano fino a che non sono state affrontate e trasformate (…) Come è possibile andare alla radice degli errori senza una ricognizione storiografica non vincolata dall’obbligo di mantenere una immagine edificante della propria tradizione?”. Ecco perché è necessario far luce sulla distruzione dei partiti storici della democrazia italiana, partiti, che, a differenza di quelli che oggi dominano la scena, avevano dei corrispettivi in Europa. L’esistenza del finanziamento illecito era largamente conosciuta ed accettata. I partiti presentavano ogni anno i loro bilanci, palesemente falsi, alla Presidenza della Camera, che gli avvallava senza muovere la minima obiezione.
Scrive Peppino Caldarola, ex deputato DS, sul Riformista del 16 dicembre 2008: “il voto socialista si è disperso, in gran parte è finito a destra, molti leader socialisti sono a destra, qualcuno minaccia di andarci ora, (…) l’adesione del Pd al socialismo europeo provocherebbe una scissione degli ex democristiani. Stiamo parlando di cose vive, non di fatti e sentimenti di un secolo fa. Per molti ex socialisti il nodo da sciogliere è il giudizio su Craxi. L’anatema contro la sinistra socialista è l’ingombro maggiore tra la famiglia socialista dispersa e il resto della sinistra”.
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Redazione - lunedì 19 gennaio 2009 - 296 views
di Isidoro Niola
“Per noi socialisti l’idea di una comune patria europea non potrà essere mai un simbolo puramente retorico. Essa si sposa con tutte le buone cause di pace, di democrazia, di progresso e di maggiore eguaglianza nelle quali siamo impegnati e si unisce alla consapevolezza di tutto ciò che comporta per i diritti e i doveri di tutti, i diritti e i doveri dei cittadini, e i diritti e i doveri delle nazioni”. Non sono parole pronunciate da Josè Zapatero, Gordon Brown o da Martin Schulz, alfieri del socialismo europeo agli albori del Terzo Millenio. Sono le parole con cui si chiude “Quattro anni di governo”, l’opera nella quale Bettino Craxi, primo ed unico presidente del Consiglio socialista che l’Italia abbia avuto in sessant’anni di Repubblica, riepiloga la sua attività politica a Palazzo Chigi.
Perchè questa citazione d’apertura? Perchè sia che si voglia ricordare, commemorare, valutare o rivalutare la figura di Craxi, forse più delle mille parole spese in questi anni per infangarne o esaltarne la memoria, sarebbe il caso di far parlare lui, alfiere italiano di un socialismo moderno e veramente riformista per spiegarne l’attualità ma anche le contraddizioni che avvolgono la sua figura.
Bettino Craxi, uno degli uomini politici più autorevoli e controversi della cosiddetta Prima Repubblica, morto nove anni fa lontano dal Paese che egli aveva amato e governato. Subito il primo interrogativo: morto esule o morto latitante? L’approdo in Tunisia: anelito alla libertà o volgare fuga per sfuggire alle patrie galere? Bettino Craxi: vittima di un complotto mediatico-giudiziario o vittima di se stesso, della sua smisurata ambizione per il potere? Domande. Interrogativi senza risposte o forse con fin troppe risposte, tutte diverse, tutte contrastanti. E l’opinione pubblica si divide. I detrattori non mancano. Del resto, il personaggio è di quelli che hanno lasciato il segno, così che in tanti (in troppi?) non resistono alla tentazione di aggiungere parole a parole.
Ma i più giovani, a nove anni dalla scomparsa del socialista italiano più famoso dell’ultimo trentennio, che idea hanno di Craxi? E i giovani socialisti, quelli che all’epoca del declino politico di Craxi erano ancora bambini, come si rapportano all’idolo dei loro padri?
