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	<title>Labouratorio &#187; andrea pisauro</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jan 2012 12:41:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>[Nucleare] Perchè da nuclearista per niente convinto voto NO al referendum&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non so se il nucleare sia o meno una fonte di energia conveniente i termini economici. Trovo che sia un dibattito per specialisti e persone che hanno studiato la questione. Il punto è che ritengo con buona cognizione di causa che una condizione analoga alla mia la si possa trovare nella stragrande maggioranza delle persone… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/nucleare-perche-da-nuclearista-per-niente-convinto-voto-no-al-referendum/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non so se il nucleare sia o meno una fonte di energia conveniente i termini economici. Trovo che sia un dibattito per specialisti e persone che hanno studiato la questione. Il punto è che ritengo con buona cognizione di causa che una condizione analoga alla mia la si possa trovare nella stragrande maggioranza delle persone che accorreranno al seggio ad esprimere in modo netto il loro SI, in virtù di un unica, particolarmente sentita argomentazione: “il nucleare è pericoloso”.</p>
<p>Io ritengo, e passerò il resto dell’articolo ad argomentarne il perchè, che la produzione di energia nucleare non sia più pericolosa rispetto a molte altre fonti di energie, e comunque non sufficientemente pericolosa da generare questo plebiscitario impeto a votare per cancellarne l’utilizzo. Mi sento pertanto titolato a votare NO senza una completa conoscenza dei pro e dei contro altri dal tema sicurezza, per compensare almeno uno degli innumerevoli voti a favore parimenti privi di tale conoscenza. Fair enough, direbbero gli inglesi.</p>
<p>Presenterò dunque alcune delle osservazioni che mi hanno indotto a considerare esagerato ed allarmistico il comportamento della stragrande maggioranza dei miei concittadini a riguardo del tema nucleare.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Roma è (sempre stata) più radioattiva di Tokyo</strong></p>
<p>Il dubbio lo coltivo come scelta da una vita,  e dunque ne ho anche sul nucleare. L’incidente alla centrale giapponese di Fukushima ha stratificato però, le mie certezze su un punto: del nucleare si ha una paura irrazionalmente eccessiva.</p>
<p>Prova ne è il fatto che in tantissimi ritengono e hanno ritenuto pericolosa o pericolossima la permanenza o la visita temporanea nella città di Tokyo, a più di 250 km di distanza dalla sorgente delle radiazioni. Ebbene, Tokyo non era e non è pericolosa, tanto che Roma per tutta la durata della crisi, fatte salve alcune ore del 15/3, ha registrato una radioattività nell’aria di molto superiore (0,25 microSv/h contro 0,05-0,10 microSv/h). In questi due ultimi mesi, se avete vissuto a Tokyo, avrete assorbito circa 0,35 mSv in meno che se fossi stati a Roma.</p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/japan.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-4548" title="japan" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/japan.png" alt="" width="1000" height="703" /></a></p>
<p>In tutte le prefetture del Giappone, escluse alcune aree di quella di Fukushima, ovvero la zona di esclusione di 20 km attorno alla centrale ed alcune localizzate aree fuori da questo perimetro, la radioattività nell’aria è assolutamente innocua per la salute, con valori tutti sotto agli 0,10 microSv/h (a Roma va sempre peggio).</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Cibo e acqua: raramente illegali, mai nocivi</strong></p>
<p>Una volta assicuratomi, numeri alla mano, che l’aria del Giappone non era poi cosi pericolosa come appariva dall’Italia, ho iniziato a interessarmi delle allarmanti notizie che giungevano di falde acquifere contaminate dalle radiazioni e cibo di terra e di mare potenzialmente nocivo.</p>
<p>Scopro così che nei controlli sul cibo effettuati periodicamente dal governo giapponese, e prontamente riferiti nei semiquotidiani aggiornamenti sul sito <a href="http://www.iaea.org/newscenter/news/tsunamiupdate01.html">dell’agenzia atomica internazionale (AIEA)</a>, solo una percentuale del 5-10% dei prodotti esaminati presentava valori di contaminazione superiori ai limiti legali. Controlli sul cibo prodotto, attenzione, non commercializzato, stanti le restrizioni in essere in gran parte delle zone colpite.</p>
<p>Mi sono dunque posto la domanda: “e ti pare poco?mangiala tu l’insalata radioattiva sfuggita per caso a controlli e restrizioni”. Ho trovato la mia risposta nella definizione dei limiti legali. <a href="http://www.ambtokyo.esteri.it/Ambasciata_Tokyo/Archivio_News/AggiornamentoConnazionali24052011.htm">Che sono fissati assumendo che ci sia un consumo continuativo di ogni determinato prodotto per un periodo di un anno</a>. Ok, puoi essere sfigato una volta, due, 5, 10. Non 100, o 200, o 365.</p>
<p>E l’acqua? I numeri chiave, definiti analogamente, sono 300 Bq/L per lo iodio e 200 Bq/L per il cesio, le uniche particelle radioattive rilasciate nelle fughe dalla centrale. Cercateli <a href="http://monitoring.tokyo-eiken.go.jp/monitoring/w-past_data.html">in questa tabella</a> relativa all’acqua di Tokyo, per capire quanto siamo lontani da qualunque ragionevole rischio. E lo saremmo anche se i valori registrati fossero 10 o 100 volte maggiori.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Fukushima: la paura fa più male delle radiazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ok, nessun rischio a lungo termine da cibo e acqua, e nemmeno dall’aria, almeno al di fuori da zona di esclusione e qualche sfigata località un pò più lontana. Ma quelli che stavano in queste aree? Che ne sarà di loro? E gli eroi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fukushima_50">Fukushima 50</a>, la task force di operai Tepco che i media hanno consacrato essere composta da sole 50 persone, possibilmente destinate a morte certa, rimasta per giorni da sola a combattere per stabilizzare la centrale?</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo dai primi. Si tratta di 170000 persone che vivevano entro il raggio di 20 km dalla centrale e che sono state tutte evacuate da quest’area entro due giorni dal disastro. Le uniche notizie che ho reperito scorrendo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Fukushima_Dai-ichi#Evacuazione_della_popolazione">la voce di wikipedia sul disastro</a>, parlano di una decina di persone contaminate, una delle quali per circa 0,04 Sv. Per quanto riguarda i lavoratori alla centrale, al 14 Aprile (ma è estremamente verosimile che le cose siano rimaste tali essendo state interrotte da tempo le fughe radioattive), in 28 risultavano avera assunto dosi superiori a 0,1 Sv, soglia legale in vigore al momento del disastro per i lavoratori della centrale. Nessuno di essi superava però gli 0,25 Sv, il nuovo limite legale imposto dal governo per permettere alla Tepco di operare nella legalità nelle nuove condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Avvelenamento_da_radiazione">da questa tabella</a>, nessuna di queste dosi risulta essere tuttavia in grado di provocare alcune effetto <em>diretto </em>sulla salute, come l’avvelenamento da radiazione che ha ucciso molti dei 65 morti <em>direttamente</em> attribuibili al disastro di Cernobyl, in Ucraina.</p>
