[Sinistra, Libertà, varie ed eventuali] Perche’ no! Manovre sinistre, verso una nuova Bolognina?
| venerdì 20 marzo 2009 | Scritto da Francesco Maria Gennaro - 394 letture |
Labouratorio non si tira indietro e con questo pezzo del buon Francesco, mette nero su bianco tante validissime ragioni per non appecoronarsi appresso al cartello Sinistra e Liberta’. Potrete non convenire ma bisogna riconoscere all’autore oltre alla coerenza anche la robustezza di alcuni degli argomenti che porta. Cio’ detto, molto presto comunicheremo e pubblicheremo il suo indirizzo per poterlo andare a menare sotto casa, tra l’altro, essendo conterraneo del sinistrorso Manfr, si puo’ approfittarne per menarli entrambi…
Perchè no!
Correva la primavera 2008, allor quando i socialisti tentavano di rialzarsi a seguito della disarmante debacle elettorale delle consultazioni politiche.
Archiviata la fallimentare stagione Boselli, bollata dai continui giudizi negativi (“vasta depressione”) del Colonnello Albano nella rubrica meteo-politica di labouratorio, il PS si accingeva affannosamente a rimettere assieme i cocci di un verdetto da prefisso telefonico. Stava vedendo la luce una nuova stagione all’insegna dell’autonomia e del riformismo tout court. Infatti, il congresso fondativo, di luglio, sancì l’abbrivio di un entusiasmante percorso coraggioso e dinamico, con la finalità di riportare il partito del neo-segretario Nencini al centro dell’agone politico.
Scelte “corsare”, piglio “garibaldino”, propensione anti-bipolare e collocazione flessibilmente intermedia, privilegiando la partnership (da sinistra) con i centristi di Casini, abbandonando pregiudizi e pregiudiziali circa la questione delle alleanze, delegando ai territori interessati tali scelte. La rinnovata creatura non smentì il deliberato di Montecatini, durante la sua prima uscita pubblica: convegno sul tema della giustizia promosso assieme all’Udc. Sin qui nulla quaestio.
Sarebbe stato inimmaginabile prevedere che di lì a poco il sogno di un nuovo Midas politico e di una nuova Rimini programmatica si infrangessero sul perpetrarsi di una nuova Bolognina. La conclusione Gauchista e neo-frontista di una parabola involutiva discendente da un iter perlomeno discutibile.
E’vero, eravamo talmente piccoli, da non poter incidere più di tanto negli eventi negativi che si sono susseguiti e ci hanno danneggiato. Ma in minima misura, la strada ce la siamo tracciata da soli. Se avessimo insistito su una posizione liberalsocialista riformista, senza occhiolini alla demagogia di Veltroni e ammiccamenti alla filosofia di Vendola, oggi non saremmo in queste condizioni. Senza contare l’ingresso organico in una coalizione perdente, magmatica e giustizialista guidata da un seguace di Di Pietro, come avvenuto in Abruzzo. Dimenticavo: correva la questione morale nel Partito Democratico, dalle proporzioni non indifferenti, che “naturalmente” non abbiamo cavalcato adeguatamente. Dopo il danno, anche la beffa, chapeau!
Poi, l’inciucio liberticida: i “ladri di Pisa” nuovamente in azione. Uolter, che non ne ha azzeccata una in 16 mesi di leadership, decise di abbandonare per magia il suo anti-berlusconismo viscerale, privo di proposte ed infarcito di qualunquismo, per abbracciare il re di Arcore ed ecco lo sbarramento al 4%.
L’editto coercitivo firmato CaW, dunque, ci costringeva ad effettuare talune scelte, certamente non “senza colpo ferire”.
Fu breve il passo che condusse il Ps a promuovere il coacervo assolutamente dissonante “sinistra e libertà”.
Inizialmente si era detto un cartello elettorale sotto il Pse. Benissimo: avrebbe voluto dire avvicinamento a Fava e battaglia a 360°, nel segno dell’omogeneita’ dettata dall’appartenenza degli scranni di Bruxelles. Significava lanciare un’opa ostile al Pd, per esaltare le contraddizioni culturali del loft veltroniano. Sin qui più luci che ombre. Avrebbe avuto un senso. Riformisti, nel PSE.
Da lì, tuttavia, iniziò l’attenzione per l’area Bertinottiana (in attesa che apportasse uno strappo definitivo da Rc) guidata dal filosofo Vendola e diretta verso una cesura col retaggio del proprio passato; insomma, uno sdoganamento definitivo dalla storia comunista, verso il Socialismo Europeo…
Invece, il governatore della Puglia (che nella sua stessa regione non è stato in grado strappare a Ferrero la maggioranza degli amministratori rifondaroli), in quei giorni, registrava un’intervista: – restiamo in Europa nel gruppo “Gue”, orgogliosaente comunisti ed ambientalisti -. Storia di qualche giorno fa, la sua visita in Germania, al leader della formazione comunista Linke.
Poi, giunsero i signor No, guidati dalla continuità di Pecoraro Scanio, Grazia Francescato e i non proprio comunistissimi (ma comunistini/elli della Belillo, in dissenso nei riguardi di Diliberto).
Infine, la conferenza stampa con Berlinguer e Occhetto nei panni di profeta. Per fortuna che Ingrao non ha ancora sciolto le riserve.
Insomma, un PDS formato bonsai! Povero pantheon!
Le urne dello scorso aprile ci consegnavano un dato con poche prospettive, un partito fiaccato, un morale a terra, ma un punto fermo da cui ripartire: le nostre idee.
Gli autogoals del Pd e la Di Pietro-family story ci offrivano ampi spazi. Gli spot continui ed inconsistenti del governo ci regalavano assist importanti. La crisi economica ci apriva un’autostrada. Le condizioni vi erano tutte, pertanto, per far valere la nostra cultura, affermando ciò che ci suggerirebbe il nostro dna.
Occorreva concentrarci su un unico terreno, il più importante per il Paese ed il più consono al popolo socialista: il riformismo economico.
Insomma, il dirigismo statalista (salvo eccezioni necessarie in casi estremi) è stato definitivamente superato con la caduta del muro di Berlino. Ed il recente crack globale, targato Usa, ha dimostrato sul campo che il liberismo selvaggio ha prodotto maggiormente abusi, prevaricazioni e disastri.
Solamente coniugando le nostre ricette, nel solco della migliore tradizione lib-lab dai “meriti e bisogni” a “governare il cambiamento”, aggiornandole al 2009, avremmo, in un sol colpo, riscattato la nostra storia e guardato con deciso ottimismo al fatidico euro-sbarramento. Naturalmente, ora, invece, diviene impensabile spiegare a Giordano che per uscire dalla crisi bisogna in primis innescare la crescita e lo sviluppo. Assolutamente velleitario, dimostrare a Mussi che questa fase delicata necessita di un pacchetto di riforme strutturali. Barzelletta vera e propria, convincere Paolo Cento, dell’urgenza di grandi opere ed interventi infrastrutturali nel Paese.
