[Locatellate d'Estate] Il CN del PS ovvero “Quello che non vi ho detto”
| mercoledì 15 luglio 2009 | Scritto da Plex - 284 letture |
La cronaca ufficiale del CN la trovate qui, il documento della segreteria approvato a maggioranza, seppure non larghissima, lo trovate qui, il documento bocciato (e non decaduto come dice la versione ufficiale) della minoranza di sinistra lo trovate qui. La registrazione su radioradicale (ma non ve la consiglio) è invece qui. Di seguito solo i pensieri di uno dei 12 contrari…
“Facciamo una verifica rapida rapida, chi preferisce anticipare il voto alle 16?”
E chi non preferirebbe anticiparlo sto benedetto voto? Caldo fà caldo, cose inutili ne sono state dette a tonnellate, nessuna o quasi pertinente al voto suddetto o anche solo parzialmente aderente alla realtà di qualcosa di più significativo di un simulacro di partito che non vive più nemmeno nei progetti dei suoi leaders o presunti tali. C’è pure lo sciopero dei treni e come dice il segretario: “Non possiamo affidare una votazione importante solo ai compagni di Roma e del Lazio!”. D’altronde qua “non siamo a una riunione della Garbatella” (cito a memoria dalle parole di Riccardo Nencini). E dunque pace se dei 50 iscritti a parlare non si arriverà al 40esimo, che poi sarei io, e pace se non avrò modo di dire a voce quello che mi accingo a scrivere in questo articolo. La presidente dell’assemblea, Pia Locatelli, ha fatto la sua domanda e ha avuto la sua risposta. Il voto si anticipa, il mio intervento salta.Siamo al Consiglio Nazionale del Partito Socialista, è sabato e sono le 15.05. Dentro la sala fa un caldo infernale, i vuoti in platea si fanno consistenti.
Sono arrivato a metà mattinata, curioso di vedere se un partito allo stremo delle forze e forse ormai senza speranza è ancora capace di un colpo d’ala, di uno scatto d’orgoglio, di un sussulto di dignità.
Mi basta la relazione del segretario per capire che cosi non sarà.
E siccome non voglio infierire passo direttamente a ciò che una Locatellata d’Estate mi ha impedito di pronunciare.
Volevo parlare del disastro socialista degli ultimi 20 anni, quella serie di eventi che ha portato una delle più feconde e vitali storie politiche del secolo appena trascorso a ridursi a una parodia macchiettistica, a un insieme di miserie umane e politiche che, fosse per l’importanza intrinseca di ciascuna di esse, sarebbero dimenticate in un batter di ciglia, ma riguardando invece un patrimonio politico e culturale da molti ritenuto fondamentale per le sorti della malandata sinistra italiana, finiscono per assumere una rilevanza ben più vasta.
Volevo parlare dei dibattiti surreali che si svolgono, dove il tema della discussione trascende ed esula la distanza siderale che passa tra quello che sarebbe da farsi, quello che si può ritenere fattibile, e quello che viene effettivamente fatto (con esiti spesso e volentieri esiziali). Dove si parla del nulla, ovvero delle possibilità di elezione di grigi politicanti in altrettanto grigie sedi istituzionali dove nella migliore delle ipotesi assurgerebbero a grigissimi ruoli di comprimari in giochi più grandi di loro (vedi l’accanirsi a discutere delle regionali). Dove la propria dimensione e’costantemente ignorata, quasi in un processo di rimozione collettivo, rinverdendo nei fasti di un passato lontanissimo la giustificazione della coazione a ripetere dell’oggi.
Non è allora davvero un caso se la Locatelli confonde Prampolini con Brodolini e Di Lello parla della sindrome da nobiltà decaduta. Ma non è nemmeno un caso se nessuno prova ad affrontare le ragioni di questo stato di cose. Troppo difficile, troppo lavoro, troppe poche forze. Eppure la strada è stretta, o si riprende in mano il filo rosso di una storia il cui disastro inizia alla fine degli anni ’80, con la degenerazione del partito più antico d’Italia in una lobby di giovani rampanti, una congrega di “nani e ballerine”, pronti a salire sul carro finché vinceva e lesti ad abbandonarlo nel momento della difficoltà, o si continuerà a procedere spediti verso l’inevitabile e per certi versi auspicabile eutanasia.
