[Er Monnezzaro]I rifiuti delle 3 Italie – Prima parte
| lunedì 19 gennaio 2009 | Scritto da Dario Alberto Caprio - 195 letture |

PRIMA PARTE
Premessa: Roma e Lazio caput rifiuti?
La situazione dei rifiuti a Roma e nel Lazio non è buona. Le discariche sono in via di riempimento, al punto che il Presidente della Regione Marrazzo ha ritenuto di lanciare l’allarme e di sottolineare che sarà “necessario prevedere un ampliamento di quelle esistenti o farne di nuove per consentire lo smaltimento di circa 5 milioni di tonnellate di immondizia”. Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, è di fatto abbondantemente esaurita. La raccolta differenziata, uno degli elementi decisivi per la soluzione del problema rifiuti, langue su percentuali da bassa classifica. Il commissariamento è finito da qualche mese, ma lo stato di crisi non sembra essere superato e i ritardi accumulati nel governo del sistema dei rifiuti sembrano enormi. Per non parlare della scarsità delle risorse, delle cattive abitudini, degli inquinamenti in atto ed anche degli intrecci tra politica e rifiuti, emersi di recente in modo eclatante quanto casereccio1.
La Capitale e il Lazio, dopo Napoli e la Campania, rischiano seriamente una debacle sul fronte dei rifiuti. Ma, è l’Italia in generale a persistere in uno stato di perenne emergenza in tale settore e ad essere un caso nel confronto con gli altri paesi europei. Vale perciò la pena, accantonare un attimo gli stati d’eccezione, per dare uno sguardo complessivo sul pianeta rifiuti.
1. Il Centro-Nord che produce, anche tanti rifiuti. E un Sud che accorcia sempre più le distanze.
L’Italia è storicamente segnata da grandi differenze tra il Nord ed il Sud del Paese. Nel reddito come nella disponibilità di opportunità di lavoro, nei servizi come nella qualità della vita, le diverse macroaree d’Italia vanno sempre di più accumulando differenziazioni che per una quota rilevante di cittadini rischiano addirittura di mettere in discussione diritti fondamentali.
Neppure sui rifiuti il nostro Paese appare omogeneo.
Al di là dell’eclatante caso campano, da anni sotto i riflettori della cronaca per quello che si è appalesato come uno degli scandali più clamorosi del dopoguerra e anche tra i più costosi (780 milioni l’anno, per 14 anni di seguito), sono tante le situazioni di inefficienza nel settore dei rifiuti che si riscontrano in giro per l’Italia. Rispetto alle quali, però, non mancano casi di eccellenza e vere e proprie best pratice.
Per cogliere le “diverse Italie” dei rifiuti occorre riferirsi ad inchieste, analisi e dati ufficiali, a partire da quelli dell’ultimo Rapporto Rifiuti dell’APAT relativo all’anno 20072.
Prima però occorre, seppur brevemente, tracciare il profilo del settore. Un settore che interessa la totalità dei cittadini, tutte le imprese e gli operatori economici. Le stime più recenti accreditano i costi complessivi di gestione dei servizi di igiene urbana, a livello nazionale nel 2005, a 7 mila 288 milioni di euro, ai quali occorre poi aggiungere i costi dello smaltimento dei rifiuti pericolosi. Si tratta di un business straordinario, di uno dei segmenti più redditizi e vitali dell’economia pubblica. E non è un caso che su di esso da tempo le imprese private e, purtroppo, anche la criminalità organizzata abbiano puntato gli occhi e messo le mani.
Il quadro delineato dal Rapporto APAT evidenzia, in generale, ancora numerose difficoltà nell’avvio di azioni efficaci per quanto riguarda la prevenzione della produzione dei rifiuti.
L’Italia continua a produrre sempre più rifiuti.
Nell’anno 2006 la produzione nazionale di rifiuti urbani si è attestata su 32,5 milioni di tonnellate, con un incremento rispetto all’anno precedente superiore del 2,7%, equivalente a quasi 860 mila tonnellate. Nell’ultimo anno, secondo il Rapporto APAT, l’aumento più consistente, a differenza di quanto si era riscontrato negli anni addietro, c’è stato nel Nord del Paese, la cui produzione dei rifiuti è cresciuta del 3% circa, mentre per il Centro e per il Sud ci si è fermati, rispettivamente, all’1,8% ed al 2,9% circa.
Ma la predisposizione italiana a produrre sempre più rifiuti sembra un tratto comune a quasi tutti i Paesi europei.
