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Redazione - giovedì 15 ottobre 2009 - 204 views


ADOTTA UN OMOFOBO _ Un omofobo ha bisogna d’amore. Non lasciarlo solo. Adottalo e prenditi cura di lui.
P.S _Tutti i testimonials ci odiano
. Campagna (trans)nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it
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Redazione - martedì 13 ottobre 2009 - 193 views
di Alessandro della Casa
Nel dibattito politico attuale, soprattutto nel nostro Paese, due sono i termini maggiormente in voga – democrazia e libertà – al punto che i due maggiori partiti italiani ne contengono nel nome i riferimenti.
In realtà, soprattutto dopo la svolta dell’Ottantanove sono ben pochi i soggetti che intendono rinunciare a qualificarsi come “liberali” o “democratici” e, come è noto, quando un aggettivo diventa onnicomprensivo si trasforma in un vuoto simulacro da ‘idolatrare’, come ha affermato Zagrebelsky.
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Tommaso Ciuffoletti - martedì 13 ottobre 2009 - 160 views

“Basta con la sinistra dei trombati! Ci vuole una sinistra che trombi!”. Basta questo slogan, con cui il compagno/amico/fratello Antonello Cresti ha condotto la sua splendida campagna elettorale per le comunali di Firenze (insieme al sottoscritto e ad altri sballati) per dare la cifra di un personaggio oltre gli schemi. Provocatorio e fuorilinea, colto e originale – come solo la curiosità intellettuale permette di essere – antidogmatico e libertario. I lettori di Labouratorio hanno già avuto modo di conoscere, leggere e apprezzare lo stile di Antonello, il suo amore per la cultura e la controcultura, la sua capacità di baloccarsi divertito fra sacro e profano.
In attesa di sue nuove su queste pagine, celebriamo oggi (e nei prossimi numeri di Labouratorio) la sua ultima opera editoriale: “Fairest Isle – L’epopea dell’electric folk britannico”, edito da poche settimane dalla casa editrice Aereostella. L’amore di Antonello per l’Inghilterra e per la sua musica, il folk in particolare, trova piena espressione nelle oltre 100 pagine di questo volume, in cui si ripercorre la storia, si recuperano nomi scomparsi e si celebrano quelli più noti di un’esperienza musicale che recupera la tradizione facendone linguaggio moderno, “in una coincidenza d’opposti che costituisce il profondo significato del folk revival”.
A tavola con lo sciamano Cresti, le nostre domande, le sue risposte.
Fairest Isle, la Gran Bretagna. “Madre della moderna democrazia, ma che continua tuttora ad ospitare la più nota monarchia del mondo; ha visto la nascita delle Trade Unions, ma è sempre apparsa fredda nei confronti delle analisi di Karl Marx; patria della rivoluzione industriale, ma che ha partorito fenomeni come il luddismo”. Così descrivi la terra d’Albione.
I britannici sono degli schizofrenici?
Sto scrivendo un nuovo libro… Non vi svelo la tematica prescelta, ma vi posso dire che il fulcro concettuale della questione è ciò che io ho definito “tradizione eccentrica inglese”; facendo delle ricerche appare evidente che una vena di follia sia congenita alla società anglosassone. All’argomento sono stati dedicati parecchi testi e potrei intrattenervi con alcune delle assurdità tipiche di tanti giganti delle arti e del pensiero nati in quel paese (sapevate ad esempio che l’autore di “Gulliver”, Swift era solito contare ogni singolo passo da lui fatto?). Naturalmente tale eccentricità, alla fine dei conti, ha una valenza assolutamente positiva ed è indice, quantomeno di una spiccata predisposizione alla libertà e alla indipendenza, ad esempio. Dunque, estremizzando ulteriormente, non escluderei una possibile schizofrenia incipiente di quella società, ma al contempo non posso far altro che ricordare che da sempre, nella vita come in quello che produco il mio obiettivo è raggiungere la “coincidentia oppositorum”… L’idea di pensare due cose simultaneamente e non alternativamente mi ha sempre affascinato, dunque ammiro un luogo dove si è capaci di fare ciò. Ma, bene ricordarlo, è necessario abbandonare le nostre categorie se si vuole comprendere il mondo britannico; lasciamo perdere subito le nostre “destre” e “sinistre”, altrimenti si finisce per confondersi… Nel libro ad esempio parlo di Ewan MacColl, marxista fervente… Ebbene leggete e poi mi direte se avete mai conosciuto un marxista simile in Italia!
Prima che scrittore di cose musicali sei tu stesso musicista. In origine furono i Cocainomadi (mitologico gruppo nato nella seconda metà degli anni ‘90 al liceo Machiavelli di Firenze) e una urgenza iconoclasta tardoliceale, poi i Nihil Project e 4 cd (dal primo autoprodotto “Il tramonto dell’occidente” a quel piccolo capolavoro di “Plough Plays”, passando per il delirio salmodiante di “Samhain”).
La musica è meglio farla o raccontarla? O forse le due cose, se fatte con coscienza, non sono poi così diverse?
