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	<title>Labouratorio &#187; Liberatorio</title>
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	<description>Magazine di sperimentazione alchemica per una generazione che non c&#039;è</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jan 2012 12:41:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>[Europeismi] Un nuovo europeismo per la sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 00:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dall’ennesimo vertice europeo, annunciato come momento cruciale nel definitivo salvataggio dell’Euro, e tuttavia già fallimentare nei suoi effetti nel contrastare la crisi del debito, a fronte di una spaccatura drammatica tra il Regno Unito di Cameron strenuo difensore dell’avido capitalismo finanziario della City e il resto dell’Europa appeso alle decisioni miopi e ideologiche… <a href="http://www.labouratorio.it/2012/01/18/europeismi-un-nuovo-europeismo-per-la-sinistra/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A pochi giorni dall’ennesimo vertice europeo, annunciato come momento cruciale nel definitivo salvataggio dell’Euro, e tuttavia già fallimentare nei suoi effetti nel contrastare la crisi del debito, a fronte di una spaccatura drammatica tra il Regno Unito di Cameron strenuo difensore dell’avido capitalismo finanziario della City e il resto dell’Europa appeso alle decisioni miopi e ideologiche della Germania di Angela Merkel, noi militanti del circolo Radio Londra di SEL sentiamo fortemente la necessità di reagire, proponendo un’alternativa forte sia alla rassegnazione al crollo della moneta unica sia alla subalternità culturale all’Europa dei tagli e delle politiche di austerità.<br />
Ci rivolgiamo dunque a tutti gli iscritti, militanti e simpatizzanti di Sinistra Ecologia e Libertà con questo documento politico che ha uno scopo ben preciso: lanciare una mobilitazione forte sul piano politico e culturale per un nuovo europeismo di sinistra, che dia forza a un’idea di Europa diversa, fondata su principi democratici, attenta alle tutele sociali e tesa a ristabilire il primato della politica sull’economia e una più equa distribuzione della ricchezza.</em></p>
<p><strong>L’Europa a un passo dal baratro</strong><br />
La crisi economico-finanziaria iniziata negli USA nel 2007, ha raggiunto poco dopo l’Europa, colpendo dapprima le banche e l&#8217;economia reale, per poi tramutarsi negli ultimi due anni in una crisi del debito sovrano. Iniziata dai paesi più periferici dell’Unione la crisi è sbarcata la scorsa estate nel cuore dell’Eurozona, colpendo in modo particolare ma per niente esclusivo, il nostro paese. Ai crolli quotidiani delle borse si accompagnava l’esplosione dei tassi di interesse sui titoli di stato.<br />
Per mesi ci è stato ripetuto che la crisi dei debiti sovrani era un effetto diretto di una spesa pubblica sovradimensionata, principalmente dovuta ad un peso eccessivo del welfare, e che pertanto la ovvia e necessaria risposta politica alla crisi dovesse essere fatta di tagli e riduzione del ruolo dello stato nell’economia, in assoluta continuità con le ricette economiche rigoriste proprie del paradigma economico neoliberista.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/europe-map.gif"><img class=" wp-image-5142 alignright" title="europe-map" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/europe-map.gif" alt="" width="299" height="363" /></a><br />
Si è dunque reagito con una serie impressionante di vertici tra capi di stato, conferenze internazionali, trattative più o meno segrete, che hanno avuto come unica indicazione quella di implementare politiche di austerity volte a ridurre in tempi rapidi l’entità del debito pubblico dei paesi al centro della crisi.<br />
Queste politiche restrittive sono state a vari livelli annunciate e messe in pratica, spesso in modo improvvisato e sulla scorta di diktat e imposizioni provenienti dai vertici politici (asse franco-tedesco, o meglio il duo Sarkozy Merkel) e finanziari (BCE) dell’Europa, in nessun caso producendo un risultato apprezzabile nel fermare la corsa al rialzo dei tassi di interesse.<br />
Nel ripetersi del fallimento delle ricette economiche proposte dalle autorità politiche ed economiche dei paesi dell’Eurozona, è emersa con sempre maggiore forza una visione alternativa del processo economico in atto. Secondo questa interpretazione, la crisi del debito è la naturale conseguenza della crisi finanziaria del 2007 che ha messo in moto meccanismi speculativi inarrestabili (inarrestabili in quanto non sono stati poste in essere efficaci politiche di regolazione e controllo del sistema finanziario) che, facendo leva su difetti fondamentali nell’architettura monetaria e politica dell’Europa, si sono posti come obiettivo l’affossamento dell’Euro.<br />
Questo processo è ormai sempre più vicino al compimento. Le speranze reali di salvare la moneta unica sono ormai davvero ridotte al lumicino e le risposte di politica economica che potrebbero arrestare il processo di avvitamento della crisi non sembrano essere all’ordine del giorno.<br />
Nel momento in cui l’Europa si avvicina a passi da gigante verso la perdita della moneta unica, punta più avanzata in termini simbolici di un processo di integrazione durato 60 anni, non è più possibile ignorare le ragioni profonde di questo fallimento.<br />
Il percorso che ha portato alla nascita dell’unione monetaria è nato e si è sviluppato in un momento storico dominato da una concezione monolitica dell’economia, che poneva l’enfasi sulla riduzione del ruolo dello stato come agente economico e sulle capacità taumaturgiche di un mercato lasciato libero a sè stesso, il tutto in un contesto mondiale di globalizzazione che si traduceva in deregulation e nella definitiva liberazione del capitale dal vincolo nazionale. Il portato in termini di distribuzione della ricchezza è stato un trasferimento netto di risorse dai ceti medio bassi, tramite compressione dei salari e perdita progressiva di potere d’acquisto, al mondo del turbocapitalismo che vive di rendita finanziaria, vero responsabile della costruzione del castello di carta derivata iniziato a crollare nel 2007.<br />
Questi processi storici si sono riflessi in un processo di integrazione guidato, negli ultimi venti anni, quasi esclusivamente dagli interessi economici e finanziari, che vedevano in un mercato unico e in un’unica valuta un’imperdibile occasione di profitto, prima ancora che di sviluppo. Il trattato di Maastricht ha sugellato la nascita di un percorso fatto di vincoli di bilancio agli stati nazionali accompagnati da una dottrina monetaria europea di derivazione tedesca che vedeva nel controllo dell’inflazione l’unico obiettivo della politica economica europea, che si andava di fatto progressivamente a sostituire a quelle nazionali. Non è un caso che in queste condizioni tutti o quasi i paesi dell’Eurozona abbiano sensibilmente ridotto i proprio tassi di crescita perdendo posizioni relative rispetto al resto del mondo.<br />
Accanto a questo processo di integrazione economica è per di più mancato un altrettanto ambizioso percorso di integrazione politica. Il governo economico dell’Eurozona è, a un decennio di distanza dalla nascita dell’Euro, tuttora un miraggio, sostituito da poco comunitari vertici intergovernativi, perfino a due o tre paesi. In termini di istituzioni democratiche, siamo tuttora fermi al Parlamento Europeo, attore sostanzialmente inerte perfino in questo drammatico momento.<br />
La crisi attuale è figlia di questi errori storici e può avere conseguenze devastanti sul futuro della stessa Unione Europea. Di fronte al pericolo di frantumazione dell’Euro troverebbero gioco facile tutti i meccanismi della reazione conservatrice che, facendo leva sulla necessità di ragionare in termini di interessi nazionali, accompagnerebbero alla inevitabile recessione un contorno di guerriglia strisciante tra i paesi dell’Unione. Già si intravede il ritorno dei nazionalismi, dei fascismi, dei movimenti populisti xenofobi e perfino di una sinistra nazional statalista di risulta, che troveranno argomenti e fiato di fronte alla deflagrazione provocata dal crollo della moneta unica.<br />