Se tutti in quella sala erano d’accordo sul fatto che il segretario Nencini in un anno ha sbagliato quasi tutto lo sbagliabile (e io sono tra quelli), pochi sono disposti ad ammettere che il segretario di quel che resta dei socialisti dopo 15 anni di sconfitte e uno 0,98% di elettori ancora in vita, in effetti poteva fare ben poco, che l’illusione da molti coltivata che la defenestrazione di Boselli fosse la chiave di volta della rinascita fosse appunto una illusione, che le risorse morali, materiali, politiche, economiche, umane di questo partito sono assolutamente insufficienti per una esistenza autonoma.
Da qualche anno ci ripetiamo stancamente del profondo senso politico che i socialisti hanno nello scenario italiano, e conseguentemente degli ambiziosi obiettivi che ci si dovrebbe porre (un Partito Socialista su modello europeo, a vocazione maggioritaria).
E’ forse venuto il momento di interrogarsi sul perché, per realizzare quegli obiettivi, i socialisti italiani sono, se non dannosi, quantomeno inutili (ma sul dannosi tornerei volentieri). Il momento di chiedersi come recuperare la credibilità inevitabilmente perduta per la disillusione data dalla distanza tra realtà e proclami.
La risposta che mi davo tre giorni fa (e non è la stessa di oggi) è: un Congresso. Un congresso di autocritica, di cui si sarebbero dovuti far carico gli pseudo-dirigenti per poter davvero assumere il loro ruolo, in cui provare a spiegare almeno a noi stessi come si sia arrivati a tutto ciò.
Un congresso poi sul COME (e non sul se) partecipare alla fase costituente o federativa di Sinistra e Libertà. Perché se è pacifico, e io penso che lo sia, che la cosa che più si avvicina, seppure da molto molto lontano, a una prospettiva politica, passa inevitabilmente da lì, molto meno pacifico è come questa fase vada gestita, quali obiettivi porsi sui quali misurarsi, quali iniziative politiche promuovere e perché.
Spazzando subito via il campo da un argomento che sento più volte ripetere: “i contenitori si fanno sui contenuti”. A parte il fatto che di contenuti è difficile vedere traccia al di fuori di qualche eroica riunione di ridicoli radicali, a parte il fatto che anche i contenuti proposti e riproposti sembrano spesso vecchie litanie poco approfondite, ma poi bisognerà pur iniziare a riconoscere che nella politica dei partiti liquidi, di plastica, personali, oligarchici e autoreferenziali, il contenitore determina la politica più dei contenuti. Bisognerà pur dire che la Rosa nel Pugno aveva 31 punti di contenuti e si è arenata sul contenitore. Che il PD, che di contenuti non ha ancora avuto tempo di parlare, è nato per innovare il contenitore e morirà per non averlo davvero fatto.
Allora d’accordo sul punto di partenza che il PS è un contenitore fallimentare, nemmeno in grado di raccogliere le firme per quattro proposte di legge di iniziativa popolare o per presentare il proprio simbolo alle elezioni, passiamo a parlare della chanche di successo del contenitore Sinistra e Libertà. Sul suo cammino ci sono due macigni grossi come una casa:
La forma partito e la definizione di una cultura politica che ne determini l’identità.
E allora quel poco che si riesce a mettere in campo in termini di strumenti immediatamente operativi, siano coordinamenti territoriali e nazionali, lo si usi per accompagnare l’indirizzo politico alla discussione sopra questi due punti. Si convochi una conferenza programmatica, ci si scanni su flexsecurity e nucleare, giustizia e politica estera.
E contemporaneamente si definisca una strategia di respiro, si indichi che Sinistra e Libertà non può essere un punto d’arrivo ma una tappa intermedia di un percorso di riorganizzazione della sinistra italiana necessariamente più lungo. E quando si nomina Livorno e la scissione all’incontrario tra post-ex-sub-comunisti e socialisti, lo si faccia col senso delle proporzioni e la consapevolezza che un processo di tale tipo riguarda inevitabilmente grande parte del PD.
Per questo occorre ricordare che Sinistra e Libertà deve avere rispetto al PD iniziativa politica propria, tempi e scelte alternative e antagoniste, ma esiste e cosi si configura proprio per l’esistenza del Partito Democratico con tutto quello che ne consegue nel delineare lo scacchiere politico della sinistra italiana. E allora per noi socialisti SeL ha senso con una duplice funzione:
rivitalizzare e sdoganare a sinistra la nostra storia e cultura politica da un lato, alimentare lo scontro e la sfida al PD dall’altro. Il tutto coniugato con la necessità inderogabile di stringere un rapporto strategico coi radicali di tutta Sinistra e Libertà, tanto per iniziative politiche comuni quanto per valorizzare la funzione dei socialisti nell’alleanza.
