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Redazione - martedì 13 ottobre 2009 - 193 views
di Alessandro della Casa
Nel dibattito politico attuale, soprattutto nel nostro Paese, due sono i termini maggiormente in voga – democrazia e libertà – al punto che i due maggiori partiti italiani ne contengono nel nome i riferimenti.
In realtà, soprattutto dopo la svolta dell’Ottantanove sono ben pochi i soggetti che intendono rinunciare a qualificarsi come “liberali” o “democratici” e, come è noto, quando un aggettivo diventa onnicomprensivo si trasforma in un vuoto simulacro da ‘idolatrare’, come ha affermato Zagrebelsky.
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Tags: alessandro della casa, comunicazione, democrazia, gustavo zagrebelsky, john stuart mill, libertà, libertà individuale, mediatizzazione, omologazione, tirannia della maggioranza, verità
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Andrea Natalini - martedì 23 settembre 2008 - 179 views

“Ci dicono continuamente che nessuno è al sicuro ma questo lo sapevo già e non è mai stata una buona scusa per barricarmi dentro casa la tele accesa e la porta chiusa”. Ultimamente stavo sentendo questa canzone alla radio – sapete di quelle radio commerciali che noi snob della musica d’elite non ascoltiamo – che proponeva nel testo un non so che di intelligente e di graffiante.
La canzone mi ha colpito, non solo per il ritmo tribale e coinvolgente, ma proprio le parole con cui si attacca questa povera società martoriata. Il testo in questione è tratto dalla nota canzone Safari di Jovanotti, non che sia un estimatore dell’artista, ma quando qualcuno propone delle idee originali abbinate a una lirica molto sentita, allora scatta nel pensiero dell’ascoltatore un momento di riflessione. Il tema trattato da Jovanotti non è di semplice risoluzione, anche perché numerosi studiosi (filosofi, sociologi etc…) hanno dibattuto sulla poca fiducia che ogni individuo ha ‘nell’altro’.
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Tags: andrea natalini, avanguardia, azione statale, comunicazione, fiducia, in search of politics, Jovanotti, post-modernità, ragionamento, safari, sicurezza, sicurezza cittadina, telegiornali, teorie liberiste, zygmunt bauman
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Redazione - lunedì 14 luglio 2008 - 453 views
A cura di: ANTONELLO CRESTI

Tempi disperati. Tempi di infertile decadènce…Nulla si staglia all’orizzonte che possa scrollare il torpore degli zombies che barcollano per le strade del mondo…L’unica differenza tra loro ed i morti sono i vermi che casualmente non affollano i corpi della categoria “semovente”!
Come de-finire il lavoro concettuale che Rezza e Mastrella ci propongono ?
Difficile incasellarli in qualsiasi esiguo gregge,difficile pensare ad un semplice compiacimento estetizzante: a noi pare che questi due grandi artisti (?) siano i due massimi messaggeri di un mondo pensante che ne ha abbastanza di speranze e consolazioni: l’orizzonte che ci propongono è la radicale negazione di ogni utopica speranza.
Rezza pur non essendolo (ma,ci chiediamo:cosa mai egli sarà?) è divenuto persino scrittore.
Bompiani pubblica il nuovo “Credo in un solo oblio”, programmatico apice di letteratura letterata.
Questo libro è un virtuosismo al di là della modalità,uno stream of consciousness libero da (fra)intendimenti di ordine intellettualistico.
Affascinati da questi messaggeri dell’apocalisse immanente abbiamo deciso di porre alcune domande a Antonio Rezza e Flavia Mastrella per cercare di capire,se mai c’è qualcosa da capire.
Le parole,si intende,sono in totale libertà.
-Antonio ha affermato di interpretare i vostri spettacoli e i vostri lavori cinematografici per pura libidine.Mi chiedo se questa sia una libidine sfrenata e caotica o non si nutra essa di qualche progettualità perversa,ma precisa.
Rezza: Non ci può essere progettualità in una cosa che non so dove mi porterà.Non ci sono obiettivi,è l’opera che ci guida non viceversa. Per me è molto più importante quello che faccio di quello che sono. Senza l’illusione di poter inventare qualcosa mi sarei già ammazzato.
