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	<title>Labouratorio &#187; Costituente Socialista</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
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		<title>[Socialismi] Pisc-Analisi politica di un(a) socialista oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 13:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Lucacchioni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno Nessuno Centomila. Leggere Pirandello non è mai stato il mio diletto preferito, ma quest’espressione racchiude in sé il mio stato d’animo. Non so più chi sono, politicamente parlando. O meglio, non vedo nel panorama politico italiano un partito che possa racchiudere la mia idea di socialismo. Le vicende del fallimento del Partito Socialista sono sotto… <a href="http://www.labouratorio.it/2009/10/13/socialismi-pisc-analisi-politica-di-una-socialista-oggi/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1999" title="Psi" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2009/10/Psi.png" alt="Psi" width="452" height="249" /></p>
<p>Uno Nessuno Centomila. Leggere Pirandello non è mai stato il mio diletto preferito, ma quest’espressione racchiude in sé il mio stato d’animo. Non so più chi sono, politicamente parlando. O meglio, non vedo nel panorama politico italiano un partito che possa racchiudere la mia idea di socialismo.<br />
Le vicende del fallimento del Partito Socialista sono sotto gli occhi di tutti.<br />
Le roboanti promesse si sono rivelate bufale. Il Partito garibaldino e a giometria variabile che doveva prendere il volo nel dopo-Montecatini si è schiantato a terra ancor prima di decollare.</p>
<p><span id="more-2002"></span>Penso subito alle elezioni regionali in Abruzzo, dove abbiamo appoggiato un dipietrista, al flop della raccolta delle firme sulle 4 proposte di legge, la richiesta di 3 tesseramenti dalla fine del 2008 ad oggi, la formazione di Sinistra e Libertà, un contenitore senza raccolta differenziata, oscuramenti dei dissidenti su facebook, ormai non più degni di avere l’amicizia dei poteri forti (sight!?), al mancato svolgimento di un congresso democratico che sancisse la sovranità del popolo socialista, alle telefonate di Orlandi Furiosi che sventolano la minaccia di avvocati se non si smetteva di dire l’amara verità e infine, tralasciando molte delle mie incazzature, l’inciucio toscano che rappresenta il simbolo di una dirigenza salva-culo. ( poi certo qualcuno addita le scelte come allenze-riformiste?!)</p>
<p>Questo PS non mi rappresenta ormai da un giorno di marzo, quando amaramente venni a scoprire, facendo la mia rassegna stampa quotidiana, che il PS aveva intrapreso la linea di SL dove la punta di diamante sarebbe stata Achille Occhetto. Beh, richiusi il giornale con la pancia sotto-sopra e senza parole continuai a lavorare a testa bassa, tentando di ingoiare sproloqui fluviali.<br />
Ma altrove non siamo messi meglio. Ci sono gli ex-socialisti della compagine berlusconiana che ogni giorno inneggiano a Craxi, all’anti-comunismo e al loro essere ancora attualmente socialisti. Se in parte è vero pensando ad alcune riforme economico-sociali messe sul piatto della bilancia da questo Governo, non posso schierarmi dalla parte di chi vede nell’immigrato il male assoluto, di chi svilisce il significato di laicità dello Stato o usa lo scudo fiscale come paravento di sostanziose entrate nei conti dello Stato, con la decenza di non aggiungere altro.</p>
<p>Ma non sto neanche dalla parte di chi manifesta in piazza la libertà d’informazione contro il dominio Berlusconi con i dirigenti e giornalisti appartenenti al dominio De Benedetti, di chi non riesce a fare alcuna proposta giusta o sbagliata per il Paese, di chi si scanna per un maledetto Congresso mentre l’Italia va a rotoli, di chi pensa che i socialisti sono “dei rompi-palle”, di chi vuole dare il sussidio di disoccupazione a tutti indiscriminatamente o il reddito di cittadinanza, di chi non rispetta il minuto di silenzio nelle scuole per i nostri militari caduti in Afghanistan, di chi sottoposto a “padrone” si lamenta del “padrone” avverso. Ovvero il PD e i partiti alla sua sinistra.</p>
<p>Se ci fossero le elezioni domani, non saprei chi votare. Non abbiamo un partito in Italia che sappia dare reali prospettive di vita, ma solo soggetti che pensano ad un illimitato ampliamento del Welfare a chi è già tutelato. Un Partito che non sappia solo dire “scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica” ma scuola di merito e se necessario di tagli, che sappia non combattere il precariato, ma renderlo più sicuro e garantito, che sappia dire “meno pensioni”, che sappia mescolare la giusta dose di solidarietà e rigore nelle politiche sull’immigrazione, che sappia mandare a cacare parte o tutto il mondo sindacale se necessario, che sappia combattere con proposte di ampio respiro Di Pietro e la sua politica becero-populista, che non rincorra i grillini e il PD sull’anti-berlusconismo a priori, che non faccia convertire le escort in sante martini della sinistra e che non si prostri ai piedi del PD per un posto di facciata. Un Partito che sappia valorizzare i suoi giovani migliori e non costringerli ad allontanarsi perché teste pensanti e non invece esseri subalterni in cerca del primo tozzo di pane. Un partito piccolo dovrebbe osare, non essere addomesticato.</p>
<p>Ma soprattutto ne ho piene le scatole di una supremazia culturale sbandierata, dell’antichità del nostro pensiero, della bellezza della nostra cultura, quando in questo anno e mezzo non ho visto uno straccio di idea, se non l’imperfetto assoluto, come ha scritto qualcuno.</p>
<p><em><strong>Chiara Lucacchioni _ Bionda pasionaria umbra con due palle tante.</strong></em></p>