Volendo partire dalle immagini, quella che di certo riecheggia di più nelle nostre memorie è quella di Bettino che esce dall’Hotel Raphael di Roma insultato e ricoperto di monete da una folla inviperita ed esasperata dai resoconti giudiziari che in quei giorni vedono indagati un numero sempre più elevato di autorevoli esponenti socialisti. Ma le grida spagnolesche di piazza Navona non rendono giustizia al personaggio. Craxi non è quello. Per lo meno non è solo quello. Ma poiché fa più rumore un albero che cade, piuttosto che una foresta che cresce è allora il caso di ricordare quella florida foresta che è cresciuta attorno a lui. Grazie a lui. Non per mero spirito di rivisitazione ma perchè la storia insegna e prima di tutti ad imparare dovrebbero essere quelli che oggi a Craxi pretendono di ricollegarsi.
Stiamo parlando dell’uomo che ha ridato dignità al più antico e glorioso partito della sinistra italiana, proprio nel momento in cui quel partito era ai minimi storici e vedeva all’orizzonte la prospettiva di essere fagocitato nel Partito Comunista. Insomma, saranno i corsi e ricorsi storici o semplici coincidenze. Ma oggi non può sfuggire lo stato comatoso in cui le forze socialiste versano e la prospettiva (se possibile oggi ancora più terrificante di trent’anni fa!) di essere inglobati in forze che si definiscono politiche e che, invece, non sono né carne né pesce. Trenta anni fa Craxi disse no. Rilanciò il progetto socialista. Diede a quel progetto nuova linfa. Gli diede quello slancio innovatore e riformista che avrebbe giovato all’intero Paese, portandolo tra i primi otto Paesi più industrializzati del pianeta. Non ebbe paura di correre da solo. In questi giorni ci hanno ricordato che la sua vita è stata una corsa. In tanti l’hanno rincorso. Nessuno l’ha mai raggiunto. O quasi.
L’aver avuto il coraggio di non ammainare la bandiera socialista ha regalato all’Italia l’unico Presidente della Repubblica socialista, il quale si rivelerà poi, di gran lunga, il più amato di sempre nella storia repubblicana. E poi l’esperienza di governo. Quattro anni di cambiamenti. L’unico grande governo riformista che il Paese abbia avuto. E i risultati si sono visti. Inutile ricordarli qui.
La sua vita è stata una corsa. Ma si sa che anche le galoppate più avvincenti ed esaltanti rischiano di interrompersi bruscamente dinanzi ad ostacoli imprevisti. L’ostacolo che si frappose tra Bettino e il compimento del suo progetto socialista si chiamò questione morale. A questo punto, l’analisi non può che farsi complessa e delicata. I fatti sono ancora in parte oscuri e forse troppo vicini a noi perché i loro protagonisti possano essere giudicati con la dovuta serenità. Eppure con l’irriverenza e – forse – l’ingenuità che nei più giovani non possono mancare, una chiave di lettura provo a darla. Ho sempre diffidato di chi mi voleva convincere che Craxi sia stato vittima di un complotto teso da forze comuniste, che si sarebbero servite di pm forcaioli per inchiodarlo e frenarne una volta e per tutte una corsa che ormai stava diventando pericolosa perchè in grado di esaltare sempre più spettatori. Ho sempre pensato che un personaggio di tale statura non potesse essere distrutto da un manipolo di magistrati che stavano scoprendo l’acqua calda. Eppure la corsa si è arrestata. Possibile che bastasse la “gioiosa macchina da guerra”, guidata da post-comunisti e giudici? Evidentemente no. A fermare Craxi ci ha pensato l’unico che potesse farlo. Craxi stesso. Come scriveva già diversi anni un maestro del giornalismo, Emanuele Macaluso, la questione morale esplode ad inizio anni Novanta proprio nel momento in cui si pone una questione politica enorme: il crollo del Muro di Berlino, simbolo del mondo che cambia. Ma il sistema politico italiano non cambia. Craxi, grande ed indiscusso vincitore del duello col Pci, “anziché sfidare il Pci-Pds sul terreno dell’unità della sinistra nel socialismo democratico, cerca con tutti i mezzi di tornare a Palazzo Chigi con la Dc”. Nel perseguimento di quel progetto Craxi non può occuparsi della questione morale, che avrebbe significato rinunciare a quei (tanti) finanziamenti illegali (definiti da Macaluso stesso “avventuristici”) che porteranno il Partito Socialista ad un allargamento smodato fino a ricomprendere i celeberrimi “nani e ballerine”. E allora si lasciò totalmente la questione morale alla magistratura, che l’affrontò con inevitabili approssimazioni.
