Labouratorio

[contro-Culture] Fairest Isle. Intervista allo sciamano Antonello Cresti

di Tommaso Ciuffoletti - martedì 13 ottobre 2009 - 160 views

cresti

“Basta con la sinistra dei trombati! Ci vuole una sinistra che trombi!”. Basta questo slogan, con cui il compagno/amico/fratello Antonello Cresti ha condotto la sua splendida campagna elettorale per le comunali di Firenze (insieme al sottoscritto e ad altri sballati) per dare la cifra di un personaggio oltre gli schemi. Provocatorio e fuorilinea, colto e originale – come solo la curiosità intellettuale permette di essere – antidogmatico e libertario. I lettori di Labouratorio hanno già avuto modo di conoscere, leggere e apprezzare lo stile di Antonello, il suo amore per la cultura e la controcultura, la sua capacità di baloccarsi divertito fra sacro e profano.
In attesa di sue nuove su queste pagine, celebriamo oggi (e nei prossimi numeri di Labouratorio) la sua ultima opera editoriale: “Fairest Isle – L’epopea dell’electric folk britannico”, edito da poche settimane dalla casa editrice Aereostella. L’amore di Antonello per l’Inghilterra e per la sua musica, il folk in particolare, trova piena espressione nelle oltre 100 pagine di questo volume, in cui si ripercorre la storia, si recuperano nomi scomparsi e si celebrano quelli più noti di un’esperienza musicale che recupera la tradizione facendone linguaggio moderno, “in una coincidenza d’opposti che costituisce il profondo significato del folk revival”.
A tavola con lo sciamano Cresti, le nostre domande, le sue risposte.

Fairest Isle, la Gran Bretagna. “Madre della moderna democrazia, ma che continua tuttora ad ospitare la più nota monarchia del mondo; ha visto la nascita delle Trade Unions, ma è sempre apparsa fredda nei confronti delle analisi di Karl Marx; patria della rivoluzione industriale, ma che ha partorito fenomeni come il luddismo”. Così descrivi la terra d’Albione.
I britannici sono degli schizofrenici?

Sto scrivendo un nuovo libro… Non vi svelo la tematica prescelta, ma vi posso dire che il fulcro concettuale della questione è ciò che io ho definito “tradizione eccentrica inglese”; facendo delle ricerche appare evidente che una vena di follia sia congenita alla società anglosassone. All’argomento sono stati dedicati parecchi testi e potrei intrattenervi con alcune delle assurdità tipiche di tanti giganti delle arti e del pensiero nati in quel paese (sapevate ad esempio che l’autore di “Gulliver”, Swift era solito contare ogni singolo passo da lui fatto?). Naturalmente tale eccentricità, alla fine dei conti, ha una valenza assolutamente positiva ed è indice, quantomeno di una spiccata predisposizione alla libertà e alla indipendenza, ad esempio. Dunque, estremizzando ulteriormente, non escluderei una possibile schizofrenia incipiente di quella società, ma al contempo non posso far altro che ricordare che da sempre, nella vita come in quello che produco il mio obiettivo è raggiungere la “coincidentia oppositorum”… L’idea di pensare due cose simultaneamente e non alternativamente mi ha sempre affascinato, dunque ammiro un luogo dove si è capaci di fare ciò. Ma, bene ricordarlo, è necessario abbandonare le nostre categorie se si vuole comprendere il mondo britannico; lasciamo perdere subito le nostre “destre” e “sinistre”, altrimenti si finisce per confondersi… Nel libro ad esempio parlo di Ewan MacColl, marxista fervente… Ebbene  leggete e poi mi direte se avete mai conosciuto un marxista simile in Italia!

Prima che scrittore di cose musicali sei tu stesso musicista. In origine furono i Cocainomadi (mitologico gruppo nato nella seconda metà degli anni ‘90 al liceo Machiavelli di Firenze) e una urgenza iconoclasta tardoliceale, poi i Nihil Project e 4 cd (dal primo autoprodotto “Il tramonto dell’occidente” a quel piccolo capolavoro di “Plough Plays”, passando per il delirio salmodiante di “Samhain”).
La musica è meglio farla o raccontarla? O forse le due cose, se fatte con coscienza, non sono poi così diverse?