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		<title>[Carne al fuoco] Il punto dopo gli spunti</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Maria Gennaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eppur si muove, per dirla con Galileo Galilei. Difficile da credere, ma i socialisti non sono scomparsi dopo la drammatica sentenza elettorale. La scoperta risale a quest’ultimo weekend, in cui si sono svolte due tangibili manifestazioni, la prima di venerdì a Firenze e la seconda di ieri a Roma. A rafforzare tale tesi, la recente newsletter… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-il-punto-dopo-gli-spunti/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/19/carne-al-fuoco-il-punto-dopo-gli-spunti/"><img class="aligncenter" style="border: 0pt none;" src="http://inoz.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/10627/carne_al_fuoco.PNG" alt="" width="441" height="113" /></a></p>
<p>Eppur si muove, per dirla con Galileo Galilei. Difficile da credere, ma i socialisti non sono scomparsi dopo la drammatica sentenza elettorale. La scoperta risale a quest’ultimo weekend, in cui si sono svolte due tangibili manifestazioni, la prima di venerdì a Firenze e la seconda di ieri a Roma. A rafforzare tale tesi, la recente newsletter del partito, in cui finalmente si è dato, seppur in maniera ancora flebile, un cenno di dignità e la parvenza di un ritorno ai contenuti propri del DNA socialista. Ora, però, occorrerebbe anche informare l’opinione pubblica, coscienti del fatto che i nostri tesserati(apparenti) rappresenterebbero numericamente solo gli abitanti dell’isola caraibica di St.Martin ed i nostri votanti sarebbero paragonabili solamente agli indigeni della graziosa città marocchina di Tangeri. Ma siamo nel Belpaese, che vanta una cittadinanza pari a circa 60 milioni di unità. Occorre, dunque, comprendere che d’ora in avanti si dovrà necessariamente puntare sull’esigenza di comunicare i nostri messaggi al mondo esterno; e se possibile, magari, in modo efficace. Purtroppo, da quando il nostro candidato premier si è dimesso da una qualche carica, probabilmente dalla segreteria dello Sdi (partito che teoricamente si sarebbe sovuto sciogliere con la nascita formale della Costituente Socialista), siamo letteralmente svaniti non solo dagli organi di informazione(in fondo, già avevamo fatto il callo in campagna elettorale), ma financo dalle conversazioni quotidiane delle più variegate e trasversali categorie di cittadini.</p>
<p><span id="more-506"></span>In questa prolungata fase di stallo, caratterizzata dall’ambiguo e scaltro tatticismo dei dirigenti nazionali e dal giustificato sconforto dei  pasionari militanti e delle “periferie”, finalmente si è data una scossa all’agonizzante corpo amorfo, sempre e comunque a noi tanto caro; il convegno toscano promosso dal compagno Giuliano Sottani e l’assemblea nazionale della Fgs, entrambi immortalati da Radio Radicale.</p>
<p>Procediamo con ordine.</p>
<p>Il primo dibattito, quello fiorentino, si era posto l’obiettivo di vagliare alcune strade possibili in vista del congresso del 20, 21 e 22 giugno prossimo; malgrado il palpabile clima da “resa dei conti e delle armi”, la giornata di confronto, sebbene talvolta convulsa ed avvelenata, ci ha regalato taluni spunti propositivi ed ha posto sul tavolo una prima e chiara proposta politica. Onore a Gianni De Michelis, il primo (non dico “l’unico”, perché mi auguro che anche altri siano in grado di emularlo) componente del comitato promotore della Costituente a fare coraggiosamente mea culpa, riconoscendo pubblicamente con rara onestà intellettuale i molteplici errori firmati dalla dirigenza nazionale. Non è poco, in una comunità in cui solitamente le sconfitte vengono bypassate come se nulla fosse accaduto, per poter continuare a gestire “il giocattolo” e guidare con totale indifferenza e verginità ancora un’altra stagione. E’ stata inoltre partorita una soluzione politica, nuovamente, dall’eurodeputato del Pse. Egli ha posto, in primis, la fondamentale condizione di voltare pagina rispetto alle logiche ed agli arroccamenti di componente, per “rimescolare le carte”, puntare sul merito interno, sulla trasparenza e sul primato della politica. Rilanciare in modo serio e profondo la Questione Socialista in Italia, nodo ancora centrale ed attuale nella sinistra del nostro Paese. Riprogettare un necessario rapporto di interlocuzione privilegiata e collaborazione con il sindacato a noi più vicino, l’UIL. Ridare dignità e prospettiva alla nostra comunità, puntando su ciò che ancora possiamo spendere, le idee. Costruire un Partito Socialista, riformista e liberale, autonomo e corsaro. Autonomo e corsaro, perché con piglio deciso, consapevole ed impavido, in grado di elaborare risposte senza rincorrere soggetto alcuno, nell’attesa non passiva e vittimistica  che emergano le ineludibili contraddizioni interne ai contenitori oggi maggioritari. Un partito-zattera, che, senza smarrire la bussola dell’Internazionale Socialista(e l’indissolubile legame d’appartenenza alla famiglia del Partito Socialista Europeo), sappia navigare programmaticamente in un mare aperto; e che non sia dogmaticamente arroccato in una collocazione rigida, extraparlamentare, rischiando di franare nel perimetro massimalista. E’ l’idea stessa di circoscrivere in un inflessibile confine di geometria politica l’azione di un partito ad essere erronea; bisogna accettare il fatto che l’elettore tende sempre più ad anteporre la tutela dei propri legittimi interessi alla propria connotazione ideologica. I ping pong sono esclusi, chiaramente.</p>
<p>L’altro meeting, promosso dalla Fgs, ha visto la partecipazione di vari esponenti del mondo politico. Da Emanuele Macaluso, a Mauro Del Bue, dal nipote d’arte Giacomo Mancini alla ex senatrice di Rifondazione Comunista e giornalista del quotidiano “Liberazione”, Rina Gagliardi(che all’ultimo momento ha dato forfait). Tema dell’incontro: la discussione attorno alla mozione proposta da Francesco Mosca, “rinnovarsi o perire”. Da apprezzare lo sforzo di vari giovani compagni fuori-regione, non tanti per la verità, che hanno partecipato, autorimborsandosi ed attrezzati di genuina passione. Discussione aperta e plurale, ma generica e confusa. La lezione iniziale del “Prof” Macaluso è risultata ineccepibile. Tuttavia, con una antinomia di fondo, che il quadro generale descritto dall’ex esponente migliorista del Pci e non risulta aggiornato alle dinamiche figlie dell’ultima tornata elettorale. Parzialmente scontati, ma puntuali e generosi gli altri interventi.<br />
