[Labouracultura]Il futuro del futurismo
| sabato 7 marzo 2009 | Scritto da Redazione - 165 letture |
prefazione di Antonello Cresti
Mentre i ridicoli circoli dell’ex destra missina romana si avviano alla rituale celebrazione del futurismo, riteniamo opportuna in questa sede svolgere alcune considerazioni sul fenomeno in questione.
In quanto rivista legata alle avanguardie “Labouratorio” non poteva certo esimersi di dire la sua in argomento e dunque ringraziamo Ianniello, saggista di rigore adamantino, per il suo contributo. La sua firma è l’ennesimo incontro di questa rubrica…
articolo di Andrea A. Ianniello
Riflettere sul futurismo, come movimento e non con ottica meramente celebrativa, può avere il suo interesse specialmente oggi, e questo per un motivo decisivo: il futurismo, al di là del suo schierarsi per questa o quella ideologia novecentesca, ha profondamente innovato il linguaggio. Questo mi sembra essere il suo aspetto più importante oggi.
Al contrario, proprio il suo schierarsi “ideologico” è l’aspetto più “datato” del movimento, quello da superare decisamente.
Con la sua natura d’innovazione del linguaggio ci può aiutare a focalizzarci sulla relazione tra linguaggio e ciò che resta della “politica”. Ed anche qui ci sarebbero delle riflessioni da fare, se oggi sia possibile, ed in che misura, continuare ad usare lo stesso termine “politica”. A mio avviso, questo stesso termine andrebbe superato, facendo esso riferimento da un lato al XX secolo e, dall’altro, ancor più indietro nel tempo, alla “Pòlis”, la città-stato greca, modello già superato quando gli stati moderni hanno assunto dimensioni tali per le quali la democrazia è dovuta necessariamente diventare rappresentativa e non più “diretta”.
Ciò cui oggi stiamo assistendo è il processo di fine della democrazia rappresentativa.
Tornando al nostro tema principe, bisognerebbe vedere se il linguaggio può aiutare a superare i vecchi residui mentali per far fronte al XXI secolo, che non è il mero succedaneo del XX. E’ vero che il XXI è più l’anagramma del XIX che la risoluzione/superamento del XX. Ma rimane che tale superamento è richiesto dalle circostanze stesse. In altri termini: nessuno, dico nessuno, dei problemi di oggi è possibile risolverlo nel quadro delle ideologie ereditato dal secolo XX, il che non significa per nulla che tutte queste ideologie siano da buttare, ma piuttosto che vadano recuperate come metodo e non come finalità. In ogni caso, ciò che rende l’attuale situazione davvero pericolosissima è l’assenza della consapevolezza della fine, del termine che certi percorsi hanno nei fatti subito. Tali percorsi, ormai, si conoscono e si pensano come degenerazione perenne, come decomposizione continua, come dissolvimento compiacente, compiacente perché li rende ancora importanti, ne fa dei simulacri di soluzioni semplicemente impossibili o solo ridicole, fantasmi di soluzioni; fantasmi e dissoluzioni: la “cifra” del “nostro” tempo, tempo non più “nostro” perché ce l’hanno rubato – il tempo – tanto tempo fa. Uccidono più i fantasmi che le cose reali: è questa una delle scoperte del secolo passato e che si perpetua riecheggiando in questo presente secolo.
è possibile recuperare uno spazio? Viviamo senza spazio e con poco tempo. Recuperare spazio per recuperare tempo, tempo “libero”, è questo uno scopo decisivo. Senza né spazio né tempo “libero”, è chiaro che i grandi preti della globalizzazione avranno vita facilissima; che, poi, questi stessi preti fra di loro se le suonino senza risparmio né pietà è conforme alle leggi “darwinianeggianti” dell’economia globale, ma non è di certo indice di superamento, ed in nessun senso. La sudditanza linguistica è il riflesso della sudditanza mentale.
In secondo luogo, il futurismo veniva all’inizio del secolo XX, con tutte le aspettative – tradite – delle quali quel secolo si faceva portatore. Il futurismo, in poche parole, esaltava il “futuro”, che fosse nero o rosso poco importava.
Invece, a mio avviso, lo scopo non dev’esser quello di esaltare il futuro e nemmeno il ripiego sul passato prossimo novecentesco, ma una sintesi, dove la spinta in avanti si costruisce con quel che c’è dietro e viceversa.


Antonello è sempre Antonello: impagabile!
sono assolutamente d’accordo!!!