[Lumìe di Sicilia] Considerazioni sulle sortite del compagno Mosca
| lunedì 10 novembre 2008 | Scritto da ezio iacono - 221 letture |
Dalla periferia le vicende che riguardano il P.S. appaiono un po’ sbiadite, dal momento che una cosa è apprendere dai siti d’area, altro è avere contezza delle vicende quotidiane in modo diretto. A causa della distanza, infatti, le vicende appaiono e sono lontane, ma questo non vuol dire che la vita del Partito sia opaca e/o asfittica. Una certa vitalità del movimento socialista organizzato, pur dopo la batosta elettorale, è visibile ed apprezzabile e non mi riferisco esclusivamente alle 4 proposte di legge di iniziativa popolare, ma anche ad uno speranzoso ed apprezzabile dinamismo del nuovo gruppo dirigente. Nel partecipare al congresso regionale di Acireale, ho avuto modo di apprezzare la quantità e soprattutto la qualità degli interventi pronunciati in clima costruttivo e distensivo, il solo degno per un Partito che necessariamente e caparbiamente tenta di risalire la china.
Fatta questa necessaria premessa, desidererei commentare il pensiero manifestato dal Segretario della F.G.S., il compagno Francesco Mosca, intitolato “F.G.S. e Partito Socialista”. Ho avuto notevoli difficoltà a comprendere fino in fondo il pensiero di Francesco- ci siamo visti una sola volta a Montecatini nel luglio del 2007, ma tra compagni, ancor di più se pressoché coetanei, darsi del tu è quasi un obbligo – e spero che queste mie considerazioni possano tornare utili per un confronto costruttivo e non ampolloso.

“La realtà è che una sinistra prigioniera dei propri slogan genera una colossale rendita di posizione per una destra che ha le idee chiare su come smontare il codice di procedura penale, ma non sul come regolare in modo efficiente il sistema delle relazioni sindacali. Gli sbarramenti eretti da sinistra contro ogni intervento efficace su questa materia consentono alla destra di starsene con le mani in mano senza pagare pegno per questo”.

E’ passato poco più di un anno da quando Beppe Grillo
Il 26 settembre 2006, nel suo post dal titolo “Telecom: una storia italiana”, Grillo commentava le dimissioni di Tronchetti Provera : Si dimette lasciando 41 miliardi di debiti che rimangono, escludendo obbligazioni e cartolarizzazioni varie (i pagherò agli investitori), suppergiù quelli di Colaninno. Ma con in meno tutte le aziende vendute. Il colpevole è quindi chiaro. E’ il dito medio della mano invisibile del mercato. Che ha colpito tutti coloro che hanno perso il loro posto di lavoro e i loro risparmi investiti in azioni Telecom. E’ un dito che ci vede bene, benissimo. Per questo ignora manager e azionisti di controllo per i quali la Telecom è stato un grande affare, il migliore della loro vita.
Beh, a questo punto se va come un po’ tutti ci auguriamo non ci resta che ringraziare. Il compratore per la benevolenza, il venditore per tanta grazia. In questo capitalismo approsimativo, basato sull’amicizia e sull’amore, è quanto di meglio ci possa capitare.

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