Anche qui, in terra di Alemanno, è stata tracciata una strada sufficientemente chiara, in vista dei lavori congressuali. Il punto di partenza è la rigida collocazione a sinistra. Da qui, infatti, Francesco Mosca ha rivendicato la scelta dell’appoggio a Rutelli, al secondo turno delle consultazioni per il Campidoglio; e l’apertura a quanti, tra gli ambientalisti e coloro della Sinistra Arcobaleno, vogliano abbracciare una piattaforma comune progressista, a sinistra del PD. Non prima di aver intrapreso un rapporto organico con il Partito Radicale, sulla scia del Popolo di Chianciano.<br />
Ipotesi velleitaria. L’opzione è poco praticabile, perché da un lato i Radicali di Pannella sono ormai parte organica del cosiddetto Partito Democratico; si pensi all’ex ministro Bonino, che è diventata vice-presidente del Senato in quota veltroniana. E se i pannelliani dovessero risultare ulteriormente indisciplinati agli occhi dell’ex Obama di Trastevere, sarebbero privati dei rimborsi elettorali, concessi ed emessi intelligentemente dai Democrats in modo dilazionato. Giacinto Marco, sotto scacco ed ingabbiato, dunque; ed ora probabilmente in cerca di un escamotage  che gli consenta di tornare a Bruxelles. E ad ogni modo, quale minimo comune denominatore? “Il laicismo senza se e senza ma”… no, basta! Come se non fosse stata sufficientemente significativa la legnata del 14 aprile.<br />
Dall’altro lato, la netta e perentoria chiusura di Sd, che, nominando Claudio Fava(noto antisocialista) neocoordinatore, viaggia ormai a vele spiegate, assieme ai Verdi, verso il Loft. Ancora e non ultimo, il disinteresse di Pdci e Rc, totalmente assorbiti dalla volontà di rispolverare “falce e martello”.<br />
Non posso però sottrarmi dal rivolgere, comunque, un meritato plauso ai ragazzi della Fgs, che indubbiamente hanno dimostrato spirito di iniziativa, entusiasmo e dedizione. Peccato, però, che il percorso di novità e giustizia che decantano sia poco credibile, se si considera che proprio alcuni di loro hanno fatto fallire la nascita di un comune tavolo giovanile, perché più interessati alle “poltrone”che alla delicata questione generazionale ed al sacrosanto e dignitoso riconoscimento delle altre componenti “juniores” della Costituente Socialista.<br />
Di fatto, dunque, tanto populismo, ma risultato immutato; cambierebbero i nomi, ma non i modi. Sicuramente, però, sono risultati “classe dirigente”, avendo suggerito, condivisibile o meno, una rotta. Sperando che sia veramente farina del loro sacco.</p>
<p>La netta discrepanza tra le proposte emerse a Firenze ed a Roma è acuita nella tempistica dell’iter paventato, che ne condizionerà il risultato ultimo.<br />
La prima, predica “una politica a due tempi” garibaldina; in cui, prima di confrontarsi con soggetti non propriamente socialisti, ritiene imperativo riacquisire dignità ed una connotazione ferma e riconoscibile, in modo da ottenere maggiore attrazione, appeal e quindi maggiore influenza ed incisività in eventuali future operazioni di “assemblaggio”. Verso un approdo finale neo laburista e socialdemocratico di stampo europeo.<br />
La seconda, caldeggia da subito(con un partito ancora senza forma e spina dorsale) scenari di accorpamento, abbandonando il marchio socialista ed il terreno del riformismo, per abbracciare un orizzonte neo radical massimalista, il cui rischio è di essere annessi e colonizzati. Una distorsione del socialismo reale e planetario, più movimentista che garibaldino.</p>
<p>La natura e la cultura dei Socialisti Italiani è distante anni luce dal mondo della “sinistra-sinistra”, quella anomala e ritardataria(con la storia), dalla “doppia C”, comunista e conservatrice. Aggiungerei giustizialista. Il revisionismo comunque fa miracoli; ma io, personalmente, è ai miracoli che non credo.</p>
<p>In definitiva, da riconoscere, che in entrambi i casi, si è categoricamente escluso l’ingresso nel PD; un ottimo punto di partenza. Epperò, le due linee politiche, differiscono in modo spropositato.</p>
<p>Tertium non datur; delle due, l&#8217;una.</p>
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		<title>[Congresso PS] Con amarezza, ma non ci sono speranze</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 01:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[articolo di Nicola Carnevale Molto è stato detto ed ancora molto si dirà sulla assenza delle forze storiche della sinistra dal nuovo parlamento. Troppo frettolosamente si è tentato di individuare colpevoli e colpe, senza riflettere più di tanto sullo spazio politico che queste forze intendevano occupare e se esso vi era; senza minimamente affrontare un’analisi profonda… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/13/congresso-ps-con-amarezza-ma-non-ci-sono-speranze/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>articolo di Nicola Carnevale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.labouratorio.it/2008/05/13/congresso-ps-con-amarezza-ma-non-ci-sono-speranze/"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-493" style="border: 0pt none;" title="spunti-congressuali" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/05/spunti-congressuali.png" alt="" width="275" height="61" /></a></p>
<p>Molto è stato detto ed ancora molto si dirà sulla assenza delle forze storiche della sinistra dal nuovo parlamento. Troppo frettolosamente si è tentato di individuare colpevoli e colpe,  senza riflettere più di tanto sullo spazio politico che queste forze intendevano occupare e se esso vi era; senza minimamente affrontare un’analisi profonda e radicale degli accadimenti politici che repentinamente avevano trasformato il quadro politico interno e senza una benché minima valutazione su una società iperdinamica che cambia a ritmo frenetico e con disinvoltura. Le proposte politiche delle due forze della sinistra, molto sfumante ed incomprensibili quando presenti, facilmente oscurate dalla violenta teoria del voto utile, non sono state minimamente calibrate in maniera adeguata a nessuna di  queste variabili dipendenti.</p>