Concludevo con il riferimento all’articolo 49, quello che parla dei partiti come il luogo dove i cittadini concorrono con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Ripensando alla Locatellata d’Estate, capisco forse meglio il senso di quel metodo democratico che i padri costituenti hanno beffardamente inserito nella Carta fondamentale.

Concordo con te in ogni singola parola, caro Plex!
Qua stiamo parlando di una comunità politica sostanzialmente in linea col ceto politico-amministrativo italiano: di bassa qualità. I mezzi materiali del partito socialista non sono poi così scarsi, avendo ancora una preziosa struttura territoriale e una presenza non trascurabile negli enti. Si potrebbero fare un sacco di cose con questi mezzi. Il problema è: ci sono volontà e capacità di farne qualcosa? E ancora: fino a che punto tutto ciò è “del partito”? La registrazione audiovideo di radioradicale.it consiglio invece di vederla: dà la cifra, l’idea di cosa stiamo parlando.
I mezzi materiali del partito socialista non sono nemmeno roba con cui far troppe feste. E qua parlo da segretario che oggi stesso deve andare ad emettere l’ultimo assegno per pagare la campagna elettorale.
i mezzi materiali sono a macchia di leopardo diciamo, ci sono ampie zone in cui non c’e’ nulla, nessun rappresentante da nessuna parte poche sezioni e militanti(un caso su tutti, Roma) e altri casi piu felici. Ma c’e’ un transiente negativo considerevole, pensa alle due ultime regionali che hanno spazzato via socialisti sardi e abruzzesi.
Grazie Fabio…
Cazzo Andre mi eri piaciuto all’inizio. Veramente ottimo. Forma e sostanza. Tagliente e puntuto.
Poi però anche te mi sei caduto nello sforzo volontaristico di scrivermi “si faccia così”, “si faccia cosà”.
Si vede che te, a differenza mia, ancora hai un barlume di speranza. Ecco io conterei d’averlo annullato.
Altra cosa. Ma s’è mai visto fare un partito, un’associazione, una federazione o una sega volante solo perchè bisogna presentarsi alle Regionali con qualche possibilità di salvezza?
Con che progetto per le regioni che ci si dovrebbe candidare ad amministrare?
Io, tanto per essere chiari, misurerò le possibilità di essere credibili per SeL in Toscana sfruttando l’occasione di una legge anti-Brunetta preparata dal vicepresidente della Regione (che così lancia la sua candidatura alla presidenza prossima ventura).
Intendo proporre degli emendamenti a quella legge, relativamente ai permessi sindacali e a quelli per incarichi politici, se i consiglieri socialisti o altri che dovrebbero fare parte di SeL Toscana non li voteranno per me sarà del tutto inutile parlare di proposta politica riformista per la nostra regione da parte di SeL.
beh Tom, mi prendo l’appunto, anche se volendo l’articolo essere la ripresa di quello che avrei detto al CN, penso che un minimo sforzo volontaristico lo dovevo fare.
Ma infatti scrivo che le cose che avrei detto 3 giorni fa non le direi piu oggi, ed e’ cosi’.
Proprio perche’ condivido la tua osservazione sull’impossibilita’ di lavorare solo in funzione delle regionali credo fosse indispensabile un congresso e qualcosa di simile a una conferenza programmatica prima.
Per il resto come dice Lanfranco e lasci intendere tu, bisogna fare la prova del Budino!
Se però dobbiamo fare i “volontaristi” (più che i “volontari”, visto che qua come offri un dito se n’approfittano in maniera indegna) … dicevo: se proprio dobbiamo fare i volontaristi, facciamolo legando il nostro potenziale sforzo a condizioni programmatiche da verificare quanto prima.
Insomma, io c’ho questo bel vassoio d’argento su cui m’è stata offerta una prova del nove riguardo ad una legge regionale. Ma sono convinto che anche da altre parti si possano trovare esempi simili per chiedere ai papabili dirigenti regionali di SeL (quelli che poi dovranno andare a riporre nuovamente il proprio culo su qualche poltrona, o che almeno ci proveranno) un impegno subito, che serva a chiarire che profilo politico avrà la proposta di SeL nelle varie realtà.
