[Generazioni che si incontrano] L’Italia alle prese con la democrazia
| giovedì 14 aprile 2011 | Scritto da Giorgio Giannelli - 197 letture |
Labouratorio non ha età. E’ patrimonio degli spiriti liberi e inquieti, dovunque essi siano. Giorgio Giannelli, classe 1926, è sicuramente uno di loro. Espulso dal liceo classico “per avere spernacchiato un professore”, partigiano, cronista parlamentare, scrittore, le riflessioni che pubblica su Facebook sono dirette, sintetiche, eppure dense di spunti sempre originali. Osservatore attento del mondo che cambia, è diventato un punto di riferimento per un nugolo di Labouranti, che hanno trovato nella sua pagina online un luogo fresco e vivo. Situazionista a modo suo. Non potevamo lasciarcelo scappare. Da oggi, la sua rubrica ci accompagnerà lungo la strada che, con fatica, stiamo tentando di costruire.
Ho accettato questa collaborazione con un gruppo di giovani sentendo in me un senso di sollievo e di freschezza, perchè confrontarci tra persone pensanti è già di per se un elemento che attrae chi ha a cuore le sorti della comunità, ma poter colloquiare con gente notevolmente più giovane ti da comunque un senso di benessere. E’ il segno positivo del passaggio del testimone. La mia generazione ha ricevuto le consegne da tempi certamente più difficili, se non altro per l’arretratezza del sistema informativo. I nostri padri si sono dovuti sorbettare una unità nazionale voluta da una minoranza di privilegiati che li ha immediatamente portati alla scontro sato-chiesa (due elementi di per se stessi oppressivi) che hanno condotto la classe governativa a posizioni di incertezza, soprattutto in polica estera, posizionando l’Italia tra le nazioni ondivaghe d’Europa, capaci di cambiare alleanze strategiche dalla mattimna alla sera. Da qui alla siagurata e terribile guerra mondiale il passo fu breve.
La prima guerra mondiale mise in tutta la sua evidenza la grandezza del partito socialista italiano, unico in Italia e nel mondo a rimanere neutralista e contro l’inutile strage. Leggetelo sul recente libro di Amedeo La Mattina (edizioni Einaudi) dal titolo Non sono mai stata tranquilla, laddove Angelica Balabanoff fu la protagonista di questo periodo magico. Putroppo questo atteggiamento eroico, causò l’avvento del fascismo e di Mussolini, sovvenzionati dai poteri forti e dalle centrali reazionarie e militariste europee. E furono venti anni di governi autoritari che, se pur tentarono di riformare il vecchio stato post risorgimentale, condussero a pazzesche e sanguinose guerre che distrussero tutto il potenziale ecnonomico italiano. Io sono stato partigiano e ho rischiato di morire davanti ai tedeschi armati e devastanti. Ma non oserei mai dire che fu la Resistenza italiana (o anche europea) ad abbattere il fascismo, che cadde solo per propria volontà e perchè ormai la monarchia aveva capito che la guerra fosse perduta. La liberazione avvenne solo per l’intervento armato delle forze anglo-americane che, risalendo la Penisola, instaurarono la cosiddetta “democrazia”.
E qui si arriva al punto. Anche a noi italiani la democrazia è stata imposta con le armi. Prima non ne sapevamo nulla e, quando qualcuno come Matteotti provò a denunciare questo problema, venne regolarmente assassinato nel 1924. Nel 1945 gli anglo-amercani ci hanno dato una democrazia di cui non conoscevamo l’esistenza. Gli italiani erano diventati 90 milioni: 45 milioni di fascisti e 45 milioni di antifascisti. Per di più c’era un problemino: 45 milioni di comunisti e 45 milioni di democristiani. Per fortuna vinsero i democristiani (con il contributo di Saragat e di Pacciardi, La Malfa e Riccardo Lombardi erano ancora nel partito d’azione) ma quando si dove’ scrivere la Costituzione (nonostante il PSI fosse più forte di oltre un milione di voti dei comunisti) De Gasperi e Togliatti cominciarono a farsi l’occhiolino. L’uno aveva paura dell’altro e così fecero della Costituzione della Repubblica il testo per un compromesso storico che dura tuttora. Chi va al governo non governa, il Presidente della Repubblica non è eletto dal popolo, sovrano su tutti è il parlamento, covo di superprivilegiati che entrano dai portoni principali solo se proposti dai partiti. Ecco, questo è il concetto di democrazia che ci siamo fatti in Italia.