<strong>Un&#8217;altra Europa è possibile</strong><br />
Gli errori commessi nel percorso di costruzione europea hanno segnato storicamente un percorso altrimenti senza precedenti nella storia. 60 anni di pace, di progresso, di sviluppo economico e avanzamento sociale sono certamente sotto gli occhi di tutti ed in particolare di quelli dei militanti dei movimenti politici progressisti e socialisti. L’idea stessa di un economia sociale di mercato, prodotto più avanzato del “compromesso socialdemocratico” che accompagna alle libertà economiche un forte sistema di welfare a sostegno della classi svantaggiate, rappresenta la punta più avanzata di organizzazione sociale mai creata nella storia, e rischia ora di scomparire sotto l’attacco coordinato di un’offensiva speculativa al debito e una offensiva ideologica all’idea stessa di welfare, condannato come tutta la spesa pubblica vista a prescindere dal suo scopo sociale.<br />
<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/UE-bandiera.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5143" title="UE-bandiera" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/UE-bandiera.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tornare indietro nel processo di integrazione sarebbe contrario ai nostri interessi, desideri e perfino alla ovvia e necessaria direzione del mondo verso un’integrazione sempre maggiore di popoli e istituzioni. La dissoluzione dell’unità politica Europea costituirebbe l’inizio di un processo generale di instabilità politica ed economica che non potrà che avere ripercussioni sostanziali sulla stabilità degli equilibri mondiali, tuttora alla ricerca di un nuovo ordine dopo la fine del mondo unipolare dominato dalla superpotenza americana.<br />
Correggere la rotta è necessario, urgente, imprescindibile.<br />
E’ di fondamentale importanza aggredire prioritariamente quella che è La questione di fondo che inficia la legittimità di tutti i progetti politici in atto: la questione democratica.<br />
A fronte di un processo di globalizzazione che ha di fatto esautorato dalle decisioni che contano i vertici degli stati nazionali che soli sono frutto di una legittimazione democratica, è compito assolutamente ineludibile quello di dotare l’Europa di istituzioni democratiche in grado di operare scelte e politiche nell’interesse e per conto dei cittadini europei.<br />
Occorre procedere senza indugio verso un cammino di integrazione politica, a livello di stati, partiti, associazioni. Un percorso federalista rispettoso dell’individualità delle parti costituenti e attento agli equilibri culturali e politici, oltre che economici.<br />
Senza affrontare la questione democratica non è possibile correggere l’impostazione economicista che ha viziato fin qui il processo di integrazione europeo. Soltanto un governo europeo legittimato dal voto popolare può essere il naturale esecutore delle esigenze di progresso, non solo economico, che attengono al popolo europeo tutto.<br />
L’ampiezza della sfida è, di fronte alla portata degli eventi in atto, assolutamente proibitiva.<br />
E’ dunque prioritario lanciare un messaggio di speranza, di coraggio, di sfida. E’ necessario un segnale politico che dica ad alta voce che di fronte al fallimento dell’Europa delle banche, dei bilanci, del rigore, e delle politiche finanziarie come orizzonte politico, noi rilanciamo la necessità del sogno europeo, di un comune destino dei popoli dell’Unione.<br />
<strong>Appello per una mobilitazione immediata</strong><br />
Per questo auspichiamo che Sinistra Ecologia e Libertà si faccia urgentemente promotrice di una manifestazione per un nuovo europeismo, che riprenda il filo spezzato del progetto federalista proprio del patrimonio della cultura socialista e progressista. Una giornata di mobilitazione per ricostruire l’Europa attorno a dei pilastri politici e sociali all’altezza della sfida, a partire dai valori internazionalisti,di pace, libertà, giustizia sociale e democrazia.<br />
Una giornata in cui chiamare a raccolta le moltitudini di cittadini che, oggi come 60 anni fa, hanno trovato nell’Europa la risposta alle loro aspirazioni professionali, di studio, di libertà, cosi come dei giovani che si sono formati nei progetti Erasmus e hanno scoperto il mondo con un interrail, che trovano lavoro e si trasferiscono in altre città d’Europa sentendosi comunque a casa.<br />
Una manifestazione che ponga le basi per una campagna in cui riunire sotto la bandiera di un europeismo di alternativa radicale tutti i movimenti politici internazionalisti, siano essi partiti socialisti o socialdemocratici, verdi, o appartenenti al variegato mondo del fronte anticapitalista. <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/PSE.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5144" title="PSE" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/PSE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un’occasione concreta per creare le basi di una nuova unità dei movimenti politici della sinistra, nel segno di un nuovo corso di politica economica, e della centralità della questione democratica.<br />
Il sociologo polacco Zygmunt Bauman circa un anno fa, diceva:<br />
“Il potere (che è capacità di realizzare le cose) e la politica (che è capacità di decidere quali cose necessitano di essere fatte) ora sono separati. Il potere è stato globalizzato, la politica è rimasta localizzata. O legata a personaggi. Queste due entità devono essere riunite in un livello sovrastatale. Questa sfida probabilmente consumerà la parte migliore della presente generazione. Ma è un obiettivo a cui dobbiamo per forza mirare.” 1<br />
60 anni prima di lui, in una piccola isoletta al largo delle coste del Lazio, dove erano stati confinati dal fascismo, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, terminavano il loro Manifesto di Ventotene con queste parole, che sono la migliore conclusione del presente appello:<br />
“Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.<br />
La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.”<br />
Note:<br />
1 lectio magistralis tenuta all’Università la Sapienza tenuta a Roma, Dicembre 2010</p>
<p>2 &#8220;<a href="http://www.labouratorio.it/2011/03/25/labouratorio-di-futuro-il-manifesto-di-ventotene/">Per un&#8217;Europa libera e unita. Progetto d&#8217;un manifesto</a>&#8220;, Agosto 1943<br />
<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/manifesto-ventotene.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5145" title="manifesto ventotene" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2012/01/manifesto-ventotene-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a></p>
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		<title>[Labouratorio 65] It&#8217;s the end of the world. As we know it</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 03:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; successo cosi, in una qualunque settimana di novembre funestata da inondazioni e altre bibliche calamità. 17 anni, 9 mesi e una manciata di giorni dalla &#8220;discesa in campo&#8221; che ha cambiato per sempre la storia di un paese e l&#8217;esperienza politica di due o tre generazioni di italiani. Per molti di noi, Berlusconi è stato… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/labouratorio-65-its-the-end-of-the-world-as-we-know-it/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/11/Lab65.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5040" title="Lab65" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/11/Lab65.jpg" alt="" width="557" height="544" /></a></p>
<p>E&#8217; successo cosi, in una qualunque settimana di novembre funestata da inondazioni e altre bibliche calamità. 17 anni, 9 mesi e una manciata di giorni dalla &#8220;discesa in campo&#8221; che ha cambiato per sempre la storia di un paese e l&#8217;esperienza politica di due o tre generazioni di italiani.</p>