Sono sempre stato orgoglioso di sentirmi un ascoltatore prima ancora che un “compositore”, dico questo perché il musicista spesso ha un complesso di Narciso che impedisce di nutrire curiosità nei confronti di quello che viene prodotto attorno a lui. La musica che ho fatto è sempre stata una ri-collezione di influenze e esperienze naturalmente mediate dalla mia sensibilità. Dunque non potrei immaginare di fare musica se non ne ascoltassi, quotidianamente, tantissima. Detto questo il ritmo della mia vita è scandito dai suoni degli altri, non certo dai miei! Per tornare alla tua domanda non so darti una risposta… La musica è bene viverla, come farlo sta alle inclinazioni di ognuno.

Da modesto appassionato di folk è stata per me una gioia trovare citati nel tuo libro gente come gli Spyrogyra (For Grandad è a mio parere una delle canzoni più struggenti di sempre), i Comus (genio puro), i Third Ear Band e altri. Quello che mi chiedo è, a conoscere dell’esistenza di questi scellerati saremo sì e no qualche migliaio (e sono generoso) in tutta la penisola, giusto?
E allora come invoglieresti un onesto esponente della maggioranza ad incuriosirsi al tuo lavoro?

E’ giusto quello che dici… Il folk britannico non ha mai avuto grande fortuna nel nostro paese, però io parto da un presupposto molto semplice: musicalmente parlando l’Italia è sempre stato un paese a vocazione anglocentrica e se pensiamo alla musica dei ’60 e dei ’70, che è poi quella di cui mi occupo in questo libro, ci accorgeremo che generi come il progressive, il cantautorato (si pensi al caso di Nick Drake), la psichedelia godono di un vasto seguito di appassionati, dunque essendo il folk o motivo ispiratore di tanti di questi artisti (da Donovan ai Jethro Tull, passando per i Traffic e i Beatles di “White album”) oppure crocevia di queste e tante altre influenze, non vedo perché non si debba iniziare a scoprirlo o riscoprirlo. In questo senso il mio libro è un piccolo contributo per aprire una porta dimensionale su questo mondo musicale che, sono certo, ha tantissimo da offrire ai nostri ascoltatori più attenti. Il folk in Italia potrebbe diventare il “caso” collezionistico dei prossimi anni, per quanto mi riguarda…

Da qualche anno, ormai, il folk è tornato di moda nell’underground soprattutto statunitense. Il wild-folk, weird-folk ocomediavololovoglianochiamarequellicheseneintendono. Oggi, a differenza di allora, si pubblica tanto, forse troppo e non poche opere di questa nuova “scena” sono francamente trascurabilissime.
Dacci un consiglio anche per l’oggi. Due, tre nomi di artisti di cui vale la pena scaricare qualcosa per provare e poi, magari, comprare per finanziare.

Rimanendo in ambito britannico citerei senza dubbio i Circulus che, per restare in linea con quanto si diceva prima, sono una band che al folk aggiunge la musica medievale come la psichedelia dei Gong ed il jazz-rock. Nancy Elizabeth, per quanto giovanissima, dimostra di avere una ispirazione ben salda. Poi gli scozzesi Pumajaw… Ho avuto il privilegio di collaborare con artisti folk britannici, tra questi citerei i Kitchen Cynics, autori di brani davvero notevoli e Sedayne, compositore sperimentale di grandissimo livello. Infine mi permetto l’immodestia di ricordare che anche il nostro “Nihil Project – Plough Plays”, che tu citavi prima, è stato un apprezzato omaggio alle musiche di cui parliamo.

A bruciapelo. Qual’è il miglior modo di sposare insieme psichedelia e folk?

