[Roba che tocca]Moscate d’inverno
| martedì 3 febbraio 2009 | Scritto da Redazione - 109 letture |
Nel grande circo che e’ il mondo si possono trovare i personaggi piu’ insoliti, le vicende umane piu’ tragiche, i fatti piu’ incredibili. Diciamo subito che Francesco Mosca non e’ cosi’ insolito, la sua vicenda non e’ affatto tragica, i fatti che gli sono accaduti non sono poi cosi’ incredibili.
Pur tuttavia ci sembrerebbe irriconoscente non dedicare su queste pagine un tributo a chi, con le sue scelte e le sua disavventure, ha animato queste pagine per tanti numeri. Del resto, Francesco Mosca incarna forse meglio di chiunque altro la parabola politica del socialismo italiano degli ultimi 16 anni.
Ha iniziato la sua vicenda politica all’indomani di tangentopoli iscrivendosi al SI, ha vissuto da vicino la stagione della diaspora socialista seguendone tutte le evoluzioni e convulsioni fino all’entusiasmo per la Rosa nel Pugno, quando diventa segretario della Federazione dei Giovani Socialisti. Dalla nascita della Costituente Socialista, di cui aveva previsto il fallimento, prova, senza troppo entusiasmo, a lanciare una costituente a livello giovanile, con scarsi esiti, fatto del quale in molti lo hanno rimproverato.
Discusso per la sua presunta subalternita’ all’innominabile Villetti, ha dimostrato la sua coerenza politica nella pur discussa scelta di schierare l’organizzazione giovanile a sostegno di una delle mozioni del congresso del PS.
Non ha mai avuto una grande fama al di fuori della FGS che pure trovava al suo interno strenui difensori del proprio segretario. Francesco Mosca e’ stato il segretario della FGS per due anni, sei mesi e 22 giorni. La sua vicenda umana e politica e’ stata profondamente legata a questa organizzazione. Per questo ancora maggiore deve essere stata la sua amarezza nel vedersi sfiduciato dai propri fedelissimi all’indomani di una lettera aperta al segretario del PS Nencini in cui coraggiosamente manifesta il suo nascente distacco dalla linea del partito. Quel distacco che trova compimento nella lettera di dimissioni che pubblichiamo qui.
Non prima di tributare il nostro plauso al gesto romantico che Francesco Mosca ha fatto ieri, presentandosi non atteso, al congresso dell’ “unica comunita’ politica in cui ancora si riconosce”, per “porgere l’altra guancia” ai compagni che lo avevano sfiduciato. Ha riconosciuto i propri errori ribadendo le proprie idee, si e’ dimesso da ogni carica. Chapeau.
Alla Presidente del Consiglio Nazionale [del Partito Socialista ] Pia Locatelli;
Cara Pia,
ti invio questa lettera per comunicarti le mie dimissioni da membro del Consiglio Nazionale e della Direzione Nazionale. Scelta conseguente alla mia rinuncia, qualche mese fa, di accettare un incarico di lavoro nel partito, che tu stessa mi avevi proposto e di cui colgo l’occasione per ringraziarti.
La mia scelta è frutto di considerazioni politiche, ma non ti nascondo la profonda delusione nei confronti di un partito che non sento più mio. In fondo la mia esperienza dal lontano 1994 nella Federazione dei Giovani Socialisti e quindi prima nel Sì e poi nello SDI aveva come spirito fondamentale quello di ritrovarsi in una comunità. Una comunità sbandata dagli anni terribili di tangentopoli, ma che restava pur sempre una comunità politica, retta da una fortissima fratellanza tra compagne e compagni. Con questo spirito un giovane di diciassette anni era partito un pomeriggio, con la corriera del trasporto pubblico, da un paesino della provincia di Roma verso piazza San Lorenzo in Lucina, con una idea in testa: essere parte attiva della gloriosa storia del socialismo italiano.
I fatti dell’anno trascorso hanno compromesso definitivamente tutti gli sforzi compiuti in questi ultimi quindici anni per la rinascita organizzativa di un grande Partito Socialista.
La vicenda congressuale, che ha investito in pieno, per responsabilità del sottoscritto, la mia FGS, ha dimostrato l’impossibilità di svolgere un’attività politica autonoma nel partito. Oggi se un’immagine mi viene in mente del PS è quella di una piccola setta che viaggia lentamente e a zig zag verso una fine annunciata.