<p>Per molti di noi, Berlusconi è stato la presenza che accompagnava e condizionava in modo quasi ossessivo le nostre vite in mille modi, diversi gli uni dagli altri. Ha segnato in modo quasi traumatico le dinamiche politiche e personali di milioni di italiani e non può che essere con grande emozione e partecipazione che ci si accosta all&#8217;uscita di scena di Silvio Berlusconi dalla scena politica. Nel bene e nel male. Non potevamo dunque esimerci dal dedicargli<a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-silvio-addio-presidente-berlusconi/"> il nostro personale addio</a>.</p>
<p>Non si abbiano dubbi in proposito. Con Berlusconi è finita per sempre. Nessuna miracolosa resurrezione (nonostante l&#8217;ondata di scetticismo seguita all&#8217;annuncio dato martedi delle sue prossime dimissioni) è ormai possibile per il Cavaliere, che ha ormai irrimediabilmente logorato la sua credibilità politica, come dimostrano le batoste elettorali di maggio e giugno (direttamente attribuibili a lui e a lui solo) presso gli stessi strati sociali che mai gli avevano essenzialmente voltato le spalle in quindici lunghi anni.</p>
<p>Ma nell&#8217;assaporare la gioia della libertà da un&#8217;ossessione nazionale che nel bene e nel male (2% di bene, 98% di male) ha dominato il dibattito pubblico di questo paese, non possiamo non percepire l&#8217;amaro in bocca per una sfiducia arrivata dai mercati finanziari e non dal parlamento, organo sovrano facente le funzioni del popolo di fronte al mondo e alla storia.</p>
<p>E non possiamo proprio allora, evitare di allargare lo sguardo a quello che accade intorno a noi e cercare di comprendere la cornice che tiene insieme la miriade di fatti che stanno stravolgendo il mondo in cui abbiamo vissuto tutta la nostra esistenza.</p>
<p>Riprendendo il filo tracciato da Labouratorio 2.0 in questi 11 mesi, abbiamo ripetuto in modo ossessivo compulsivo come si possa individuare nella crisi finanziaria esplosa in America nel 2007 la schicchera che ha dato il via alla discesa della pallina sul piano inclinato, dapprima lenta e poi sempre più veloce, che ha portato alla più grossa crisi economica dal 1929 a oggi, comportando a catena una serie lunghissima di crisi politiche, ultima delle quali è proprio quella che ha portato a valle i residui stantii del berlusconismo.</p>
<p>La fine del mondo è dunque arrivata. Ma di quale mondo? In questo numero proviamo a rispondere a questa semplice domanda. Finisce come detto Berlusconi. <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-della-ii-repubblica-il-fantasma-della-nuova-dc/">Finisce inevitabilmente anche la II Repubblica</a>, che di Berlusconi era l&#8217;emanazione più diretta. Ma la crisi si porta a valle anche 30 anni di pensiero unico neo,anzi ormai vetero, liberista, che in qualche modo si lega a <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-della-settima-economia-mondiale-litalia-una-crisi-nella-crisi/">una più generale abdicazione dell&#8217;economia alla finanza</a>, iniziata alla fine degli anni &#8217;70 con l&#8217;avvento al potere di Reagan in America e della Tatcher in UK.</p>
<p>Il portato politico della crisi trascina a mare anche i delicati equilibri costruiti a Bretton Woods alla fine della Seconda Guerra Mondiale.  Un nuovo ordine mondiale è ancora tutto da costruire e certamente <a href="http://www.labouratorio.it/2009/10/13/socialismi-il-socialismo-nello-scontro-di-civilta/">non potrà più essere fondato soltanto a partire da degli accordi tra stati</a> nazionali, anche perchè la globalizzazione gli stati, <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-dello-stato-breve-storia-di-una-morte-lunga-trentanni/">li sta praticamente spazzando via</a>.</p>
<p>E se proprio si vuole volare alto, si può addirittura argomentare che questa crisi è il suggello di un processo in atto ormai da molti decenni che vede <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-cinque-secoli-di-storia-la-crisi-copernico-e-the-truman-show/">la progressiva fine dell&#8217;egemonia occidentale sul mondo</a>, egemonia iniziata circa 500 anni fa&#8230;</p>
<p>Nel tentare di rispondere a queste domande ci accompagna la consapevolezza che è solo comprendendo la portata degli eventi in atto che potremo arrivare alla ricetta per sopravvivere alla valanga e immaginare e costruire un mondo nuovo.</p>
<p>Ed è in contesti come questo che bisogna rimettere tutto in discussione a partire da questioni che possono apparire banali come quella del debito pubblico di un paese. In un dibattito politico sclerotizzato dominato da un&#8217;ansia irrequieta che vede nel fardello del debito quasi un peccato originale da espiare, decontestualizzandolo dalle sue motivazioni macroeconomiche, si finisce per applicare criteri morali  della quotidianità, quelli per il quale un debito è intrinsecamente un male (come nella lingua, guardacaso, tedesca, dove la parola &#8220;schuld&#8221; vuol dire allo stesso tempo colpa e debito), al giudizio di un paese, che deve invece rispondere prioritariamente al principio della ragion di stato e in funzione dei propri obiettivi di fondo, misurare l&#8217;utilizzo che fa delle proprie politiche monetarie e di bilancio.</p>
<p>Ed è proprio l&#8217;assenza della possibilità di &#8220;stampare moneta&#8221; una delle principali, se non la principale, <a href="http://www.labouratorio.it/category/2011/07/28/si-muore-un-patto-faustiano-per-leuropa/">ragione del perdurare della crisi del debito che attanaglia i paesi dell&#8217;eurozona</a>.</p>
<p>Si vede anche da queste cose come torni in modo prorompemente la necessità di porre domande di senso, sulla direzione del mondo e sui valori che ne sono alla base. E anche questo ci dice che la crisi segna e sta segnando un prepotente ritorno alla politica, quella forte, basata sulla scelte di fondo tra alternative concrete, in una cesura netta con tre decenni di pensiero unico che di fatto avevano espropriato la politica tanto dell&#8217;interesse di una fetta crescente dell&#8217;opinione pubblica quanto della capacità di incidere davvero per modificare in un senso o nell&#8217;altro lo status quo.</p>
<p>Del resto, e&#8217; certamente la fine di un mondo, ma solo di quello che abbiamo conosciuto fin qui. Per ogni stagione che si chiude ce ne è sempre un&#8217;altra che si apre. E&#8217; dunque il momento di una discussione franca e aperta sul merito delle questioni. Questioni sulle quali torneranno ad essere rilevanti le diversità di approccio, ovvero le diverse culture politiche utilizzate per inquadrare e offrire soluzioni ai problemi. Ritorno alla politica, ritorno alle culture politiche.</p>
<p>Per questo, non ci sentiamo di condividere gli appelli a un&#8217;unità nazionale fondata su un governissimo dalla scarsa legittimazione popolare, da una nulla identità politica e da un labile rappresentatività delle varie istanze sociali. Crediamo invece sia più utile una strenua, franca, onesta campagna elettorale, da fare in tempi rapidi e anticipata da elezioni primarie per entrambi gli schieramenti dove possa emergere in tutta la sua asprezza quel dibattito alle volte clandestino tra le anime moderate e quelle più radicali.</p>
<p>Abbiamo già scritto troppo, se non fosse che questo è un numero particolare. Con la fine del mondo infatti, anche <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-labouratorio-2-0-la-felicita-non-dura-per-sempre/">Labouratorio 2.o è arrivato alla fase conclusiva</a>. Insieme a voi che ci leggete, in questi mesi ci siamo divertiti, acculturati, provocati. Abbiamo discusso e pensato e sperato. Ci siamo mandati a quel paese più e più volte, perchè in fondo, ci teniamo alle nostre opinioni più di quanto non teniamo alla buona educazione e alla diplomazia vuota di chi cerca la pace ma non la verità. Non sappiamo se per voi che ci leggete, ne sia valsa la pena.</p>
<p>Per noi certamente, rimane vero <a href="http://www.labouratorio.it/perche-labouratorio/">questo</a>.</p>
<p>Buona fine del mondo da Labouratorio!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>                      LABOURATORIO 65</strong></p>
<ul>
<li><a title="[Labouratorio 65] It’s the end of the world. As we know it" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/labouratorio-65-its-the-end-of-the-world-as-we-know-it/">[Labouratorio 65] It’s the end of the world. As we know it</a></li>
<li><a title="[La fine di...Silvio] Addio Presidente Berlusconi" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-silvio-addio-presidente-berlusconi/">[La fine di...Silvio] Addio Presidente Berlusconi</a></li>