<p style="text-align: justify;">Direttamente, perchè, com’è noto, assorbire determinate dosi di radiazioni può aumentare il rischio di contrarre tumori di varia natura. Determinate dosi, ma quanto determinate? Fondamentalmente nessuno lo sa con certezza. <a href="http://affaritaliani.libero.it/cronache/la_scheda_giappone_radiazioni_rischi150311.html">C’è chi dice che la soglia sia 0,1 Sv</a>, <a href="http://tozzi-national-geographic.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/03/21/le-centrali-nucleari-fanno-venire-il-cancro-anche-senza-incidenti/">c’è chi dice che basta vivere accanto a una centrale nucleare per accrescere il rischio</a> di leucemia, <a href="http://it.paperblog.com/le-centrali-nucleari-non-aumentano-il-rischio-di-leucemie-379115/">e c’è chi lo smentisce</a>, dopo attenta analisi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Molta incertezza e alcuni capisaldi. Meno ne assorbi meglio è. In dieci anni, se vivi a Roma, ne assorbi poco meno di 0,03 Sv, quindi ragionevolmente, non ha senso preoccuparsi sotto gli 0,03 Sv, una preoccupazione moderata fino a 0,1 Sv, crescente sopra questa soglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questi numeri in mente, scopriamo che per effetto delle radiazioni, ma grazie alla pronta evacuazione e alle misure di sicurezza, nessuno è morto per gli effetti diretti, mentre per quelli indiretti una trentina di persone potrebbero avere leggermente accresciuto il rischio di tumori.</p>
<p style="text-align: justify;">Morti sicuri e quantificabili sono invece stati prodotti dalla paura delle radiazioni, manifestatasi nella forma di un’evacuazione d’emergenza approssimativa e inutilmente caotica, di un ospedale  nella cittadina di Futaba, nei pressi della centrale. Là, abbandonati dal personale in fuga, costretti nell’evacuazione a innumerevoli peripezie per la chiusura di strade intorno alla centrale, <a href="http://market-watch.asia/news/item/27091-families-want-answers-after-45-people-died-following-evacuation-from-fukushima-hospital">sono morti 45 pazienti</a>, per lo più anziani, morti per fuggire da un modesto aumento della probabilità di contrarre un tumore un giorno&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Fukushima e Cernobyl: un confronto istruttivo</strong></p>
<p>A questo punto della storia, ogni volta che da giornali e amici, veniva innalzata l’icona di morte di Cernobyl per esaltare la portata del disastro nucleare giapponese, una certa perplessità aveva iniziato ad assalirmi.</p>
<p>Cosi’, dopo aver precisato che anche se gli è stato assegnato lo stesso, massimo, livello di impatto, a Cernobyl, e non a Fukushima, è esploso un reattore nucleare disperdendo nello stesso istante, e non diluendole nel tempo, una quantità di radiazioni che a Cernobyl è stata circa <a href="http://www.dirittodicritica.com/2011/04/12/fukushima-chernobyl-incidente-nucleare/">10 volte maggiore di Fukushima</a>, la cui area circostante è stata evacuata in due giorni, rispetto a un mese complessivo per quella di Cernobyl, si può passare alla lettura istruttiva della voce di wikipedia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl'">sul disastro di Cernobyl</a>.</p>
<p>Prima di farlo, fate nella vostra testa una stima del numero di vittime indirettamente (tumori sviluppati negli anni successivi all’incidente) causate dall’esplosione.</p>
<p>Alle 65 vittime dirette, tutte facenti parte dei soccoritori delle prime ore, vanno dunque aggiunti un numero imprecisato di vittime. Quante? E’ un eufemismo dire che lo si sappia con certezza.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>4000 morti, molti dei quali ancora vivi</strong></p>
<p>Il rapporto Onu, prodotto dopo 20 anni di studio, nel 2005, parla di “<em>di 6000 casi di tumore alla tiroide</em>”, “molto probabilmente da attribuirsi all&#8217;esposizione alle radiazioni”. E per la quasi totalità curati, stante un tasso di guarigione di oltre il 90% per questo tipo di tumore. Circa 500 morti per colpa di Cernobyl dunque? Non è così semplice. Perchè sebbene il rapporto dica esplicitamente che</p>
<p>“<em>escludendo questo incremento, non vi è evidenza di ulteriore impatto per la salute pubblica attribuibile all&#8217;esposizione di radiazioni due decenni dopo l&#8217;incidente. Non vi è evidenza scientifica di un incremento di incidenza di tumori né del tasso di mortalità né nell&#8217;insorgenza di patologie che potrebbero essere collegate all&#8217;esposizione alle radiazioni</em>”;</p>
<p>“pur tuttavia stima in aggiuntive 4.000 morti presunte in eccesso per leucemie e tumori su un arco di 80 anni, morti che non è stato né sarà possibile rivelare epidemiologicamente, distinguere statisticamente rispetto a fluttuazioni casuali.” 4000 morti in 80 anni, a 25 anni dall’incidente, fanno 4000 morti, la maggior parte dei quali ancora vivi&#8230;</p>
<p>Ovviamente non c’è solo il rapporto Onu, e su Cernobyl sono circolate negli anni stime e controstime che vanno dal raddoppio di quelle dell’Onu fino ai 30-60mila morti, sempre stimati su epoche bibliche, prodotto dai Verdi al parlamento europeo. Sull’estremo versante del catastrofismo, Greenpeace, che ha parlato, senza crederci nemmeno troppo, di circa 6 milioni di morti.</p>
<p>E’ con questi numeri in mente, che quel furbacchione di Beppe Grillo ha partorito una trovata geniale, asserendo sicuro: “<a href="http://www.youtube.com/v/izSOv0492zo&amp;rel=1">il picco di mortalità deve ancora esserci</a>“. Quella della sua onestà intellettuale, era evidentemente già sopraggiunta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong> Percezione, narrazione, realtà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E però. La percezione comune del problema, quella che porterà una valanga di cittadini informati e consapevoli a depositare nell’urna le schede del terzo quesito con una croce sul SI, è e rimane profondamente diversa da quella che ho provato a rappresentare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/198611_10150122640268334_564788333_6422152_875472_n.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4549" title="198611_10150122640268334_564788333_6422152_875472_n" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/198611_10150122640268334_564788333_6422152_875472_n.jpg" alt="" width="679" height="346" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Parte può forse essere dovuta alla valanga di inesattezze, sensazionalismo spicciolo, descrizioni approssimative, vere e proprie topiche, quando non proprio <a href="http://giapponemonamour.blogspot.com/2011/03/nuove-da-wondernewsland-visetti-si.html">menzogne consapevoli</a> finalizzate a vendere la propria merce editoriale reclamizzando fini del mondo prossime venture. Per fortuna in Giappone non c’erano solo gli inviati di Repubblica, ma anche <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=aQUtQ9WFgB4#at=13">tanti italiani sensati</a>, e l’onnipresente e benedetta Report, che ha raccontato <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=df2HK5EDoLw">una storia diversa di quello che è accaduto in Giappone</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non per questo possiamo esimerci dal menzionare <a href="http://www.jpquake.info/home">il muro della vergogna del giornalismo mondiale</a>, una raccolta prodotta in Giappone delle peggiori perle del terrorismo mediatico che ha alimentato la paura atomica. Corriere della Sera e Repubblica, col pessimo inviato Giampaolo Visetti, hanno fatto la parte del leone.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Conclusione: il rischio, la paura e la razionalità</strong></p>
<p>Arrivato alla fine delle evidenze raccolte, rimangono alcune, pacate, banali, considerazioni.</p>
<p>- Nessuna attività umana è esente da rischi, neppure l’estrazione di energia da reazioni di fissione nucleare.</p>
<p>- Non tutti i rischi sono uguali, alcuni sono più concreti, altri lo sono meno. Il rischio per l’utilizzo di energia nucleare lo è meno di tantissimi altri, a partire dall’utilizzo di altre forme di energie come il petrolio, causa di inquinamento e guerre.</p>
<p>- La paura è del tutto inutile a compiere scelte razionali, delle quali si nutre la nostra civiltà, la capacità della nostra specie di scegliere per il meglio sulla base di ciò che è meglio, per quanto se ne sa, nei limiti delle proprie capacità di analisi.</p>
<p>- Un terremoto del 9 grado della scala Richter è un evento raro. Un onda di Tsunami alta 10 metri è un evento rarissimo. Queste due sciagure hanno ucciso 30000 persone e spazzato via interi villaggi. Il disastro alla centrale di Fukushima non ha avuto conseguenze minimamente comparabili, grazie al funzionamento delle misure di sicurezza e alla non disastrosità intrinseca di un rilascio di una certa quantità di radiazioni.</p>