I dati Eurostat, relativi alla serie storica dal 1995 al 2003, sembrano indicare, infatti, una crescita progressiva della produzione dei rifiuti, parallelamente all’aumento della ricchezza del reddito disponibile dei consumatori e degli standard di vita sempre più elevati3. Il Regno Unito, di cui si dispone però solo di dati stimati relativi al 1998, sembrerebbe configurarsi, nell’ambito dell’UE 15, come il Paese con la maggior produzione di rifiuti, seguito dalla Germania.
L’Italia si attesta, invece, su livelli intermedi, al pari della Francia.
I dati relativi alla produzione pro-capite di rifiuti riescono ad evidenziare maggiormente le differenze territoriali dell’Italia, con i cittadini del Centro super produttori di rifiuti.
I maggiori valori nel 2006, infatti, si riscontrano per il Centro, con circa 638 kg per abitante per anno, mentre quelli più bassi si registrano al Sud, che tuttavia, con circa 509 kg per abitante per anno, per la prima volta oltrepassa la soglia dei 500 kg di produzione pro-capite annuale.
Sulla produzione dei rifiuti il divario Nord-Sud rischia di essere superato in breve tempo. A differenza di tutti gli altri indicatori, i rifiuti potrebbero quanto prima “uniformare” l’Italia.
Per quanto riguarda il Nord, con circa 544 kg per abitante per anno ci si attesta su valori prossimi alla media nazionale, pari a circa 550 kg per abitante per anno.
Si tratta di dati che tratteggiano un profilo chiaro del “Sistema Rifiuti” nel nostro Paese: è il Nord, in termini assoluti, a produrre più rifiuti rispetto al Centro ed al Sud; ma è il Centro che ha una produzione pro-capite molto superiore alla media nazionale.
Per continuare un’utile comparazione europea anche in merito alla produzione pro-capite, sempre con riferimento agli Stati membri dell’UE 15, si può evidenziare come i maggiori valori si riscontrino in Irlanda che, nel 2004 ha fatto registrare un pro-capite pari addirittura a 869 kg per abitante per anno. Valori inferiori, ma decisamente elevati, si riscontrano anche per Danimarca (696 kg per abitante per anno), Lussemburgo (668 kg per abitante per anno), Spagna (662 kg per abitante per anno), Austria (627 kg per abitante per anno) ed Olanda (624 kg per abitante per anno). I quantitativi più bassi si riscontrano, invece, in Finlandia (455 kg per abitante per anno), in Grecia (433 kg per abitante per anno) e in Portogallo (434 kg per abitante per anno).
L’Italia si colloca, quindi, su un valore intermedio: non è certamente il Paese europeo ove i cittadini producono più rifiuti.
Ed anche nel raffronto con i Paesi di più recente ingresso nell’Unione Europea, l’Italia può giustamente vantare una produzione pro-capite inferiore, per esempio, a Cipro (730 kg per abitante per anno) o a Malta (572 kg per abitante per anno).
Occorre però sottolineare, a proposto della produzione pro-capite dei rifiuti in Italia, che, a differenza di quanto rilevato per i valori di produzione assoluta, tra il 2005 ed il 2006 si è registrata una maggiore crescita percentuale per le regioni del Sud (+3%) rispetto a quelle del Nord Italia (+2,4%).
Quali sono le regioni che producono più rifiuti?
I maggiori valori di produzione pro-capite si sono riscontrati nel 2006 in Toscana con oltre 700 kg per abitante per anno. Subito dopo troviamo l’Emilia-Romagna (677 kg per abitante per anno), l’Umbria (661 kg per abitante per anno), il Lazio (611 kg per abitante per anno), la Liguria (609 kg per abitante per anno) e la Valle d’Aosta (599 kg per abitante per anno).
Tutte le regioni del Sud, al contrario, si collocano al fondo di questa particolare classifica, insieme però al Veneto, al Trentino-Alto Adige e al Friuli-Venezia Giulia (il Piemonte e la Lombardia si posizionano in una fascia intermedia).
I dati di produzione pro-capite abbastanza contenuti rilevati in queste regioni del Nord, caratterizzate, in generale, da livelli più elevati degli indicatori socio-economici e, quindi, da consumi più sostenuti, possono in parte essere attribuiti all’attuazione di importanti misure di prevenzione. È il caso, ad esempio, del Veneto che già da diversi anni ha promosso efficacemente il ricorso al cosiddetto compostaggio domestico che consente di allontanare dal circuito della raccolta quantità non trascurabili di frazioni organica.
Per quanto riguarda la produzione di rifiuti speciali, in Italia, come in molti Paesi dell’Unione Europea, si registra, nel periodo 1999-2005, un forte aumento della produzione dei rifiuti derivanti dalle diverse attività economiche. I rifiuti speciali prodotti in Italia sono stati nel 2005 oltre 107,5 milioni di tonnellate, di cui circa 56 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi; 5,9 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi e quasi 46 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione. La forma prevalente di gestione di questa enorme massa di rifiuti è rappresentata dalle operazioni di recupero di materia. Tra le operazioni di smaltimento, invece, la più diffusa rimane la discarica.