<li><a title="[Labouratorio 3.0] Si fa la comune o si muore!" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/labouratorio-3-0-si-fa-la-comune-o-si-muore/">[Labouratorio 3.0] Si fa la comune o si muore!</a></li>
<li><a title="[La fine...della settima economia mondiale] L’Italia, una crisi nella crisi" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-della-settima-economia-mondiale-litalia-una-crisi-nella-crisi/">[La fine...della settima economia mondiale] L’Italia, una crisi nella crisi</a></li>
<li><a title="[La fine di...Labouratorio 2.0] La felicità non dura per sempre" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-labouratorio-2-0-la-felicita-non-dura-per-sempre/">[La fine di...Labouratorio 2.0] La felicità non dura per sempre</a></li>
<li><a title="[Non e' la fine...della violenza] Sui fatti di Roma e sull’estetica della violenza politica" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/non-e-la-fine-della-violenza-sui-fatti-di-roma-e-sullestetica-della-violenza-politica/">[Non e' la fine...della violenza] Sui fatti di Roma e sull’estetica della violenza politica</a></li>
<li><a title="[La fine di...cinque secoli di storia] La crisi, Copernico e The Truman Show" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-cinque-secoli-di-storia-la-crisi-copernico-e-the-truman-show/">[La fine di...cinque secoli di storia] La crisi, Copernico e The Truman Show</a></li>
<li><a title="[La fine...delle seghe movimentiste] In strada, col megafono" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-delle-seghe-movimentiste-in-strada-col-megafono/">[La fine...delle seghe movimentiste] In strada, col megafono</a></li>
<li><a title="[L'inizio di...Liberatorio] La battaglia che non farà lo studente burocrate" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/linizio-di-liberatorio-la-battaglia-che-non-fara-lo-studente-burocrate/">[L'inizio di...Liberatorio] La battaglia che non farà lo studente burocrate</a></li>
<li><a title="[La fine...dello stato] Breve storia di una morte lunga trent’anni" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-dello-stato-breve-storia-di-una-morte-lunga-trentanni/">[La fine...dello stato] Breve storia di una morte lunga trent’anni</a></li>
<li><a title="[La fine...della II Repubblica] Il fantasma della nuova DC" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-della-ii-repubblica-il-fantasma-della-nuova-dc/">[La fine...della II Repubblica] Il fantasma della nuova DC</a></li>
<li><a title="[La fine...dell'editing] Grande Show Stile Europeo" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-dellediting-grande-show-stile-europeo/">[La fine...dell'editing] Grande Show Stile Europeo</a></li>
<li><a title="[La fine di..tangentopoli] I “compagni” son corrotti? E’ colpa del piano regolatore!" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-di-tangentopoli-i-compagni-son-corrotti-e-colpa-del-piano-regolatore/">[La fine di..tangentopoli] I “compagni” son corrotti? E’ colpa del piano regolatore!</a></li>
<li><a title="[La fine...del Porcellum] Non è il maiale che diventa vecchio,ma il vecchio che diventa maiale" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-del-porcellum-non-e-il-maiale-che-diventa-vecchioma-il-vecchio-che-diventa-maiale/">[La fine...del Porcellum] Non è il maiale che diventa vecchio,ma il vecchio che diventa maiale</a></li>
<li><a title="[La fine del... regime partitocratico] La truffa del referendum elettorale" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/la-fine-del-regime-partitocratico-la-truffa-del-referendum-elettorale/">[La fine del... regime partitocratico] La truffa del referendum elettorale</a></li>
<li><a title="[It's not the end of...Marco Pannella] La fantasia come necessità" href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/its-not-the-end-of-marco-pannella-la-fantasia-come-necessita/">[It's not the end of...Marco Pannella] La fantasia come necessità</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[L&#039;inizio di...Liberatorio] La battaglia che non farà lo studente burocrate</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 01:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Ciuffoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si inaugura cosi la rubrica Liberatorio, dove quel &#8220;destro&#8221; del nostro fondatore possa esprimere le proprie opinioni fuorilinea, ma sempre accattivanti e positivamente provocatorie. “Cari Presidi, scriviamo da una terra lontana, parole che forse non siete più in grado di capire”. Così inizia la risposta del Collettivo degli studenti delle scuole superiori di Pontedera alla lettera… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/11/09/linizio-di-liberatorio-la-battaglia-che-non-fara-lo-studente-burocrate/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si inaugura cosi la rubrica Liberatorio, dove quel &#8220;destro&#8221; del nostro fondatore possa esprimere le proprie opinioni fuorilinea, ma sempre accattivanti e positivamente provocatorie.</strong></p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/libera.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5027" title="libera" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/libera.jpg" alt="" width="569" height="110" /></a></p>
<p>“Cari Presidi, scriviamo da una terra lontana, parole che forse non siete più in grado di capire”. Così inizia la risposta del Collettivo degli studenti delle scuole superiori di Pontedera alla lettera che i presidi di varie scuole toscane avevano indirizzato ai ragazzi per dire loro che la scuola pubblica non si difende con le occupazioni. Più che una risposta pare piuttosto un pessimo comunicato sindacale, scritto da burocrati del piagnisteo con piglio che in certi tratti si gonfia addirittura di vaga prepotenza.</p>
<p><a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/okkupazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4970" title="okkupazione" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/okkupazione-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p>“Voi dove eravate – chiedono gli studenti ai presidi &#8211; quando la cultura, che – ovviamente – noi difendiamo era calpestata, derisa, ridicolizzata da grandi fratelli e idiozie televisive, quando l’informazione si faceva sempre di più disinformazione di regime?”. “Forse – concludono in un climax privo di logica e di misura – eravate a dire che la legge è legge, che va applicata! Probabilmente dissero così anche i Presidi quando nel 1938 furono emanate le leggi razziali”.</p>
<p>Se è stato scritto da studenti delle scuole superiori vale almeno l&#8217;attenuante che in genere quella è l&#8217;età di chi crede d&#8217;aver capito tutto del mondo e invece non ha capito un bel nulla. Ci siamo passati tutti. Ed ormai quello delle occupazioni autunnali delle scuole superiori è un rito che si ripete con noiosa precisione, più puntuale di una fungatura in ottobre; ed ogni volta porta con sé tutta una serie codificata di slogan, che poi sono sempre i soliti con la variazione del numero dell&#8217;articolo di legge da citare per far credere che si sa di cosa si parla.</p>
<p>Da molti anni ormai, ogni autunno la scuola italiana dedica una settimana del proprio calendario allo svago protestatario di migliaia di adolescenti. Cosa di per sé innocua, salvo i danni agli istituti, e per certi versi anche formativa, non fosse proprio per il vacuo piagnisteo che accompagna tale rito. Tanto che verrebbe da proporre un patto agli studenti: occupate pure, ma almeno risparmiateci il dover leggere frasi come quelle di cui sopra.</p>
<p>Una cosa però, i ragazzi l&#8217;azzeccano, quando scrivono: “La Vostra generazione ci consegna un paese sull’orlo di un abisso economico, pieno di privilegi e di marciume”. Vero, verissimo. Ma in tutto questo voi, gli studenti, dove eravate? Nelle solite piazze, con la solita bocca piena di slogan di altri, non a difendere il vostro futuro, che altrimenti qualcosa forse l&#8217;avreste ottenuto, ma a farvi avanguardia non già del cambiamento, ma della conservazione del marciume.</p>
