[Si Vota!] Il Palio delle contrade morte. L’anomalia senese.
| lunedì 16 maggio 2011 | Scritto da Stefano Del Giudice - 117 letture |
Fruttero e Lucentini sapevano scrivere e sapevano,come solo capita ai veri scrittori,che le parole possono spesso avere una forza descrittiva imprevista. La riprova è il titolo di un loro celebre romanzo, ambientato nella città del Palio ed ammantato di un lieve e sotterraneo esoterismo, ma soprattutto sintesi felice per rappresentare l’anomalia senese, in cui le contrade morte sono le fazioni di una oligarchia perennemente impegnata a conservare il proprio potere fra geometrie ed equilibri spesso di difficile comprensione per l’osservatore esterno.
Ma andiamo con ordine. Apparentemente, Siena è una meravigliosa città in cui il tempo, marciando un po’ più lentamente che altrove, ha conservato gioielli d’architettura gotica, tradizioni affascinanti ed una qualità della vita ben superiore che altrove. Le giunte rosse che si sono succedute negli ultimi quaranta anni , esattamente come in buona parte dell’Italia centrale, hanno potuto governare con la forza di percentuali bulgare, grazie anche ad un tenore di vita superiore alla media assicurato dal flusso di denaro e di prestigio assicurato alla città dall’Università (una delle più antiche d’Italia insieme a Bologna e Modena) e da un istituto bancario di grande tradizione ( il Monte dei Paschi) di cui il Comune aveva per statuto il controllo diretto. La quadratura del cerchio, poi, era completata da un accentuato trasversalismo che sanciva una sorta di spartizione non scritta fra le nomenklature di maggior peso politico: ai rossi ( o sedicenti tali) gli enti locali, ai bianchi ( o sedicenti tali) le banche. La situazione non è cambiata neppure con lo tsunami di tangentopoli, che anzi ha visto rafforzarsi il legame fra ex comunisti e sinistra Dc, mentre la legge sulle fondazioni bancarie da un lato e la blindatura politica del Monte degli anni 90 continuava ad assicurare una continuità politica all’asse Comune-Monte e la città si illudeva di poter guardare con relativa tranquillità al futuro, in forza di uno status di roccaforte della finanza rossa ed alla benedizione di D’Alema.
Le cose, però, non sono andate esattamente come previsto. Ci sono stati gli affari sbagliati, i furbetti del quartierino ed il fallimento della nuova dirigenza importata direttamente dal Salento col suo bagaglio di prodotti di ingegneria finanziaria , il cui merito più grosso è stato probabilmente quello di aver assicurato ascolti record a “ Mi manda Rai tre “ ( chi non ricorda il caso 4 you?). Ci sono state acquisizioni fallimentari ( l’Anton Veneta o l’Agricola Mantovana ), lotte di potere intestine ed anche clamorosi cambiamenti di casacca: persino l’ex sindaco Piccini, cui la politica decise di preferire l’arrembante Mussari per reggere il timone della fondazione Monte, è oggi la voce senese di Rutelli ed uno dei punti di riferimento di un terzo polo che, nei sogni di qualcuno, potrebbe diventare l’ago della bilancia di un nuovo equilibrio possibile. Si,ma quale equilibrio?
La domanda, per quanto apparentemente assurda, non è banale né peregrina. Negli anni, l’Università si è coperta di debiti fino a dover dismettere persino il prestigioso palazzo del rettorato e da tempo l’afflusso di studenti da tutta Italia è andata scemando e con esso una bella fetta di ricavi per l’economia cittadina. Anche gli immobili, tradizionalmente con il livello dei prezzi fra i più cari d’Italia, non rendono più come prima, quando bastava avere un bilocale in centro, anche vecchio o messo male, per tirar su soldi con gli affitti al nero agli studenti. Per finire, il perdurante stato di difficoltà della banca senese, accentuata da una più generale crisi del settore, ha tolto forza al ruolo storico di sbocco della domanda giovanile di lavoro, posto che il Monte,come tutte le grandi banche nazionali, si è trovato di fronte ad un problema di esubero di personale che nel tempo sarà difficilmente eludibile. Ecco allora che l’oligarchia senese, le contrade morte dei notabili periodicamente accostati alla massoneria (con uno squadernare di elenchi che avrebbe fatto invidia a Saviano ed Arbasino), si è improvvisamente accorta che i conti non tornano più e che ormai non basta preoccuparsi di mantenere a tutti i costi a Siena la sede del Monte per risolvere i problemi della città. Accade dunque che gli schemi saltano e per le imminenti amministrative, che a Siena valgono molto più delle stesse politiche, anche gli imprenditori che fino ad ora si erano sempre accreditati come progressisti e sinistrorsi decidono di affidarsi al PDL e di candidare il buon Sandro Nannini nel ruolo di “sindaco immagine”, mentre i moderati del terzo polo, fra rutelliani, finiani ed “incasinati” ( l’UDC senese passa per essere profondamente divisa) si sono radunati sotto la bandiera del senesissimo Corradi, contradaiolo doc,ex dirigentone MPS e padre di un calciatore di buona carriera fra Cagliari, Chievo, Inter, Lazio ed Udinese. Entrambe le candidature, insomma, sono un forte richiamo alla senesità, con tutte le implicazioni del caso, con in più, per la seconda, il prestigioso ed inaspettato coinvolgimento di un pezzo da novanta come Claudio Martelli.