<p><strong>Andrea Pisauro_contaminato da piccolo&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Speciale Voto] La Breccia di Pisapia squarcia il governo e i luoghi comuni a sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 00:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima, ovvia, considerazione di questa tornata di elezioni amministrative, è che il governo nel suo complesso, e Berlusconi in particolare, hanno preso una tranvata pazzesca. Finalmente, verrebbe da dire! Nella prima test elettorale dopo l’incriminazione di Gennaio, la consolidata strategia berlusconiana di personalizzazione dello scontro si è mostrata totalmente disastrosa, portando a una debacle senza… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/05/16/speciale-voto-la-breccia-di-pisapia-squarcia-il-governo-e-i-luoghi-comuni-a-sinistra/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/pisapia2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4429" title="pisapia2" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/pisapia2.jpg" alt="" width="734" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La prima, ovvia, considerazione di questa tornata di elezioni amministrative, è che il governo nel suo complesso, e Berlusconi in particolare, hanno preso una tranvata pazzesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente, verrebbe da dire! Nella prima test elettorale dopo l’incriminazione di Gennaio, la consolidata strategia berlusconiana di personalizzazione dello scontro si è mostrata totalmente disastrosa, portando a una debacle senza precedenti tanto a Milano, quanto in tutte e tre le altre grandi città, dove i candidati della destra si attestano su percentuali nettamente al di sotto di ogni aspettativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi ha completamente toppato la campagna elettorale e questo è un fatto, del quale ovviamente a sinistra non si può che gioire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma al di là di questo dato immediato, emergono i contorni di quella che è una vera e propria sconfitta anche per il suo partner di Governo, la Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti pensavano che delle difficoltà del premier avrebbe infatti beneficiato il partito di Bossi, alleato fedele ma spesso anche ferocemente critico del governo. I dati elettorali mostrano che non è andata cosi. La Lega perde voti tanto rispetto alle Europee di due anni fa quanto rispetto alle Regionali di un anno fa. A fronte di percentuali di voto simili, la Lega arretra di quattro punti percentuali nei collegi elettorali sia di Torino (dal 10 al 6%) sia di Milano (dal 14% al 10%).</p>
<p style="text-align: justify;">A Gallarate, il candidato autonomo della Lega, pur prendendo circa il 30% dei voti, è rimasto fuori dal ballottaggio, appannaggio dei candidati di PD e PDL.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è la difficoltà della Lega a costituire paradossalmente il colpo più micidiale alla tenuta del Governo. A fronte di un buon risultato elettorale il partito di Bossi avrebbe potuto incrementare ulteriormente il prezzo per la propria fedeltà, acquisendo di fatto il controllo della politica governativa per gli ultimi due anni della legislatura e eventualmente imponendo, <a href="http://www.labouratorio.it/2011/05/16/si-vota-se-fermare-il-referendum-non-basta-piu/">come dicevamo ieri su Labouratorio</a>, una transizione controllata al proprio “inside man” Giulio Tremonti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disastro elettorale di Milano lascia la Lega senza una prospettiva a breve termine, stretta tra l’aspettare nel bunker l’arrivo delle truppe sovietiche, o il consegnarsi con le mani alzate prima che sia troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo strabiliante risultato di Pisapia nel primo turno elettorale delle comunali di Milano ha dunque aperto una breccia pazzesca nella tenuta del governo, e, se, incrociando tutte le dita, arriverà alla vittoria finale al ballottaggio, potrebbe certamente assestargli il colpo del KO.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la breccia di Pisapia è anche una breccia nella moltitudine di luoghi comuni a sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, forse il più importante, più radicato, più consolidato nella tradizione, è che per vincere una contesa elettorale bisogna non solo andare a pescare consensi al centro, ma anche essere un pò centristi, quantomeno moderati (e poi qualcuno ci spiegherà che cosa vorrà mai dire), sicuramente alquanto cattolici, ad ogni modo con un profilo decisamente riformista.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/pisapia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4428" title="pisapia" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/05/pisapia.jpg" alt="" width="189" height="267" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Già, riformista. Parola antica e da qualche tempo abusata, triturata dai chiacchericci insensati di chi appiccica etichette vuote per dare patenti di legittimità politica. Una parola che ha perso ogni residuo di senso politico all’indomani della crisi economica globale che dovrebbe avere seppellito per sempre l’idea che la sinistra, di fondo, si divida tra quelli, i riformisti, che hanno capito come va il mondo, e sanno come farlo funzionare un tantino più equamente a forza di riforme strutturali (leggi “destrorse”),  e quelli che sono ancora con la testa agli anni sessanta, i massimalisti o radicali, e che perdono tempo a cianciare contro la globalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Pisapia vince a Milano non perchè sia un’estremista ben camuffato, un radicale con panni da moderato, ma proprio per il suo profilo limpido di uomo di sinistra, legato a una storia e a una cultura politica che non pretente costantemente di abiurare, capace di elaborare un’offerta politica all’altezza dei tempi senza rinunciare a proporre e a rivendicare una sensibilità politica nettamente partigiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, il profilo politico di Pisapia apre una breccia in un’altra serie radicata di luoghi comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Pisapia sbraca il discorso di quanti in queste ore si affretteranno a denunciare il successo di De Magistris a Napoli come la prova provata che la sinistra deve adottare e perseguire la linea dura sulla “questione morale”, legandosi a doppio filo al giustizialismo dipietrista sulle barricate giudiziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Pisapia infatti è un grandissimo garantista, uno che si è fatto ingiustamente svariati mesi di galera e sa perfettamente che uno stato di diritto, nel quale le garanzie dell’imputato, si chiami Tizio o si chiami Berlusconi, sono più importanti di qualunque patente di onestà, sono il fondamento di qualunque libertà politica, civile e sociale. La questione morale come posta da Pisapia nasce e si esaurisce nel suo profilo personale limpido e non è un caso se a Milano, IDV passa in un anno dal 7,6 al 2,5%.</p>