Nel corso di questi mesi rare volte ho espresso la mia opinione sulla conduzione politica del partito e ogni volta sono stato delegittimato su un fronte che per me è il più importante della mia breve esperienza politica: la FGS. Non una telefonata ho ricevuto in questi mesi dal segretario nazionale o da chi, nel corso di questi anni, ha condiviso con me una militanza politica, che al di là della qualità sempre opinabile, certamente è stata di impegno costante e quotidiano nel partito.
Non ho condiviso la scelta della dirigenza nazionale del partito di imporre in Abruzzo l’accordo con il candidato del “manettaro” Di Pietro e i fatti credo abbiamo dato ragione a chi aveva sostenuto la contrarietà a quell’accordo. Mentre è priva di ogni logica politica la scelta di correre in solitaria in Sardegna, dove Soru, nonostante le sue particolarità, rappresenta certamente una novità nello scenario politico nazionale a cui si deve guardare con interesse, non fosse altro perché rappresenta una discontinuità con la tradizione post comunista o cattolica democratica che dominano il PD.
Lo sgretolamento del PS in questi mesi è evidente a tutti, non soltanto a causa dei dirigenti “traditori” usciti dal partito, ma perché non si è riusciti a trovare una via d’uscita politica alta, possibile anche ad un partito dell’uno per cento.
L’inconsistenza di questo gruppo dirigente si è evidenziata in più passaggi politici, con delle vere e proprie ferite alla nostra recente storia politica.
Sul tema della laicità si è proceduto ad uno stravolgimento della posizione storica dei socialisti italiani. Il segretario nazionale si è lanciato in una disquisizione filosofica, che di solito è montata ad arte dai settori più clericali della nostra società, distinguendo tra laicità e laicismo. Si è di fatto stravolta la posizione naturale dei socialisti, arrivando ad istituire una ridicola associazione dei cattolici socialisti.
Sulla “linea” politica si è assistito a delle vere e proprie peripezie. Si è partiti con un unico punto di riferimento: Walter Veltroni. Dal congresso per tre mesi non passava giorno che ad ogni starnuto di un esponente del PD verso la storia socialista, non seguiva una dichiarazione di un esponente della segreteria del PS che sottolineava il carattere storico di quell’apertura.
Tutto condito da una strana idea sulla costituzione di una asse riformista tra il PS, il PD e l’UDC.
Poi si è ripresa la strada dell’autonomismo socialista stile liste del garofano, salvo poi alternarla con una confusa apertura verso la sinistra di Fava e Vendola. Ora si è alla fine con la riforma della legge elettorale per le Europee.
Tutto questo in un momento storico in cui ci sarebbe disperato bisogno di socialismo, in un’Italia intrappolata com’è tra la crisi dell’economia globale e le sue eterne anomalie.
Dinanzi a questa situazione che meriterebbe un’azione politica determinata si avverte una mancanza di una qualsiasi iniziativa politica, la scomparsa assoluta dal dibattito politico.
In questi casi invece di limitare il dibattito si dovrebbero coinvolgere i compagni, mentre l’unico confronto aperto nel partito è quello sull’ipotetico eletto nel futuro Parlamento Europeo. Senza considerare che oggi, con ben quattro eurodeputati, non si avverte l’importanza di questo traguardo politico se non quello relativo alla “sistemazione” dell’eventuale eletto.
Con l’amore che ho per l’ideale socialista, mi dimetto dal Consiglio Nazionale e dalla Direzione Nazionale perché non condivido nulla delle scelte politiche fatte dal Partito. Resto un semplice iscritto. Orgoglioso della doppia tessera socialista e radicale. Convinto che soltanto da una profonda critica sullo stato comatoso del nostro sistema politico e dalla consonanza con le urgenze che vivono le nostre concittadine e i nostri concittadini possa svilupparsi una grande forza politica laica, socialista, radicale e liberale.
Fraterni Saluti
Francesco Mosca
Nel grande circo che e’ il mondo si possono trovare i personaggi piu’ insoliti, le vicende umane piu’ tragiche, i fatti piu’ incredibili. Diciamo subito che Francesco Mosca non e’ cosi’ insolito, la sua vicenda non e’ affatto tragica, i fatti che gli sono accaduti non sono poi cosi’ incredibili.

Scorre di sangue (e di qual sangue!) un rio…
Ecco, piena vendetta orrida ottengo;…
Ma, felice son io?…