[A Sinistra ... in libertà] Gli apprendisti stregoni dell’anti-partitocrazia
| giovedì 2 aprile 2009 | Scritto da Lorenzo Passerini - 213 letture |

Penso sia opportuno proporre alcune riflessioni a seguito del trionfo di Berlusconi durante il Congresso fondativo del PdL. Per riuscire a comprendere l’attuale situazione e i motivi della crisi senza fine della sinistra è necessaria una breve analisi storica.
Dalla “scissione di Livorno” del 1921 nella quale nacque il PCd’I (poi PCI) incominciò un rapporto conflittuale tra comunisti e socialisti. Pur cambiando le persone e le idee nei decenni successivi l’attacco ai socialisti si è sviluppato senza interruzioni: basti pensare al periodo della segreteria di Berlinguer, segretario del PCI tuttora mai messo in discussione dai DS-PD, che definiva Craxi “un pericolo per la democrazia”. Anche il Veltroni dei giorni nostri ha preferito Di Pietro ai socialisti.
La caduta del regime sovietico decretò la sconfitta dei comunisti e il trionfo degli ideali socialisti, liberali, riformisti che avevano animato il PSI.
La stagione giustizialista (Veltroni, “il nuovo”, era direttore dell’Unità, quotidiano che ebbe un ruolo importante in quel golpe mediatico-giudiziario) deviò il corso della storia trasformando gli sconfitti in vincitori. Quando si cancella, non per via politica, ma per mano di una giustizia ad orologeria, più di metà della rappresentanza politica del Paese inevitabilmente si finisce nelle mani di avventurieri: è qui che si deve contestualizzare la nascita di Berlusconi politico e il grosso consenso di cui gode.


In queste settimane impazzano le discussioni e le polemiche relative alla collocazione europea del PD: PSE o non PSE?Uolter fa il solito balletto linguistico, piroettando su uno spettacolare “dialogheremo col PSE ma non saremo nel PSE”. Roba da far fregare le mani agli addetti ai lavori, e a chi mastica un pò di politica, e che non sopporta il maanchismo da prete di campagna del segretario del PD, mentre al cittadino “normale” la cosa scivolerà nell’indifferenza più totale.
Ripercorrere, a grandi linee, la storia del socialismo italiano, significa porre la lente d’ingrandimento sugli eventi che hanno accompagnato, dalla nascita alla diaspora, quel partito dei lavoratori nato a Genova nel giorno di ferragosto del 1892.
Come al solito Diliberto non finisce mai di stupire. Dopo il memorabile viaggio per celebrare il novantesimo della rivoluzione bolscevica (e noi menscevichi da sempre celebriamo questa data con un lutto) il nostro turista di lotta e di governo ci ha fatto tornare alla mente le mitiche quanto famigerate delegazioni PCI in viaggio verso la terra madre con a capo Il non meno mitico, per non dire mitologico, Pietro Secchia il tutto grazie ai potenti mezzi e alla certosina organizzazione curata dalla indimenticabile “italturist”, fabbrica di viaggi oltrecortina e al contempo di riciclaggio di rubli preziosi per il finanziamento della rivoluzione bolscevica in Italia. Chissà se il PdCI ha intenzione di resuscitare la famosa società scatola vuota creata e gestita, a suo tempo, dall’impareggiabile Armando Cossutta.

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