[Labouraseminari] Emiliano Brancaccio: “Dalla crisi globale alla crisi dell’unità europea”
| domenica 27 febbraio 2011 | Scritto da Andrew Nat - 54 letture |
Terzo appuntamento con i seminari sull’economia organizzati dal Network per il Socialismo Europeo. Il tema, assolutamente FONDAMENTALE, è una domanda inquietante. E’ la stessa Unione Europea, costruita attraverso un percorso visionario lungo 60 anni, in pericolo mortale per gli effetti perversi della crisi economica globale?
Prova a rispondere Emiliano Brancaccio, 40 anni, napoleatano, ricercatore in Economia politica e docente di Fondamenti di Economia politica e di Economia del lavoro presso la Facoltà di Scienze economiche e aziendali dell’Università del Sannio, a Benevento, nonchè promotore della Lettera degli Economisti, primo tentativo di costruire una politica economica alternativa al mainstream liberal-liberista.
PARTE I
PARTE II
PARTE III
PARTE IV
PARTE V
PARTE VI
PARTE VII
PARTE VIII
La lotta a volte violenta tra informazioni di parte e campanilistiche stanno inficiando la credibilità dell’ordine dei giornalisti italiani. La cosa più sconcertante sta avvenendo a poche settimane per le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale e del Presidente della Regione Sardegna che si terranno domenica 15 e lunedì 16 febbraio 2009. Vi spiego in breve: Renato Soru (non mi è simpatico) è candidato alla presidenza della regione Sardegna per il centrosinistra e nelle ultime settimane è stato insultato dal premier Berlusconi, anche tramite i TG di Mediaset. Soru ha deciso comunque di concedere un’intervista a Studio Aperto in onda su Italia Uno. La giornalista concorda l’intervista in macchina di Soru dato che per motivi di tempo il candidato governatore deve raggiungere altre città per il suo tour elettorale. Nasce un battibecco dato che Soru non si fida di come verranno utilizzate le sue parole nel TG di Italia Uno. 
L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori, ma in questo caso anche di creativi. L’ultima frontiera in fatto di made in Italy è la nuova opposizione interna creata dal sistema di ‘partito unico ingloba tutto’. Un modo di fare politica che è riuscito negli ultimi 17 anni a far stare assieme da una parte post-fascisti con liberali, liberal-socialisti e cattolici (oggi PDL), mentre dall’altra parte post-comunisti con liberali, cattolici-conservatori e laici-progressisti di aree diverse (oggi PD). La cosa strana è che ha messo d’accordo sia destra che sinistra! Un sistema che ha dato frutti non decifrabili dove tutti stanno con tutti, ma allo stesso tempo tutti non si sentono parte di un medesimo progetto. Insomma un homo homini lupus (tutti contro tutti) anche all’interno dello stesso partito. Ma cosa sono per questi dirigenti i partiti politici? Sono contenitori vuoti che servono per portare i voti nel momento delle elezioni. Sono partiti-coalizione dove l’importante è starci dentro senza ritegno, unico modo per essere eletti nuovamente senza uno speciale merito o una dote politica consolidata. Il vero merito? Da quello che si vede è probabilmente lo stare vicino al potente di turno per essere segnalati al leader politico del momento. Cosa ha portato questo sistema? Ha gettato al vento ideali e valori, che il popolo italiano richiede oggi con vigore, ma soprattutto la coerenza delle persone.

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