[Sinistritudini]La malattia della Sinistra va curata con il Socialismo Europeo
| venerdì 26 dicembre 2008 | Scritto da Andrew Nat - 68 letture |
Leggevo sui giornali che qualcosa sta accadendo nella Sinistra italiana. Che cosa? Ma non era tutto finito? Un magma ancora incandescente . Una lenta digestione(non si sa di cosa), che da tempo le sta lacerando le viscere. Sono morti gloriosi partiti, uno il PCI di vecchiaia e l’altro il PSI di morte violenta e precoce, ma lo shock post trauma ancora non è passato del tutto, anzi si è entrati in una lunga degenza curativa, avendo sperato che qualche buon medico la rianimasse dalla paralisi. Questo processo è durato da troppo tempo, quasi 15 anni! Ebbene la ripresa da questo malessere, non è ancora avvenuta, anzi credo proprio che molti medici vicino al suo capezzale non abbiano avuto la volontà di operare. Tutti i chirurghi sono stati accecati dall’illusione che qualche medicina governativa la aiutasse a superare l’impasse post-ideologico senza bisogno di un’operazione che la rimettesse in carreggiata. Le medicine, i paliativi e le stampelle non aiutano chi ha una malattia cronica, infatti non è risultata la migliore cura per ridestare il paziente. Di chi è la colpa? Io credo che sia una commistione di fattori, i quali agendo con il tempo hanno influenzato e aggravato la malattia. Un malessere, dicevamo, che – per quanto riguarda un primo fattore – è stato generato da due tipi di virus con un ceppo comune: il neomassimalismo alternativo di matrice comunista e il cattocomunismo riformista dell’Ulivo-PD . (continua…)



In questo clima da suicidio di massa nella sinistra italiana, mi viene in mente una cosa positiva che non so se tutti voi accetterete di commentare: adesso i comunisti e i socialisti possono realmente dialogare fra di loro. Ho riflettuto a questa situazione da un paio di mesi quando eravamo tutti in fibrillazione per la campagna elettorale, ma il pensiero si è rinvigorito solamente da due giorni quando inavvertitamente mi è parso davanti un numero dell’ Avanti! del 1997. Il numero in questione aveva due articoli interessanti: il primo anticipava ampiamente l’evoluzione del PDS in DS e poi in PD ed era intitolato “Si scrive PDS si legge DC” (cosa che mi ha enormemente divertito), ma l’articolo più interessante era il secondo ed era firmato da un certo Bettino Craxi.

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