Essere riformisti, vuol dire avere il coraggio e la lungimiranza di guardare al “giorno dopo” con straordinaria “creatività pragmatica”. Per questo motivo, era doveroso tutelare la nostra identità e riconoscibilità politica. E’troppo tempo che ragioniamo col paradigma ”altro non c’era, che potevamo fare?” I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ed ora, putroppo, non resta che aspettare l’implosione del Pd, augurando la fuga della Margherita verso il Centro, per esplorare l’ingresso, da sinistra in ciò che resta (ReD) nel partito nato per la “vocazione maggioritaria”. Semplificando, diventare, in vesti differenti, il correntone Ds. Botteghe appannate. Auguri!
Per dirla con un nostro caro”amico”… ma che c’azzecca sto’ minestrone??
Se devo abdicare al mio riformismo, per sposare il massimalismo, barattare la UIL con la CGIL, il garantismo col giustizialismo, il revisionismo col dogmatismo, la modernizzazione con il conservatorismo, la laicità col laicismo, Marco Biagi con la Camusso e Cremaschi, il dinamismo con la staticità, il merito con l’orizzontalità perenne, la flexisecurity col reddito di cittadinanza, i Sì ed i ragioniamo assieme con i NO scontati ed aprioristici…
Beh, anziché magnare sta’ minestra, personalmente, preferisco buttarmi dalla finestra.
…standby…

il reddito di cittadinanza è stato proposto per primi da Friedrich Von Hayek, uno dei padri del pensiero economico Austriaco (colui che disse “ogni intervento pubblico in economia porta verso il totalitarismo”) e da Milton Friedman …
Io non vedo A) prospettive per un partitino alleato dell’UDC, il partito di Tabacci, certamente, ma anche di Volontè, Cuffaro, Carlo Casini … B) Dove sia il dogmatismo in S&L, che per stare assieme non potrà avere dogmi, per definizione C) Quali altre scelte avremmo potuto fare ! Perchè al di là dei toni ipercritici e dei discorsi in politichese, purtroppo, a me sembra che manchi una prospettiva alternativa !!
i signor no…a soreta!
anche questa è ideologia. allroa io dico che i socialisti sono ladri, e andiamo avanti a luoghi comuni!!!
Sentitevi il discorso di Di Lello oggi a Piazza Farnese, è la migliore obiezione all’articolo del compagno Francesco
leggo \’\'il revisionismo col dogmatismo\’\’
augurandomi che si tratti di un refuso e che l autore volesse scrivere \’\'relativismo col dogmatismo\’\’ chiedo all autore il significato di questo dualismo
spero che ai due termini , se davvero si tratta di revisionismo e dogmatismo , non si abbini l aggettivo \’\'storico\’\’.
se cosi fosse,al di la dei rapporti personali,rimarrei sinceramente deluso e dovrei definitivamente concludere che l autore è di quella razza di sedicenti socialisti \’\'alla Barani\’\', che vorrebbero equiparare per legge i repubblichini ai deportati nei campi di lavoro fascionazisti.se cosi fosse sarei profondamente stupito e ripeto , deluso.
accetto le provocazioni sul dualismo uil cgil , pur ricordando per l ennesima volta che ad esempio anche il Prof Ichino proviene dal centro studi CGIL , cosi come il neo pdl Cazzola a dimostrazione che la cgil è un mondo composito e plurale che produce cultura plurale da quella massimalista a quella riformista..-
non accetto invece eventuali provocazioni sulla storia sulla quale non mi dichiaro dogmatico ma orgogliosamente fazioso.
scelgo cioe una fazione l unica nella quale chi dichirandosi socialista puo stare senza disonorare i propri valori. non c è dunque nulla da revisionare. c è da fare valutazioni storiche ma certi \’\'paletti\’\’ non si possono superare o non saremmo piu no , non saremmo socialisti..al limite nazionalsocialisti..
sul resto dell articolo che dire. almeno a differenza di altri che dicono NO propone l alternativa , l UDC. non poco di questi tempi in cui tutti si lamentano ma nessuno vede alternative.
mi chiedo tuttavia dove sarebbe tutta questa laicità , tutto questo liberalismo , tutto questo riformismo in un partito di ispirazione cattolica che vive solo grazie alla clientele e ai voti di dubbia origine della sicilia. basta la faccia rassicurante di casini o il cattolicesimo de gasperiano di tabacci per dimenticare che il corpo elettorale dell udc è fatto di clericali , clienti , e impiegati statali delle varie caste e castine iperprivilegiate protetti dai sindacati degli statali per eccellenza cioe cisl e uil?
ripeto dunque che condivido gran parte dell analisi , seppur considerandola eccessivamente dura nei toni.
tento anche io di proporre un alternativa che forse sarebbe stata percorribile.
siamo cosi sicuri che una rnp2+i verdi sarebbe stata un idea cosi folle?
ricordo a tutti che solo 3 anni fa , non 70 la rnp prese il 2,8% , un milione di voti.cultura libertaria , cultura liberalsocialista e cultura ambientalista avrebbero per me dato vita a un aggregato molto piu omogeneo e con piu prospettive di questo calderone che anche io temo diventerà una sorta di PDS2 dal quale il ps si sfilera un giorno dopo le europee.
L’intervento del compagno Gennaro è speculare a quello del compagno De Michelis e di alcuni altri compagni che io definisco “nati culturalmente nel 1976″ anzichè nel 1892.
E su questa “metafora” potremmo aprire un vasto dibattito che credo gioverebbe a tutti, specie alle giovani generazioni….che ovviamente non possono sapere dove andare, se non sanno BENE e CON PRECISIONE da dove vengono.
Quello del compagno Gennaro è dunque un ragionamento che conosco già e non mi fa meraviglia perché è lo stesso che ha tenuto, per più di 15 anni, incatenate ed imbalsamate nella propria \”dorata\” (???) solitudine, tutte le forze organizzate d\’ispirazione e definizione socialista (sia a Sinistra che…. paradossalmente a Destra).
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Reputo comunque grave (ma ne comprendo le motivazioni dovute a limiti culturali oggettivi) che si definisca-accusi come \”gauchiste\” e \”neo-frontista\” coloro che, da socialisti, si preoccupano innanzitutto per i destini dell\’intera Sinistra italiana, nata proprio dal movimento socialista.
