[Fus e polemiche] Quando le critiche suonano inopportune
| venerdì 24 luglio 2009 | Scritto da Lidano Lucidi - 109 letture |
In questi giorni sta montando la polemica sui tagli effettuati dal Governo al FUS (Fondo Unico dello Spettacolo). Una polemica giusta. Sì agli investimenti sulla cultura, perché la cultura può essere una fabbrica per creare posti di lavoro. Altro aspetto, sicuramente più importante, è che l’investimento nel sapere scardina il principio di non educare il villico, che era, ed è, la regola per tenere sotto scacco i cittadini.
L’industria dello spettacolo può essere un volano di sviluppo importantissimo, pensiamo a quello che succede negli States o in India. In Italia in più abbiamo un patrimonio culturale di primissimo piano che se adeguatamente valorizzato può determinare una crescita sostanziale del Prodotto Interno Lordo.
Sono necessarie però due considerazioni.
La prima è che se si vuole che la cultura possa essere strumento su cui puntare per ridurre la disoccupazione allora bisogna pensare di cambiare approccio: occorre passare da un approccio assistenziale, ad uno imprenditoriale. Troppo spesso i finanziamenti che vengono dati agli enti culturali, non si basano su uno studio di fattibilità economico o sociale, anzi è vero l’opposto. Spesso si spendono milioni e milioni di euro per qualche festicciola, piuttosto che per un museo, una mostra, una produzione teatrale o cinematografica. Quante feste della salsiccia o delle bruschette, si annoverano in giro per l’Italia? Quanti milioni vengono dati a questi eventi mentre i musei spesso sono chiusi, i siti archeologici abbandonati a se stessi? In moltissimi casi le amministrazioni di centro sinistra alimentano questo circuito. Se si vuole che la cultura produca posti di lavoro allora andrebbero premiati quei progetti che più di altri possano avere un ritorno economico, possono creare posti di lavoro duraturi, possano far emergere le risorse umane, naturali e paesaggistiche. Meno soldi alle salsicce e più al teatro, alla musica, al cinema, ai musei, all’enorme patrimonio culturale del Bel Paese.
Altro aspetto da mettere in risalto è la credibilità di chi oggi protesta. Durante l’ultimo governo di centro sinistra, fu approvata una legge finanziaria nella quale si dava la possibilità alle famiglie di detrarre dalla propria dichiarazione dei redditi le spese per la palestra. La sinistra al governo ha fatto questo. Ha dato la possibilità alle famiglie di scaricare dalle tasse le spese per avere il culetto sodo, ma non ha dato la possibilità di scaricare dalle tasse i libri scolastici. Sono segnali contradditori, che non rendono credibile una piattaforma politica. Avere i glutei allenati è fiscalmente più conveniente che avere il cervello allenato. No, we can’t.
Per migliorare lo stato dell’arte sarebbe forse più opportuno cospargersi il capo di cenere, essere consequenziali a quello che si dice in pubblico, e soprattutto porre le basi di una proposta sul tema ben più articolata che la semplice richiesta di denaro.
_ Lidano Lucidi - anni 36, Sezze (Latina), Dottore Commercialista.

aggiungiamoci anche che non esiste l’albo degli archeologi e i laureati in Beni Culturali trovano perlopiù lavori come commessi
Inutile arricchire l’anedottica sugli spettacoli finanziati cui tutti hanno prima o poi assistito, o che hanno prima o poi tutti subito. Sui fiumi carsici cui allude lucidi e che finiscono per ammorbare il chiassoso, un vero ‘baccanale’, pantano bipolare, pseudoculturale, nazionalpopolare, centrocommerciale e promozional alberghiero. Clientelare? Occorrerebbe un progetto, ma sembra l’unico prodotto culturale la cui merceologia latita. Vero ‘bene scarso’.