L’analisi dei dati per macroaree documenta che la produzione di rifiuti speciali è maggiore nelle regioni del Nord Italia mentre nel Centro e nel Sud le percentuali risultano essere decisamente più basse. È la Lombardia a produrre il maggior quantitativo di rifiuti speciali, seguita dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dalla Toscana. Al quinto posto di questa particolare classifica si piazza, in maniera del tutto inaspettata, la Puglia. Ma si tratta di un caso isolato, in quanto la maggior parte di questa tipologia di rifiuti ha origine al Nord.
Anche il numero delle discariche per rifiuti speciali operative è maggiore, e di gran lunga, al Nord: 390 contro le 55 discariche del Centro e le 112 del Sud.
Sui costi di gestione del servizio l’Italia sembra, invece, maggiormente uniforme.
Su un costo pro-capite annuo in Italia di 139,25 euro, al Nord si ha un costo di 128,70, al Centro si esagera, arrivando a 157,52 euro pro-capite, mentre al Sud ci si ferma a 132,33 euro pro-capite.
Ma, chi incassa di più?
È il Centro Italia a coprire (attraverso proventi da Tassa e/o Tariffa) la percentuale maggiore dei costi di gestione del servizio di igiene urbana, il 96,5%; la copertura dei costi al Nord si ferma all’89,3% mentre al Sud scende al 77,6%, ben lontana dalla media nazionale dell’89,9%.
Quanto pagano, infine, i cittadini?
Il costo per i cittadini è minore al Nord (114,28 euro per abitante per anno) e molto più elevato al Sud (124,88 euro) e, soprattutto, al Centro (146,11 euro).
2. Un Sud ed un Centro ancora poco “differenziati”
La raccolta differenziata è fuor di dubbio, all’interno del cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti, il segmento più importante, quello cioè sul quale occorre intervenire con maggiore incisività. Per questo, appare opportuno analizzare alcuni dati relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.
Nel 2006 essa ha raggiunto a livello nazionale una percentuale pari al 25,8% della produzione totale dei rifiuti urbani. Si tratta di un dato che pur evidenziando un’ulteriore crescita rispetto al 2005, (24,2%), risulta ancora troppo inferiore al target del 40% introdotto dalla legge 27 dicembre 2006 n. 2964.
Anche per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani la situazione appare decisamente diversificata da una macroarea geografica all’altra del nostro Paese.
Mentre il Nord, con un tasso di raccolta pari al 39,9%, raggiunge in pratica, con un anno di anticipo, l’obiettivo del 2007, il Centro ed il Sud d’Italia, con percentuali rispettivamente pari al 20% ed al 10,2%, risultano tutt’ora decisamente lontani da tale obiettivo.
Se è il Nord a produrre più rifiuti è però anche il Nord ad avere più raccolta differenziata e, quindi, una gestione dei rifiuti maggiormente efficace.
In valore assoluto la raccolta differenziata è cresciuta nell’ultimo anno di riferimento (tra il 2005 ed il 2006) di poco più di 700 mila tonnellate grazie, soprattutto, al contributo delle regioni settentrionali (+447 mila tonnellate, +8,3%). Al Sud vi è stato un incremento di 172 mila tonnellate (che in termini percentuale raggiunge un rilevante 19% circa). Nel Centro Italia vi è stato un aumento della raccolta differenziata di circa 86 mila tonnellate, corrispondente ad un aumento percentuale del 6,2%.
La frazione organica (umido più verde) passa dai 2,4 milioni di tonnellate del 2005 ai 2,7 milioni di tonnellate del 2006 (+11,4%).
Ed anche in questo caso a farla da “padrone” è sostanzialmente il Nord, dove è più sviluppato il sistema impiantistico di recupero mediante compostaggio di qualità.
Per quanto riguarda la carta, si conferma come la seconda frazione maggiormente raccolta, con circa 2,5 milioni di tonnellate separate. Si tratta di un pro-capite nazionale che viaggia attorno ai 43 kg per abitante per anno.
Anche sulla carta però non mancano le differenze tra Centro-Nord e Sud: più di 50 kg per abitante per anno al Centro-Nord e meno di 20 kg per abitante per anno al Sud.
Per ciò che attiene ai rifiuti biodegradabili raccolti in modo differenziato, il Rapporto APAT indica che nel 2006 si è raggiunta la cifra di 5,9 milioni di tonnellate con una crescita, rispetto all’anno precedente, di poco meno dell’11%.