<p style="text-align: justify;">Labouratorio voleva intitolare il proprio numero di ieri “la breccia di Pisapia”. Un pò per scaramanzia, un pò perchè googlando l’espressione virgolettata la si scopriva un tantinello abusata, abbiamo pensato di desistere. Oggi però, la Breccia di Pisapia ha squarciato tutto, e non possiamo fare a meno di dirlo!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>[Mondoperaio in Labouratorio] Il dibattito sui giovani. Precauzioni per l&#8217;uso.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 17:50:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno spettro si aggira nel dibattito pubblico, lo spettro del dibattito sui giovani. Talk show, approfondimenti, inchieste giornalistiche, lettere dimadri che hanno perso la speranza per i loro figli. Discorsi di fine anno di Presidenti della Repubblica. È il tormentone nazionale, l’unico tema che riesca a scalzare per qualche giorno gli harem di Berlusconi dalle prime… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/13/mondoperaio-in-labouratorio-il-dibattito-sui-giovani-precauzioni-per-luso/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno spettro si aggira nel dibattito pubblico, lo spettro del dibattito sui giovani. Talk show, approfondimenti, inchieste giornalistiche, lettere dimadri che hanno perso la speranza per i loro figli. Discorsi di fine anno di Presidenti della Repubblica. È il tormentone nazionale, l’unico tema che riesca a scalzare per qualche giorno gli harem di Berlusconi dalle prime pagine. Ce la potremmo cavare con un po’ di retorica a buon mercato sul tema “la prima generazione che vivrà peggio dei propri genitori”; ma convinti come siamo di non essere né i primi né gli ultimi nemmeno in questa presunta cesura della storia, preferiamo cercare di allargare la prospettiva e leggere il dibattito da un altro punto di vista. A chi serve dunque un dibattito sui giovani?<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/giovaneincazzata.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3704" title="giovaneincazzata" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/giovaneincazzata.jpg" alt="" width="500" height="340" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
Permetteteci di dubitare che abbia qualche effetto positivo sui giovani stessi. Come tutti i dibattiti che si protraggono troppo a lungo, anche questo è la spia dell’incapacità di affrontare un problema piuttosto che della via per risolverlo. Un decennio di retorica sulla dicotomia “giovani precari esclusi/vecchi lavoratori a tempo indeterminato garantiti” non ha prodotto nessun allargamento delle tutele, e non è pensabile credere che ciò possa avvenire, dopo 20 anni di inerzia, proprio in un momento di crisi economica, stante la perdurante assenza di potere contrattuale (leggi sindacale) dei lavoratori precari.</p>
<p style="text-align: justify;">Né è credibile possa sparire come per magia il disfacimento del sistema dell’istruzione, piegato dalle sue croniche incapacità di promuovere merito e qualità unite alla mancanza di volontà politica di investire con intelligenza nel sistema; o che si dissolva lo spettro del fallimento a lungo termine del sistema pensionistico sotto il peso dell’avanzamento inesorabile dell’età media. Un dibattito sui giovani che non intacchi i nodi del trinomio istruzione-precarietà-pensioni, l’asse portante di quella che è stata definita la “questione generazionale” che affligge il nostro paese, è un dibattito che serve solo a far vendere più copie ai giornali e a lavare la falsa coscienza della peggiore classe dirigente della storia patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbero tante le considerazioni da fare sul come e sul perché sia difficile se non impossibile intaccare ciascuno di questi nodi con gli strumenti culturali e legislativi di cui dispone attualmente la politica. Il mio modesto avviso è però che la questione, nei termini in cui è stata posta nel dibattito pubblico nazionale, sia solo la punta dell’iceberg di un dibattito che deve necessariamente investire tutte le società occidentali riguardo a un nuovo bilanciamento delle risorse e delle opportunità al proprio interno, iceberg che emerge con maggiore evidenza in Italia a causa della sua accentuata tendenza ad organizzarsi in caste e corporazioni di varia natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché dunque, e in che termini, parlare di giovani? Io credo che il valore di un dibattito sui giovani si possa dare nel momento in cui contribuisce all’esplicitazione del loro potenziale politico. Con questo intendo quella capacità assolutamente peculiare che i giovani si trovano ad avere all’interno di una società, di mettere in moto cambiamenti sostanziali della struttura politico-sociale. E’ un potenziale che si manifesta in modo quasi automatico anche semplicemente in virtù della percentuale di giovani all’interno di una società. Ad ogni boom demografico corrisponde quasi sempre una ventina di anni dopo un momento “rivoluzionario”, nel senso più ampio del termine. È stato cosi per il boom demografico del dopoguerra che ha dato origine al ’68, e lo osserviamo tutt’ora nell’esplodere dei movimenti di protesta del mondo arabo, figli di un analogo boom demografico nella fine del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Si manifesta più in piccolo ogni qual volta una generazione politicizzatasi accede all’esercizio del voto sovvertendo gli equilibri raggiunti fino ad allora dal sistema dei partiti. Chi sono i giovani cui è opportuno rivolgersi allora? Il presidente Napolitano ci viene in aiuto dedicando il suo discorso di fine anno “ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un’occupazione, cercano una strada”. Non è dunque tanto una questione prettamente anagrafica, quanto piuttosto la “fame” di futuro di chi volendo imporre se stesso impone un cambiamento a un equilibrio cristallizzato. E’ quella stessa fame che da sempre costituisce il motore politico del mondo. L’Italia in particolare e l’Europa più in generale si trovano in una condizione di perdurante declino nella misura in cui non riescono ad accendere quel potenziale inespresso. Non ci riescono per una molteplicità di motivi, primo dei quali certamente il dato demografico che assegna non a caso all’Italia e al Giappone i più bassi tassi di crescita demografica ed economica degli ultimi 15 anni. Ma la storia della formazione dell’Unita’ nazionale ci insegna che in particolari momenti storici anche la lucida follia di minoranze organizzate può cambiare i destini di una nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A una congenita esiguità numerica si può e si deve allora contrapporre la spinta e la capacità di mobilitazione di avanguardie creative che alimentino e indirizzino le fiammelle sterili dello spontaneismo movimentista. Solo chi avrà la capacità di scommettere sulla mobilitazione del “potenziale generazionale” potrà arrogarsi il diritto di una riforma radicale del sistema paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andrea Pisauro_26 anni passati in attesa di scrivere su Mondoperaio. Il suo prossimo obiettivo è diventato la conquista di 18 territori qualunque, da occupare con almeno due armate. Per il mezzo secolo ce la dovrebbe fare.</strong></p>
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		<title>[Italia inabissata] C&#8217;era una volta un&#8217;espressione geografica</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 19:15:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vaglielo a spiegare a Metternich! Il grande burattinaio del Congresso di Vienna che fotografò lo stivale in una delle più famose espressioni della geopolitica moderna (&#8220;l&#8217;Italia è un&#8217;espressione geografica&#8221;) aveva grande stima delle capacità strategiche del nostro paese al punto da ritenere il conte di Cavour come il solo vero uomo politico del tempo in Europa. Altri… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/labouratorio-57-cera-una-volta-unespressione-geografica/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/Mediterranean_map-big.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3629" title="Mediterranean_map-big" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/03/Mediterranean_map-big.jpg" alt="" width="677" height="516" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Vaglielo a spiegare a Metternich! Il grande burattinaio del Congresso di Vienna che fotografò lo stivale in una delle più famose espressioni della geopolitica moderna (&#8220;l&#8217;Italia è un&#8217;espressione geografica&#8221;) aveva grande stima delle capacità strategiche del nostro paese al punto da ritenere il conte di <a title="Cavour" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cavour">Cavour</a> come il solo vero uomo politico del tempo in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri tempi. L&#8217;Italia ancora non esisteva come Stato unitario, ma era capace di farsi sentire nel consesso internazionale grazie alle astute manovre dello statista piemontese.