[Sinistra, Libertà, varie ed eventuali] Perche’ no! Manovre sinistre, verso una nuova Bolognina?
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Francesco Maria Gennaro - 394 letture |
Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta’. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all’autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio’ detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo indirizzo per poterlo andare a menare sotto casa, tra l’altro, essendo conterraneo del sinistrorso Manfr, si puo’ approfittarne per menarli entrambi…
Perchè no!
Correva la primavera 2008, allor quando i socialisti tentavano di rialzarsi a seguito della disarmante debacle elettorale delle consultazioni politiche.
Archiviata la fallimentare stagione Boselli, bollata dai continui giudizi negativi (“vasta depressione”) del Colonnello Albano nella rubrica meteo-politica di labouratorio, il PS si accingeva affannosamente a rimettere assieme i cocci di un verdetto da prefisso telefonico. Stava vedendo la luce una nuova stagione all’insegna dell’autonomia e del riformismo tout court. Infatti, il congresso fondativo, di luglio, sancì l’abbrivio di un entusiasmante percorso coraggioso e dinamico, con la finalità di riportare il partito del neo-segretario Nencini al centro dell’agone politico.
Scelte “corsare”, piglio “garibaldino”, propensione anti-bipolare e collocazione flessibilmente intermedia, privilegiando la partnership (da sinistra) con i centristi di Casini, abbandonando pregiudizi e pregiudiziali circa la questione delle alleanze, delegando ai territori interessati tali scelte. La rinnovata creatura non smentì il deliberato di Montecatini, durante la sua prima uscita pubblica: convegno sul tema della giustizia promosso assieme all’Udc. Sin qui nulla quaestio.
Sarebbe stato inimmaginabile prevedere che di lì a poco il sogno di un nuovo Midas politico e di una nuova Rimini programmatica si infrangessero sul perpetrarsi di una nuova Bolognina. La conclusione Gauchista e neo-frontista di una parabola involutiva discendente da un iter perlomeno discutibile.
E’vero, eravamo talmente piccoli, da non poter incidere più di tanto negli eventi negativi che si sono susseguiti e ci hanno danneggiato. Ma in minima misura, la strada ce la siamo tracciata da soli. Se avessimo insistito su una posizione liberalsocialista riformista, senza occhiolini alla demagogia di Veltroni e ammiccamenti alla filosofia di Vendola, oggi non saremmo in queste condizioni. Senza contare l’ingresso organico in una coalizione perdente, magmatica e giustizialista guidata da un seguace di Di Pietro, come avvenuto in Abruzzo. Dimenticavo: correva la questione morale nel Partito Democratico, dalle proporzioni non indifferenti, che “naturalmente” non abbiamo cavalcato adeguatamente. Dopo il danno, anche la beffa, chapeau!

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