<p><span id="more-496"></span>La Sinistra L’Arcobaleno, è caduta su una chiara ambiguità di fondo che nell’arco del biennio di governo era emersa in maniera lampante: essere al contempo forza di governo e di contestazione. Oggettivamente bisogna dire che la scelta &#8211; mai realmente tale ma forse inconscia &#8211; che si è trasmessa al proprio elettorato, era quella di essere sì una sinistra di contestazione, ma  fin troppo organica al sistema(e non banalmente salottiera). Ovvero, una sinistra la cui pur giusta ambizione era quella di raccogliere  il consenso di ribellione, ma che in concreto si è rivelata essere totalmente inadeguata ad assolvere alla specifica funzione antisistema che accoratamente gli veniva richiesta dalla piazza. In prospettiva, questa è un’area ampia e delicata, uno spazio “unicum” a sinistra del Pd, che potrà e dovrà essere necessariamente occupato da una sinistra radicale la cui matrice non potrà che non essere marcatamente comunista.  La funzione primaria a cui speriamo sappia assolvere sufficientemente ed in maniera adeguata, sarà quella di mitigare ed istituzionalizzare nella misura massima possibile le rivendicazioni che da questa area prenderanno corpo. In sostanza, un’area di contestazione il cui consenso è da considerarsi fisiologico.</p>
<p>Il PS, frutto acerbo e prematuro della Costituente Socialista incompiuta, al di là dell’insipido leader, è stato del tutto incapace di collocarsi, come da necessità gli era imposto, in un’area marcatamente riformista ed innovatrice, ma sopratutto centrale rispetto ai due grandi contenitori, per poter così assolvere alla funzione che sarebbe stata naturale e vitale per una organizzazione socialista realmente autonomista, quella di essere forza antibipolare. Il fallimento del sistema bipolare, proclamato dagli stessi Berlusconi e Veltroni &#8211; come se lo schema fosse stato imposta dai piccoli partiti e non dagli ex Ds e dalla ex Forza Italia in primis &#8211; avrebbe dovuto essere l’oggetto primario della campagna elettorale e la motivazione regina per avversare un sistema bipartitico, succedaneo diretto di quel sistema. In una tornata in cui la vera posta in gioco era l’assetto futuro del sistema politico ed istituzionale del paese, non vi poteva essere alcuna visibilità ed alcun consenso per una partito, anzi, per una dirigenza, che innanzi ad un mutamento totale dello scenario politico perpetuava la difesa della vecchia logica di schieramento e di coalizione, considerata a giusta ragione deleteria e fallimentare nell’opinione pubblica. Difesa, resa ancor più evidente dal pietismo protratto e continuato, tutt’oggi portato avanti, di un collegamento mancato con il Pd veltroniano.</p>
<p>Se come detto in precedenza, lo spazio a sinistra del Pd è da considera “unicum”, non vi può certo essere spazio  nel futuro per una forza socialista autonoma e liberale, la cui collocazione sia individuabile tra il Pd e una sinistra radicale. Forse, il delitto più grande compiuto dalla miope dirigenza socialista, non è certamente quello di non avere una troupe parlamentare e neanche d’aver sprecato l’ennesima  utile occasione, ma di aver colpevolmente bruciato molte possibili prospettive future.</p>
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		<title>[PS] Tutti a Congresso, ma per fare che?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 03:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’indomani della devastante catastrofe elettorale che ha fatto sprofondare quel che resta del socialismo italiano post-tangentopoli a un risultato addirittura inferiore a quelli già esigui dei micro-partiti della diaspora, la confusione, in casa PS, regna sovrana. In assenza di una linea politica precisa, i leaders della costituente procedono in ordine sparso tra dichiarazioni contradditorie e scelte… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/04/30/ps-tutti-a-congresso-ma-per-fare-che/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-472" href="http://www.labouratorio.it/2008/04/30/ps-tutti-a-congresso-ma-per-fare-che/congressopartitosocialista/"><img class="alignright size-full wp-image-472" style="border: 0pt none; vertical-align: middle;" title="congressopartitosocialista" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/04/congressopartitosocialista.jpg" alt="" width="311" height="110" /></a></p>
<p>All’indomani della devastante catastrofe elettorale che ha fatto sprofondare quel che resta del socialismo italiano post-tangentopoli a un risultato addirittura inferiore a quelli già esigui dei micro-partiti della diaspora, la confusione, in casa PS, regna sovrana. In assenza di una linea politica precisa, i leaders della costituente procedono in ordine sparso tra dichiarazioni contradditorie e scelte poco comprensibili e condivise: c’è chi si smarca, come il disfattista Zavettieri, e chi si pannellizza, come il vivace Del Bue, e chi non sa che pesci pigliare, come il malcapitato Angius.<br />
Le scontate dimissioni dalla carica di “segretario virtuale” di Enrico Boselli, non hanno fatto altro che accrescere il caos aprendo di fatto una lotta per la successione all’ambita carica di un partito che ha quasi più iscritti che voti!<br />
Il mantra collettivo sembra essere dunque diventato la richiesta di un congresso che si suppone taumaturgico ma si sa già tardivo.</p>
<p><span id="more-466"></span>E’ allora interessante ascoltare le innumerevoli ipotesi, alcune mirabilmente congegnate, su quelli che saranno gli esiti, in tutti i casi inevitabilmente già scritti, del congresso di quel che resta del Partito Socialista, in quel di Giugno. L’infelice connubio dello scontato disfattismo che fa seguito alla debacle elettorale, e la cronica incapacità del derelitto gruppo dirigente di indicare una prospettiva politica praticabile, segnano irrimediabilmente il non-dibattito precongressuale.<br />
Già perché dopo il fiume di parole spese per dimostrare l’utilità del PS nel panorama politico italiano, ora ci si accinge a sostituire il Boselli kamikaze senza una seria analisi collettiva di quel che è stato e quel che sarà.<br />
La domanda di tutte le domande per chi ha infinite volte sottolineato i limiti della vocazione minoritaria di impronta SDI che ha sempre zavorrato il progetto PS non può che essere una: il risultato elettorale è solo il frutto del “bosellismo” imperante o ci sono ragioni più profonde?<br />
