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Andrea Natalini - giovedì 3 luglio 2008 - 137 views

Ogni volta che si parla delle mozioni credo che ci sia un errore di fondo e cercherò con questa lettera di farlo comprendere a tutti. Secondo me ricadiamo ostinatamente nel ridicolo, quando si dice alla gente che, dopo il voto regionale e provinciale, ci sarà discontinuità. Il problema non è delle mozioni e di come sono scritte, cari benpensanti, ma da chi sono interpretate queste istanze di rinnovamento (se così si può dire). Mi hanno da sempre insegnato che chi dice la parola ‘rinnovamento’, di solito è da dividere in due gruppi ben distinti: chi la utilizza come strumento per affossare i vecchi poteri e sostituirsi in modo analogo ad essi (potere VS potere) e chi la urla in modo caotico e accorato per aver dei diritti che un tempo gli erano negati e che adesso con il moto rivoluzionario è possibile che gli vengano riconosciuti.
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Tommaso Ciuffoletti - giovedì 26 giugno 2008 - 401 views
Come editoriale leggete il contributo dell’amico e compagno Danilo Di Matteo. Questa breve premessa va invece rubricata alla voce “Istruzioni per l’uso”. Perché se su Labouratorio il dibattito intorno al Congresso del Partito Socialista è avvenuto in maniera franca ed aperta, non si può dire lo stesso per altri, ben più rilevanti, casi. Ci pare infatti che nell’aria di alcuni ci sia voglia, se non di scissione, almeno di fuga. Prova ne sia lo scontro continuo ed ormai pressoché monotematico, specie negli ultimi giorni, sullo svolgimenti dei congressi territoriali. Lo diciamo chiaramente: non ci piace né il gioco allo sfascio, né gli accordi collettivi di salvaguardia. Aggiungiamo infine che ancor meno ci piace il gioco di chi quegli accordi di salvaguardia propone, o dice di accettare, e poi li fa saltare all’ultimo momento per arroccarsi nella cittadella della purezza (chissà poi quale), tacciando gli altri di scorrettezza. E’ un gioco che, per quanto tatticamente comprensibile, non ci sembra preludio a niente di buono.
Questo è un congresso per mozioni, potrà non piacere, ma così è, quindi si voti e si conti chi è maggioranza e chi è minoranza con le annesse responsabilità del caso. Tra queste crediamo che figuri anche quella di evitare scissioni atomiche, tradizione socialista che per una volta non ci dispiacerebbe veder tradita.
Cari compagni, parlate di socialismo… di Danilo di Matteo
In ogni congresso si corre il rischio dell’autoreferenzialità. Così mi sento di ricordare ai compagni del Ps che ai più interessano poco le mozioni e le diatribe interne. Con ciò, però, non si possono eludere i temi di fondo: non basta illustrare i singoli “punti” programmatici; occorrono idee-guida, serve un metaprogramma.
Un congresso non può dirimere tutte le questioni più controverse che da anni mettono a dura prova le menti e i cuori di pensatori e militanti; un congresso, però, non deve neppure rimuoverle. A iniziare dalla domanda che anche un bambino porrebbe: che significa la parola socialismo oggi? Perché l’aggettivo democratico, al quale un tempo la si univa, sembra ormai non bastare? Dirsi liberalsocialisti è un modo per salvare a ogni costo il termine socialista?
Sappiamo da decenni che il socialismo, oltre che come sistema, può essere inteso come movimento, alla Bernstein. Ma movimento verso dove? E con chi?
Zapatero parla di socialismo dei cittadini; senz’altro una formula suggestiva. Ma quale deve essere il rapporto fra lavoratori e consumatori-utenti? E quello fra meriti e bisogni? E scavando ancora: non dovrebbero essere anche il liberalismo e la democrazia tout-court rivolti ai cittadini? E di cattiveria in cattiveria: cosa differenzia il senso della giustizia sociale proprio di chi si ispira al cristianesimo da quello dei socialisti?
I temi etici rappresentano una frontiera del dibattito sulla libertà e sulla giustizia. Più che mai oggi il perseguimento dell’eguaglianza si fonda sul rispetto della differenza. Eppure sovente si ha l’impressione che quegli argomenti vengano usati come una sorta di stampella, di fronte a una visione nebulosa delle moderne ragioni del socialismo.
SOMMARIO DEL NUMERO 28
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Peppe Potenza - giovedì 26 giugno 2008 - 198 views

Sembrava dovesse essere la nascita del partito che avrebbe posto fine alla diaspora socialista. In realtà l’unica diaspora che si concluderà il 5 e 6 luglio sarà quella dei simboli socialisti. I socialisti “vecchi e nuovi” non possono ancora dire di aver risolto la questione socialista, ormai divenuta il riflesso di una anomalia politica tutta italiana. Mentre nel resto d’ Europa i principali partiti del panorama politico sono quelli socialisti da un lato e quelli popolari dall’altro, in Italia all’interno dei due grandi “partiti contenitori” continua a convivere tutto e il contrario di tutto.
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lucag - giovedì 26 giugno 2008 - 267 views
articolo di Luca Giangrande

