[Sinistra e sbrodolii] Per smettere di parlarci addosso
| mercoledì 15 luglio 2009 | Scritto da Demi Romeo - 119 letture |
Trascorrono i giorni e i mesi.
Assemblee, seminari, consigli nazionali e direttivi si susseguono ormai di consueto, quasi a voler precisare passo per passo la volontà da parte di un’intera comunità di costruire un percorso innovativo, plurale, di sintesi e di rilancio della proposta politica di Sinistra nel Belpaese. Quante volte in seno alla presentazione di ‘Sinistra E Libertà’ abbiamo udito frasi altisonanti ed incisive rivolte alle tante piazze affollate durante i vari momenti elettorali.
La Sinistra del “partire” si è detto; la restituzione simbolica del principio di “Libertà” al patrimonio storico delle lotte sui posti di Lavoro e a tutela degli Emarginati sociali; “non mollare” – citazione di rosselliana memoria – affinché l’obiettivo della ‘nuova Sinistra italiana’ divenga realtà per i cittadini e non, in alcuni istanti persino con picchi di esasperazione della sua passata ed, eventualmente, futura funzione politica.
I militanti si sbizzarriscono sui social-network, i dirigenti ritrovano il sano vigore perduto, “ce la faremo, vedrete!” – si dice – ai numerosi partecipanti accorsi lungo le piazze dalla Puglia alla Campania, dal Lazio a… lasciamo perdere.
Circa un milione di voti accaparrati in tutta Italia, dei quali la stragrande parte provenienti dalle Regioni centro-meridionali, questo è l’epilogo della campagna elettorale.
Niente male, si registra un trend positivo. La gente allora sente davvero la necessità di “Sinistra”, bisogna proseguire, o forse no?!
Ecco, dietro il sipario della politica italiana si celano adesso i grandi dubbi esistenziali di questa Sinistra.
Le singole componenti organizzano subito i propri organismi, con tanto di meticoloso rispetto dell’iter statutario, per discutere e deliberare. Ma di cosa?
Beh, è ovvio, la Sinistra discute di Diritti non ancora acquisiti, di Precarietà, di Green Economy (!), se non sbaglio anche di chi ce l’abbia più lungo… il pedigree per rappresentare al meglio la pluralità di esperienze coinvolte, mi sembra naturale.
Per fortuna che un po’ internet, un po’ Radio Radicale, un po’ il vecchio scetticismo tipico del Socialista martoriato dagli innumerevoli cambi di simboli e diciture, mi riporta coi piedi per terra.
Ma di cosa si discute dunque?
Da poco si è svolta l’ultima seduta del Consiglio Nazionale del Partito Socialista.
Il Segretario Riccardo Nencini, come al suo solito, ci riserva dei colpi di scena, almeno per chi non avesse ancora letto il copione del proprio intervento a Chianciano o – vale lo stesso – a Roma.
Inizia il suo lungo vagheggiare circa i risultati ottenuti da SL, ma pure da tutto il cucuzzaro partitocratico, se mi permettete il radicalismo.
Non mancano le dovute riflessioni Regione per Regione, Comune per Comune, dei diversi esiti elettorali. Qualcuno dalla platea sbraita: “ma che fine hanno fatto i voti dell’anno scorso?!”, ma è come se il dialogo avvenisse di fatto fra sordomuti, quindi evito di soffermarmi in merito.
Si continua a parlare delle più geniali strategie militar-politiche di apparentamento per le prossime elezioni poiché, ad un mese dall’ultima consultazione, il fuoco mai spento della politica arde nei cuori e nelle passioni della classe dirigente.
Un timido ed ingenuo pensatore come il Sottoscritto potrebbe allora chiedersi: “ma le tante parole spese per i precari, per gli invisibli, per i diritti di tutti, la voglia di Sinistra come il ‘partire’ di un rinnovamento radicale della società, perché non ne parlano?”.
Infatti questo è il punto.
Fra tatticismi, evocazioni di strutture partitiche, rivendicazioni identitarie, a volte – si fa per dire – ci si dimentica che quel che più importa per la costruzione della Sinistra è l’intervento politico alle molteplici domande di disperazione e di speranza che pervengono da quei semplici voti.