Se e’ infatti sicuro e acclarato che i quadri locali del partito, hanno clamorosamente fatto mancare il loro apporto, resta tuttavia aperta la questione del voto d’opinione.</p>
<p>Io credo che vada rivisto e corretto l’assunto di partenza dell’esistenza di un grande spazio a sinistra venuto alla luce dalla nascita del PD, che è stato per certi versi la stessa ragione fondativa del PS: nel bene e nel male, ed anche facendo la tara alla sicuramente consistente frazione di voto utile, questo spazio si è rivelato fondamentalmente residuale ed insufficiente a giustificare l’esistenza di un’ulteriore forza politica.<br />
Un po’ per la mancanza di credibilità del nostro gruppo dirigente, consunto e usurato non meno di quello Democrats, un po’ per l’inevitabile inconsistenza dei richiami alle identità politiche tradizionali nel dibattito politico odierno, un partito del socialismo europeo sembra essere utile più a chi ne dovrebbe fare parte che a chi dovrebbe sceglierlo nel segreto dell’urna.<br />
Dunque sembrerebbe estremamente saggio e opportuno attendersi dal congresso fondativo di un partito che non si è ancora formalmente costituito la ridefinizione del propria ragion d’essere.<br />
Se Partito Socialista deve essere ci si prenda la briga di chiedersi di quale Partito e di quale Socialismo ci sia oggi bisogno in Italia.</p>
<p>La prima domanda attiene alla forma organizzativa e allo statuto che il partito stesso dovrebbe assumere, mentre la seconda riguarda la scelta della segreteria e della linea politica che questa esprimerebbe.<br />
Se vivessimo sulla luna sarebbe assai bello e proficuo impegnarsi in un primo momento nella risposta alla questione forma-partito e in un secondo alla scelta della segreteria, perché è sempre buona cosa presentarsi uniti dopo una disfatta.<br />
Ma da quando si parla di congresso la questione statutaria non sembra essere stata minimamente sfiorata, quasi non fosse una questione cruciale da porsi e al contempo, nel vociare confuso sui vari nomi che ambiscono alla segreteria, la linea politica da perseguire pare un tabù che può essere discusso.<br />
Trovo allora auspicabile arrivare ad un confronto, anche acceso, su questi due punti spinosi, perché morti per morti, tanto vale fare chiarezza subito su quello che dovremmo essere, invece che non decidere su nulla e rimandare a data da destinarsi il confronto politico da tempo immemore imprescindibile.</p>
<p>Se poi confronto deve essere, si vada al nocciolo della questione che ci portiamo avanti dalle primarie delle idee di ottobre: quale senso ha il PS nello scenario politico italiano? La scelta è tra una fin qui preponderante “vocazione minoritaria” e una “vocazione maggioritaria”.<br />
La prima è quella di chi crede che il Partito Socialista nelle condizioni date non possa ambire ad altro che al mantenimento di una nicchia di consenso, arroccata su alcuni temi chiave, su tutti la laicità, che faccia organicamente parte di una coalizione di centrosinistra.<br />
Questa concezione “realista”, fatta propria dallo SDI in questi anni, si tramuta nei fatti nel far diventare il partito null’altro che una piccola appendice della casta, che vive della sua, peraltro esiziale, rendita di posizione, strappando quelle quattro poltroncine che permettono al suo ceto politico di terz’ordine di tirare a campare.</p>
<p>La vocazione maggioritaria invece impone al PS di puntare ad espandere il proprio consenso e la propria area di influenza, elaborando posizioni politiche su tutti i temi in agenda e ponendosi come alternativo alle altre forze della sinistra. Si tratta di riconoscere che la sinistra italiana va in qualche modo rifondata risolvendo la questione socialista, e di condurre questa battaglia politica a costo di conquistarsi con la propria autonoma forza elettorale le quattro poltroncine di cui sopra.<br />
La praticabilità politica della prima visione di vocazione minoritaria è legata alle scelte future del PD: se rimarrà immutato, come io credo, l’atteggiamento di chiusura nei confronti di alleanze con i partitini, della cui schiera siamo attualmente autorevoli esponenti, allora l’unica prospettiva credibile per mantenere l’attuale rendita di posizione e i relativi privilegi, è trasferirsi armi e bagagli nel PD questuando così in qualche modo dall’interno, ed eliminando di fatto qualunque presenza socialista organizzata. Sarebbe cosa gradita da parte di chi si fa portatore di questa posizione l’esplicitazione della suddetta prospettiva.<br />
Al contrario i fautori della vocazione maggioritaria, per evitare di sembra velleitari nelle condizioni di estrema debolezza che ci caratterizzano, dovrebbero premurarsi di specificare da cosa trarre quei connotati alternativi al PD che ci permetterebbero di espanderci elettoralmente.</p>
<p>Constatato che lo spazio politico che vorremmo conquistare è già proficuamente occupato dal PD, e che dell’identità culturale non importa più molto a nessuno, credo sia inevitabile porre come dirimente per essere davvero “diversi”, la questione della forma organizzativa.<br />
Un partito Low Cost, federale e autonomo tra i vari livelli, che preveda l’associazione non solo per via territoriale tramite le sezioni, ma anche per via tematica sfruttando al meglio le potenzialità di internet (Grillo vi dice niente?) con forme di partecipazione dal basso particolarmente spinte, come primarie per la selezione delle candidature e referendum tra gli iscritti, che incentivi in tutti i modi la partecipazione dei cittadini, penso possa essere l’unica via possibile per ridare un senso a una presenza socialista in questo paese.</p>
<p>E’ ovvio che una prospettiva di questo tipo impone una discussione specifica sulla questione statutaria. E’ altrettanto ovvio che è necessario arrivare ad un chiarimento su quale delle due concezioni sia maggioritaria nel partito.<br />
E’ del resto evidente che nulla di tutto ciò è fin qui avvenuto. Attendiamo con ansia i futuri sviluppi…</p>