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;alba del nuovo millennio, nel bel mezzo della più grande crisi geopolitica degli ultimi 20 anni, con in ballo l&#8217;interesse nazionale delle prossime due tre generazioni, il bel paese sprofonda nel mezzo del Mediterraneo, totalmente privo di una qualsivoglia politica estera così come della capacità e del peso internazionale per potere difendere i propri interessi strategici.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo la drammatica crisi libica. Per tacere della dipendenza energetica, nella &#8220;scatola di sabbia&#8221; sono ancora custoditi numerosi preziosissimi contratti che le maggiori industrie nazionali (Eni, Enel, ma anche Impregilo, Ansaldo, Finmeccanica) hanno via via stipulato all&#8217;ombra del Trattato di Amicizia italo libico promosso da Berlusconi con la benedizione di D&#8217;Alema. Libia che è stata anche fin qui una fondamentale barriera per frenare l&#8217;orda migratoria sempre in procinto di invadere le nostre coste. La tutela di un rapporto privilegiato con il vicino libico è dunque cruciale per gli interessi strategici di medio periodo del nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante cotanti contatti, una conoscenza della realtà locale frutto di una dominazione coloniale durata decenni e la vicinanza geografica, il subitaneo crollo del regime del Colonnello pare avere colto tutti completamente di sorpresa tanto alla Farnesina quanto a Palazzo Chigi. Nè la Rivoluzione tunisina nè quella egiziana hanno mai generato il benchè minimo dubbio che qualcosa di grosso potesse accadere in Libia. Eh si che basta guardare qualunque cartina per capire che non ci voleva tanto perchè l&#8217;onda rivoluzionaria travalicasse i confini da est e da ovest!</p>
<p style="text-align: justify;">E invece tra un &#8220;non disturbate Gheddafi&#8221; (Berlusconi 20/2/2011) e un richiamo alla &#8220;non ingerenza&#8221; (Frattini 21/2/2011), l&#8217;appuntamento con la Storia sembra averci colto completamente privi di una qualsivoglia strategia. E non è questione di interpretazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si pensa, come Labouratorio, che <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/29/maggianate-penetrazioni-cinesi-v-m-18/">l&#8217;incendio libico sia solo l&#8217;ovvia conseguenza della miccia accesa a inizio anno nell&#8217;entroterra tunisino dall&#8217;aumento dei prezzi deciso a Pechino</a>, con l&#8217;aggiunta magari di un pò di benzina americana e di combustibile artigianale di scontri tribali autoctoni mai del tutto sopiti, la strategia italiana doveva improntarsi a un protagonismo fatto di tempismo e perizia tattica. Adottare il <a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/01/velleitaria-ma-accorata-risoluzione-notturna-della-redazione-di-labouratorio-sulla-crisi-libica/">Labourapiano in 6 passi</a>, sarebbe stato un ottimo modo di assecondare uno sbocco democratico della crisi mantenendo per l&#8217;Italia un ruolo preminente che permettesse di tutelare l&#8217;unità della Libia e la conseguente tutela dei rilevanti interessi economici in ballo. L&#8217;ignavia della nostra politica estera ha invece fatto si che praticamente tutte le grandi potenze occidentali ci scavalcassero nel dettare l&#8217;agenda della crisi, ponendo di fatto l&#8217;Italia nella scomoda situazione dell&#8217;alleato rimasto a difesa del regime amico, senza capacità operative per il dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche nella più discutibile tesi che la rivolta libica sia sospettabile per tempistica e modalità di ingerenze americane per mano egiziana, volte a sovvertire e normalizzare un regime scomodo in un&#8217;occasione propizia, a discapito degli interessi italiani ed europei in generale; ancorpiù incomprensibile risulta essere il lassismo del nostro paese nell&#8217;esercizio di una qualsivoglia iniziativa diplomatica, di denuncia, protesta o smascheramento di una manovra palesemente volta a sfilarci un partner politico economico cruciale. Il silenzio prono agli interessi altrui, è stata di fatto l&#8217;unica opzione in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la crisi libica non è che l&#8217;ultimo esempio di un&#8217;incapacità cronica di esercitare un qualsivoglia ruolo che non sia millantato o ancillare. Le rivelazioni di wikileaks sono impietose nel registrare la scarsissima opinione dei nostri alleati sulle nostre reali capacità di mediazione in contesti di crisi, stante la quasi totale irrilevanza sul campo delle nostre truppe. Con la sola eccezione della presenza in Libano, le missioni militari italiane all&#8217;estero si sono caratterizzate inoltre per la totale estraneità alla tutela dei nostri interessi geopolitici diretti, e i nostri rapporti privilegiati si confondono con quelli privati del nostro Premier che sembra avere orientato la propria politica estera al recupero alla scena pubblica di personaggi imbarazzanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tacciamo, per carità di patria, del <a href="http://www.labouratorio.it/2011/02/27/labouratorio-intervista-franco-frattini-anche-nel-centrodestra-c%E2%80%99e-gente-che-non-capisce-la-politica-internazionale/">nostro ministro degli esteri</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;era una volta un&#8217;espressione geografica, inabissatasi nel Mediterraneo insieme alla sua pochezza politica e strategica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andrea Pisauro_26 anni,  appassionato di calcio, scacchi e politica estera italiana.</strong></p>
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		<title>[Uomini che aizzano le Donne] Dall&#8217;indignazione all&#8217;incazzatura!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 05:14:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non arrampichiamoci sugli specchi. Domenica scorsa, nelle mille piazze italiane ed europee, non si è difesa la dignità delle donne, che di certo Berlusconi non ha nè mai avrà il potere di mettere in discussione. Nessuno ha nemmeno difeso la propria di dignità, che quella si difende con le proprie scelte di vita giorno per giorno.… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/02/16/uomini-che-aizzano-le-donne-dallindignazione-allincazzatura/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non arrampichiamoci sugli specchi. Domenica scorsa, nelle mille piazze italiane ed europee, non si è difesa la dignità delle donne, che di certo Berlusconi non ha nè mai avrà il potere di mettere in discussione. Nessuno ha nemmeno difeso la propria di dignità, che quella si difende con le proprie scelte di vita giorno per giorno. Non si è nemmeno eretta barriera alcuna tra donne per bene e donne per male, che nessuno è sceso in piazza per attaccare nessuna puttana, vera, presunta o occasionale.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/DSCN0919.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3434" title="DSCN0919" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/02/DSCN0919.jpg" alt="" width="438" height="584" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione del 13 Febbraio è stata una manifestazione antiberlusconiana. Cicchitto placati, non c&#8217;è proprio nulla di cui dolersi!</p>
<p style="text-align: justify;">Vivaddio anzi, che dopo 17 anni 17 di Berlusconismo non ci siamo ancora tutti rassegnati. Vivaddio che dopo 17 anni 17 di mobilitazione nazionale contro Berlusconi, talvolta giustificata, molto più spesso volte a giustificare l&#8217;esistenza politica di partiti e personaggi di cui si sarebbe volentieri fatto a meno, siamo ancora in grado di mobilitarci. Vivaddio che a un&#8217;escalation di eversione politica e istituzionale dello schieramento Berlusconiano c&#8217;è ancora chi ha la forza di dire al mondo che c&#8217;è chi sta dall&#8217;altra parte e non ci sta, non è d&#8217;accordo, non nè può più!</p>