<p>E c&#8217;è da credere che anche quest&#8217;anno avremo occupazioni e manifestazioni che i media ci racconteranno colorate e festose. Partecipate molto più di iniziative come quella che il 6 ottobre i Radicali porteranno avanti contro i contributi silenti di fronte alle sedi, anche quella fiorentina, dell&#8217;Inps. <a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/contributisilenti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4971" title="contributisilenti" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/10/contributisilenti.jpg" alt="" width="256" height="192" /></a>L&#8217;ente presieduto da quell&#8217;Antonio Mastrapasqua che troppo ottimisticamente ha dichiarato che “s<em>e dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Ottimista nel credere che questo sia un paese in cui esistano giovani disposti a lottare per i propri diritti. Silenti, infatti, non sono i contributi sottratti a lavoratori con la promessa bugiarda che un domani avranno una pensione che invece non ci sarà. Silenti sono quei ragazzi che preferiscono ripetere da vent&#8217;anni i soliti noiosi slogan del proprio vacuo piagnisteo.</em></p>
<p><strong>Tommaso Ciuffoletti, 32 anni, non ha bisogno di presentazioni. Non qui almeno.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>«Cari Presidi, colpa vostra se l’Italia è un paese per escort»</em></p>
<p><em>«Cari Presidi scriviamo da una terra lontana, parole che forse non siete più in grado di capire. Siamo gli studenti del collettivo delle scuole superiori di Pontedera, cinque scuole superiori, quasi cinquemila alunni. Insieme, in questo collettivo, dopo un anno di proteste condivise, dopo nove giorni di occupazione condotti senza far danni, facendo proposte, incontrando esperti, assessori, senatori, gruppi musicali. Siamo ancora insieme dopo una fiaccolata per festeggiare insieme l’Unità d’Italia e ancora insieme dopo un concerto di fine anno in difesa della scuola pubblica. Insieme, noi studenti, qualche professore, qualche genitore, qualche operaio della Piaggio, qualche amministratore e poco altro. Insieme a discutere, a fare politica, a impegnarci come in una fortezza, ultimo baluardo prima della deriva, ultimo baluardo che crede ancora nella scuola pubblica che difende ancora la cultura e la bellezza, quella vera, quella che ci guida per il domani e non quella inutile e triste di una escort».</em></p>
<p><em>«Ultimo baluardo di un paese alla deriva che non crede più nella solidarietà ma che diventa ogni giorno più solo e più cattivo. Noi siamo qui. Ancora a ritrovarci, ancora a guardarci negli occhi ancora a parlare, ancora. E voi? Voi dove eravate quando a poco a poco la scuola, e con essa il futuro di un intero paese, veniva scippata, derubata, quando a poco a poco tagliavano i bilanci, le ore, i professori, i banchi, la carta, le iniziative? Voi dove eravate mentre a poco a poco aumentavano le spese militari, le spese per la politica, le spese per le scuole private, per i privilegi, per le caste? Voi dove eravate quando si precarizzava il lavoro nel nome del libero mercato e della concorrenza, quando i vostri diplomati non sapevano dove sbattere la testa per trovare un lavoro? Voi dove eravate quando la cultura, che noi difendiamo era calpestata, derisa, ridicolizzata da grandi fratelli e idiozie televisive, quando l’informazione si faceva sempre di più disinformazione di regime? Forse dietro scrivanie ad applicare circolari contraddittorie e inapplicabili, contrarie al buon senso, contrarie a chi vuol difendere il diritto di una scuola pubblica di tutti e per tutti. Forse a dire che la legge è legge, che va applicata! Probabilmente dissero così anche i Presidi quando nel 1938 furono emanate le leggi razziali, forse dissero così, sicuramente dissero così».</em></p>
<p><em>«La Vostra generazione ci consegna un paese sull’orlo di un abisso economico, pieno di privilegi e di marciume, una mignottocrazia dove la cultura, quella che noi vogliamo difendere, ha meno valore di un calciatore panchinaro del Frosinone o di una velina semiscoperta di un programma in tarda serata. Ci dispiace ma non accettiamo le Vostre lezioni su come protestare, se Voi aveste saputo farlo a quest’ora non saremmo qui, a quest’ora avremmo un altro tipo di scuola. Ci dispiace ma la Vostra lotta, se lotta c’è stata, è fallita, le Vostre parole ormai sono vuote, forse inutili, smentite dai fatti, rinnegate dalla storia. Forse occuperemo, forse metteremo in atto altre forme di protesta o forse non faremo niente, ma non saranno le Vostre parole a dirci come fare. Incontriamoci, guardiamoci negli occhi, perché così bisogna fare, costruiamo insieme, senza ruoli. Ma niente lezioni e niente moralismi, per favore, la scuola non ne ha bisogno».</em></p>
<p><em>Collettivo scuole superiori di Pontedera</em><br />
<em>03 ottobre 2011</em></p>
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		<title>[Alienamenti] Di Breivik o delle colpe della nuova destra</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 21:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Enrico Peroni, new entry su Labouratorio, riprende il tema dell&#8217;eccidio norvegese inaugurato la scorsa settimana da questo bellissimo pezzo di Tommaso Gazzolo. Sarà mica il caso di leggerli entrambi? Chi diffonde paure inesistenti è colpevole: di procurato allarme, di rischi per la società e per i singoli individui. Se chi diffonde queste paure lo fa per… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/08/30/alienamenti-di-breivik-o-delle-colpe-della-nuova-destra/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Enrico Peroni, new entry su Labouratorio, riprende il tema dell&#8217;eccidio norvegese inaugurato la scorsa settimana da <a href="http://www.labouratorio.it/2011/07/28/alienamenti-di-breivik-o-della-prospettiva-dallalto/">questo bellissimo pezzo di Tommaso Gazzolo</a>. Sarà mica il caso di leggerli entrambi?</strong></em></p>
<p>Chi diffonde paure inesistenti è colpevole: di procurato allarme, di  rischi per la società e per i singoli individui. Se chi diffonde queste  paure lo fa per ottenerne un vantaggio elettorale, inoltre, è due volte  colpevole. Perché dicendo le bugie e prendendo voti si compie un furto.<br />
La  nuova destra populista radicale, capace di raggiungere brillanti  risultati elettorali accarezzando pregiudizi e stereotipi contro  immigrati e/o minoranze etniche, era quindi, fino al 22 di Luglio del  2011, colpevole di procurato allarme, di istigazione all’odio e di  furto. Da quel giorno è colpevole anche di essere stata la base  ideologica di un attentato terroristico che ha avuto come vittime la  classe dirigente giovane di uno dei partiti socialdemocratici e  riformisti migliori del mondo.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/Giornale-islam-300x182.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4857" title="Giornale-islam-300x182" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/08/Giornale-islam-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p>Vittime giovani. Giovani impegnati in  politica. Per una politica migliore. Migliore perché aperta al mondo,  capace di accogliere i principi e i valori dell’eguaglianza, della  giustizia, della solidarietà, dell’accoglienza del diverso.<br />
La nuova  destra radicale europea si è forgiata sui principi opposti. Odio e paura  sono le parole chiave della nuova destra. Odio contro il diverso per il  solo fatto di essere diverso. Odio contro chi vuole una società aperta.  Odio nei confronti del principio comune alle tradizioni socialista  riformista, liberale democratica e cattolica per il quale la persona ha  una propria intrinseca dignità e che l’individua abbia per sé una serie  di diritti civili, politici e sociali. E paura. Principalmente due  paure. Una concreta, dei ceti medio-bassi, di perdere alcuni diritti  sociali a favore di qualcuno che non si ritiene degno di averli perché  non è nato in un determinato luogo o non ha il colore della pelle, la  religione, gli usi o i costumi uguali a quelli locali. E una simbolica,  tipica di ogni ceto sociale, di perdere la propria identità. Etnica,  nazionale. Inventata o reale. La propria identità che, per assurdo, in  molti casi, è stata già persa quando nascono questi movimenti  identitari. Ne sono un esempio le Fiandre: quando il cattolicesimo che  teneva unita la società è stato indebolito dallo sviluppo economico e  soprattutto dalla secolarizzazione della società, si sono rafforzati i  movimenti indipendentisti. Spesso razzisti anche con gli immigrati  (Vlaams Belang), o per lo meno intolleranti con i valloni (quasi tutti  gli altri partiti delle “ricche” Fiandre).<br />