-Dunque contempli l’idea di “creazione”
Rezza: Essa è alla base di ogni mio pensare anche quando non faccio niente
Mastrella: Io ho semplicemente una esigenza di esprimermi. Però questa esigenza è una incognita senza forma né tempo: io mi sento semplicemente alla deriva.
-Negli spettacoli che state portando avanti,mi sembra molto importante,vista l’organizzazione del proscenio,la diversa concezione dello spazio che vi anima.Potete darmi qualche ragguaglio?
Mastrella: Io parlerei di non-spazio:uno spazio che lotta contro la convenzione. Cambiando continuamente l’allestimento scenico,abbiamo visto che la gente percepisce lo spettacolo come diverso ed infine,anche noi lo viviamo in maniera diversa.
-Ricordo una frase del vostro film “Escoriandoli” (capolavoro uscito nel 1996) che dipinge così la realtà : “il paesaggio urbano è perfettamente modellato a misura di poveraccio”.
C’è forse un anelito antimodernista nel vostro lavoro?
Rezza: Non penso di criticare la modernità,poiché non facciamo quello che NON c’è.Noi facciamo spettacoli solo per noi stessi.Dunque anche sfruttiamo lo spazio teatrale,pur detestandolo.
-E’ forse un rito quello che fate?
Rezza: Vista la sua rigorosità estrema certamente. Io penso che dovrebbero essere arrestati coloro che suscitano false emozioni in teatro.
-Già! E invece l’unico arresto cui assistiamo regolarmente a queste recite di stato (res-citare) è quello cerebrale!
Rezza e Mastrella (all’unisono): Noi siamo alternativi a tutto!
Mastrella: I riferimenti alla realtà ci sono,ma sono così aberrati che semplicemente divengono un nuovo modo di essere.
-“Il morto è l’espressione più alta del comunismo perché non ha reddito ed è uguale agli altri morti”. Un altro bersaglio della vostra ironia è la correttissima cultura alternativa di sinistra italiana. Vi chiedo allora: Che prezzo ha essere liberi in questo paese?
Rezza: Il prezzo è altissimo,semplicemente non ti fanno esprimere. Siamo costretti a combattere con una dialettica di distribuzione,cosa che non vorremmo fare. Ma ci va bene anche questo.
Mastrella: Non ci uccidono,ma ci perseguitano.Vorrebbero farci esprimere all’interno di una specie di bolla…Non vorrei che questo servisse a farci divenire servi del potere.
Rezza: No,io credo che il nostro lavoro possa sopravvivere a prescindere da costoro.Noi siamo due miti contemporanei.La gente che esce dai nostri spettacoli si sente liberata.
-In effetti l’unico modo per dimostrare rispetto verso il pubblico è stupirlo, andare fuori dall’ovvio.
Rezza: Questo è anche l’aspetto più deteriore del nostro lavoro : il voler mostrare alla gente quanto siamo bravi. Invece una grande idea esiste a prescindere dal fatto che qualcuno venga a conoscenza di essa. Ma del resto noi tra Santità e Mito abbiamo scelto il Mito.
Mastrella: Il Mito è senza dubbio più fecondo!
-Mi interesserebbe capire il tuo rapporto con la letteratura.Si sono fatti molti riferimenti,ma hanno una qualche consistenza? C’è del progetto?
Rezza: L’analfabetismo va difeso! Io non conosco una parola dei surrealisti,che sono stati scomodati!
Io scrivo perché sento la necessità,poi viene anche pubblicato,ma questo è un fatto secondario come abbiamo appena detto.
-Avete qualche dichiarazione epocale da lasciare ai posteri?
Mastrella: Per carità…I posteri devono imparare a reggersi sulle proprie gambe e fare da soli!
E pensare che con la scusa di offrire “un mondo migliore a chi verrà” hanno fatto il deserto e l’hanno chiamato pace…
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Fabio Cruciani - lunedì 17 marzo 2008 - 321 views
Labouratorio è fuori dagli schemi, ma ha dei valori in cui crede. Labouratorio è fuori dai partiti, ma con affetto ne segue uno che ha una storia gloriosa e un presente non propriamente brillantissimo. Labouratorio è fuori dalle logiche della militanza classica, ma è di per sè un pò militante. Labouratorio è fuori…e basta!