<p style="text-align: justify;">Stabilita e valutata positivamente l&#8217;esistenza di una reazione che certifichi che l&#8217;elettroencefalogramma non è piatto, è forse utile interrogarsi un attimo sulla natura di questo, potente ma potenzialmente effimero cenno di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è abusato particolarmente di due parole, legate semanticamente. Dignità e indignazione. In principio furono gli indignati, addirittura organizzati attorno a un<a href="http://www.indignati.org/info/"> sito internet</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, la manifestazione del 13 è nata all&#8217;insegna della difesa della dignità della donna, che si è assunto fosse offesa dai comportamenti del Premier.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal mio umile punto di vista questo tipo di reazione emotiva è sostanzialmente inutile e potenzialmente patologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza arrivare a dire, come faceva il sociologo canadese Marshall McLuhan (fedelmente riportata dal nostro Tommaso Ciuffoletti), che &#8220;l&#8217;indignazione morale è una tecnica usata per  dotare l&#8217;idiota della dignità&#8221;, ritengo che con l&#8217;indignazione ci si consola della propria superiorità morale, ma non si fa nessun passo avanti. Alla lunga può dare dipendenza e ridurci erroneamente a pensare di potere attribuire all&#8217;indegnità altrui tutto quanto non è in nostro potere di cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Avanzo dunque, alle donne e agli uomini di buona volontà, la mia modesta proposta, che permetta di conciliare la necessità di una reazione all&#8217;esistente che non ci piace con la volontà di cambiarlo, quell&#8217;esistente. L&#8217;illuminazione mi è venuta osservando i nostri amici e fratelli sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo, che con coraggio e determinazione, scacciano uno dopo l&#8217;altro i propri tiranni. Si sono forse detti indignati i compagni patrioti tunisini? Dichiaravano forse offesa la loro dignità i compagni patrioti egiziani? Certo che no! Loro, erano, sono, INCAZZATI NERI!</p>
<p style="text-align: justify;">Sostituiamo dunque alla stitica e raffinata indignazione la più rustica ma ben più potente incazzatura. Se la prima infatti ti spinge a ritrarti da ciò che la provoca (rendendoti sostanzialmente inoffensivo), la seconda ha il pregio di buttarti con forza dirompente a travolgere ciò che l&#8217;ha causata. L&#8217;incazzatura è un fiume che rompe gli argini fino al mare, l&#8217;indignazione la chiusura stizzita di una sorgente. L&#8217;indignazione è aventiniana, l&#8217;incazzatura è rivoluzionaria!</p>
<p style="text-align: justify;">Incazziamoci allora, contro tutto ciò che c&#8217;è d&#8217;ingiusto. Motiviamo la nostra incazzatura, facendola così montare sempre più. Incateniamo il Marchese di Lampedusa che dice che pure quando sembra cambiare, alla fine rimane tutto uguale. Guardiamo alle storture della nostra Italia e incazziamoci. Individuiamo i responsabili e chiediamo loro conto. Urlando. Così che ci senta qualcun altro e si incazzi a sua volta. L&#8217;incazzatura infatti, a differenza dell&#8217;indignazione è inclusiva e coinvolgente. La tua collera può diventare la mia. La tua indignazione è più difficile, che magari sotto sotto, sono un pò più indegno di te.</p>
<p style="text-align: justify;">Si comincia da Berlusconi, perchè è giusto così, perchè è la punta dell&#8217;iceberg, perchè è un simbolo, perchè se non riusciamo a liberarci di lui non riusciremo mai a liberarci di nulla. Ma non fermiamoci a Berlusconi. Lui deve essere appena l&#8217;inizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo ancora spunto dai compagni patrioti dell&#8217;altra sponda e proclamiamo una giornata della Collera.  Io propongo una data. 17 Marzo.  150 anni dopo!</p>
<p style="text-align: justify;">«Ora, fra breve, rovescerò il mio furore su di te e su di te darò sfogo alla mia ira. Ti giudicherò secondo le tue opere e ti domanderò conto di tutte le tue nefandezze. Né s&#8217;impietosirà il mio occhio e non avrò compassione, ma ti terrò responsabile della tua condotta e saranno palesi in mezzo a te le tue nefandezze: saprete allora che sono io, il Signore, colui che colpisce» (Ezechiele 7,8-9).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andrea Pisauro_detto Plex, 26 anni, molti dei quali vissuti con calma. Ora però è INCAZZATO COME UNA BESTIA!!! E&#8217; il vicedirettore di Labouratorio, un tempo responsabile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>[Berlusconaria] Quo usque tandem abutere, Berlusconi, patientia nostra?</title>
		<link>http://www.labouratorio.it/2011/01/23/berlusconaria-quo-usque-tandem-abutere-berlusconi-patientia-nostra/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 02:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Plex</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così iniziava uno storico discorso pronunciato da Cicerone l’8 novembre del 63 avanti Cristo. Lui ce l&#8217;aveva col sovversivo agitarore Catilina. Labouratorio invece, si rivolge al sovversivo agitatore Berlusconi, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Fino a quando abuserai, Berlusconi, della nostra pazienza? Non c&#8217;è astio nè odio in questa semplice domanda. Soltanto una semplice constatazione, accompagnata… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/23/berlusconaria-quo-usque-tandem-abutere-berlusconi-patientia-nostra/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così iniziava uno storico discorso pronunciato da Cicerone l’8 novembre del 63 avanti Cristo. Lui ce l&#8217;aveva col sovversivo agitarore Catilina.</p>
<p>Labouratorio invece, si rivolge al sovversivo agitatore Berlusconi, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.</p>
<p>Fino a quando abuserai, Berlusconi, della nostra pazienza?</p>
<p>Non c&#8217;è astio nè odio in questa semplice domanda. Soltanto una semplice constatazione, accompagnata dall&#8217;enfasi retorica che accompagna il gusto della citazione. Ed è senza nessuna particolare gioia che gliela esponiamo, Presidente.</p>
<p>Lei si è cacciato in un vicolo cieco dal quale non ha possibilità di uscire.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/cicerone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3036" title="cicerone" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/cicerone.jpg" alt="" width="525" height="705" /></a></p>
<p>Vivacchia ormai da mesi, ostaggio com&#8217;è di un parlamento senza più il sostegno di quella che era un tempo la Sua maggioranza, costretto a comperare di volta in volta in voti che Le garantiscano di non essere sfiduciato.</p>
<p>Tentenna continuamente, desideroso di andare al voto ma impossibilitato a scegliere la strada delle urne per via di una legge elettorale da Lei voluta che garantisce in modo inequivoco l&#8217;assenza di una maggioranza al Senato, nel quadro politico che Lei ha imposto alienandosi di volta in volta l&#8217;appoggio di consistenti settori della Sua parte politica.</p>
<p>Avvampa di rabbia senza via di fuga, braccato com&#8217;è da magistrati forse a Lei pregiudizialmente ostili, ma certamente decisi ad inchiodarla su un&#8217;inchiesta riguardante comportamenti illeciti frutto di una Sua colpevole debolezza (si badi bene, si può discutere, e abbiamo già iniziato a farlo, la metodologia d&#8217;indagine impiegata e le maliziose scelte investigative che hanno portato alla luce il tutto proprio ora, con tempistica forse sospetta, ma ci sembra più che fondata l&#8217;accusa di avere compiuto &#8220;atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica&#8221; come recita l&#8217;articolo 600 bis del Codice Penale).</p>
<p>Si tormenta per l&#8217;immagine sfuocata di un governo incapace di produrre risultati tangibili e riconosciuti al di là del risanamento economico, di cui sa però bene si intesterà il merito il Suo ministro dell&#8217;economia, che Lei stesso ormai accredita come capofila di coloro che vogliono farLe la pelle, all&#8217;interno di un partito di zombie, meta&#8217; servi e meta&#8217; pallidi figuranti.</p>