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		<title>Mi chiedo se il PD può arrivare al 40% &#8211; Intervista a Stefano Menichini</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 23:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ciuffoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Menichini (Roma, 15 ottobre 1960) è un giornalista e scrittore italiano. Comincia a lavorare a il manifesto a 19 anni. Trascorrerà nella redazione del giornale comunista diciotto anni, iniziando come diffusore militante per passare a cronista politico, caposervizio, caporedattore centrale, editorialista. Nel 1997 lascia il manifesto. Diventa capo, fino al 2000, dell&#8217;Ufficio per la comunicazione… <a href="http://www.labouratorio.it/2008/02/04/mi-chiedo-se-il-pd-puo-arrivare-al-40-intervista-a-stefano-menichini/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.labouratorio.it/2008/02/04/mi-chiedo-se-il-pd-puo-arrivare-al-40-intervista-a-stefano-menichini/" title="Intervista a Stefano Menichini"><img src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2008/02/stefano-menichini.jpg" alt="Intervista a Stefano Menichini" border="0" /></a></p>
<p><strong><br />
Stefano Menichini</strong> (Roma, 15 ottobre 1960) è un giornalista e scrittore italiano. Comincia a lavorare a il manifesto a 19 anni. Trascorrerà nella redazione del giornale comunista diciotto anni, iniziando come diffusore militante per passare a cronista politico, caposervizio, caporedattore centrale, editorialista.<span id="more-231"></span><br />
Nel 1997 lascia il manifesto. Diventa capo, fino al 2000, dell&#8217;Ufficio per la comunicazione istituzionale del comune di Roma, durante la seconda giunta Rutelli. Dal 2000 al 2001 è consulente per la comunicazione e responsabile delle attività in rete della Presidenza del Consiglio (Governo Amato II).<br />
Nel 2003, partecipa alla fondazione del quotidiano Europa, organo della Margherita, e ne diventa vicedirettore, con direttore Nino Rizzo Nervo. Quando quest&#8217;ultimo lascia per diventare consigliere d&#8217;amministrazione della Rai (2005), Menichini diventa direttore del quotidiano.<br />
Ha scritto libri sulla nascita del movimento politico dei Verdi, sulle politiche economiche e sociali del governo Berlusconi e Quindici parole, con Francesco Rutelli.<br />
<a href="http://www.wikipedia.org" target="_blank"><strong>Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera.</strong></a></p>
<p>Innanzitutto grazie per la sua cortesia. Il solo aver risposto alla mail delirante che le ho spedito è conferma del suo coraggio. Questa intervista uscirà solo lunedì su web, al momento in cui le scrivo siamo al 30 di gennaio, quindi eviterò di chiederle previsioni che lunedì avranno già avuto esiti ufficiali.<br />
Mi perdonerà quindi se salto direttamente alle urne, come tanto sembra desiderare Berlusconi. <strong>Secondo lei, se si voterà ad aprile o poco oltre, il Partito Democratico da solo può arrivare al 30%?</strong></p>
<p><em>Mi chiedo se può arrivare al 40%, e non scherzo. Basta non fare errori.</em></p>
<p><strong>Proprio solo soletto però, il PD non sarà. Secondo lei quali sono i possibili margini di alleanze elettorali? E scusi la curiosità, ma sarà proprio necessario “imbarcare” anche Di Pietro?</strong></p>
<p><em>L&#8217;importante è che il simbolo del Pd e la sua proposta politica siano distinti da tutti gli altri. Su alcuni temi-chiave per rendere evidente la nuova fisionomia del Pd (sicurezza, opere pubbliche in-dis-pen-sa-bi-li), Di Pietro è un interlocutore più coerente di tanti altri.</em></p>
<p><strong>Qual è il suo giudizio sul bipolarismo all’italiana? E quale ritiene possa essere la soluzione elettorale migliore per favorire un nuovo assetto del sistema politico?</strong></p>
<p><em>Il bipolarismo degli ultimi 15 anni è stata una grande novità, poi una bella promessa, infine una brutta delusione. Un regime da caserma, dove chi parlava in libertà veniva richiamato all&#8217;ordine. Piacerebbe anche a me, come al Pd, un sistema elettorale a doppio turno di collegio, come in Francia.</em></p>
<p><strong>In genere un partito ha a cuore un solo modello elettorale: quello migliore per sé. Il fatto che nel PD vi siano posizioni differenti in merito sembra la cartina di tornasole del fatto che vi siano prospettive diverse nell’intendere il ruolo futuro di questo partito. Quanti “partiti” ci sono dentro al PD?</strong></p>
<p><em>Il Pd che piace a me è un partito unico, dove possano trovarsi a proprio agio persone che la pensano in modo diverso su alcuni temi, si confrontano, si contano, poi chi sta in minoranza accetta, aspettando di conquistare sulle proprie idee una maggioranza.</em></p>
<p><strong>Siamo sinceri. Il PD non è un “compromesso storico bonsai”, ma non è nemmeno l’incontro fra liberali e socialdemocratici. La carenza di una cultura e di una pratica liberale come potrà essere colmata?</strong></p>
<p><em>Ci penserà la dura realtà a colmare questo gap di cultura liberale, perché le ricette che risolvono tutto col solidarismo o con l&#8217;appiattimento falsamente egualitario vengono respinte da donne e uomini, soprattutto giovani, che pretendono di vedere riconosciuti i propri meriti.</em></p>
<p><strong>Veltroni, comunista mai comunista e non fortunatissimo segretario del Pds, può apparire davvero come l’homo novus?</strong></p>
<p><em>Homo novus: può apparirlo, anche se ovviamente non lo è. Ma chi lo è?</em></p>
<p><strong>Dica la verità, le è dispiaciuto almeno un po’ che la Rosa nel Pugno abbia fatto la fine che ha fatto? Che prospettive vede oggi per i Radicali? Emma Bonino e Marco Pannella hanno tenuto fede al promesso giapponesismo prodiano, ma Pannella ha anche cercato di candidarsi alle primarie del PD ed oggi mi sembra (anche dall’istinto di conservazione, perdoni questa mia malizia che so lei non gradisce) “incuriosito” da Veltroni …</strong></p>
<p><em>Non m&#8217;è dispiaciuto che sia finita male perché era un&#8217;aggregazione nata solo per riesumare un&#8217;identità ormai superata, al fine di&#8230; superare un quorum. I radicali soprattutto possono fare molto meglio di così, e spero ancora lo facciano nel Pd.</em></p>
<p><strong>La Costituente socialista: virtù, limiti e quali prospettive … se ne vede …</strong></p>
<p><em>Una cosa dell&#8217;altro secolo.</em></p>
<p><strong>Dal Manifesto ad Europa. Dove si è divertito di più finora?</strong></p>
