[It's democracy baby?]L’Europorcellum tra analisi giuste e contromisure folli
| martedì 3 febbraio 2009 | Scritto da Redazione - 73 letture |
di Isidoro Niola
Lo hanno ribattezzato “Europorcellum”, “legge truffa”, “legge inciucio”. Si tratta della legge elettorale per le elezioni europee che nei prossimi giorni dovrebbe veder la luce, frutto di una “larga intesa” tra tutte le forze politiche (in realtà ben poche) attualmente rappresentate in Parlamento: PD, PdL, UdC, Italia dei Valori e Lega. La nuova formula dovrebbe prevedere una soglia di sbarramento al 4%. ma perchè si cambia a soli 5 mesi dal voto?
La storiella di voler limitare la proliferazione dei partitini per favorire la governabilità appare poco credibile. Tale problema si pone al massimo in ambito nazionale, dove, infatti, lo sbarramento esiste ed ha portato ad un’estrema – forse eccessiva – semplificazione del quadro politico attuale (almeno sotto forma di partiti esistenti in Parlamento). Tuttavia, in sede europea il problema di governabilità non si pone in quanto il Parlamento europeo non deve esprimere la propria fiducia agli organi di governo. A Strasburgo è la rappresentanza che va preservata, non certo la governabilità.
Ad ogni modo, ciò che davvero appare insopportabile in tutta questa vicenda è il metodo. Ad oggi nel Parlamento Italiano le 5 forze politiche rappresentate sono espressione del 90% degli elettori del 13-14 aprile scorso. Ciò significa che il 10% degli elettori di aprile non ha rappresentanza in Parlamento: tradotto in numeri si tratta di oltre 3,5 milioni di italiani. Ebbene, ciò che sconcerta è che oggi i 5 partiti, che in questi primi nove mesi di legislatura non sono riusciti a trovare un accordo su niente, all’improvviso si trovino tutti concordi su un punto: l’esclusione dalla rappresentanza parlamentare europea di tutte quelle altre forze politiche che oggi non hanno alcuna possibilità di sedersi ad alcun tavolo istituzionale. Insomma, approfittando che gli altri non ci sono al tavolo delle istituzioni nazionali, si esclude loro anche la possibilità di sedersi a quelli comunitari. L’imboscata è servita. Come reagire?
Tutti gli interessati, dopo aver gridato allo scandalo, pensano alle contromisure. Ma quanto queste contromisure possono risultare efficaci? Vediamo quelle elaborate in casa socialista. La più semplice consiste nel trovare alleanze, fino a ieri ritenute quasi impossibili, che portino diverse sigle a presentarsi sotto un unico simbolo a giugno per sfondare il muro del fatidico 4%. L’aspetto negativo di questa soluzione è presto detto. L’elettore medio, a quanto pare sempre più irritato dalla politica dei partiti maggiori (PD e PdL), avrà l’impressione che i micro-partiti non si siano comportati nel loro piccolo diversamente dai loro “cugini” più forti. Come le cinque sorelle della politica italiana, dopo aver litigato su tutto e di più, hanno in mezz’ora trovato l’accordo su come far fuori i parenti più sfigati, allo stesso modo questi ultimi, dopo anni trascorsi ad inseguirsi e a sfuggirsi a vicenda, riescono a ritrovarsi quando l’incubo di perdere lo scranno più facile da ottenere si materializza. Laddove la politica nulla ha potuto, si rivela infallibile l’attaccamento alla poltrona.
C’è poi l’idea di uscire da tutte le giunte locali in cui si governa con il PD. Anche questa soluzione, più che dimostrare coraggio, rischia di diventare un vero boomerang. Nelle realtà locali non si può escludere che vi siano alleanze politiche PD-PS che funzionino e siano apprezzate dai cittadini. E allora gli elettori di giugno sceglierebbero davvero il PS, pur sapendo che si tratta di quello stesso partito che, di fronte al rischio di non poter mandare 1 o 2 suoi rappresentanti all’Europarlamento, ha di fatto reso impossibile l’approvazione di un piano regolatore o di un qualsiasi altro progetto politico, magari atteso da decenni da quella comunità? Anche qui, più della buona politica o dell’attaccamento all’elettorato, sembrerebbe aver prevalso l’attaccamento alla poltrona!
In fin dei conti, ha davvero senso spendere le poche risorse a disposizione oggi per fare la guerra ad una legge elettorale, che – per quanto perfida – è condivisa dalla stragrande maggioranza degli italiani? Alla gente della differenza tra “governabilità” e “rappresentanza” non interessa nulla. Andare in giro a spiegarla non determinerebbe alcuna sollevazione popolare contro l’ “Europorcellum”. In questi ultimi anni la demonizzazione dei piccoli partiti è stata impietosa e, forse, anche meritata. Lo spettacolo imbarazzante offerto da certi nano-partiti durante il governo Prodi non ha aiutato. Il dubbio che mi resta è un altro. È giusto difendere l’indifendibile (cioè il proporzionale puro) solo perché, pur richiamandosi alla gloriosa tradizione socialista italiana ed europea, si è lontani luce dal 4%? Anche qui la colpa è di Veltrusconi?
Tag: comitato, democrazia, isidoro niola, Legge Elettorale, porcellum, sbarramento, soglia di sbarramento

Non suggerisci come uscire dall’impasse. Come cittadina che dovrà votare e chespesso si è interrogata su quali divergenze profoinde i n pol.estera o interna dividessero certi “nanetti” apprezzewrei dei nanetti che si unissero in una lista per portare avanti TRE idee comuni sull’Europa: una polòitica estera comune all’Europa, la difesa dagli OGM, ka crea zione di untitolo di studio comune in Europa, quello che vi pare:… Ma dateci una lista da poter votare