Giusto in generale. Io pero’ penso che allo stato in cui siamo, dovremmo provare a inventarci qualcosa anche in termini di selezione della papabilita’, a costo di fare un po’ di demagogia primarista.
Tu giustamente la vuoi buttare sui contenuti. Ma io ribadisco, morti per morti, facciamole davvero le primarie delle idee, facendo votare agli iscritti (se ci fossero) di SeL, la posizione sulle varie cose. La loro opinione mi pare valga di piu’ di quella del dirigente ottuagenario di SD o del PS.
Non sono un fan delle primarie, nemmeno delle idee. Mi basterebbe essere fan delle idee, se ne vedessi in giro. Ma siccome queste camminano sulle gambe degli uomini ci vorrebbe un Congresso per fare quello che dici te. Ma qua non c’è nemmeno un partito, non vedo come si possa fare un Congresso …
sono d’accordo che l’intervento di plex fosse troppo ambizioso per la locatellata.ma l’analisi e la strategia sono giuste.Solo non capisco come abbia fatto a farsi intruppare in quella specie di tesi congressuali a metà fra il sinistrese più tradizionale e una sorta di torniamo a marx..
A tom segnalo quanto gli ho scritto sul sito e lo invito a non lasciarsi sedurre dalle sirene del populismo civico…
Per quello scrivo che la risposta di fare il congresso la davo prima del CN e non la darei ora. Cio’ detto, un partito che non riesce nemmeno a fare un congresso, tanto vale scioglierlo, o comunque io che c’entro?
Siamo in una condizione mediana tra la non esistenza e l’esistenza, che ci impedisce sia di esistere che di smettere di esistere.
Io mi riferivo, però, ad un Congresso di SeL. Perchè se è con SeL che ci dicono che vogliono presentarsi alle Regionali è SeL a dover avere un programma da presentare.
ah ok. Si beh certo, e’ cosi. Il punto e’ che come socialisti l’unico motivo certo per cui vogliamo stare in SeL e’ che cosi si fa la lista alle regionali, come dici tu. Almeno, altri non ne sono stati esplcitati.
Innanzitutto ringrazio chi, come Plex, ci ha creduto fino ad ora (non so in futuro). Una testa dura e una forza di volonta’ incredibili.
Sono poi contento delle affermarzioni che Tommaso (finalmente si sono aperte le cateratte!) (ri)comincia a fare. Certe inibizioni sono cadute, mi pare. Siccome ti chiedi:
“Ma s’è mai visto fare un partito, un’associazione, una federazione o una sega volante solo perchè bisogna presentarsi alle Regionali con qualche possibilità di salvezza?”
ti faccio notare che e’ la stessa strategia che ha portato il PS in SeL per le Europee, e’ la stessa “politica” (?!) che Nencini fa dalla fase congressuale e post-Boselliana. Lo sfogo contro l’ universo mondo fa star meglio, pero’ non credi sia il caso di fare una critica e autocritica su cosa ti aspettavi, cosa hai provato a fare e cosa non ha funzionato? Credo sia piu’ istruttivo e “catartico” a lungo termine, per te e per tutti.
Poi (passami la battuta) per la prossima volta invece di puntare al posto in Comune… si organizza la Comune. Perso per perso, vale la pena puntare in grande (e ad altezza d’ uomo).
deve ..deve..deve..
rompere le righe e ognun al suo destino..
eutanasia di aborto!
non si puo dire ma lo dico..tanto non ci legge nessuno..
Per le Europee il punto non proprio trascurabile era uno sbarramento messo a poche settimane dal voto in maniera indegna. Scusate se è poco. Anche se mi rendo conto che di quanto scorretta fu quella mossa PD-PdL ormai non si prenderà più coscienza (perchè se ancora non s’è presa …).
Per le Regionali (almeno qua in Toscana) sempre la solita coppia PD-PdL sta preparando uno scherzetto simile. Ma al netto di quello non mi sembra che SeL sia ad oggi una proposta ricca di politica.
Su quello che io ho fatto, non provato a fare, sono più che sereno, dato che la campagna elettorale per europee, provinciali e comunali a Firenze l’ho condotta in quasi solitudine (per ciò che riguarda la parte PS). Pasquà, passamela te la battuta, ma sarebbe troppo facile ribattere chiedendo a te cos’hai fatto.
Quanto alla chiusa. Non puntavo al posto in Comune, non ho fatto una telefonata una per chiederlo. E i risultati si sono visti! Semplicemente ero e sono convinto che lo avrei meritato più di chi lo ricopre adesso. Ma è una cosa che m’ha fatto girare i coglioni qualche giorno e poco più.