<p><em>Al manifesto debbo tutto quello che so fare, e 18 anni di vita intensa e grandi esperienze. Con un po&#8217; di divertimento, tanta tensione, troppo fumo di sigarette e alcune delusioni, soprattutto verso la fine. A Europa mi diverto di più, ma è troppo facile dirlo: sono il direttore, e facciamo quello che ci pare&#8230;</em></p>
<p><strong>Probabilmente scrivo una castroneria, ma il suo giornale sembra aver ereditato il testimone del fu Riformista di Antonio Polito (che invero ci piaceva di più come direttore che come senatore). Intendo che la vostra voce sembra una delle più sinceramente liberali dell’intero centrosinistra. Lo accetta come complimento?</strong></p>
<p><em>Lo accetto. L&#8217;unico limite di quel Riformista era un eccesso di trasversalismo fra i poli e talvolta la ricerca dello scandalo e della trasgressione fini a se stessi. Bel giornale e ottimo direttore, comunque.</em></p>
<p><strong>Il suo giornale non manca di prendere posizioni nette, spesso anche coraggiose. Di recente lei ha scritto un editoriale di fuoco (che io con grande “scandalo” di tanti amici e compagni condivido in pieno) intitolato “Il giorno nero in cui muore la laicità”, riferito al caso del mancato intervento del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza. “Quanti difensori della laicità hanno perso la patente per parlare di libertà di pensiero, di parola, d’insegnamento?”, si chiedeva in quell’editoriale. Io le chiedo: a che serve essere laici se non si è liberali? E se si ha la sfiga di essere naturalmente laici perché liberali basta dire né con Cini, né con Ruini?</strong></p>
<p><em>La laicità nella quale credo io non ha paura di niente, tanto meno di ascoltare il Papa e interrogarsi se per caso non dice anche cose autentiche, profonde e vere sulla società contemporanea, come per esempio che la scienza non può essere un totem intoccabile, una religione assoluta. A me tra l&#8217;altro, che la scienza potesse essere contestata l&#8217;hanno insegnato proprio quelli come Cini, ed era il meglio delle posizioni della sinistra critica.</em></p>
<p><strong>Lei è giovane. O meglio, lei è UN giovane, secondo i patrii standard. Per questo non l’abbiamo inserita nel nostro sondaggione sugli intellettuali nella categoria “direttori”, ma suppongo che sopravvivrà al dispiacere. Lei fra quelli in lizza chi voterebbe? (Bordin, Ferrara, Scalfari, Mieli, Sansonetti, Mentana, Feltri)<br />
Lei si definirebbe UN intellettuale?</strong></p>
<p><em>Voto Ferrara, a patto di poterlo stangare ogni volta che posso. Tecnicamente, ahimé, temo di essere un intellettuale, nel senso che mi guadagno la pagnotta con le idee e una professione più o meno creativa. Un intellettuale neanche laureato, però: ho cominciato a lavorare a 20 anni, ed è andata subito troppo bene perché rimanesse la voglia di faticare sui libri. Non me ne vanto, anzi ne ho sofferto parecchio.</em></p>
<p><strong>La ringrazio sinceramente … ah! solo un’ultima cosa: quando lo licenziate Adinolfi?</strong></p>
<p><em>Adinolfi non si tocca. Basta misurarsi con lui e non con il suo Ego.</em></p>
<p class="MsoNormal"><o:p></o:p></p>
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		<title>Partito Socialista; piccoli ma decisivi passi per non soffocare nei propri limiti</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 23:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Pugliese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ innegabile che la Costituente sia stata fondata dai partiti che si rifanno alla tradizione socialista della Prima Repubblica e del PSI in particolare. Ma se l’operazione consiste nel rimettere insieme alcuni cocci della vecchia diaspora fallirà miseramente. Queste sono parole che si sentono spesso, forse troppo, tra i compagni in questi mesi, ma ci tengo… <a href="http://www.labouratorio.it/2007/12/24/partito-socialista-piccoli-ma-decisivi-passi-per-non-soffocare-nei-propri-limiti/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://fine-art-prints-store.com/images/15300-red-rose.jpg" alt="boselli.jpg" align="right" border="0" height="381" hspace="0" vspace="0" width="286" />E’ innegabile che la Costituente sia stata fondata dai partiti che si rifanno alla tradizione socialista della Prima Repubblica e del PSI in particolare. Ma se l’operazione consiste nel rimettere insieme alcuni cocci della vecchia diaspora fallirà miseramente. Queste sono parole che si sentono spesso, forse troppo, tra i compagni in questi mesi, ma ci tengo a ribadirle e a mostrarne il vero senso.</p>
<p>E’ chiaro che questo soggetto si rifà al socialismo: quale socialismo? Quello democratico e liberale, che nulla ha a che fare con il marxismo. E’ indubbio che le radici risalgono prevalentemente da quello che fu il PSI e che il riferimento è quello del socialismo europeo, ma il soggetto non deve apparire la rifondazione del PSI. La motivazione è molto semplice: il PSI è ancora visto negativamente da gran parte della gente in seguito a Tangentopoli, seppur abbia apportato dei contributi fondamentali alla storia del Paese. L’elettorato del PSI si è spostato prevalentemente su Forza Italia e non penso che riusciremo a schiodarlo proprio ora appellandoci al socialismo europeo. Non possiamo certo fare affidamento al piccolo elettorato socialista rimasto nei numerosi contenitori della diaspora. Non è sufficiente.<span id="more-76"></span></p>
<p>Nel centrosinistra si è creato un vuoto enorme lasciato dai DS. La tradizione è comunista e non di certo socialdemocratica ma è a quel popolo che dobbiamo rivolerci. Se vogliamo accettino di contribuire a questo progetto non dobbiamo farli sentire estranei, in una tradizione aliena dalla loro come quella socialista liberale e democratica. Devono sentirsi completamente partecipi ad un progetto nuovo, riqualificare il termine socialista con un significato moderno. Il socialismo è LA sinistra. Lo spazio lasciato dai DS deve essere velocemente riempito, se non vogliamo che il progetto della Costituente resti schiacciato tra la sinistra conservatrice e il populista PD.<br />
A proposito di sinistra conservatrice, sarebbe un gravissimo errore allearsi con loro o intrattenere rapporti preferenziali con la Sinistra Arcobaleno. Come in tutta Europa anche nel nostro paese il socialismo deve avere il coraggio di tagliare definitivamente e con decisione i rapporti con il marxismo, anche revisionista.<br />