Sono sempre stato orgoglioso di sentirmi un ascoltatore prima ancora che un “compositore”, dico questo perché il musicista spesso ha un complesso di Narciso che impedisce di nutrire curiosità nei confronti di quello che viene prodotto attorno a lui. La musica che ho fatto è sempre stata una ri-collezione di influenze e esperienze naturalmente mediate dalla mia sensibilità. Dunque non potrei immaginare di fare musica se non ne ascoltassi, quotidianamente, tantissima. Detto questo il ritmo della mia vita è scandito dai suoni degli altri, non certo dai miei! Per tornare alla tua domanda non so darti una risposta… La musica è bene viverla, come farlo sta alle inclinazioni di ognuno.
Da modesto appassionato di folk è stata per me una gioia trovare citati nel tuo libro gente come gli Spyrogyra (For Grandad è a mio parere una delle canzoni più struggenti di sempre), i Comus (genio puro), i Third Ear Band e altri. Quello che mi chiedo è, a conoscere dell’esistenza di questi scellerati saremo sì e no qualche migliaio (e sono generoso) in tutta la penisola, giusto?
E allora come invoglieresti un onesto esponente della maggioranza ad incuriosirsi al tuo lavoro?
E’ giusto quello che dici… Il folk britannico non ha mai avuto grande fortuna nel nostro paese, però io parto da un presupposto molto semplice: musicalmente parlando l’Italia è sempre stato un paese a vocazione anglocentrica e se pensiamo alla musica dei ’60 e dei ’70, che è poi quella di cui mi occupo in questo libro, ci accorgeremo che generi come il progressive, il cantautorato (si pensi al caso di Nick Drake), la psichedelia godono di un vasto seguito di appassionati, dunque essendo il folk o motivo ispiratore di tanti di questi artisti (da Donovan ai Jethro Tull, passando per i Traffic e i Beatles di “White album”) oppure crocevia di queste e tante altre influenze, non vedo perché non si debba iniziare a scoprirlo o riscoprirlo. In questo senso il mio libro è un piccolo contributo per aprire una porta dimensionale su questo mondo musicale che, sono certo, ha tantissimo da offrire ai nostri ascoltatori più attenti. Il folk in Italia potrebbe diventare il “caso” collezionistico dei prossimi anni, per quanto mi riguarda…
Da qualche anno, ormai, il folk è tornato di moda nell’underground soprattutto statunitense. Il wild-folk, weird-folk ocomediavololovoglianochiamarequellicheseneintendono. Oggi, a differenza di allora, si pubblica tanto, forse troppo e non poche opere di questa nuova “scena” sono francamente trascurabilissime.
Dacci un consiglio anche per l’oggi. Due, tre nomi di artisti di cui vale la pena scaricare qualcosa per provare e poi, magari, comprare per finanziare.
Rimanendo in ambito britannico citerei senza dubbio i Circulus che, per restare in linea con quanto si diceva prima, sono una band che al folk aggiunge la musica medievale come la psichedelia dei Gong ed il jazz-rock. Nancy Elizabeth, per quanto giovanissima, dimostra di avere una ispirazione ben salda. Poi gli scozzesi Pumajaw… Ho avuto il privilegio di collaborare con artisti folk britannici, tra questi citerei i Kitchen Cynics, autori di brani davvero notevoli e Sedayne, compositore sperimentale di grandissimo livello. Infine mi permetto l’immodestia di ricordare che anche il nostro “Nihil Project – Plough Plays”, che tu citavi prima, è stato un apprezzato omaggio alle musiche di cui parliamo.
A bruciapelo. Qual’è il miglior modo di sposare insieme psichedelia e folk?
Viaggiare. La psichedelia difatti rappresenta l’altrove, mentre il folk ci riconnette con le nostre radici. Dunque conoscere noi stessi (e quindi il viaggio interiore), prima di avventurarsi alla scoperta dell’altro da sé (il viaggio più propriamente inteso).
Vacanza in Inghilterra. Voglio vedere qualcosa di inaspettato. Dammi un consiglio prima di congedarci e di darci nuovo appuntamento sul prossimo numero di Labouratorio.
Volentieri! All’argomento ho dedicato un libretto (“Fish and Chips”- Jubal Editore 2006) e da pochissimo ho aperto uno spazio su Flickr (http://www.flickr.com/photos/psychoshaman80) dove mensilmente inserirò set fotografici dedicati a zone meravigliose e pressoché sconosciute del Regno Unito. Mi sento innanzitutto in dovere di affermare al popolo a) che Londra mi ha rotto le palle b) che un italiano che va in Inghilterra a visitare le città è a mio avviso totalmente pazzo… Detto questo un paio di suggestioni: il primo set su Flickr è dedicato alle Isole Scilly, un arcipelago a sud-ovest della Cornovaglia che è un vero e proprio paradiso naturalistico. Anche il Pembrokeshire, nel sud del Galles, è una regione costiera di fascino incredibile. La mia contea preferita è il Dorset, offre praticamente tutto in uno spazio esiguo… Infine Rye è la mia piccola cittadina preferita, andare là significa prendere la macchina del tempo ed immergersi nel 1500. Non scherzo!
Antonello Cresti _ E’ ricercato da tutte le polizie del mondo per aver pronunciato barzellette sessiste in un film, è un criminale che non bisogna lasciarsi scappare. Se fa resistenza l’ordine è di sparargli addosso.
Tommaso Ciuffoletti _ E’ Labouratorio … e molto altro
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Redazione - mercoledì 15 luglio 2009 - 81 views
Articolo di Isidoro Niola