Viaggiare. La psichedelia difatti rappresenta l’altrove, mentre il folk ci riconnette con le nostre radici. Dunque conoscere noi stessi (e quindi il viaggio interiore), prima di avventurarsi alla scoperta dell’altro da sé (il viaggio più propriamente inteso).

Vacanza in Inghilterra. Voglio vedere qualcosa di inaspettato. Dammi un consiglio prima di congedarci e di darci nuovo appuntamento sul prossimo numero di Labouratorio.

Volentieri! All’argomento ho dedicato un libretto (“Fish and Chips”- Jubal Editore 2006) e da pochissimo ho aperto uno spazio su Flickr (http://www.flickr.com/photos/psychoshaman80) dove mensilmente inserirò set fotografici dedicati a zone meravigliose e pressoché sconosciute del Regno Unito. Mi sento innanzitutto in dovere di affermare al popolo a) che Londra mi ha rotto le palle b) che un italiano che va in Inghilterra a visitare le città è a mio avviso totalmente pazzo… Detto questo un paio di suggestioni: il primo set su Flickr è dedicato alle Isole Scilly, un arcipelago a sud-ovest della Cornovaglia che è un vero e proprio paradiso naturalistico. Anche il Pembrokeshire, nel sud del Galles, è una regione costiera di fascino incredibile. La mia contea preferita è il Dorset, offre praticamente tutto in uno spazio esiguo… Infine Rye è la mia piccola cittadina preferita, andare là significa prendere la macchina del tempo ed immergersi nel 1500. Non scherzo!

Antonello Cresti _ E’ ricercato da tutte le polizie del mondo per aver pronunciato barzellette sessiste in un film, è un criminale che non bisogna lasciarsi scappare. Se fa resistenza l’ordine è di sparargli addosso.

Tommaso Ciuffoletti _ E’ Labouratorio … e molto altro

Tags: aereostella, antonello cresti, casa editrice, circulus, cocainomadi, comus, epopea dell'electric folk britannico, ewan mccoll, fairest isle, fish and chips, for grandad, Gran Bretagna, Inghilterra, kitchen cynics, nihil project, plough plays, spyrogyra, third ear band

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[Labouracultura]Che cosa è l’Islam?discutiamone con Enrico Galoppini

di Redazione - lunedì 19 gennaio 2009 - 267 views

a cura di Antonello Cresti

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Ci sembra di estremo interesse cercare di capire più a fondo che cosa sia l’Islam in un periodo in cui molto si è sragionato sull’argomento.

Per questo motivo intervistiamo Enrico Galoppini, giovane e valente arabista nonché sulfureo pensatore. Ha già pubblicato diversi saggi e collaborato con diverse Università.

A Galoppini si può contestare una scelta un po’ troppo disinvolta degli interlocutori. Ci auguriamo, con la pubblicazione di questo dialogo su Labouratorio, di fornirgliene nuovi, più attenti e ben più frequentabili…

– Negli ultimi tre anni si è parlato continuamente di “mondo islamico”, tanto che nelle masse si è creata l’illusione di sapere molto, quasi tutto, su questa religione.
Ad avviso di chi scrive, questo genere di conoscenza è ancora più pericolosa della totale ignoranza; ti chiedo perciò una cosa molto impegnativa: “Che cosa è l’Islam”?

Già negli anni Novanta esisteva una discreta mole di pubblicistica divulgativa sull’Islâm, sollecitata dal fenomeno dell’immigrazione di aderenti a questa religione (che, cercherò di spiegarlo, è una completa visione del mondo). L’approccio, in quei testi, era generalmente molto rispettoso, talvolta addirittura lusinghiero. E questo, ricordiamolo, quando ad ogni buon analista appariva chiaro che con l’Occidente coalizzatosi nel 1990 contro il “cattivo” Saddam Hussein si preparava lo schema da “scontro di civiltà”. Ma ancora il lavoro dei vari “pensatoi” (i think tank…) non aveva scavato a fondo nelle coscienze, e l’islamofobia manifesta rimaneva un fatto di nicchia, appannaggio di coloro che l’hanno da sempre coltivata sognando le Crociate e Lepanto. Read the rest of this entry »

Tags: antonello cresti, islam, labouracultura, Politica Estera, religione, scontro di civiltà

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[Il fare politica] Intervista a Hugues Le Paige

di Daniele Baroncelli - martedì 23 settembre 2008 - 323 views

Riportiamo dal sito: Cinemaitaliano.info, l’intervista realizzata dal nostro Daniele Baroncelli a Hugues Le Paige autore dell’interessante documentario “Il Fare Politica”, che per oltre 20 anni (dal 1982 al 2004) segue la vita di 4 militanti toscani del PCI.