Sono passati ormai due mesi (nd Pippo Modica!) dalla disfatta elettorale che ha decretato l’esclusione della Sinistra dal Parlamento.
Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica uniti sotto un’ unica lista hanno riportato poco più del 3% uscendo così dal Parlamento e concludendo il loro cammino comune.
Il Partito Socialista, ricomposto dopo tangentopoli, non è riuscito a riportare neanche l’1% che le avrebbe consentito di ottenere il rimborso elettorale. Read the rest of this entry »
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Redazione - mercoledì 18 giugno 2008 - 289 views

PS Latina: documento sezione di Bassiano
PER LA COSTITUZIONE DEL PARTITO SOCIALISTA DAL BASSO
PER UN CONGRESSO VERAMENTE RISPETTOSO DEI SOCIALISTI ITALIANI
Innanzitutto dobbiamo constatare che il modo con cui si è dato inizio alla fase conclusiva della Costituente Socialista non è dei migliori.
Si era partiti dalle primarie delle idee, ipotizzando la partecipazione di tutti gli iscritti, con pari dignità, al Congresso Costituente, e chiedendo alla base di dare il proprio contributo al documento finale. Si è invece arrivati alla presentazione di tre mozioni ed anche le norme congressuali hanno peggiorato la situazione ricreando vecchie divisioni incomprensibili in un partito sotto l’un percento. Read the rest of this entry »
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GIONNY - mercoledì 18 giugno 2008 - 339 views
articolo di Gionny (Giovanni) D’Anna

Questo non vuole essere un endorsment per Pia Locatelli ma vuole semplicemente esprimere le mie preoccupazioni per la linea che intenderà seguire il mio compaesano mugellano Nencini, anche se a dire il vero io di mugellano ho poco visto che ci abito fortunatamente solo da due anni e poi sto in campagna non certo in paese mentre invece il compagno Nencini è un barberinese doc. Comunque ecco perché non mi convince il partito garibaldino e corsaro come tanto vi piace definirlo.
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Michelangelo Stanzani - giovedì 5 giugno 2008 - 572 views