Piuttosto che conteggiarli e attribuirli ad una massa conforme ed omogenea di “elettori”, dovremmo forse sforzarci a considerare questo ammasso di cartine crociate come l’espressione di bisogni e di esigenze che riguardino i singoli cittadini: dall’impiegato al precario, dalla ragazza-madre all’invalido (quando ha le capacità di votare!), dallo studente al pensionato.
Ribadire ad alta voce cifre, percentuali, aspettative di voto, ma dove si va?
Che senso ha dare questa interpretazione al voto?
Forse molte volte si parla a vanvera, credo sia questa la situazione.
E’ questione di linguaggio e di comunicazione, di offerta politica certamente.
Siamo cosi sicuri di rappresentare l’innovazione della Sinistra definendola appunto “nuova”, ma ci perdiamo nella retorica, nella caricatura di ciò che vorremmo essere, nella concreta mancanza di qualsivoglia progetto di alternativa sociale e civile.
Però sbandieriamo slogan, urliamo numeri e – come sempre – pensiamo “primum vivere” alla baracca, guai a riflettere invece della ‘nuova Politica’, dei nuovi bisogni, della nuova condizione extra-istituzionale nella quale siamo stati catapultati violentemente.
E’ qui che nasciamo già vecchi, in fin di vita, privi di qualsiasi reale aspettativa di riuscita politica e sociale.
E’ qui che l’obiettivo primario fallisce nella più misera prassi di partito.
E’ qui che la Sinistra perde la bussola e inizia a brancolare nel buio dei sui dubbi esistenziali.
Bisogna rinnovare il linguaggio.
Sbagliamo perciò ad esprimerci e nel tanto parlare, nei tanti ghirigori lessicali, ci si dimentica delle cose concrete, degli interventi tangibili, di ciò che più dovrebbe interessare, ossia la Politica.
Dobbiamo riappropriarci della Politica nel nostro linguaggio consueto.
La Politica fatta di riflessioni, della amministrazione responsabile delle risorse, delle innovazioni nel risolvere le diverse problematiche, della lettura critica e della guida dei processi sociali.
E non si dica che si possa fare rammentando massime di principio, manifesti di valori e quant’altro.
Riflettiamo. Sembra davvero un termine fantascientifico la ‘Green Economy’ in quei territori in cui si muore ormai di Ecomafia per via delle sempre più frequenti incidenze tumorali, purtroppo registrando tassi di ospedalizzazione tra i più bassi in Italia; oppure nelle medesime aree dove il provvigionamento idrico per i fabbisogni essenziali delle famiglie e delle colture è un grave handicap strutturale che riguardi in primis le responsabilità dell’amministrazione pubblica, dunque la Politica, a danno di quella lunga elencazione di Diritti dei quali ci facciamo direttamente carico da Sinistra.
Si dovrebbe inoltre discutere delle grandi conquiste che la tecnologia ci offre in campo lavorativo, sanitario, educativo e comunicativo in virtù dell’effettivo godimento dei diritti del cittadino nell’età contemporanea.
Mentre in Europa scoppia il caso delle libertà digitali, l’arresto di quattro “pirati” fa della condivisione libera di materiale virtuale, di questo atto di disobbedienza civile e nonviolenta, la Forza di un movimento sociale emerso contro intere logiche corporativistiche.
Semplice voto d’opinione? No. Voto di civiltà! Quanto basta per scavalcare gli apparati di centenari partiti sedimentati nel substrato istituzionale.
In che modo reagisce e sta reagendo la ‘nuova Sinistra italiana’?
Accorpa le sezioni di partito e convoca una imprecisa Assemblea Nazionale ancora una volta per discutere dei fatti propri.
Dopodiché daje con una nuova campagna elettorale. Insomma il solito circolo vizioso.
Dovremmo ritenere dunque che questi siano i presupposti per comprendere e guidare i processi sociali verso il ‘Cambiamento’.
Ognuno è libero di credere ciò che vuole e non è scopo di questo articolo giudicare valutazioni di diverso tipo.
D’altronde e insistentemente ribadisco che sarebbe l’ora invece di valutare meglio i tempi e il linguaggio che ci siamo dati per intraprendere finalmente il dialogo con la società civile, quella depoliticizzata, posta al di fuori da sezioni e circoli accorpati per l’occasione, ma consapevole drammaticamente dei bisogni e delle proprie esigenze.
Impariamo a capirci.
Impariamo ad ascoltare.
impariamo a decidere e ad intervenire…
Le risposte ora stanno fuori dai partiti.

il resto è storia…