Gentilissimo Sig. Le Paige, innanzitutto grazie per avere accettato questa intervista per CinemaItaliano.info. Siamo molto fieri di poterle rivolgere delle domande per il pubblico italiano. Comincerei con una curiosità. Come è venuto in contatto con i 4 personaggi di Mercatale?
Hugues Le Paige: Vivevo a Firenze nel 1976. Conoscendo il mio interesse per la politica italiana – all’epoca facevo il giornalista – un’amica comune mi ha presentato Carlo Giuntini che era allora segretario della sezione del Pci di Mercatale VP. Ci siamo trovati subito e siamo rimasti amici nonché in contatto a livello politico senza che avessi allora la benché minima idea di realizzare un film con lui e i suoi compagni.

Come è nata l’idea di filmare le vostre discussioni e all’inizio come pensava di utilizzare il materiale?
Hugues Le Paige: In seguito sarei divenuto corrispondente della radio-tv pubblica belga a Roma. E nel 1982 mi hanno domandato di realizzare un reportage sulla crisi – o almeno sulle domande fondamentali – del comunismo italiano. Anziché intervistare,come d’abitudine, i dirigenti, i politologi e altri specialisti, ho pensato che potesse essere interessante rendere conto del dibattito in corso – che verteva all’epoca sul colpo di stato in Polonia – a partire dall’esperienza di una sezione di base. E quindi ho naturalmente pensato agli amici di Mercatale. Ovviamente, quei dibattiti riguardavano già l’avvenire e l’esistenza stessa del comunismo. In tre volte i miei amici di Mercatale – tre uomini e una donna, come in “C’eravamo tanto amati”, mi hanno spesso fatto notare – sono stati dei testimoni privilegiati dell’evoluzione politica della sinistra italiana. Ma si trattava comunque ancora di semplici reportage.

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Tags: 1976, belgio, carlo giuntini, daniele baroncelli, documentario, gramsciana, hugues le paige, il fare politica, intervista a hugues le paige, italia laboratorio politico d'europa, mercatale val di pesa

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[Labouratorio n.22] Working Class Hero

di Andrea D'Uva - martedì 13 maggio 2008 - 449 views

Fatto il governo ora tocca di governare. Berlusconi ha varato il suo quarto esecutivo, al quale spetterà il compito di guidare l’Italia per i prossimi cinque anni.
Un risultato pare già essere centrato ed è il superamento dell’instabilità politica: poter contare su di un ampia maggioranza consente di affrontare in maniera incisiva il tema fondamentale delle riforme. In particolare quelle che dovrebbero stare maggiormente a cuore a chi a sinistra si riempie la bocca della parola “riformismo” riguardano la sfera sociale e del lavoro, le cui deleghe sono state affidate ad un ministro la cui storia personale è legata proprio all’area socialista: Maurizio Sacconi. Già esponente del Psi poi approdato a Forza Italia, era sottosegretario al Welfare ai tempi della stesura del libro bianco di Marco Biagi, con cui collaborò prima dell’assasinio del giuslavorista.