Le elezioni hanno avuto per noi un esito disastroso. La nostra macchina-partito è andata fuori strada. La metafora l’ho sentita da Paolo Zanca. Mi è piaciuta, rende bene l’idea della drammatica situazione di stallo in cui ci troviamo. Bisogna però avere chiare alcune cose: primo, che con una sola macchina abbiamo corso (lo Sdi); secondo, che di una 500 si trattava. Ora resta da capire che cosa fare di questa auto, considerando, da un lato, che non è previsto alcun contributo per la rottamazione e, dall’altro, che la 500 è tornata di gran moda. Certo non quella della Dolce Vita. Proseguendo con l’allegoria, vorrei ora riflettere di carburante. Il carburante è la politica, ciò che dovrebbe alimentare il partito e fare delle tre mozioni congressuali qualcosa di più rispetto a semplici parole, più o meno belle.
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socialisti cupra - giovedì 5 giugno 2008 - 236 views
Mi faccio portavoce provvisorio dei socialisti cuprensi (quei pochi rimasti se analizziamo gli ultimi esiti elettorali) per dichiarare l’adesione alla mozione n.2 “prima la politica” con Pia Locatelli segretaria, sperando che comunque possa unire il più possibile tutte le anime del partito.
Penso sia l’unica a dare una nuova prospettiva, ad allargare il nostro raggio d’azione, che parte dai socialisti in forza italia sino alla sinistra non massimalista , ferma restando la posizione di autonomia.
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Redazione - martedì 27 maggio 2008 - 913 views
Essendo Labouratorio un po’ manicheo, ma anche integrazionista, divide tutto fra bianco e nero, ma poi li mischia che è un piacere. Ecco quindi un editoriale “splittato” fra due endorsement in vista del Congresso del PS. Un confronto di posizioni politiche … che non è poco visti i tempi!
Non ce ne vorranno i sostenitori della mozione dell’Uias, se per carenza di contatti non l’abbiamo inserita in questo split.
ENDORSEMENT NENCINIANO
Questo è un endorsement critico perché consapevole. Eppure endorsement rimane e trattasi di endorsement per Nencini segretario.
Il profilo politico innanzitutto. Si tratta di un dirigente con buona esperienza politica, giovane per i canoni anagrafici della politica nazionale e che conosce bene il partito che si candida a guidare. Proviene da una regione in cui la preponderanza storica del Pci-Pds-Ds e oggi del Pd ha da un lato rafforzato l’identità emotiva dei socialisti – specie nel periodo post-Tangentopoli, quando proprio i cugini comunisti si dilettarono nella caccia al garofano – dall’altra ha innegabilmente abituato ad una convivenza politico-amministrativa non immune da logiche di sopravvivenza; logiche che non hanno mancato di cozzare con le ragioni di una politica più avventurosa (vedasi il caso RnP).
Come i veri endorsement di stile britannico, questo non è dunque un sostegno con firma in bianco, ma è animato dalla speranza e dalla volontà di contribuire ad un percorso che privilegi l’elaborazione e la proposta rispetto al pur importante aspetto “gestionale”.
In questo senso condivido la volontà di cercare di dotarsi di strumenti utili per costruire una più forte autonomia di proposta politica e programmatica. Iniziative editoriali ed una Fondazione possono essere un buon viatico per riattivare una pedagogia politica che non solo quello socialista, ma anche partiti più grandi, hanno accantonato da troppo tempo.
Ritengo inoltre che sia condivisibile la fotografia critica dell’attualità politica, italiana ed europea, presente nella mozione. Peraltro la parte critica delle tre mozioni è sostanzialmente simile. Mi sembra però che, nell’intenzione di cercare una sfida politica col PD, sia più coerente con un profilo di socialismo liberale quello di essere incalzanti sui temi della modernizzazione economica e sociale, piuttosto che cercare convergenze acrobatiche, quanto poco percorribili, con i resti dell’Arcobaleno infranto per posizionarsi a sinistra del PD.
Leggo questa preferenza non solo sulla base della possibile prospettiva, ma anche sulla base della coerenza con la storia del socialismo italiano, quello democratico e liberale.
In due parole: concretezza e coerenza … almeno si spera!
Tommaso Ciuffoletti
ENDORSEMENT LOCATELLIANO
Il titolo innanzitutto. Sarà perché l’ho scelto io, ma partire dalla politica in un partito che è solito discettare di spartizione di posti che non ci sono è il primo passo senza il quale non ne seguiranno altri.
Il coraggio in secondo luogo. Locatelli è scesa in campo in modo trasparente, con una lettera ai compagni in cui ha manifestato apertamente la propria volontà di candidarsi, in un momento in cui peraltro era chiaro che fosse palesemente svantaggiata. Si è comportata da dirigente più e meglio di tanti altri pseudo-leader e credo che più e meglio di altri possa garantire una gestione di garanzia per tutti.
La mozione in terza battuta. Essa stessa è permeata di una certa tensione ideale per una partito diverso, non più fine a sé stesso ma che riscopra tanto il valore dell’esercizio della democrazia e il pluralismo interno, quanto un proprio autonomo ruolo nella politica italiana. Entrambi questi obiettivi sono accompagnati da programmi ambiziosi ma specifici per una vera e propria rivoluzione della forma partito e per una tanto evocativa quanto impegnativa “Epinay” della sinistra laica, liberale e socialista.
Si può forse accusare di idealismo velleitario queste posizioni. Si può, e però sono convinto che non renderemmo un servizio né a noi stessi né al paese se rimanessimo chiusi nel recinto del realismo e della mera gestione del poco che siamo. Siamo troppo deboli e pertanto inutili per non volare alto.
C’è un’ultima ragione, di carattere personale. Mi sono iscritto al Partito Socialista perché ritenevo che ci fossero, intrappolate in una comunità debole e mal condotta, le risorse culturali ed umane potenzialmente dotate dell’ambizione di riprendere le redini di un paese allo sbando.
E’ probabile che io mi sia sbagliato, cionondimeno, consapevole di voler essere opposizione di qualsivoglia prospettiva minimalista, non posso che reiterare la mia scommessa e sostenere la mozione che più sembra avvicinarvisi.
Andrea Pisauro
SOMMARIO DEL N. 24
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Francesco Maria Gennaro - lunedì 19 maggio 2008 - 369 views