“Symbolism is important”. Se a dirlo fosse un politico nessuno avrebbe nulla da ribattere. Se, invece, a pronunciare tali parole è un giudice, subito dopo aver pronunciato una delle sentenze più strabilianti della storia giudiziaria americana, allora sorgono i dubbi che si trasformano ben presto in voltastomaco (specie per chi è un giurista, che – seppur modesto – sempre giurista rimane).
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carlo magnani - mercoledì 15 luglio 2009 - 306 views

Esistono diverse anomalie italiche rispetto all’Europa, e di elezioni europee si è da poco trattato, alcune risalenti altre invece più moderne. Sono dati fattuali che hanno sedimentato l’identità nazionale alcuni ritardi storici come la recente formazione dello stato unitario, per tacere poi della mancata riforma protestante le cui conseguenze sono ancora vive e brucianti.
Un altro capitolo importante, e qui ci avviamo alla sostanza più politica, riguarda la diversità italiana rispetto alla sinistra europea: la mancanza di una grande formazione socialista o socialdemocratica o liberalsocialista in grado di alternarsi al governo del paese rispetto ai partiti conservatori o popolari o liberaldemocratici. Da noi la sinistra è stata rappresentata da quel corpaccione grande e burocratico costituito dal Pci.
Infine un anomalia ulteriore, questa volta meno politica, rispetto ai nostri vicini francesi o spagnoli o tedeschi, l’assenza prolungata di un grande campione di tennis. Coincidenze? Ragioniamoci sopra.
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Plex - mercoledì 15 luglio 2009 - 282 views
La cronaca ufficiale del CN la trovate qui, il documento della segreteria approvato a maggioranza, seppure non larghissima, lo trovate qui, il documento bocciato (e non decaduto come dice la versione ufficiale) della minoranza di sinistra lo trovate qui. La registrazione su radioradicale (ma non ve la consiglio) è invece qui. Di seguito solo i pensieri di uno dei 12 contrari…

“Facciamo una verifica rapida rapida, chi preferisce anticipare il voto alle 16?”
E chi non preferirebbe anticiparlo sto benedetto voto? Caldo fà caldo, cose inutili ne sono state dette a tonnellate, nessuna o quasi pertinente al voto suddetto o anche solo parzialmente aderente alla realtà di qualcosa di più significativo di un simulacro di partito che non vive più nemmeno nei progetti dei suoi leaders o presunti tali. C’è pure lo sciopero dei treni e come dice il segretario: “Non possiamo affidare una votazione importante solo ai compagni di Roma e del Lazio!”. D’altronde qua “non siamo a una riunione della Garbatella” (cito a memoria dalle parole di Riccardo Nencini). E dunque pace se dei 50 iscritti a parlare non si arriverà al 40esimo, che poi sarei io, e pace se non avrò modo di dire a voce quello che mi accingo a scrivere in questo articolo. La presidente dell’assemblea, Pia Locatelli, ha fatto la sua domanda e ha avuto la sua risposta. Il voto si anticipa, il mio intervento salta. Read the rest of this entry »
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Nicolò Cavalli - lunedì 20 aprile 2009 - 287 views