Le prime dichiarazioni del neo ministro fanno ben sperare. Ha dichiarato, pur criticandola per via dei costi che graveranno soprattutto sulle future generazioni, di non voler modificare la controriforma pensionistica voluta dal governo Prodi, questo per evitare di alimentare il clima di incertezza in campo previdenziale. La priorità, ha proseguito Sacconi, deve essere l’aumento di partecipazione al lavoro, aiutando con politiche mirate le categorie più marginalizzate ovvero le donne, i giovani e gli ultracinquantenni. Al tempo stesso il governo ha in programma di adottare a breve scadenza un provvedimento teso all’incremento della parte variabile di salario, ed alla detassazione degli straordinari, due voci legate alla produttività aziendale. Ogni opposizione a tali proposte non potrà prescindere dal merito delle proposte stesse, per risultare credibile agli occhi di un elettorato apparso più maturo di come lo ha tradizionalmente dipinto una certa intellighenzia.

Quale atteggiamento adotterà il Partito Democratico? Accetterà la sfida del riformismo, quello concretamente praticato non quello meramente predicato? Oppure si chiuderà su di una logica di contrapposizione aprioristica? Se ascolterà le sirene di quella parte di sinistra, radicalmente conservatrice, peraltro esclusa dalla rappresentanza parlamentare, nell’illusione di attrarre verso di se il suo elettorato finirà col perdere la sfida della modernità. Se sposerà la linea della triplice sindacale, cercando una rivincita postuma in qualche manifestazione di piazza si condannerà ad una posizione di nostalgica retroguardia. CGIL, CISL e UIL appaiono scettici rispetto alle proposte governative e sono orientati ad una generica redistribuzione, attraverso maggiori detrazioni, di pochi spiccioli nella busta paga di tutti i lavoratori dipendenti e dei pensionati.
Tale operazione rischia di essere scarsamente percepita dalla maggioranza dei lavoratori come un reale incremento del potere di acquisto e sarebbe marginalmente ininfluente rispetto alla produttività. Sentirsi premiati, in termini economici, per la quantità di lavoro aggiuntiva data alla causa aziendale è una legittima aspirazione di molti lavoratori dipendenti, i quali non sono più disposti a farsi irretire dalla retorica della lotta di classe all’ombra della quale molti sindacalisti si sono nascosti per farsi casta e portare avanti una carriera nella quale il lavoro ha avuto poca o punta parte. La politica riprenda il suo ruolo, che è quello delle decisioni. Nei paesi democratici le preferenze dei cittadini si esprimono con il voto, mentre nei sistemi oligarchici sono le corporazioni a dettar legge.

Pare che la maggioranza parlamentare l’abbia capito e stando al governo appronterà le sue decisioni, vedremo cosa sarà capace di fare l’opposizione dal cui atteggiamento dipende la possibilità di evolvere verso una forma più moderna di sinistra.

SOMMARIO DEL N.22

  • [Labouratorio n.22] Working Class Hero
  • [ItaliaEuropa] La proposta Franceschini e cosa sta cambiando
  • [Congresso PS] Spunti per un dibattito aperto. La mozione della Fgs
  • [Congresso PS] Con amarezza, ma non ci sono speranze
  • [Laicamente] Ci voleva un nuovo governo Berlusconi per …
  • [Primarie USA] Democratici sconfitti?
  • [Congresso PS] Il partito “corsaro” per la nuova stagione socialista

    Labouratorio: Numero 22

Tags: andrea d'uva, cgil, cisl, conservatorismo, detassazione degli straordinari, governo, incremento della parte variabile del salario, maurizio sacconi, ministro del lavoro, modernità, opposizione, politiche sociali, PSI, riformismo, riformismo socialista, sedicesima legislatura, sindacati confederali, socialismo, uil, working class hero

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Intervista a Mauro Del Bue – “Prima ci sputavano addosso, adesso scippano la nostra storia”