Giorgio Giannelli, nato nel 1926, è il più giovane di tutti i Labouranti.


Giorgio, ti ho trovato nella tua nuova prova, ti sento caricato, alla fine mi dai un’altra soddisfazione nell’ammettere quanto sia importatnte dare fiducia nei giovani, se ben ricordo alla Colombaia avevi ancora molte remore!
saluti Baffone
Franci, remore ne ho ancora e non poche. Spero soltanto di avere trovato dei giovani diversi, impegnati e liberi. Bastano due parole: Internazionalismo è rivoluzione. Pacifica ovviamente, ma totale dal punto di vista libertario!
Sarebbe bello scrivere la storia d’Italia “all’incontrario”: cioè come una lunga sequela di tentativi per tenere il socialismo fuori dalla porta, ricorrendo di volta in volta al nazionalismo, a Giolitti, al fascismo, alla DC con l’ausilio del PCI, ecc. Manca davvero tanto un punto di vista socialista.
Ciao, Filippo Bovo.
Condivido appieno la frase: “Per di più c’era un problemino: 45 milioni di comunisti e 45 milioni di democristiani. Per fortuna vinsero i democristiani”.
Per quanto riguarda la considerazione: “La liberazione avvenne solo per l’intervento armato delle forze anglo-americane”. Ho qualche dubbio, la Resistenza non fu decisiva ma dette un contributo senza il quale gli Alleati avrebbero impiegato forse anni in più.
Poi, da genovese devo far notare che quando gli Alleati arrivarono a La Spezia, a Genova la città era già liberata dai partigiani e i tedeschi avevano firmato loro la resa. Qua si usa dire ‘giravano già i tram quando arrivarono gli americani’.
Sarebbe interessante scrivere la storia proposta da Filippo, concordo. Così come condivido un po’ dei dubbi di Pugliese e ne aggiungo uno mio. E’ vero che di fatto chi va al governo non governa, questo lo dimostra la storia e anche la cronaca. Però allo stesso tempo il parlamento non approva praticamente più alcuna legge e delega tutto ai governi. Per cui mi viene da pensare che, anche grazie alla legge elettorale giustamente stigmatizzata nell’articolo, in realtà un modo di aggirare il superparlamentarismo della costituzione italiana sia stato trovato. Il peggiore di tutti, a dire il vero, ossia la delega in bianco all’esecutivo.Che poi probabilmente non governa per altri problemi, non costituzionali ma piuttosto interni alle coalizioni o legati al leader oppure entrambi.
O Gio’ sei il meglio! anche su Labouratorio!!!!! uno dei pochi luoghi dove si pensa!!! vedi a che serve sta’ sulla rete??? bene avanti sempre avanti così…… chissà che poco a poco un si riesca a sveglia’ un po’ di gente!!!
Ps scusate per il linguaggio poco ortodosso ma tra Versiliesi c’è da parla’ in dialetto.
Non ho ancora capito come funziona questa ambaradam. Non è il solito facebook, non è il Blog. Allora chi scrive come può trovare una risposta diretta nei lettori?
Seconda domanda: quando esce il secondo numero?
Terzo: rispondetemi su email: Giannelli26@tiscali.it.
Alessandro Tosi, sempre avanti!
