[Semplici domande] Tra FRODE e FINANZA
| martedì 4 novembre 2008 | Scritto da Redazione - 97 letture |
di Giuseppe Lavalle
Ora che il grande clamore è passato finalmente si può ragionare.
Era un pò che ci rimuginavo sopra, ma poi, leggendo i giornali e guardando i vari tg, mi convincevo: parlano di CRISI, finanziaria per giunta, salvataggi di banche, iniezioni di liquidità, sedute di borse altalenanti.
Ed “è la domanda il nostro chiodo fisso”. Allora io, tanto per non sbagliare, me ne sono fatte un paio: ma alla fine i costi di questa CRISI chi li paga? E la domanda successiva è: ma sarà poi corretto usare il termine “crisi” o forse è meglio chiamarla “FRODE”?
Già, perché, se le parole per molti hanno un senso, per me, in questo caso, hanno anche un bel peso… L’altro giorno ero in banca, una grande banca, di quelle che danno fiducia per intenderci, e prima di infilarmi nell’ufficio dove ero atteso, mi accorgo che subito, lì, ci sono almeno una ventina di giovani anzianotti, in fila, che parlottano tra di loro, e di fianco ad ognuno di loro ci sono altre persone, probabilmente i figli, scuri in volto, quasi da quiete, prima della tempesta però.
Ne ho aspettati un paio di fuori. Uno si era fumato 20.000 euro, l’altro ben 65.000, e i rispettivi figli che inveivano contro di loro. Ad uno di questi la banca aveva proposto un fondo vincolato fino al 2013, in cui non era rimasto più nulla. Oh, badate che il giovane aveva 83 anni, e nel 2013 ne avrebbe avuti 88.
All’altro invece qualcosina era rimasto, quindi aveva pensato: mi son fidato della mia banca una volta, perché non farlo di nuovo?
Peccato che la banca non avesse risposte, “i soldi sono suoi, signore” gli hanno risposto, decida lei dove metterli. E bravo stronzo! Però quando c’era della ciccia e ti beccavi un bel premio, i soldi sapevi bene dove farglieli mettere.
Tornando in ufficio ripensavo a quello che mi avevano raccontato, e intanto un cartellone della CGIL richiamava la mia attenzione. “Tutto aumenta, tranne la pensione” recitava. Cazzo, ma allora è proprio vero che in CGIL comandano i pensionati!?
Poi, chissà perché, ho pensato alla mia di pensione, e mi sono ricordato di aver partecipato ad uno di quegli incontri che vennero fatti ai tempi della scelta di destinazione del TFR. Tra gli investitori che selezionavano azioni e obbligazioni per il mio fondo chiuso c’erano Morgan Stanley e Lehman Brothers, oltre a molti altri ovviamente. Vuoi vedere che qualcosa dei subprime è finito pure là dentro? Non saprei rispondere e magari potrei dire solo sciocchezze, però il dubbio resta, e per curiosità mi sono andato a vedere cosa significasse esattamente “cartolarizzare un mutuo”.
Ed in effetti era quello che mi immaginavo, anche se ha un percorso chiaramente molto complicato, con nomi e sigle per me incomprensibili.
In sostanza, significa impacchettare i mutui in fondi di investimento e venderli agli investitori, illudendosi – a questo punto possiamo dirlo – che i rischi si sarebbero spalmati. Invece è accaduto il contrario: i rischi non solo non si sono spalmati, ma si sono addirittura moltiplicati, infettando tutto il sistema finanziario.
Negli Stati Uniti, dopo la messa in onda del programma della CNN, ormai li chiamano “The ten most wanted”. Sono i dieci maggiori responsabili della crisi finanziaria. Tra questi c’è Richard Fuld, guida di Lehman Brothers, che davanti al Parlamento statunitense si difende sostenendo che “la colpa è un concetto relativo” (la testimonianza integrale, molto interessante, la si può leggere sull’inserto del sole 24 ore dedicato alla crisi finanziaria).
E allora torniamo alla domanda iniziale: ma se coloro che erano alla guida delle istituzioni non sono colpevoli, i costi di questa crisi finanziaria chi li paga?
Visti gli interventi dei governi a sostegno della finanza, la risposta mi sembra ovvia: li paghiamo noi, tutti, sia quelli che hanno investito, sia quelli che non hanno un euro in tasca.
Ma è la domanda seguente che mi inquieta di più: parliamo di crisi o di frode?
Io parlo di frode, mi piace di più, e quando sento Draghi pronunciare, a proposito della crisi finanziaria, le parole “ed anche illegalità”, allora vuol dire che davvero c’era qualcosa di illegale in quel sistema artificioso.
Ora, se i costi li pago io che sono vittima e che ho solo le mie tasse da investire a copertura, e Draghi parla di illegalità, mi domando e dico: ma i colpevoli pagano?
A quanto pare, molti governi hanno norme salva manager, compreso quello italiano. L’unico a sostenere con forza che i responsabili devono pagare è stato Sarkozy.
È la conferma del paradosso di Vieste: la destra usa i temi cari alla sinistra e vince. Come premessa la condivido, se è una premessa, ovviamente, perché, se invece è una semplice constatazione, vuol dire che manca la voglia di riscatto della sinistra, intesa in senso lato.
Già, perché in questo momento si può ricostruire con efficacia e con argomentazioni chiare una immagine della sinistra e della sua idea di mondo. Una sinistra che, rafforzata dal crollo del mito del denaro che da solo crea altro denaro, non solo può regolare ciò che è stato deregolato ma può anche riaffermare la centralità del lavoro.
Ma questa è un’altra storia, e se il buon Tommaso avrà ancora voglia, magari mi farò un altro paio di domande. Intanto leggo Rasmussen.


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