In breve le paure e i  pregiudizi sono stati usati per rafforzare l’ideologia dell’odio, che  sente l’Europa “invasa” dagli immigrati, indebolita nel suo vigore  etnico dalle politiche delle forze progressiste e di sinistra, umiliata  per via della perdita della propria purezza. A questo proposito valgono  due riflessioni ulteriori di carattere storico, una valida per  l’antichità, una per la storia contemporanea.<br />
La prima, necessaria, è  quella relativa alla purezza e all’etnia (o alle etnie) europea  (europee). L’Europa è stata e sempre sarà un crogiuolo di popoli:  linguisticamente si vede, dal punto di vista biologico non ne parliamo.  Le pianure russe ad est sono una porta d’accesso all’Europa così  semplice da rendere impossibile nella Storia la creazione di uno spazio  etnico chiuso nel nostro continente.. Inoltre, la grandissima facilità  di spostamento per via dei climi temperati, ha prodotto sempre  migrazioni e commerci intraeuropei impossibili in continenti disposti  nord-sud come America e Africa. Riassumendo, la forza dell’Europa antica  e la sua superiorità tecnologica si devono alla mescolanza etnica e  alla disposizione geografica del continente. Di purezza, nessuna.<br />
La  seconda è quella relativa alla situazione degli Stati europei  all’indomani delle due guerre mondiali. Nel 1946 una eredità il Nazismo  l’aveva lasciata. Gli Stati europei erano tutti – ripeto, tutti –  diventati omogenei dal punto di vista linguistico-culturale. Le  costruzioni nazionali dell’800 avevano creato nazionalismi che nel 900  hanno portato a Stati monoculturali. L’Italia, la Francia, la Spagna,  l’Austria, la Polonia (ecc) nel 1946 erano stati senza minoranze  etniche. Le migrazioni intraeuropee per portare ad una teorica  omogeneità culturale hanno prodotto un fatto assurdo. Nel 1946 essere  nazionalisti nella maggior parte dell’Europa significava avere le armi  spuntate: non c’erano piú minoranze etniche da usare. L’idea della  guerra era mal vista dopo che due generazioni erano state bruciate nei  campi di battaglia. Infine, il terzo motore possibile del razzismo, la  povertà, venne derubricato rapidamente grazie alle politiche del Piano  Marshall da un lato e al fallimentare ma stabilizzante sistema comunista  dall’altro.<br />
Queste due riflessioni sono utili per comprendere da una  parte il limite dell’ideologia neofascista, che non parla più di una  superiorità razziale ma che sostiene la superiorità dell’Europa su basi  economiche o sociali che non hanno senso alla luce della considerazioni  fatte. Dall’altra parte si può capire lo shock di vasti strati sociali  della popolazione europea cresciuti in un contesto di omogeneità  culturale profonda, quasi eccessiva. Fino al 1970-75 la gran parte della  Francia non conosceva la multiculturalità (fa eccezione Parigi), fino  al 1995 Spagna e Italia avevano tassi d’immigrazione risibili. Ad Est la  storia è un po’ diversa: si puó dire che la cappa comunista aveva  azzerato i problemi interetnici con la polizia militare.. Finito il  comunismo molti postcomunisti hanno riscoperto vecchi attriti  (Jugoslavia, Slovacchia-Ungheria) e soprattutto miti di grandi stati,  inventandosi umiliazioni storiche (La Grande Ungheria, la  Grande-Romania, la Grande Moravia).</p>
<p>Tutto questo fino ad oggi  aveva prodotto disastri nelle coscienze, nelle urne e nell’umiliazione  di diritti di minoranze ed immigrati. Il 22 di Luglio ha prodotto 2  attacchi terroristici. E’ forse ora che tutti in Europa cominciamo a  fare un muro contro questa nuova destra, uscendo dall’errore enorme di  considerarlo un attore con cui si puó dialogare. L’FPO di Strache o il  VB nelle Fiandre, il Front National in Francia e alcuni personaggi della  Lega Nord in Italia (e si puó ovviamente continuare) sono da  considerare come soggetti minanti la nostra società, il nostro modello  sociale, la nostra cultura, la nostra libertà, i nostri diritti. Non  solo per le politiche razziste che pongono in essere. Ma anche perché  con le loro parole di odio e paura aizzano gli squilibrati.<br />
E’ ora  che tutti, la sinistra riformista ma soprattutto la destra moderata  mettano una linea. Un argine. Una trincea. Chi non lo farà sarà  colpevole. Di procurato allarme, di istigazione all’odio, di furto di  voti. E di contribuire a costruire il clima da cui la violenza razzista  trae alimento.</p>
<p><strong>Enrico Peroni, scambiato per serbo in Serbia, per  tedesco in Germania, per svizzero in Spagna e per inglese a Roma, è  veneto da diverse generazioni e sogna l&#8217;Europa Unita fin dalla  fanciullezza. Fondatore di un&#8217;associazione ghei a 19 anni in una città  piccolo borghese del nordest, innamorato della Spagna e dei suoi  abitanti di sesso maschile, ad oggi Segretario di Partito della stessa  città di cui sopra.</strong></p>
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		<title>[Si Muore] Una rosa per i compagni</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 00:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Pugliese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I tragici fatti norvegesi meritavano di essere ricordati anche qui su Labouratorio, la cui spina dorsale, vale la pena ricordarlo, sono tanti giovani socialisti europei. Uno di loro è il nostro Matteo Pugliese, a cui abbiamo chiesto di scrivere i suoi pensieri sull&#8217;accaduto. L’AUF, la Lega dei Giovani Labouristi, ha cresciuto generazioni di socialdemocratici norvegesi. Come… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/07/28/si-muore-una-rosa-per-i-compagni/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>I tragici fatti norvegesi meritavano di essere ricordati anche qui su Labouratorio, la cui spina dorsale, vale la pena ricordarlo, sono tanti giovani socialisti europei. Uno di loro è il nostro Matteo Pugliese, a cui abbiamo chiesto di scrivere i suoi pensieri sull&#8217;accaduto.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">L’AUF, la Lega dei Giovani Labouristi, ha cresciuto generazioni di socialdemocratici norvegesi. Come la Norvegia, anche la giovanile del Partito Labourista si tiene in disparte dagli organismi internazionali, ma questo non rende il legame coi compagni meno forte. Una giovanile fatta di giornate sui prati bagnati dal debole sole scandinavo, in stile ‘scout’, ma anche di educazione alla politica fondata su credibilità, responsabilità, rigore, concretezza, solidarietà. Prati come quello di Utoya, definito dallo stesso premier labourista Stoltenberg ‘paradiso della sua giovinezza’, trasformato in un mostruoso incubo di morte. E’ difficile superare il profondo dolore, snebbiare la mente dalla disperazione e il viso dalle lacrime, ma provo a farlo per dare qualche risposta, qualche rassicurazione, qualche motivo per sperare.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/07/norvegese.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4677" title="norvegese" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/07/norvegese.jpg" alt="" width="302" height="458" /></a><br />
Sbaglia chi classifica la strage di Utoya come il gesto di un folle isolato, come un fatto tragico, inevitabile ed imprevedibile. Le vite di quasi cento giovani animati dalla passione politica, da uno spirito civico, o semplicemente dal sentirsi parte di una grande Idea, non sono state falciate per caso, annichilite da un fatto di cronaca nera ascrivibile alla psicologia criminale. Questi cento giovani spazzati via da una furia fredda e calcolatrice sono le vittime innocenti di un fenomeno antico che serpeggia come un fiume carsico.<br />