Ed è ancor più ridicolo, oltreché storicamente inconcepibile, che le accuse di \”gauchisme\” nei confronti di chi sostiene il progetto di S&L o simili, vengano lanciate in nome del liberalsocialismo, il cui padre fondatore, Carlo Rosselli, fu un convinto assertore, fin dai durissimi anni \’30, di un rinnovato dialogo e di una ritrovata unità della Sinistra.
Asserzione e volontà unitaria che il liberalsocialismo postumo a Rosselli confermò con il Partito D\’Azione.
Di quale liberalsocialismo si parla, dunque?
Forse di quello labourista inglese che è tanto “anti-gauchiste” da ospitare nel suo seno una non indifferente ed autorevole corrente “comunista-trotzkista”?
No, compagno Gennaro, cordialmente ti dico: identità socialista (senza aggettivi e specificazioni, perché OGGI, nel Terzo Millennio, in Italia ed in Europa non ve n’è più bisogno) equivale innanzitutto alla VITA DELLA SINISTRA, oggi fortemente minacciata nei suoi principi e valori-base.
I socialisti con i compagni alleati di Sinistra e Libertà devono solo affrontare alcuni punti critici COL DIALOGO COSTANTE:
riformulare meglio le nostre idee(che poi sono quelle della Sinistra di sempre)
- su Giustizia e garantismo
- sulle storiche differenze tra “Mercato” e “Cultura di mercato”, cioè tra capitalismo e monopolismo, tra benessere e consumismo, tra diritto al profitto e dovere della redistribusine dei redditi, tra il riconoscimento dei meriti e la soddisfazione dei bisogni.
Il resto delle incomprensioni si scioglieranno da sole e di conseguenza.
Ma dobbiamo crederci in questo percorso difficile e tuttavia ormai necessario ed irrinviabile.
Dobbiamo credere nella Sinistra che oggi, di per sè, in Europa e nel mondo, non può che essere SOCIALISTA nei fatti ancor prima che nelle definizioni e nei simboli esteriori.
Concordo con mario francese…il socialismo non è solo craxi ma anche craxi (parole di Rino Formica)…credo che il socialismo non sia il culto esasperato di una persona…liberiamo la sinistra dai craxiani e dai berlingueriani ma non da craxi e berlinguer.
Prima della parole vengono gli atti. Se non sbaglio (e se sbaglio correggetemi) furono questi nuovi amici che, quando stavano ancora sotto le rispettive falci e martello, vollero l’aumento del carico contributivo sui contratti precari per smussare l’età pensionabile. Furono loro a voler dire l’ultima parola sul pacchetto dei socialisti (Barbieri in particolare, se ben ricordo) sull’ultima finanziaria del governo prodi. Non stiamo parlando della primavera di praga, ma del dicembre di due anni fa.
Sono sempre stati concorrenti dei socialisti e dei liberali. Hanno sempre gettato a mare le battaglie sulla laicità se non erano le loro bandiere a risplendere al sole. Di quelle sul mercato del lavoro e dell’economia non parliamone nemmeno: hanno dipinto Marco Biagi coi toni del socialfascismo, imputando alla legge che eppure non è nemmeno sua le disgrazie dell’universo, facendo il gioco demagogico uguale e contrario della coalizione al governo. Sono loro che fino all’altro ieri si sono arrogati la primogenitura di battaglie che non gli appartenevano, e che infatti facevano finta di combattere (dall’abortodivorzio fino ai pacs e alla fecondazione assistita e il testamento biologico, argomenti di cui non sanno un’emerita ceppa).
E tutto questo a causa di un cinquantennale equivoco: non esiste La Sinistra, esistono le sinistre. E se andiamo a guardarci dentro, vediamo che da mo’ hanno perso di significato. Laddove in tempi più o meno remoti “sinistra” era il luogo del cambiamento, dell’innovazione, del progresso, tanto nella versione rivoluzionaria quanto in quella “davvero rivoluzionaria” (cioè riformista), si trovano invece fior di conservatori, al pari dei conservatori che di tale titolo si fregiano.
Quindi, questi sono miei concorrenti, non miei alleati. Quel che si può fare è fare politica, diffondere prima che le proprie idee i propri progetti, cercando di convincere, e poi chiedere all’elettorato chi dei due ha ragione, e stabilire così i rapporti di forza.
Ma, si dirà, “esiste la base”, che si presume sempre diversa dai dirigenti. Bene, ammettiamolo. E allora, se io sono socialista, e uno che non si definisce tale è d’accordo con me, vuol dire che è socialista pure lui, non è “di sinistra”, e lo hanno preso per il sedere fino ad ora. Ergo, può cambiare partito e stare con me, nel partito socialista (se ne esiste uno). Se invece siamo in disaccordo, allora siamo avversari politici… niente di male, ma ognuno per la sua strada.
Così come mando volentieri per la sua strada personaggi indegni, ignoranti piazzaioli da quattro soldi con un vocabolario di 20 parole in romanesco, come il molto poco onorevole Paolo Cento, o pasionarie di due secoli fa con idee e prassi vecchie già allora, come Grazia Francescato, o gente in crisi d’identità e di palese incapacità politica come Vendola, che ha buttato nel gabinetto un’occasione storica come la vittoria in Puglia, limitandosi a giocare al gioco del grande leader immaginifico invece di rivoluzionare la società tribale e castale attraverso le leve non trascurabili del potere cui la disperazione dei pugliesi lo aveva delegato. Quelle elezioni dimostrarono che “c’è un elettorato a Berlino”! Io avrei votato per lui. Che delusione.
Caro Andreas, i fatti sono quelli che vogliamo realizzare con S&L e/o con quanto altro riusciremo a far venir fuori da questo progetto.
Proprio perché è vero in larga parte (ma non tutto) ciò che dici, era ed è necessario allearci per confrontarci e “frequentarci” meglio, “vis ‘a vis”.
“Le Sinistre” sono un devastante rigurgito del ’900 che non possiamo più accettare, né noi socialisti liberali e riformisti (che di stronzate ne abbiamo fatte pure noi e non poche), né i postcomunisti di Vendola, Fava etc., né gli ambientalisti di Francescato, Cento etc., né l’elettore onesto del PD e perfino del PRC e del PdCI.
Occorrono nuove sintesi, per una Sinistra che sia naturalmente UNA pur con tutte le sue sfumature; per una Sinistra di Governo, qui e subito, che sappia misurarsi ed interrogarsi con intelligenza e lungimiranza e senza paraocchi di alcun tipo sulle grandi questioni globali e perciò anche nazionali.
E l’occasione europea credo sia la più importante e determinante per questa SINISTRA “UNA” perché ci proietta fuori dallo sciocco, statico, settario, rissoso, conservatore ed autolesionista pantano italico e ci obbliga a confrontarci con serietà con le espressioni più mature ed avanzate della Sinistra internazionale moderna e democratica.