Maggia … però pure te potevi venire a Chianciano! Quand’è che cazzarola riusciamo a vederci?
Grandissimo Plex!!! Sei mitico, gran bell’articolo! Per il resto, a voi che vi va ancora di ammalarvi il fegato, un sincero ed affettuoso in bocca al lupo!
Tommaso, te lo dico amichevolmente: mi puoi benissimo chiedere cosa ho fatto io… nel mio lavoro. Perche’ mi pare che quello che hai fatto sia una scelta professionale, quindi al confronto ci sto, ma confrontiamo mele con mele.
Politicamente, io ho riconosciuto l’ inconsistenza e la deriva nenciniana da tempo: puoi dire lo stesso? Poi possiamo discutere se ci fosse veramente alternativa, se il destino non fosse scontato… ma allora si doveva lasciar perdere. Riconosco che SeL sia l’ ultima spiaggia: ma le circostanze che l’ hanno fatta nascere e l’ insipienza politica mi hanno impedito financo di votarla. Si e’ venuti al dunque: qualche errore di analisi e valutazione e’ stato commesso, o no? Che ne concludi/amo per il futuro?
Per la soglia… ma di che ci stupiamo? C’e’ il regime, Tommaso: quello della soglia o quello delle tante altre catene (perche’, la legge delle politiche e’ “liberale”?). Si puo’ scegliere di combatterlo o no: a quel punto si puo’ discutere sui mezzi. Pero’ mi pare giunto il momento di concludere che “corteggiarlo” e’ inutile. In particolare, il PS-ruotino di scorta bucato e’ una zavorra che va lasciata andare a mare, per il bene della “memoria” socialista, se non altro.
Può darsi. Diciamo che è un’impostazione. Se la si prende per buona poi si deve fare lo sforzo di non cadere nel velleitarismo.
P.S. _ Naaaa scelta professionale non direi. Di questi tempi parlare di scelte professionali mi sembra non tanto fuori luogo, quanto proprio tonitruante.
Certo Pasqualò che almeno llo sforzo di votare potevi farlo! Mica per altro … anche solo per poterti meglio lamentare dopo!
Naaa… su SeL ho espresso i miei dubbi prima e non ho votato, coerentemente col principio che non do’ piu’ voti a fiducia (ne’ a SeL ne’ ad altri). Al momento, non mi “lamento” di ne’ plaudo a SeL, semplicemente perche’ non esiste ancora: ne’ programmaticamente ne’ organizzativamente.
Siccome non siamo in democrazia reale, la mia (inutile) protesta e’ che voto quando qualcosa o qualcuno mi convince che ha una prospettiva politica e puo’ avere un impatto. Dopo le scottature RnP e PS, di lavorare per un movimento in tal senso se ne parlera’ semmai quando esistera’ sul tappeto un progetto serio senza velleita’ di trasformare partiti-farsa in progetti di lungo respiro. In particolare, con la fase congressuale ho definitivamente concluso che il PS non e’ serio: spero che la gente in gamba dentro lo realizzi presto e volti pagina (tentando con SeL o con qualcos’altro, se proprio ci tiene ancora).
P.S.: beh, Tommaso, si vede che mi ero sbagliato io: Pensavo che tu volessi fare il politico, di mestiere. Onestamente, mi sembri “grande e maturo abbastanza” per pensare alle tue scelte professionali… e non credo che il dirigente provinciale di un partito si possa fare nel tempo libero.
Cmq, io tendo a ragionare cosi’: valuta come impieghi il tempo e chiediti periodicamente che obiettivi volevi raggiungere e cosa hai concluso. Personalmente funziona, se non altro come “punzecchiatura” a far meglio!
IO continuo a proporre l’idea di creare un’area labouratorio nel Ps senza ovviamente ridurre labouratorio a questo…ma creare una sorta di ramificazione nel Cn.
Poi magari anche nel Cn radicale.Diamoci una strutture rappresentativa.
E hai pure ragione Pasquà, infatti il senso di frustrazione è quella cosa con cui non mi piace (credo a nessuno piaccia) fare i conti, eppure prima o poi …
Diciamo che stiamo approntando un piano B, senza però mettere da parte la politica!
Anche perchè, in fondo, qualche soddisfazione la sa pure dare!