Ma per attirare l’elettorato in cerca di un nuovo partito dobbiamo tirar fuori quei valori che sono già nostri ma non abbiamo mai mostrato con convinzione: la pace e l’ecologia in primo luogo.</p>
<p>Se sapremo rendere il PS un cantiere aperto, una cosa nuova, che si muove “oltre” potremo uscirne vincenti. Rubando una battuta a Berlusconi che però usa a scopo populista: i comunisti fanno la ‘cosa rossa’, al centro la ‘cosa bianca’, noi cerchiamo di fare la cosa giusta.<br />
Per tutto ciò che ho elencato serve un’ulteriore figura che ci manca: quella del leader. Senza il quale falliremo ugualmente anche se le nostre proposte fossero vincenti. Per questo è necessario aprire al più presto un sistema di candidature aperte supportate da una “carta d’identita” del candidato che permettano a chiunque di divenire leader del nuovo soggetto. Votato preferibilmente da tutti gli iscritti.<br />
Solo se faremo tutto questo il Partito Socialista avrà successo e si meriterà un posto di rilievo nel panorama politico italiano.</p>
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		<title>La ripresa del socialismo in Italia: quali possibilità.</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 23:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Capriati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi vuole impegnarsi in politica, giovane o adulto che sia, è molto più facile ( e conveniente) partecipare alla costituente del Partito democratico o a quella della Cosa rossa che alla Costituente socialista. Per quale ragione? Perchè solo un vero idealista, chi crede sul serio e non per piaggeria ai valori ed ai programmi del… <a href="http://www.labouratorio.it/2007/12/03/la-ripresa-del-socialismo-in-italia-quali-possibilita/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi vuole impegnarsi in politica, giovane o adulto che sia, è molto più facile ( e conveniente) partecipare alla costituente del Partito democratico o a quella della Cosa rossa che alla Costituente socialista. Per quale ragione? Perchè solo un vero idealista, chi crede sul serio e non per piaggeria ai valori ed ai programmi del Pse può spendere energie e passione politica nell&#8217;improba impresa della Costituente socialista, peraltro soggetta ad un inaudito oscuramento da parte dei mezzi di informazione.</p>
<p><img src="http://www.braidense.it/img/bonomi.jpg" align="right" border="0" height="300" hspace="10" vspace="10" width="215" />Molti compagni (ovviamente non tutti) sono saliti sul pulman affollatissimo del Pd solo per non essere esclusi dal potere che conta mentre altri preferiscono la Cosa rossa perchè, in via principale, non ritengono di poter convivere con due o tre ex-psi &#8220;chiacchierati&#8221; come De Michelis,che è diventato, ingiustamente, per alcuni peggio di un appestato, quando sappiamo bene dei milioni e milioni di euro “ingoiati da tutti i partiti, di destra e sinistra nella seconda repubblica perchè, come hanno detto giustamente Salvi e Villone, la casta è stata capace negli ultimi dodici anni di legalizzare la corruzione o perlomeno di favorirne l&#8217;espansione (e penso alla pessima gestione bassoliniana e demitiana della regione Campania, ad esempio, dove sono tutti coinvolti inclusa l’opposizione). Ma tant‘è.</p>
<p>La tristezza è che tanti socialisti hanno deciso di annullarsi chi nel Pd chi nella cosa rossa.. Spero sempre che, prima o poi, abbiano uno scatto d’orgoglio.Comunque, a mio parere, in Italia c&#8217;è ancora uno spazio socialista. Penso che le aree socialiste siano tre : la prima nel Partito socialista dove confluiscono componenti e filoni provenienti dalla &#8220;diaspora&#8221; del Psi nonchè svariati club e circoli socialisteggianti, la seconda nel Pd ovvero la componente DLS (Democatici Laici Socialisti) che ha formato la corrente “A sinistra per Veltroni” con l’obiettivo (vano) di fare aderire il Pd al Pse. E’ qui che risiede l’aspetto più eclatante della questione socialista perchè la parte legata al riformismo di marca “laburista” comprende il grosso dell’elettorato “socialdemocratico”, quello che -tanto per intenderci – votava l’ex-Pci come se si fosse trattato di scegliere un qualsiasi partito di stampo laburista. E il fatto sorprendente sta nel fatto che questo elettorato progressista/socialista è, secondo me, vittima di un gigantesco abbaglio collettivo massmediale e di un oggettivo raggiro politico ideologico perpetrato dal gruppo dirigente degli ex-ds, a causa dei quali è rimasto intrappolato nel recinto tendenzialmente “centrista” del PD.</p>
<p><span id="more-12"></span>La terza area socialista è in Sinistra democratica per i socialismo europeo. Quest’ultima, però, mi sembra in preda a non poche contraddizioni. Chi ha ascoltato l’intervento del prof. Mascilli Migliorini (SD) tenuto agli Stati Generali della “Cosa rossa” a Napoli, ha pensato: “E’ una relazione da socialista”. Ha citato persino Filippo Turati mettendolo nel Pantheon della Cosa rossa. Non credo che ci siano molte possibilità di conciliare questa parte di Sd con Pdci e Rifondazione comunista. Mi sembra, quindi, un progetto alquanto difficoltoso da attuare quello della “Cosa rossa”.In ogni caso, non mi straccio le vesti se si realizza questo progetto, anzi è meglio che vada in porto. Mussi, al riguardo, propone una federazione tra i quattro partitini della sinistra critica. Benissimo, anche perchè il nascente Ps -a mio parere – dovrà presumibilmente allearsi con questa federazione anche per bilanciare la deriva centrista del Pd, ma solo allearsi, come in Francia il Psf intesse accordi elettorali con la sinistra comunista, o come farà la Spd in Germania, probabilmente, con la Linke una volta terminata l&#8217;esperienza della &#8220;Grosse Koalition&#8221;.</p>
<p>Concludendo, tutti coloro che responsabilmente sono impegnati nella costruzione di un soggetto socialista nuovo cerchi, nel contempo e per quanto possibile, di far pian piano avvicinare le tre aree “eurosocialiste” per la ripresa del socialismo democratico in Italia, che va ben oltre la piccola Costituente socialista.</p>
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