No, Andreas, per quanto mi riguarda, indietro non si torna.
Andreas la verita’ e’ che nessuno dei gruppi dirigenti ha la credibilita’ necessaria a fare alcunche’. Ragion per cui qualunque combinazione politica scegli nell’Italia del 2009 troverai profondissime contraddizioni.
Confrontarsi? Sì, ma con i reduci dell’ultimo governo fuori dai coglioni come conditio sine qua non! Il ps non c’ha più boselli e villetti, non vedo perchè devono essere in circolazione ex sottosegretari, ex segretari di partito fieramente antisocialisti per tradizione. I socialisti, e soprattutto l’identità, la cultura politica socialista, sono stati sputacchiati, infamati, boicottati fino a due anni fa. Due anni! Qui non si parla di Craxi e amenità varie! E ora, dopo il terremoto, si dovrebbe andare a raccattare queste macerie?
Dialogare… confrontarsi… ma de che? Qui c’è poco da dialogare e confrontarsi. C’è da affrontare una crisi: Paolo Cento quali mirabolanti ricette ci propone dopo l’alta esperienza di sottosegretario al tesoro? Di sicuro ci butterà giù una riforma del sistema bancario da applausi scroscianti. Enti Locali: con la sciorinatura delle impagabili riforme del presidente Vendola stiamo a posto. Diritti civili. beh, qui si sfonda una porta aperta: mentre Pannella si grattava loro hanno ottenuto tutto quel poco che c’è in Italia.
E c’abbiamo pure il buon Giordano che parla un linguaggio che perfino a Marx gli sarebbero cascate le braccia!
Andrea, tu mi parli di credibilità. I gruppi dirigenti sono fatti da persone. Esistono, ci sono persone credibili. E allora me ne frego dei partiti, e il dialogo lo faccio con Nicola Rossi e Piero Ichino, che pure lui dice minchiate ogni tanto, però poi ti metti davanti a un prospetto coi numeri e ne ragioni. Non con Paolo Cento (fra un po’ mi metto a piangere… ma come fanno i socialisti a ridursi così?!)…. Paolo Cento signori… Paolo Cento.. ma vi rendete conto? Ma chi ce l’ha il coraggio di votare a Paolo Cento?
Quest’accordo elettorale è un autentico suicidio. Non prenderanno né i voti dei vecchi compagni (che paolo cento non lo votano: saranno vecchi, ma rincogliniti no, e pure molto orgogliosi nonostante tutto), né quello dei ragazzi giovani (che avendo problemi pressanti stanno lontani dai mangiapane a tradimento, e se li trovano per la via gli tirano pure due pizze per 20 anni di ben remunerata nullafacenza). Non li voterà nessuno! L’alternativa? Aver passato un anno a fare politica era l’unica alternativa possibile. Al momento non ce ne sono altre se non il prendere atto della propria estrema pochezza e trarne le dovute conseguenze.
Rispettando tutti gli interventi, anche il dissenso circa l’articolo, perchè il dibattito è un bene e nessuno custodisce la verità assoluta, non posso che condividere in pieno le tesi del compagno Andreas.Of course!
Ti ringrazio Francesco.
Mario, dimenticavo qualche altra cosa.
1) Ma chi l’ha detto che per discutere c’è bisogno di allearsi? Casomai per staccare un biglietto per Strasburgo c’è bisogno di allearsi. Per discutere, è sufficiente fare riunioni per mettersi d’accordo in primo luogo su cosa fare nel proprio comune o nel proprio quartiere, non è necessario fare una lista alle europee, basta che due consiglieri comunali si parlino e convochino un’assemblea. Poi se son rose fioriranno.
2) Riguardo la “nuova sintesi”. A dire il vero, somiglia sinistramente (è proprio il caso di dirlo) agli “equilibri più avanzati”! Qui non c’è nessuno che abbia qualcosa da proporre, programmi seri da fare. Mi riferisco a programmi frutto di lungo e vasto dibattito sul territorio, incrociato con il lavoro dell’accademia, dei centri di studio, non ai manifesti elettorali. Insomma, quello che dovrebbe fare una classe dirigente. Ma qui una classe dirigente non c’è. E allora, almeno appigliamoci ai contributi degli “esperti d’area” (prima citavo appunto Rossi e Ichino), giusto per avere qualcosa.
3) A livello teorico, se proprio vogliamo metterla su questo piano, sinceramente c’è poco da discutere: abbiamo ragione noi. Punto. E’ il socialismo quello che ha governato in Europa nel corso del novecento e in questo inizio di millennio. E’ nell’alveo del socialismo che nasceranno le linee guida per la società del futuro. Noi, per meriti non nostri, come famiglia politica esistiamo, questi altri no, sono fantasmi che non sanno più nemmeno il colore del lenzuolo che portano. Il socialismo fornisce il metodo di analisi dei fenomeni sociali, il metodo della prassi democratica nei processi decisionali e di selezione del personale politico. Il riformismo o è socialista o non è. Facciamo finta che tutto questo appartenga al ps: gli altri cosa portano in dote?
4) Anche in Europa esistono “le sinistre”. Spesso stanno nello stesso partito, talvolta non solo nello stesso partito. Ma solo quando il partito socialista è orientato dall’ala riformista riesce a vincere. Ma come… abbiamo ragionato per anni intorno all’anomalia italiana costituita dall’assenza di un partito socialista maggioritario, e poi andiamo a cercare “sintesi” con un manipolo di profughi che (come i dirigenti ps) non sanno più a che santo votarsi? La figura barbina non la fanno quei personaggi in cerca d’autore, orfani di tutto, ma il ps. In tempi come questi, un ps deciso e lucido avrebbe quantomeno raddoppiato il numero di quelli che ci girano intorno fra simpatizzanti, associazioni, interessati, partecipanti, tesserati ecc.
Solo che non fa niente, poi arriva alle elezioni, tira su una listaccia con chi ci sta, e agli elettori dice: “che altro potevamo fare?”. L’elettore risponde con l’unica opzione possibile: “andare a f…..lo!”.
La Rosa nel Pugno era potenzialmente una sintesi, che avrebbe potuto costituire a livello teorico un progetto capace di interessare l’intero socialismo europeo, perchè era una comunione fra simili, vicini di casa… una specie di socialismo liberale del terzo millennio, i cui presupposti avrebbero potuto dare una proposta anche a chi in Europa stava all’opposizione o stava per finirci. Questa roba qui non è niente.
Andreas, ci risiamo?????