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 7 aprile 2008 - 681 views

Era stato Mauro Del Bue a fare il nome Camillo Prampolini (vedi sotto), con grande precisione storiografica, nei giorni delle polemiche sullo spot del Partito Socialista che vedeva Gesù Cristo nelle vesti di “primo socialista” della storia. Del resto proprio Del Bue, parlamentare socialista oggi candidato alla Camera per il PS come capolista in Abruzzo, si era occupato dell’attività di Prampolini anche in qualità di studioso.
“Perché – aveva dichiarato Del Bue in una nota d’agenzia dello scorso 25 marzo – menar scandalo se si dice ‘Cristo è stato il primo socialista’? Cari Gasparri e Baccini, dimostrate di non conoscere la storia. E in particolare la storia del primo socialismo. Più in particolare ancora la figura di Camillo Prampolini, deputato e laeder socialista riformista, che nel 1897 scrisse ‘La predica di Natale’ osservando proprio che Cristo è stato socialista, mentre la Chiesa del suo tempo non era cristiana. Prampolini stesso era definito il ‘Cristo socialista’ e usava simbologie e parabole di stampo cristiano per convincere i contadini del suo tempo a diventare socialisti. Cosa che gli riuscì perché nella provincia di Reggio Emilia, dove seminava la sua predicazione, i socialisti divennero maggioranza già agli inizi del secolo scorso“.
Ma la rinnovata notorietà di Prampolini era destinata a vivere un ulteriore fiammata d’attualità nel corso dei giorni scorsi. Il (de)merito va assegnato alla decisione di far celebrare l’insediamento del Comitato nazionale per le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Camillo Prampolini da un parterre interamente composto da esponenti del Partito Democratico, escludendo categoricamente ogni presenza riconducibile ad un partito che si chiama oggi come quello che Prampolini contribuì a fondare oltre 100 anni fa. Un atteggiamento che la dice lunga su quanto la storia si faccia politica e quanto la politica pretenda di riscrivere la storia. Un atteggiamento duramente contestato da tanti socialisti reggiani (e non solo), tra cui proprio Mauro Del Bue.

Per parlare di questo, ma non solo, abbiamo dunque approfittato della cortesia proprio del compagno Mauro Del Bue.

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Tags: alberto simonini, amadei, camillo prampolini, chiesa cattolica, emma bonino, felisetti, francesco rutelli, gesù cristo, giuliano amato, gruppo dirigente, marco pannella, mauro del bue, organo d'informazione, Partito Democratico, Partito Socialista, radicali, reggio emilia, silvio berlusconi

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INTERVISTA AD ARISTOTELE

di Federico Boem - lunedì 7 aprile 2008 - 564 views

Per intervistarLo ho dovuto sudare le pene dell’Inferno. Letteralmente, o quasi. Visto che vivendo Lui nel Limbo, ho potuto evitare le malebolge che invece si è dovuto sorbire il povero Dante. Ma il Poeta si sa, voleva anche mondarsi dei peccati. Invece a me bastava fare quattro chiacchiere con Lui, sì con Aristotele, per parlare di attualità e politica con uno dei più grandi pensatori del passato, il maestro di color che sanno. E credetemi ne è valsa la pena.

Innanzitutto mi complimento con Lei, ancora in ottima forma.

A differenza di Achille, che avrebbe preferito essere l’ultimo dei rematori piuttosto che un principe nel regno dei morti, io qua ci sto bene. Credo che ciò che conti sia il ricordo che serbate di me, non sono un tipo attaccato alla poltrona insomma.

A questo proposito avrebbe molto da insegnare ai politici italiani…

Non è possibile o non è facile mutare col ragionamento ciò che da molto tempo si è impresso nel carattere e nell’abitudine

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Tags: Aristotele, elezioni, intervista, politica italiana

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[Interviste]Qualche domanda ad Alessio Falconio

di Danilo Di Matteo - lunedì 17 marzo 2008 - 521 views

Alessio Falconio, mio compagno di classe nei lunghi anni del liceo e amico sincero, è corrispondente dalla Camera dei deputati di Radio Radicale, autore di inchieste e appassionato rappresentante del mondo radicale.