Dopo il caffè, al mattino, le piace correre per una mezz’ora al tapis roulant, per tenersi in forma. 40 anni, single, appassionata di cani, vive con i genitori tra Bologna e Modena: insomma, un perfetto esempio di “bambocciona”… se non fosse che stiamo parlando del presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, associazione che raccoglie i giovani (figli di) industriali italiani.
Stiamo insomma parlando di Federica Guidi, figlia d’arte, Amministratore Delegato di Ducati Energia, laureata in Giurisprudenza dopo aver lasciato la Facoltà di Ingegneria in un secondo anno a cui “non ho resistito”, con un master in “Business Administration” in Profingest e una specializzazione in Rolo Finance.
E’ probabilmente in queste alte scuole che ha imparato ad usare l’inglese invece dell’italiano nelle sue forbite discussioni: vi parlerà di “far east” spiegandovi di come la sua azienda se ne va dall’Italia aprendo stabilimenti in India, Cina, Corea; vi nominerà la “pollution” indicando l’inquinamento dei suoi stabilimenti industriali e dei motori che lì vengono prodotti; esalterà l’ultima “joint venture” messa in piedi dalla sua impresa in giro per il mondo. Read the rest of this entry »
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GIONNY - lunedì 20 aprile 2009 - 91 views

Fra le fertili ed ombrose selve del Mugello terra natale del compagno segretario una crew di giovini laici e laiche immersi in un’atmosfera bucolica e psichedelica, scossi da una febbrile voglia di fuga dal grigiore politico e materiale dell’Italietta dei mille divieti e delle mille truffe ha finalmente portato a termine quanto ogni labourante liberale e libertario sperava succedesse…
Dopo mesi di inutili e noiosi inviti da parte di tutti a concretizzare in qualcosa di politicamente rilevante l’esperienza di Laboratorio la scintilla dell’amor intellettuale che non conosce sesso è scattata nelle mente di questi giovini libertini situazionisti fiorentini. Lasciata ai politicanti la politica si sono immersi nell’estasi entrando in totale simbiosi intellettuale e spirituale l’un con l’altro l’un con l’altra. Dimostrando che l’affinità metapolitica è l’unico perno su cui poggiare relazioni umane veramente liberate da qualsiasi inibizione oltre il bene e il male principi per altro scardinati a priori dell’esperienza.
Sperando che la materiale scienza della politica non intacchi il legame sbocciato tra di loro i giovini certamente proveranno a portare queste esperienza nel campo politica perché tutte le persone possano liberarsi da inutili frustrazioni del quotidiano e cercare di essere il cambiamento che si vuole nel mondo,unica strada praticabile per il raggiungimento della felicità.
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carlo magnani - giovedì 2 aprile 2009 - 86 views

Non facciamoci illusioni, dalla crisi economica non si esce necessariamente a sinistra. La crisi finanziaria non produrrà automaticamente nuove politche socialiste, la ri-regolamentazione dei mercati da tutti più o meno richiesta può avere esiti molto deludenti. Le riforme possono rivelarsi pessimi provvedimenti, e semmai peggiorare le cose.
La prova di tutto questo è nel campionato mondiale di Formula Uno che è appena partito. Doveva essere un nuovo inizio pieno di promesse, con regole nuove di zecca per grantire costi bassi, prestazioni competitive, gare aperte a più vincitori potenziali, decretando così la fine del duopolio Ferrari McLaren degli ultimi anni.
La rivoluzione quasi totale insomma, così profonda da consigliare i rinnovatori ad accontentarsi di quanto già in opera rinviando l’adozione del nuovo regolamento per i punti, quello che intende assegnare il titolo al pilota che vince più gare a prescindere dai punti complessivi ottenuti (così come inevece è previsto ora). Un atto di moderatismo che non si può non salutare con un sospiro di sollievo dopo il primo Gran premio australiano di domenica scorsa. Già, perchè alla bandiera a scacchi ognuno ha pensato, cavolo qui ci mancavano solo i punti nuovi eppoi eravamo a posto!
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Lorenzo Passerini - giovedì 2 aprile 2009 - 212 views