L’idea di Gionni, quella di una lobby Labourante potrebbe non essere male …
Il problema e’ che la lobby Gionny la vuole fare in cose che non esistono piu
La facciamo nel PD? O la facciamo a prescindere?
facciamola a prescindere!
Associazione Labouratorio , per la dolce morte dei partiti aborto.
la galassia radicale ci vorrebbe?
Quella radicale non è una galassia. E’ un sistema solare. Ed il suo unico sole si chiama Giacinto, ma lo chiamano Marco.
Però il nome “Labouratorio per la dolce morte dei partiti mi piace”!
sai che invero non e’ affatto male? a patto che il nome sia tutto un programma!
Il tema delle risorse è centrale: risorse morali, materiali, politiche, economiche, umane, come hai ben scritto.
Sono profondamento convinto che la priorità sia pensare a queste risorse, solo alle risorse. Non si lavora e non si costruisce niente senza le risorse. Siamo in un periodo in cui le risorse scarseggiano, non credo sia mai stato così grave, e l’unico motivo è il tempo in cui viviamo: la società si evolve, i bisogni e i pensieri degli individui si evolvono, quindi società e individui interagiscono e si plasmano a vicenda. Viviamo in tempi nuovi, e ripeto che la nuova priorità sia pensare a nuove risorse, con una nuova gestione.
In breve, la risorsa per eccellenza è quella umana: il tempo che ogni individuo ha per dedicarsi alla società. E’ chiaro che uno non investe tempo se non è convinto, ma la novità non sta nel trovare nuovi spunti, nel fare congressi alla vecchia maniera, la novità sta nella gestione del tempo.
Sembrerò un visionario ai più, tantopiù perché non ho un gran passato di politica, ma i problemi si risolvono ragionando, e per ragionare non serve essere bravi oratori o saper muovere le masse, queste capacità si possono usare come strumenti dopo in fase di azione, dopo aver chiara l’idea di come agire. Ma prima di agire bisgona sapere dove andare, bisogna conoscere, scoprire, nuove strade.
Finisco: dobbiamo trovare il modo di investire il nostro tempo per “studiare” a tavolino come è fatta la società in cui viviamo, noi stessi. E se questo è difficile, come tutti pensiamo, allora dobbiamo trovare un nuovo modo di incontrarci, un nuovo modo di discutere, parlare, pensare riflettere scambiare idee…un nuovo modo che ci permetta di fare tutto ciò nei TEMPI che la società moderna prevede per le masse, per un popolo di milioni di italiani ormai sfiduciati e disinteressati.
…alla prossima.
è un commento interessante, tanto interessante che potrebbe tramutarsi in articolo. Il tempo della politica potrebbe essere un buon titolo…
Arrivo tardi, un po’ estraneo. Ma considerando che essendoci messi in quattro per fare una lista, a parte il 3 generale, anche nel miglior risultato non si va oltre qualcosa più di un 1 per cento a testa, mentre vari partiti comunisti non passano il quorum insieme…perciò, e in conseguenza di questo, siamo di fronte all’estinguersi di una estinzione, e non vedo la ragione di parlare con significato certo di ‘sinistra’. Vediamo problemi e soluzioni concrete. Assaggiamo il budino, l’unica controindicazione è che sia avvelenato- morti per morti. Piuttosto non di quello che sta a ‘sinistra’ del Pd parliamo, ma di qyello che sta ‘fuori’, finchè esiste un fuori, finchè esiste il Pd.
Leggo e sento nell’articolo e nei commenti tanta, tantissima frustrazione. E’ un sentimento che stringe tutti noi, novelli capitani di ventura al galoppo nelle aride steppe politiche italiane. Sono 15 anni che spendo energie per un rinnovato progetto socialista, inutilmente. Oggi getto la spugna, e rinnovo la mia lotta negli infidi spazi democratici. Non riesco a credere in SeL, c’ho provato ma ormai conosco a memoria l’epilogo. Vendola ha un potere contrattuale enorme, e alle Regionali ci spezzerà come un grissino. Nel suo sangue non v’è una sola goccia socialista. Tra l’altro, nella mia area di riferimento (Cilento e Salernitano) continuano ad imperversare dirigenti-cariatidi del tutto esiziali per la causa socialista. I giovani gli voltano, giustamente, le spalle mentre loro continuano ostinatamente a presidiare il loro consunto orticello. E’ triste dirlo, ma da me il “nuovo” cresce all’interno del PD. La mia lotta continua sotto ReD, in attesa di poco probabili risvegli socialisti.