D. Secondo te i Radicali, che da anni si battono per la riforma anglosassone della politica italiana, diverranno, in un futuro anche lontano, una componente del Partito democratico o continueranno a svolgere dall’esterno un’azione di pungolo? So che è una domanda difficile, ma proviamoci…

R. Credo che l’operazione tentata con le nove candidature sia proprio quella di innestare il Pd con quella tradizione liberale, cioè radicale. Questo malgrado la modestia dei personaggi messi alla guida del Pd. Si pensi, per dirne una, al modo in cui Franceschini, Bindi e Fioroni hanno pensato solo a candidare i loro portaborse, dopo aver lucrato qualche posto in più per le rispettive cordate proprio in virtù della presenza radicale e della necessità di dar maggior visibilità ai sedicenti cattolici. Per non parlare di un personaggio come Goffredo Bettini piuttosto che di Veltroni stesso. La cifra di questo ceto dirigente è la mediocrità, in modo impressionante.

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Tags: Interviste, radicali, Rosa nel Pugno, socialisti

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Walter e Silvio? Mi ricordano Molotov e Ribbentropp – Intervista ad Aldo Torchiaro

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 25 febbraio 2008 - 602 views

Intervista ad Aldo Torchiaro

Aldo Torchiaro, classe 1974, romano (ma con parte di sangue toscano) è giornalista professionista dal 2006. Non frequenta il calcio, anche se ultimamente va in giro con la maglia del Real Madrid. E’ laico, socialista, radicale e liberale, non siamo noi a dirlo, ma le testate per cui ha lavorato. Prima fra tutte la Diaconale Opinione, dove è nato, e il Riformista, col quale collabora.
Senza abbandonare la carta stampata il nostro si dedica al video. Intervista e commenta a Nessuno TV (canale 890 di Sky) ormai da qualche anno.
E’ il 2007, quando Antonello Piroso lo porta a La7, gli taglia baffi e capelli e lo mette a co-condurre Omnibus Estate, insieme a Luisella Costamagna e Paola Cambiaghi.
Da qualche giorno però, Aldo ha assunto l’incarico di ufficio stampa di Enrico Boselli … e già questa è una notizia che vi consegniamo.
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Tags: Aldo Torchiaro, Antonello Piroso, campagna elettorale, intervista ad Aldo Torchiaro, La7, Molotov, Partito Democratico, Partito Socialista, Ribbentropp

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[Una donna normale in un Paese atipico] Intervista ad una “casa-lingua”

di Chiara Lucacchioni - lunedì 18 febbraio 2008 - 1.014 views

Dopo l’appello “osè” di Niccolò Cavalli, ho deciso di beccare “due piccioni con una fava” (e non fate i maliziosi) … io, donna, intervisto un’altra donna, una “casa-lingua”, ovvero il classico “angelo del focolare” dantesco dotato di una lingua tagliente e provocatoria per dire ciò che preme alle donne italiane; quelle donne che quotidianamente sperano, si arrabattano per campare e sognano un futuro migliore per i loro figli. Una possibile mamma di “tutti noi”.

Anna, mia vicina di casa, 58 anni, diploma di scuola superiore, sposata, casalinga, 28 anni di lavoro alle spalle, figlia sul filo perenne della precarietà, reddito familiare mensile di 1500 Euro al mese.
Perché scegliere lei? Perché è una donna “normale”, realista, aperta, saggiamente ribelle, ideologicamente indipendente e politicamente attiva. E poi perché, è più che mai necessario oggi, incominciare di nuovo ad ascoltare i bisogni e le esigenze della gente comune.
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Finchè Bordin fa la rassegna i Radicali non moriranno – Intervista a Tommaso Labate

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 11 febbraio 2008 - 1.191 views

Tommaso Labate

Tommaso Labate ancora non ce l’ha la biografia su Wikipedia, ma è questione di poco e comunque rimediamo subito. Calabrese dal 26 novembre 1979, sagittario ascendente e purtroppo interista. Dall’estate del 1994, nella sua famiglia pidiessina ex pci, sono stati tutti veltroniani, escluso lui. Studia e si laurea alla Luiss con tesi sul caso Moro e di lì a breve arriva al Riformista diretto da Antonio Polito. Read the rest of this entry »