Credi davvero di risolvere tutto con le liste di proscrizione e con i personalismi? “Tu ieri hai detto questo di me ed io allora oggi dico questo di te”?
Ed allora noi che dovremmo farne del compagno De Michelis?
No, no, per carità, e che ripetiamo in forma farsesca le italiote risse tra Guelfi e Ghibellini o peggio tra guelfi bianchi e neri? Tutto questo mentre le Destre si ingrossano e si ingrassano trasformando sempre più questo Paese in una sorta di Argentina anni ’50 se non peggio?
Non esiste proprio! Così non si esce dal ’900 nè si va da alcuna parte…. e sarebbe tutto grasso che cola se si riuscisse a rimanere sterilmente a guardia del bidone!
La Sinistra italiana ha il DOVERE (ed è già in clamoroso ritardo) di ritrovare le proprie ragioni e le proprie lotte in una rinnovata unità richiesta a gran voce dal Terzo Millennio.
Tradizione nella modernità e…. risposte, risposte, risposte!
Se qualcuno è affascinato dal ruolo dell’”ultimo giapponese” a difesa di non si sa bene quale Impero del Sol Levante, si accomodi pure….per i litigi e le recriminazioni reciproche sul passato recente, prossimo o remoto ci sono all’uopo dei confortevoli Bar Sport in ogni ridente luogo d’Italia…..ma, per cortesia, si lasci perdere la Politica che è ben altra cosa.
RIBADISCO:
l’occasione europea credo sia la più importante e determinante per questa SINISTRA “UNA” perché ci proietta fuori dallo sciocco, statico, settario, rissoso, conservatore ed autolesionista pantano italico e ci obbliga a confrontarci con serietà con le espressioni più mature ed avanzate della Sinistra internazionale moderna e democratica.
IO DA SOCIALISTA, CON O SENZA SeL, PENSO GIA\’ AL DOPO-ELEZIONI EUROPEE!
PER LA SINISTRA, SOLO PER LA SINISTRA!
mah! a me questo insistere su Cento non sembra diverso dalla impostazione dei kompagni che insistono continuamente su DeMichelis.
e la RnP mi sembrava un appecoramento dei socialisti a Pannella, in perfetto stile “poltronismo boselliano”.
in proposito di SeL , vorrei aggiungere qualcosa:
personalmente non credo raggiunga il 4% per come stanno andando le cose e non piangerò la sua sconfitta perchè tutte le tradizioni politiche sono alla frutta(si , anche quella socialsta europea, e soprattutto quella new labour blairiana sta mostrando una grande incapacità)
ma vorrei essere chiaro: all’operazione SeL sono favorevole perchè rappresenta l’ultima possibilità per le militanze(non per le dirigenze) di queste disastrate formazioni. Ed alle scorse elezioni ho votato il PS non per identitarismo ma perchè fosse più robusto a questo appuntamento fusionista.
per quanto mi riguarda la SeL è il tentativo di mettere insieme varie persone ragionevoli che costituiscono minoranze all’interno dei singoli partitini che stanno formando la SeL.
dato che le dirigenze ed i dogmatici non possono parlarsi più di tanto mentre le persone pensanti , pur in partiti diversi, possono farlo…
beh è il momento buono per parlarsi, elaborare, organizzarsi e poi fare quel dannato golpe e cambiare linea al partito(unitario).
se poi neanche questa volta numero e capacità di queste persone sono tali che esse possona prendere la conduzione del partito unito e proporre strategie NUOVE(non scopiazzature di questa o quel neo leader straniero)
e preferiscono scannarsi in suicidi metodi stalinisti
allora è meglio si chiuda barracca e ci si rivede tra una decina d’anni.
e detto brutalmente: io sono talmente contrario all’accanimento terapeutico che non voterò neanche SeL , proponesse anche il miglior programma per risolvere la crisi! stavolta i compagni devono farcela con le loro forze senza neanche un aiutino.
saluti
p.s.
discutere un piano economico per rivitalizzare le aree montane e quelle soggette a spopolamento così inculiamo notabili democrastiani , leghisti e facciamo contenti gli ambientalisti no eh?
Mah… fate un po’ voi… Mario, parli più di “sinistra” che di socialismo… ora tutto ti diventa “sinistra”… Il “ritrovare” l’unità delle proprie ragioni e delle lotte… ma che significa?
gli ultimi che volevano l’unità a sinistra finirono per spiaccicarsi contro il pci e vennero spazzati via dopo il midas. E’ almeno dal 76 che è stata seppellita l’idea dell’unità a sinistra, perchè quelli a cui oggi i socialisti si vogliono attaccare (alcuni sono proprio gli stessi di allora!) non vollero ammettere di aver avuto torto nemmeno davanti all’evidenza dei fatti. E l’ultimo che sul proprio simbolo scrisse la parola “unità” accanto ci mise “socialista”, mica “sinistra”… peccato che quegli altri di diventar socialisti non avevano proprio nessuna intenzione! Non è questione di fare le guerricciole o di rinfacciare qualcosa a qualcuno…è questione che con questi non vai da nessuna parte! Tutto qua.
In quanto a De Michelis… boh… non ho la minima idea di cos’abbia fatto De Michelis, e a esser sincero nemmeno mi interessa.
Da che mondo è mondo “l’unità a sinistra” in Europa è sempre stata raggiunta in un modo solo: il partito socialista detta la linea, vince le elezioni e gli altri zitti dietro. L’Italia come si sa ha sempre fatto eccezione.
Per me non esiste la sinistra, così come non esiste la destra. Sono dottrinario. Esiste il socialismo, liberale e/o libertario, il comunismo con tutte le sue declinazioni, il liberalismo che ne ha altrettante, mettiamoci pure il pensiero verde, poi il cattolicesimo democratico, quello liberale, il cattolicesimo e basta, il fascismo e i suoi derivati. E naturalmente il radicalismo, peculiare incontro fra liberalismo, socialismo libertario, nonviolenza e ambientalismo. E poi abbiamo gli orientamenti, le prassi, le formae mentis che dalle ideologie derivano: la rivoluzione, il riformismo, il moderatismo, il conservatorismo, la reazione.
Queste sono le categorie, almeno quelle strettamente necessarie, per interpretare un pensiero politico e una prassi, un metodo.
Da questa roba derivano le cose da cui si pesano le formazioni politiche: i metodi e i programmi.
Ricomporre Livorno è impossibile, è un mito del secolo scorso. Sia perchè nel frattempo son venute fuori altre cose (come minimo il pensiero verde, eccentrico e fuori dalla famiglia socialista almeno nelle sue origini storiche di 40 anni fa), sia perchè quelli che, a distanza di 25 anni, “vinsero” Livorno, hanno perso sonoramente alla distanza, e non hanno mai fatto il mea culpa. E questo mea culpa non è una cosa fra galli nel pollaio, ma è il requisito fondamentale, irrinunciabile, perchè altrimenti rimangono un peso morto! E poichè non lo faranno mai… oh.. poi non gliel’ha mica ordinato il dottore… ad un certo punto sono anche fatti loro.