<p>Arso dall&#8217;ossessione di ripulire un&#8217;immagine ormai irrimediabilmente macchiata che La rende zimbello dei maggiori quotidiani dei paesi occidentali e che la tormenta nella sua zelante adorazione di sè stesso.</p>
<p>A questa lampante assenza di prospettiva Lei però oppone un ostinato rifiuto della realtà. Lei risponde alle gigantesche ragioni di opportunità politica che Le consigliano un passo indietro con una pervicace resistenza a oltranza, che in virtù della sua posizione di privilegio politico ed economico, e al suo perdurante conflitto di interessi, si traduce quando va bene in un perdurante stallo della vita politica del paese, e quando va male in un imbarazzante scempio della dignità nazionale.</p>
<p>Come il Creso descritto da Erodoto, Lei è accecato dalla &#8220;hubris&#8221;, la tracotanza di chi si crede superiore alle leggi umane e divine. Fino a quando?</p>
<p>Qual è il suo limite Presidente? Fin dove condurrà la sua smania di sopravvivere a sè stesso?</p>
<p>Ha da tempo varcato la sottile distinzione tra l&#8217;essere &#8220;grande comunicatore&#8221; o &#8220;venditore di fumo privo di qualsivoglia credibilità&#8221; arrivando a fare uso degli stessi strumenti di propaganda, vecchi quanto il mondo, usati da dittatorucoli da quattro soldi. Ha fatto scempio della prassi istituzionale, ha fatto terra bruciata del dialogo e rispetto tra i vari corpi dello stato. Ha da tempo smesso di mostrare di credere al valore della forma, che Si costringe a fare finta di ignorare essere in democrazia sostanza. Il tutto per perseguire una sopravvivenza senza direzione.</p>
<p>Noi non siamo tra quelli che non hanno provato a comprendere le ragioni politiche che l&#8217;hanno portata a ripetuti successi elettorali. Riteniamo tuttora  legittima la prospettiva di una &#8220;rivoluzione liberale&#8221;, nei termini in cui la presentò durante la sua discesa in campo del 1994. Riteniamo fondata la preoccupazione per un governo retto da una fetta consistente dell&#8217;inetta classe dirigente del centrosinistra, che tanta parte è stata delle sue fortune politiche. Aborriamo sinceramente il moralismo giustizialista di matrice illiberale contro il quale Lei ha sempre mostrato di voler combattere.</p>
<p>Ma quand&#8217;è stata, Presidente, la rivoluzione liberale? Non è la classe dirigente cresciuta alla sua ombra ancor più inetta e incapace di quella cui doveva contrapporsi? Non si è rivelato il rimedio peggiore del male? Con che diritto Lei sbraita oggi contro i giudici che la incastreranno dopo avere sempre anteposto la risoluzione legislativa dei suoi problemi personali a una grande riforma sistemica della giustizia italiana?</p>
<p>Non possiamo nasconderci che per colpe soprattutto sue Lei ha finito per farsi macchietta delle più caricaturali descrizioni dei suoi avversari più acerrimi, che ciechi ad ogni ragione politica facevano dell&#8217;antiberlusconismo fine a sè stesso la propria ragione di esistenza politica. Ma Lei, con la sua irriducibile incapacità di accettare i propri limiti politici e umani, ha finito per dare ragione a chi aveva torto.</p>
<p>A lei che continua a dire di voler resistere, tenendo il paese in ostaggio delle sue smanie, Labouratorio chiede allora di nuovo: fino a quando abuserai, Berlusconi, della nostra pazienza?</p>
<p><strong>Andrea Pisauro_26 anni, ciceroniano convinto fin dall&#8217;età della ragione, non ha ancora raggiunto l&#8217;età della ragione. Dedica questo pezzo al suo professore di latino e greco.</strong></p>
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		<title>[Labouratorio n.53] Prendere E lasciare</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Clamoroso! Rivoluzione nella notte a Labouratorio. Terribile spaccatura nella redazione tra i cosiddetti marchionnisti (che fa rima con minchionnisti n.d.Plex) e i partigiani della FIOM. Volano piatti e parole grosse finche&#8217;, a tarda notte e viene bloccato un primo editoriale. Alle 3 della notte il colpo di scena. Una telefonata internazionale da Firenze a Londra. Al… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-n-53-prendere-e-lasciare/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Clamoroso! Rivoluzione nella notte a Labouratorio. Terribile spaccatura nella redazione tra i cosiddetti marchionnisti (che fa rima con minchionnisti n.d.Plex) e i partigiani della FIOM. Volano piatti e parole grosse finche&#8217;, a tarda notte e viene bloccato <a href="http://www.labouratorio.it/?p=2648&amp;preview=true">un primo editoriale</a>. Alle 3 della notte il colpo di scena. Una telefonata internazionale da Firenze a Londra. Al telefono il direttore, di pirsona pirsonalmente: &#8220;Facciamo l&#8217;editoriale a quattro mani, prendere e lasciare&#8221;. Dall&#8217;altra parte una voce rotta: &#8220;eh, se la metti cosi&#8217; prendo che devo fare&#8221;. &#8220;Ma no asino, prendere E lasciare, e&#8217; il titolo di Labouratorio 53!&#8221;. Ed eccoci qua, di nuovo.</em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/Lab53.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2794" title="Lab53" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/01/Lab53.jpg" alt="" width="620" height="350" /></a><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>PRENDERE</strong></p>
<p>Strani riformisti quelli italiani. Strani proprio gli italiani. Dicono tanto spesso che le cose in Italia non vanno, ma quando uno prova a cambiarle subito si spaventano. Fantastici.</p>
<p>E invocano la politica, come se nella questione Mirafiori la politica dovesse far chissà cosa. L’Italia ha tanti difetti, ma se Dio vuole ancora non è l’Unione Sovietica degli anni Cinquanta. Con buona pace di molti. Lasciamola perdere la politica e i politici. Che dopo la sortita vagamente sciacallesca di Nichi Vendola a Mirafiori di ieri (mercoledì 12 gennaio) se ne può fare tranquillamente a meno.</p>
<p>Qua c’è una azienda che dice ai propri lavoratori che per continuare a produrre è necessario accettare condizioni diverse rispetto a quelle finora in vigore. Condizioni che non peggioreranno le retribuzioni dei lavoratori, anzi, con un po’ di ore di straordinario ne miglioreranno la retribuzione annua. Condizioni che non sono di schiavitù, come pure qualcuno cerca di vendere. Sono condizioni che s’impongono se si vuole aumentare il ritmo produttivo, non dissimili rispetto a quelle che già altri colleghi dei nostri metalmeccanici hanno accettato. Non colleghi cinesi o pakistani, ma colleghi tedeschi e americani. Sono condizioni simili a quelle che in Italia sono già state accettate da lavoratori di altri comparti.</p>
<p>Stiamo parlando, inoltre, di condizioni che già la maggioranza dei sindacati hanno ritenuto accettabili, ma che una parte minoritaria, politicizzata e antistorica del sindacato, usa per condurre la sua ennesima battaglia di retroguardia. E la speranza è che sia l’ultima. Per loro. Perché mantenere questa piccola enclave di barricadieri del niente è un lusso che questo paese non può più permettersi. Per cui o costoro trovano il modo di far pace con la realtà o è bene che scoprano davvero il lavoro. Andandosene a cercare uno.</p>
<p>Per finire una parolina su quei brillanti analisti che dicono: “Marchionne se ne vuole andare? Allora restituisca tutti i soldi che deve allo Stato italiano”. Fenomeni. E’ vero la Fiat ha ricevuto aiuti. Così come li hanno ricevuti migliaia di altre aziende italiane. Ne ha ricevuti certo di più e in molti modi, non ultimi quelli sotto forma di cassa integrazione. E allora che facciamo, chiediamo soldi indietro anche agli operai Fiat? Per favore non scherziamo.</p>
<p>La Fiat è stata quello che è stata. Ma negli ultimi anni è cresciuta soprattutto all’estero, acquisendo lentamente la fisionomia di un gruppo multinazionale più che italiano. Può quindi scommettere di non essere più la vecchia Fiat. Può cercare di essere altro. Sarebbe bene che ci riuscisse.</p>