Matteo Pugliese, non so quanti anni hai e non è importante. Io però nel 1943-1945 c’ero. A Genova accadde quello che si verificò in tutte le altre città del nord. Sui monti e in clandestinità di partigiani ce n’erano pochini. Poi, il 25 aprile vennero fuori tutti. Ripeto: al massimo i partigiani arrivarono 24 ore prima. Mussolini, se non fosse entrato in guerra, sarebbe morto nel suo letto. E’ vero che la storia e la politica non ammettono i SE, ma il contributo dei partigiani fu importante, ma non determinante. Anzi, in alcuni casi (come a via Rasella e in Versilia, dov’ero io) fu purtroppo controproducente. Non voglio riscrivere la storia, nè offendere la sensibilità di nessuno. Ma io, ripeto, c’ero e bisogna smetterla di fare del finto reducismo garibaldino. Già ci hanno pensato i comunisti a rovesciare il senso vero ed eroico della resistenza popolare…
Caro Nicolò, a forza di obiezioni e di filologismi, la democrazia in Italia è fallita. Si potrebbe obiettare che non abbiamo mai avuto democrazia. La democrazia è prima di tutto governare. Se non governbi non concludi nulla. Sono sessant’anni che non si governa. Ora, meno che sempre. E allora? Io scrivo da anni che questa Costituzione non solo è conservatrice, ma impedisce di governare. Ma perchè impedire il buon governo? Dal 1946 in poi abbiamo sempre malgovernato. E qui si rimette in discussione il sistema democratico, posto che ci sia al mondo un solo paese che si possa definire democratico. Apriamo la discussione, senza preconcetti.
Filippo, il “punto di vista” socialista, lo impediscono i socialisti. Dal 1892 a oggi, salvo Turati e Saragat (questi però solo nella primissima maniera) abbiamo avuto dei saccenti e presuntuosi. Abbiamo avuto mille formule socialiste. Il socialcomunismo, il frontismo, il sinistrismo, il lombardismo e il demartinismo (Lombardi e De Martino entrambi però ex azionisti) il nennismo, il craxismo. E dopo la fine, ignobile, la fuga dei socialisti verso gli ex comunisti e verso Berlusconi. E allora? E allora, caro Filippo, ricominciamo da capo. A quale socialismo dobbiamo risalire? Al partito socialista euroepeo? All’Internazioale Socialista? Tu stesso hai scritto che sono organismi che hanno fallito. E probabilmente hai ragiomne. Però da qualche parte bisogna ricominciare, anche perchè l’Italia è l’unico paese al mondo dove non esiste un partito socialista. Nel 1946 il PSI arrivò secondo, prima dei comunisti. Poi il disastro. Ritenete voi, e qui parlo a tutti, che sia necessaria la ricostruzionme del partito socilista in Italia? Non ho certezze da proporvi, anzi ho molti dubbi. Chiedo solo di aprire uin dibattito e non mi venite a tirare fuori dal cappello a cilindro quel coniglio che si chiama Nencini.
Vade retro Satana, Nencini lasciamolo fuori dalla porta! Con tutto rispetto per chi la pensa diversamente, quello nenciniano è un partito socialista inutile alla causa. Il socialismo in Italia va ricostruito da zero ed esternamente rispetto alle istituzioni socialiste oggi esistenti. Questo per evitare di rimanere compromessi dai loro tanti guai. Alla fine è così che nacque anche il primo PSI, quello dei tempi d’oro.
Bell’articolo e bellissimo dibattito. Noi per ora, siamo d’accordo solo su un obiettivo politico di respiro: gli Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo ancora metterci d’accordo sui dettagli, figuriamoci sugli strumenti politici per realizzarli!
Però piano piano…
Stamani nel mio facebook, ho rilanciato il tema dell’Alternativa Europa Socialista, sostenendo che, dopo il fallimento della Destra europea, del PD e dei miglioristi alla Napolitano, c’è rimasta solo una speranza: il riordino delle forze socialiste europee e dell’Internazionale socialista. Chi prende l’iniziativa? Chi ha i contanti con Londra e Bruzelles?
pisauro sta a londra! domani lo sento e vediamo di organizzare il prossimo numero, che ultimamente stiamo latitando!