E allora torna in mente il discorso di Craxi in Parlamento del 3 luglio 1992, altra immagine che nelle menti di noi giovani resta indelebile. Anche in quel caso Bettino non smentì se stesso. Assunzione di responsabilità piena ed incondizionata. E quel tuono finale… Per la serie “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Forse era troppo tardi. Sicuramente per salvare se stesso e quella classe politica che aveva trainato per quindici anni. Ma, come precisato, quest’articolo si propone di gettare luce sulla figura di Craxi perchè illumini chi oggi è dinanzi a questioni ancora irrisolte e a nodi non sciolti. Quel discorso sarà stato tardivo per salvare Craxi e la classe politica del suo tempo ma oggi può essere la via d’uscita per chi saprà ascoltare. Oggi la classe politica non può tapparsi ancora le orecchie ed evitare ancora di affrontare “con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche” una questione morale che la sta dilaniando per allontanarla sempre più dagli italiani. Eppure, diciassette anni dopo quel discorso, non possono venirci a dire solo che c’aveva ragione Berlinguer con l’accento posto sulla questione morale e l’invocata diversità comunista. Proprio in questi giorni che le vicende giudiziarie ci dimostrano che la diversità comunista era poco più che una chimera, il vero riferimento del passato cui attingere non può che chiamarsi Bettino Craxi, il cui appello non possiamo ancora far cadere nel vuoto. La politica eviti di affidare di nuovo la propria questione morale al potere giudiziario. Ne uscirà ancora distrutta. Se saprà farlo, Bettino potrà davvero considerarsi riabilitato (ammesso che ne abbia davvero bisogno). Lui, la cui vita è stata una corsa. Solitaria. Da solo ha corso. Da solo si è distrutto. Da solo si riabiliterà.
P.S. Per chi ancora oggi crede di riproporre il socialismo riformista craxiano lontano dal suo habitat naturale, cioè quella della sinistra, si ricordi quanto Bettino disse il 9 agosto 1983, quando chiese la fiducia alla Camera dei Deputati, “Il governo non sarà e non potrà essere un governo conservatore”. Avere nemici comuni a sinistra o non riconoscersi in certa sinistra non ha mai portato (e mai avrebbe potuto portare) Craxi a definirsi conservatore o a fare un partito unico con i conservatori. Figuriamoci, poi, con certe forze reazionarie e populiste. Intelligenti pauca…
SOMMARIO LAB 40
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Francesco Berni - lunedì 19 gennaio 2009 - 145 views
La situazione attuale della sinistra italiana , ricorda il mitico scherzo della lavatrice del Magnotta (r.i.p.).
Il Magnotta della sinistra è un semplice cittadino che vorrebbe un partito decente da votare, non si aspetta il sol dell’avvenire.
Si aspetta un partito di buone proporzione, con la stessa funzione nazionale del Psoe, del Ps, del Labour Party , della Spd.
Ma si trova davanti a delle improponibili proposte politiche, che come la famosa lavatrice, egli respinge, dapprima con calma , poi inondando l’etere di enormi bestemmie, dovute alla pazienza finita.
Queste famose proposte politiche si chiamano Partito Democratico all’amatriciana , ossia essere costretti a votare Don Sturzo dopo essere stati rivoluzionari di professione con Bordiga, la Sinistra diffusa ( dove e da chi??? oppure molto poco ), l’unità dei comunisti ( falce e martello come panacea contro tutti i mali), o la solita litania Berlusconi brutto , Berlusconi cattivo, Craxi cugino di Jack lo Squartatore, socialisti ladri antropologicamente di travaglian-dipietrista scuola.
Perché mi volete appioppiare sta roba, direbbe il Magnotta della sinistra.