Se fossimo catalogabili, lineari, conformisti, forse ora non saremmo neanche più qui a scrivere le nostre 4 “cazzatelle” settimanali. Forse saremmo già stati azzittiti, ammutoliti, censurati, da qualche “tentacolo” del mostro Veltrusconico che controlla alla perfezione i media.
Un controllo tale che definirei quasi una sorta di fascismo “silenzioso” del nuovo millennio: solo che allora si veniva picchiati con manganelli reali, ora i manganelli sono mediatici, che provocano un dolore subdolo, spesso non percepibile dal cittadino comune. Noi quel dolore lo percepiamo forte e chiaro, e lo urliamo al mondo intero…
La chiusura di questa intro al numero 14 di Labouratorio è la citazione di un “Socialista Sano”, intervenuto sul sito AprileOnline.info:
1921-2008 e il disastro dei partiti inventati
“Nel 1921 un gruppo di socialisti usciva dal PSI per fondare un nuovo partito, il partito comunista italiano alla Russa che non esisteva in Europa e esporta la sua ideologia in Europa e nel mondo. Nel 1921 un gruppo di agrari liberali fonda un partito nuovo il partito fascista che non esiste in Europa e mette a capo di questo partito un socialista espulso anni prima dal PSI e esporta la sua ideologia in Europa e nel mondo. I due nuovi partiti non hanno portato nulla di buono per l’italia per l’Europa e per il mondo intero. Nel 2008 un gruppo di comunisti e democristiani fonda un nuovo partito il partito democratico all’americana che non esiste in Europa. Nel 2008 a piazza S. Babila sul predellino di un’auto Berlusconi fonda un nuovo partito il partito del popolo delle libertà un partito che non esiste in Europa. Speriamo che i partiti nuovi del 2008 non siano come i partiti nuovi del 1921. Noi socialisti eravamo socialisti nel 1892 quando ci battevamo per gli sfruttati, nel 1915 quando non volevamo la guerra, nel 1921 quando volevamo il voto per le donne e la giornata di otto ore e eravamo manganellati e insultati dai partiti nuovi, nel 1923-1943 quando eravamo in esilio o nei lager e nei gulag, nel 1943-45 quando eravamo in montagna con la resistenza, nel 1946 quando volevamo la repubblica e la costituzione e la separazione tra stato e chiesa, nel 1963-76 quando si facevano le grandi riforme statuto dei lavoratori-diritto di famiglia-scuola per tutti-servizio sanitario nazionale-regioni-aborto-divorzio, e ora siamo ancora gli stessi mentre questi partiti nuovi del 2008 inesistenti in Europa usano i mass media di cui hanno il monopolio per manganellarci, un pò come nel 1921. Compagni la nostra storia è una storia limpida e coerente l’unica in questo nostro anomalo paese, possiamo essere fieri della nostra storia passata e di quella futura che sarà altrettanto limpida coerente e socialista”.
Ed ecco il sommario del Numero 14
Tags: comunicazione, labouratorio, manganelli, media, Numero 14, televisioni
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Alvise Ferialdi - lunedì 10 dicembre 2007 - 789 views
“Questi DS non sanno comunicare”. Questa, ricordo, fu la mia prima reazione quando alcuni anni or sono mi capitò di avvicinarmi al mondo della politica. Quello che subivo era il rito di un modello stanco e che non aveva più avuto la forza di rinnovarsi da quando, da piccino, seguivo mio padre nell’attività del PSI. Un rito che si ripeteva inalterato, un lungo palco magari foderato di rosso, una serie di relatori allineati perfettamente con esso, una platea silenziosa (o poco rumorosa) ed unico elemento calamitante una bandiera di partito piegata e posta nell’angolo, un riferimento che negli ’80 aveva una forte valenza simbolica e connotativa, ma che oggi veniva ridotta a mero atto di presenza.
Erano gli anni dell’ascesa del berlusconismo e nessuno a Sinistra ne capiva i motivi del successo, tutti erano pronti a schierarvisi contro ma senza capire contro cosa. La Sini-stra da quel momento pagava il più alto prezzo alla sua “non-evoluzione”, e lasciava campo libero a chi invece da anni parlava la “stessa lingua” degli elettori.
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Tags: comunicazione, politica, sinistra, socialisti
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