Poi io sono di sinistra perchè sono mancino, non per altro. Voialtri siete probabilmente quasi tutti di destra, quindi fatela finita di sparlare tanto di sinistra perchè non sapete di cosa state parlando, a meno che non siate come me.
Andreas e francesco il vostro ragionamento è esatto ma fa parte di un tipo di ragionamento che non è possibile attuare in Italia dopo i fatti di Tangentopoli.Vi dico da socialista (anche io cacchio!) che dimenticate un fattore rilevante: la gente. L\’elettore medio con il vostro pensiero avrebbe dovuto votare ragionevolmente il PS nel momento stesso in cui è stato messo in piedi.Perché non l\’ha fatto? Io credo che bisognerebbe rinnestare il socialismo nel termine sinistrae questo momento storico è di grandissimo interesse politico culturale. Ni abbiamo un progetto più ampio in queanto socialisti dell\’effimero 2%.la vostra onestà intellettuale capirà in fondo al cuore la scelta media di un socialista nei onfronti della sinistra italiana. Speriamo che non dobbiate scegliere per interesse e convenienza perché non vorrei più parlare di queste cose. La gente – e a bomba – vuole chiarezza, responsabilità e coerenza. Un socialista deve aiutare la gente a capire che cosa sia la parola socialismo e far capire che una corrente di pensiero non è un cavolo di partito. Socialismo=Sinistra. SeL è un mezzo per far capire questo … hasta luego
Andreas, l’altro Andrea (Nat) ha precisato ciò che credevo tu dessi per scontato sentendomi parlare “più di Sinistra che di Socialismo”.
Cacchio, lo hai scritto proprio tu poco fa che nell’accezione comune e diffusa in Europa (che è quel che conta in questo caso) dire “Sinistra” e dire “Socialismo democratico e riformista” è come ripetere lo stesso, identico concetto!!!
Ma voglio uscire da queste pastoie ed affrontare la questione da un punto di vista più pragmatico….e quindi più riformista e gradualista. Spero di riuscirci.
Riporto anche qui un ampio brano di un mio commento ad un intervento di Pasquale sul sito AxRnP relativo a questo dibattito su Labouratorio:
“(….) Dinamismo o non dinamismo dei vertici in questi ultimi mesi, al PS la semi-immobile situazione politica italiana non avrebbe comunque offerto di meglio.
La scelta di bypassare queste elezioni europee o di affrontare un “anno elettoralmente sabatico” in vista di una non meglio definita “riorganizzazione” (con quali risorse poi?) non sarebbe stata accettata in primis dal grosso dei militanti e da quel poco di elettorato che ci rimane e che, in caso di non presentazione della lista, avrebbe finito verosimilmente col disperdersi del tutto.
Pertanto una realistica analisi costi-benefici (pur senza considerare le speranze-volontà di chi ci crede davvero in un possibile e necessario sviluppo di questa alleanza….ed io sono tra questi) fa senz’altro preferire il cimento con SeL.
Il resto sono libere, legittime e per certi versi anche condivisibili posizioni che rispecchiano però un modo di vedere strettamente personale e non politico-onnicomprensivo.
Ma anche questa è una vecchia storia che abbiamo trattato a fondo in più occasioni e sempre nei reciproci rispetto e considerazione”.
P.S. – Devo specificare anche che per il PS sarebbe stata una VERA aberrazione (qualora fosse stata possibile) un’alleanza-cartello elettorale con l’UDC? Spero di no, dai!
P.S. 2 – Andreas, se è impossibile riparlare di Livorno è impossibile anche riparlare di Craxi. Entrambi del ’900!
Attenzione a “giocare” con le parole perché si rischia di cadere in contraddizione e di andare oltre ciò che vogliamo veramente dire!
Non a caso io parlo del 1892 come “animus” e “ratio” e non, semplicisticamente ed assurdamente, come epoca storica.
Bene, bene, bene, vedo che qua c’è un bel po’ di materiale da cui trarre spunto per il prossimo numero di Lab.
IL DIBATTITO PROSEGUE COMPANEROS, quindi chi ha qualcosa da dire inizi a ordinare le idee e spedisca contributi. Anche perchè o se ne dibatte qua, o vedo pochi spazi laicamente dedicati al dibattito, alla critica e all’analisi (e pure al cazzeggio, cmo’è giusto che sia!).
Il 1892 significa ricominciare tutto da capo, con la circolazione delle idee e le iniziative politiche sul territorio, la creazione di strutture associative e la crescita dei gruppi dirigenti. Magari! Ma questa è una cosa che, in linea di principio, solo i socialisti potrebbero fare. I socialisti farebbero iniziative per il welfare to work (vale a dire, sul territorio, cominciare a ripulire il mondo dai corsi di formazione professionale inutili dei sindacati ed enti locali, e fare lotta aperta alle cooperative di schiavizzazione e alle agenzie interinali, per privilegiare il ruolo degli ormai marginali centri per l’impiego), quegli altri difenderebbero l’esistente, perchè andare contro i sindacati e i compagni assessori, sindaci e intruppati vari è un’eresia! I socialisti potrebbero mediare (come talvolta hanno fatto!) per portare aziende sul territorio, gli altri, che magari stanno nei sindacati con ruolo preminente, al massimo chiamano lo sciopero o si lamentano. I socialisti farebbero una lotta senza quartiere al lavoro nero e all’imprenditoria delinquenziale di certi posti, Vendola nella sua regione non ha fatto niente, e se la guardia di finanza arresta qualcuno la macchina della giustizia lo rimette in circolazione.
I socialisti starebbero col fiato sul collo del sistema sanitario Asl per asl, inchiodando i responsabili delle nomine politiche di primari e direttori, denunciando disservizi e sprechi. gli altri difendono l’impiegato pubblico sempre e comunque.
E’ la vecchia storia, quella che comincia dal 1892 e prende tutta l’età giolittiana: i sostenitori del programma minimo che lottano per aumento dei salari, miglioramento delle condizioni di lavoro e riduzione dell’orario, e spesso vincono; i massimalisti e gli anarchici che fanno gli scioperi a oltranza e perdono.
Notare il condizionale, perchè il tutto è in linea puramente teorica. In pratica non fa niente nessuno perchè i socialisti non esistono, e se esistono, purtroppo, nella maggior parte dei casi fanno parte degli “altri”. Da questo punto di vista, cioè dal punto di vista del partito degli assessori, ogni alleanza è legittima nella misura in cui contribuisce a lasciare tutto immutato.