Ed il centro sinistra? Mentre il buon Mussari mantiene la presidenza della Banca e si fa bello con il ruolo di neo presidente dell’Abi (ma si sa : “promoveatur ut amoveatur…) ,il candidato del PD Ceccuzzi si guarda intorno con un po’ di preoccupazione, non sapendo se davvero dovrà ringraziare la propria reputazione di persona seria o la relativa riluttanza dei senesi a cambiare cavallo ed a gettarsi verso l’ignoto. L’italiano, si sa, a parole è rivoluzionario ed aperto al cambiamento, ma quando è da solo nella cabina elettorale diventa improvvisamente cauto,conservatore ed abitudinario. Il senese,almeno in questo, non fa eccezione, ma stavolta c’è in ballo il destino di una città che ha improvvisamente capito di non essere più ricca come una volta e di non potersi più permettere di vivere al di sopra delle proprie possibilità, come ha fatto nel recente passato. Votare per la continuità o per il cambiamento, infatti, significa scommettere su chi avrà la forza e la competenza per evitare che le decisioni che riguardano il Monte,dagli asset strategici al colore delle cravatte degli usceri,continuino ad essere prese sotto la Torre del Mangia , fermo restando che comunque nulla potrà essere ancora come prima, perché le monture delle contrade dovranno essere per forza meno sontuose e l’assunzione in banca non potrà più essere l’amortizzatore naturale della disoccupazione giovanile senese. Sarà già molto se il Monte,che nel risiko bancario ha miseramente fallito nel suo ruolo di soggetto aggregante, riuscirà a non diventare soggetto aggregato o se, quanto meno, sarà capace di lasciarsi aggregare con l’onore delle armi e qualche concessione che addolcisca l’amaro gusto della resa.
La politica, insomma,è quasi un fatto secondario e mentre gli elettori si interrogano,la Siena del basket perde con i greci e forse dice addio all’ultima occasione per salire sul tetto d’Europa,mentre quella del calcio torna in serie A con i nuovi proprietari venuti da Roma, esattamente come quel Caltagirone che è assurto al ruolo di vice-presidente del Monte in qualità di garante degli azionisti privati. I cultori della storia (ed a Siena ce ne sono parecchi) ripensano al glorioso passato trecentesco della città,quando era sufficiente chiudere le porte per non far entrare gli stranieri…
Dunque ,vecchie ricette e nuovi equilibri possibili si confrontano e si sovrappongono,mentre qualcuno fa notare che le classifiche sulla qualità della vita in Italia hanno escluso Siena dai primi posti e qualcun altro si guarda intorno smarrito, come un dinosauro sopravvissuto al diluvio universale che si chiede cosa diamine sia mai potuto accadere. Il palio delle contrade morte,insomma, è già cominciato,ma a nessuno, a Siena, interessa gran che se le valutazioni della politica nazionale potranno appuntarsi sulle maggiori o minori possibilità di vittoria della giunta di centro sinistra, perché quello che interessa davvero è l’impatto che le urne avranno sul Comune,ma soprattutto, di riflesso, sulla Fondazione MPS che detiene il controllo della banca e ne determina uomini e strategie. Esattamente come nel citato romanzo di Fruttero e Lucentini , ci sarà un vincitore ufficiale ed un altro che solo alcuni riusciranno a vedere: un barbero invisibile che, come succede sempre nel Palio, sfilerà beffardo e furtivo nella frenesia del terzo giro….
Stefano Del Giudice


Commenti recenti