[A Sinistra ... con laicità] Un metodo da riscoprire
| giovedì 2 aprile 2009 | Scritto da Danilo Di Matteo - 49 letture |

Alle scuole medie l’insegnante di Lettere – socialista – ci diceva che l’aggettivo “laico” si contrappone a “ideologico” (nel senso di dogmatico) e che gli attributi di fondo della laicità sono il rispetto dell’altro, la ricerca paziente, la capacità di valutare caso per caso. Oggi tendiamo sovente a dimenticare tutto ciò.
Eppure la lotta per i diritti civili e per la libertà di scelta non può trasformarsi, almeno nelle intenzioni, in una crociata speculare a quella di parte del mondo religioso. Né sarebbe giusto usarla per colmare una qualche lacuna identitaria. In Italia, per giunta, la dicotomia laici-cattolici finisce per rafforzare le gerarchie della chiesa di Roma, investita in un certo senso della rappresentanza di almeno metà della popolazione.
Insomma: non è percorribile alcuna via… bioetica al socialismo, per così dire. Dobbiamo restare indifferenti, dunque, dinanzi al fenomeno spagnolo? Assolutamente no! Come non possiamo che sentirci parte di quell’importante processo teorico ed empirico di revisione rappresentato dalla Terza via di Tony Blair e Tony Giddens. Consapevoli, però, che il nostro Paese non è la Spagna e nemmeno il Regno Unito. E guardando con attenzione agli Usa, dove, rispetto ai temi etici, le linee di frattura percorrono le chiese al loro interno, dividendo liberal e destra religiosa. La spiritualità di Barack Obama, la sua sensibilità religiosa, la sua “devozione” sono almeno pari a quelle del suo predecessore; eppure uno dei primi atti della nuova amministrazione è la liberalizzazione della ricerca con cellule staminali embrionali.
Tutto ciò suggerisce di abbandonare sterili disquisizioni sulle differenze fra un atteggiamento laico e uno laicista, e via discorrendo. No; laicità è innanzitutto un modo di approcciarsi alle cose, rispettoso della propria e dell’altrui libertà: di quella delle chiese, di quella dello Stato e, soprattutto, di quella di ciascuno di noi.
L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori, ma in questo caso anche di creativi. L’ultima frontiera in fatto di made in Italy è la nuova opposizione interna creata dal sistema di ‘partito unico ingloba tutto’. Un modo di fare politica che è riuscito negli ultimi 17 anni a far stare assieme da una parte post-fascisti con liberali, liberal-socialisti e cattolici (oggi PDL), mentre dall’altra parte post-comunisti con liberali, cattolici-conservatori e laici-progressisti di aree diverse (oggi PD). La cosa strana è che ha messo d’accordo sia destra che sinistra! Un sistema che ha dato frutti non decifrabili dove tutti stanno con tutti, ma allo stesso tempo tutti non si sentono parte di un medesimo progetto. Insomma un homo homini lupus (tutti contro tutti) anche all’interno dello stesso partito. Ma cosa sono per questi dirigenti i partiti politici? Sono contenitori vuoti che servono per portare i voti nel momento delle elezioni. Sono partiti-coalizione dove l’importante è starci dentro senza ritegno, unico modo per essere eletti nuovamente senza uno speciale merito o una dote politica consolidata. Il vero merito? Da quello che si vede è probabilmente lo stare vicino al potente di turno per essere segnalati al leader politico del momento. Cosa ha portato questo sistema? Ha gettato al vento ideali e valori, che il popolo italiano richiede oggi con vigore, ma soprattutto la coerenza delle persone.

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