Andrew, l’elettore medio avrebbe potuto notare i socialisti se questi si fossero fatti notare. Chiarezza, responsabilità, coerenza? Magari! In primo luogo con se stessi e con la propria cultura però!
Andreas, io ti voglio bene davvero, però una cosa te la devo dire: tu facessi un decimo del lavoro politico che vai predicando io ti voterei … forse …
Non te la prendere, perchè è detto in amicizia e con la consapevolezza che spesso la politica proprio di chiacchiere è fatta. Però quando la distanza tra il proprio dire e il proprio esempio del fare è tanto profonda un riflesso condizionato del tipo “ma te che fai?” .. lo fa scattare!
altro che grigio burocrate, costui e’ un pugnace sciabolatore. Anche Andreas avrà fatto scherma?
Direi che la miglior penitenza per Andreas è quella di scrivere un articolo per il prossimo Labouratorio in cui riesca a trovare qualcosa di buono per i socialisti in questo terribile cartello…
Io che faccio? Aspetto che qualcuno mi dia un buon motivo per tornare a votare! Ecco che faccio!
Io non “predico lavoro politico”… butto là giusto quelle due o tre cosette di base per convincermi ad andare alle urne con l’idea che serva a qualcosa. Tutto qui. Se poi non mi si convince non succede mica nulla.
Bere non ho mai bevuto tanto…ho smesso di mangiare schifezze… da un anno ho smesso di votare… se riesco anche a smettere di fumare averò fatto tombola, uscendo definitivamente dal tunnel del vizio.
Andrea, riguardo il tema “Trova qualcosa di buono per i socialisti in questo terribile cartello”, mi pare che Tommaso abbia trovato quel che si può trovare, facendo uno sforzo non indifferente, e Manfr abbia trovato anche quello che non c’è. Io che vuoi che ti dica… ho già scritto anche troppo!
Cari Compagni,
ho letto tutto d’un fiato i vari post e sono rimasto senza parole. Era da un pò di tempo che (come un naufrago nel deserto) andavo alla ricerca disperata di un blog liberal-socialista che facesse le analisi testé lette.
Personalmente io sono d’accordo con Andreas e con quanti ritengono che l’accordo elettorale di SèL sia un espediente per la nostra classe dirigente di costruirsi un treno per Strasburgo.
Non mi addentrerò nell’ottima analisi politica di Andreas e Mario Francese soltanto vorrei dire questo:
il panorama politico italiano è per la maggior parte occupato da una visione democristiana o da esponenti di radice ex-democristiana: PdL, Franceschini (allievo di Zaccagnini) e gli UDC. Questi partiti rappresentano oggi circa il 70% dell’elettorato.
Se ci aggiungiamo un 10% di Di Pietro e un altro 10% di Lega residua un elettorato potenziale di circa il 10%.
Bene, se cosi è quello che mi domando è quale contributo i socialisti, ridotti allo 0,98%, possono dare per cambiare le cose?
Tempo fa partecipavo ad una riunione di compagni. Tutti gli interventi erano tesi a fare congetture politiche e a pontificare di massimi sistemi e strategie politiche varie: storia, politica, pena di morte ecc. ecc.
Quando è toccato a me ho semplicemente fatto notare ai vari compagni che di fronte a noi si affacciava un palazzo condominiale di case popolari. La domanda è questa: ma i socialisti chi difendono?
Ancora, tempo fa assistetti con sommo sgomento che alcuni operai stavano protestando, vicino ai cancelli della fabbrica, per non perdere il posto di lavoro. Ebbene neanche una bandiera rossa (Rifondazione, PdCI, CGIL, PS e chi più ne abbia) a solidarizzare con questi sventurati.
Cari compagni il problema non è con chi i socialisti si alleano ma per quale scopo.
A me sembra che l’unico scopo è quello di conservare una classe dirigente che dallo SDI in poi non ha inteso né intende fare un passo indietro.
Non perché io sia migliore. Non sia mai. Ma perché penso che ci siano tanti compagni capaci e che purtroppo vengono messi da parte.
Un ultimo appunto: per esempio mi piacerebbe sapere come ha votato il segretario Nencini a proposito della legge toscana che elimina le preferenze.
Un fraterno saluto a tutti e auguri per questo sito che verrò spesso a visitare.
Massimo Lotti
caro Massimo, sono commenti come questi che mettono di buon umore. E penso che la tua analisi sulla situazione socialista sia corretta. Se anche tu vorrai contribuire al dibattito su Labouratorio sulla nuova lista sei il benvenuto. Tra l-altro segnalo che dal prossimo numero inizieremo a spulciare i vari temi del dibattito pubblico per discutere dei diversi orientamenti presenti tra i vari partner della lista.
Come si sa, l’unanimismo elettorale non e’ il nostro forte…
Capisco l’appunto Andreas. La tua – forse volgarizzo, ma la leggo così – è la legittima richiesta di un elettore critico. Io cercavo di pungolarti per chiederti di metterti addosso la veste del militante, per non dire del dirigente in prova. Lo dico perchè avendo provato a vestire entrambi i panni devo ammettere che quelli del “presunto dirigente” sono inevitabilmente più scomodi!
cari compagni, essere in disaccordo su molti argomenti, siano essi di strategia o di merito, credo che sia nel nostro dna di socialisti, e a fortiori di noi gente di sinistra. non per questo dobbiamo però rinunciare preventivamente a percorrere strade nuove, a cercare di innovarci, di aggregarci con soggetti politici che sono affini,in qualche misura, a noi socialisti. sd si richiama, come noi, al pse, vendola e la sua combriccola sembrano aver intrapeso un percorso politico di avvicinamento alle posizioni socialiste, così come gli esuli pdci; sui verdi non mi esprimo a causa di una mia personale ed al momento insuperabile antipatia dovuta a motivi concreti e a pulsioni irrazionali. l’unica speranza di sopravvivenza per noi socialisti, è quella di tentare questa alleanza, di lavorare affinchè si cementifichi dopo il 7 giugno, facendo in modo che ne nasca un soggetto unico e plurale, dall’interno del quale lottare per far prevalere le nostre tesi, attraverso una contaminazione delle idee dei nostri alleati con la visione economica socialista. chè poi la più profonda differenza tra noi e il resto della sinistra sta proprio nelle tematiche economiche, nei mezzi che proponiamo per affrontare le stesse tematiche e raggiungere i medesimi obiettivi. per il momento, non correndo il rischio di andare al governo e di poterci dividere sui temi economici, dobbiamo concentrarci sulle cose che ci accomunano, che sono davvero molte e molto importanti(a cominciare ovviamente dai diritti di libertà).a litigare c’è sempre tempo…e poi in tutti i nuovi partiti non vedo molta coesione, se non quella attorno a un capo in qualcuno di essi.
ciao
Andreas, le caste e le “culture” dei vertici (noto che è innanzitutto questo il problema che – pur giustamente – ti rode!) non esistono solo nel PS, piccolo o grande che sia.