Penso sia opportuno proporre alcune riflessioni a seguito del trionfo di Berlusconi durante il Congresso fondativo del PdL. Per riuscire a comprendere l’attuale situazione e i motivi della crisi senza fine della sinistra è necessaria una breve analisi storica.
Dalla “scissione di Livorno” del 1921 nella quale nacque il PCd’I (poi PCI) incominciò un rapporto conflittuale tra comunisti e socialisti. Pur cambiando le persone e le idee nei decenni successivi l’attacco ai socialisti si è sviluppato senza interruzioni: basti pensare al periodo della segreteria di Berlinguer, segretario del PCI tuttora mai messo in discussione dai DS-PD, che definiva Craxi “un pericolo per la democrazia”. Anche il Veltroni dei giorni nostri ha preferito Di Pietro ai socialisti.
La caduta del regime sovietico decretò la sconfitta dei comunisti e il trionfo degli ideali socialisti, liberali, riformisti che avevano animato il PSI.
La stagione giustizialista (Veltroni, “il nuovo”, era direttore dell’Unità, quotidiano che ebbe un ruolo importante in quel golpe mediatico-giudiziario) deviò il corso della storia trasformando gli sconfitti in vincitori. Quando si cancella, non per via politica, ma per mano di una giustizia ad orologeria, più di metà della rappresentanza politica del Paese inevitabilmente si finisce nelle mani di avventurieri: è qui che si deve contestualizzare la nascita di Berlusconi politico e il grosso consenso di cui gode.
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Danilo Di Matteo - giovedì 2 aprile 2009 - 43 views

Alle scuole medie l’insegnante di Lettere – socialista – ci diceva che l’aggettivo “laico” si contrappone a “ideologico” (nel senso di dogmatico) e che gli attributi di fondo della laicità sono il rispetto dell’altro, la ricerca paziente, la capacità di valutare caso per caso. Oggi tendiamo sovente a dimenticare tutto ciò.
Eppure la lotta per i diritti civili e per la libertà di scelta non può trasformarsi, almeno nelle intenzioni, in una crociata speculare a quella di parte del mondo religioso. Né sarebbe giusto usarla per colmare una qualche lacuna identitaria. In Italia, per giunta, la dicotomia laici-cattolici finisce per rafforzare le gerarchie della chiesa di Roma, investita in un certo senso della rappresentanza di almeno metà della popolazione.
Insomma: non è percorribile alcuna via… bioetica al socialismo, per così dire. Dobbiamo restare indifferenti, dunque, dinanzi al fenomeno spagnolo? Assolutamente no! Come non possiamo che sentirci parte di quell’importante processo teorico ed empirico di revisione rappresentato dalla Terza via di Tony Blair e Tony Giddens. Consapevoli, però, che il nostro Paese non è la Spagna e nemmeno il Regno Unito. E guardando con attenzione agli Usa, dove, rispetto ai temi etici, le linee di frattura percorrono le chiese al loro interno, dividendo liberal e destra religiosa. La spiritualità di Barack Obama, la sua sensibilità religiosa, la sua “devozione” sono almeno pari a quelle del suo predecessore; eppure uno dei primi atti della nuova amministrazione è la liberalizzazione della ricerca con cellule staminali embrionali.
Tutto ciò suggerisce di abbandonare sterili disquisizioni sulle differenze fra un atteggiamento laico e uno laicista, e via discorrendo. No; laicità è innanzitutto un modo di approcciarsi alle cose, rispettoso della propria e dell’altrui libertà: di quella delle chiese, di quella dello Stato e, soprattutto, di quella di ciascuno di noi.
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Alessandro Maggiani - domenica 15 febbraio 2009 - 65 views

Cari ciuffolettiani , ci siamo!
Domenica 15 Febbario VOTATE E FATE VOTARE TOMMASO CIUFFOLETTI alle primarie del centrosinistra per la provincia di FIRENZE.
Non dovete votarlo perchè è bello , non dovete votarlo perchè è moralista , non dovete votarlo perchè è juventino , non dovete votarlo perchè è proibizionista, non dovete votarlo perchè è corretto, DOVETE VOTARLO PERCHè NON LO E’ , E NON LO SARA’!
Dove si vota? Scopritelo qua: http://www.primariefirenze.it
Per altre info
http://psfirenze.ilcannocchiale.it
http://inoz.ilcannocchiale.it
e che ciuffo sia con voi!
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