Tags: Aldo Moro, Aniello Coppola, Antonio Polito, elezioni politiche, enrico boselli, Famiano Crucianelli, Gavino Angius, il Riformista, Inter, Leonardo Sciascia, Liverpool, massimo bordin, Massimo D'Alema, Mercedes Bresso, Paese Sera, Paolo Franchi, Partito Democratico, Partito Socialista, Piemonte, Pier Ferdinando Casini, Piero Fassino, radicali italiani, Rosa Bianca, Sergio Chiamparino, Tommaso Labate, UDC, Walter Veltroni

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Mi chiedo se il PD può arrivare al 40% – Intervista a Stefano Menichini

di Tommaso Ciuffoletti - lunedì 4 febbraio 2008 - 587 views

Intervista a Stefano Menichini


Stefano Menichini
(Roma, 15 ottobre 1960) è un giornalista e scrittore italiano. Comincia a lavorare a il manifesto a 19 anni. Trascorrerà nella redazione del giornale comunista diciotto anni, iniziando come diffusore militante per passare a cronista politico, caposervizio, caporedattore centrale, editorialista. Read the rest of this entry »

Tags: Antonio Di Pietro, Antonio Polito, Costituente Socialista, Europa, giuliano ferrara, il Manifesto, laicità, Marcello Cini, marco pannella, Mario Adinolfi, Partito Democratico, sistema elettorale, Stefano Menichini, Walter Veltroni

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[Bioetiche] Breve conversazione con Chiara Lalli

di Danilo Di Matteo - lunedì 4 febbraio 2008 - 626 views

ScienceChiara Lalli è una giovane filosofa e studiosa di bioetica e insegna Logica e Filosofia della Scienza alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Di recente pubblicazione è l’ultimo suo libro “Dilemmi della bioetica”.

D. Ci ricordi brevemente cosa ha stabilito giorni fa il TAR del Lazio? Si tratta di un passo avanti significativo? Quali restano i principali limiti della Legge 40?

R. Il TAR del Lazio ha annullato le Linee Guida per eccesso di potere perché vietano la diagnosi genetica di preimpianto (divieto non presente nella Legge 40), ma soprattutto ha rinviato alla Corte Costituzionale il giudizio di incostituzionalità sulla Legge 40. Questa decisione ripristina la legalità e offre una corretta interpretazione della legge; inoltre costituisce un passo, sebbene piccolo, per ristabilire il diritto alla salute di ogni cittadino, riducendo quella discriminazione orribile riguardo alla possibilità di non trasmettere al nascituro malattie genetiche o virali.
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Tags: bioetica, chiara lalli, fecondazione medicalmente assistita, legge 40, linee guida

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Shabbat Shalom, Fiamma! – Intervista a Fiamma Nirenstein [SECONDA PARTE]

di Edoardo Ferrazzani - lunedì 21 gennaio 2008 - 611 views

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SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA DI EDOARDO FERRAZZANI A FIAMMA NIRENSTEIN
Leggi la prima parte…

_________________

fiamma.jpgLa pace fredda tra Egitto e Israele sembra ad un bivio. Il premier Olmert si spende pubblicamente nell’elogio di Hosni Mubarak e poi non riesce ad ottenere che il governo egiziano rispetti piccoli patti di collaborazione come quello dell’accesso dei pellegrini di Gaza dal confine israeliano. Che cosa sta succedendo?

Sta semplicemente succedendo che Israele è stata brutalmente tradita dal governo egiziano.
Israele aveva chiesto semplicemente di poter controllare che, elementi miliziani di Hamas non potessero utilizzare il rientro dal pellegrinaggio alla Mecca per portare armi e esplosivi a Gaza.
Ancora adesso Hamas continua a lanciare sul territorio israeliano missili Kassam. In particolare la cittadina israeliana di Sderot, al confine con Gaza, è particolarmente vessata.
Missili e attacchi che seminano il panico tra la popolazione civile israeliana e che rappresentano una spina nel fianco per il governo Olmert, incapace di interrompere questi attacchi.

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Tags: Fiamma Nirenstein, intervista, israele, seconda parte

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