Eppur si muove, per dirla con Galileo Galilei. Difficile da credere, ma i socialisti non sono scomparsi dopo la drammatica sentenza elettorale. La scoperta risale a quest’ultimo weekend, in cui si sono svolte due tangibili manifestazioni, la prima di venerdì a Firenze e la seconda di ieri a Roma. A rafforzare tale tesi, la recente newsletter del partito, in cui finalmente si è dato, seppur in maniera ancora flebile, un cenno di dignità e la parvenza di un ritorno ai contenuti propri del DNA socialista. Ora, però, occorrerebbe anche informare l’opinione pubblica, coscienti del fatto che i nostri tesserati(apparenti) rappresenterebbero numericamente solo gli abitanti dell’isola caraibica di St.Martin ed i nostri votanti sarebbero paragonabili solamente agli indigeni della graziosa città marocchina di Tangeri. Ma siamo nel Belpaese, che vanta una cittadinanza pari a circa 60 milioni di unità. Occorre, dunque, comprendere che d’ora in avanti si dovrà necessariamente puntare sull’esigenza di comunicare i nostri messaggi al mondo esterno; e se possibile, magari, in modo efficace. Purtroppo, da quando il nostro candidato premier si è dimesso da una qualche carica, probabilmente dalla segreteria dello Sdi (partito che teoricamente si sarebbe sovuto sciogliere con la nascita formale della Costituente Socialista), siamo letteralmente svaniti non solo dagli organi di informazione(in fondo, già avevamo fatto il callo in campagna elettorale), ma financo dalle conversazioni quotidiane delle più variegate e trasversali categorie di cittadini.
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Plex - lunedì 19 maggio 2008 - 481 views
Consapevoli di non poter passare alla storia, forse succubi di una sindrome di minorità, tipica di chi è erede di chi la storia l’ha fatta, i leaders della costituente stanno utilizzando gli ultimi giorni prima della presentazione delle mozioni in un’accanita discussione di geografia.
Geografia politica per la precisione, dividendosi in agguerrite fazioni che discettano se collocarsi a destra o a sinistra del PD.
Per carità, meglio del vuoto pneumatico che fin qui ha contraddistinto il dibattito precongressuale, ma ciononostante una discussione sterile.
Le possibili collocazioni emerse dal dibattito sono all’incirca due (e mezzo): la prima, in ordine cronologico, è quella proposta e riproposta da più parti di dare luogo a una nuova Epinay, dal nome della cittadina francese dove ebbe luogo il congresso con cui Francois Mitterand tenne a battesimo il PS francese, dando luogo ad un più vasto rassemblement socialista collocato a sinistra del PD. E’ questa anche la posizione della candidata Locatelli, che però non si sbilancia riguardo a come ci si dovrebbe porre rispetto al PD.
Ed in effetti è proprio in relazione ai partecipanti alla Epinay di cui sopra (SD?Rifondazione?Parti del PD?Vaste ma generiche forze della sinistra?) che le possibilità si moltiplicano e la chiarezza si perde dietro all’angoscioso dubbio: unire chi, dentro cosa? L’unica certezza di questa posizione, che vale come una posizione e mezzo, è che dobbiamo stare a sinistra del PD.
La seconda possibilità è stata esplicitata da Gianni De Michelis nella manifestazione fiorentina in cui dichiarava il suo possibile endorsment per la candidatura Nencini (a proposito, Nencini facci un fischio e dicci cosa pensi!): il PS deve diventare una zattera che galleggi tra PD e PDL.
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Andrea Natalini - lunedì 19 maggio 2008 - 436 views
Ho letto il testo di una possibile mozione avanzata da Lanfranco Turci e ne condivido in pieno le linee guida. Il progetto liberal-socialista è stata una conditio sine qua non di Bertinoro per la realizzazione del PS, ma abbiamo visto la fine che ha fatto questo approccio nel labirinto della Costituente Socialista. Credo che la linea “liberal” in un futuro PS sia molto importante per non far pendere troppo verso sinistra il baricentro del partito. Io credo però che non sono ancora maturi i tempi. Non mi convince insomma la odierna collocazione politica del PS, so come la si pensa, ma non riesco ad immaginare un PS tra PD ed UDC. Io vedo un Partito Socialista in Italia a sinistra del PD in questo momento storico, è ovvio che la migliore delle ipotesi sia che si sostituisca ad esso (questa era una provocazione!).
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Redazione - martedì 13 maggio 2008 - 358 views

Riportiamo alcuni documenti a nostro parere utili ad avviare quel dibattito precongressuale che è rimasto finora relegato ad ambiti più o meno clandestini. Alleghiamo e linkiamo di seguito: il “Contributo all’avvio del dibattito congressuale del Partito Socialista” di Lanfranco Turci e la “Lettera ai socialisti dopo Chianciano” di Mauro Del Bue.
Ma soprattutto alleghiamo quella che potrebbe diventare una mozione che sarà portata al congresso del Partito Socialista. Non solo, ma potrebbe (Uias escludendo) essere l’unica mozione congressuale presentata in virtù della raccolta di 500 firme a suo sostegno. Se non vi basta ancora possiamo aggiungere che potrebbe essere l’unica mozione a sostenere esplicitamente la candidatura a segretario nazionale di un ragazzo con meno di 35 anni. Ci pare che ne sia abbastanza per essere incuriositi ed invogliati alla lettura della “Bozza di mozione: Rinnovarsi o perire”, che sarà presentata al congresso dai ragazzi e dalle ragazze della Federazione Giovanile Socialista e dal suo segretario Francesco Mosca.
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