Vorrei che ti convincessi del fatto che si tratta di una patologia MOLTO italiana e diffusa….e ciò nonostante non può essere citata per giustificare la semplicistica liquidazione del “TUTTI AL MACERO!”.
E’ facilissimo…che ci vuole a dire “Ma andate tutti a quel paese, socialisti in primis che sono quelli a cui mi sentivo più vicino!”
Ma poi sei certo che, a seguito di questo cosmico “Vaffa” la tua “dimensione collettiva” (e fors’anche quella individuale per molti aspetti) risulterà arricchita, meno pesante, più libera e gioiosa?
Io ne dubito, almeno per quel pò che “SENTO” di conoscerti.
Credo che il miglior “assist-consiglio” te lo abbia rinnovato qui Tom Ciuffo….non ricordo bene se in tal senso sia arrivato secondo dopo un certo Mario Francese che per la verità ha sempre pensato ad un “ticket” con un certo Pasquale.
caro tom il peso… conti se pesi…. speriamo che SeL non perda contro goku…. è una scomessa… tutte le bende che mettiamo potranno non servire quando non ci sarà più testa da fasciare.
e noi parliamo che ci piace tanto e parliamo ma che facciamo?
Capisco che fare il dirigente è un casino, che “il mondo politico” è duro là fuori.
Una piccola dimostrazione di tale durezza è anche l’articolo dell’ornitorinco di Tommaso, in cui si vede lo sforzo di Tom di far digerire al proprio stomaco questa robaccia, prima ancora di provare a farla digerire a chi lo legge. Avrebbe potuto fare un articolo berlusconian-togliattiano per dettare senza indugi la nuova linea, lasciando le proprie idee al passato, che in quanto tale, secondo il manuale del cinismo, quando non serve non deve esistere e quindi urgerebbe cancellarlo di corsa. Ma lui non è così, perchè è una persona corretta ed intellettualmente onesta… non si chiama né Silvio Berlusconi, né Mario Alicata, tanto per citare due esperti in lavaggio della biancheria.
Però là fuori è duro anche il mondo “non politico”. E il problema è questo.
Ora il punto è: il ps vuole provare a guadagnare voti? La risposta pare scontata… ma mica tanto!
Se non vuole, deve continuare a fare come ha fatto fino ad ora, e il sistema della lista elettorale è in piena continuità con il passato a livello di metodo e di contenuti.
Se vuole guadagnare voti, deve svoltare, e occuparsi di più del “duro mondo non politico” piuttosto che del “duro mondo politico”.
Poi si potrebbe seguitare con altre questioni, ma a dire il vero non mi va. Mi limito a constatare solo una cosa: da un sacco di tempo c’è gente (come me), che ogni tanto pensa: ma i socialisti non hanno niente da perdere… potrebbero fare “politica corsara”. Evidentemente c’è sempre “qualcosa da perdere”… Oppure, semplicemente, i gruppi dirigenti non sono preparati, o hanno una preparazione tale da portarli ad escludere certi approcci. Oppure ancora, i gruppi politici minoritari come i socialisti sono i primi ad aver capito, prima e meglio di chi li critica, li osserva, li incalza, li vota, che siamo sotto dittatura, e quindi l’unica cosa che si può fare è tirar innanzi.
Ma ripeto: si fa per parlare, non c’è problema, va bene così. Non ce l’ho coi socialisti in particolare, mi limito solo a constatare ciò che è scontato e che qualche volta mi dimentico anch’io, cioè che sono “come tutti gli altri”. Non per una botta di qualunquismo, ma perchè il ceto politico è sempre uguale a sé stesso da che mondo è mondo: condividono gli stessi spazi, fanno lo stesso lavoro. Potremmo fare una ricerchina, per vedere provenienza sociale e professionale, età, legami amicali e parentali, formazione dei gruppi dirigenti dei partiti. Verrebbe fuori quel che si vede anche a occhio nudo, e che c’è sempre stato: un paese classista in cui comandano i soliti circoli, in ogni ambito e dimensione. I quali ambienti generalmente non sono luoghi di selezione dal basso, ma di conservazione di status acquisiti. Quella politica non è una società aperta, così come non lo è quella “non politica”: è la scoperta dell’acqua calda. Sono anni che stiamo a dire che gli ascensori sociali sono bloccati… e in politica, regno della cooptazione, sarebbero in moto? E tu mi puoi insegnare che in una società chiusa non c’è interesse a ricercare consenso, ma al limite clientele, amicizie, rapporti più di fiducia personale che di condivisione di idee.
Mario, la mia dimensione personale e collettiva sta benone da quando ho raggiunto un sano distacco dalla politica, abituandomi a guardarla come una cosa curiosa e interessante, ma che non mi riguarda minimamente. La guardo come guardo un film, e quando guardo un film mi posso appassionare, ma non mi viene mai di entrare dentro lo schermo. In questo modo mi risparmio il disturbo di battere una zuccata contro la tv, o di rimanere imprigionato dentro il lenzuolone bianco del cinema.
affiorano i segni di testate pregresse…ma da Roma quando ci ripassi?
Andreas, ti ringrazio davvero per il tuo commento. Ti ringrazio perchè capisci quanto inizia a farsi doloroso il dover sostenere qualcosa su cui ogni giorno che passa si addensano sempre più dubbi …
Tom c’è un’altra cosa forse anche più dolorosa: il non volere (o non potere!) alzare la mano e dire “io non sono d’accordo”. “questa cosa sostenetevela da voi perchè a me non va bene”. Fai una cosa: mostraci almeno i frutti, le conseguenze positive di questa caxxo di scelta. Postaci o linkaci qualche programmino buono per la provincia di Firenze và!
oè ma voi due perchè non iniziate a lavorare insieme?il programmino per la provincia di firenze sembra sempre tu l’abbia nel cassetto Andrews…Si scherza eh?
Plex non scherziamo. Quando si comincia ad avere responsabilità politiche ed amministrative le chiacchere stanno a zero. Ma è questo il bello e l’interessante di un lavoro del genere, per il quale si possono anche ingoiare le boiate della politica, quando ne vale la pena. Io non solo non riesco ad ingoiare le boiate, ma non so nemmeno come si fa a fare uno studio di fattibilità, tanto per dirne una.
uno studio de che…