La ‘società aperta’ vessillo del primo ministro Stoltenberg è figlia di una lunga tradizione scandinava di politiche progressiste, dallo svedese Olof Palme alla stessa ex premier norvegese Gro Harlem Brundtland (anche lei poche ore prima sull’isola e nel mirino di Breivik), esempi di coraggiosa intransigenza verso le ingiustizie interne ed esterne, verso le forme di intolleranza e disparità di genere.<br />
L’isola di Utoya, di proprietà del Partito Labourista, ha visto crescere lo stesso Stoltenberg in quella cultura generosa e contestatrice&#8230; La Norvegia durante i suoi mandati ha consolidato lo stato sociale, la solidarietà e la tolleranza per il diverso, elementi insopportabili per un cancro sotterraneo di cui Anders Breivik si è fatto portatore. L’odio per il multiculturalismo e l’intolleranza si sono insinuati nella pacifica società norvegese ed hanno scosso con violenza le abitudini quotidiane dei suoi abitanti.<br />
Perché i labouristi? Perché sono stati alfieri di questa politica progressista e difensori degli emarginati. Perché i giovani? Perché recidere il germoglio è il modo più sicuro per negare un futuro a quell’Idea.<br />
Eskil Pedersen, leader dei giovani labouristi, ancora traumatizzato dall’esperienza vissuta in prima persona sull’isola, racconta con la voce rotta di “giovani che si battono perché un essere umano non venga discriminato per il colore della propria pelle o per la sua fede religiosa. Giovani che credono negli ideali di tolleranza e antirazzismo. Il nostro impegno si moltiplicherà, è questo il modo per onorare i nostri compagni uccisi. Noi non ci faremo zittire. Mai.”<br />
Quanto alle vergognose tesi di Vittorio Feltri per cui i giovani sono stati degli “incapaci, egoisti e rammolliti” in quanto nessuno abbia avuto il coraggio di immolarsi lanciandosi sull’attentatore, ci auguriamo solo che venga espulso dall’Ordine dei giornalisti con disonore. E’ un insulto infame addossare la colpa su innocenti ragazzi terrorizzati e presi di sorpresa. (Nonostante non siano mancati disperati tentativi di fermare l’attentatore da parte di un poliziotto fuori servizio, vicino alla famiglia reale, abbattuto all’istante).<br />
Già iniziano a circolare commenti giornalistici e pareri di esperti sul profilo psicologico del massacratore Breivik. Si fa a gara tra i radical-chic nel brillare per falso garantismo, definendo l’ergastolo inadeguato ed inumano alla situazione. Io penso che la funzione rieducativa della pena in certi casi debba essere esclusa, in quanto non c’è giustificazione per uno dei peggiori atti che l’uomo possa compiere, preparato per anni con cura e freddezza, calcolato nei particolari e compiuto con tranquillità. Chi si fingeva morto veniva freddato alla testa per sicurezza. Beivik ha affermato tramite il suo avvocato che l’azione è stata “crudele ma necessaria”, quindi consapevole della gravità e capace di intendere e di volere. La storia ha conosciuto in altre epoche simili situazioni, a cui la società civile e democratica ci ha disabituato, tanto dal tendere a concepire una strage come un gesto folle. La lucidità di Breivik dimostra il contrario, è un fenomeno sociale e politico sottovalutato e pericoloso, una condanna esemplare servirà non solo a lenire l’immenso dolore delle famiglie e degli amici, ma anche a prevenire in parte future intolleranze.<br />
La crisi profonda che attraversa l’Europa è culturale prima che politica. Fatti economici e xenofobia sono figli dello stesso fallimento della classe dirigente europea, votata all’autoconservazione e manchevole di una politica comunitaria di sviluppo democratico. O si fa l&#8217;Europa o si muore. Il Vecchio Continente è chiamato all&#8217;ennesima prova, superare il terrore, ritrovare lo spirito di Ventotene. Possa l&#8217;Europa imparare una lezione indelebile, uno di quegli eventi che non vorremmo mai ricordare negli annali. La risposta, come ha affermato Stoltenberg, è più forza e più democrazia, non dimenticando che per Goethe &#8220;la tolleranza dovrebbe essere una fase di passaggio. Dovrebbe portare al rispetto.&#8221;</p>
<p><strong>Matteo Pugliese, 20 anni, giovane compagno socialista europeo. Proprio come loro.</strong></p>
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		<title>[Retoricamente] Per tutti quelli che &#8220;eh, ma siamo in Italia&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gionny</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlare del merito dei referendum in questo periodo,di barbara faziosità politica dove anche i referendum sono diventati arma politica per entrambi le parti,pare un esercizio impossibile e non intendo affrontarlo. Cercherò di affrontare una questione,di gran lunga più importante dei quesiti referendari, cioè la questione che viene tirata fuori dai vari comitati dei NO,spesso i più… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/retoricamente-per-tutti-quelli-che-eh-ma-siamo-in-italia/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare del merito dei referendum in questo periodo,di barbara faziosità politica dove anche i referendum sono diventati arma politica per entrambi le parti,pare un esercizio impossibile e non intendo affrontarlo.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/italia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4627" title="italia" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/italia.jpg" alt="" width="372" height="418" /></a></p>
<p>Cercherò di affrontare una questione,di gran lunga più importante dei quesiti referendari, cioè la questione che viene tirata fuori dai vari comitati dei NO,spesso i più sprovveduti, per opporsi a qualsiasi grande opera in questo paese richieda un notevole sforzo economico. Ovvero che in Italia per l’illegalità dilagante per l’infiltrazione mafiosa o per il malcostume politico tutto debba bloccarsi, nessun ponte dovrà essere costruito,nessuna centrale nucleare dovrà essere progettata non perché si contesta l’utilità di un progetto,non perché si ritiene sbagliato,come secondo me è,costruire centrali nucleari adesso ma perché “si sa come vanno a finire le cose in Italia”. Questo atteggiamento abbastanza qualunquista e conservatore ci fa capire quanta poca fiducia riponiamo nella collettività e nella politica che senza dubbio non offrono esempi positivi ma non rispecchiano la realtà di un paese che può e deve credere in sé. Ed è proprio questo sentimento di sfiducia nella collettività e quindi nel prossimo che aumenta i processi di mal costume perché è sintomo di un’assuefazione che porta solo ad isteriche indignazioni e ci fa rifuggire dal confronto con l’altro e con le nuove esperienze. Questo atteggiamento rinunciatario porta solo alla morte civica di una nazione perché fa perdere l’amore per essa,quell’amore senza cui nulla potrà mai migliorare ed è destinato anzi a peggiorare perché se non si crede più nel proprio paese non si crede in chi ci sta intorno per cui l’unico punto di riferimento non potrà che essere il nostro tornaconto personale.</p>
<p>E mi mortifica sentirlo dire sopratutto dai miei coetanei perché se davvero non crediamo che il motivo per cui non si possa costruire una centrale nucleare sia perché temiamo l’infiltrazione mafiosa allora ragazzi emigriamo e lasciamo questo paese in mano ai nostri coetanei che sono disposti a perdere la vita in mare per arrivare in questo paese che forse si meritano più di noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Nucleare] Perchè da nuclearista convinto voto SI al referendum…</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isidoro Niola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nucleare sì o nucleare no è l’ultimo tormentone che affligge il Belpaese che venticinque anni ha deciso di mettere una pietra sopra alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare e che oggi è chiamato di nuovo a pronunciarsi sul tema. E così, ovviamente, non poteva mancare la divisione da stadio tra chi evoca scenari apocalittici… <a href="http://www.labouratorio.it/2011/06/09/nucleare-perche-da-nuclearista-convinto-voto-si-al-referendum%e2%80%a6/" rel="bookmark">LEGGI ANCORA ...</a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Nucleare sì o nucleare no è l’ultimo tormentone che affligge il Belpaese che venticinque anni ha deciso di mettere una pietra sopra alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare e che oggi è chiamato di nuovo a pronunciarsi sul tema.<a href="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/berlunucl.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4551" title="berlunucl" src="http://www.labouratorio.it/wp-content/2011/06/berlunucl.jpg" alt="" width="263" height="191" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E così, ovviamente, non poteva mancare la divisione da stadio tra chi evoca scenari apocalittici in caso di ritorno al nucleare e chi, invece, in assenza di tale ritorno, preannuncia un’Italia alla canna del gas (non solo in senso metaforico, in quanto senza nucleare la dipendenza italiana dal gas – prevalentemente russo e libico &#8211; sarebbe ancora molto marcata).</p>