La batosta di aprile è servita a rompere questi vecchi schemi? No.
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Alessandro Maggiani - lunedì 7 aprile 2008 - 835 views

Ho amato la mia prima donna nel circolo socialista di Fosdinovo , avevo 5 anni, per questo sono socialista , lo devo confessare.
Il nonno ogni domenica passava a prendermi per portarmi a messa ( giusto per prendere i sacramenti..) e una volta fatta una fugace presenza davanti al clero , ce ne andavamo di circolo in circolo, di bar in bar , io a mangiar gelati , il nonno a giocare a carte. Nei circoli socialisti non mancavano mai tre cose : le bestemmie , il vino talmente rosso da essere nero come il sangue di un bue e il calendario con le donnine nude offerto dal meccanico del paese.
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Francesco Maria Gennaro - lunedì 21 gennaio 2008 - 280 views
Ci insegnano a ricordare le idee, perché gli uomini muoiono e ed invece le idee restano, durano nel tempo, sono immortali. Ma le idee non provano sentimenti, emozioni, non amano, non soffrono, non piangono, non possono essere sfiorate; non è di un’idea che sento la mancanza, ma di un uomo, un uomo che ha contribuito a rendere questo Paese più libero, moderno e democratico, un uomo che certamente, non dimenticherò mai.
Otto anni fa, come oggi, stroncato da un arresto cardiaco, moriva un indiscutibile leader nazionale ed europeo, Bettino Craxi. Come da suo desiderio, venne sepolto ad Hammamet, restando così nel Paese che lo ha accolto e difeso. Il piccolo cimitero cristiano della cittadina tunisina divenne da quel momento il luogo del suo ultimo (e magari sereno) riposo, tra le mura della Medina e il mare, rivolto verso l’Italia, quella terra piangente(raffigurata sui suoi celebri vasi) da lui sempre tanto amata e per la quale ha dedicato sino all’ultimo istante ogni suo respiro ed ogni suo battito.
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Plex - lunedì 17 dicembre 2007 - 948 views
Non potevamo certo mancare alla conferenza internazionale svoltasi a Roma il 10-11 Dicembre dall’evocativo titolo “Fighting for Democracy in the Islamic World”. Non potevamo certo mancare proprio per non venir meno al nostro obiettivo fondativo di concorrere a costruire una sinistra moderna, liberale e socialista che ancora non c’è, essendo la conferenza stessa promossa e organizzata dalla giornalista Fiamma Nirenstein insieme ad alcune fondazioni e associazioni politiche di ispirazione liberale e attualmente orientate prevalentemente a destra nello strano assetto di questo bipolarismo tutto italiano.
Protagonisti della conferenza sono stati dissidenti, intellettuali e politici perseguitati nei loro paesi. Provenivano da Palestina, Egitto, Iran, Iraq Libano, Siria, Sudan e ciascuno di essi è in prima linea nella battaglia per i diritti umani, per la libertà e per la democrazia.
Un dibattito di alto livello, che ha mostrato analisi geopolitiche interessanti e approfondite sulla situazione dei vari paesi ed è stato degnamente coronato dalla “lectio magistralis” sul burrascoso rapporto tra Islam e democrazia con cui Bernard Lewis, probabilmente il più grande islamologo vivente, ha aperto la seconda giornata di discussione.
Un’iniziativa dal grande valore intrinseco e al tempo stesso politico: si è riaffermata la necessità e l’urgenza di dare appoggio e sostegno a chi, in tutto il mondo, lotta per conquistare diritti e libertà, indicando una linea strategica di politica estera di cui spesso l’Italia sembra avere assoluto bisogno.
Non potevamo dunque farci sfuggire l’occasione di intervistare Stefania Craxi, figlia del grande statista socialista, organizzatrice della manifestazione con la Fondazione Craxi di cui è presidente, attualmente deputata di Forza Italia e animatrice della Giovane Italia, associazione politica di ispirazione socialista da lei fondata nel 2004. Read the rest of this entry »
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