Le regioni maggiormente orientate ad incentivare la raccolta differenziata della frazione biodegradabile sono sostanzialmente tutte del Nord: Veneto, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Emilia-Romagna e Toscana.
Per quanto attiene al vetro, il valore complessivo della raccolta differenziata si attesta oltre 1,2 milioni di tonnellate, con una crescita percentuale del 7% circa. Anche per quanto riguarda la plastica si può registrare una crescita di poco inferiore al 12%. Per quanto attiene, infine, ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche si è registrata nel 2006 una raccolta pari a circa 108 mila tonnellate con una crescita percentuale del 5,7%.
Ma, anche per il vetro, la plastica e i rifiuti elettrici ed elettronici vi è un forte gap tra il Nord ed il Sud del Paese.
Quali sono le regioni più “riciclone”?
I maggiori livelli di raccolta differenziata si sono riscontati secondo il Rapporto APAT nel Trentino-Alto Adige, nel Veneto, in Lombardia ed in Piemonte. Il Trentino-Alto Adige, in particolare, con il 49,1% di raccolta differenziata si caratterizza come la regione con il più alto tasso di raccolta differenziata e si è collocata, con tre anni di anticipo, ad un valore ormai prossimo all’obiettivo del 50% che la legge 296/2006 ha fissato per il 31 dicembre 2009. Anche il Veneto riesce a raggiungere un significativo sviluppo della raccolta differenziata attestandosi al 48,7%; come la Lombardia che arriva al 43,6% ed il Piemonte che raggiunge il 40,8%.
Tutte le regioni del Nord Italia, con l’eccezione della Liguria che si ferma al 16,7%, si attestano al di sopra del 30% di raccolta differenziata di rifiuti urbani.
Al contrario, le performance delle regioni del Sud sono ben lontane dai parametri voluti dalla legge: il Molise si ferma al 5%, la Campania raggiunge l’11,3%, la Puglia l’8,8%, la Calabria l’8% e la Sicilia appena il 6,6%.
Tra le regioni del Centro, il dato meno efficace è quello della Regione Lazio, che si attesta all’11,1%.
In Trentino-Alto Adige ed in Veneto vi è stata una raccolta differenziata pro-capite pari a 243 kg per abitante per anno. Una percentuale superiore a quella del Nord, che si ferma a 217,1 kg per abitante per anno.
Al Sud si raggiungono, invece, appena 51,9 kg per abitante per anno di raccolta differenziata, un dato molto distante da quello nazionale fissato in 141,7 kg per abitante per anno.
La stessa distribuzione territoriale delle piattaforme per la raccolta differenziata è squilibrata, a tutto vantaggio del Nord del Paese, ove esistono 250 piattaforme, contro le 84 del Centro e le 116 del Sud.
Occorre, tuttavia, sottolineare come la raccolta differenziata stia diventando un vero e proprio cavallo di battaglia per tanti comuni. Da qualche anno Legambiente stila una particolare classifica di questi enti locali, premiando quelli più virtuosi. E anche il Rapporto sui Comuni Ricicloni 20085 conferma una tendenza positiva. Anche in questo caso il Nord è però più avanti. La stragrande maggioranza dei ricicloni è sempre concentrata, infatti, nelle regioni settentrionali (sono 969) a fronte di un Centro decisamente immobile (sono solo 42 i ricicloni) ed un Sud che non decolla, pur in presenza di realtà tranquillamente paragonabili ai comuni del settentrione. Il numero dei virtuosi al Sud è comunque quasi il doppio (71) rispetto a quelli del Centro ma tutti concentrati in due regioni: Campania (con 39 comuni di cui 23 in provincia di Salerno) e Sardegna (con 31 comuni); l’altro è in Calabria. Analizzando i dati a livello regionale troviamo, in numeri assoluti, ancora la Lombardia a farla da padrona con 364 comuni virtuosi davanti al Veneto con 326.
PROSEGUE NEL PROSSIMO NUMERO
Note
1 Si veda www.report.rai.it.
2 Il Rapporto Rifiuti 2007 è disponibile nella versione integrale unicamente in formato elettronico (pdf) su Cd-rom e presso il sito www.apat.gov.it.
3 Si tratta di dati, incompleti per diversi paesi, analizzati nel rapporto APAT 2006 in www.apat.gov.it.
4 La legge 296/2006 fissa i seguenti obiettivi per la raccolta differenziata: almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007; almeno il 50% entro il 31 dicembre 2009; almeno il 60% entro il 31 dicembre 2011.
5 Legambiente “Comuni Ricicloni 2008”, in www.legambiente.eu.

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