<p style="text-align: justify;">Ad avere la meglio è stata però la disinformazione sia da parte di chi sostiene il nucleare sia da parte di chi lo avversa.</p>
<p style="text-align: justify;">E quindi cominciamo col dire che il Piano di ritorno al nucleare è quanto di più strampalato Governo e Parlamento abbiano potuto produrre. Il tema è certamente delicato e, proprio per questo, imponeva chiarezza e ricerca del consenso (non quello dei sondaggi della Piepoli!) così da giungere all’attuazione del Piano in un clima di condivisione che fosse la più ampia possibile. E, invece, la partenza è stata contraddistinta da una serie di annunci roboanti e altisonanti che lasciavano chiaramente intendere che un’ottima occasione era stata persa: prima pietra entro il 2013, primo KWh prodotto entro il 2018; abbattimento della bolletta energetica del 20-30%! Del resto, dubito che questo Governo e questa maggioranza abbiano mai creduto veramente al nucleare in quanto se l’avessero fatto veramente, i suoi membri sarebbero andati in giro per il Paese a spiegare che i &#8220;pro&#8221; erano superiori ai &#8220;contro&#8221;, senza negare che esistano dei &#8220;contro&#8221; (ad. es. le spese di smantellamento o la localizzazione delle scorie). E se avessero creduto veramente nel nucleare avrebbero individuato nei tempi originariamente previsti i siti per la localizzazione degli impianti e delle scorie evidenziando le cd. “misure di compensazione” previste dal Piano, vale a dire i vantaggi economici che i territori che avrebbero ospitato centrali o siti di smaltimento ne avrebbero ricavato.  Però, la data individuata per tali annunci era troppo a ridosso delle elezioni regionali e il rischio <em>debacle</em> elettorale era troppo grande per potersi esporre individuando i territori interessati, che poi di fatto non sono stati più individuati. Alla faccia della politica industriale che guardi al lungo periodo! Senza contare poi che alla famosa Agenzia per la sicurezza del nucleare, scelti (dopo non poche liti nel Governo) i membri (presidente il senatore PD Umberto Veronesi), non è stato concesso un euro per svolgere la propria attività tanto che non ha neanche una sede (i membri si riunivano al tavolo di un bar!). Alla faccia della piena fiducia nel rilancio del nucleare!</p>
<p style="text-align: justify;">Per convincere i più scettici, si è allora puntato il dito sulla forte dipendenza energetica dell’Italia dall’estero (dato inconfutabile) e sul peso che lo sviluppo delle fonti rinnovabili aveva nella bolletta degli italiani (anche questo dato inconfutabile). Ma, del resto, neanche il nucleare poteva essere a costo zero per gli utenti finali visti gli ingentissimi costi necessari per la realizzazione delle centrali, per assicurarle in caso di incidenti, per smaltirne i residui e per bonificarle dopo la loro chiusura (eh sì, perché un impianto nucleare non dura per sempre!). Ad esempio, sui costi finanziari per costruire le centrali (cioè, il costo del denaro che i costruttori avrebbero richiesto alle banche) e sui costi assicurativi nulla si è detto come se non entrassero anch’essi in gioco e non fossero tra quelli più onerosi da sopportare. Ragion per cui era inevitabile (ma, in realtà, anche giusto) che (almeno in parte) questi costi sarebbero stati poi traslati in bolletta (come, del resto, accade in tutto il mondo).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche sul fronte dei detrattori non è mancata la disinformazione. In primis, questa famosa alternativa nucleare/rinnovabili è una panzana. Gli impianti nucleari permettono una produzione cd. &#8220;baseload&#8221; (cioè costante durante l&#8217;arco della giornata essendo fonti cd. programmabili). Al contrario, l&#8217;energia rinnovabile (tranne l&#8217;idroelettrico) è per definizione non programmabile in quanto per produrre i relativi impianti hanno bisogno che ci sia il sole o che soffi il vento (e questo non lo si può prevedere). Inoltre, ad oggi, non è ancora possibile l’accumulo di energia prodotta, la quale quindi deve essere consumata nello stesso momento in cui viene prodotta. La stessa Germania, ad esempio (a prescindere dalla scelta scellerata di chiudere le centrali entro il 2022 dopo aver indotto un bel po&#8217; di investitori a spendere miliardi di euro) combina nucleare e rinnovabili. Le rinnovabili da sole non bastano e non possono sostituire le fonti di produzione convenzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, non si può tacere circa il fatto che senza nucleare l&#8217;Italia non raggiungerà mai gli obiettivi del famoso 20-20-20 concordati a livello comunitario. Infatti, gli impianti di produzione da energia nucleare sono a emissioni zero così che proprio il raggiungimento di obiettivi di politica ambientale potrebbe spingere gli Stati membri nella direzione del nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò, orientarsi al voto al referendum è difficile. Per quanto mi riguarda, io voto SI&#8217; al referendum, pur non avendo niente di contrario al nucleare, perchè piuttosto che tornare al nucleare come pensa(va) di fare il Governo, preferisco farne a meno. Gli investimenti richiesti sono troppo elevati per affidarli ad un manipolo di dilettanti allo sbaraglio. So che la vittoria dei SI&#8217; (e, ovviamente, il raggiungimento del quorum) di fatto sarebbe per almeno altri 25 anni la pietra tombale sul ritorno al nucleare ma, se così fosse, la responsabilità più grande non sarebbe di ambientalisti e comitati referendari (che difendono le loro legittime idee) quanto di chi ha proposto il rilancio del nucleare non credendoci fino in fondo e non avendo la più pallida idea della materia di cui stava trattando. Se questi ultimi avessero sin da subito cominciato quell’opera necessaria di (corretta) informazione al fine di coinvolgere l’intera società nel progetto di rilancio del nucleare, gli italiani non si sarebbero fatti spaventare dall’incidente di Fukushima perché si sarebbero resi conto che esso aveva riguardato un impianto vetusto (non come quelli che sarebbero dovuti essere costruiti da noi) e, per lo più,  situato in una zona sismica (dove la legge italiana espressamente vieta la costruzione di infrastrutture di questo tipo). E poi si sarebbero resi conto che in Giappone 17 delle 18 centrali nucleari installate avevano resistito ad uno tsunami! E, invece, tocca sentire Chicco Testa che dice in televisione che è vero che a Chernobyl ci sono stati dopo l’incidente del 1986 4.000 bambini malati di cancro ma solo 15 di questi sono morti. Come se un cancro è un raffreddore e come se un cancro (come un raffreddore) è qualcosa che va via da solo o con cui ci si convive senza troppe preoccupazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tirando le somme, direi che l’argomento è troppo importante e gli investimenti in ballo troppo ingenti per affidarli a questo manipolo di sbandati e se il SI’ al referendum significa buttare via il bambino con l’acqua sporca, poco importa, quel bambino è ormai affogato da tempo nelle acque torbide della demagogia e della disinformazione così si tratterebbe di buttare via un cadavere, al quale va garantita una degna sepoltura…Come al progetto di italiano di tornare al nucleare.</p>
<p><strong>Isidoro Niola_azzeccagarbugli, in realtà non ne azzecca davvero una, facendo perdere a Labouratorio tutti i ricorsi per le multe per divieto di sosta.</strong></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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