<p>Chi racconta che invece non può che essere ciò che è sempre stato si rassegni. Quel mondo è finito. L’alternativa è tra cambiare o scomparire. Chi vuole scomparire s’accomodi. Ma faccia la cortesia di non portare altri con sé.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LASCIARE</strong></p>
<p>Non è certo compito nostro metterci nei panni dei lavoratori chiamati domani a scegliere se firmare o meno l&#8217;accordo propostogli dall&#8217;amministratore delegato della FIAT Marchionne. Ma in una valutazione complessiva delle prospettive dell&#8217;azienda torinese non avremmo esitazione alcuna a dire che un futuro roseo proprio non lo vediamo. Anzi, non vediamo nessun futuro.</p>
<p>E non tanto e non solo perchè poco abbiamo capito del piano di rilancio &#8220;Fabbrica Italia&#8221; con cui l&#8217;ad ha promesso di investire fino a 20 miliardi di euro in cinque anni, ma dei quali ha però spiegato come utilizzerà solo i primi due (1 miliardo circa per Mirafiori, poco di meno per Pomigliano) per lanciarsi nella produzione di poco innovativi SUV per il mercato americano. Nemmeno perchè continuiamo a leggere dati allarmanti di ulteriori e continue perdite di quote di mercato (attenzione non un semplice calo delle vendite dovuto alla crisi, la Fiat perde relativamente di più rispetto ai suoi concorrenti più competitivi). Possiamo anche resistere alla tentazione di insospettirci dell&#8217;accanimento e della fatica con cui Marchionne si premura di portare a casa accordi sindacali contestati e contestabili che sicuramente non modificano sostanzialmente il già limitato impatto del costo del lavoro sul costo finale del prodotto (eh si perche&#8217; la vera rottura di Marchionne non e&#8217; nella sostanza, ma nel metodo, del diktat e del ricatto, che vuole imporre al sindacato e al mondo del lavoro nel silenzio complice di una classe politica asservita e insulsa). Nemmeno vogliamo farci influenzare, ignoranti come siamo dei giochetti finanziari più intriganti, dal recente scorporo a uso della borsa del settore auto. Vogliamo credere che non ci sia nulla dietro. E vogliamo essere buoni anche con i successi d&#8217;oltreoceano del manager &#8220;modernizzatore&#8221; pagati dal contribuente americano, o della meravigliosa capacità d&#8217;investimento in paesi come la Serbia, su un soffice terreno concimato di incentivi e agevolazioni.</p>
<p>La verità è che abbiamo buona memoria, e ci guardiamo intorno. E sappiamo che l&#8217;azienda di Torino è stata per tutta la sua lunga storia un&#8217;azienda di stato, mantenuta, protetta, coccolata sotto l&#8217;ala protettiva dei governi di ogni colore che se ne servivano per dare lavoro e ottenere consenso, garantendo in cambio una sopravvivenza altrimenti impossibile. E ora che questo non è più possibile per le regole della globalizzazione, ci sembrerebbe di fare torto alla nostra intelligenza a ritenere realistica la trasformazione improvvisa di una figlia unica viziata in una donna matura e professionalmente affermata.</p>
<p>Vieppiù in un contesto internazionale dove è sempre più palese che ci saranno sempre dei cinesi che produrranno a costi più bassi dei tuoi e dei tedeschi che faranno prodotti migliori e più all&#8217;avanguardia. Inseguire la strada della cinesizzazione si può solo per poco tempo. La strada più difficile dell&#8217;innovazione tecnologica e dell&#8217;investimento nella ricerca, non ci è stata nè annunciata nè mostrata.</p>
<p>Per questo tra prendere una cantonata e lasciare ogni illusione, non abbiamo dubbi nel <em>lasciare</em>.</p>
<p><strong>Tommaso Ciuffoletti_31 anni. Schiavo. Servo dei padroni. Metrappansè. Stronzo. E&#8217; Labouratorio. O almeno il suo direttore (ir)responsabile.</strong></p>
<p><strong>Andrea Pisauro_ 26 anni, sta a Londra parlando un inglese indecifrabile che peggiora giorno dopo giorno. Tutte le domeniche cerca la curva sud a Highbury non trovandola mai. E&#8217; il vicedirettore di Labouratorio. Quello responsabile.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LABOURATORIO N.53 PRENDERE E LASCIARE</strong></p>
<ul>
<li><a title="[Labouratorio n.53] Prendere E lasciare" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-n-53-prendere-e-lasciare/">[Labouratorio n.53] Prendere E lasciare</a></li>
<li><a title="[Labouratorio intervista Lanfranco Turci] “Difendere la Fiom. Il PD? irrilevante.”" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-intervista-lanfranco-turci-%e2%80%9cdifendere-la-fiom-il-pd-irrilevante-%e2%80%9d/">[Labouratorio intervista Lanfranco Turci] “Difendere la Fiom. Il PD? irrilevante.”</a></li>
<li><a title="[Labouratorio intervista Michele De Lucia] “Un buon accordo. Ma le macchine non le venderanno”" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-intervista-michele-de-lucia-un-buon-accordo-ma-le-macchine-non-le-venderanno/">[Labouratorio intervista Michele De Lucia] “Un buon accordo. Ma le macchine non le venderanno”</a></li>
<li><a title="[Maggianate] Vendesi casa automobilistica appena ristrutturata, citofonare Sergio" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/maggianate-vendesi-casa-automobilistica-appena-ristrutturata-citofonare-sergio/">[Maggianate] Vendesi casa automobilistica appena ristrutturata, citofonare Sergio</a></li>
<li><a title="[Labouratorio intervista Bruno Tabacci] Bene Marchionne, sindacati guardino al modello tedesco" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouratorio-intervista/">[Labouratorio intervista ???]</a></li>
<li><a title="[Marchionneide] Lo sciocco guarda le clausole, il saggio guarda al futuro." href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/marchionneide-chiudiamo-la-fiat-che-tanto-non-ci-serve/">[Marchionneide] Lo sciocco guarda le clausole, il saggio guarda al futuro.</a></li>
<li><a title="[Marchionneide] L’hanno creato e non lo sanno più fermare!" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/marchionneide-l%e2%80%99hanno-creato-e-non-lo-sanno-piu-fermare/">[Marchionneide] L’hanno creato e non lo sanno più fermare!</a></li>
<li><a title="[E poi ci sarebbe da leggerlo st'accordo] Pomigliano, Mirafiori ed il disastro Italia" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/e-poi-ci-sarebbe-da-leggerlo-staccordo-pomigliano-mirafiori-ed-il-disastro-italia/">[E poi ci sarebbe da leggerlo st'accordo] Pomigliano, Mirafiori ed il disastro Italia</a></li>
<li><a title="[Marchionneide] La Fiat in Brasile: qualche ragione per avere fiducia" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/marchionneide-la-fiat-in-brasile-qualche-ragione-per-avere-fiducia/">[Marchionneide] La Fiat in Brasile: qualche ragione per avere fiducia</a></li>
<li><a title="[Marchionneide] Se la politica dorme, io sto con Marchionne" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/marchionneide-se-la-politica-dorme-io-sto-con-marchionne/">[Marchionneide] Se la politica dorme, io sto con Marchionne</a></li>
<li><a title="[Laboura Seminari] La crisi vista da sinistra" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/laboura-seminari-la-crisi-vista-da-sinistra/">[Laboura Seminari] La crisi vista da sinistra</a></li>
<li><a title="[Marchionneide] La FIOM, il sindacato e la “genialità” di Mister Panda" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/marchionneide-la-fiom-il-sindacato-e-la-%e2%80%9cgenialita%e2%80%9d-di-mister-panda/">[Marchionneide] La FIOM, il sindacato e la “genialità” di Mister Panda</a></li>
<li><a title="[Labouranti di antica data] C’erano una volta le aziende parassitarie." href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/labouranti-di-antica-data-c%e2%80%99erano-una-volta-le-aziende-parassitarie/">[Labouranti di antica data] C’erano una volta le aziende parassitarie.</a></li>
<li><a title="[Controeditoriale] Mettersi a 90° oggi per prenderlo in quel posto domani" href="http://www.labouratorio.it/2011/01/13/controeditoriale-mettersi-a-90%c2%b0-oggi-per-prenderlo-in-quel-posto-domani/">[Controeditoriale] Mettersi a 90° oggi per prenderlo in quel posto domani</a></li>
</ul>
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